Respira a pieni polmoni

7 MARZO 2016

 
Come mai non respiri a pieni polmoni? 
I tuoi polmoni hanno seimila alveoli che devono essere riempiti, ma tu respiri in modo così superficiale che solo duemila si ossigenano, quattromila rimangono stagnanti, pieni di anidride carbonica morta; e questo causa milioni di malattie. 
Riduce la durata della tua vita, indebolisce il tuo spirito, distrugge la tua intelligenza. 
Osho.

Strategie interessanti

4 MARZO 2016

 
E a volte puoi mettere in atto
delle strategie interessanti: se sei arrabbiato, fa’ una cosa:
chiudi la narice destra e inizia a respirare con la sinistra; e nel
giro di qualche secondo vedrai che la rabbia scompare. 
Infatti, per essere in collera occorre essere nella parte maschile del
proprio essere. 
Provaci e rimarrai sorpreso: il semplice cambiare
la respirazione, passando da una narice all’altra, opera

un cambiamento di estrema importanza.

osho

Shatkarma, le pratiche di purificazione: Kapalabhati.

“La miseria non ancora venuta
può e deve evitarsi”

(Patanjali-sutra 16, 2° pada)

Kapalabhati: respirando, il cranio ‘riluce’.
Concludiamo con Kapalabhati la serie dedicata alle pratiche di purificazione dello Yoga, di cui questo famoso pranayama è parte integrante.
E non a caso ne parliamo durante ‘la bella stagione’ perché, a finestre spalancate e con arie meno inquinate, l’esecuzione risulta più facile, più spontanea e davvero rigenerante.
Ma torniamo un attimo al titolo e al suo significato: Kapalabhati vuol dire ‘lucentezza del cranio’, lasciando intendere con questa immagine la sensazione di freschezza che si avverte nella porzione frontale del cervello e ‘quell’aura’ luminosa che distingue chi sta praticando.
L’aura corrisponde a una maggior ossigenazione globale dei neuroni (corteccia cerebrale) e a un’intensa stimolazione positiva dell’ipotalamo/sistema limbico (particolarmente sollecitati dall’espirazione intensa, enfatizzata e ripetuta a lungo) che presiede al benessere emozionale.
Secondo lo Hatha Yoga Pradipika:
“Inspirazione ed espirazione debbono avvenire rapidamente, con il rumore del mantice di un maniscalco. Questa è la vera pratica di kapalabhati che rimuove l’eccesso di muco dal corpo”.
Al contrario di ciò che accade con Bhastrika, in Kapalabhati solo l’espirazione è forzata, mentre l’inspirazione è passiva: ed è per questo che all’espirazione forzata collaborano intensamente i muscoli addominali che aiutano l’espulsione dell’aria dai polmoni.
L’espirazione forzata di Kapalabhati viene chiamata ‘colpo di mantice’.
L’intero processo deve avvenire rapidamente grazie all’attività dei muscoli addominali, mentre i movimenti del busto sono minimi.

Tecnica.
Seduti in una posizione confortevole – che può essere padmasana, siddhasana, swastikasana o semplicemente vajrasana – e con il busto perfettamente eretto – ad occhi chiusi, si inpira lungamente attraverso il naso, poi si espira quasi completamente; da ultimo, si eliminerà quel po’ di aria residua con una breve espirazione forzata (come se ci stessimo soffiando il naso, seccamente e rumorosamente) e una contrazione addominale.
La successiva inspirazione sarà passiva, breve, grazie alla distensione dei muscoli addominali e senza sforzo alcuno.
Si continua in questo modo, con intense espirazioni forzate e rumorose, e brevi inspirazioni silenziose e spontanee: inizialmente, contando, si faranno 10-20 ripetizioni consecutive.
All’ultima espirazione seguirà una profonda inspirazione completa accompagnata da ‘maha banda‘ – la grande contrazione – che comprende moohla bandha, uddhyana bandha e jalandhara bandha.
Si trattiene il respiro a lungo (antara kumbhaka) e poi si espira.
Si continua con una nuova serie di Kapalabhati e poi con un’altra ancora.
La Tradizione dice che ogni ciclo di Kapalabhati dovrebbe essere costituito da 160 ‘colpi di mantice’ e i cicli debbono essere 3.
Dunque 360 ‘colpi di mantice’.
E, per chiarezza e per ulteriori riflessioni, il 360° deve avere la stessa potenza e regolarità del primo.
Dunque niente avventure e sforzi irriflessivi ma costanza e continuità nella pratica: ciò comporta un aumento graduale di 5-10 respirazioni la settimana e ritenzioni del respiro sempre più lunghe ma non estreme.

