Trump fa il muro? I messicani hanno già inventato la catapulta lancia erba

16/02/2017

Una catapulta artigianale per lanciare pacchi di marijuana oltre il confine è stata scoperta dagli agenti della Us Border Patrol (la polizia di confine degli Usa). La catapulta è stata individuata in territorio messicano, a pochi metri di distanza dalla frontiera con lo stato dell’Arizona.
La catapulta è stata avvistata dagli agenti americani, che mentre si avvicinavano alla costruzione per le verifiche hanno notato diversi uomini allontanarsi in tutta fretta. Affianco alla catapulta sono stati ritrovati due pacchi di marijuana imballata e pronta per essere scagliata oltre confine, dal peso di 47 chilogrammi complessivi.
La catapulta per la marijuana realizzata in metallo è solo l’ultimo degli stratagemmi scoperti dalla polizia di frontiera per fare entrare illegalmente merci vietate (in gran parte droghe) oltre confine. I metodi usati vanno dai più elaborati, come il tunnel con tanto di binari e sistema di refrigerazione scoperto nel 2015 e costruito presumibilmente dalla banda del famoso narcotrafficante El Chapo, a quelli più arrangiati, come le finte partite di carote ripiene di cannabis, o le rocce da costruzione ripiene.
In questi giorni giorni il nuovo presidente degli Usa Donald Trump ha affermato che il muro e l’aumento dei controlli al confine con il Messico servirà anche a fermare il traffico di droga. Difficile possa funzionare quando per superare un muro basta una catapulta, molto di più può la legalizzazione, che – ed è dimostrato – ha già inferto un colpo pesante al sistema dei narcos.
http://www.dolcevitaonline.it/trump-fa-il-muro-i-messicani-hanno-gia-inventato-la-catapulta-lancia-erba/

Esiste sempre una soluzione.

15/02/2017

«Voi vorreste che vi fosse rivelato un metodo che vi darà la possibilità di risolvere tutti i problemi e affrontare tutte le situazioni, come fosse una chiave che apre tutte le porte…
Un tale metodo, però, non esiste. Il metodo che ieri ha funzionato, oggi non è più efficace e occorre cercarne uno nuovo. Ieri, per esempio, un pensiero che avete letto vi ha permesso di avere una visione chiara o di ritrovare la serenità, ma oggi le condizioni sono diverse e quel pensiero non agisce più: dovete cercarne un altro. È così che, giorno dopo giorno, il Cielo ci obbliga ad avanzare, a fare delle scoperte, altrimenti ci addormenteremmo.
Ogni giorno la vita ci presenta nuove configurazioni, una nuova disposizione delle cose, nuovi rapporti di forze, dunque nuovi problemi da risolvere; e se ieri la soluzione consisteva nel fare appello alla saggezza, forse oggi sarà efficace l’amore, oppure la volontà o l’elasticità o la pazienza.
Esiste sempre una soluzione, ma ogni volta occorre fare lo sforzo di cercarla.»

Omraam Mikhael Aivanhov
 http://unicacoscienza.altervista.org/omraam-mikhael-aivanhov-esiste-sempre-soluzione/

Le suore che coltivano Maria

14/02/2017

Si fanno chiamare “Sister of the Valley” e hanno una sola vocazione: la Marijuana.
Indossano vesti semplici, molto simili a quelli delle suore, ma non fanno capo a nessun credo religioso, non pregano e non cercano adepti. E allora cosa fanno? Coltivano.
In una valle della California queste donne producono incessantemente olio di Cannabis, unguenti, creme ed Erba, il tutto con amore e devozione. La loro missione è proprio quella di portare guarigione e sollievo con metodi del tutto naturali tramite i mille benefici della Marijuana.
Chiaramente la Chiesa Cattolica e alcuni critici non vedono di buon occhio che queste donne si facciano chiamare “sorelle” e vestano la tonaca, ma a loro non interessa anzi, si dicono soddisfatte che vengano mosse criticità sull’aspetto esteriore e si tralasci quello che invece fanno concretamente, senza attaccare i benefici terapeutici della Maria.
Tanto lo sappiamo tutti che non è l’abito a fare il monaco.
http://www.dolcevitaonline.it/le-suore-che-coltivano-maria/ 

Trump fa partire i lavori per l’oleodotto sulle terre indigene: i Sioux resistono tra la neve

