Osho: La paura è al servizio della morte, l’amore è al servizio della vita.

L’uomo nuovo vivrà in preda all’amore, non alla paura, perché la paura è al servizio della morte, l’amore è al servizio della vita. E se tu vivi in preda alla paura non saprai mai cos’è la vita, conoscerai solo e sempre la morte. E ricorda, colui che vive nella paura crea situazioni in cui dover provare sempre più paura.

È la tua paura a creare le situazioni, proprio come fa l’amore. Se ami troverai molte occasioni per amare. Se sei impaurito, troverai molte occasioni per aver paura.

Osho

Osho: Quando ami sei felice, la gioia segue l’amore.

Il mio caro Maestro Osho parla della gioia come conseguenza dell’amore:
“Quando ami, sei felice. Quando non puoi amare, non puoi essere felice, gioioso. La gioia è una funzione dell’amore, un’ombra dell’amore; lo segue sempre. Dunque diventa sempre più amorevole, e sarai sempre più gioioso. Non ti preoccupare, non chiederti se il tuo amore sarà ricambiato o no, non è affatto importante. La gioia segue l’amore automaticamente, che venga ricambiato o no, che l’altro corrisponda o no. Questa è la bellezza dell’amore, il suo risultato implicito: il suo valore è intrinseco all’amare stesso.

Non dipende affatto dalla risposta dell’altro, è totalmente nelle tue mani, e non fa alcuna differenza a chi indirizzi il tuo amore: un cane, un gatto, un albero oppure una pietra. Puoi semplicemente sederti di fianco a una pietra ed essere in amore. Puoi farti una chiacchierata, la puoi baciare, ti puoi sdraiare su di essa. Sentiti un tutt’uno con quella pietra e all’improvviso sentirai una scossa energetica, un ribollire di energia, e proverai una gioia immensa. Forse quella pietra non ti ha contraccambiato, forse l’ha fatto: questo non è per nulla importante.

Ti sei sentito colmo di gioia perché hai amato: chi ama è felice, gioioso. Allorché conoscerai questa chiave, potrai essere gioioso ventiquattr’ore su ventiquattro. E se ami ventiquattr’ore al giorno, senza più dipendere dal possesso di un oggetto d’amore, diventerai sempre più indipendente; infatti potrai essere in amore anche se nessuno è presente. In questo caso potrai amare il vuoto stesso che ti circonda. Seduto da solo nella tua stanza, la ricolmerai con il tuo amore. Potresti anche essere in prigione: puoi trasformare la tua cella in un tempio, nel giro di un secondo. Nel momento in cui ricolmi d’amore, non è più una prigione; d’altra parte, perfino un tempio si trasforma in una prigione, se non esiste amore alcuno.”

Osho

Osho: L’intelligenza dell’amore.


“Non sono un santo, non ho niente a che fare con la spiritualità. Tutte quelle categorie per me sono irrilevanti. Non puoi assegnarmi ad una categoria, non puoi incasellarmi. Una cosa soltanto si può dire, e cioè che tutto il mio lavoro è quello di aiutarti a liberare quell’energia chiamata intelligenza dell’amore. Se l’intelligenza dell’amore inizia a scorrere, sei guarito.” Osho

Osho: Inizia a dare amore.


Tutti vogliono essere amati: questo è il modo sbagliato di procedere. Invece di chiedere: “Dammi amore”, inizia a dare amore. Dimenticati di prendere e dai – e ti garantisco che riceverai moltissimo. Non devi affatto pensare a prendere. Nemmeno indirettamente ti devi preoccupare del fatto che stai ricevendo oppure no. Questo sarebbe già sufficiente a turbarti. Dona, perché dare amore è stupendo – prenderlo non è altrettanto bello. Questo è uno dei segreti.
Dare amore è l’esperienza più bella che puoi fare, perché allora sei un imperatore. Ricevere amore è un’esperienza molto limitata, e appartiene al mendicante. Non essere un mendicante; almeno nel regno dell’amore sii un imperatore, perché è una qualità inesauribile che possiedi dentro di te. Puoi dare quanto vuoi; non devi preoccuparti che possa finire. Non verrà mai il giorno in cui potrai dire: “Mio Dio, non ho più amore da dare”.
Dai amore a chiunque capiti – un estraneo. Non è che devi dar via cose costose, dare una mano a qualcuno sarà sufficiente. Tutto ciò che fai nelle ventiquattr’ore dovrebbe essere fatto con amore, e allora il dolore che ora provi nel cuore scomparirà. Quando sarai amorevole, la gente ti amerà; è una legge naturale: ricevi ciò che dai. Anzi, ricevi più di quanto dai. Impara a dare, e scoprirai che tante persone che prima non ti avevano mai nemmeno guardato, che non si erano mai occupate di te, saranno amorevoli verso di te.
Non si tratta nemmeno di limitarsi solo agli esseri viventi. Puoi toccare questa sedia con mano amorevole. Dipende tutto da te, non dall’oggetto. In questo modo troverai un grande rilassamento; il tuo sé – che è un fardello – scomparirà e ti scioglierai nel tutto. Condividi il tuo amore, senza preoccuparti di chi lo riceve. Dallo, e scoprirai una pace e un silenzio straordinari. Diventerà la tua meditazione.

