Calma e gesso: quando quello che abbiamo imparato conta davvero.

17 NOVEMBRE 2015

 
preghiera comunitaria
I momenti difficili come quelli di questi giorni, oracolo di una guerra, di uno scontro di civiltà, di violenza senza fine e senza senso, sono quelli che ci mettono alla prova: quello che credevamo era vero, era sentito, o era solo un modo di dire? Come disse un tale, una volta: “Credevo di avere fede, ma era solo una buona salute“.
Oggi che le forze del male alzano la voce, che il dolore per la perdita si fa sentire, che la rabbia e il desiderio di vendetta, alimentato da una sana aspirazione alla Giustizia, fa capolino, bisogna più che mai riprendere il filo di ciò che sappiamo, stare fermi nella nostra Fede e non vacillare. E cosa abbiamo imparato, che non dobbiamo dimenticare in questi momenti?
  • Che chi genera dolore, morte e distruzione vuole la nostra reazione. La vuole cattiva, violente, arrabbiata. E noi non gliela daremo.
  • Che chi cerca lo scontro tramite il terrorismo, vuole la nostra reazione di divisione, di contrapposizione, di muro contro muro. E noi non gliela daremo.
  • Che chi scrive “è guerra” sta facendo il gioco di chi vuole violenza, odio e distruzione. E facendo così, coscientemente o inconsciamente, sta facendo il gioco del Falsario, del Divisore, della Scimmia di Dio. Ma noi non ci cascheremo.
  • Che solo il desiderio comune, espresso in preghiera continua, armato da una Fede incrollabile, rinforzato nella comunione di intenti coi fratelli, può sconfiggere le Forze del Male, ovunque esse si insinuino. E noi questo faremo. Senza speranza, ma con la certezza che l’Amore è più forte. 

Le 7 Leggi Universali

PRIMA – LEGGE DI CREAZIONE

“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” ( Gv 1:1)
Questa è la Legge più importante perchè è quella che regge tutto il Creato. Prima che esistesse l’universo vi era nella Mente di Dio l’idea (verbo) di come doveva essere.
L’uomo, essendo stato Creato ad immagine e somiglianza di Dio, è anch’esso Creatore e anche i suoi pensiero prima o poi si manifestano nel suo corpo e nel mondo che lo circonda. Oggi ingiustamente conosciuta come legge di Attrazione, quindi è più corretto chiamarla con il suo vero nome, Legge di Creazione.
  
CIO CHE SI PENSA SI MANIFESTA
Si devono considerare i pensieri come oggetti reali. E’ l’insieme dei pensieri che determina tutto quello che ci accade e ci circonda. Qualunque cosa trattieni nella tua mente è quanto vedrai manifestarsi nella tua vita e in tutto ciò che farai. Sono infatti questi pensieri a creare ciò che viene chiamato “destino”
Noi, non siamo mai veramente coscienti delle idee che riempiono la nostra mente. Queste si vanno formando in accordo a ciò che ci insegnano (condizionamenti e convinzioni)
o a ciò che sentiamo dire. Siccome quasi tutto il mondo ignora la Legge di Creazione che governa l’universo e la vita, quasi tutti trascorrono la loro esistenza fabbricandosi condizioni contrarie, vedendo peggiorare ciò che prometteva bene, muovendosi alla cieca, senza bussola e timone:
Le varie disgrazie vengono attribuite ad un non meglio definito destino, mentre le lezioni vengono apprese con molta difficoltà. Oppure si attribuisce tutto alla volontà di Dio, volontà che, comunque, resta fuori dalla nostra comprensione.
NASCERE CON LIBERO ARBITRIO SIGNIFICA:
 ESERCITARE LA CAPACITà DI SCEGLIERE LIBERAMENTE.
Pensando il male e le disarmonie, produrremo male e disarmonie, mentre pensando il buono, il bello e l’armonia, produrremo il buono, il bello e l’armonia, sia nel nostro mondo interiore che esteriore. Le idee di cui siamo convinti passano nel subconscio dove si stabiliscono, creando le condizioni per cui possono generarsi problemi e malattie.
Queste condizioni, prima o poi, si manifesteranno nel nostro corpo, nell’ambiente e nelle situazioni della vita. Quando l’essere umano si ritrova avvolto negli effetti della sua ignoranza, ossia, nelle calamità che lui stesso ha prodotto inconsapevolmente ù, si rivolge a Dio e lo supplica perchè lo liberi dalla sofferenza. Sarebbe come dire, senza rendercene conto che stiamo attribuendo a Dio un ruolo di regnate capriccioso, vendicativo, animato da cattive intenzioni ed attento ad ogni nostra più piccola infrazione per poterci punire con castighi molto pesanti. Lo abbiamo sempre consoderato come un’entità al di fuori di noi.
PERCHE’ DOV’E’ IL VOSTRO TESORO, LI’ SARA’ PURE IL VOSTRO CUORE
(Lc 12:34)
La preghiera o la meditazione è il pensiero più alto e più puro che si possa immaginare, è il modo di polarizzare la mente al livello più positivo. Le vobrazioni spirituali create con la preghiera sono in grado di trasformare bellezza e perfezione tutte le condizioni disarmoniche che ci circondano. Essa agisce come una lampada accesa portata in un’abitazione immersa nelle tenebre.
L’Universo utilizza delle leggi ben definite, Leggi che costituiscono i Sette Principi che sono alla base di tutto il Creato. Queste Leggi funzionano in ogni momento ed su ogni cosa. Non conoscono sosta e servono per mantenere l’ordine e l’armonia. Non siamo mai puniti per le nostre azioni ma dalle nostre azioni.
E’ importante imparare a considerare i pensieri come oggetti reali, è l’insieme dei pensieri che determina tutto quello che ci accade e ci circonda.
I PENSIERI SONO OGGETTI REALI

L’essere umano non è quello che ci hanno fatto credere, ossia una povera creatura in balia delle circostanze della vita. 
L’ESSERE UMANO E’ MOLTO DI PIU’

SECONDA – LEGGE DI ANALOGIA E

CORRISPONDENZA

“Come in alto così in basso”
Questa è la legge secondo la quale uno dei mezzi con cui l’uomo può venire a conoscenza di Dio è la comprensione di sé stesso. Il “Macrocosmo ripete se stesso nell’uomo, il microcosmo ed esso a sua volta è riflesso in tutti gli atomi minori”
“Come in alto così in basso” significa che quello che seminiamo nei nostri pensieri ricadrà nella realtà fisica e che quello che riusciremo a trasformare o non trasformare nell’organizzazione delle nostre società (macrosistema) ricadrà all’interno delle nostre relazioni personali e della nostra vita quotidiana (microsistema).
I vecchi valori riconosciuti e il mondo fenomenico tangibile (emotivo e fisico) devono essere relegati in secondo piano nella coscienza umana, al loro giusto posto e che le realtà intangibili, il mondo delle idee e delle cause, devono costituire per lui, nel futuro immediato, il centro principale della sua attenzione.
L’energia segua il pensiero, così in alto come in basso; lì dove le prospettive di guarigione dell’umanità sono strettamente connesse con la promulgazione della potenza e della buona volontà.
La consapevolezza del proprio ruolo all’interno di un sistema economico, garantisce un migliore orientamento verso l’obiettivo, così come il riconoscimento della propria specifica funzione sia per un singolo che all’interno di un gruppo.
Si tratta di riflessioni embrionali che cominciano ad illuminare, nei nostri pensieri, percorsi e collegamenti nuovi lasciandoci avvicinare un po’ di più al mondo delle idee e delle cause, dissipando le nebbie e sgretolando le illusioni; lasciando che l’Universo che siamo in grado di vedere diventi sempre più rispondente al “magnete” che attrae i raggi del Cuore:
L’ANALOGIA FRA CREATORE E CREATURA
E’ COSI’ CHIARA CHE RISULTA
IMPOSSIBILE  NON VEDERE LA LINEA CHE LI UNISCE
La grande forma pensiero edificata nel corso dei millenni dall’avidità e dal materialismo dell’uomo, viene demolita senza stregua ed il genere umano sta per raggiungere una liberazione che lo porrà sul giusto sentiero.
Allo stato attuale manca la consapevolezza necessaria a capire che finchè guarderemo individualmente al futuro non saremo in grado di modellare le circostanze ma saremo costretti a subire l’ambiente.
Se, con uno sforzo mentale, comprendessimo che il futuro dipende da quello che tutti insieme pensiamo, saremmo in grado di influenzarlo in base al nostro volere.
Quando l’uomo avrà compreso questo e vivrà secondo tale conoscenza, l’illusione che ora annebbia il mondo scomparirà.

