Osho: La gioia è la sostanza stessa di cui è fatto l’universo.

La felicità è là dove ti trovi; ovunque tu sia, lì è la felicità. Ti circonda, è un fenomeno naturale: è del tutto simile all’aria, assomiglia al cielo. Non la si deve cercare, è la sostanza stessa di cui è formato l’universo: la gioia è la sostanza stessa di cui è fatto l’universo, ma devi guardare diritto davanti a te… se cerchi a destra e a manca, te la lascerai sfuggire.

Osho

Osho: Quando ami sei felice, la gioia segue l’amore.

Il mio caro Maestro Osho parla della gioia come conseguenza dell’amore:
“Quando ami, sei felice. Quando non puoi amare, non puoi essere felice, gioioso. La gioia è una funzione dell’amore, un’ombra dell’amore; lo segue sempre. Dunque diventa sempre più amorevole, e sarai sempre più gioioso. Non ti preoccupare, non chiederti se il tuo amore sarà ricambiato o no, non è affatto importante. La gioia segue l’amore automaticamente, che venga ricambiato o no, che l’altro corrisponda o no. Questa è la bellezza dell’amore, il suo risultato implicito: il suo valore è intrinseco all’amare stesso.

Non dipende affatto dalla risposta dell’altro, è totalmente nelle tue mani, e non fa alcuna differenza a chi indirizzi il tuo amore: un cane, un gatto, un albero oppure una pietra. Puoi semplicemente sederti di fianco a una pietra ed essere in amore. Puoi farti una chiacchierata, la puoi baciare, ti puoi sdraiare su di essa. Sentiti un tutt’uno con quella pietra e all’improvviso sentirai una scossa energetica, un ribollire di energia, e proverai una gioia immensa. Forse quella pietra non ti ha contraccambiato, forse l’ha fatto: questo non è per nulla importante.

Ti sei sentito colmo di gioia perché hai amato: chi ama è felice, gioioso. Allorché conoscerai questa chiave, potrai essere gioioso ventiquattr’ore su ventiquattro. E se ami ventiquattr’ore al giorno, senza più dipendere dal possesso di un oggetto d’amore, diventerai sempre più indipendente; infatti potrai essere in amore anche se nessuno è presente. In questo caso potrai amare il vuoto stesso che ti circonda. Seduto da solo nella tua stanza, la ricolmerai con il tuo amore. Potresti anche essere in prigione: puoi trasformare la tua cella in un tempio, nel giro di un secondo. Nel momento in cui ricolmi d’amore, non è più una prigione; d’altra parte, perfino un tempio si trasforma in una prigione, se non esiste amore alcuno.”

Osho

Osho: Dov’è la felicità?

14 GIUGNO 2016

  Tu mi chiedi: “Dov’è la felicità?”.

