Il mondo mi sembra un grande manicomio


*Osho,
dopo essere stata qui con te per un po’, il mondo mi sembra un grande manicomio e questo posto mi appare come l’unico manicomio in cui possiamo diventare sani. Come possiamo impedire a noi stessi di ritornare a essere matti quando torniamo nel mondo? La follia è molto contagiosa e, fino ad ora, ogni volta che sono tornata nel mondo, non ho fatto altro che tornare a essere ciò che tutti definiscono “normale”.

È certamente un grande problema per tutti i sannyasin quando tornano nel mondo: se restano come sono qui, saranno certamente considerati anormali, inadeguati. Potrebbero perdere il posto di lavoro, la moglie o il marito, potrebbero perdere tutto. E potrebbero ritrovarsi in un manicomio. Quindi tutti fanno esattamente quello che fai tu: quando sei nel mondo, sii normalmente pazza, adeguati al suo stile.

Solo una cosa devi ricordare: che è una recita, che agisci così semplicemente per non creare problemi inutili a te stessa e agli altri. E puoi farlo, perché ci sei stata nel mondo, conosci tutti i suoi ruoli. Non hai bisogno di farti istruire. Hai vissuto tutta la vita in quella grande gabbia di matti e conosci il suo linguaggio, il suo stile, il suo funzionamento. Recita! Non devi diventare normale, basta che agisci come se lo fossi. Nel profondo di te ricorda che quella è la follia.

In altre parole, adattati alla società con consapevolezza. Con consapevolezza, in modo che la tua coscienza resti al di sopra e non ci sia alcun compromesso per quanto la riguarda.

Nel mondo, se le donne usano il rossetto, puoi farlo anche tu, non c’è alcun problema, anche se è brutto. Ma che altro puoi fare se il mondo ha le labbra dipinte?

È meglio adattarsi e essere normale. Basta che ricordi dentro di te una chiara divisione tra ciò che stai recitando e ciò che è la tua realtà. Dovrai nasconderti dietro a una personalità. Qui puoi lasciare la personalità fuori dal cancello ed essere un vero individuo, ma nel momento in cui esci dal cancello, indossa l’abito della personalità; è assolutamente giusto, non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Quando sei nel mondo non metterti a raccontare le esperienze che hai vissuto qui, altrimenti la gente penserà che stai diventando una svitata, che nella tua testa qualche rotella è andata fuori posto. Se inizi a parlare di estasi, beatitudine, silenzio, amore, ti ascolteranno, ma non riusciranno a capire. E non è colpa loro. Quando torni in mezzo alla gente, parla la sua lingua, a meno che non ti trovi con qualcuno con cui è possibile condividere le esperienze, che ne ha qualche idea, che è entrato in qualche spazio interiore. Magari può non aver raggiunto il massimo, ma ha iniziato e allora c’è qualche possibilità.

I Sufi, a causa di questo problema, sono stati in clandestinità per milleduecento anni, perché i musulmani sono persone fanatiche. Il sufismo è nato nelle aree islamiche del mondo. È l’essenza pura dell’Islam, ma solo per coloro che ne hanno una comprensione profonda. In caso contrario, appare addirittura contrario all’islamismo. La religione organizzata di superficie è sempre contraria ai suoi stessi fondamenti. È sempre contraria persino ai propri fondatori. Il giainismo è contro Mahavira, il buddhismo è contro il Buddha e il cristianesimo è contro Gesù, per il semplice motivo che queste persone erano ribelli, e ciò che hanno detto era impossibile da organizzare. Le loro parole sono state diluite, le loro parole dovevano essere interpretate; le loro parole dovevano essere modificate per adattarsi alla collettività esistente. Dovevano essere “normalizzate”. Il cristianesimo è normale, Gesù non lo è. Gesù appartiene a questa compagnia, appartiene alla nostra carovana e qui sarebbe completamente in sintonia. Persino se arrivasse con la sua croce, nessuno si stupirebbe e nessuno si opporrebbe. Anzi, qualcuno probabilmente lo aiuterebbe a posare la croce e sedersi: “Non ne hai bisogno qui, puoi lasciarla fuori!”. Qui chiunque è assolutamente benvenuto. Ma nell’Islam, come in qualsiasi religione organizzata, sarebbe un problema.

