«La pace sia con quest’uomo»

8 NOVEMBRE 2015

 

Quando qualcuno ti viene a trovare o lo incontri casualmente, immergiti semplicemente in te stesso, diventa silenzioso. Quando la persona entra, sentiti in pace con lei. Senti: «Che la pace sia con quest’uomo». 

Non limitarti a dirlo, sentilo dentro di te. E all’improvviso scorgerai nell’altro un cambiamento, come se qualcosa di ignoto fosse penetrato nel suo essere. Sarà un’altra persona: prova!

Osho

Liberare gli occhi da corruzioni


 È il tuo modo di vedere che determina il mondo.
Noi non viviamo nello stesso mondo, perché le nostre
percezioni sono diverse: esistono tanti mondi
quante sono le persone, da qui lo scontro. Da qui il
conflitto in amore, nelle amicizie; infatti, due modi
di vedere non possono andare d’accordo, si sovrappongono
oppure entrano in collisione; tentano di
manipolarsi a vicenda, cercano di dominarsi.
 In profondità, dietro al conflitto si nasconde infatti
questa evidenza: si tratta di due modi di vedere, e
si sta combattendo una battaglia all’ultimo sangue
su chi vincerà, si lotta per vedere quali occhi dimostreranno
di essere quelli giusti.
 Quando ti volgi alla tua dimensione interiore, percepisci
un terzo occhio: in profondità, dentro di te, i
tuoi due occhi si incontrano; all’esterno non si incontreranno
mai, è impossibile.
Più guardi lontano, più essi sono remoti tra loro;
più ti avvicini al tuo centro, più si avvicinano. Quando
li chiudi, diventano uno, e quell’unico occhio è in
grado di vedere la realtà per ciò che è: è una visione
senza percezione; è vedere senza alcun medium.
Si tratta di una visione libera da corruzioni: tutti e sette i colori dell’arcobaleno sono precipitati in un
unico punto e sono tornati a essere il bianco. Le persone sembrano interessate ad avere occhi
bellissimi. Al contrario, dovrebbero preoccuparsi di più per avere un modo splendido di vedere le cose:
anziché avere occhi splendidi, fa’ in modo di avere una visione meravigliosa.
Guarda in modo meraviglioso. Vedi l’Uno, l’indiviso,
l’eterno; ecco cosa intendo, dicendo: “Guarda
in modo meraviglioso”. Ed è possibile. Chiunque
può farlo; semplicemente, non abbiamo mai tentato
di conseguire quella chiarezza di visione. Non abbiamo
mai scrutato quella potenzialità, non abbiamo
mai lavorato per rendere attuale quella potenzialità:
è rimasta in noi, simile a un seme. Il terzo occhio giace
dentro di te, simile a un seme.
Allorché la tua energia entra dentro di te e ricade
sul terzo occhio, inizia ad aprirsi. Diventa un fiore
di loto, si schiude e, all’improvviso, l’intero schema
della tua vita è cambiato: sei una persona diversa.
Non sei più lo stesso di sempre, non potrai mai essere
di nuovo la stessa persona, e il mondo non potrà mai più essere lo stesso.
 Ogni cosa è immutata, eppure nulla sarà più di nuovo la stessa cosa.
Ebbene, devi conseguire un singolo occhio…
Medita sempre di più con gli occhi chiusi, tenta, sforzati
sempre di più di vedere all’interno. All’inizio
sarà difficile: in quella dimensione è molto buio, una
tenebra abissale, ma solo perché abbiamo addirittura
dimenticato di guardare dentro di noi. Quella dimensione
è stata negletta, profondamente ignorata.
  
Piano piano, le pietre formate dalle vecchie abitudini
verranno spezzate, e tu riuscirai a sentire, ad afferrare,
a brancolare e, lentamente, ti sintonizzerai e riuscirai a vedere.
 All’inizio sarà oscurità assoluta. È una situazione del tutto simile a quando entri in casa, arrivando dal-
l’esterno, in una giornata di sole splendente; entri in casa ed è buio, per alcuni secondi non riesci a vedere;
 poi gli occhi si adattano. Progressivamente la stanza
non risulta più così buia; piano piano è ricolma di luce.
  
