Il Sistema – La Quarta Via (cap. 1)

Questo lavoro è un continuo ricominciare. Ogni volta che si compie uno sforzo, si rinforza un po’ la muscolatura spirituale; si ricomincia daccapo, come un bambino che impara a camminare, e questo lavoro è infinitamente più difficile e complesso. Ma i risultati sono garantiti.”
A. R. Orage 1
L’idea principale del Sistema – la Via descritta da Gurjieff e da chi lo ha seguito – è che noi non usiamo nemmeno una piccola parte delle nostre possibilità ed energie. Abbiamo in noi, per così dire, un’organizzazione grandissima ed efficientissima ma non sappiamo come usarla, come se avessimo una casa enorme piena di magnifici mobili, con una biblioteca e parecchie altre stanze, ma vivessimo nel seminterrato e nella cucina da cui non possiamo uscire. Quando qualcuno ci dice ciò che questa casa ha sopra, non gli crediamo, o ne ridiamo, o chiamiamo le sue parole superstizione, fiabe o fantasie.2
Uomo macchinaAlcuni assunti del Sistema qui utilizzato non ricorrono in nessun altro, se non in forma mascherata nel Nuovo Testamento o nelle scritture buddiste. Alcuni principi, come quello del ricordare se stessi, possono essere già stati messi in pratica, tuttavia fare la stessa cosa senza sapere che cosa quella cosa è e a che cosa serve, produce risultati diversi. Arrivarci nella teoria ma non nella pratica, o nella pratica senza teoria, non conduce alla verità.3
Il Sistema qui esposto mette in luce essenzialmente le menzogne che ognuno racconta a se stesso, prima tra tutte quella di considerarsi con un unico Io, o quella per cui coltivare le emozioni negative sia inevitabile e necessario. Questi aspetti non possono essere eliminati, tuttavia quando il lavoro comincia invece di essere presenti ventiquattro ore su ventiquattro essi iniziano a diventare leggermente meno presenti. Durante le prime fasi del lavoro analizzare è impossibile perché non si sa abbastanza, perciò da principio è necessaria l’osservazione di quanto emerge, osservazione e nulla di più.4
I TIPI DI SCUOLA
Le scuole non sono tutte uguali, per un certo tipo di persone è necessario un certo tipo di scuola, per un altro tipo altre.
Migliaia di anni fa gli uomini arrivarono all’idea che l’uomo può cambiare, che può acquisire qualcosa che non aveva. Ciò che può acquisire è stato espresso in maniere diverse e affrontato da angoli diversi, ma l’idea generale è sempre la stessa: l’uomo si può sviluppare, può acquisire qualcosa di nuovo. Ecco allora che vennero create tre divisioni, tre tipologie di Via:
  • LA VIA DEL FACHIRO
È una Via lunga, difficile e insicura. Il fachiro lavora sul corpo fisico, per vincere il dolore fisico.
  • LA VIA DEL MONACO
Questa Via è più breve, più sicura e precisa. Richiede determinate condizioni, ma soprattutto richiede fede.
  • LA VIA DELLO YOGI
È la Via della conoscenza e della consapevolezza. Quando parliamo di Yogi parliamo in realtà soltanto di Jnana-Yoga, che è lo Yoga della conoscenza, che insegna a pensare in categorie differenti da quelle di spazio-tempo e di causalità, e di Raja Yoga, che è il lavoro sull’essere, sulla consapevolezza.
Sebbene sotto vari aspetti queste strade siano assai efficaci, la loro caratteristica è che fin dal primo momento in cui ci si imbatte in una di loro, bisogna rinunciare a tutto. Se viene conservata anche solo un piccolo aspetto della propria vita, non le si può seguire. Ecco perché esiste un’altra Via, maggiormente focalizzata sul lavoro interiore piuttosto che sulla rinuncia:
  • LA QUARTA VIA
La Quarta Via è una strada speciale, non assimilabile alla combinazione delle altre. Non è basata sulla rinuncia esteriore delle cose in quanto il suo assunto principale sul basa sul fatto che una persona deve iniziare il lavoro nelle stesse condizioni in cui si trova perché proprio quelle condizioni sono le migliori per ottenere qualcosa e, successivamente e se necessario, per diventare capace di cambiarle.
Sotto parecchi aspetti questa Via si dimostra più difficile delle atre poiché nulla è più arduo del cambiare se stessi internamente senza cambiare esternamente.
Nella Quarta Via una persona non deve credere a nulla ma deve essenzialmente apprendere.5
TEORIA E PRATICA DELL’APPARATO UMANO
Di tanto in tanto ci dava degli esercizi facili, “da asilo” diceva lui. Ci disse di scrivere un elenco di quelle che secondo noi erano le nostre caratteristiche positive o “buone”, e a fronte un elenco delle negative o “cattive”; di mettere via il foglio e di rileggerlo un paio d’anni dopo. Feci la lista e me ne dimenticai. La ritrovai fra le altre carte due o tre anni dopo e la lessi. Fu uno shock vedere che nessuna di quelle che avevo ritenuto buone caratteristiche – e la lista era piuttosto lunga – esisteva davvero; le mie vere caratteristiche erano quasi esattamente l’opposto di quelle buone. Avevo visto la realtà – la realtà su me stesso – capovolta. Io ero sottosopra e capovolto.6
Il Sistema appartiene ad una classe di Insegnamenti che considerano l’essere umano come un essere incompleto e lo studiano dal punto di vista del suo sviluppo.
Si parte dal presupposto che l’uomo non sia ciò che l’uomo stesso suppone di essere: ci attribuiamo parecchie qualità che non possediamo, prima tra tutte il fatto di essere consci. L’essere umano non è conscio, non può avere un’unità, né individualità, né un ego o un “io”. Tutte queste cose sono inventate dall’uomo per conservare l’illusione della consapevolezza. L’uomo può essere conscio, ma attualmente non lo è.
Questo Sistema capovolge tutto ciò che sappiamo o a cui abbiamo mai pensato. Per renderci conto del punto in cui normalmente si trova l’apparato umano, possiamo pensare ad una carrozza e ad un aeroplano. Un aeroplano ha parecchie possibilità che una carrozza non ha, tuttavia può essere usato come una carrozza. Sarebbe molto poco adatto, scomodo e assai costoso, ma lo si può sempre agganciare a dei cavalli e camminarci sulla strada. Supponendo che l’uomo che possiede l’aeroplano non sappia che ha un motore e che può muoversi da solo, e supponendo che apprenda che invece è possibile che lo faccia, ne consegue che presto potrebbe fare a meno dei cavalli e usarlo come una macchina. Anche la funzione della macchina è inadatta all’aeroplano, ma usufruirà di alcuni vantaggi aggiuntivi. L’uomo, studiando il motore, potrebbe giungere al punto di capire che l’apparato potrebbe volare: ecco cosa noi stiamo facendo a noi stessi, ci usiamo come una carrozza mentre potremmo volare.