13/02/2017

proteste sioux (2)In campagna elettorale Donald Trump aveva promesso che avrebbe fatto di tutto per rilanciare l’economia del petrolio e del gas. Ora che è presidente ha deciso di cominciare dando via libera dal progetto più controverso di tutti: il Dakota Access Pipeline, ovvero l’oleodotto di 1700 chilometri che deve passare tra le terre sacre degli idiani Sioux e sotto al fiume che è la loro unica fonte di acqua potabile, il Missouri.
Si tratta di un’area che rappresenta un ecosistema molto delicato, dal quale dipende la vita di circa 50mila indiani d’america (ma che complessivamente porta acqua a 17 milioni di americani) e che un’eventuale incidente petrolifero potrebbe danneggiare irrimediabilmente.
In dicembre il genio militare aveva deciso di non approvare la costruzione del tratto di oleodotto che sarebbe dovuto passare sotto ai territori indigeni, dando mandato alla compagnia di studiare dei percorsi alternativi, riconoscendo che il tracciato del Dakota Access Pipeline avrebbe messo in pericolo le riserve d’acqua degli insediamenti della nazione indiana del North Dakota.
Donald Trump ha invece firmato un odine esecutivo che ordina di intraprendere la costruzione dell’opera nel suo trattato originario, decidendo così di non tenere in considerazione la negativa valutazione di impatto ambientale, né le proteste del popolo Sioux che da otto mesi resiste alla costruzione del Dakota Access.
I cantieri per il completamento dell’ultimo tratto dell’opera, che in totale costerà 3,8 miliardi di dollari ed a regime trasporterà 570mila barili di petrolio al giorno,  sono stati riaperti ieri mattina.
I Sioux hanno confermato che non accettaranno la decisione e non rimarranno passivi di fronte all’ennesivo abuso subito dai “bianchi” nel corso della loro storia. Le manifestazione sono riprese, così come i presidi per impedire fisicamente l’avanzamento del cantire.
Nel frattempo una delle tribù Sioux che si batte contro la costruzione dell’oleodotto Dakota Access ha presentato ricorso in tribunale nel tentativo di fermare l’autorizzazione del governo. I Cheyenne River Sioux si sono appellati alla Corte federale della capitale Washington, ribadendo come il progetto violi i diritti della nazione Sioux sanciti nei trattati.
Mentre l’associazione Standing Rock Rising (che riunisce tutte le tribù Sioux) ha fatto appello alla solidarietà internazionale, chiedendo a tutti di firmare una petizione da indirizzare a tutte le banche che finanziano il progetto per costringerle a ritirare i fondi dall’opera. La lista è piuttosto lunga (la trovate a questo link) e comprende anche l’italiana Intesa San Paolo.
http://www.dolcevitaonline.it/trump-fa-partire-i-lavori-per-loleodotto-sulle-terre-indigene-i-sioux-resistono-tra-la-neve/

La vita è un fenomeno davvero misterioso – Osho

12/02/2017
“Silenzio condiviso con le parole” presenta “La vita è un fenomeno davvero misterioso“.
– C’è un paradiso e c’è un inferno? E vuoi dirmi in che parte dell’Oregon si trovano?
– Sei seduto in paradiso e la strada della contea porta all’inferno!
– Sei un uomo che di certo ama la controversia che lo circonda.
– La amo.
Testi e immagini per la meditazione - yoga - meditation - mindfulness - zen - buddhismo
– Sei un uomo che penso amerebbe che ogni essere umano di questo mondo abbia almeno sentito parlare di lui.
– Certamente! Vorrei che il mondo intero mi amasse o mi odiasse, non vorrei che un singolo individuo in tutto il mondo mi ignorasse. Ed è per questo che il mio impero è in espansione: ho più amici, ho più nemici, ogni giorno aumentano.
– Sei anche un uomo con, indubbiamente, un magnifico senso dell’umorismo. E penso che per poter… per poter dominare questo impero… non dominare, scusa, tu non domini: vivi soltanto in questo impero! Per accettare tutte le seccature e le controversie e i travisamenti e probabilmente alcune verità su di te, devi avere un incredibile senso dell’umorismo.
– Mi diverto moltissimo…