I Sufi erano i veri musulmani, ma Al-Hillaj Mansoor è stato ucciso, Sarmad è stato ucciso. E poi i Sufi hanno dovuto entrare in clandestinità. Non c’era altro modo. E “entrare in clandestinità” può essere inteso nel senso che hanno iniziato a comportarsi normalmente. Con la società si comportano esattamente nel modo in cui la società si aspetta da chiunque.

Incontrare un mistico Sufi è molto difficile e magari è seduto di fronte a te. Magari è il calzolaio, o il falegname, il ceramista… Potrebbe essere chiunque, ma normale. Magari gli sei passato accanto molte volte. E se chiedi in tutto il vicinato: “Ho sentito che c’è un mistico Sufi in questo quartiere” persino la gente del luogo non sa chi sia. Ti diranno: “Non conosciamo nessun Sufi”, a meno che non incontri qualcuno che appartiene alla sua stessa cerchia… E potrebbero essere solo poche persone, una decina di persone al massimo, a conoscere la vera realtà dell’uomo. Si incontrano nel bel mezzo della notte, in segreto. Se incontri qualcuno per caso… Se ti metti a cercare, prima o poi incontrerai qualcuno e se si convincerà che sei veramente un ricercatore, ti dirà: “Chiederò il permesso al maestro e ti accompagnerò al primo incontro”. Poi tornerà a dirti: “Il tal giorno, durante la notte, all’ora tale, vieni con me”. E ti porterà in un luogo dove con tua sorpresa vedrai dodici persone sedute attorno a un uomo che hai visto ogni giorno, per tutto il tempo in cui hai cercato il maestro Sufi. Non è altri che il calzolaio, ma ora non veste più quei panni, veste l’abito di un re. E quelle dodici persone gli sono sedute attorno in profonda devozione e amore, e tutta l’atmosfera sprigiona quella fragranza.

Per milleduecento anni, migliaia di mistici Sufi hanno vissuto una vita normale nel corso della giornata, e nel bel mezzo della notte, per un’ora o due ore, si incontravano con persone in grado di comprendersi a vicenda e di rivelare i propri cuori.

Quindi, fuori di qui, comportati in modo normale, ma ricorda che è solo una recita, perché non vuoi causare dei fastidi inutili nella società, senza d’altra parte trarne alcun vantaggio per te.

Tom va dal capufficio e gli dice: “Domani posso avere il pomeriggio libero? Devo andare al funerale di mia nonna”.

“Ma non hai già chiesto un pomeriggio libero, un paio di mesi fa, per la morte della nonna?” risponde il capufficio.

“Sì” replica Tom “ma il nonno si è sposato un’altra volta!”.

In questo mondo folle, dove i nonni si risposano, comportati allo stesso modo. Non attirare l’attenzione della gente, perché ti criticheranno, ti condanneranno. Hanno lapidato le persone, senza alcuna pietà, sono incapaci di provare compassione. Non c’è alcun bisogno di provocare la loro rabbia e la loro violenza. Non c’è alcun bisogno di diventare un martire.

Il tuo obiettivo è quello di raggiungere la tua realizzazione, silenziosamente. Se il giorno non è il momento giusto per te, non c’è bisogno di preoccuparti: ci sono fiori che si aprono solo di notte, quando tutti sono andati a dormire.

Uno dei fiori più profumati d’India è la Regina della Notte. Sono fiori piccolissimi, ma fioriscono a migliaia, allo stesso tempo. Tutto l’albero diventa pieno di fiori. E sono così profumati…

In un posto in cui ho vissuto ne avevo un albero proprio di fronte alla mia casa. I miei vicini avevano iniziato a lamentarsi per l’albero, dicendo: “Devi tagliarlo, perché non riusciamo a dormire, il profumo è troppo forte”. Tutto il quartiere si riempiva di fragranza.