TERZA – LEGGE DI VIBRAZIONE

Tutto é movimento tutto é vibrazione
 La vibrazione spiega le differenza tra le diferse manifestazioni della materia, dei sentimenti, dei pensieri ecc. La scala evolutiva include gradazioni delle frequenze: da denso a solubile, arrivando fino all’aspetto piú raffinato, la Coscienza Divina.Quanto la vibrazione é piú alta, tanto la manifestazione é piú elevata. La materia é costituita di particelle energetiche che sono in costante movimento ed hanno un certo ritmo.
Il movimento é caratteristico di qualsiasi oggetto o essere. Anche ció che sembra inerte come una pietra possiede una certa frequenza di vibrazioni. – Pitagora
Un oggetto che é sottoposto a vibrazione puó sembrare del tutto immobile (per esempio i raggi di una ruota in movimento sembrano formare un oggetto compatto, fisso), non dobbiamo lasciarci ingannare dalle apparenze ma dobbiamo approfondire per poterci avvicinare alla realtá, scoprendo se un oggetto é grezzo, avente una frequenza vibratoria meno elevata, oppure no.
Scopriremo che la luce, il calore, il magnetismo, l’elettricitá, non sono soltanto fenomeni vibratori; questo é valido anche per i pensieri, le emozioni, gli stati d’animo, la volontá. Questi sono tutti stati di vibrazione emessi verso l’esterno con un’ incidenza maggiore o minore verso l’ambiente circostante.
La Legge della Vibrazione evidenzia la possibilitá di intervenire sui livelli inferiori di manifestazione, per produrre le trasformazioni che desideriamo. La comprensione di questo principio genera un stato spontaneo di rispetto verso tutto ció che é stato creato e verso la vita in generale.
Comprendendo che ogni essere ha un proprio luogo e ruolo nell’universo:
niente manca e nessuno è superfluo.
L’essere umano realizza che la vita è un grande dono Divino, fatto d’Amore.
Il Divino ha creato un intero Universo di Amore e per Amore. Possiamo così riformulare questo principio: “niente di quello che è creato si trova fuori dell’Amore Divino (la Vibrazione Suprema); tutto è pervaso per l’eternità del Suo Amore che ogni essere percepisce secondo il proprio livello di evoluzione”.
Se scegliamo l’Amore, allora vivremo nell’Amore, con tutto quello che l’amore comprende. Quando riteniamo di aver fatto una scelta sbagliata; altro non ci resta da fare che correggere questa scelta. Se desideriamo la salute, il bene, il bello, la purezza, la verità… il da farsi è aprirci all’Amore verso il Divino.
L’Amore è la fonte della guarigione ed è disponibile sempre ovunque per tutti.

QUARTA- LEGGE DI POLARITA’
(Attrazione Repulsione)

Gli opposti si attirano e i simili si respingono. Equlibrio ed armonia nei rapporti. Senso della misura. Capacità di superare la dualità.
La conformazione del sistema solare è triplice: Proposito
(energia positiva) Amore – Saggezza
(energia equilibratrice) Intelligenza Attiva
(energia negativa – in senso polare)
Ciascuno di questi tre aspetti è a sua volta triplice, formando così il numero 9 che unito alla manifestazione perfetta forma il 10, la perfezione. Questi tre aspetti sono presenti sia nel sistema solare, sia nell’essere umano che in un singolo atomo. Essi sono interdipendenti, perchè l’energia è sempre in moto, perciò tutte le forme non sono isolate nel sistema.
Uno dei più grandi problemi dell’uomo è il dualismo fondamentale, dove il divino e l’umano si incontrano a causa della realtà bi-polare dell’Uno che si risolve solo quando l’essere umano riconosce e realizza in se stesso questi due poli, ritrovando così l’unità originaria.
E’ un cammino interiore di graduale integrazione, riunificazione e sintesi che porta a scoprire che tutti gli opposti sono complementari, essendo due forze dell’unica realtà. Il segreto sta nel riuscire a salire su un livello di coscienza al di sopra di ogni dualismo, dove ogni scissione svanisce nell’armonia e nell’unità dell’Essere.
Questa Legge governa ogni cosa manifestata e tutte le altre Leggi sono collegate ad essa. I cicli sono nella reale natura del Sè e del non sè, l’azione reciproca di questa dualità, con l’aiuto della mente, produce l’ambiente e le circostanze
– Sè – non sè – mente –
I dualismi rispecchiano una Legge Universale, quella di Polarità che regola tutta la manifestazione a tutti i livelli, dandole il suo carattere ciclico e ritmico. All’inizio vi era un’Unica Realtà, l’Uno, l’Assoluto, l’Immanifesto, completo in se stesso e immerso in uno stato di riposo. Periodicamente questo Assoluto, quest’Uno esce dal suo stato di immobilità e si manifesta attraverso una “ideazione cosmica” che produce una dualità. Creando una limitazione o restrizione, in modo che si possa fare una scelta: un volere positivo (Spirito) e un volere negativo (Materia). Ecco la prima coppia di opposti polari. Da questa dualità si manifestano un’infinità di dualismi, sotto molteplici aspetti ma essi non hanno una realtà separata e individuale, infatti presi disgiuntamente appaiono incompleti e parziali.
Ogni dualità si risolve quando emerge un terzo fattore ad un livello più elevato che sintetizza i due poli opposti, quando ciò avviene nella dimensione umana scopriamo che questo terzo fattore pre-esiste dietro alla dualità e che è proprio lui che li produce. Solo un essere evoluto interiormente scopre e riconosce questa rivelazione, perché ha vissuto e si è identificato prima col polo materia e infine col polo Spirito.
Il vero ostacolo all’evoluzione della coscienza non è il dualismo in se stesso ma il non volerlo riconoscere ed accettare, il non voler comprendere la sua utilità e la sua funzione positiva e necessaria ad uno sviluppo totale e ad una realizzazione autentica.
Il senso dell’unità si ottiene quando si è consapevoli che tutte le cose esistenti a tutti i livelli sono reali, perché fanno parte dell’Uno; anche la parte più piccola e apparentemente insignificante concorre alla grande armonia.
Non dobbiamo rifiutare il conflitto, il dolore, il male, etc. ma avere fiducia e rendersi conto che tutto ha un senso e che, a poco a poco rivelerà il suo significato, il suo lato costruttivo, luminoso, utile, giusto e benefico nel grande Schema Evolutivo.
Si potrebbe dire che in fondo tutte le grandi leggi spirituali e cosmiche derivino in effetti dalla Legge di Polarità, perché tutte regolate dal ritmo di flusso e riflusso di energie che scorrono fra due poli complementari.
Sono chiamati con molti nomi: Yin e Yang, Ishvara e Shakti, Puruscha e Prakriti, Eros e Logos, Sole e Luna, Conscio e Inconscio, Maschile e Femminile, Attivo e Passivo, etc. che si dividono per poi riunirsi di nuovo nella coscienza individuale. I moventi di un essere umano sono una continua interazione tra opposti.
I Taoisti ne dedussero due regole fondamentali per la condotta umana, ogni volta che si vuole ottenere una cosa, essi dicevano:
“Bisogna iniziare dal suo opposto: se si vuole restringere, bisogna (innanzitutto) estendere; se si vuole indebolire, bisogna (innanzitutto) rafforzare; se si vuole far perire, bisogna (innanzitutto) far fiorire; ciò che è tortuoso diventa dritto; ciò che è vuoto diventa pieno; ciò che è consumato diventa nuovo” etc.
Questo è ciò che si chiama una visione sottile. È il vivere del saggio che ha raggiunto un punto di vista superiore, una prospettiva in cui vengono percepite chiaramente la relatività e la relazione polare di tutti gli opposti e quindi, farne un tutt’uno.
“Il difficile e il facile si completano l’un l’altro; i suoni e la voce si armonizzano l’un l’altro; il prima e il dopo si seguono l’un l’altro, etc. (Tao – Tè – ching)
free-energy
La conoscenza si presenta anch’essa sotto forma di dualità, infatti gli attribuiscono diversi valori; esiste una conoscenza superiore ed una inferiore, una relativa ed una assoluta, una condizionale ed una trascendentale, una intuitiva ed una razionale.
La conoscenza razionale è ricavata dall’esperienza che abbiamo degli oggetti e degli eventi del nostro ambiente quotidiano.
Essa appartiene al campo dell’intelletto, la cui funzione e quella di discriminare, dividere, confrontare, misurare e ordinare in categorie. In tal modo si producono un gran numero di opposti che possono esistere solo l’uno in rapporto all’altro.
La conoscenza intuitiva prende in considerazione solo i significati e le significanze delle cose (secondo e primo aspetto della Triade spirituale). Ciò che ci deve interessare, in particolar modo, è la ricerca di un’esperienza diretta della realtà che trascende sia il pensiero intellettuale che la percezione sensoriale.
Tutti i mutamenti della natura sono una manifestazione e una interazione dinamica dei due poli opposti che sono in relazione polare, in cui ciascuno dei poli è legato dinamicamente all’altro e che sono due aspetti differenti della medesima cosa.
Tutti i contrasti e tutte le differenze sono relative all’interno di un’unità che tutto comprende. Superare il mondo degli opposti, costruito dalle distinzioni intellettuali e dalla corruzione delle emozioni, comporta il conseguimento di un punto di vista superiore, che si raggiunge nel mondo del non-pensiero.
Una persona virtuosa non è quella che affronta l’impossibile compito di battersi per il bene e di sconfiggere il male, bensì quella che è capace di mantenere un equilibrio dinamico tra il bene e il male.
La personalità di ogni uomo e di ogni donna è il risultato di un’azione reciproca tra l’elemento maschile e quello femminile, quindi è impreciso dare eccessiva importanza all’aspetto estroverso maschile, piuttosto che a quello introverso femminile, perché tutti e due sono complementari.
Tutti gli opposti sono interdipendenti, il loro conflitto non può mai finire con la vittoria totale di uno dei due ma sarà sempre una manifestazione dell’azione reciproca fra l’uno e l’altro polo. La virtù sta nella capacità di mantenere un equilibrio dinamico tra i due estremi.