La stessa cosa è vera per la dimensione interiore.
Per un po’ tutto diventerà buio; ma se persisti – e persistere
è meditazione -, se sei paziente – e la pazienza
è meditazione -, se continui a scavare e scavare, un
giorno ti imbatterai nella sorgente della tua energia.
 All’improvviso l’oscurità scompare e tutto è luce:
di fronte a te si dischiude uno splendore e una meraviglia
assoluti, qualcosa che non hai mai neppure
sognato.
 Osho, La Verità che Cura.

Il libro dei segreti


Il libro dei segreti raccoglie i discorsi tenuti da Osho dal primo ottobre al 19 novembre1972 su un testo sacro indiano che alcuni fanno risalire al V secolo a. C, il Vigyana Bhairava Tantra, ma che di fatto è difficile datare in quanto raccoglie una formulazione di tecniche trasmesse in forma orale da Maestro a discepolo, per secoli. Nell’opera, così come è stata tramandata, Devi, il principio femminile, ricettivo, esemplificazione del discepolo, si rivolge a Shiva, il principio maschile, colui che sostiene e alimenta tutte le cose, perché l’aiuti a comprendere, più che a capire, “questo universo pieno di meraviglia”. La risposta di Shiva non è filosofica, bensì esperienziale: infatti egli dà a Devi centododici tecniche di meditazione, grazie alle quali le sarà possibile immergersi e sperimentare la realtà del divino. Nei secoli quest’opera è stata tramandata oralmente, proprio perché lo spirito con cui andava letta era ben diverso dalla lettura dotta: in realtà, si trattava – e si tratta – di sperimentare ciascuna delle tecniche proposte, finché non si trova quella che “funziona” per noi. Come Osho spiega: “ Il Vigyana Bhairava Tantra completa l’intera scienza della ricerca interiore. Non è possibile aggiungervi alcunché: gli altri metodi sono solo modificazioni di quelli presentati qui. Per trovare il metodo adatto a te è sufficiente che guardi con calma i metodi presentati, e per esperienza diretta – esperienza che è confermata dalla testimonianza di decine di persone, che in questi anni hanno sperimentato – posso dirti che, quando arrivi al metodo che ti si adatta, qualcosa in te esploderà di gioia, come se il tuo cuore fosse stato toccato e delle campane iniziassero a suonare a festa. Dunque devi solo leggere le centododici tecniche e prestare attenzione a quella che entra in risonanza con te. A quel punto devi solo provarla! Con ogni probabilità quello è il metodo giusto. Se per caso non lo fosse, torna a scorrere gli altri: ne troverai uno che ti colpirà con maggior forza. Una cosa è certa, questo libro racchiude metodi adatti all’intera umanità. E l’impatto sarà ovvio, evidente”. D’altra parte, non è consigliabile fermarsi al primo metodo: se, sperimentandolo almeno per sette giorni, non accade nulla, è bene procedere oltre. Inoltre, non è neppure il caso di fossilizzarsi: può infatti accadere che un metodo non funzioni più, e i motivi possono essere proprio dovuti al suo aver funzionato: “Molte volte dovrai cambiare le tue meditazioni, perché il corpo e la mente continuano a mutare. Pertanto, a volte può essere d’aiuto una tecnica, altre volte un’altra. Devi essere estremamente consapevole, altrimenti ti attaccherai anche alla meditazione, ti identificherai con una tecnica in particolare. Quando una tecnica crea disagio, non occorre proseguire nella pratica. Non essere mai masochista, non torturarti mai, non importa in nome di che cosa lo fai: è sempre inutile. In nome della religione la gente si è torturata fino alla follia, e il nome è così squisito che sembra non esserci fine alle torture che ci si possono infliggere. Pertanto ricorda che io insegno la felicità, non la tortura!”
Osho: Il libro dei segreti

Gli sciroccati di Dio

Bauls: gli sciroccati di Dio

La musica dei Bauls è una delle poche forme di musica folcklorica indiana conosciuta al di fuori dei confini del Paese. Ma i Bauls sono principalmente seguaci di un credo religioso che, con la loro musica, manifestano.