Ti racconterò una storia. Questa storia racchiude la risposta.
Un giorno i popoli di questo mondo si erano appena svegliati dal loro sonno quando udirono uno strano annuncio. Un simile proclama non era mai stato dato in precedenza. Nessuno comprese da dove provenisse questa comunicazione senza precedenti, ma le parole erano chiarissime. Forse provenivano dal cielo, o forse giungevano dalla dimensione interiore. Nessuno riconobbe la fonte.
“O popoli del mondo! C’è un dono gratuito di felicità fatto da Dio, è un’occasione unica che garantisce la liberazione da ogni preoccupazione e da ogni guaio. Oggi a mezzanotte, chiunque voglia liberarsi dai suoi problemi li deve riunire in un fagotto immaginario e li deve gettare fuori dal suo villaggio. E prima di tornare a casa, deve raccogliere qualsiasi felicità desidera in quella stessa sacca, e rientrare prima dell’alba; al posto dei suoi guai otterrà felicità. Chiunque si lascerà sfuggire questa opportunità, la mancherà per sempre: l’occasione è data adesso, perché l’albero dei desideri piegherà le sue fronde fino a terra, ma solo per una notte. Abbiate fede e raccogliete i suoi frutti, la fede porterà quei frutti.”
L’annuncio venne ripetuto per tutto il giorno, fino al tramonto. A mano a mano che la notte si avvicinava, perfino le persone più scettiche iniziarono a crederci: chi poteva essere così sciocco da lasciarsi sfuggire quell’opportunità? Ed esisteva qualcuno che non avesse guai e non desiderasse la felicità? Tutti alla fine iniziarono a fare un fagotto dei loro problemi, e tutti si preoccuparono di un’unica cosa: che nessuno dei loro guai venisse preservato.
Quando la mezzanotte fu vicina, tutte le case del mondo si erano svuotate e un numero sterminato di persone era in movimento, ciascuno con il proprio fagotto di guai, simili a file interminabili di formiche, diretti ai confini delle proprie città. E per evitare che i loro guai tornassero, si diressero sempre più lontano dai confini cittadini, per poi gettarli via; e come folli, tutti iniziarono con impazienza a raccogliere felicità, una volta che la mezzanotte fu passata.
Tutti si affrettavano, per evitare che l’alba sorgesse prima che un po’ di quella felicità fosse negletta: la felicità diffusa era immensa, e il tempo era limitato. Comunque, la gente si affrettò e tutti riuscirono a tornare a casa prima del sorgere del sole, dopo aver raccolto l’intero dono.
Arrivando a casa, rimasero allibiti, incapaci di credere ai loro occhi: al posto delle loro capanne, c’erano palazzi giganteschi che svettavano verso il cielo. Ogni cosa era rivestita d’oro, e da ogni dove la felicità si riversava su di loro: qualsiasi cosa avevano sempre desiderato era ora disponibile.
Quella fu la prima sorpresa, ma ce n’era una ancora più grande. Anche dopo aver scoperto tutto ciò, i volti delle persone non brillavano di gioia: la felicità dei loro vicini li addolorava. I loro vecchi guai erano scomparsi, ma adesso li avevano rimpiazzati con problemi e preoccupazioni del tutto nuovi e diversi. La situazione era cambiata, ma le menti delle persone erano le stesse, per cui tornarono a riempirle di infelicità. Il mondo era cambiato, ma la gente era la stessa; pertanto, ogni cosa tornò a essere quella di sempre.
Ovviamente, c’era una persona che non aveva accettato quell’invito a rinunciare alla propria sofferenza e a raccogliere felicità: era un monaco che viveva nudo. Egli aveva povertà, nient’altro che povertà, e compatendo la sua stoltezza, tutti gli avevano chiesto di unirsi a loro: lo stesso re stava andando a gettar via il suo fardello di guai, dunque era ovvio che anche lui dovesse andare.
Ma lui aveva riso e aveva detto: “Qualsiasi cosa si trovi all’esterno non è felicità. E dove potrei mai andare a cercare ciò che è all’interno? Io ho già fatto quella scoperta, dopo aver abbandonato qualsiasi ricerca”.
La gente aveva riso della sua follia e l’aveva compatito; l’aveva considerato uno stolto fatto e finito! E quando le loro capanne furono trasformate in palazzi e davanti alle loro porte trovarono gemme grosse come sassi, di nuovo chiesero a quel monaco: “Ti sei reso conto dell’errore che hai commesso?”.
Al che il monaco scoppiò a ridere e disse: “Stavo proprio pensando di fare a voi tutti la stessa domanda”.
Osho: Crea il tuo destino

Felicità e Depressione: il Potere della Tua Mente

“Nulla è buono o cattivo, a renderlo tale è il pensiero.”William Shakespeare.


Pensateci un attimo: qual è la persona con la quale comunicate di più durante la giornata?

La risposta è semplice: voi stessi.

Ciascuno di noi costantemente si rivolge a se stesso attraverso tutto ciò che dice, pensa, immagina e sente nel proprio intimo.

Forse questo vi risulterà abbastanza ovvio, ma ben pochi di noi hanno anche la consapevolezza che il livello di “successo” che ognuno di noi raggiunge al livello interiore – parlo quindi di felicità, gioia, benessere, amore – è il risultato diretto e immediato del modo in cui comunichiamo con noi stessi.

Come ci sentiamo non dipende da ciò che ci accade, quanto piuttosto dalla nostra interpretazione e dal nostro atteggiamento verso quel che ci succede. Ciascuno di noi ha la concreta possibilità di decidere come sentirsi e di determinare il proprio stato d’animo, sulla base di come ha scelto di percepire la propria esistenza.

Nulla ha un significato diverso da quello che noi gli attribuiamo.

Nessun altro può decidere quale interpretazione tu puoi dare agli eventi della tua vita. La stragrande maggioranza delle persone agisce come se questo processo di interpretazione fosse automatico e fuori dal nostro controllo, ma la realtà è che si tratta di un potere di cui possiamo riappropriarci, cambiando immediatamente e drasticamente la nostra visione del mondo.

Si può sempre controllare la propria attività mentale e i propri comportamenti, pensieri e azioni, in una misura che molte persone non ritengono affatto possibile.