QUINTA- LEGGE DEL RITMO O ARMONIA

Tutto si muove come un pendolo; la misura del suo movimento verso destra è la stessa del suo movimento verso sinistra; il Ritmo è la compensazione tra le due oscillazioni.
Il Divino è Perfetta Armonia, ciò che appare disarmonico (miserie, sofferenze, ecc.) non sono una creazione del Divino ma dell’uomo. Tutti gli uomini che vogliono vivere nell’armonia e nella pace possono adottare come sistema conoscitivo e di giudizio la Legge del Ritmo che ha un valore universale, dal momento che sottintende non solo tutte le funzioni vitali ma anche tutto ciò che esiste nell’intero universo.
La Legge del Ritmo è semplice nel suo ricorrente dinamismo; a non si compiorta stupidamente come la logica che una volta stabilito un presupposto, si precipita come una valanga lungo la china degli inevitabili effetti, con risultati disastrosi; sempre in disaccordo con quanto implicito nel presupposto stesso.
A differenza dalla logica non deve mostrare un punto di partenza più o meno visibile, un presupposto di origine esteriore e materiale, scelto per motivi non sempre chiari o in base a percezioni sensoriali a volte errate o incomplete.
Il metodo di conoscenza Ritmica parte sempre da un Centro Spirituale invisibile, scelto per Fede o per Amore, da cui s’irradia un concetto che si “sente” interiormente con certezza la validità.
Tale concetto che all’origine è sempre abbastanza vago e indistinto, parte dal Centro da cui nasce e con un moto convettivo o parabolico, ritorna di continuo al suo punto di partenza.
Aggiornandosi con l’esperienza del suo viaggio e dove si ritempra assorbendo nuove forze per un ulteriore viaggio più esteso e proficuo. Tutto ciò avviene con ritmo rapidissimo che a livello psicologico si conclude in breve tempo in modo chiaro, con una illuminazione di tipo intuitivo.
Nel processo Ritmico – Intuitivo, a differenza di ciò che avviene nel processo Logico – Deduttivo, il Tempo non esiste, se non in modo provvisorio, in quanto pur nascendo dal Centro e identificandosi nel Moto Convettivo ascendente che crea il Tempo che passa verso il Futuro, una volta toccato il vertice della Parabola questo Tempo cessa di esistere, dal momento che comincia a regredire nel moto discendente che rappresenta il viaggio verso il Passato fino al Centro in cui viene riassorbito, prima di venir riemanato per un nuovo viaggio verso un futuro del tutto relativo, data la sua brevissima durata; ma di tutto ciò gli esseri umani non hanno assolutamente coscienza.
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Infatti non riuscendo a percepire gli intervalli che caratterizzano lo svolgersi del Tempo, così come non percepiscono i ritmici intervalli esistenti nella luce del Sole o in una proiezione cinematografica, essi attribuiscono al Tempo una continuità ed una direzione unilaterale che esso non possiede assolutamente. Quindi nel Processo Ritmico di conoscenza, il Tempo nasce e muore di continuo dall’Eterno e nell’Eterno Presente Divino di un Centro Spirituale.
Il Metodo di conoscenza Ritmico, offre a chi lo pratica e crede con Fede certa nella sua validità, dei vantaggi straordinari, primo fra tutti il contatto con Dio che è Verità e Unica Realtà; poi la possibilità di viaggiare, in teoria, nello spazio e nel tempo sia in avanti che a ritroso, dal momento che nell’Eterno Presente d el Divino, tutto è già accaduto e nel contempo tutto deve ancora accadere, offrendo così all’uomo che si identifica pienamente nell’Attimo Presente, l’incredibile possibilità di modificare sia il Passato che il Futuro. Ma per riuscire in questo, non è sufficiente credere nella realtà di un simile potere.
Non basta conoscere la Verità per avere il potere di modificare a proprio piacimento la ritmica Realtà dell’esistenza, ma è necessario
DIVENTARE LA VERITA’, RINUNCIANDO A TUTTE LE ILLUSIONI CHE CI MANTENGONO SEPARATI DALLA REALTA’.
LA VERITA’ E’ UN ESSERE VIVENTE CHE SI IDENTIFICA NELLA REALTA’ DIVINA.
Infatti qualcuno disse:
IL PADRE ED IO SIAMO UNA COSA SOLA.
(Gesù)

SESTA – LEGGE DI CAUSA – EFFETTO

Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati e con la misura con la quale misurate sarete misurati (Mt, 7,1-2)
Ogni causa produce un effetto, ogni azione genera un risultato.
La legge di causaeffetto è conosciuta nella cultura sanscrita come karman il termine deriva dalla radice sanscrita kr che significa “fare, compiere, produrre, agire, movimento” e perciò viene anche chiamata Legge del Karma. Si tratta di una legge di equilibrio universale che serve a bilanciare ogni squilibrio.
Le azioni umane ad esempio sono le cause, le cose che ci accadono sono gli effetti: “il caso non esiste”. Le azioni umane sono normalmente in balia dell’ego, dei nostri io, sottoforma di tensioni emozioni e pensieri. Senza consapevolezza non c’è libero arbitrio, non c’è libera scelta e quindi non si possono ottenere gli eventi desiderati.
La Legge di Causa – Effetto interessa tutti, anche chi ha sviluppato maggiori poteri.
Con grandi poteri arrivano grandi responsabilità.
Tutto quello che abbiamo ce lo creiamo noi costantemente. Non tutti coloro che patiscono tribolazioni, patiscono per caso. Colui/colei che ha sperimentato che cosa produce l’odio non può non amare. La verità rende libero l’uomo e lo propietta verso un destino migliore. Ciò che seminate raccoglierete, ciò che raccoglierete istruirà il destino del domani.
Non è una Legge di punizione bensì una Legge di giustizia. Ogni causa ha il suo effetto e tutti gli organismi le sottostanno: dall’atomo, all’uomo, al cosmo. Tutto è interconnesso, anche la più piccola azione ha la sua parte e la sua controparte, vale a dire l’effetto. Il problema di molti esseri umani è di non riuscire a collegare i fatti della propria vita con le azioni del passato, trovando sempre un capro espiatorio per le proprie disavventure negli altri o nel destino, con il risultato di sentirsi, di conseguenza, delle vittime.
Se si riuscisse a comprendere che l’azione negativa è in reltà il risultato dei propri errori, di pensiero o di cattiva condotta, si eliminerebbe quel risentimento e amarezza nei confronti della vita.
La comprensione e l’accettazione della Legge di Causa – Effetto, aiuta a farci sentire sempre più responsabili verso noi stessi e verso gli altri, attraverso l’azione veniamo quindi educati a compiere atti giusti verso noi stessi e l’umanità. tutto si riduce a pensiero, perché le altre azioni sono la conseguenza del pensiero.
Siamo e saremo ciò che pensiamo.
Il pensiero che produciamo, nasce nella nostra mente, và, parte, si amplifica e risuona tutt’attorno a noi e, come un suono infinito si propaga in tutto l’universo. Quindi non dobbiamo rapportare i nostri problemi a qualcosa di esterno; tutto dipende da noi, tutto è dentro di noi. Ciò significa controllare i nostri pensieri e le azioni che abbiamo compiuto durante la giornata, dalla mattina al momento del risveglio, fino a quando si va a dormire. Comprendere che ogni azione è condizionata dalla precedente, responsabilizza nei confronti dei propri pensieri, sentimenti, emozioni e azioni.
Le forme pensiero che gravitano intorno a noi ci possono più o meno condizionare. Un pensiero ricorrente quando ha una certa intensità diventa, in seguito, un’abitudine alla quale la mente torna spontaneamente.
L’energia segue il pensiero
Queste abitudini ci fanno agire in un determinato modo, spesso senza rendercene conto. Solo cambiando i nostri pensieri, immettendo principi e valori etici, possiamo uscire dalle forme pensiero negative e crearne di positive. L’armonia nella nostra vita dipende dalla padronanza dei nostri pensieri, perché sono i semi dei nostri sentimenti ed azioni e determinano il nostro destino.
La forza creatrice dei nostri pensieri ha un potere enorme.
Un pensiero cosiddetto buono e amorevole non necessariamente produce conseguenze buone, dicendo pensiero si intende sia la parola che l’azione. Non possiamo impedire ad un pensiero negativo di entrare nella nostra mente ma, è anche vero che possiamo impedirgli di fare fissa dimora nella nostra mente. Il nostro “oggi” l’abbiamo già costruito ieri.
Siamo i costruttori della nostra realtà
Impariamo a selezionare i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni.
Pensieri e intenzioni amorevoli creano una sinfonia.
L’Amore è la legge più grande di tutte, la Legge dell’Assoluto, spazza via tutto