Per quale ragione il nostro aeroplano non può volare? La prima ragione è che non conosciamo la macchina, come essa funzioni e come metterla in moto. La seconda ragione è che, come risultato di questa ignoranza, la macchina funziona ad una velocità molto lenta. Per seguire pienamente le idee e i metodi del Sistema dunque, è necessario riconoscere ed essere d’accordo su due punti:
  • il lento livello della consapevolezza,
  • l’assenza pratica di volontà e individualità nell’uomo.
Il raggiungere la consapevolezza è collegato con la graduale liberazione della meccanicità, perché l’uomo, così com’è, è interamente e completamente sotto leggi meccaniche.7
Con le parole di Gurdjieff:
Sì, è possibile smettere di essere una macchina, ma per questo è necessario prima di tutto conoscere la macchina. Una macchina, una vera macchina, non conosce se stessa e non può conoscersi. Quando una macchina conosce se stessa, da quell’istante ha cessato di essere una macchina; per lo meno non è più la stessa macchina di prima. Comincia già ad essere responsabile delle proprie azioni.8
Il primo passo nell’acquisizione della consapevolezza sta nel rendersi conto che non si è consapevoli, accompagnata dal superamento dell’illusione di essere svegli. Quando ci rendiamo conto di essere addormentati, vediamo che tutta la storia è fatta da gente addormentata. Uomini addormentati combattono, fanno leggi; altrettante persone addormentate li ubbidiscono o li disubbidiscono.
Le nostre peggiori illusioni sono le idee sbagliate tra cui viviamo e che governano la nostra vita. Se potessimo cambiare il nostro atteggiamento verso queste idee sbagliate e comprendere cosa sono, ciò sarebbe da solo un grande cambiamento che muterebbe immediatamente le cose.9
PREDISPOSIZIONE AL LAVORO
Per le persone che possono intraprendere seriamente un lavoro, tutto ciò che è possibile sapere con i mezzi ordinari sull’idea di esoterismo, sull’idea di conoscenze nascoste, sulle possibilità di una evoluzione interiore dell’uomo e così via, non dovrebbero apparire come qualcosa di interamente nuovo; altrimenti, diventa difficile parlare loro.
Può essere anche utile avere ricevuto una preparazione scientifica o filosofica. Se un uomo ha una solida conoscenza religiosa, questo può anche essere utile. Ma se aderisce ad una forma religiosa particolare senza comprenderne l’essenza, incontrerà grandi difficoltà.
In generale quando un uomo non sa quasi nulla, ha letto poco, ha pensato poco, è difficile parlare con lui. Tuttavia, se ha una buona essenza, c’è per lui un’altra via e si può fare a meno di ogni conversazione; ma in questo caso dovrà essere obbediente, dovrà rinunciare alla sua propria volontà.
Per avvicinarsi con serietà a questo insegnamento occorre essere stati precedentemente delusi, occorre avere perso ogni fiducia innanzi tutto in sé stessi, cioè nelle proprie possibilità, poi, in tutte le vie conosciute. L’uomo non può sentire ciò che vi è di più valido nelle nostre idee se non è rimasto deluso da tutto quello che ha fatto, da tutto quello che ha cercato. Se era un uomo di scienza, deve essere stato deluso dalla scienza. Se devoto, deluso dalla religione. Se dedito alla politica, deluso dalla politica. Se filosofo, deluso dalla filosofia. Se occultista, deluso dall’occultismo; e così via.
Bisogna però comprendere esattamente che cosa tutto ciò significa; se si dice, per esempio, che un devoto deve essere stato deluso dalla religione, questo non vuoi dire che abbia dovuto perdere la fede. Al contrario, questo significa che egli deve essere stato deluso soltanto dall’insegnamento religioso ordinario e dai suoi metodi. Comprenderà allora che la religione, così come viene insegnata ordinariamente, non è sufficiente per alimentare la sua fede e non può condurlo da nessuna parte.
Non importa quel che un uomo faceva prima o che prima l’interessava. Quando arriva al punto di essere deluso dalle vie accessibili, vale allora la pena di parlargli della Quarta Via, poiché può venire al lavoro. Ma se egli continua a pensare di poter trovare qualche cosa con l’abituale modo di vivere, o di non aver ancora esplorato tutte le vie, o di potere, da solo, trovare o fare qualsiasi cosa, ciò significa che non è ancora pronto.
Non vi è che una sola cosa incompatibile con il lavoro, ed è l’occultismo professionale. Tutti questi spiritualisti, tutti questi guaritori, chiaroveggenti od altri, e persino la maggior parte di coloro che li seguono, non devono sentire troppo di tali idee, poiché si servirebbero di tutto ciò che avranno imparato, per imbrogliare la gente.
In definitiva, coloro che non hanno cercato o che non stanno attualmente cercando, non ne hanno bisogno. E quelli che non si sono ancora scottati, non ne hanno ugualmente bisogno.10
LA CONDIZIONE PRIMARIA DEL LAVORO
La condizione imprescindibile per intraprendere il lavoro è rendersi conto del proprio stato presente. Quando uno si rende conto che inganna se stesso, che è addormentato e che la propria casa è in fiamme, permanentemente in fiamme, e che è soltanto per caso che il fuoco non ha raggiunto la sua stanza proprio in quel momento, quando uno si rende conto di ciò, egli vorrà fare sforzi per svegliarsi e non si aspetterà nessuna ricompensa speciale.
Poiché non ci rendiamo conto che la nostra casa è in fiamme ci aspettiamo sempre una ricompensa speciale. Cosa si può fare nel sonno? Si possono avere soltanto sogni diversi: sogni buoni, sogni cattivi, ma nello stesso letto.
I sogni possono essere differenti, il letto è lo stesso.11
________________________________
1 In C.S. Nott, Insegnamenti di Gurjieff, Lantana Editore, 2011 (pg. 196).
2 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 8).
3 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 141).
4 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 206).
5 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 120 e sgg.).
6 C.S. Nott, Insegnamenti di Gurdjieff, Lantana Editore, 2011 (pg. 196) (pg 124).
7 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 38 e sgg.).
8 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 23).
9 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 38 e sgg.).
10 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1974 (pgg. 269-172).
11 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 314-5)