Sono i Bauls del West Bengala. 

Si vestono con un normale dothidalla vita in giù, ma coprono conalkhalla, stoffa color arancio simbolo di rinuncia, la parte superiore del corpo. A volte indossano curiosi camicioni patchwork, a quadretti di colori diversi. Non si tagliano i capelli, che annodano ordinatamente sulla sommità del capo o che ricoprono con turbanti. Portano al collo collane fatte di semi di tulsi, una pianta considerata sacra e simile al basilico. 

Baul website here

L’etmologia del nome dei Bauls viene fatta risalire al termine sanscrito Batula, che si può grossolanamente tradurre con sciroccato, matto, e che è strettamente relazionato con il vocabolo che indica il vento. L’alternativa pare sia la derivazione dal termine Vyakula, che significa irrequieto, disordinato. In entrambi i casi il significato è chiarissimo.

I Bauls possono essere divisi in due categorie, quelli di stretta osservanza ascetica e quelli che si dedicano alla musica. Si fa risalire la loro origine ai discepoli del mistico vishnuita Mahaprabhu Chaitanya, a sua volta devoto diJayadeva, che compose nel XII° secolo il Gitagovinda, il poema sull’amore mistico incarnato in quello tra Krishna e l’amata Radha, uno dei testi più amati e venerati nel Paese.

Il loro credo mostra anche influenze diverse, come il Sufismo e il Tantra ed è sostanzialmente è riconducibile al movimento Bhakti; nega usanze radicatissime come la separazione delle caste e l’adorazione di idoli, rifiutando il concetto di divinità come entità altra essendo volto alla ricerca del Dio spontaneo interiore, Sahaja MANUSH. (Source – Osho Book “The Beloved, Vol 1″)


La loro musica si distingue nettamente dalla musica classica indiana, niente sitar o tabla, è suonata con strumenti di antichissima origine e, al contrario della musica colta, non richiede particolari studi. Sono menestrelli itineranti, cantori mistici mendicanti, che consacrano la loro esistenza alla danza, al canto e alla musica, predicando la gioia intima della fratellanza umana, la presenza divina nel cuore di ogni uomo. 

Vivono spesso a coppie e adottano bambini abbandonati, tramandando loro le liriche e la musica, che consta di diverse scuole, seguendo la tradizione di insegnamento Guru – Shishya, maestro – discepolo. Perchè Baul non si nasce, lo si diventa dopo una cerimonia di iniziazione. Le donne non soffrono delle classiche restrizioni locali, possono risposarsi o vivere sole nel massimo rispetto della comunità. I Bauls compartono esteriormente alcuni atteggiamenti e aspetti con i Sadhus, come il consumo di cannabis, la proibizione di consumare carne o la mendicità.

Gli strumenti musicali sono generalmente da loro stessi costruiti:

  • Ektara, uno strumento a una sola corda.
  • Dugi, un piccolo tamburo.
  • Dotara, uno strumento dal lungo manico a 4 corde.
  • Khamak, uno strumento che unisce percussioni e corde.
  • Korotal, i cimbali indiani.
  • Gungur e Nuppur, i sonagli da caviglia.
  • Bansuri, flauto di canna.

La musica dei Bauls celebra l’amore celestiale attraverso temi terreni, trascendendo le religioni codificate; alcuni dei più celebri compositori Bauls, come Lalan Shah, furono infatti musulmani di nascita. I testi delle loro canzoni e il loro stile di vita influenzarono fortemente la cultura bengalì, soprattutto nel XIX° e XX° secolo, segnando profondamente la poesia e la visione di Rabindranath Tagore. Nabani Das Kapha Baul, leggendario cantante e poeta mistico, fu amico intimo del premio Nobel bengalì. Il suo già antico lignaggio proseguì poi con la musica del figlio Purna Das Baul, l’ottava generazione della stirpe.

Purna Das è celeberrimo in Bengala; collaborò con Bob Dylan negli anni ’60 che ne volle l’ immagine sulla copertina del suo disco John Wesley Harding, del 1968.