Osho

UNA MONACA ZEN PARLA DELL’AMORE


QUESTA CHE SEGUE E’ UNA LETTERA CHE HO RICEVUTO ANNI FA DA UNA MONACA ZEN
PARLA DELL’AMORE:

Caro Felipe,
grazie per la tua lettera, non ho avuto problemi nel tradurla.
Quando abbiamo una relazione con qualcuno, noi dobbiamo capire quella persona. Se capiamo profondamente come è lei, siamo sicuri di amarla profondamente.
Invece di dire “TI AMO”, dovremmo dire “IO VOGLIO CAPIRTI!!”, perché se non capiamo è impossibile amare.
Se lei ha scelto te, e tu hai scelto lei, questo vuol dire che avete scelto anche le difficoltà, come anche le cose belle. Tu hai scelto i suoi fiori come anche la sua spazzatura, e lei ha scelto i tuoi fiori, come anche la tua spazzatura.
Voi dovete imparare insieme a trasformare la spazzatura in fiori.
Un essere umano è impermanente, e non ha un sé separato, tu non sei mai la stessa persona, cambi ogni momento, come anche lei.
Devi guardarla molto attentamente, così vedrai il suo corpo, le sue sensazioni, le sue emozioni, la sua mente : tutto questo in lei cambia ogni momento.
Guardala in profondità e vedrai cose meravigliose in lei. Tu dovresti farle conoscere quante cose belle si nascondono in lei, dovresti dirle quanto la apprezzi, così lei avrà più confidenza in se stessa e crescerà più forte e indipendente.
Non dovresti dirle quello che deve fare, ma dovresti incoraggiarla ad essere quello che già è.
Forse le potresti chiedere aiuto, potresti dire : “Ti prego, dimmi quando ti rendo triste, quando ci sono momenti in cui faccio o dico cose che tu non capisci : ti prego, chiedimi di spiegarti quando faccio qualcosa che non capisci. Se mi rendo conto di quanto ti faccio soffrire, sarò determinato a cambiare. Allo stesso modo, se tu farai o dirai cose che non capirò, mi lascerai chiedere?”.
Quando due persone si amano, le emozioni e i sentimenti dovrebbero avvolgerli come il sangue circola nel nostro corpo quando è in buona salute; ecco perché il dialogo è così importante.
Lei dovrebbe chiederti spiegazioni quando qualche cosa non va, così come tu dovresti fare con lei.
L’unico modo utile per aiutarla è nella tua trasformazione.
Amare qualcuno non è sempre facile, ma se c’è vero amore c’è sempre gioia: fai spazio nel tuo cuore per la gioia!
Non puoi dire a lei che deve cambiare, tu devi cambiare per primo.

MOMENTO PRESENTE, SO CHE SEI MERAVIGLIOSO.

CON AMORE
Sister Annabel

From Felipe Guerra FB

http://divinetools-raja.blogspot.it
La Via del Ritorno… a Casa

Cos’è la Libertà in Amore?

Anni fa ero convinta che l’amore non potesse esistere senza gelosia. Avendo uno spirito tragico-romantico ho sempre avuto un’idea contorta dell’amore, passionale e dolorosa. A quel tempo mi capitò sott’occhio una citazione di Carl Gustav Jung riguardante la gelosia, in cui lo psicoanalista la descriveva come antitetica all’amore. Ne rimasi colpita ma anche infastidita.