SETTIMA – LEGGE DI GENERAZIONE

Tutto ha una polarità maschile e femminile. Nulla esiste senza un padre e una madre.
– Intesa su un piano simbolico non biologico –
La creazione ha bisogno del maschile e del femminile, due principi con identica intensità ma diversi poteri che completano l’universo creando armonia. Niente al mondo è più significativo dell’incontro fra i due principi, maschile e femminile. Ne gli uomini ne le donne possono dubitare del fatto che questi due principi e ciò che essi rappresentano, sono potenti, attivi e che si influenzano a vicenda allo scopo di creare. Quello che però non si sa è l’atteggiamento da tenete, il modo di considerarsi a vicenda per vivere nell’armonia, nella bellezza e nella pienezza, invece di provocare continuamente disordini, delusioni e tragedie.
L’intero Universo è in movimento grazie alle forze che si sprigionano dai due principi, maschile e femminile, quando questi sono in presenza l’uno dell’altro. Orientate convenientemente, queste forze riescono a proiettare dei fasci luminosi di una potenza tale che possono produrre fenomeni di un’importanza cosmica.
Tutto il creato, tutte le manifestazioni della vita e della natura sono opera dei due principi, maschile e femminile. Questi due principi sono un riflesso, una ripetizione dei due principi divini creatori: il Padre celeste e la Madre divina. In realtà, il Padre celeste e la Madre divina non sono Dio stesso: li si deve comprendere come due poli scaturiti da un principio unico: l’Assoluto, il Non Manifesto, che la Cabala chiama
Aïn Soph Aur, ossia “Luce Senza Fine”.
Ciascuno di noi possiede quindi una parte maschile e una parte femminile, a seconda che l’individuo sia uomo o donna una delle due parti è visibile mentre l’altra è nascosta ma quella che non si vede è comunque presente. Ogni donna è donna nel proprio fisico ma possiede il principio maschile. Allo stesso modo, ogni uomo è uomo nel proprio corpo fisico ma possiede interiormente il principio femminile.
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Se si conosce la Legge della Polarità e se si sa come utilizzare i due principi, maschile e femminile, emissivo e ricettivo, positivo e negativo, si possono risolvere tutti i problemi della vita. Ogni manifestazione, ogni nascita è il prodotto del lavoro dei due principi: il maschile, emissivo, proietta, insemina, dona il germe della vita; il principio femminile raccoglie, organizza per produrre un’opera completa e perfetta. Il lavoro di Creazione è quindi ripartito fra i due principi e non bisogna, nè sopravvalutare nè sottovalutare l’importanza dell’uno e dell’altro. Entrambi sono altrettanto importanti, altrettanto indispensabili ma in due modi diversi.
Il principio maschile invia delle onde o delle forze ma ciò non servea niente se non c’è l’altro principio che risponde, riceve ed opera su quello che ha ricevuto. E’ grazie al lavoro dei due principi che la vita è possibile anche là dove non li vediamo, anche nel corpo fisico, essi lavorano insieme ed è proprio quando l’uno domina a scapito dell’altro che iniziano le anomalie e gli squilibri. La scienza dei due principi è la scienza dell’equilibrio cosmico.
La potenza dell’essere umano risiede nel possedere i due principi, è l’unione in lui dei due principi, maschile e femminile che lo rende simile agli dei.
LA VITA E’ L’INFANZIA DELLA NOSTRA IMMORTALITA’ J.W. Goethe

Il quinto chakra

Nel regno del senza forma
da dove nasce ogni creatività

Da un’intervista ad Alvina apparsa su Osho Times n. 205

I primi passi
Sono molti gli aspetti e gli elementi che riguardano il quinto chakra, ma prima di affrontarli vorrei parlare di cosa ci rende pronti a esplorarlo più a fondo e a vivere a pieno la sua dimensione.
Nel corso degli anni, io, Prasad e Leela, abbiamo lavorato molto sui chakra più bassi – il primo, il secondo e il terzo – per preparare le persone a vivere la dimensione del cuore, del quarto chakra, che vuol dire vivere con accettazione e ricettività la realtà interiore e ciò che ci circonda, e questo si consegue anche accogliendo e integrando i livelli e le dimensioni “inferiori” della vita.
I primi passi nel lavoro sull’energia, dunque, servono ad armonizzare i chakra più bassi che possiedono energie molto diverse tra loro. Osho ci incoraggia sempre a diventare consapevoli di queste energie, anche se spesso, nel loro stato inconsapevole, sono in conflitto e questo può essere doloroso. Per esempio, il secondo chakra, il chakra del sentire, di solito la “pensa” diversamente dal terzo cha­kra, che è quello che ci fa fare le cose a modo nostro, che vuole entrare in azione, che non vuole aspettare gli altri, che non vuole nemmeno prenderli in considerazione. E il primo chakra ha bisogni ancora diversi e un modo diverso di vedere la vita. Quando siamo inconsapevoli, questi tre chakra generalmente non operano bene insieme. Anche se non sono in conflitto, vanno in direzioni differenti e noi finiamo col disperdere tanta energia o col perderci nel mondo, nella dimensione di uno dei tre.
Quindi, come prima cosa, bisogna portare una consapevolezza amorevole ai primi tre chakra, alla loro connessione con la vita nel mondo e a cosa significa vivere pienamente tutte le loro energie.

Una consapevolezza amorevole
Questa consapevolezza amorevole è il cuore! Il cuore è l’atmosfera che ci dà la capacità di essere semplicemente presenti, di permettere alle diverse energie di essere come sono, anche nella loro contraddittorietà. Il cuore è lo spazio per accogliere il dolore che nasce dal nostro essere inconsapevoli, è la capacità di connetterci con noi stessi per scoprire cos’è veramente essenziale. Quando ci connettiamo, attraverso il cuore, ai chakra più bassi, le loro energie e l’espressione che li caratterizza si trasformano. Quando operano allo stato inconsapevole l’espressione può presentarsi, come dicevo, sotto forma di conflitto o alle volte facendoci smarrire in un chakra o in un altro; ma quando ci connettiamo al cuore e lo sintonizziamo coi chakra più bassi, questi iniziano a muoversi insieme con più armonia, perché essenzialmente si muovono in un’atmosfera di presenza, di accettazione, nella quale si permette alla vita di fluire.
Questo è ciò che porta equilibrio: familiarizzare sempre di più con il cuore, vivere ed esprimere sempre di più la dimensione del cuore nella nostra vita e farla diventare una realtà. E quando i tre chakra più bassi, insieme al cuore, fluiscono in armonia e noi siamo connessi con ciò che c’è di essenziale in loro, connettersi al quinto chakra, alla gola, apre una nuova dimensione.

Comunicare
Il quinto chakra ha diverse funzioni. Una, molto ovvia, è quella della comunicazione, ossia comunicare con gli altri, esprimerci a parole e ascoltare. Anche ciò che vogliamo dare e condividere con gli altri è una funzione del quinto. Quando non siamo consapevoli dei chakra più bassi ci può succedere di vibrare in qualche energia inconscia, per esempio del terzo chakra. Nel momento in cui ci esprimiamo, parliamo, anche il nostro quinto chakra vibrerà in quella energia inconscia del terzo e ciò che diremo avrà, con tutta probabilità, origine dal tentativo di dominare qualcuno, di manipolarlo, o dal tentativo di ottenere potere attraverso ciò che diciamo. Quindi il quinto chakra, quando non siamo consapevoli dei chakra più bassi, viene costretto a un’espressione inferiore e quello che diciamo può causare dolore, può essere manipolatorio e anche distruttivo. Perciò è importante iniziare dal cuore, così che quando dal cuore ci spostiamo al quinto chakra, il nostro modo di comunicare avrà la fragranza del cuore: l’amore, lo spazio e l’accettazione. E anche le nostre parole porteranno con sé quella dimensione.
Lo stesso vale per l’ascolto: quando inconsciamente vibriamo in un’energia di uno dei chakra inferiori, l’ascolto diventa molto selettivo.
Sono certa che tutti abbiamo vissuto qualche situazione in cui, ascoltando qualcuno, magari a un certo punto ci è venuta paura perché qualcosa di quello che l’altra persona ha detto ha scatenato in noi quell’emozione! A quel punto la mente, in qualche modo, filtrerà con la paura tutto ciò che viene detto e udiremo principalmente ciò che il secondo chakra percepisce come minaccia.
Quando invece il cuore è connesso con il quinto chakra l’ascolto si apre, ascoltiamo le cose per come vengono dette e a quel punto non abbiamo bisogno di interpretare immediatamente, c’è più spazio, c’è apertura e compassione.

La dimensione creativa
Il quinto chakra è anche il centro della creatività, non soltanto il tipo di creatività alla quale pensiamo comunemente, cioè il canto, comporre musica o fare dell’arte, scultura o quant’altro.
Certamente il quinto chakra è il centro anche di questo genere di espressioni. Quando vediamo un artista, e non soltanto un cantante, il quale palesemente usa la voce e la gola, ma anche uno scrittore o un pittore, è chiaro che spesso queste persone hanno molta energia nel quinto chakra. Questo non vuol dire necessariamente che ne abbiano anche una grande consapevolezza, ma semplicemente che l’espressione del quinto chakra in loro ha maggior forza che in altri, o avviene in maniera più complessa.
Quando però diciamo creatività non parliamo solo di quella artistica, ma anche di quella con la quale creiamo la nostra vita, o con la quale creiamo “nella” vita, quella che ci fa fare le cose in un certo modo, che ci fa fare certe scelte, prendere certe decisioni, intraprendere certe azioni, e anche il modo di condividere i nostri talenti e il modo in cui “attraiamo” le cose nella nostra vita.
I registri del passato
Nel contesto della funzione creativa del quinto chakra c’è anche la caratteristica della mente di “raccogliere” informazioni, quasi come fossero dei registri o dei manuali: forse una volta magari in una vita passata, cinquemila anni fa, o durante l’infanzia, quando abbiamo fatto una cosa in un certo modo qualcuno ci può aver detto: “No, fallo in quest’altro modo”, oppure abbiamo fatto, o non fatto, qualcosa e siamo stati puniti: quei “manuali”, quelle esperienze, sono registrati mentalmente nel quinto chakra.
Li chiamiamo anche credenze, idee, atteggiamenti o schemi mentali e possiamo considerarli come i registri akashici, di cui parla anche Osho,  che non sono situati da qualche parte nel cielo o nelle mani di un custode, ma sono proprio qui, nel nostro quinto chakra!
E non ci sono solo i manuali individuali relativi alla nostra infanzia, o alle nostre vite passate, ma anche i manuali collettivi. Per esempio, a seconda della nostra nazionalità, abbiamo certe idee di come dovremmo o non dovremmo essere, e anche questo è registrato nel quinto chakra. “Registri” molto forti, chiamati anche condizionamenti, sono quelli legati, ad esempio, all’essere uomo o donna. Tutte queste esperienze, questi pensieri e questi significati appartenenti al passato, sono registrati negli strati esterni del quinto chakra.