Depressione ed estasi non sono emozioni che ci “accadono”, ma specifici stati d’animo che creiamo mediante specifiche azioni mentali e fisiche. Per essere depressi o in estasi bisogna dirsi certe cose con il tono di voce appropriato, bisogna far proprio un certo atteggiamento somatico e un modo di respirare specifici. Per sentirsi depressi, ad esempio, è in genere sufficiente camminare curvi e a testa bassa, parlare con un tono di voce triste e immaginare gli scenari peggiori.

È pertanto fondamentale assumere la consapevolezza che noi possiamo sempre cambiare le nostre azioni mentali e fisiche e così facendo mutare immediatamente i nostri comportamenti, i nostri pensieri e le nostre emozioni.

Alla stregua di un regista cinematografico che può decidere cosa fare apparire sullo schermo, ciascuno di noi può sempre, in ogni momento, creare e dirigere i propri pensieri e le proprie attività mentali e fisiche, che costituiscono il presupposto dei nostri stati d’animo, con la stessa abilità e potere.

Si può aumentare la luce e alzare il volume dei messaggi positivi nel proprio cervello e attenuare le immagini e i suoni di quelli negativi, dirigendo il nostro cervello con la cura e l’abilità dei migliori registi.

Il confine tra felicità e depressione risiede unicamente nel modo in cui comunichiamo con noi stessi. Gli individui felici non sono alle prese con minori problemi di coloro che sono tristi e depressi: a distinguere felicità e depressione non è ciò che ci accade, ma il modo in cui lo percepiamo. Anzi, il modo in cui decidiamo di percepirlo.

Il mondo in cui viviamo è quello in cui scegliamo di vivere. Se scegliamo la felicità, è la felicità che avremo. Se scegliamo l’infelicità, quella avremo.

E tu? Quale scelta fai ogni giorno? 
http://compressamente.blogspot.it/2014/03/felicita-e-depressione-il-potere-della.html

Il segreto della felicità

“Non c’è dovere più sottovalutato di quello di essere felici.
Quando siamo felici, seminiamo nel mondo anonimi benefici.”
(Robert Louis Stevenson)

“Il segreto della felicità sta nella scelta dei nostri pensieri, o piuttosto nella direzione della nostra attenzione, istante dopo istante. L’infelicità viene dall’automatico concatemento dei pensieri infelici, istante dopo istante. L’infelicità consiste nel giudicarsi felice o infelice, nel domandarsi se si è felici o infelici. Si è felici se si vive nell’istante, in piena coscienza, fuori da ogni giudizio.

L’occhio della coscienza discriminante discerne senza sosta l’assenza completa della “realtà oggettiva” delle cause del nostro dolore e il carattere illusorio della sofferenza stessa: il concatenamento meccanico dei nostri turbamenti e dei nostri pensieri.[…]

Ciò che ci fa male non sono i nostri pensieri ma, ancora di più, i giudizi che diamo sui nostri giudizi. Diamo un taglio netto alle associazioni automatiche di pensiero, ai concatenamenti di pensieri dolorosi e torniamo sul campo alla semplicità dell’istante.

Non si scelgono i propri pensieri, ma si può decidere di non crederci. Colpevolizzarsi per un pensiero cattivo significa aggiungere sofferenza alla sofferenza. Siamo responsabili dei nostri sogni? No. Ma quando l’incubo diventa troppo doloroso è bene svegliarsi: non era altro che un pensiero.

I nostri pensieri, le nostre emozioni: agitazioni di neuroni, flusso di ormoni. Niente di solido. Perché fidarsi?

Emozioni come la gelosia, per esempio, o alcuni fantasmi dolorosi, rinascono instancabilmente, come la gramigna. Come estirparli? Come cacciare questi demoni divoranti? Come acquistare la pace dell’anima? Ricordati che si tratta di illusioni formate dalla tua mente, di un prodotto del tuo pensiero.

Potresti dirigere la tua attenzione verso altre rappresentazioni oppure aprirti a ciò che i tuoi sensi ti offrono in questo istante. Immaginando un dolore che presumi falsamente provenire dagli altri, paragonando ciò che è a ciò che dovrebbe essere, ti stai torturando. Non smettiamo mai di produrre immagini, pensieri, emozioni che ci fanno soffrire.

Siamo il nostro carnefice, il nostro carceriere, per di più illusionisti e bugiardi. I muri e gli strumenti di questa stanza di tortura personale che a volte è la nostra mente non sono che pensieri, ricordi, timori, immagini che non corrispondono a niente di attuale, niente di veramente presente qui e ora.