Oggi i Bauls sono spesso vittime di emarginazione e attacchi, a causa della loro non ortodossia, da parte delle due comunità principali, indù e islamica, ma la loro musica è sempre apprezzata nei Mela, le fiere, della zona.

Baul Songs

UNESCO: Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity – 2008

Description: 
The Bauls are mystic minstrels living in rural Bangladesh and West Bengal, India. The Baul movement, at its peak in the nineteenth and early twentieth centuries, has now regained popularity among the rural population of Bangladesh. Their music and way of life have influenced a large segment of Bengali culture, and particularly the compositions of Nobel Prize laureate Rabindranath Tagore. 
Bauls live either near a village or travel from place to place and earn their living from singing to the accompaniment of the ektara, the lute dotara, a simple one-stringed instrument, and a drum called dubki. Bauls belong to an unorthodox devotional tradition, influenced by Hinduism, Buddhism, Bengali, Vasinavism and Sufi Islam, yet distinctly different from them. Bauls neither identify with any organized religion nor with the caste system, special deities, temples or sacred places. 
Their emphasis lies on the importance of a persons physical body as the place where God resides. Bauls are admired for this freedom from convention as well as their music and poetry. Baul poetry, music, song and dance are devoted to finding humankinds relationship to God, and to achieving spiritual liberation. 
Their devotional songs can be traced back to the fifteenth century when they first appeared in Bengali literature. 
Baul music represents a particular type of folk song, carrying influences of Hindu bhakti movements as well as the shuphi, a form of Sufi song. Songs are also used by the spiritual leader to instruct disciples in Baul philosophy, and are transmitted orally. The language of the songs is continuously modernized thus endowing it with contemporary relevance. 
The preservation of the Baul songs and the general context in which they are performed depend mainly on the social and economic situation of their practitioners, the Bauls, who have always been a relatively marginalized group. Moreover, their situation has worsened in recent decades due to the general impoverishment of rural Bangladesh.

Country(ies): Bangladesh
http://manas-vidya.blogspot.it/2012/02/unesco-representative-list-of.html

SUDAMERICA: ECCO DA CHI PRENDERE ESEMPIO PER RINAS…

 

Oggi parliamo di geo-politica e di libera informazione in rete.
Tutto ciò che sta accadendo oggi, tecnicamente (nel senso di “politicamente”) è iniziato il 12 dicembre del 2008. Secondo altri, invece, sarebbe iniziato nel settembre di quell’anno. Ma ci volevano almeno quattro anni prima che l’onda d’urto arrivasse in Europa e in Usa.
Forse è meglio cominciare dall’inizio per spiegare gli accadimenti.
Anzi, è meglio cominciare dalla fine.
Con qualche specifica domanda, che –è molto probabile- pochi in Europa si sono posti.
Mi riferisco qui alla questione di Jules Assange,wikileaks, e la Repubblica di Ecuador. Perché il caso esplode, oggi?
Perché, Jules Assange, ha scelto un minuscolo, nonché pacifico, staterello del Sudamerica che conta poco o nulla?
Come mai la corona dell’impero britannico perde la testa e si fa prendere a schiaffi davanti al mondo intero da un certo signor Patino, ministro degli esteri ecuadoregno, per gli euro-atlantici un vero e proprio Signor Nessuno, il quale ha dato una risposta alla super elite planetaria (cioè il Foreign Office di Sua Maestà) tale per cui, cinque anni fa avrebbe prodotto soltanto omeriche risate di pena e disprezzo, mentre oggi li costringe ad abbozzare, ritrattare, scusarsi davanti al mondo intero?
Perché l’Ecuador? Perché, adesso?

Tutto era più che prevedibile, nonché scontato.

Intendiamoci: era scontato in tutto il continente americano, in Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, paesi scandinavi. In Europa e a Washington pensavano che il mondo fosse lo stesso di dieci anni fa.

Perché l’Europa –e soprattutto l’Italia- è al 100% eurocentrica, vive sotto un costante bombardamento mediatico semi-dittatoriale, non ha la minima idea di ciò che accade nel resto del mondo, ma (quel che più conta) pensa ancora come nel 1812, ovvero: “se crolla l’Europa crolla il mondo intero; se crolla l’euro e l’Europa si disintegra scompare la civiltà nel mondo” eragiona ancora in termini coloniali.