Una ciambella…
Per capire gli strati esterni farò una piccola descrizione di come è strutturato un chakra. Ogni chakra assomiglia vagamente a una piccola ciambella con un buco in mezzo. Il buco che si trova in mezzo al chakra non è una parte mancante, non è la pasta che manca dal centro della ciambella, ma è piuttosto un vuoto, uno spazio, una dimensione in sé che contiene essenzialmente ogni cosa; è un vuoto che assomiglia più a un “tutto”, ma in uno stato senza forma.
Nello strato esterno, nella “pasta” della ciambella, c’è la forma, e ogni chakra ha una forma diversa, o un tipo diverso di energia.
Nel quinto chakra la natura essenziale di quello strato di energia è l’espressione di ciò che è importante per noi, di ciò che possiamo creare, dare, condividere, dire ed è molto connesso con il conoscere, con la nostra funzione e capacità di conoscere la realtà interiore e esteriore. Quando siamo inconsapevoli, quando non siamo connessi con il centro, lo strato esterno è collegato a quello che Osho chiama il “sapere”, la conoscenza, ciò che abbiamo appreso in passato che è fatto di idee e contenuti mentali. Ciò che abbiamo appreso nel passato sono precisamente quei registri, quelle credenze, quelle certezze che a un certo punto abbiamo fatto nostre.
Ora, se viviamo e creiamo la nostra vita partendo da idee inconsce e acquisite, siamo molto limitati e non facciamo che ripetere centinaia di volte ciò che abbiamo già fatto in passato, le cose che pensiamo di sapere, o a volte anche esattamente l’opposto. E naturalmente è una limitazione pensare che proprio quella singola cosa sia ciò che vogliamo o ciò che è giusto per noi. E quando non siamo connessi al nostro centro quello che otteniamo nella vita non è mai niente di veramente nuovo, ma, in modi diversi, qualcosa che appartiene al passato, qualcosa in cui continuiamo a perpetuare il passato.
Vedere al di là del filtro
Il quinto chakra perciò, quando diventiamo consapevoli e lo connettiamo al cuore, è un chakra “rivoluzionario”: possiamo vedere e ascoltare con consapevolezza, e possiamo riconoscere e scoprire cosa sono questi condizionamenti, queste credenze, questi significati che saltano fuori automaticamente, e riconoscere che forse stiamo guardando il mondo e agendo attraverso una sorta di filtro.
Quando prendiamo coscienza di ciò, la nostra consapevolezza va in profondità, si espande e noi diventiamo consapevoli del centro. E non è che diventiamo consapevoli del centro solo dopo aver preso coscienza di queste idee mentali, ma in un certo senso accade contemporaneamente: quando la nostra connessione al cuore è solida, quando il cuore diventa sempre di più la nostra realtà, la nostra consapevolezza sale naturalmente dal centro del cuore al centro del quinto chakra. Quindi diventiamo consapevoli sia dello spazio al centro del quinto chakra e della sua energia, sia delle forme-pensiero, delle idee, dello strato esteriore.
Quando ne diventiamo consapevoli e diamo loro spazio, non siamo più così condizionati, non siamo più costretti a pensare, o ad agire partendo sempre dagli stessi presupposti, ma, a quel punto, entriamo veramente in contatto con il principio creativo che sorge dall’energia senza forma, dal centro, dal non sapere, dal non avere idee o concetti… che nasce proprio dal non avere un manuale, uno schema fisso di comportamento! Quando siamo connessi al centro del quinto chakra con consapevolezza, c’è anche la consapevolezza del momento presente e possiamo guardarci attorno, possiamo vedere la nostra realtà con molta più chiarezza. Non siamo più limitati a vedere le cose in un certo modo e quindi siamo in grado di riconoscere quando qualcosa di nuovo vuole accadere, e magari riusciamo a vedere le opportunità che possono facilitarne la realizzazione. A quel punto la nostra vita diventa essa stessa una dimensione creativa.

Comprensione e fiducia
Un’altra dimensione del quinto cha­kra, che nasce da questa comprensione del non sapere, è la fiducia. Quando siamo vincolati dagli schemi del passato non vediamo la realtà per quello che è, perché la filtriamo attraverso quelle strutture e facciamo affidamento su di esse. Il manuale diventa, per così dire, la nostra stampella e allora pensiamo cose del tipo: “Sì, devo solo fare la cosa giusta e allora la vita succederà in armonia con quello che voglio”. Ma se sono imprigionato da atteggiamenti mentali e credenze la mia visione di “quello che voglio” o che mi occorre nella vita sarà annebbiata da idee del passato e quindi non sarò in grado di vedere o sentire realmente cos’è che mi sarebbe d’aiuto, che renderebbe la mia vita più vasta o mi farebbe sentire felice o appagato! Inoltre, per poter inseguire quello che “pensiamo” di volere, quando siamo limitati da questi atteggiamenti mentali, o facciamo affidamento su di loro, essi agiscono come surrogati della fiducia. Questo non funziona e in pratica ci troviamo a dover escludere gran parte della vita per fare ciò che facciamo seguendo una certa idea o atteggiamento mentale.
Tutto questo alle volte viene chiamato fiducia, come a dire: “Ho fiducia che farai ciò che ritengo giusto”, oppure: “Ho fiducia che l’esistenza mi darà una grande casa, una bella macchina, un fidanzato che mi amerà per sempre e un milione di euro”. Questa non è fiducia; è un contenitore all’interno di una struttura fatta di idee.
Quando attraverso il cuore ci connettiamo al centro del quinto chakra – allo spazio, al non sapere, allo stato senza forma – siamo connessi anche a qualcosa di molto più grande, siamo connessi alla vita nella sua interezza e siamo connessi alla nostra intelligenza interiore che si muove in un flusso e in un ritmo che seguono la vita. E quando fluiamo con il ritmo della vita, quando riconosciamo di più “ciò che è” in ogni momento, allora innanzitutto “comprendiamo” di più cosa veramente vogliamo, ciò di cui abbiamo bisogno, cosa ci sarebbe d’aiuto, cosa abbiamo bisogno di imparare, cosa può espandersi, aprirsi o qual è la direzione della nostra vita. Allora c’è anche fiducia reale perché siamo aperti alla vita: la vita non è qualcosa dalla quale ci dobbiamo difendere, ma è qualcosa di cui facciamo parte e a un certo punto la vita è qualcosa che… siamo.

Da un’intervista di Marga

Alvina è con Osho da oltre trent’anni e insieme a Leela e Prasad conduce workshop di lavoro sull’energia, creatività e meditazione in tutto il mondo. Insieme hanno anche pubblicato due libri con Urra/Feltrinelli: L’alchimia della trasformazione (in ristampa) e La vita che vuoi.
Per info sul loro lavoro: essentiallifeconsulting.com

http://www.oshoba.it/index.php?id=articoli_view_x&xna=58 

Allo specchio

 
“Quando ci guardiamo allo specchio, l’unica cosa che non vogliamo vedere è un essere umano qualunque. Vorremmo vedere una persona speciale. Che ne siamo coscienti oppure no, non siamo affatto contenti di vedere un essere umano qualunque con le sue nevrosi, contrarietà e problemi. Vogliamo vedere una persona felice, ma vediamo qualcuno che è in difficoltà. Vogliamo credere di essere compassionevoli, ma ci scopriamo egoisti.

Ci piacerebbe essere eleganti, ma l’arroganza ci rende sgraziati. E invece di un individuo forte e immortale, vediamo qualcuno che è vulnerabile alle quattro correnti di nascita, vecchiaia, malattia e morte. Il conflitto tra quello che vorremmo vedere è fonte di enorme dolore. A imprigionarci in questo dolore è il nostro sentirci speciali, in altri termini la presunzione. La presunzione è quel fondamentale “attaccamento all’Io, io, io, io, me, me, me, mio, mio, mio” che colora la totalità della nostra esperienza.

Se guardiamo attentamente, noteremo una spiccata componente di presunzione in tutto ciò che pensiamo, diciamo e facciamo. Che posso fare per stare bene? Che penseranno gli altri? Che ci guadagno? Che ci perdo? Tutte domande radicate nella presunzione. Anche il sentimento di non essere all’altezza di chi ci crediamo di dover essere è una forma di presunzione.

Ci piace vederci forti e padroni di noi, ma siamo più simili a un fragile guscio che si rompe per un nonnulla. Quindi ci sentiamo profondamente vulnerabili, nel senso negativo del termine. Questo io vulnerabile richiede protezione, corazze, concentrazione di forze e pareti divisorie. Il risultato è una condizione di penosa prigionia. Abbiamo sempre più paura di rilassarci con le cose come sono, e dubitiamo sempre di più che le cose vadano come piacerebbe a noi.

Ci vuole coraggio per andare oltre la presunzione e vedere chi siamo veramente, ma è la strada che dobbiamo percorrere: questo processo inizia con l’autoriflessione. Il grande pandit indiano Aryadeva disse che il semplice mettere in dubbio che le cose siano come appaiono può scuotere alle fondamenta l’attaccamento abituale. Questo spirito di indagine è il punto di partenza dell’autoriflessione. Potrebbe essere che questo io così compatto si riveli diverso da come appare?

Abbiamo proprio bisogno di tenere in piedi la realtà, e possiamo farlo davvero? C’è vita oltre l’orizzonte della presunzione? Domande come queste sono il punto d’accesso all’investigazione della causa del nostro dolore. La pratica dell’autoriflessione richiede di prendere le distanze e osservare la nostra esperienza senza soccombere alla forza trainante della mente abituale. Così facendo siamo in condizione di guardare senza giudizi qualunque cosa si manifesti, e ciò direttamente contro la natura della nostra presunzione.

L’autoriflessione è il filo conduttore che collega le diverse tradizioni e lignaggi buddisti, inoltre ci consente di varcare i confini della pratica formale. Lo spirito di indagine dell’autoriflessione si può applicare in ogni situazione, ogni momento. L’autoriflessione è un atteggiamento, un approccio e un tirocinio. In parole povere è fare della pratica qualcosa di autentico e valido per noi personalmente.