È facile dissolvere l’invidia. Ricordati che nessuno possiede mai un oggetto. Ognuno vive solo di istanti successivi. Non possediamo mai altro che secondi d’esperienza che svaniscono non appena vissuti. L’invidia è dunque, alla lettera, senza oggetto, poiché la persona invidiata esperisce solo un secondo dopo l’altro, proprio come te e come tutti.

L’unica differenza tra gli esseri sta nella loro capacità di aderire con gioia al divenire. Risiede nella loro più o meno grande propensione a comparare costantemente l’esperienza a “ciò che dovrebbe essere.” Invidiano produci la tua stessa sofferenza a partire da niente.

La sofferenza non deriva dal fatto che non hai ciò che un altro possiede (a questa stregua saresti sempre e necessariamente infelice, poiché c’è sempre qualcuno che possiede qualcosa che tu non hai.) La sofferenza proviene dal fatto che pensi che lui, o lei, possiede ciò che tu non hai.

Quand’anche otteniamo ciò che desideriamo di più, possiamo ancora soffrire terribilmente, non fosse altro che a causa del ricordo della nostra frustrazione precedente. A causa dell’idea che non abbiamo avuto l’oggetto nel momento in cui abbiamo iniziato a desiderarlo, a causa di tutto il risentimento, tutto il dolore che la mancanza e il desiderio insoddisfatto hanno provocato.

A causa della rappresentazione che una parte della nostra vita è stata irrimediabilmente privata di ciò di cui avevamo bisogno… o a causa della nascita di un nuovo desiderio. Ma in realtà il passato non esiste e ora soffriamo mentre dovremmo godere. E nel passato dobbiamo la nostra infelicità solo alla nostra assenza poiché ci siamo consumati nel desiderio invece di godere dell’istante.

Lui possiede ciò che io non ho. Io possiedo ciò che loro non hanno. Lui è più bello, più forte, più felice di me. Si divertono mentre io lavoro. Io valgo meno di … Valgo più di … Sono più felice di … Sono più intelligente di … Sono migliore di … Per ognuno di questi pensieri le nostre anime sanguinano. Il paragone è l’artiglio del diavolo.

Il paragone e l’accumulo sono riflessi intimi della mente. Ogni volta che li osserviamo funzionare ricordiamoci che l’istante presente è l’unica cosa che esiste realmente e che non si cede né all’uno né all’altro. Senza sosta, nella nostra testa, una piccola voce quasi impercettibile, ma instancabile, ostinata, ci critica, ci semina il dubbio.

Passiamo il nostro tempo a scalzarci insidiosamente. Non che occorra esaminarsi, prestare attenzione ai nostri atti e ai nostri stati mentali ma, per l’appunto, sembra che questa voce di critica incessante ci sottragga all’attenzione. Il che le permette di compiere con più tranquillità il suo lavoro di demolizione.

Sfugge all’attenzione perché “l’io” è proprio ciò che non smette di dire a mezza voce: “Non dovresti … fai male … dovresti invece … etc..” Questa voce maledetta che si è stabilita al centro del nostro essere usurpa il posto dell’anima, si fa passare per lei. Ma invece di una natura di scintilla ha il carattere di una doccia fredda che ci sfinisce. Siamo diventati questa doccia fredda.

Ci stupiamo di non incontrare più il calore e la luce del fuoco quando l’ego che abbiamo alle spalle, quando il parassita che ci abita nel petto fa professione di spegnerlo. Tutti coloro che ci criticano, ci colpevolizzano, ci demoralizzano si appoggiano su questa voce che tradisce la nostra vita dall’interno.

Peggio: le circostanze e le persone che ci opprimono traducono questa voce nel mondo “esterno” e la materializzano. Inutile farla tacere. Accontentiamoci di sentirla in maniera distinta e di riconoscerla per ciò che è: il nostro incubo nemico. Perde il suo potere dal momento in cui viene riconosciuta.

Ascolta il tuo discorso intimo. Cosa c’è di nobile nel coprirsi di vergogna, nel giustiificarsi, nel criticare gli altri, nel calcolare i propri beni? Molla la presa su tutto questo e comincia ad amarti, ad amarti esattamente per come sei. Abbandona la sofferenza.