Precauzioni.
Ogni pratica dello Yoga va svolta sempre lontana dai pasti ma quelle di pranayama, in particolare, richiedono cautela per le molte interferenze tra il sistema respiratorio e quello digestivo.
Dunque i pranayama vanno eseguiti almeno 3-4 ore dopo i pasti e, se il cibo ingerito è stato abbondante, la distanza dal pasto deve essere aumentata.

Benefici.
Notoriamente Kapalabhati pulisce/purifica i polmoni, promuovendone l’elasticità e migliorando gli scambi tra ossigeno e anidride carbonica.
E’ un’ottima pratica per rimuovere la stanchezza mentale ed è consigliabile a tutti coloro che soffrono di asma, bronchiti croniche e disturbi respiratori recidivanti.
Di fatto è anche un eccellente strumento di educazione e riabilitazione respiratoria.
Mentre, quale propedeutico alla meditazione, Kapalabhati elimina dalla mente una quantità di pensieri, emozioni, sentimenti e immagini che solitamente la affollano e impediscono di ‘vedere chiaro’.
Ossia di far emergere le nostre potenzialità, i nostri veri obiettivi e la pace profonda che ci dovrebbe sempre accompagnare.

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Sostanze impalpabili

“Gli occhi di un uomo possono svolgere due funzioni:
la prima è vedere l’energia così come fluisce nell’universo
e la seconda è ‘guardare’ le cose di questo mondo.
L’una non è migliore dell’altra, ma addestrare gli occhi
solamente a guardare è una rinuncia inutile e disonorevole.”
(Don Juan Matus)

I maestri del Pranayama cioè dello Yoga che controlla il prana insegnano che questa energia è mutevole, e che il prana usa mezzi diversi per muoversi. Se lo immaginiamo come una corrente elettrica, vediamola scorrere dentro diversi tipi di conduttori perciò vediamola circolare in fili di ferro, di rame o in altri metalli.

Così avviene con il flusso del prana che circola nel sangue, si muove nel respiro e pulsa nei canali nervosi. Perciò dobbiamo immaginare che, un prana molto concentrato possa circolare senza avere bisogno di nessun mezzo di conduzione, perciò che quel tipo di prana possa muoversi nello spazio cosmico.

Il prana non è solo la forza che scorre nel sangue, nei canali energetici e nelle condutture nervose ma, principalmente, è la forza primaria della vita universale. Il prana del respiro è l’energia più semplice da osservare, perché è la forza vitale che percepiamo meglio.

Il tantra insegna a gestire le energie del corpo, perché esse governano tutto l’equilibrio dell’organismo. Secondo queste dottrine, riconoscendo le energie più grossolane possiamo aumentare la nostra sensibilità, perciò possiamo accedere a forme di energia sempre più raffinate.

Perciò dobbiamo sapere che il prana non è solo la forza del sangue, l’energia del corpo e la forza dei nervi, ma che è una forma di energia molto più complessa. E il rapporto tra i canali dei nervi, i vasi sanguigni e il collegamento con i chakra confermano il perfetto intreccio tra funzioni organiche, psichiche e spirituali.

Questi concetti sono espressi nella dottrina delle 5 guaine dove viene detto che siamo formati da 5 involucri di densità sempre crescente. Tutte le guaine tendono a cristallizzarsi intorno al nucleo interno. Verso il centro convergono tutte le forze interiori, perché lo spazio interno è privo di oggetto e qualificazioni perciò è incommensurabile.

La prima guaina, perciò la più esterna e densa è il corpo fisico costruito con il cibo. Questo involucro è contenuto da una guaina più sottile e delicata che è nutrita dall’aria del respiro. L’impalpabile involucro è fatto di prana e aderisce al corpo formando un corpo eterico che ha la stessa forma del corpo fisico a cui aderisce.

La terza guaina è fatta di una sostanza ancora più impalpabile, perché è il corpo di pensiero che è strutturato dalla nostra personalità, perciò è l’involucro che viene formato e nutrito dal pensiero attivo. La quarta guaina è quella del corpo che viene formato dal corpo della coscienza potenziale che si estende oltre il pensiero attivo per abbracciare la totalità delle nostre capacità spirituali.

L’ultimo involucro è un corpo che contiene tutte le guaine precedenti, infatti è il corpo della suprema e universale coscienza. Questo corpo elevato è nutrito e rinforzato solo dalla gioia esultante, perciò è un corpo che viene percepito solo nello stato di illuminazione e nella meditazione più elevata.