Feci la stessa domanda a molti giardinieri: “Questo è un fiore che si chiama Regina della Notte. Ci deve essere un albero parallelo che schiude i suoi fiori durante il giorno. Se esiste un fiore come la Regina della Notte, ci deve essere anche un fiore che si chiama Re del Giorno”. Ma nessun giardiniere è mai riuscito ad aiutarmi a trovarlo.

Io l’ho trovato in Kashmir. Ero sicuro che ci fosse un fiore parallelo, perché nell’esistenza c’è sempre un equilibrio. La Regina della Notte è una donna, quindi ci deve essere un uomo, un fiore maschile. E sono rimasto sorpreso di scoprire che il maschio era molto scarso. Era esattamente lo stesso tipo di fiore, ma di dimensioni più grandi, dimensioni “maschiliste”. E i suoi fiori sbocciavano a migliaia nel corso della giornata, ma non profumavano.

Quindi non preoccuparti: non hai bisogno di esporti alla luce del sole nel mondo comune, o ti ritroverai in guai inutili. Continua a crescere dentro, e stai attenta a non identificarti con la tua farsa. È solo un ruolo che interpreti, e lo interpreti per compassione, perché non vuoi disturbare nessuno. E la tua vera crescita è interiore.

I Sufi sostengono che la preghiera dovrebbe accadere nel bel mezzo della notte, quando persino le persone che vivono in casa con te sono addormentate. Nessuno deve sapere che preghi. La tua preghiera sarà soltanto un sussurro tra te e l’ignoto, non c’è bisogno di esibirla.1

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Tratto da: Osho, The New Dawn #7

Osho: Fai solo ciò che ti piace.


Mi piacerebbe darvi una tecnica. È una tecnica molto semplice, ma all’inizio sembra molto difficile. Se la provate, scoprirete che è semplice. Se non la provate e vi limitate a pensarci, apparirà molto difficile. La tecnica è: fai solo ciò che ti piace. Se non ti piace, non farlo. Prova, perché questa gioia viene solo dal tuo centro. Se fai qualcosa e ti piace, cominci a riconnetterti con il centro. Se fai qualcosa che non ti piace, sei disconnesso dal centro. La gioia nasce dal centro e da nessun altro luogo. Quindi usalo come criterio di paragone, e sii fanatico a questo riguardo! Cammini per strada… all’improvviso ti accorgi che non ti stai godendo la camminata. Fermati. Basta, non devi continuare. Quando qualcosa ti piace, sei centrato. La gioia è solo il suono dell’essere centrato. Se qualcosa non ti dà gioia, sei fuori centro. Allora non forzarla; non ce n’è bisogno. Se la gente pensa che sei matto, lascia che pensi che sei matto. Entro pochi giorni scoprirai, per esperienza diretta, come eri lontano da te stesso. Stavi facendo mille cose che non ti piacevano, eppure le facevi lo stesso perché ti era stato insegnato così. Stavi adempiendo ai tuoi doveri. Il centro è accessibile quando sei caldo, quando fluisci, ti sciogli nell’amore, nella gioia, nella danza, nella delizia. Dipende da te. Continua a fare solo quelle cose che ami veramente fare e che ti danno gioia. Se non ti piacciono, smetti. Trova qualcos’altro che ti dia gioia. Ci dev’essere pur qualcosa che ti piace. Non ho mai incontrato una persona a cui non piace nulla. Ci sono persone alle quali magari non piace una cosa o un’altra o un’altra ancora, ma la vita è vasta. Non rimanere legato; rimani fluido. Lascia che l’energia scorra di più. Lascia che fluisca, che si incontri con le altre energie che ti circondano. In un’energia che fluisce, diventi di colpo integrato. Il segreto sta nel trovare qualcosa che comincia a darti gioia. Tutte le volte in cui ti piace qualcosa, sei in armonia con te stesso e in armonia con l’universo, perché il tuo centro è il centro di tutto. Entro pochi giorni verranno stabiliti molti contatti con il centro, e allora comprenderai cosa intendo quando ripeto in continuazione che quello che cerchi è già dentro di te. Non è nel futuro. Non ha nulla a che fare con il futuro. È già qui e ora, sta già accadendo.