Che atmosfera domina nel tuo intimo? Osserva senza sosta. Senti l’odore della tua anima. […] Quasi sempre la sofferenza è astratta, viene dal paragonare ciò che è e ciò che non è, ciò che abbiamo e ciò che hanno gli altri, il presente, il futuro o il passato. Ricordi che fanno male, fantasmi torturanti, scene immaginarie o instancabilmente rimuginate …

Eppure respiriamo, sentiamo, pensiamo, partecipiamo al miracolo della vita. se solo potessimo fare attenzione per un attimo alla grazia di vivere. Il pensiero ci porta a soffrire. Ci porta all’avidità, all’aggressione, alla paura, alla speranza, all’illusione … Se ci accontentassimo di sentire eviteremmo molto naturalmente la sofferenza. Affrancandoci dai nostri pensieri ci liberiamo dalla paura.

Il problema non sta nel raggiungere il risveglio. Questo comporterebbe immediatamente la speranza di arrivarci, la frustrazione di non esserci ancora, la paura di esserne separati per sempre. Il problema sta nello smettere di soffrire ora e, dunque, per esempio, di smettere di nutrire questo pensiero che non siamo risvegliati.

Non appena lasciamo cadere un pensiero, un problema, un dubbio, una paura, per tornare al presente, siamo risvegliati. Il risveglio consiste nel mollare la presa anche sul risveglio.” (Pierre Lévy – Il fuoco liberatore – Sassella ed., 2006)
http://lacompagniadeglierranti.blogspot.it/2013/11/il-segreto-della-felicita.html

ESSERE FELICI? ECCO LA GINNASTICA DELLA MENTE

Il cervello si può cambiare con esercizi che migliorano la personalità, aiutano a sviluppare un senso di benessere e avere una vita piena di significati.