LA TECNICA DEL RICORDO DI SE’, Gurdjieff

Non mi stancherò di dirtelo… Se non ti senti pronto, non leggere quest’articolo!

“ La quarta via non richiede che ci si ritiri dal mondo non esige la rinuncia a tutto ciò che formava la nostra vita. Essa comincia molto più lontano che non la via dello yogi. Ciò significa che bisogna essere preparati per impegnarsi nella quarta via e che questa preparazione deve essere acquisita nella vita ordinaria, essere molto seria e abbracciare parecchi aspetti differenti.”

Georges Ivanovič Gurdjieff

La quarta via di Guerdjieff si concretizza in:
Via del Fachiro la quale si esplicita sull’acquisizione della volontà e la trasformazione delle energie sulla base di intensi sacrifici fisici;
Via del Monaco centrata sulle sofferenze emozionali, la lotta tra il bene il male, tra peccato e santità;
Via dello Yogi perseguendo la quale si produce una “supercoscienza” attraverso delle tecniche mentali.
L’educazione dell’uomo moderno occidentale è incompleta: fisico, emozione e intelletto non sono sufficientemente educati e soprattutto non sono coordinati secondo Georges Ivanovič Gurdjieff

In questo stadio l’uomo non ha la possibilità di attingere al proprio potenziale e sopratutto non è in grado di percepire l’unico vero tempo esistente: il Momento Presente.

L’esistenza è ridotta ad un perenne “sonno ipnotico”, come visto! La società, composta da persone addormentate, vive in un perenne sonno collettivo il quale è causa di eventi tragici, come lo stesso Bennet ci ricorda chiamando questo fenomeno “Sonno della coscienza”.

La triade ben nota che sviluppa la conoscenza, ovvero azione, volontà ed essere è conquistata solo con un lavoro serio sull’individuo ed ha come beneficio un organico sviluppo di chi la persegue.

Lo scopo è rafforzare la volontà dell’adepto il quale abbandonerà le smanie del proprio ego per concepire che, abbandonarsi ad una volontà Sovrannaturale, che sia vista come la volontà di Dio, che sia vista come la volontà e l’intelligenza che governa il creato, che sia vista come l’Etica Universale è necessario e poco importa quale essa sia.
Quello che Gurdjieff ci ha trasmesso è l’importanza di riprendersi la propria posizione e senso di appartenenza in un universo organico e vivente, dove non si vive semplicemente per un senso di casualità ma perché si è parte di una progettualità.

Il risveglio della consapevolezza implica la scoperta del proprio progetto personale.

Il primo passo per raggiungere questa consapevolezza è attivare il “Ricordo di se” attraverso l’ “Attenzione divisa”.

Quando compiamo dei gesti abitudinari, a lavoro, a casa, per strada non siamo presenti. Il pensiero si auto-alimenta e ruba energia. Il pensiero per poter sopravvivere è costretto a farlo. La tua vocina interiore che costantemente ed interrottamente comunica con te stesso e ti proietta verso eventi futuri, per questo immaginari, e passati, spesso deformati, succhia energia, non permette di allinearsi con il Momento presente e non favorisce una coordinazione sufficiente tra fisico, emozioni ed intelletto.

Il problema è che lo fai da sempre! Il problema è che ormai non te ne rendi più conto.

Se da quando nasci ti insegnassero che quello per gli altri è il colore rosso tu lo dovrai chiamare verde, oggi per te sarebbe normale chiamare verde quello che tutti chiamano rosso e saresti sorpreso del contrario.

Quella vocina, i tuoi pensieri, sono da sempre con te e da sempre si auto-alimentano in maniera meccanica e tu senza essertene mai reso conto, semplicemente, non sei mai stato libero preda di tempeste emotive che provocano frustrazione, sconforto o addirittura rabbia ed hai sempre vissuto in uno stato di sonno anche da sveglio da sempre.

Il primo passo è bloccare questo fiume di pensiero ma non è semplice.

Scegli una parte della giornata relativamente tranquilla, magari che non sia durante la tua giornata lavorativa.

Alla stessa ora, io ad esempio lo faccio alle 19:15, tutti i giorni, aiutati con una sveglia per ricordarti, senza saltare un solo giorno per 28 giorni, per 10 minuti, mentre stai facendo qualunque cosa, parlare, lavare i piatti, camminare, guidare, una qualsiasi delle faccende di routine di tutti i giorni, semplicemente presta attenzione a quello che fai, aiutandoti e ripetendoti “Io sono qui e sto facendo….”.

Nella migliore delle ipotesi resterai così per non più di 2 minuti, se esci da questo stadio non preoccuparti, finisci i 10 minuti semplicemente riprendendo e ricordandoti che dopo questo periodo è lo sforzo non il risultato che ti premierà, ti spiegherò la prossima volta perché!