Sono trascorsi anni da allora ma non ho dimenticato le parole di Jung e oggi le trovo veritiere. Perché la gelosia e tutto ciò che, in amore, ha a che fare con la possessione dell’altro ha ben poco a che vedere con questo sfaccettato sentimento. Che non è facile da gestire, non è tutto rose e fiori, ma sicuramente è ben lontano dalla prigionia.
Gli amori impossibili servono a poco

libertà in amore

Di cosa sia l’amore ne parla in modo sublime Igor Sibaldi, il quale afferma che c’è molta confusione sul significato di questo termine, utilizzato per indicare troppe cose e, quindi, equivocato. Per Sibaldi “l’amore mette in moto energie potenti e spaventose” e rappresenta, da millenni, uno strumento di conoscenza di se stessi. Quando però ci si innamora di una persona che non corrisponde il nostro sentimento, il famoso amore impossibile, in realtà non si tratta di amore. “E’ facilissimo“, afferma Sibaldi, “trovare un amore impossibile. La cosa più facile in amore è trasformare l’amore in uno strumento di sofferenza. Trovo una persona che non mi ama e soffro terribilmente e intanto che vantaggio ho?” A quanto pare il vantaggio di non metterci in gioco per evitare che quelle energie potenti e spaventose attivate dall’Amore ci consentano di scoprire chi siamo al di là delle apparenze. Quindi un amore infelice è un sintomo della paura di essere se stessi e la ricerca di partner sbagliati è un’incapacità di inoltrarsi nella propria foresta interiore per timore di vederla, viverla, affrontarla.
L’amore secondo Carl Gustav Jung

amore-e-libertà

“Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo“, dichiara Carl Gustav Jung a Sabina Spielrein nelle Lettere del Diario di una segreta simmetria. L’amore, quindi, che non punisce, che non rende prigionieri, come accade spesso nelle relazioni basate sul possesso, in cui si confondono i piani, i sentimenti, le emozioni a causa, talvolta, di dipendenze affettive reciproche, perché anche la vittima svolge un suo ruolo nel preservare lo squilibrio relazionale o meglio, l’assurdo equilibrio.
Amore, innamoramento e libertà

Sappiamo in via generale che l’innamoramento non coincide con l’amore. Si legge ovunque che le due cose sono distinte sebbene il primo possa sfociare nel secondo. Tuttavia perché questo accada è necessario passare a uno step successivo. Personalmente dubito delle teorie che tentano di incatenare l’amore entro parametri rigidi, penso che sia uno dei misteri più affascinanti e in quanto tale, sia davvero difficile offrire spiegazioni valide per tutti, allo stesso modo. Certo è che la concezione romantica dell’amore, cui siamo abituati, ne glorifica soprattutto l’aspetto spontaneo, quello tipico dell’innamoramento, confondendolo con l’amore. Quando l’innamoramento si chiude in se stesso, non sfocia in amore perché quest’ultimo, per esistere e durare, ha bisogno di impegno. Dice Francesco Botturi nell’articolo “Innamoramento e amore” pubblicato su filosofico.org: “L’innamoramento è un’assegnazione, meglio un trovarsi assegnati a un ideale di felicità. L’amore invece non è un accadimento involontario, bensì è il frutto di un lavoro, con tutto ciò che questo termine significa. Un lavoro, infatti, implica consapevole investimento di risorse e trasformazione produttiva del dato di partenza… per questo l’amore è come l’istituzione di una ’impresa cooperativa’ o di una ‘società per azioni’, fortemente interessate al fatto che la sinergia dia luogo ad un arricchimento comune.”

Un’idea che cozza con la nostra visione dell’amore, fondamentalmente immatura. Perché pensare che l’amore implichi sforzo, costruzione, impegno sembra quasi un tradire la sua purezza e spontaneità per non parlare dell’entusiasmo iniziale, che si spegne. L’amore romantico non dura senza l’elemento passionale, tipico dei primi tempi. Quando quest’ultimo si esaurisce, anch’esso si esaurisce. E il passo successivo, quello della costruzione, non arriva mai. Ma se ci pensiamo bene, l’idea di lavorare per l’amore non è poi così negativa: pensiamo all’amore per un figlio, che pur essendo cosa diversa, implica un lavoro che ha a che fare con il dare e che appaga perché attiva in noi la capacità di donarci all’altro.

L’amore in definitiva è liberta di amare il partner e rispettarlo come altro da sè, ma non è forse così spontaneo come tendiamo a credere. In fondo anche la libertà va conquistata ed implica sforzo. E per voi cos’è l’amore?