Ma il mondo non funziona più così.

In Italia, ad esempio, nessuno è informato sulla zuffa (che sta già diventando rissa) tra il Brasile e l’Onu, malamente gestita da Christine Lagarde, la persona che presiede il Fondo Monetario Internazionale, e che ruota intorno all’applicazione base di un concetto formale, banale, quasi sciocco, ma che potrebbe avere ripercussioni psico-simboliche immense: l’Italia è stata ufficialmente retrocessa. Non è più l’ottava potenza al mondo, bensì la nona. E’ stata superata dal Brasile. Quindi al prossimo G8 l’Italia non verrà invitata, ma ci andrà il Brasile. Da cui la scelta di abolire il G8 trasformandolo in G10 standard. Si stanno scannando.
La prima notizia Vera (per chi vuole ricavare informazioni reali dal mondo reale) è questa: “L’Europa, con l’Inghilterra e Germania in testa, non possono (non vogliono) accettare il trionfo keynesiano del Sudamerica e la loro irruzione nel teatro della Storia come soggetti politici autonomi. Per loro vale il principio per cui “che se ne stiano a casa loro, non rompano, e ringrazino il cielo che li facciamo anche sopravvivere, come facciamo con gli africani. Altrimenti, da quelle parti, uno per uno faranno la fine di Gheddafi”. Il messaggio in sintesi è questo.
Dal Sudamerica negli ultimi quaranta giorni sono arrivati tre potentissimi messaggi in risposta: niente è stato pubblicizzato in Europa. Tanto meno l’ultimo (il più importante) in data 3 agosto, se non altro per il fatto che era in diretta televisiva dalla sede di New York del Fondo Monetario Internazionale. Nessuno lo ha trasmesso in Europa, ad esclusione del Regno di Danimarca. E così, preso atto che esiste una compattezza mediatica planetaria di censura, e avendo preso atto che se non se ne parla la televisione, non c’è in rete e non si trovano notizie su wikipedia, allora vuol dire che non esiste, il Sudamerica ha scelto il palcoscenico mediatico globale più intelligente in assoluto: il cuore della finanza oligarchica planetaria, la city di Londra.
E adesso veniamo ai fatti.

Jules Assange, il 15 giugno del 2012 capisce che per lui è finita. Si trova a Londra. Gli agenti inglesi l’arresteranno la settimana dopo, lo porteranno a Stoccolma, dove all’aereoporto non verrà prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì da due ufficiali della Cia, e un diplomatico statunitense, i quali avvalendosi di specifici accordi formali sanciti tra le due nazioni farà prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato” sostenendo che Jules Assange è “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso. Lo porteranno direttamente in Usa, nello Stato del Texas, dove verrà sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base dell’applicazione del Patriot Act Law. Si consulta con il suo gruppo, fanno la scelta giusta dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta. “vai all’ambasciata dell’Ecuador a piedi, con la metropolitana, stai lì”. Alle 9 del mattino del 19 giugno entra nell’ambasciata dell’Ecuador. Nessuna notizia, non lo sa nessuno. Il suo gruppo apre una trattativa con gli agenti inglesi a Londra, con gli svedesi a Stoccolma e con i diplomatici americani a Rio de Janeiro. Raggiungono un accordo: “evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”. I suoi accettano, ma allo stesso tempo non si fidano (giustamente) degli anglo-americani. Si danno da fare e mettono a segno due favolosi colpi. Il primo avviene il 3 agosto, il secondo il 4.

Il 3 agosto 2012, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del Fondo Monetario Internazionale accompagnata dal suo ministro dell’economia e dal ministro degli esteri ecuadoregno, Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America”) l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. In tale occasione, la Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al Fondo Monetario Internazionale con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, la Repubblica Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo semplicemente la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del Fondo Monetario Internazionale che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fosse l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada diversa, opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi. Non solo. Siamo oggi in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in materia economica sono idee errate, sbagliate.

Lo erano allora lo sono ancor di più oggi: Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale……” ecc.