Osho

Osho: L’intelligenza dell’amore.


“Non sono un santo, non ho niente a che fare con la spiritualità. Tutte quelle categorie per me sono irrilevanti. Non puoi assegnarmi ad una categoria, non puoi incasellarmi. Una cosa soltanto si può dire, e cioè che tutto il mio lavoro è quello di aiutarti a liberare quell’energia chiamata intelligenza dell’amore. Se l’intelligenza dell’amore inizia a scorrere, sei guarito.” Osho

Osho: Inizia a dare amore.


Tutti vogliono essere amati: questo è il modo sbagliato di procedere. Invece di chiedere: “Dammi amore”, inizia a dare amore. Dimenticati di prendere e dai – e ti garantisco che riceverai moltissimo. Non devi affatto pensare a prendere. Nemmeno indirettamente ti devi preoccupare del fatto che stai ricevendo oppure no. Questo sarebbe già sufficiente a turbarti. Dona, perché dare amore è stupendo – prenderlo non è altrettanto bello. Questo è uno dei segreti.
Dare amore è l’esperienza più bella che puoi fare, perché allora sei un imperatore. Ricevere amore è un’esperienza molto limitata, e appartiene al mendicante. Non essere un mendicante; almeno nel regno dell’amore sii un imperatore, perché è una qualità inesauribile che possiedi dentro di te. Puoi dare quanto vuoi; non devi preoccuparti che possa finire. Non verrà mai il giorno in cui potrai dire: “Mio Dio, non ho più amore da dare”.
Dai amore a chiunque capiti – un estraneo. Non è che devi dar via cose costose, dare una mano a qualcuno sarà sufficiente. Tutto ciò che fai nelle ventiquattr’ore dovrebbe essere fatto con amore, e allora il dolore che ora provi nel cuore scomparirà. Quando sarai amorevole, la gente ti amerà; è una legge naturale: ricevi ciò che dai. Anzi, ricevi più di quanto dai. Impara a dare, e scoprirai che tante persone che prima non ti avevano mai nemmeno guardato, che non si erano mai occupate di te, saranno amorevoli verso di te.
Non si tratta nemmeno di limitarsi solo agli esseri viventi. Puoi toccare questa sedia con mano amorevole. Dipende tutto da te, non dall’oggetto. In questo modo troverai un grande rilassamento; il tuo sé – che è un fardello – scomparirà e ti scioglierai nel tutto. Condividi il tuo amore, senza preoccuparti di chi lo riceve. Dallo, e scoprirai una pace e un silenzio straordinari. Diventerà la tua meditazione.

Osho

Osho: Celebrare


Celebrare è la base del mio modo di vivere, non la rinuncia ma la gioia. Godi di tutta la bellezza, la gioia, di tutto ciò che la vita ti offre, perché questa vita è un dono di dio. Per me, vita e dio sono sinonimi. Anzi, vita è una parola migliore di ‘dio’. Quest’ultimo è solo un termine filosofico, mentre la vita è reale, esistenziale. La parola ‘dio’ esiste solo nei testi sacri. È una parola, una semplice parola. La vita è dentro di te e al di fuori di te, negli alberi, nelle nuvole, nelle stelle. L’esistenza intera è una danza della vita. Ama la vita. Ama la vita totalmente, ubriacati del divino attraverso la vita. Io amo la vita appassionatamente, per questo insegno a celebrare. Tutto va celebrato, tutto va vissuto e amato. Per me nulla è mondano e nulla è sacro. Tutto è sacro, dal gradino più basso della scala al più alto: dal corpo all’anima, dal fisico allo spirituale, dal sesso al samadhi tutto è divino!