Essere felici? Ecco la ginnastica della mente

CERVELLO

ROMA –  Il carattere fa profondamente parte del cervello perchè le connessioni di neuroni nelle diverse aree del cervello comandano, smistano e determinano le emozioni e le azioni. Per migliorarle il neuroscienziato e psicologo Richard Davidson ha coniato una scienza ibrida, ‘ la neuroscienza affettiva’ che stimola e allena il cervello a rinforzare personalità più serene, una sorta di ginnastica della mente per la felicità.  Davidson dispensa così alcuni esercizi di stile emozionale che permettono di sviluppare migliori capacità di coscienza di sè e degli altri eliminano quei fattori che rendono le persone troppo impulsive, poco consapevoli di sè e poco concentrate. Gli esercizi sono contenuti nel libro ‘The emotional life of your brain”, pubblicato negli Stati Uniti.
ECCO GLI ESERCIZI DELLA FELICITA’ – Sul podio dei consigli più utili  lo scienziato suggerisce di riempire casa e ufficio di ricordi felici, come foto di famiglia o di vacanze, cambiandole spesso per non abituarsene. Fondamentale anche imparare a ringraziare guardando negli occhi le persone e scrivere un diario delle proprie esperienze felici.
Fare spesso i complimenti agli altri aiuta invece a vedere il bene nelle altre persone, nella vita ed in se stessi.
Rientra fra gli esercizi anche la meditazione, da fare quando si è ben svegli e attenti, stando seduti eretti e focalizzando le proprie attenzioni sul respiro e sui segnali del proprio corpo.
Per aumentare il proprio livello di attenzione Davidson raccomanda anche di stare 10 minuti al giorno in una stanza silenziosa e, ad occhi bene aperti, fissare un oggetto su cui concentrare tutte le proprie attenzioni, senza distrarsi.
Per aumentare l’intuito e avere buoni rapporti con le persone ci si può esercitare ad osservare il linguaggio del corpo ed il tono della voce degli altri per individuare quali emozioni stanno vivendo.
Per evitare reazioni impulsive e sintonizzarsi meglio col contesto l’esperto suggerisce di compilare regolarmente una lista di eventi specifici o comportamenti che innescano risposte troppo emotive e passare 15 minuti pensando a tali eventi respirando profondamente finchè non ci si sente più rilassati.
Infine per acquisire elasticità mentale e reagire meglio nei confronti di eventi avversi, dedicare 10 minuti al giorno, per 4 o 5 volte alla settimana, a pensare ad un conoscente malato o sofferente, respirando profondamente e mettendosi nei suoi panni, sentendo compassione.
NEUROPSICOFISIOLOGIA – Delle potenzialità del cervello umano e delle potenzialità di apprendimento  per vivere meglio ne aveva già scritto e studiato ampiamente anche il professor Michele Trimarchi, psicologo e presidente dell’ISN (Società Internazioanle di Neuropsicofisiologia). “Il cervello umano è uno strumento meraviglioso, geneticamente predisposto per far acquisire all’individuo conoscenza e coscienza di sé e dell’ambiente, e poter utilizzare così lo spazio-tempo della propria esistenza per esprimersi creativamente e armonicamente partecipando all’evoluzionesociale, culturale e umana”. Sostiene  Trimarchi che già negli anni ’70 aveva coniato il termine di neuropsicofisiologia ovvero quella disciplina scientifica che integra Neurologia, Psicologia e Fisiologia che si basa sulla Fisica dell’Informazione, sulle differenze funzionali tra emisfero destro e sinistro, e sulle funzioni superiori del cervello umano.
UNITA’ TRA MENTE E CERVELLO PER UN ARMONIA DELLA PERSONA – L’obiettivo sostanziale che ha portato alla nascita della Neuropsicofisiologia è stato quello di riportare ad unità la mente ed il cervello (per troppo tempo tenuti separati in ambito neurologico e psicologico) e studiare le funzioni cerebrali superiori e le differenze funzionali tra emisfero destro e sinistro al fine di scoprire “la fisiologia della coscienza”, ovvero come si sviluppa l’Io cosciente dell’essere umano, quell’Io che permette di gestire consapevolmente e creativamente le funzioni cerebrali integrando il dinamismo della mente con il soma nel suo rapporto con l’ambiente. La Neuropsicofisiologia si fonda sulla Fisica, la quale dimostra che non esistono separazioni nel mondo fisico poiché ogni suo elemento – dal micro al macro – genera un campo di energia continuo e dinamico che interagisce costantemente con gli altri campi, scambiando energia. Attraverso lo studio di come i vari sistemi comunicano tra loro, è emerso che non esistono separazioni tra il mondo fisico esterno e il mondo fisico interno al cervello umano, perché gli organi di senso sono fondamentalmente trasduttori di energia che trasformano le varie forme di energia per farle identificare dalla genetica cerebrale nelle loro caratteristiche fisiche, obbiettive ed oggettive.
L’ENERGIA CHE NUTRE IL CERVELLO – Questa, quindi, è la funzione sostanziale degli organi di senso: tradurre le diverse forme di energia affinché il cervello le percepisca, le identifichi e ne prenda coscienza, sviluppando una conoscenza di cui l’individuo possa disporre per il proprio arricchimento e per comunicare con l’ambiente esterno. La Neuropsicofisiologia fornisce una conoscenza integrata dell’essere umano e del suo comportamento (affettivo-emozionale, logico-razionale, creativo), senza lasciare più nulla al “caso”: ogni segnale che attraverso gli organi di senso giunge al cervello segue un percorso ben preciso, per cui occorre verificare come viaggiano i segnali all’interno dei due emisferi cerebrali e cosa producono, ovvero quali sono i loro percorsi e vie preferenziali, e quali sono gli effetti emozionali e razionali da essi generati.
SONO LE INFORMAZIONI CREANO LA NOSTRA COSCIENZA – Un paradigma centrale della Neuropsicofisiologia è quello che correla energia, materia e informazione (paradigma E-M-I): non esiste nulla che non sia contemporaneamente informazione, materia ed energia. Sono le informazioni che gradualmente modulano le funzioni neuropsicofisiologiche, dando vita alla coscienza dell’individuo quando sono armoniche e fisiologiche al suo sviluppo, generando invece malessere, disagi e psicopatologie quando sono conflittuali e antitetiche a quelle pulsioni genetiche che spingono ogni essere umano all’autodeterminazione, alla libertà, al rispetto della propria dignità ed autonomia.

Semplicemente ricorda le tue esperienze felici,passa in rassegna dal piu’ lontano al piu’ recente ricordo felice, rivivile fa che diventino sempre piu’ luminose colorate vivide, per dieci minuti al giorno sdraiato o comodamente seduto ,ricorda i momenti felici
poi subito  per altri 10 minuti,chiediti ora cosa mi farebbe felice e vivi con la mente e con l’immaginazione, situazioni eventi desiderati,che potrebbero darti gioia.
orai ringrazia, per altri dieci minuti, ripeti con il sorriso sulle labbra,Grazie grazie grazie grazie grazie grazie
ora sei pronto per una bellissima giornata, sii felice, sii gioioso,se proprio non ti riesce puoi anche recitare, la tua finzione diventarà presto realta’, vivi con gioia e tutto andra’ per il meglio
Antar Raja

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