Se guardiamo la nostra mente abituale senza falsità e senza giudizi, vediamo oltre i suoi limiti chi siamo veramente. Oltre l’io e quello che vuole e che non vuole, oltre l’io che respinge e che pretende continuamente, c’è la nostra vera natura, il nostro vero volto. È il volto della nostra condizione naturale, libera dallo sforzo di diventare quello che non siamo. È il volto di un essere potenzialmente realizzato che dispone di saggezza, qualità e coraggio illimitati.

Vedendo tanto il nostro potenziale più profondo quanto i nostri limiti, cominciamo a capire la causa della nostra sofferenza e a fare qualcosa per porvi rimedio. Quando pratichiamo l’autoriflessione ci assumiamo la responsabilità della nostra liberazione. Questa via intransigente richiede uno spirito coraggioso e impavido. Trascendere l’ordinaria nozione di sé porta direttamente alla verità della nostra essenza di buddha, al nostro vero volto, e alla libertà dalla sofferenza.

Aderire all’ordinaria nozione di sé o io, è la fonte di tutto il dolore e la confusione che ci abitano. Il paradosso è che quando cerchiamo questo “io” tanto amato e protetto, non troviamo nulla. L’io è sfuggente e inafferrabile. Quando diciamo: “Sono vecchio” l’io diventa il corpo. Quando diciamo: “Il mio corpo” l’io diventa il proprietario del corpo. Quando diciamo: “Sono stanco” l’io si identifica con le sensazioni fisiche ed emotive. L’io è le nostre percezioni quando diciamo: “Io vedo,” e i nostri pensieri quando diciamo: “Io penso.”

Dal momento che non è possibile trovarlo all’interno o al di fuori di queste componenti, si potrebbe concludere che l’io sia ciò che è cosciente di tutto questo, il conoscitore o mente. Ma se cerchiamo la mente, non troviamo nulla che abbia forma, colore o aspetto. Questa mente che identifichiamo con noi stessi, quella che si potrebbe definire la mente egocentrica, controlla tutte le nostre azioni. Eppure nessuno l’ha mai vista, il che è un po’ inquietante, come avere in casa un fantasma tuttofare. […]

Lo strano è che non ci poniamo la domanda. Diamo per scontato che debba esserci qualcuno o qualcosa. Ma fino a oggi la nostra vita è stata gestita da un fantasma, ed è venuto il momento di dire basta. Da un lato la mente egocentrica ci ha servito, ma non ha fatto i nostri interessi. Ci ha adescato nella sofferenza del samara e ci ha schiavizzato. Se esaminiamo il rapporto ‘ schiavistico’ che abbiamo con la mente egocentrica, ci accorgiamo di come sa essere insistente e fraudolenta, istigandoci a fare cose che sortiscono conseguenze indesiderabili.

Se volete smettere di essere schiavi di un fantasma, dovete intimare alla mente egocentrica di mostrarsi. Nessun fantasma che si rispetti apparirà su richiesta! Fatelo specialmente quando sentire che sta avendo la meglio, quando vi minaccia, vi intimidisce o vi tiranneggia. Raddrizzate la schiena e sfidatela. Non siate ingenui, vaghi o arrendevoli. Quando sfidate la mente egocentrica siate decisi ma pacati, acuti, ma non aggressivi. Quando nessuna mente uscirà fuori per dire: “Eccomi!” la mente egocentrica comincerà a perdere la sua presa su di voi e il peso dei problemi si allevierà. Verificate di persona.

Quando la investighiamo direttamente, la mente egocentrica si rivela per quella che è: l’assenza di tutto ciò che crediamo che sia. Smascherare questa mente, questo io all’apparenza così compatto, è assolutamente possibile. Ma, a questo punto, cosa resta? Resta una consapevolezza aperta, intelligente, libera da un io da amare e proteggere. È la mente della saggezza primordiale che tutti gli esseri possiedono. Rilassarsi in questa scoperta è vera meditazione, e la vera meditazione porta alla comprensione suprema e alla libertà dalla sofferenza.

Cercare la mente egocentrica è molto importante. È l’unico modo per accertarsi che non può essere trovata. E se non è possibile trovarla, non è possibile neppure trovare un io: come faremo, allora, a prendere i nostri pensieri, le nostre emozioni ed esperienze in modo tanto personale? […] Possiamo scoprire la bellezza della nostra natura interiore quando smettiamo di manipolare tutto ciò che incontriamo allo scopo di rafforzare un’identità personale. Questo è l’approccio alla vita del praticante.

A pensarci, come è possibile praticare l’autoriflessione quando ci si afferra a un io? Tutto diventa personale: il nostro dolore, la nostra rabbia, i nostri difetti. Quando pensieri ed emozioni sul piano personale, ci tormentano. Osservate i pensieri e le emozioni in questo modo è come cacciare il naso in qualcosa di maleodorante: a che serve, se non ad aumentare il dolore? Non è il tipo di osservazione di cui stiamo parlando.

La prospettiva dell’assenza dell’io ci permette di gustare qualunque cosa emerga dalla coscienza. Prendiamo atto che tutto ciò che emerge è una conseguenza delle nostre azioni passate, o karma, ma non si identifica con noi. Pensieri ed emozioni sogeranno sempre. Lo scopo della pratica non è quello di sbarazzarsene. Non si può mettere fine ai pensieri proprio come non si può mettere fine alle circostanze mondane apparentemente favorevoli o avverse.

Quello che si può fare, però, è accoglierli e lavorarci sopra. A un certo livello, non sono altro che sensazioni. Quando non li solidifichiamo o giudichiamo come buoni o cattivi, giusti o sbagliati, favorevoli o sfavorevoli, possiamo metterli a frutto per progredire sul sentiero. Mettiamo a frutto pensieri ed emozioni guardandoli emergere e dissolversi. Così facendo, ne vediamo l’insostanzialità. Quando siamo capaci di vederli in trasparenza, ci rendiamo conto che non hanno potere di legarci, sviarci o distorcere il nostro senso della realtà. E non ci aspettiamo più di vederli cessare.

L’aspettativa stessa che pensieri ed emozioni debbano cessare è un fraintendimento. Questo fraintendimento si può superare con la meditazione. Nei sutra si dice: “A che serve il concime, se non a fertilizzare le piantagioni delle canne da zucchero?” Analogamente potremmo dire: “A che servono pensieri ed emozioni (di fatto tutte le nostre esperienze), se non a nutrire la nostra comprensione?” Quello che ci impedisce di farne buon uso sono le paure e le reazioni derivanti dalla nostra presunzione. Perciò il Buddha ci esortava a lasciare queste cose a se stesse.

Senza farvi intimorire o cercare di controllare alcunché, lasciate che tutto si manifesti spontaneamente senza interferire. Quando la mente egocentrica diventa trasparente per effetto della meditazione, non c’è più motivo di temerla. Ciò riduce di molto la nostra sofferenza. Si può arrivare a nutrire una vera e propria passione per la contemplazione della mente in tutti i suoi aspetti. Questo è l’atteggiamento che sta al cuore dell’autoriflessione.”

(Dzigar Kongtrul, Ora sta a voi: la pratica dell’autoriflessione nel sentiero buddista, Astrolabio, 2006)


http://lacompagniadeglierranti.blogspot.it/search?updated-max=2013-06-26T00:36:00%2B02:00&max-results=7

Diventare Magnetici

Un esercizio decisamente efficace nel creare magnetismo è questo:
si tratta di resistere a ogni desiderio di approvazione. Tutte le volte che vorremmo dire o fare qualcosa che potrebbe metterci in buona luce con amici, parenti, conoscenti o sconosciuti, dobbiamo trattenerci. Dobbiamo astenerci dal soddisfare il nostro desiderio di sentirci intelligenti, bravi, svegli, capaci… agli occhi degli altri. Se si presenta l’occasione di dire una frase che ci farà apparire come intelligenti, colti, svegli, informati o spiritualmente profondi… agli occhi dei circostanti, noi non la diremo e tratterremo al nostro interno questo impellente desiderio della personalità.
Talvolta il desiderio può essere anche molto forte, irresistibile, ma questo significa che la Forza a nostra disposizione è davvero enorme, quindi un motivo in più per non sprecarla disperdendola all’esterno. Questa Forza trattenuta all’interno cresce, si accumula e ci trasforma, perché contribuisce a fabbricare alchemicamente i nostri corpi sottili, e a donarci un grande potere attrattivo.
Tutte le volte che non cediamo al desiderio di essere approvati, di apparire originali, furbi o spiritosi di fronte agli altri, allora staremo accumulando un’indicibile Forza dentro di noi. Ciò che non viene espulso diventa come una calamita che attira l’attenzione dall’esterno. Anche trattenere un segreto o una notizia originale che conosciamo solo noi raggiunge lo stesso scopo. Più ci costa fatica non parlarne per far vedere quanto siamo informati, più Forza stiamo immagazzinando al nostro interno. Questa Forza viene utilizzata per fabbricare i corpi sottili. Cedere al desiderio di consenso ci “scarica” e ci indebolisce, mentre resistere a questo desiderio ci “carica”, ci rafforza e ci rende persone molto particolari, in quanto tutti gli altri non vedono l’ora di mostrare ciò di cui sono capaci per mendicare un po’ di approvazione dall’esterno. Paradossalmente, più vogliamo metterci in mostra per essere accettati e ricevere l’approvazione della nostra compagnia di amici, della nostra famiglia, dei colleghi di lavoro o di una persona che vorremo conquistare… meno ci riusciamo, perché proprio attraverso questo tentativo di essere accettati perdiamo magnetismo. Al contrario, resistere all’impulso di voler essere accettati e considerati intelligenti dall’ambiente, fa sì che guadagniamo in magnetismo personale. Fate buon uso di questo potente esercizio.
http://risvegliati.altervista.org/diventare-magnetici/