Adesso sai…. inizia ci vediamo dall’altra parte!

http://divinetools-raja.blogspot.it/2012/09/la-tecnica-del-ricordo-di-se-gurdjieff.html 

Insegnamenti di Gurdjieff alla figlia Reyna

 gurdjieff
Fissa la tua attenzione su te stessa.
Sii cosciente in ogni istante di ciò che pensi, senti, desideri e fai.
Finisci sempre quello che hai iniziato.
Fai quello che stai facendo nel migliore dei modi possibili.
Non t’incatenare a niente che alla lunga ti distrugga.
Sviluppa la tua generosità senza testimoni.
Tratta ogni persona come se fosse un parente stretto.
Metti in ordine quello che hai disordinato.
Impara a ricevere, ringrazia per ogni dono.
Smetti di autodefinirti.
Non mentire né rubare, se lo fai, menti e rubi a te stessa.
Aiuta il tuo prossimo senza renderlo dipendente.
Non occupare troppo spazio.
Non fare rumore né gesti innecessari.
Se non la possiedi, imita la fede.
Non lasciarti impressionare da personalità forti.
Non impossessarti di niente né di nessuno.
Distribuisci equitativamente.
Non sedurre.
Mangia e dormi lo strettamente necessario.
Non parlare dei tuoi problemi personali.
Non giudicare né discriminare quando non conosci la maggior parte dei fatti.
Non stabilire amicizie inutili.
Non seguire mode.
Non venderti.
Rispetta i contratti che hai firmato.
Sii puntuale.
Non invidiare i beni o gli esiti del prossimo.
Parla solo di ciò che è necessario.
Non pensare nei benefici che ti procurerà la tua opera.
Giammai minaccia.
Realizza le tue promesse.
In una disputa, mettiti nei panni dell’altro.
Ammetti che qualcuno ti superi.
Vinci le tue paure.
Aiuta all’altro ad aiutare sé stesso.
Vinci le tue antipatie ed avvicinati alle persone che desideri rifiutare.
Trasforma il tuo orgoglio in dignità.
Trasforma la tua collera in creatività.
Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza.
Trasforma la tua invidia in ammirazione per i valori dell’altro.
Trasforma il tuo odio in carità.
Non ti lodare né ti insultare.
Tratta ciò che non ti appartiene, come se ti appartenesse.
Non lamentarti.
Sviluppa la tua immaginazione.
Non dare ordini solo per il piacere di essere obbedito.
Paga i servizi che ti danno.
Non fare propaganda delle tue opere o idee.
Non cercare di risvegliare negli altri, sentimenti verso di te come: pietà, simpatia, ammirazione, complicità.
Non trattare di distinguerti per la tua apparenza.
Non contraddire mai, solo taci.
Non contrarre debiti, acquista e paga subito.
Se offendi qualcuno, chiedigli scusa.
Se l’hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.
Se ti rendi conto di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere in quell’errore per orgoglio e desisti immediatamente dai tuoi propositi.
Non difendere le idee antiche, solo perché fosti tu chi le enunciò.
Non conservare oggetti inutili.
Non decorarti con idee altrui.
Non fotografarti insieme a personaggi famosi.
Non rendere conto a nessuno; sii il tuo proprio giudice.
Non definirti mai per quello che possiedi.
Non parlare mai di te senza concederti la possibilità di cambiare.
Renditi conto che niente è tuo.
Quando ti chiedono la tua opinione su qualcuno o qualcosa, di solamente le sue qualità.
Quando ti ammali, invece di odiare quel male, consideralo tuo maestro.
Non guardare con la coda dell’occhio, guarda fisso.
Non dimenticare i tuoi morti, però riservagli un luogo limitato che gli impedisca invadere la tua vita.
Nel luogo in cui vivi, riserva sempre un posto a ciò che è sacro.
Quando realizzi un servizio non risaltare i tuoi sforzi.
Se decidi lavorare per gli altri, fallo con piacere.
Se dubiti fra fare e non fare, rischia e fa’.
Non trattare di essere tutto per il tuo compagno; ammetti che cerchi in altri ciò che tu non puoi dargli.
Quando qualcuno ha il suo pubblico, non accudire per contraddirlo e rubargli l’audience.
Vivi di soldi guadagnati da te.
Non ti invischiare in avventure amorose.
Non ti vantare delle tue debolezze.
Non visitare mai nessuno solo per riempire il tuo tempo.
Ottieni per distribuire.
Se stai meditando e arriva un diavolo, fai andare quel diavolo a meditare.

http://www.visionealchemica.com/insegnamenti-di-gurdjieff-alla-figlia-reyna/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=insegnamenti-di-gurdjieff-alla-figlia-reyna

L’ULTIMA ORA DELLA PROPRIA VITA

 Esercizio di Gurdjieff

Immagina di aver scoperto, in qualche modo, esattamente quando morirai… Immagina di avere solo pochi minuti, forse un’ora da vivere, Cosa faresti con quest’ora preziosa del tuo soggiorno sulla Terra? 
Saresti in grado di completare qualcosa in questa ultima ora, hai un’idea consapevole su come farlo?

Nel lasciar andare il tuo ultimo respiro ti sentiresti pienamente soddisfatto dalla consapevolezza di aver fatto tutto il possibile in questa vita per adempiere alla tua Missione ?

Probabilmente saresti costantemente presente, sempre vibrante, in attesa, come il figlio è in attesa del padre marinaio…

Se non sarai soddisfatto dell’ultima ora della tua vita, non lo sarai dell’intera tua vita. Morire significa attraversare qualcosa di irripetibile. 
Spendere il tuo prezioso tempo nel nulla significa privarti dell’opportunità di estrarre dalla vita quanto ha di più prezioso.

Attraversare questo mondo con la propria vita, dall’inizio alla fine, rappresenta un’altro aspetto dell’Assoluto. 

Tutti i maggiori filosofi si sono accuratamente preparati per l’ultima ora della loro vita. 

Nel mondo manifesto tutto ha il suo inizio e la sua fine. 
Nel mondo reale tutto è sempre presente e un bel giorno ti sarà permesso di dimenticare tutto e lasciare il mondo “per sempre”. 

Ed ora vi darò l’esercizio per prepararvi alla vostra ultima ora sulla Terra. Cercate di non fraintendere nessuna parola dell’esercizio.


Esercizio

Riconsiderate l’ora appena trascorsa come se si trattasse dell’ultima ora per voi sulla terra: vi siete appena resi conto che siete morti. 
Domandatevi: siete soddisfatti di quest’ora?

Ed ora riprendete vita e ponete in primo piano la vostra aspirazione. Nell’ora successiva (se avrete la fortuna di viverne un’altra) provate ad estrarre dalla vita qualcosa di più di quel che avete fatto nell’ora passata. Definite dove e quando avreste dovuto essere maggiormente consapevoli e dove avreste dovuto mettere più fuoco interiore.