Tutte queste guaine non sono corpi distinti, ma vanno pensati come corpi uno racchiuso nell’altro per proteggere un denso nucleo centrale. Le guaine sono conduttori di energie che si compenetrano e si intrecciano. Nella natura vediamo tutte le sfumature delle composite forme di coscienza, perciò vediamo le coscienze raffinate e le coscienze dense e materialistiche legate alla semplice percezione materiale.

Queste cinque guaine si compenetrano, infatti le guaine sottili contengono le più dense, perciò le guaine più impalpabili contengono un nucleo molto solido. Così come vediamo che il corpo fisico si rinforza con il cibo, così il prana aumenta con la forza del pensiero fino ad influire e condizionare la forma materiale del corpo.

Il pensiero, il respiro e il corpo fisico sono sostenuti dal corpo che contiene la profonda coscienza delle esperienze passate. Nel corpo mentale è raccolto e conservato tutto il materiale da cui il pensiero attinge per trovare la sostanza che usa per le sue creazioni. La coscienza profonda va pensata come lo spazio della subcoscienza o dell’inconscio.

Negli stati avanzati di meditazione, le funzioni subconscie, funzioni sottili e fisiche vengono penetrate e trasformate dalla fiamma dell’ispirazione e dalla gioia spirituale. Questo stato di beatitudine è la vera natura dell’uomo ed è la base della coscienza. Su questi concetti si basa lo Yoga del Fuoco Interiore che, in tibetano, è chiamato gtum-mo.

Solo il corpo spirituale che nasce dall’ispirazione più elevata può armonizzare queste guaine. Lo sviluppo del corpo di materia spiritualizzata sarà l’involucro dell’essere integrato e armonioso del futuro. In futuro avremo l’immortalità fisica che oggi è negata, perché siamo troppo identificati con i valori inferiori delle nostre parti parziali e incomplete. Finché non andremo oltre queste limitazioni saremo soggetti alla sofferenza, alla malattia e alla morte.

E’ un errore pensare che la vita umana sia una condizione negativa, perché è una benedizione. Non dobbiamo sprecare l’occasione di vivere nel prezioso corpo umano, e dobbiamo amare il corpo sostenuto dal cibo terreno, perché un corpo così limitato è avvolto e protetto da corpi più spirituali e perfetti.

Il corpo umano vive tra il cielo e la terra proprio per essere il campo in cui si svolge il dramma psico-cosmico. I maestri orientali lo sapevano perciò insegnarono a essere consapevoli del respiro, perché l’elevazione inizia con la spiritualizzazione della materia.

L’attenzione concentrata sul respiro conduce al punto che segna il confine tra il lato conscio e l’inconscio, tra la materia grezza e quella raffinata, tra le funzioni volontarie e quelle automatiche. E la possibilità di accrescere la coscienza è la perfetta natura dell’uomo.

La meditazione inizia controllando il respiro, perché l’evoluzione è la trasformazione delle funzioni automatiche in funzioni coscienti. È la coscienza che permette di essere lo strumento delle forze spirituali, infatti il livello della coscienza condiziona la qualità del prana che si riesce a gestire.

Lo Yoga del respiro insegna che il respiro è la prima forma di energia, perché entra in noi fin dalla nascita, perciò è il collegamento tra corpo e spirito. Secondo gli insegnamenti dzogchen nella tradizione bon, tutti gli elementi cosmici creano e mantengono, continuamente, il microcosmo dell’organismo umano.

Originariamente, nello spazio primordiale, si manifestarono cinque luci che sono 5 aspetti limitati dell’immensa luminosità primordiale. Esse sono le cinque pure luci del livello più sottile degli elementi, perciò sono le prime energie da cui derivano tutte le altre forme di energia, compresa quella della luce.

Le 5 luci divennero poi elementi grezzi, naturali e fisici che, nel microcosmo umano, sono ancora presenti come energie che agiscono nella materia. Nell’uomo, la carne viene associata alla terra, il sangue all’acqua, il calore metabolico al fuoco, il respiro all’aria, e la coscienza allo spazio. Tutto il nostro organismo è creato e sostenuto da 5 energie che svolgono azioni e funzioni diverse.

C’è il prana ascendente che è collegato alla terra, il prana della forza vitale che è collegato allo spazio, il prana sottile simile al fuoco che è collegato al fuoco, il prana diffuso che è collegato all’aria, e il prana discendente che è collegato all’acqua. Un tipo di prana può prevalere o essere carente, perciò può avere una forma più “sottile” oppure più “grossolana.”