– Al Centro di accoglienza, o come lo chiamate, ho letto che se tutti al mondo potessero ridere per ventiquattr’ore, questo cambierebbe tutta la malignità in cui sembra che tutti viviamo. Questo non è ciò che hai detto tu: la conclusione è mia!
– Sarebbe utile, ma ucciderebbe quella donna… La risata è una buona medicina, ma dovresti prenderne quanta ne puoi assorbire, altrimenti ti può uccidere, può farti impazzire. La vita è un fenomeno davvero misterioso, di cui la risata è parte e di cui anche le lacrime fanno parte. Essere tristi ogni tanto, veramente tristi, non è male. La tristezza ha una sua bellezza intrinseca. Devi solo imparare a godere la bellezza della tristezza, il suo silenzio, la sua profondità. La vita è un tutto unico, e noi permettiamo alla nostra gente di vivere in tutte le dimensioni. Se qualcuno piange e singhiozza, nessuno qui lo fermerà; qualcuno potrà abbracciarlo e andarsene per la sua strada. Quell’abbraccio non voleva fermare le lacrime, era solo una risposta spontanea. Noi crediamo nella vita, nella sua totalità, nei suoi giorni, nelle sue notti, nei giorni di sole e in quelli nuvolosi. Noi crediamo che tutto nella vita può essere goduto; serve solo un po’ più di consapevolezza, una maggior coscienza di quel che accade. Tu non sei la tua mente, non sei il tuo corpo; c’è un testimone da qualche parte dentro di te che può continuare a osservare la mente, le emozioni, le reazioni fisiologiche. Quel testimone sei tu! E quel testimone è in grado di godere di tutto, quando diventi centrato lì. Tutto il mio metodo di meditazione consiste nel centrarti nel tuo testimone, e poi lasciare che la vita e i suoi giochi proseguano. Godi, ridi, piangi, ma qualunque cosa tu faccia, falla totalmente, senza vergogna, senza rimorsi. E, come hai detto, io sono di certo un uomo che si diverte nell’essere controverso. Non posso concepire un uomo che non abbia il coraggio di essere controverso. Le persone che non sono controverse sono semplici ipocriti, solo dei santerellini carini con chiunque, che passano le giornate a cambiare le loro maschere, per adattarsi a chiunque. Un americano, Dale Carnegie, ha scritto un libro, “Come farsi degli amici e influenzare le persone”. La mia idea è “Come influenzare le persone e crearsi dei nemici”.
– Perché? Perché è importante, come metro di paragone, crearsi dei nemici?
– Perché se puoi crearti un nemico, ti sei creato un amico potenziale.
Osho
http://www.meditare.net/wp/meditazione/la-vita-e-un-fenomeno-davvero-misterioso-osho/ 