Ed ora riaprite e spalancate i vostri occhi e con ciò voglio dire: aprite a voi stessi più possibilità, siate un po’ più coraggiosi di quanto siete stati nell’ora trascorsa. Poiché sapete che questa è la vostra ultima ora e che non avete nulla da perdere, cercate di ricavarne qualcosa di audace – almeno ora. Naturalmente non dovrete essere sciocchi rispetto a ciò. Conoscetevi meglio, guardate alla vostra macchina biologica come dall’esterno. Ora, mentre state morendo, non ha alcun senso mantenere reputazione e prestigio.


Ed ora avanti fino alla vostra reale ultima ora, coltivate costantemente l’aspirazione a ricevere quanto più potete dalla vita di ciò che ha valore, sviluppate la vostra intuizione. 

Prendetevi qualche momento ogni ora per guardare l’ora appena trascorsa, senza giudicare, e poi regolatevi in modo da estrarre qualcosa di più dall’ora successiva.


Se CONSIDERATE ogni ora come un’UNITA’ di VITA a SE STANTE, potete provare a fare del vostro meglio per usare ciascuna unità completamente. 

Sforzatevi e trovate il modo per farne qualcosa di più di ogni ora rispetto a quella precedente. 
Ma nel contempo siate consapevoli del fatto che vi siete presi cura dei debiti collezionati fino ad ora. Aumentate l’ascolto e la conoscenza di voi stessi ed incrementate anche l’abilità d’essere padroni di voi stessi, ciò cambierà il lavoro della vostra macchina che è sempre fuori dal vostro controllo. 
Queste abilità possono essere l’indice di cambiamenti reali. E’ assolutamente indifferente che cosa la macchina pensa di tutto ciò.

Gurdjieff

Re Interiore: L’ULTIMA ORA DELLA PROPRIA VITA

GEORGE IVANOVICH GURDJIEFF

 

Fissa la tua attenzione su te stessa.
Sii cosciente in ogni istante di ció che pensi, senti, desideri e fai.
Finisci sempre quello che hai iniziato.
Fai quello che stai facendo nel migliore dei modi possibili.
Non t’incatenare a niente che alla lunga ti distrugga.


Sviluppa la tua generositá senza testimoni.
Tratta ogni persona come se fosse un parente stretto.
Metti in ordine quello che hai disordinato.
Impara a ricevere, ringrazia per ogni dono.
Smetti di autodefinirti.
Non mentire né rubare, se lo fai, menti e rubi a te stessa.
Aiuta il tuo prossimo senza renderlo dipendente.
Non occupare troppo spazio.
Non fare rumore né gesti innecessari.
Se non la possiedi, imita la fede.
Non lasciarti impressionare da personalitá forti.
Non impossessarti di niente né di nessuno.
Distribuisci equitativamente.
Non sedurre.
Mangia e dormi lo strettamente necessario.
Non parlare dei tuoi problemi personali.
Non giudicare né discrimina quando non conosci la maggior parte dei fatti.
Non stabilire amicizie inutili.
Non seguire mode.
Non venderti.
Rispetta i contratti che hai firmato.
Sii puntuale.
Non invidiare i beni o gli esiti del prossimo.
Parla solo di ció che é necessario.
Non pensare nei benefici che ti procurerá la tua opera.
Giammai minaccia.
Realizza le tue promesse.
In una disputa, mettiti nei panni dell’altro.
Ammetti che qualcuno ti superi.
Vinci le tue paure.
Aiuta all’altro ad aiutare sé stesso.
Vinci le tue antipatie ed avvicinati alle persone che desideri rifiutare.
Trasforma il tuo orgoglio in dignitá.
Trasforma la tua collera in creativitá.
Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza.
Trasforma la tua invidia in ammirazione per i valori dell’altro.
Trasforma il tuo odio in caritá.
Non ti lodare né ti insultare.
Tratta ció che non ti appartiene, come se ti appartenesse.
Non lamentarti.
Sviluppa la tua immaginazione.
Non dare ordini solo per il piacere di essere obbedito.
Paga i servizi che ti danno.
Non fare propaganda delle tue opere o idee.
Non cercare di risvegliare negli altri, sentimenti verso di te come: pietá, simpatia, ammirazione, complicitá.
Non trattare di distinguerti per la tua apparenza.
Non contraddire mai, solo taci.
Non contrarre debiti, acquista e paga subito.
Se offendi qualcuno, chiedigli scusa.
Se l’hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.
Se ti rendi conto di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere in quell’errore per orgoglio e desisti immediatamente dai tuoi propositi.
Non difendere le idee antiche, solo perché fosti tu chi le enunció.
Non conservare oggetti inutili.
Non decorarti con idee altrui.
Non fotografarti insieme a personaggi famosi.
Non rendere conto a nessuno; sii il tuo proprio giudice.
Non definirti mai per quello che possiedi.
Non parlare mai di te senza concederti la possibilitá di cambiare.
Renditi conto che niente é tuo.
Quando ti chiedono la tua opinione su qualcuno o qualcosa, di solamente le sue qualitá.
Quando ti ammali, invece di odiare quel male, consideralo tuo maestro.
Non guardare con la coda dell’occhio, guarda fisso.
Non dimenticare i tuoi morti, peró riservagli un luogo limitato che gli impedisca invadere la tua vita.
Nel luogo in cui vivi, riserva sempre un posto a ció che é sacro.
Quando realizzi un servizio non risaltare i tuoi sforzi.
Se decidi lavorare per gli altri, fallo con piacere.
Se dubiti fra fare e non fare, rischia e fa’.
Non trattare di essere tutto per il tuo compagno; ammetti che cerchi in altri ció che tu non puoi dargli.
Quando qualcuno ha il suo pubblico, non accudire per contraddirlo e rubargli l’audience.
Vivi di soldi guadagnati da te.
Non ti invischiare in avventure amorose.
Non ti vantare delle tue debolezze.
Non visitare mai nessuno solo per riempire il tuo tempo.
Ottieni per distribuire.
Se stai meditando e arriva un diavolo, fai andare

fonte http://unlungosogno.blogspot.it/2012/03/testamento-di-gurdjieff.html#more


Caricato da  in data 10/mag/2008
Un semplice montaggio (fatto di contributi trovati in rete) su Georges Ivanovitch Gurdjieff (1866-1949), un personaggio davvero straordinario che mi ha ispirato non poco.