Subito dopo (cioè 15 minuti dopo) la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO (World Trade Organization) la più importante associazione planetaria di scambi commerciali coinvolgendo il Fondo Monetario Internazionale grazie ai files messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange.

L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”. E’ una lotta tra la Kirchner e la Lagarde. Le due Cristine duellano da un anno impietosamente. Grazie (o per colpa) di Assange, dato che il suo gruppo ha tutte le trascrizioni di diverse conversazioni in diverse cancellerie del globo, che coinvolgono gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la Germania, il Vaticano, dove l’economia la fa da padrone: Osama Bin Laden è stato mandato in soffitta e sostituito da John Maynard Keynes, lui è diventato il nemico pubblico numero uno delle grandi potenze; in queste lunghe conversazioni si parla di come mettere in ginocchio le economie sudamericane, come portar via le loro risorse energetiche, come impedir loro di riprendersi e crescere, come fare per impedire ai loro governi di far passare i piani economici keynesiani applicando invece i dettami del Fondo Monetario Internazionale il cui unico scopo consiste nel praticare una politica neo-colonialista a vantaggio soprattutto di Spagna, Italia e Germania, con capitali inglesi. Gran parte dei file già resi pubblici su internet. Gran parte dei file, gentilmente offerti da Assange all’ambasciatore in Gran Bretagna dell’Ecuador, il quale -siamo sempre il 3 agosto a New York- ricorda chi rappresenta e che cosa ha fatto l’Ecuador, ovvero la prima nazione del continente americano, e unica nazione nel mondo occidentale dal 1948, ad aver applicato il concetto di “debito immorale” ovvero “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dello Stato perché ottenuti dai precedenti governi attraverso la corruzione, la violazione dello Stato di Dirirtto, la violazione di norme costituzionali”. Il 12 dicembre del 2008, infatti, il neo presidente del governo dell’Ecuador Rafael Correa (pil intorno ai 50 miliardi di euro, pari a 30 volte di meno dell’Italia) dichiara ufficialmente in diretta televisiva in tutto il continente americano (l’Europa non ha mai trasmesso neppure un fotogramma e difficilmente si trova nella rete europea materiale visivo) di “aver deciso di cancellare il debito nazionale considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò chè è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”.

Cifra del debito: 11 miliardi di euro. Il Fondo Monetario Internazionale fa cancellare l’Ecuador dal nòvero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti di nessun genere da nessuno “Il paese va isolato” dichiara Dominique Strauss Kahn, allora segretario del Fondo Monetario.. Il paese è in ginocchio. Il giorno dopo, Hugo Chavez annuncia ufficialmente che darà il proprio contributo dando petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soya e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione. Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo. Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate. Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore al mondi di banane) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ecologica pura. Dieci giorni dopo, i verdi bavaresi, i verdi dello Schleswig Holstein, in Italia la Conad, e in Danimarca la Haagen Daaz, si dichiarano disponibili a firmare subito dei contratti decennali di acquisto della produzione di banane attraverso regolari tratte finanziarie pagate in euro che possono essere scontate subito alla borsa delle merci di Chicago. Il 20 dicembre del 2008, facendosi carico della protesta della United Fruit Company, il presidente George Bush (già deposto ma in carica formale fino al 17 gennaio 2009) dichiara “nulla e criminale la decisione dell’Ecuador” annunciando la richiesta di espulsione del paese dall’Onu: “siamo pronti anche a una opzione militare per salvaguardare gli interessi statunitensi”. Il mattino dopo, il potente studio legale di New York Goldberg & Goldberg presenta una memoria difensiva sostenendo che c’è un precedente legale. Sei ore dopo, gli Usa si arrendono e impongono alla comunità internazionale l’accettazione e la legittimità del concetto di “debito immorale”. La United Fruit company viene provata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro.