L’azione del prana può essere ridotta oppure amplificata con un addestramento specifico, perciò quelle caratteristiche saranno rese più evidenti dalle tendenze che mostriamo. Ogni tipo di prana governa specifici organi fisici e le loro funzioni, ma esso agisce anche nell’aspetto emotivo, mentale e spirituale dell’intero organismo.

Il prana ascendente è quello che attiva l’acutezza dei sensi, che sostiene il pensiero e che aumenta la conoscenza. Questo prana è collegato alla terra, perché sostiene l’attività del cervello che è la funzione più terrena dei sensi e della conoscenza. Il prana vitale è quello che rafforza la vitalità dell’organismo ed è concentrato nel cuore, perché il cuore e la forza procedono sempre insieme.

Il prana che aumenta la vitalità è l’energia che rende più acuta la nostra percezione e tutte le funzioni cognitive. Il prana simile al fuoco è quello dell’energia che governa il metabolismo e la digestione. Esso viene rafforzato da ciò che mangiamo, perché è il prana che regola la temperatura del corpo. Questo è il prana che è sviluppato nello Yoga del Fuoco Interiore. Il prana simile al fuoco è il tipo di energia che va purificata per accendere il fuoco psichico interno, che è il fuoco che permette la beatitudine.

Il prana diffuso che viene associato all’aria è l’energia che fluisce in tutto il corpo e che collega tutte le nostre parti energetiche. Il fatto che il nutrimento entra negli intestini e nutre il sangue, mentre i nervi portano le informazioni sensoriali, mentre il corpo svolge altre attività complesse, avviene per merito dell’azione di questo prana.

Il prana discendente è l’energia che governa le attività escretorie e offre la capacità di godere del sesso, perché è il prana che scorre nel chakra segreto localizzato dietro gli organi sessuali. Secondo i maestri dzogchen, tutto il corpo umano è percorso da luci sfavillanti di colori diversi e queste cellule luminose vengono percorse dal “vento” delle energie.

Forse non è importante studiare tutte le sfumature con cui le nostre funzioni si intrecciano in ambiti fisici e psicologici, individuali e universali, materiali e spirituali. L’essenziale è amare la perfezione della vita e la complessa struttura umana. Così vediamo che le energie non sono basate solo sulla materia grezza, perché il corpo di carne e sangue che indossiamo è il prodotto del linga sarira ossia del corpo eterico, da cui il nostro involucro più denso è emerso.

Buona erranza

Sharatan


http://lacompagniadeglierranti.blogspot.it/2014/01/sostanze-impalpabili.html

Comincia tutto con un bel respiro

Devapath ci parla di sé e del suo lavoro.

Comincia tutto con un bel respiro, la vita, l’amore,  la celebrazione, la meditazione.

Da giovane avevo una vita intensa, ma intrisa di serietà: la prima relazione importante, gli esperimenti di vita comunitaria, il movimento degli studenti, gli studi di medicina e la specializzazione in psicosomatica. Presto mi ritrovai senza fiato, con una grande sensazione di vuoto. Il viaggio in India e l’incontro con Osho, nel 1979, cambiò tutto. Immergersi nell’amore e nella meditazione e non sapere cosa sarebbe successo il momento dopo mi dava un gran senso di benessere. C’era una moltitudine di persone che danzavano, si abbracciavano, ridevano o piangevano, celebravano. Una sensazione travolgente, un’intensità mai provata prima. Saltare in questa mia nuova vita era troppo bello ed emozionante… sì, c’era la paura, ma non il tempo di avere paura: c’era da celebrare e meditare.

Dall’attacco di cuore all’attacco d’amore

Molti anni dopo, nel 1990, sono di nuovo in India e celebro il mio compleanno. Osho arriva in Buddha Hall, dove partecipiamo tutti alla meditazione serale, per un breve saluto, poi ci lascia ad ascoltare in silenzio un suo videodiscorso. Sono sei mesi che la sua salute si sta deteriorando e questa sera appare ancora più fragile del solito.
Era l’ultima volta che lo vedevo nel corpo!
La sera successiva, sempre seduto nella Buddha Hall, vengo a sapere che il mio amato maestro ha lasciato il corpo. Sono scioccato, paralizzato, mi si ferma il respiro, la mente si rattrappisce: “Questa è la fine!”. Quando mi riprendo, ricordo che Osho ha detto che la risata e la danza sono più appropriate delle lacrime per celebrare la liberazione di un amico dalla prigione del corpo. Mamma mia, è di nuovo tempo di celebrare!
La celebrazione della morte di Osho è il paradosso supremo della mia vita. In realtà è il momento che mi ha insegnato di più sull’arte di celebrare. Sento ancora la sua risata cosmica da qualche parte in questo vasto universo. La gioia sembra davvero molto più appropriata di una sofferenza infinita.
Perché non prendere la vita, il lavoro, la relazione come un gioco? Perché non giocare con le nevrosi, invece di subirle? Perché non respirare profondamente e imparare a godere di quel che ci regala la vita, invece di lamentarci per quello che in tutti i casi ci porta via? Perché avere un attacco di cuore, quando se ne può avere uno d’amore? Ma come faccio a superare la mia serietà, la competizione, la gelosia e tutto il resto… e ricominciare a giocare?