A tutti coloro che desiderano accrescere la propria consapevolezza individuale, consiglio di leggere -nell’ordine- i suoi tre libri:
1. I racconti di Belzebù a suo nipote;
2. Incontri con uomini straordinari;
3. Il mondo reale. 


BIOGRAFIA

George Ivanovich Gurdjieff nacque nel 1869 ad Alexandropol (Armenia russa) ed è uno dei pochi riconosciuti grandi maestri occidentali vissuti nel secolo scorso.

Dopo una giovinezza passata viaggiando e studiando culture diverse allora sconosciute, si dedicò interamente al lavoro sulla consapevolezza, intesa come mezzo per svegliare l’uomo dagli automatismi quotidiani per fargli riemergere potenzialità latenti.

Le sue conoscenze spaziavano dalla musica (compose numerosi brani) allafilosofia, ed utilizzava la danza come strumento di armonizzazione: scrisse anche numerosi testi che ancora oggi sono testi importanti per chiunque voglia intraprendere un cammino verso il risveglio interiore.

Gurdjieff ebbe l’opportunità di incontrare uomini straordinari dai quali acquisì la convinzione che qualcosa di vitale importanza mancava nella considerazione dell’uomo e del mondo nella letteratura e nella scienza europee. Era stato indirizzato agli studi di medicina e di teologia, ma l’insoddisfazione che provava per i limiti di quel tipo di educazione lo condusse a cercare altrove e per proprio conto.

Con un gruppo di “cercatori della verità” viaggiò per molti anni attraverso l’Africa, l’Asia e l’Estremo Oriente, raggiungendo luoghi la cui esistenza è insospettabile anche per i più accurati esploratori. Dove realmente riuscì a spingersi non è possibile dirlo, e anche quel che lui stesso rivela nel volume “Incontri con Uomini Straordinari” è velato a tal punto da metafore che le vaghe coordinate geografiche risultano impenetrabili.

Nel 1922 fondò l’Istituto per lo Sviluppo Armonioso dell’Uomo al Castello del Prieuré di Fontaineblau, nei pressi di Parigi. Qui il “lavoro su se stessi” da lui proposto prese una pianta stabile attirando, tra gli altri, diversi intellettuali e artisti europei. Organizzò una vera e propria comunità indipendente con coltivazioni, animali, svariate attività lavorative e speciali classi di esercizi per la “trasformazione delle energie” che consistevano nei famosi “movimenti” tratti da danze sacre e in conferenze sugli aspetti teorici del “lavoro”.

Nel 1924 organizzò in America un’altra branca dell’Istituto, dando per l’occasione una dimostrazione dei suoi “movimenti” accompagnati al pianoforte dalle musiche sacre elaborate assieme al musicista russo Thomas De Hartmann. Qui divennero suoi seguaci scrittori come Margareth Anderson, filosofi come Alfred Orage, che in quegli anni aveva fondato la rivista letteraria “The New Age”, architetti comeFrank Lloyd-Wright. Possiamo annoverare fra i suoi allievi famosi anche lo scrittore Louis PauwelsDorothy Caruso (consorte del noto tenore), la straordinaria scrittrice Katherine Mansfield e molti altri. Al ritorno rimase gravemente ferito (ma miracolosamente vivo) in un terribile incidente d’auto che lo costrinse ad interrompere il lavoro pratico al Prieuré per intraprendere la trasmissione scritta delle sue idee, che avrebbe preso poi la forma di opere come “I racconti di Belzebù al suo piccolo nipote”, il già citato “Incontri con Uomini Straordinari” e “La Vita Reale”.

Durante la seconda guerra mondiale continuò ad insegnare con gravi difficoltà ricevendo gruppi di allievi nel suo appartamento di Rue des Colonels Rénard; poi improvvisamente nel 1948 decise di riprendere l’attività più estesa: purtroppo un anno dopo sarebbe stato fermato dalla morte.


Gurdjieff era solito offrire cibi strani che non avreste mai mangiato.
Che avrebbero disturbato lo stomaco, creato disagio.

Quando viaggiava si portava dietro un camion di cibi strani. E i suoi discepoli avevano paura perchè li costringeva a mangiare così tanto da diventare una tortura.Dalle 8 di sera a mezzanotte, 4 ore erano dedicate al cibo e lui era sempre presente. Continuava a insistere, a incitarli. E nessuno poteva dire no. Li costringeva a bere una tale quantità di alcool che normalmente li avrebbe resi inconsci, ma lui continuava. Voleva creare disagio interiore e poi diceva: “Lasciate che il disagio sia. Ricordate! Siate svegli!” Continuava a versare da bere e diceva: “Ricordate! Ricordate! Siate svegli!”.

Gurdjieff voleva voleva immediatamente conoscere l’inconscio, perchè il vero lavoro va fatto lì. Non perdeva tempo con la mente conscia. Quella era una maschera!

Se arrivava un discepolo che aveva l’abitudine di mangiare poco Gurdjieff gli dava tanto da mangiare e se arrivava un discepolo che aveva l’abitudine di mangiare troppo lui lo metteva a digiuno.

Lui distorce i vostri vecchi schemi, perchè quando gli schemi vengono disturbati la vostra realtà viene a galla. E’ come cambiare marcia, quando passate da una marcia all’altra per un attimo siete in folle, nel mezzo, neutrale.

Se un giainista, che non ha mai mangiato carne in vita sua andrà da Gurdjieff, lui lo costringerà a mangiare carne. Questo significa distruggere la sua intera personalità. Per 50 anni non ha mai mangiato, nè toccato, forse nemmeno visto, carne. Ora tutta la sua personalità si rivolterà Avrà la nausea. La sola idea gli metterà la nausea. Se una persona è costretta a mangiare carne, immaginate in che subbuglio si troverà. Sarà sottosopra, sarà la distribuzione di tutti i suoi modellidi comportamento. Vomiterà, si ammalerà, avrà forse la febbre, avrà degli incubi, ma questo distruggerà tutti i comportamenti appresi e tornerà a essere come un bambino. E da lì il lavoro può iniziare.