L’ATTENZIONE E’ LA PORTA D’ ORO

 L’Attenzione abita il Momento. L’Attenzione è fuori dal tempo, silenziosa, non mentalizzabile. L’osservatore infatti non ha mai nulla da dire su ciò che osserva. L’osservazione non è un’azione, è uno stare. Ciò che davvero sei, si trova alle spalle di ciò che pensi di essere. Osservare non significa pensare; l’osservazione è lo sfondo immutabile su cui avviene ogni pensare. Il trucco sta nel ricordarselo costantemente. Un risvegliato è qualcuno nel quale l’attività mentale del pensare e la coscienza di sé (=l’osservatore) sono divenuti due fenomeni ben distinti. Il risvegliato si è allontanato dalle funzioni interne della macchina biologica e si è identificato con la coscienza di sé, l’anima, il puro ESSERCI. L’Attenzione – l’ESSERCI – è il Segreto degli Alchimisti. Il mio unico compito in quanto guerriero – in quanto Figlio del Momento – è portare l’Attenzione del mio ESSERCI sull’attività della macchina biologica. In virtù della costante osservazione, a un certo punto le funzioni della macchina cominciano a essere percepite come “esterne” a me. Ciò significa che sono sempre meno schiavo dell’apparato psicofisico e mi sto identificando con l’ESSERCI. Far precedere qualunque altra attività a questa, sarebbe follia. Ogni atto che non origina dall’ESSERCI è un atto scomposto, insensato; è come una persona che tenta di uscire dalle sabbie mobili tirandosi per i capelli. Tuttavia, pur sapendo questo, dobbiamo continuare ad agire ogni giorno nel mondo. Ma il saperlo fa già la differenza. Questo ESSERCI è Pace. La Pace non può essere cercata in una situazione esterna. La Pace non è assenza di guerra, come credono i moderni. La Pace è uno stato di totale rilassamento, uno stato di non-identificazione con l’attività caotica della mente. Tutti noi possiamo divenire capaci di procurarci Pace a volontà, tutte le volte che lo vogliamo e in qualunque circostanza. Otteniamo questo stato di libertà quando siamo capaci di contattare la Pace che si trova in qualunque momento, anche adesso mentre stiamo leggendo, negli anfratti più profondi del nostro essere. Proprio in quei luoghi dove non portiamo mai l’Attenzione.

L’Attenzione continuamente rivolta al momento presente è la nostra salvezza. In questo modo le sofferenze, le tribolazioni, le preoccupazioni… divengono oggetti differenti da ciò che noi veramente siamo, vengono ridimensionate e collocate al loro posto: nel guscio esterno. Noi diveniamo lo sfondo immutabile e pieno di Pace sul quale accadono tali increspature superficiali e prive di reale importanza. Ogni preoccupazione di oggi, ci farà un giorno sorridere. Rivolgere l’Attenzione al momento presente e rivolgere l’Attenzione al proprio corpo… significano la stessa cosa. Vedremo più avanti come sia preferibile focalizzarsi proprio sul corpo al fine di ottenere risultati più rapidi. Il mio ESSERCI è al di fuori del tempo e si può esprimere solo nel Momento e solo in QUESTO momento. Io non trovo me stesso nelle funzioni della mente, ma solo nella Pace che staziona al di sotto di questo funzionare. Stare nel presente è la Via per accostarsi a sé. Passato e futuro mi riagganciano al lavorìo della mente, mentre l’Istante mi conduce in una dimensione superiore, non contemplata dalla mente e da cui la mente rifugge, perché nel momento presente la mente non ha più spazio e non può muoversi a suo piacimento come è abituata a fare nei ricordi e nelle anticipazioni. Il momento presente è la Porta d’Oro che conduce a me e alla mia Pace. Occorrono perseveranza, forza di Volontà e Amore per se stessi. Amore per il proprio sonno. Sì… anche amore per il proprio sonno. Il rifiuto del sonno non può che essere mentale, e ci ricaccia nel sonno stesso. Solo l’amore per il sonno della macchina la sveglia, il fastidio verso le sue abitudini la tiene addormentata. L’Attenzione è perseverante, inamovibile… ma allo stesso tempo morbida e compassionevole. Il mondo esterno, attraverso le sensazioni, ci distrae e ci seduce. Questo tiene la coscienza identificata con la macchina biologica e addormentata al suo interno. Allora il mio ESSERCI e la

macchina divengono un tutt’uno inscindibile. Per cui posso affermare che “io sono la macchina”. Mentre passeggiamo per strada e stiamo conducendo inumani sforzi per restare presenti a noi stessi, è sufficiente un rumore, un’automobile che passa, una persona che ci urta… per distrarci dalla nostra Presenza. Per portarci “fuori di noi”, talvolta anche per ore. L’Attenzione è la nostra salvezza, ma è anche un fiore delicato, una farfalla che si posa sul palmo della nostra mano. Basta un fremito della pelle e vola via… ed è persa. L’Attenzione applicata a lungo su ogni attività della macchina porta INEVITABILMENTE al Risveglio, ossia alla separazione fra l’attività mentale e la coscienza di tale attività. Io non parlo di filosofia, ma di pratica. O meglio, per me a un certo punto la filosofia – che è stata la mia grande passione giovanile – deve necessariamente sfociare nella pratica. Tutto ciò che hai pensato perde valore se non hai contattato la tua anima, ma ti sei limitato a ipotizzare l’esistenza di un’anima. È la stessa differenza che corre fra il parlare d’amore e l’innamorarsi.

Nel fervore neo-spiritualista tutti parlano di voler tornare all’Uno… ma nessuno si preoccupa di risvegliarsi prima, gradualmente. Con approssimazione simile a quella di un “esperto” televisivo, si saltano a piè pari tappe iniziatiche che sono lì da migliaia di anni. Infatti tutti ne parlano ma nessuno ci riesce. Parlare dell’identità con l’Uno non costa nulla, mentre Lavorare su di sé per raggiungere obiettivi più reali costa… eccome. Il Risveglio attraverso l’Attenzione spaventa proprio perché è fattibile e dipende dal nostro impegno. Se a una macchina capita un episodio di Unità con il Tutto prima che questa sia stata risvegliata dall’amorevole, inamovibile Attenzione dell’anima, le conseguenze solitamente sono gravi. Si va dai problemi psichiatrici alle malattie organiche. Nella migliore delle ipotesi uno crede per il resto della sua vita di essersi illuminato e fonda un ashram! Quando – grazie all’applicazione dell’Attenzione – avete sperimentato i primi istanti di Presenza, inevitabilmente vi innamorate di essi. Vi rendete conto che la vita è diversa quando “ci siete” e avete la piena gestione di fisico, emotivo e mentale. Siete il Padrone in casa sua, il Re che si è ristabilito nel suo Regno. È una sensazione di Gioia, Amore e Potere allo stesso tempo. È Ulisse che ritorna a Itaca, è il Conte di Montecristo che evade dalla prigione per riprendersi ciò che gli era stato sottratto. Io non vi parlo di illuminazione – non so cosa sia – o esperienze di Unità con il Tutto. Vi sto parlando di sentirsi anime dentro un corpo e prendere finalmente “possesso di sé”, della propria mente e delle proprie emozioni. Acquisire libero arbitrio, sentirsi un vero Io finalmente dotato di un Cuore e non più una marionetta nelle mani del mondo. Non sto trattando di un’ipotesi, sto parlando sinceramente di ciò che vivo tutto il giorno tutti i giorni. Forse un giorno m’illuminerò anch’io… non lo so. Pare che non si possa fare nulla per giungere alla cosiddetta illuminazione, per cui credo sia inutile pensarci o leggere qualcosa a riguardo. Sicuramente si può fare molto per raggiungere la Pace di cui vi sto parlando. Dopodichè vi assicuro che l’illuminazione non vi ossessionerà più. L’illuminazione diventa un obiettivo quando vivi male. Ma quando gestisci bene l’apparato psicofisico che ti è stato messo a disposizione e sperimenti la serenità di cui è intriso il momento presente, che bisogno hai di cercare l’illuminazione? Eventualmente ti limiti ad accoglierla quando

arriva… ma quasi con fastidio.