Prezioso come un diamante

Se lo chiedete a me, vi dirò che la chiave è il respiro! Ci ho impiegato un bel po’ a rendermene conto…
Viaggio molto, ho una vita interessante e incontro centinaia di persone durante training, workshop o eventi in tutto il mondo. Ma sempre in compagnia di un buon amico: il respiro! Respirare a New York, o su una spiaggia caraibica – o in Messico o nella meravigliosa campagna toscana quando d’estate sono a Miasto – durante una meditazione dinamica o kundalini, mi aiuta sempre a godere del mio corpo, a rientrare in contatto con la mia vitalità, a mantenermi in forma… e magari ad aprire il petto con un bell’urlo primario.
È incredibile come il respiro rimanga a tutt’oggi un diamante nascosto nella nostra vita. Travolti dalla fretta e dalla frenesia, rimaniamo insensibili al gioiello più bello che abbiamo in noi. Che con tanta facilità ci può donare salute, ricchezza e bellezza, se solo impariamo a sentirlo, e ci rilassiamo di nuovo. Respirare bene ci ripulisce, ossigena ed energizza il corpo. Ci mantiene in salute e di buon umore. È medicina preventiva! Respirare bene ci schiarisce la mente e riporta in equilibrio le emozioni. Uno degli effetti più ignorati del lavoro psicologico è il ritorno a una respirazione libera, non impedita dalle tensioni. Se respiriamo bene, la nostra sensibilità si affina e possiamo iniziare il nostro viaggio di scoperta interiore. Il modo in cui respiriamo mostra come viviamo e ci relazioniamo.

Respirare è amore

Inspirare ed espirare è come nascere e morire. Respirare in armonia e in equilibrio mi riporta in contatto con un profondo senso di fiducia. Crea un’atmosfera d’amore dentro e fuori, che anche gli altri avvertono. Il neonato si sente al sicuro se respira in armonia con la madre. L’amore della madre lo aiuta a respirare nella pancia in modo profondo e rilassato. Il respiro naturale accade all’inizio con la ma­dre e diventa il cordone ombelicale che ci collega alla vita.
Nelle relazioni, il respirare in ar­monia è per me la chiave dell’intimità. Le protezioni scompaiono e l’amore di­venta il mio respiro interiore. Mi sembra che la potenza dell’amore scaturisca da quella del respiro. Senza il respiro mi sento come un albero senza radici sbattuto dal vento, timoroso di crollare da un momento all’altro. L’amore è terapeutico, ma ha bi­sogno del sostegno del respiro. Il corpo, il respiro, il sesso sono l’inizio del cammino dell’amore e della meditazione. Cercare di amare senza aver prima conosciuto i piaceri del corpo è come cercare di cavalcare senza il cavallo. Rientrare in contatto con il corpo, sentirne la bellezza e aprirsi al ritmo naturale del respiro ci permette di abbandonare vecchie paure e goderci la vita a tutti i livelli, da un orgasmo sessuale alla gioia orgasmica della meditazione.
“All you need is love!” Questa indimenticabile canzone dei Beatles tocca ancora i nostri cuori. Tutti cerchiamo la magia dell’amore, al di là dei drammi emotivi e dei milioni di illusioni che complicano le nostre relazioni. Secoli di respiro trattenuto e di falsi miti sull’amore ci hanno regalato solo problemi. Più di ogni altra cosa, il mondo moderno ha bisogno di una nuova dimensione dell’amore che coinvolga tutta la Terra. Per me, un abbraccio d’amore, uno sguardo d’amore e un respiro d’amore sono alchemici!

Fate un bel respiro e preparatevi a innamorarvi di nuovo della vita!
http://www.oshoba.it/oshotimes/index.php?option=com_content&view=article&id=847&Itemid=67