Metodo Feldenkrais per la sclerosi multipla

10 febbraio 2017

Metodo Feldenkrais per la sclerosi multipla

“La sclerosi multipla (SM) ha lasciato il suo segno indelebile nella mia famiglia. A mio zio paterno, Benjamin, fu diagnosticata la SM, di cui morì  nel 1930. Negli anni ’50, la malattia ha preso mio padre due settimane dopo il mio quarto compleanno. Nel 1986, ha segnato la vita di mia sorella, Susan. La mia famiglia è stata impegnata con l’associazione Sclerosi Multipla dal tempo in cui ho ricordi. Ancora ragazzino, mio fratello Eli andava di casa in casa con la scatola di raccolta per l’associazione. Da bambina, assieme ai miei amici, ci facevamo pagare per i nostri spettacoli nel cortile e donavamo il ricavato. A tuttoggi io e mio fratello rimangono impegnati. Scrivo e parlo di SM a chiunque voglia ascoltare. Assieme alle mie figlie ho partecipato alla marcia per la SM ogni anno da quando sono nate. Quando ero una giovane fisioterapista, nel 1976, ho iniziato la prima classe per i pazienti affetti da SM presso la UCLA. Nel 1991 sono diventata un’insegnante del Metodo Feldenkrais® e ho insegnato classi di Consapevolezza Attraverso il Movimento® con il sostegno dell’associazione dedicata alla SM.
Come può il Metodo Feldenkrais® dare benefici alle persone con SM?
Il Metodo Feldenkrais esplora come il cervello e il nostro sistema nervoso possano cambiare. La sclerosi multipla è una malattia che colpisce il cervello e il sistema nervoso. Ecco perché secondo me il Metodo Feldenkrais è utile a chi è affetto da sclerosi multipla: dal momento che sappiamo che la SM può colpire qualsiasi parte del sistema nervoso rivestito di mielina (la copertura “isolante” dei nervi), qualsiasi approccio che voglia aumentare le funzioni deve deve coinvolgere l’intera persona. Questo rende il Metodo Feldenkrais una buona partita; non solo perché collega una parte del corpo alle altre, ma anche perché comporta poco o nessun stress, uso di energia, dolore o sudore. E può abbassare la temperatura di un corpo surriscaldato rilassando il meccanismo di “lotta o fuga”.
Ci sono quattro tipi principali di SM; recidivante-remittente, secondaria progressiva, primaria progressiva e recidivante progressiva. Anche se ci sono fattori comuni tra le persone con SM, ognuno è un individuo. A seconda del tipo di SM che una persona ha, i sintomi possono variare notevolmente da un giorno all’altro.
Dal momento che il Metodo Feldenkrais lavora sulla consapevolezza, su come raggiungerla e come utilizzarla ogni persona impara a regolarsi con se stessa, trovando le proprie strategie per il cambiamento. Inoltra la combinazione di consapevolezza e flessibilità è molto potente nella lotta contro gli effetti di questa malattia. Il fatto di utilizzare i muscoli per muoversi piuttosto che come supporto antigravitazionale migliora la gamma di movimento e aiuta ad avere più energia. Inoltre imparare a iniziare il movimento dai grandi muscoli che si trovano al centro del corpo consente una distribuzione migliore del lavoro, permettendo di conservare energia e forza, che rappresentano due grandi preoccupazioni per pazienti con SM.
Inoltre questi elementi permettono di mantenere la flessibilità delle articolazioni e dei muscoli, fattori importanti per camminare e per svolgere le azioni quotidiane. Tutti noi abbiamo un enorme potenziale per l’apprendimento, non importa quale sia la nostra capacità fisica in quel dato momento. Imparare la consapevolezza, la flessibilità e il cambiamento migliora le funzioni.
Andiamo più nello specifico!
La maggior parte delle persone non pensano a quello che fanno o come si muovono fino a quando non si trovano in difficoltà. Se rallentiamo e prestiamo attenzione a come ci muoviamo e a che cosa facciamo, siamo in grado di affinare i nostri movimenti e le nostre azioni. Come Moshe Feldenkrais scrisse: “Se non sai quello che stai facendo, non puoi fare quello che vuoi.” Questo è esattamente ciò che impariamo quando pratichiamo il Metodo Feldenkrais.
Se avete la SM o se conoscete qualcuno che ne soffre (ci sono circa 200.000 persone negli Stati Uniti e 2,5 milioni in tutto il mondo) allora conoscete alcuni dei sintomi debilitanti. Poiché i sintomi sono così vari, quando si lavora con questa malattia, si deve avere una chiara comprensione della natura intreccciata del cervello e del corpo. Non si può “correggere” una parte senza influenzare le altre. Non possiamo cambiare il modo di camminare, se non lavoriamo sulla respirazione o senza sapere dove siamo nello spazio
CAMMINARE