Da notare che il “precedente legale” (tuttora ignoto a gran parte degli europei) è datato 4 gennaio 2003 a firma George Bush. Eh già. E’ accaduto in Iraq, che in quel momento risultava “tecnicamente” possedimento americano in quanto occupato dai marines con governo provvisorio non ancora riconosciuto dall’Onu. Saddam Hussein aveva lasciato debiti per 250 miliardi di euro (di cui 40 miliardi di euro nei confronti dell’Italia grazie alle manovre di Taraq Aziz, vice di Hussein e uomo dell’opus dei fedele al vaticano) che gli Usa cancellano applicando il concetto di “debito immorale” e quindi aprendo la strada a un precedente storico recente. Gli avvocati newyorchesi dell’Ecuador offrono al governo americano una scelta: o accettano e stanno zitti oppure se si annulla la decisione dell’Ecuador allora si annulla anche quella dell’Iraq e quindi il tesoro Usa deve pagare subito i 250 miliardi di euro a tutti compresi gli interessi composti per quattro anni. Obama, non ancora insediato ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna. La solida parcella degli avvocati newyorchesi viene pagata dal governo brasiliano.
Nasce allora il Sudamerica moderno.
E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nella banche cattoliche di Quito e tale cifra viene dirottata in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”.
Tutto ciò lo si può raccontare oggi, grazie alla bella pensata del Foreign Office, andati nel pallone. In tutto il pianeta Terra, oggi, si parla di Rafael Correa, dell’Ecuador, del debito immorale, del nuovo Sudamerica che ha detto no al colonialismo e alla servitù alle multinazionali europee e statunitensi.
In Italia lo faccio io sperando di essere soltanto uno dei tanti.
Questo, per spiegare “perché l’Ecuador”.
E’ un chiaro segnale che il gruppo di Assange sta dando a chi vuol capire e comprendere che TINA è un Falso. Non è vero che non esiste alternativa. Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di efferati oligarchi si arricchiva alle loro spalle. Non è più così. E non lo sarà mai più. A meno che non finiscano per vincere Mitt Romney, Mario Draghi, Mario Monti, David Cameron e l’oligarchia finanziaria. L’esempio dell’Ecuador è vivo, può essere replicato in ogni nazione africana o asiatica del mondo.
Anche in Europa.
Per questo Jules Assange ha scelto l’Ecuador.
Ma non basta.
Il colpo decisivo al sistema viene dato da una notizia esplosiva resa pubblica (non a caso) il 4 agosto del 2012. “Jules Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti e in ogni nazione del globo”.
Ma chi è Garzòn?
E’ il nemico pubblico numero uno della criminalità organizzata.
E’ il nemico pubblico numero uno dell’opus dei.
E’ il più feroce nemico di Silvio Berlusconi.
E’ in assoluto il nemico più pericoloso per il sistema bancario mondiale.

Magistrato spagnolo con 35 anni di attività ed esperienza alle spalle, responsabile della procura reale di Madrid, ha avuto tra le mani i più importanti processi spagnoli degli ultimi 25 anni. Esperto in “media & finanza” e soprattutto grande esperto in incroci azionari e finanziari, salì alla ribalta internazionale nel 1993 perché presentò all’interpol una denuncia contro Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri (chiedendone l’arresto) relativa a Telecinco, Pentafilm, Fininvest, reteitalia e Le cinq da cui veniva fuori che la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè Pd e PDL insieme) acquistava a 100 $ i diritti di un film alla Columbia Pictures che rivendeva a 500$ alla telecinco che li rivendeva a 1000$ a rete Italia che poi in ultima istanza vendeva a 2000$ alla Rai, in ben 142 casi tre volte: li ha venduti sia a Rai1 che a Ra2 che a Rai3. Lo stesso film. Cioè la Rai (ovvero noi) ha pagato i diritti di un film 20 volte il valore di mercato e l’ha acquistato tre volte, così tutti i partiti erano presenti alla pari. Quando si arrivò al nocciolo definitivo della faccenda, Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dall’Unione Europea. Ottenne una mezza vittoria. Chiuse la telecinco e finirono in galera i manager spagnoli. Ma Berlusconi rientrò dalla finestra nel 2003 come Mediaset. Si riaprì la battaglia, Garzòn stava sempre lì. Nel 2006 pensava di avercela fatta ma il governo italiano di allora (Prodi & co.) aiutò Berlusconi a uscirne. Nel 2004 aprì un incartamento contro papa Woytila e contro il managament dello Ior in Spagna e in Argentina, in relazione al finanziamento e sostegno da parte del vaticano delle giunte militari di Pinochet e Videla in Sudamerica. Nel 2010 Garzòn si dimise andando in pensione ma aprì uno studio di diritto internazionale dedicato esclusivamente a “media & finanza” con sede all’Aja in Olanda. E’ il magistrato che è andato a mettere il naso negli affari più scottanti, in campo mediatico, dell’Europa, degli ultimi venti anni. In quanto legale ufficiale di Assange, il giudice Garzòn ha l’accesso ai 145.000 file ancora in possesso di Jules Assange che non sono stati resi pubblici. Ha già fatto sapere che il suo studio è pronto a denunciare diversi capi di stato occidentali al tribunale dei diritti civili con sede all’Aja. L’accusa sarà “crimini contro l’umanità, crimini contro la dignità della persona”.