E se una persona è abituata a mangiare carne e a bere Gurdjieff lo metterà a dieta vegetariana. E gli dirà di non bere, lo costringerà a essere il più “santo” possibile.

La tecnica è la stessa, disturbare il passato, mettere le cose sottosopra in modo che la facciata non funzioni più e la maschera possa essere tolta e la realtà possa essere vista.

Attraverso questi disagi si crea una cristalizzazione interiore. Ti integri, diventi “uno”. E per questa unità, questa integrazione alchemica gli alchimisti usano la parola “oro”. Il metallo più vile è stato trasformato in uno più prezioso. Ora sei oro.

NamastèRe Interiore: GEORGE IVANOVICH GURDJIEFF

La legge del Tre e la legge del Sette

“Ti chiedo di non credere a nulla che tu
non possa verificare in prima persona.”

Il sistema di Gurdjieff inizia con l’osservazione scientifica neutrale di se stessi – con l’esame
del proprio corpo in modo scientifico: inizialmente, basandosi sul centro fisico; più tardi facendo osservazioni sul centro mentale e sul centro emotivo…<
”Il corpo è l’unico strumento col quale lavorare.  Fatene un buono strumento. Non tollerate che sia esso a controllarvi….. I nostri corpi sono dei ‘fertilizzanti’ per l’anima”. <
Come in ogni tradizione, anche nell’insegnamento di Gurdjieff, com’è stato già detto, l’idea di base è quella dell’identità fra il microcosmo ed il macrocosmo: l’uomo è l’immagine dell’universo e segue le stesse leggi. A fondamento della manifestazione vi sono due leggi cosmiche universali: la Legge del Tre (Triade) e la Legge del Sette (Ottava). La prima legge postula come ogni fenomeno risulti dall’incontro di tre differenti forze: il pensiero scientifico osserva invece solo la presenza di due forze (positivo e negativo magnetici; cellula maschio e femmina, ecc.), ma è ignaro della terza.
Gurdjieff chiama queste forze:

  • Santa-Affermazione
  • Santa-Negazione
  • Santa-Riconciliazione,
  • oppure
  • Forza attiva o positiva
  • Forza passiva o negativa
  • Forza neutralizzante.

Le tre forze sono osservabili all’esterno ed all’interno di noi, ma non è affatto facile riconoscerle, specialmente la terza forza. In termini più ordinari si potrebbe parlare anche d’impulso, resistenza e conciliazione. Le triadi si succedono in catene in cui
“il maggiore si fonde con il minore per realizzare il medio e così diviene o maggiore per il precedente minore o minore per il successivo maggiore”.
La Legge del Sette, invece, fornisce la sistematizzazione del corso dei movimenti di una forza nello svolgere il processo di completamento di un qualsiasi fenomeno: lo sviluppo della frequenza delle vibrazioni, ascendente o discendente, della forza passa attraverso sette
gradi, fasi o “note” disposte lungo una scala armonica, con due prevedibili punti di stallo (proprio dove mancano i semitoni tra mi-fa-si-do nella scala maggiore mi, re, do, si, la, sol, fa, mi).
Questa legge si può chiamare “legge della discontinuità delle vibrazioni”.
Nell’universo tutto è vibrazione, ma in ogni scala di trasmissione di queste, ci sono sempre due punti dove le vibrazioni rallentano e richiedono uno shock esterno per continuare nella stessa direzione.
Senza shock esterno il percorso deraglia e cambia traiettoria: questo accade all’inizio (mi-fa) ed alla fine (si-do) dell’ottava. In tal modo si spiegano, per esempio, il rilassamento dello sforzo e le deviazioni dallo scopo originale in ogni impresa umana: una stessa perversa
transizione porta dal Sermone della Montagna all’Inquisizione – dalla ‘libertà, fratellanza ed uguaglianza’ rivoluzionarie, a Napoleone e a Stalin ed ancora dallo sbarco degli alleati anglo-americani e francesi (marocchini) del 1944 ad Anzio, agli stupri efferati perpetrati da
quest’ultimi ai danni della popolazione della Ciociaria.
Se “ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, anche questa legge si applica sia all’esterno che all’interno di noi: sul piano cosmico l’ottava discendente del cosiddetto “Raggio di Creazione”, che dall’Assoluto porta allo sviluppo progressivo dei mondi, colma il primo intervallo do-si con il’Fiat’ divino ed il secondo, fa-mi con la funzione della vita organica sulla Terra, vero e proprio organo di percezione del pianeta; analogamente sul piano della realizzazione umana, l’ottava ascendente che conduce l’uomo dal sonno meccanico all’essere reale, colma i due intervalli con lo sforzo consapevole e la sofferenza volontaria proposti dal Lavoro.
Nello spazio compreso fra queste due ottave è racchiuso il destino dell’uomo: essere una pedina nell’ottava discendente, svolgere passivamente il proprio ruolo di trasformatore d’energia, con tutte le creature viventi ed essere riassorbito a suo tempo nel substrato indifferenziato come parte dell’ecologia cosmica; oppure entrare di forza nell’ottava ascendente, partecipare ad un compito più alto, essere attivo.
“Nell’universo tutto è materiale e per questo motivo la Grande conoscenza è più materialista del materialismo…..”.
In questo modo il cerchio si chiude, niente è casuale in questo sistema in cui ognuno può scegliere se seguire la corrente generale, manifestando un’esistenza semiconscia e
generando un grado d’energie rudimentali che sono usate dal cosmo ad un solo livello; o invece, cercare di “essere”, di evolversi consapevolmente e, applicando il principio “alchemico” della separazione dello ‘spesso dal sottile’, muoversi verso la capacità di
ricevere e generare energie più raffinate, svolgendo un servizio più alto per le forze della creazione.
In entrambi i casi niente è sprecato: tutto in natura è “cibo” per qualcosa; tutto è utilizzato.
Georges Ivanovič Gurdjieff.
Fonte: Claudio Naranjo
Legge del sette: applicazioni pratiche