Camminare è il motivo principale per cui le persone con SM vengono da me. Comincio esplorando la consapevolezza del mio cliente rispetto allo parti del corpo nello spazio. Nel linguaggio medico, questo si chiama cinestesi/propriocezione. Propongo lor una serie di sequenze di movimenti, sia attraverso le indicazioni verbali, sia o attraverso il tocco. Questi movimenti molto facili e dolci permettono all’allievo di rilassarsi; è solo quando siamo rilassati che possiamo esplorare il movimento! Gli allievi spesso scoprono schemi di movimento che li frenano. Essi imparano a lasciar andare gli schemi di movimento abituali che non funzionano. Attraverso queste sottili lezioni di movimento, sviluppano la consapevolezza, che porta alla flessibilità e a una migliore coordinaazione. Un altro sintomo che rende difficile il cammino è la spasticità. La spasticità è uno stato in cui alcuni muscoli sono contratti del tutto oppure lavorano in tempi inappropriati. Quando gli studenti imparano a muoversi con meno sforzo, riescono a fermare o a invertire qualsiasi movimento prima che i muscoli diventino eccitato o sovraeccitati. I movimenti sono lenti, dolci e sicuri. Gli allievi trovano che hanno più abilità nel modulare come i loro muscoli iniziano l’azione. Questo offre loro l’opportunità di fare minori aggiustamenti sulla base della loro percezione. Problemi di coordinazione sono abbastanza comuni tra le persone con sclerosi multipla, a causa della minor comunicazione tra il cervello e il midollo spinale. La coordinazione è complicata.  Le azioni utilizzano alcune sequenze muscolari. Ad esempio, si piega il ginocchio e si solleva il piede prima che  l’anca muova la gamba in avanti per camminare. Tuttavia, prima ancora di muovere le gambe, si vede qualcosa che si desidera raggiungere a piedi, sia nella realtà che nell’immaginazione. È necessario anche mantenere una postura eretta e respirare per muoversi in modo efficiente. Le sequenze di movimento esplorate durante una lezione Feldenkrais insegnano il controllo del movimento nello spazio. Ciò include la capacità di controllare la direzione, la qualità e la velocità.
EQUILIBRIO
Molto spesso le persone con SM hanno difficoltà a mantenere l’equilibrio. Attraverso il Metodo Feldenkrais, gli studenti con SM hanno la possibilità di esplorare la “postura dinamica”, in cui lo scheletro supporta il peso e i muscoli sono liberi di muoversi in modo più efficiente. Si esplora il rapporto tra lo scheletro e muscoli. Si porta attenzione alla trasmissione del movimento attraverso il centro del corpo, piuttosto che mantenere il “core”.
CALORE
Il calore può causare un temporaneo peggioramento dei sintomi della SM e lo stress e la tensione possono aumentare la temperatura corporea. Con il movimento delicato di una lezione Feldenkrais, un partecipante può imparare ad allentare lo stress e la tensione. Questo aiuta a far diminuire il calore, consentendo all’energia del corpo di fluire liberamente. Utilizzando l’attenzione e il respiro, si può imparare a rilevare (e quindi evitare) l’aumento della temperatura corporea prima che inizino i problemi.
STRESS
Vivere con la SM può significare cambiamento e stress. Lo stress esaurisce un individuo sia emotivamente che fisicamente e aumenta la stanchezza. Utilizzando il Metodo Feldenkrais, le persone con MS imparano a funzionare in uno stato più rilassato, calmando così il sistema nervoso simpatico (responsabile del meccanismo di “lotta o fuga”). Dal momento che i movimenti si basano su attività funzionali, le persone hanno la possibilità di scoprire i loro modelli di ansia abituali e di esplorare modi più efficaci di risposta. Mentre insegnavo corsi regolari per l’associazione della SM, mi sono spesso trovata in strutture non ottimali. C’era spesso rumore o movimento nella stanza, ma ho scelto di non modificare la situazione perché sapevo che i miei allievi avevano bisogno di imparare a calmarsi e a sentire se stessi in qualsiasi ambiente. Dopo tutto, centri commerciali, ristoranti rumorosi e ingorghi non scompaiono solo perché avete la sclerosi multipla!
FATICA
La fatica può essere la più grande sfida, perché siamo in grado di crearla senza nemmeno rendercene conto. Sforzo, tensione e fatica sono spesso il risultato di piccoli muscoli che fanno il lavoro al posto di quelli più grandi. Non ci può essere apprendimento quando c’è fatica, quindi sono gli allievi a misurare il proprio senso di stanchezza, modulando pause e riposi. Nel muoversi o riposarsi secondo il proprio ritmo, guadagnano un maggiore controllo sulla fatica.
FLESSIBILITÀ
Flessibilità è la capacità di commutare e utilizzare una parte diversa del corpo per una stessa attività. Imparare ad usare i muscoli per muoversi piuttosto che usarli per sostenere se stessi permette di migliorare la gamma di movimento e di avere più’energia. L’avvio del movimento dai grandi muscoli vicini al centro del corpo permette una migliore distribuzione del movimento permette di conservare l’energia e la forza. Queste sono le chiavi per mantenere la flessibilità articolare e muscolare, importante passeggiare e per le altre attività della vita quotidiana.”
(Traduzione dell’articolo Working with people with Multiple Sclerosisa cura di Beth Rubenstein, insegnante del Metodo Feldenkrais)