La battaglia è dunque aperta.
E sarà decisiva soprattutto per il futuro della libertà in rete.
In Usa non fanno mistero del fatto che lo vogliono morto. Anche gli inglesi.
Ma hanno non pochi guai perché, nel frattempo, nonostante sia abbastanza paranoico (e ne ha ben donde) Assange ha provveduto a tirar su un gruppo planetario che si occupa di contro-informazione (vera non quella italiana). I suoi esponenti sono anonimi. Nessuno sa chi siano. Non hanno un sito identificato. Semplicemente immettono in rete dati, notizie, informazioni, eventi. Poi, chi vuole sapere sa dove cercare e chi vuole capire capisce.
Quando la temperatura si alza, va da sé, il tutto viene in superficie.
E allora si balla tutti.
In Sudamerica, oggi, la chiamano “British dance”.
Speriamo soltanto che non abbia seguiti dolorosi o sanguinosi.
Per questo Assange sta dentro l’ambasciata dell’Ecuador.
Per questo Garzòn lo difende.
Per questo, questa storia relativa al Sudamerica, va raccontata.
Per questo l’Impero Britannico ha perso la testa e lo vuole far fuori.
Perché Assange ha accesso a materiale di fonte diretta.
E il solo fatto di dirlo, e divulgarlo, scopre le carte a chi governa, e ricorda alla gente che siamo dentro una Guerra Invisibile Mediatica.
Non sanno come fare a fermare la diffusione di informazioni su ciò che accade nel mondo.
Finora gli è andata bene, rimbecillendo e addormentando l’umanità.
Ma nel caso ci si risvegliasse, per il potere sarebbero dolori davvero imbarazzanti.
Wikileaks non va letto come gossip.
Non lo è.
C’è gente che per immettere una informazione da un anonimo internet point a Canberra, Bogotà o Saint Tropez, rischia anche la pelle.
Questi anonimi meritano il nostro rispetto.
E ci ricordano anche che non potremo più dire, domani “ma noi non sapevamo”.
Chi vuole sapere, oggi, è ben servito. Basta cercare.
Se poi, con questo Sapere un internauta non ne fa nulla, è una sua scelta.
Tradotto vuol dire: finchè non mandiamo a casa l’immonda classe politica che mal ci rappresenta, le chiacchiere rimarranno a zero. Perché ormai sappiamo tutti come stanno le cose.
Altrimenti, non ci si può lamentare o sorprendersi che in Italia nessuno abbia mai parlato prima dell’Ecuador, di Rafael Correa, di ciò che accade in Sudamerica, dello scontro furibondo in atto tra la presidente argentina e brasiliana da una parte e Christine Lagarde e la Merkel dall’altra.
Perché stupirsi, quindi, che gli inglesi vogliano invadere un’ambasciata straniera?
Non era mai accaduto neppure nei momenti più bollenti della cosiddetta Guerra Fredda.
Come dicono in Sudamerica quando si chiede “ma che fanno in Europa, che succede lì?”
Ormai si risponde dovunque “In Europa dormono. Non sanno che la vita esiste”.

Rumori Dal Mondo: SUDAMERICA: ECCO DA CHI PRENDERE ESEMPIO PER RINAS…