Nell’ESSERCI i movimenti divengono precisi, consapevoli, intensi, centrati… anche quando devono essere rapidi per necessità contingenti. Ogni atto possiede equilibrio ed è carico di energia, per cui vi muovete molto meno, parlate molto meno… e pensate molto meno. Quando non è necessario pensare – quasi sempre – la mente si trova in stand-by, disattivata, inerte c’è solo la Pace dell’ESSERCI. C’è solo l’istante che state vivendo; nulla prima e nulla dopo. Siete i Figli del Momento. Mentre qualcuno vi parla, vi riempite di Pace e vi innamorate di lui. Faticate a non mettervi a piangere, perché ne cogliete l’anima oltre la personalità. Ogni suo gesto, ogni espressione e ogni aspetto del suo corpo significano qualcosa di antico. Potete scorgere la storia millenaria della sua anima nel suo sorriso così come nella larghezza dei suoi fianchi! Questo è il segno più sicuro dell’avvenuto Risveglio: la scomparsa del giudizio. Non c’è più nessuno di sbagliato, non vi scagliate più contro il mondo pieni di rancore. Io sono questo e il mio compito è trasmettere questo. Trasmettere che ci si può svegliare dal sogno della macchina a patto che si sia sufficientemente perseveranti. Vi avviso che occorre un po’ più tempo che per imparare un ballo latino-americano o prendere una laurea in medicina. Non si ottiene in un week end. Ve lo comunico perché possiate aggiornare la vostra agenda degli appuntamenti. Io l’ho fortemente voluto e l’ho fatto.Io non sto divulgando più di ciò che ho fatto. Questo è il motivo per cui le persone leggendo i miei libri provano sensazioni di semplicità, linearità, immediatezza, scorrevolezza… che fanno apparire facile e quasi banale ai loro occhi un percorso interiore che di norma viene percepito come astruso e complesso. Ho conosciuto personalmente altri che lo hanno fatto prima di me e altri che lo hanno fatto dopo. I loro nomi non sono famosi perché il loro compito non concerne la divulgazione. Tanti altri si trovano su questa medesima Scala, su gradini diversi, tutti di pari dignità, e osservano miglioramenti in se stessi ogni giorno della loro vita. Siamo felici di stare salendo su questa antichissima Scala, poiché è un onore averne calcato anche solo il primo gradino, il che accade quando si realizza di essere prigionieri… e si comincia a cercare una via di fuga. Io incarno e parlo dell’uomo numero 5 a cui ha accennato anche Gurdjieff nei suoi insegnamenti. Essere numero 5 implica taluni conseguimenti piuttosto bizzarri: una Presenza costante, un Cuore aperto, la capacità di vivere nel momento presente e… conseguenza ultima… l’immortalità dell’anima. È infatti proprio quest’ultima a causare il senso di Pace e Quiete che caratterizza chi si trova in tale stato di coscienza. Non ci può essere Pace per chi ancora si percepisce mortale, al di là del fatto che, sul piano mentale,

sia convinto dell’immortalità dell’anima. Ripeto: pensare all’amore non equivale a innamorarsi.

Se dentro di me si annida ancora il senso della mortalità – provocato dall’identificazione con il guscio meccanico esterno – allora una profonda atavica paura di morire sarà tuttavia in grado di condizionare i miei gesti e le mie parole. Senza Risveglio non c’è assenza della paura di morire, e in presenza della paura di morire non ci può essere libertà di espressione. L’Attenzione adagiata in maniera delicata ma allo stesso tempo inesorabile sulle quotidiane attività della macchina, provoca tre effetti particolari: Primo. L’ESSERCI – ossia la coscienza che osserva – progressivamente si disidentifica dalla macchina stessa. Detto in altre parole, a forza di osservare l’apparato psicofisico, diveniamo qualcosa di diverso dall’apparato psicofisico. Secondo. La macchina viene progressivamente portata nello stato di veglia. Terzo. La macchina con il tempo è costretta a modificare naturalmente quei comportamenti che non sono più funzionali allo stato di veglia. In altre parole, diventiamo diversi. L’Attenzione va portata in maniera particolare sul corpo.Questo fa sì che la mente – o almeno un “centro” ben preciso all’interno di essa (ma non è qui il caso di addentrarsi in particolari di fisiologia occulta) – venga impiegata per il Lavoro di osservazione. Questo tacita la mente e libera il campo, in misura progressivamente sempre maggiore, alla Presenza Volontaria e alle Emozioni Superiori (=l’attività del Cuore, ossia il centro emozionale superiore). Queste due funzioni non possono svilupparsi fino a quando noi in quanto anime restiamo affascinati dal dialogo interno della mente, la “voce nella testa” che ci accompagna tutto il giorno, il flusso del pensiero associativo che ci tiene schiacciati nel nostro sonno. L’Attenzione orientata al proprio corpo sospende il flusso del pensiero associativo – un bazar di preoccupazioni o fantasie – che tiene la coscienza, l’ESSERCI, ancorato alla macchina. L’Attenzione interrompe il segnale che collega anima e personalità e che tiene la prima schiava della seconda. Grazie all’Attenzione l’anima si emancipa dalla macchina biologica. Il corpo rappresenta la via più breve e più sicura, poiché il mentale e l’emozionale ci trascinano tra il passato e il futuro – persi in fantasie, ricordi e proiezioni – ma il corpo no, il corpo è sincero: è sempre QUI ed è sempre ORA. Tornare a lui con l’Attenzione significa tornare al momento presente. È il modo più certo per non perdersi nell’ambiente illusorio del sogno. È il “filo di Arianna” che ci conduce fuori dal labirinto. Ciò che pensiamo è un sogno (alle volte un incubo), ciò che proviamo emozionalmente è un

sogno… ma il corpo è reale e non mente. L’applicazione dell’Attenzione richiede Volontà, la quale si sviluppa attraverso gli esercizi di »ricordo di sé« che illustro nei miei due libri Risveglio e La Porta del Mago. D’altronde l’acquisizione di libero arbitrio pretende lo sviluppo della Vera Volontà nell’essere umano. Non è qualcosa che può essere dato dall’esterno e non accadrà per il solo fatto che una certa percentuale dell’umanità lo avrà raggiunto. Per quanto a qualcuno possa apparire strano – e questo la dice lunga sul suo livello di coscienza – risvegliarsi è differente dall’insegnare a delle scimmie come si sbucciano le patate!Ciò che si ottiene in maniera meccanica non può che essere di natura meccanica. Il libero arbitrio non è meccanico e può essere ottenuto solo per mezzo di sforzi volontari e protratti.

Unicamente una dura Disciplina – paragonabile a un addestramento di arti marziali – mi ha permesso di distogliere il mio sguardo meccanico da pensieri ed emozioni, ai quali avevo sempre concesso un’importanza spropositata, per incanalarla nell’osservazione delle attività motorie della mia macchina. Questa Disciplina da monaco-guerriero mi ha portato a separare i miei processi mentali da ciò che io sono veramente… risvegliandomi. È stata dura come allenarsi per partecipare alle Olimpiadi, in quegli anni ho rinunciato a tante cose, ma ricordo quel periodo come il più bello e il più avventuroso della mia vita. Sia l’interno che l’esterno faranno di tutto per tenerci nel sonno. Le preoccupazioni, le ansie, i progetti, le fantasie, le speranze… i malesseri e i benesseri interiori… remeranno ogni giorno contro i nostri sforzi per svegliarci, distraendoci. Le persone intorno a noi, i rumori, i colori, gli slogan, i pericoli e le attrazioni, il sedere di un bell’uomo o di una bella donna… faranno di tutto per distogliere la nostra Attenzione – l’unica arma in nostro possesso – dalla macchina biologica. Sarà come passeggiare dentro un luna park affollato, mentre mentalmente proviamo a risolvere un’equazione. La macchina esegue un vasto numero di movimenti che sono fuori dal nostro controllo. Si gratta, tamburella, si sposta, si morde la lingua, si tocca… mentre guida, mentre cammina, mentre parla, anche mentre tiene conferenze sul Risveglio, sulla spiritualità, sull’identità con l’Uno. [Assistere a un relatore che parlava con veemenza di risveglio al suo pubblico, mentre periodicamente,

obbedendo a una meccanicità profonda, la sua mano andava con gesti inconsapevoli a strizzare ora la zona genitale ora la zona dei glutei… è stato per me esilarante, e mi ha fatto capire fino a che punto in questo periodo storico il bisogno di ottenere delle risposte da parte delle persone stia ormai rasentando la disperazione.] Guidare con uno sforzo volontario l’Attenzione sulle molteplici attività dell’apparato psicofisico ci consente di conoscerlo. Ci permette di far emergere a livello cosciente ciò che prima restava inconsapevole. Osservare in diretta – proprio mentre sta accadendo – cosa succede alla nostra macchina quando è in imbarazzo, quando è arrabbiata o si sente impotente, risulta essere un esercizio di importanza capitale! Mentre passeggiamo, parliamo, guidiamo, prendiamo il caffè… ricordiamoci di osservare consapevolmente come si muove il nostro corpo. Adagiamo l’Attenzione su quello splendido apparato che ci è stato messo a disposizione dalla vita. All’inizio e per un lungo periodo di tempo basterebbe portare avanti con giusta Disciplina e sufficiente Forza di Volontà questa attività di osservazione per ottenere risultati straordinari in termini di risveglio della macchina. Vi assicuro che funziona, non perché mi rifaccio a una scuola tradizionale o perché me lo hanno suggerito dei maestri, ma per il semplice motivo che io l’ho sperimentato sulla mia pelle e ha funzionato… e oggi sono un’anima immortale, un Figlio del Momento. Io sono la prova vivente che applicandosi si può ottenere il Risveglio. Ma quanti oggi sono capaci di addestrarsi tutti i giorni tutto il giorno, come antichi praticanti di Arti Marziali?

Come si muovono le nostre mani? Qual è l’espressione del volto? Quali posture assume la macchina per manifestare quell’emozione? I muscoli della spalle sono contratti? Sentiamo caldo al plesso solare, o nel volto, o un senso di oppressione al centro del petto? Provate, per esempio, prima a portare l’Attenzione e poi a rilassare i muscoli del corpo nel bel mezzo di un’arrabbiatura, a cominciare da quelli del viso. Questo vi costringerà a essere presenti. Quali muscoli stiamo contraendo inutilmente mentre facciamo l’amore? Perché teniamo la fronte aggrottata alla stregua di un ominide primitivo che sta sfruttando l’ultima occasione possibile per riprodursi? Questo genere di osservazione dovrebbe rappresentare la prassi nello studio delle Arti Marziali. Le Arti Marziali, come suggerisce l’espressione stessa, dovrebbero forgiare guerrieri e guerriere, non solo di nome ma anche di fatto: individui che governano la loro macchina, sanno vivere nel Momento e hanno sviluppato un Cuore aperto. Ma so che ciò non accade, se non in alcune rare scuole tenute da individui che stanno essi stessi svolgendo un lavoro di Risveglio. Salvatore Brizzi
Re Interiore: L’ATTENZIONE E’ LA PORTA D’ ORO