Manipolazioni…

28/02/2017

Risultati immagini per indiani d'america«Il termine giusto per definire il modo in cui le scelte delle masse vengono fatte oscillare da una parte piuttosto che da un’altra è “manipolazione”. […] Dopo tutto le masse sono ingenue e credono a ciò che viene detto loro. Le loro priorità nella vita non sono fare le indagini approfondite e confrontare le cose vere. Preferiscono adagiarsi sulle argomentazioni dello stato, che dice che la legge è legge […]
Fino a quando verrà utilizzata la tattica di istillare la paura nelle masse, si otterranno le risposte volute. […] »

Tratto da: Prigionieri dell’uomo bianco di: Ray Allen, Fernando E. Caro

http://eliotroporosa.blogspot.it/2017/02/manipolazioni.html 

Trump fa partire i lavori per l’oleodotto sulle terre indigene: i Sioux resistono tra la neve

13/02/2017

proteste sioux (2)In campagna elettorale Donald Trump aveva promesso che avrebbe fatto di tutto per rilanciare l’economia del petrolio e del gas. Ora che è presidente ha deciso di cominciare dando via libera dal progetto più controverso di tutti: il Dakota Access Pipeline, ovvero l’oleodotto di 1700 chilometri che deve passare tra le terre sacre degli idiani Sioux e sotto al fiume che è la loro unica fonte di acqua potabile, il Missouri.
Si tratta di un’area che rappresenta un ecosistema molto delicato, dal quale dipende la vita di circa 50mila indiani d’america (ma che complessivamente porta acqua a 17 milioni di americani) e che un’eventuale incidente petrolifero potrebbe danneggiare irrimediabilmente.
In dicembre il genio militare aveva deciso di non approvare la costruzione del tratto di oleodotto che sarebbe dovuto passare sotto ai territori indigeni, dando mandato alla compagnia di studiare dei percorsi alternativi, riconoscendo che il tracciato del Dakota Access Pipeline avrebbe messo in pericolo le riserve d’acqua degli insediamenti della nazione indiana del North Dakota.
Donald Trump ha invece firmato un odine esecutivo che ordina di intraprendere la costruzione dell’opera nel suo trattato originario, decidendo così di non tenere in considerazione la negativa valutazione di impatto ambientale, né le proteste del popolo Sioux che da otto mesi resiste alla costruzione del Dakota Access.
I cantieri per il completamento dell’ultimo tratto dell’opera, che in totale costerà 3,8 miliardi di dollari ed a regime trasporterà 570mila barili di petrolio al giorno,  sono stati riaperti ieri mattina.
I Sioux hanno confermato che non accettaranno la decisione e non rimarranno passivi di fronte all’ennesivo abuso subito dai “bianchi” nel corso della loro storia. Le manifestazione sono riprese, così come i presidi per impedire fisicamente l’avanzamento del cantire.
Nel frattempo una delle tribù Sioux che si batte contro la costruzione dell’oleodotto Dakota Access ha presentato ricorso in tribunale nel tentativo di fermare l’autorizzazione del governo. I Cheyenne River Sioux si sono appellati alla Corte federale della capitale Washington, ribadendo come il progetto violi i diritti della nazione Sioux sanciti nei trattati.
Mentre l’associazione Standing Rock Rising (che riunisce tutte le tribù Sioux) ha fatto appello alla solidarietà internazionale, chiedendo a tutti di firmare una petizione da indirizzare a tutte le banche che finanziano il progetto per costringerle a ritirare i fondi dall’opera. La lista è piuttosto lunga (la trovate a questo link) e comprende anche l’italiana Intesa San Paolo.
http://www.dolcevitaonline.it/trump-fa-partire-i-lavori-per-loleodotto-sulle-terre-indigene-i-sioux-resistono-tra-la-neve/

Il giorno della memoria “corta” – l’ olocausto indiano che nessuno vuole ricordare !!

Venerdì 27 Gennaio 2017

Il giorno della memoria “corta” – l’ olocausto indiano che nessuno vuole ricordare!!

Il 27 gennaio si celebra l’ormai noto “giorno della memoria” ricordando lo sterminio nazista degli ebrei.

Ma noi vogliamo ricordare un altro genocidio volutamente dimenticato, infatti nessun telegiornale di regime ne parla, né tanto meno si sente parlarne nei nostri libri di storia usati a scuola o sarebbe il caso di chiamarla “sQuola”..