Laura De Rosa
yinyangtherapy.it

L’equivoco dell’amore

L’equivoco dell’amore

Mezze mele e persone intere

Un rapporto di coppia è come un giardino.
Per crescere rigoglioso deve essere annaffiato regolarmente. Ha bisogno di cure particolari a seconda delle stagioni e del clima. (J. Gray)

L’amore è il tema più dibattuto dell’universo. Per questo è intriso di mitologie, leggende, credenze, narrazioni. E anche di molte sciocchezze! E’ uno dei più drammatici “equivoci” della nostra cultura.
La convinzione radicata è che l’amore sia talmente naturale che quando arriva non ci sia null’altro da fare che assecondarlo, prenderlo come viene, lasciarsi guidare.
È vero che l’amore romantico o passionale (che poi è più corretto chiamare “innamoramento”) è una delle cose più naturali che esista, equiparabile al sorgere spontaneo dei papaveri nei campi a primavera.
Quindi perché porsi problemi? Perché non lasciar fare la “natura”?
La realtà è che l’amore maturo fra due persone, che dovrebbe essere l’evoluzione favorevole dell’innamoramento, non è esattamente solo una faccenda naturale (fondata biologicamente), ma è frutto dell’intreccio fra due “entità” complesse che sono appunto i due innamorati di turno, con i loro rispettivi bisogni, desideri, sentimenti, convinzioni, valori, pregiudizi.
Quando due esseri umani, sull’onda della spinta biologica, si interessano profondamente l’uno all’altro è già in atto un processo biunivoco di proiezioni reciproche, aspettative, illusioni, fantasie, progetti grandiosi.
Qualcosa che è tutt’altro che lineare, logico e razionale.

Il mito platonico dell’amore

A complicare le cose ci si mette Platone con il mito dell’amore come “mezza mela” che cerca il suo completamento con la sua metà speculare.

“Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non vi era la distinzione fra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione”.

Divisi a metà, come una mela, da quel momento vissero in una condizione lancinante, poiché sentivano l’insopportabile e inappagante mancanza della loro vecchia metà. Ogni “pezzo della mela” cominciò a cercare la parte che un tempo gli apparteneva e dopo averla trovata si ricongiungeva a lei. L’unico scopo di queste “mele disperse” era stare nuovamente insieme.
Una “boiata”pazzesca (Fantozzi direbbe di peggio…). Provate a mettere insieme due mezze mele. dopo qualche ora avrete in realtà una intera mela “marcia”, immangiabile!

L’amore fra due persone nasce certamente come un “mistero” inesplicabile preventivamente (forse solo molto dopo l’iniziale esperienza riusciamo a cogliere il perché di quell’amore), ma non è un fatto né naturale né scientifico, è più un’arte che bisogna imparare a praticare.

Dall’innamoramento all’amore maturo

Nell’innamoramento iniziale i due partner vivono uno “stato nascente” entusiasmante ma pur sempre “irrazionale”, una sorta di “follia a due”, in cui ciascuno pensa che l’altro sia il “migliore del mondo”: sostanzialmente un delirio!

Il passaggio all’amore maturo implica il mettere in atto, con pazienza e discernimento, tutte le capacità di relazione di cui siamo dotati, al momento in cui stiamo vivendo quell’esperienza. La maturità e l’equilibrio delle personalità rispettive dei due partner è cruciale in tal senso.

 

Affinché il rapporto, che nasce apparentemente senza regole, si incanali in un registro a due fatto di accettazione, parità, reciprocità e simmetria, dobbiamo essere capaci di “coltivare” il neo-nato sentimento, facendolo sviluppare solido e rigoglioso sul “terreno” giusto.
Parità, simmetria e reciprocità significano che il rapporto deve permettere ad entrambi i partner di camminare fianco a fianco, senza sbilanciamenti, senza che uno dei due traini tutta l’esperienza anche per l’altro, illudendosi che la luna di miele duri in eterno.
Alla prima crisi (che in genere interviene proprio quando uno dei due si ritrae un po’, sententosi soffocare dall’abbraccio simbiotico dell’innamoramento), c’è la resa dei conti.
Se il rapporto è nato e si è sviluppato asimmetricamente, se non c’è parità, quello che ha dato di più, “pretende” un risarcimento, chiede di essere ricambiato, chiede di essere riamato.
Ma trova l’altro arroccato sulla sua posizione privilegiata di essere amato senza dover ricambiare.