Osho: Vivere pericolosamente


Non pensare in funzione delle comodità, pensa in termini di libertà. Non pensare in funzione della sicurezza, pensa in termini di maggior vitalità. E l’unico modo per essere più vitale è vivere pericolosamente, rischiare e lanciarsi nell’avventura. E la più grande avventura per l’uomo è raggiungere il centro del proprio essere.

Osho: L’intera esistenza sta danzando


Ad eccezione dell’uomo, l’intera esistenza sta danzando. L’intera esistenza vive in un ritmo estremamente rilassato: certo, esiste il movimento, ma è estremamente rilassato. Gli alberi crescono e gli uccelli cantano e i fiumi scorrono e le stelle danzano nel cielo: tutto si muove in maniera estremamente rilassata. Nessuna fretta, nessuna furia, nessuna preoccupazione e nessuno spreco… ad eccezione dell’uomo. L’uomo è caduto vittima della sua mente.

Osho: Le cose reali.


Delle cose irreali possono mettere in moto cose reali, ricordalo. Se pensi che siano vere, per te funzionano come una realtà – solo per te. È una realtà da sogno, ma può avere effetto su di te, può influenzare tutta la tua vita, il tuo intero stile di vita. L’ego non esiste; nel momento in cui diventi un po’ più attento, consapevole, conscio, non troverai l’ego da nessuna parte; sarà una fune che erroneamente hai scambiato per un serpente; non troverai il serpente da nessuna parte.

La morte non esiste, la morte è irreale. Ma puoi crearla: puoi crearla creando la separazione. Arrendersi significa abbandonare l’idea di separazione: la morte scompare automaticamente, la paura non esiste più e l’intera fragranza della tua vita cambia. Allora ogni momento è di una tale cristallina purezza, purezza di delizia, gioia, beatitudine. Allora ogni momento è eternità. E vivere così è poesia, vivere momento per momento senza ego è poesia. Vivere senza ego è grazia, è musica; vivere senza ego è vivere, vivere veramente. Io chiamo quella vita poesia: la vita di uno che si è arreso all’esistenza.

E ricorda, lasciamelo ripetere di nuovo: quando ti arrendi all’esistenza, non stai rinunciando a qualcosa di reale. Stai semplicemente rinunciando a una falsa nozione, semplicemente rinunci a un’illusione, a maya. Stai rinunciando soprattutto a qualcosa che non hai mai avuto, e abbandonando ciò che non hai, arrivi a possedere ciò che hai.

Sapere “sono a casa, vi sono sempre stato e sempre vi sarò,” è un momento di grande rilassamento. Sapere “non sono un estraneo, non sono escluso, non sono sradicato; appartengo all’esistenza e l’esistenza appartiene a me,” fa sì che tutto diventi calmo, quieto e immobile. Questa immobilità è arrendersi.

Osho: Ho una totale fiducia nell’esistenza


Ho una totale fiducia nell’esistenza, se le mie parole contengono una qualche verità, mi sopravviveranno. Per trentacinque anni ho continuato a parlare, senza uno scopo. Con tutto quel parlare avrei potuto facilmente diventare primo ministro, o presidente della repubblica, senza sforzo alcuno. Parlando così tanto avrei potuto fare di tutto… e che cosa ci ho guadagnato? Ma innanzitutto non cercavo un guadagno: mi piaceva. Era la mia opera d’arte, era il mio canto, la mia poesia. Proprio quegli attimi, quando io sto parlando e vedo che fra di noi si è creata un’intima comunicazione – una comunione – quei momenti quando vedo che i vostri occhi si illuminano, che avete capito, compreso… mi danno una tale gioia profonda che non credo possa essere superata da niente altro.