Perché il massacro dei nativi americani non viene ricordato?

Forse perché non fa notizia? Non frutta soldi? Non sono stati scritti diari delle memorie in merito? O forse perchè gli stessi che domani verseranno lacrime per le vittime dei campi di sterminio nazisti, solo gli stessi che qualche generazione fa portarono morte, abusi e violenza, laddove regnava un popolo LIBERO? Un popolo senza prigioni né delinquenti, un popolo in armonia con la Natura…

Vi riporto una testimonianza scioccante:

“Il massacro dell’Acqua Azzurra”

“Vedevo gli indiani che cercavano di fuggire in tutte le direzioni, trascinandosi bambini, donne sanguinanti, uomini già chiaramente morti, ma che le loro squaw non volevano abbandonare…

La Cavalleria sopravveniva alle loro spalle e li spingeva verso i soldati appiedati che tiravano su di loro con calma, caricando e ricaricando a turno i moschetti… Quelli che riuscivano a fuggire, venivano inseguiti e finiti dai dragoni a cavallo…

I guerrieri cantavano il canto di guerra e si lanciavano contro i soldati, cadendo dopo pochi passi tra pallottole che ronzavano dappertutto come vespe furiose…
Cinque figure accovacciate sotto un cespuglio saltarono fuori, aprendosi le vesti sul seno per fare vedere ai soldati che erano donne, ma i soldati le inseguirono facendole a pezzi, tagliando via prima un braccio, poi una gamba e divertendosi a mozzare i loro seni con le sciabole…

Un gruppo di donne, saranno state cinquanta o sessanta, si erano rifugiate in una piccola grotta e mandarono fuori una bambina piccola con uno straccio bianco in mano per chiedere pietà…
La bambina fu subito decapitata da un fendente di sciabola…

I soldati sembravano impazziti, correvano e sparavano e mutilavano…

C’era chi mutilava anche i morti, tagliando via i testicoli ai maschi e dicendo che ne avrebbero fatto una borsetta per il tabacco… Qualche ufficiale gridava basta, fermatevi in nome di Dio, siete soldati dell’esercito degli Stati Uniti, ma quegli uomini non erano più soldati, erano diventati come cani idrofobi…

(Capitano John Todd a proposito del massacro dell’Acqua Azzurra, 1855)

Sono passati ormai quasi 200 anni da quel terribile quanto inutile massacro..L’uomo bianco è sempre lo stesso..ignorante e criminale come allora, ora gli “indiani” sono diventati le popolazioni della Palestina, dell’ Iraq, del Libano, dell’Afghanistan, della Somalia, della Siria,dell’ Iran…

L’uomo bianco che conquistò l’America dei nativi con la violenza, ora uccide per il petrolio, esporta democrazia, guerre…Quell’uomo bianco ora sventola la bandiera stelle e strisce…il genocidio continua..Eppure non ci sono giorni della memoria per tutte queste vittime innocenti..

Ora tocca a noi, figli di quell’uomo bianco tanto ignorante e violento, porre fine a questa catena…

Il giorno della memoria “corta” – l’ olocausto indiano che nessuno vuole ricordare !!

Fonte: Scienza di Confine

http://lapillolarossa15.altervista.org/olo1074-2/

Gli Indiani d’America popolavano l’intero continente americano, dalle gelide lande dell’Alaska fino alla punta meridionale del continente, la Terra del fuoco, gelide terre in prossimità dell’Antartico. L’olocausto compiuto nei confronti di questi popoli, non fu solo lo sterminio di milioni di persone, ma fu anche qualcosa di più profondo, ovvero la totale distruzione delle loro avanzatissime culture, molto più in contatto con la natura, la conoscenza delle piante e le leggi dell’universo. Per avere un’idea della loro meravigliosa etica vedi il “Codice Etico dei Nativi Americani”.

Il massacro iniziò praticamente pochi anni dopo la scoperta del continente americano (solo Colombo ne ucccise circa mezzo milione) e si concluse alla soglia della Prima Guerra Mondiale. Quindi si sviluppò lungo un periodo di tempo molto vasto e difficilmente delimitabile. Le modalità del genocidio sono state molte e diverse, dall’eccidio vero e proprio di intere comunità, sterminate sistematicamente con le armi, da eserciti regolari o da soldataglie criminali assoldate alla bisogna per mantenere pulita l’immagine dei governi ufficiali,  alla distruzione delle piante e degli animali per impedire che gli indiani si nutrissero.