Dal narcisismo all’amore maturo

Il bisogno di essere amati è connaturato all’essere umano, è prima biologico, poi psicologico.
Nell’infanzia, più o meno appropriatamente, veniamo amati dai genitori e questo ci conferma la nostra propensione a “dover” essere amati.
Ma da adulti questo diritto non ci è riconosciuto, non ci è dovuto.

Nessuno “deve” amare un altro, l’amore o c’è o non c’è, non si deve chiedere mai, tanto meno “pretendere”.
E invece, quanto più il bisogno infantile è stato deluso o frustato, tanto più diventiamo adulti che pretendono di essere amati, di essere ammirati, di essere al centro del mondo (da qui il deficit primario delle personalità narcisistiche).
Questo bisogno, questo “difetto fondamentale”, vissuto come un “vuoto nello stomaco” non può più essere colmato “ora per allora”, nessuno è tenuto a risarcirci per quello che non abbiamo avuto in precedenza.
Se io mi innamoro di una persona, l’accetto per quella che è, certo anche con i suoi difetti, i “buchi” interiori, ma non mi spetta ripagarla dei debiti contratti con altri (originariamente i genitori). Posso amarla intensamente qui ed ora e questo dovrebbe bastare.

Ma chi ci potrà allora ripagare dei bisogni inappagati che ci portiamo dentro?

Nessun’altro che NOI STESSI.

Perché se non impariamo, con dedizione e compassione, se non siamo disposti ad amarci noi per primi, come possiamo pensare di essere amati da un altro?
Se non ho un minimo di autostima, chi mai dovrebbe amarmi? Qualcuno mi ama forse avendo capito che non “valgo nulla”?
Imparo dunque ad amarmi, mi concepisco come un mela intera, che non cerca nessuna metà per completarsi.
Non dipendo ossessivamente da nessun altro che deve colmare il mio vuoto, divenuto più tollerabile.
La capacità di stare da soli (in compagnia di se stessi) è la base vera della capacità d’amare.
Perché l’amore dell’altro non è più necessario come un bisogno vitale, una dipendenza, una mancanza penosa, ma un sentimento che ci arricchisce e ci riempie reciprocamente di valore.
Ecco perché quando si ama una persona, viene spontaneo chiamarla “tesoro”!

Il mio impulso infantile d’amore si è trasformato in desiderio di complementarietà.
Da bisogno si è evoluto in desiderio: è diventato “lusso”.
Riconoscendono pari dignità all’altro, sono propenso ad amare io per primo, a mostrare il mio interesse, senza remore, né aspettative salvifiche.

In una relazione d’amore matura vale la regola che “chi dei due ama di più deve star fermo”, deve cioè dare il tempo all’altro di provare i suoi sentimenti ed essere pronto a ricambiare, passo dopo passo, un gradino alla volta, in una scalata lenta, graduale e contestuale che porta alla cima del ritorno al “giardino dell’Eden”.
Per questo amo per primo, ma aspetto che l’altro sia disposto a camminare insieme a me, per un altro tratto della mia e della sua vita, che diventa cosi magicamente la “nostra” vita.

L’esperienza del NOI è l’elemento fondamentale dell’amore maturo, dove i due membri della coppia amorosa (Io e Tu), conservano la rispettiva identità, dopo l’iniziale annullamento (fusione) nell’innamoramento.

Io scelgo l’altro non per un bisogno vitale, ma per un arricchimento complementare. Non ne dipendo drammaticamente al punto di considerare “mortale” la separazione dal partner, ma desidero ugualmente legarmi all’altro, con convinzione e consapevolezza.
L’amore maturo diventa così una gioiosa e paradossale “libera schiavitù reciproca”. Implica l’acquisizione di una raffinata “arte della coltivazione”, in cui è essenziale la capacità di tenere viva la “tensione relazionale” fra i due partner, sapendo modulare l’interesse, la condivisione e l’autonomia personale in un’abile, reciproco e simmetrico “pathos della distanza”, che è l’evoluzione benigna dell’iniziale innamoramento immaturo.

Solo in tal modo un rapporto di coppia duraturo mantiene viva la passione, evitando la disillusione e l’inevitabile declino in quello stato di “coppia istituzionale” che è comunemente designato come “la tomba dell’amore”.

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