Quando diventiamo consapevoli della natura non lineare del cambiamento possiamo prepararci al meglio, dosando il nostro impegno in coerenza con la fase del cambiamento in cui ci troviamo.
Quando i nostri obiettivi o le nuove abitudini che vogliamo instaurare ci richiedono uno sforzo prolungato, dobbiamo diventare consapevoli dei vuoti e degli intervalli: una volta individuati dobbiamo introdurre uno “shock addizionale“, ovvero un’ulteriore spinta a proseguire il linea retta. Purtroppo, di solito non ci rendiamo conto di questi salti, oppure siamo così pigri ed abitudinari che preferiamo scivolare lungo la linea di minor fatica. Per superare gli inevitabili momenti di crisi, di “deviazione”, gli interventi più importanti sono il ricordo (la consapevolezza) e la trasformazione delle emozioni negative in emozioni positive.
In pratica cosa devo fare quando sento che la vita sta prendendo il sopravvento sui miei buoni propositi?!
Ecco alcuni esempi pratici di “shock addizionali“:

  • Tieni un diario personale. Registrare quotidianamente i tuoi pensieri, i tuoi obiettivi, i traguardi raggiunti e gli ostacoli incontrati ti aiuta a mantenere il focus sui tuoi obiettivi, mantenendo elevata la consapevolezza delle tue scelte quotidiane.
  • Visualizza i tuoi obiettivi. Dedicare 5 minuti al giorno per visualizzare chi vogliamo diventare, dove vogliamo arrivare e come vogliamo sentirci è a mio avviso una delle migliori abitudini che puoi instaurare. Pensare vividamente alle motivazioni che ti hanno spinto a perseguire le tue mete può essere fonte di enorme motivazione.
  • Applica la regola dell’1. Visualizzare i propri obiettivi è importante, ma agire quotidianamente per realizzarli lo è ancor di più. Non c’è “shock addizionale” più potente per i nostri traguardi del guardarsi alle spalle e vedere tante piccole azioni positive compiute quotidianamente.
  • Smettila di procrastinare. Quando continui a rimandare un’attività importante stai pur certo che ti trovi in uno di quei famosi intervalli di cui parla Gurdjieff. In questi casi, il miglior “shock addizionale” che puoi dare alla tua vita è quello di smettere di procrastinare: il piccolo sforzo richiesto ti pagherà enormi interessi.

Beh, cosa aspetti? La tua vita ha bisogno di uno “shock addizionale”!
Fonte: www.efficacemente.com

Essere e sapere

Ripetiamo: la relazione tra il sapere e l’essere non cambia per un semplice
accrescimento del sapere. Essa cambia solamente quando l’essere
cresce parallelamente al sapere. In altri termini, la comprensione non
cresce che in funzione dello sviluppo dell’essere.
“Le persone, sovente confondono questi concetti e non afferrano
chiaramente quale è la differenza tra di essi. Pensano che se si sa di
più, si deve comprendere di più. Questo è il motivo per cui esse
accumulano il sapere o quello che chiamano così, ma non sanno come
si accumula la comprensione e non se ne preoccupano.
“Tuttavia una persona esercitata all’osservazione di sé, sa con certezza
che in differenti periodi della sua vita ha compreso una stessa
idea, uno stesso pensiero, in modo totalmente diverso. Sovente le
sembra strano, di aver potuto comprendere così male ciò che adesso
crede di comprendere così bene. E, ciononostante, si rende conto che
il suo sapere è rimasto lo stesso, e che oggi non sa niente più di ieri.
Che cosa dunque è cambiato? È il suo essere che è cambiato. Quando
l’essere cambia, anche la comprensione deve cambiare.
“La differenza tra il sapere e la comprensione ci diventa chiara
quando ci rendiamo conto che il sapere può essere funzione di un
solo centro. La comprensione, invece, risulta dalla funzione di tre centri.
Così l’apparecchio del pensiero può sapere qualcosa. Ma la comprensione
appare soltanto quando un uomo ha il sentimento e la sensazione
di tutto ciò che si ricollega al suo sapere.

“Abbiamo già parlato della meccanicità. Un uomo non può dire di
comprendere l’idea della meccanicità quando la sa soltanto con la testa.
La deve sentire, con tutta la sua massa, con l’intero suo essere. Allora
la comprenderà.
“Nell’ambito delle attività pratiche le persone sanno molto bene
fare la differenza tra il semplice sapere e la comprensione. Esse si
rendono conto che sapere e saper fare sono due cose del tutto diverse,
e che saper fare non è frutto del solo sapere. Ma fuori dal campo
della loro attività pratica le persone non comprendono più che cosa
significa : ‘comprendere’.
“Come regola generale, quando le persone si rendono conto che non
comprendono una cosa, cercano di trovarle un nome, quando hanno
trovato un nome, dicono che ‘comprendono’; ma ‘trovare un nome’
non significa comprendere. Purtroppo, la gente si soddisfa abitualmente
dei nomi e un uomo che conosce un gran numero di nomi,
cioè un gran numero di parole, ha la reputazione di comprendere molto,
eccetto naturalmente nella sfera delle attività pratiche in cui la sua
ignoranza non tarda a diventare evidente

Una delle ragioni della divergenza nella nostra vita fra la linea
del sapere e la linea dell’essere, in altri termini, la mancanza di comprensione
che è in parte causa e in parte effetto di questa divergenza,
si trova nel linguaggio parlato dalla gente. Questo linguaggio è pieno
di concetti falsi, di classificazioni false, di associazioni false. Soprattutto:
le caratteristiche essenziali del pensare ordinario, la sua vacuità e la
sua imprecisione fanno sì che ogni parola può avere migliaia di significati
differenti, secondo il bagaglio di cui dispone colui che parla, e
l’insieme di associazioni in gioco al momento stesso. Le persone non
si accorgono quanto il loro linguaggio sia soggettivo e quanto le cose
che dicono siano diverse, benché impieghino tutte le stesse parole.
Dalle pagine 78 79 80 di questo meraviglioso libro,,,Frammenti di un insegnamento sconosciuto

Un lungo sogno: Essere e sapere