Osho: Abbiamo tutto ciò che serve per questa avventura?

9 febbraio 2017

Il cammino è bello, la via è piena di fiori. E diventa sempre più bella man mano che la tua consapevolezza si eleva…

Un prezioso brano di Osho apparso su Osho Times n. 234

osho

DOMANDA:
Osho, non so dove sto andando e non so che cosa devo fare.
Ho tutto ciò che mi serve per questa avventura?

Non c’è bisogno di sapere dove stai andando. Non c’è bisogno nemmeno di sapere perché. Tutto ciò che ti serve sapere è che lo stai facendo con gioia, perché se lo fai con gioia non puoi sbagliare. Se danzi, canti e celebri, la direzione non ha importanza, la strada non conta, l’obiettivo non importa. Ogni istante diventa il paradiso. 
Lo ripeto ancora una volta: non esistono obiettivi nell’esistenza. Esistono solo momenti, e l’arte consiste nello spremere il momento, tutta la sua linfa, qui e ora. E man mano che i momenti continuano ad arrivare nelle tue mani, continua a spremere ogni succo che l’esistenza ha in serbo per te. 
E comunque sei già dove devi essere, quindi se vai da qualche parte è solo una passeggiata mattutina! 
Non preoccuparti. Non c’è alcun obiettivo, puoi tornare indietro da qualsiasi punto. Non stai andando da nessuna parte! 
Tutto il mio insegnamento consiste nell’esserci e lasciare che ogni beatitudine si riversi su di te. 
Perché dovresti andare da qualche parte? E comunque, dove andresti? 
Ci sono treni, autobus, aerei e puoi andare dove vuoi, persino sulla Luna. Nel giro di qualche anno sarà possibile andare su Marte, o raggiungere qualche stella. Ma tutto questo è stupido, che cosa faresti sulla Luna? Ci hai mai pensato? Sarebbe assolutamente strano persino ai tuoi stessi occhi: “Che cosa ci faccio qui?”. 
La vita è il cammino. 
La vita non ha scopo. 
Ecco perché mi piace la parola Tao. Tao significa “la via”, senza alcun obiettivo, semplicemente la via. 
Era coraggioso Lao Tzu, venticinque secoli fa, a dire alla gente che non esiste uno scopo e che non stiamo andando da nessuna parte. 
Resteremo qui, quindi rendi il tuo tempo più bello, più amabile, il più possibile pieno di gioia. 
Lao Tzu ha chiamato la sua filosofia Tao e Tao significa semplicemente “la via”. Molti gli chiedevano: “Perché hai scelto il nome Tao? Perché non esistono obiettivi nella tua filosofia?”. Lui rispondeva: “Proprio per questo motivo ho scelto di chiamarla ‘la via’, in modo che nessuno dimentichi che non esiste alcun obiettivo, ma solo il cammino”.
E il cammino è bello, la via è piena di fiori. E diventa sempre più bella man mano che la tua consapevolezza si eleva. Nel momento in cui raggiungi la vetta, tutto diventa così dolce, così estatico, che improvvisamente ti accorgi che questo è il luogo, questa è “casa”. E tu correvi inutilmente qua e là! 
Non pensare mai di andare da qualche parte, pensa invece a trasformare te stesso qui. 
Un luogo da raggiungere è una strategia astuta della mente per ingannarti. La mente cerca sempre di richiamare il tuo interesse verso cose lontane, distanti, in modo da portarti via da qui. O almeno la tua attenzione non sarà più “qui”, ma “là”! E non ci arriverai mai. Andando da qui a là, man mano acquisirai l’abitudine di guardare sempre là, e quindi ogni luogo che raggiungerai, non richiamerà più la tua attenzione, perché il tuo obiettivo si sarà già spostato da qualche altra parte. 
In India c’è un antico detto, “diya tale andhera”, “c’è buio sotto la lampada”. La lampada fa luce tutto intorno, ma esattamente sotto di essa c’è l’oscurità. Questa è la situazione dell’uomo: sei in grado di vedere ovunque, tutto intorno, ma sei incapace di vedere dove sei, chi sei. 
Quindi annulla tutte le prenotazioni! Non c’è un luogo da raggiungere: essere qui è una tale estasi.
Chiudi gli occhi, in modo da poter vedere la realtà del qui. 
“Là” e “poi” sono solo finzioni. “Qui” e “ora” sono le uniche realtà.

Continua su Osho Times n. 234

Tratto da: Osho, Tu sei il mondo, Giunti Demetra

http://www.oshoba.it//index.php?id=articoli_view_x&xna=234 

La Cannabis può guarire le ferite?

Lunedì 6 febbraio 2017

Un uomo di nazionalità canadese di 44 anni malato di cancro si è affidato al Dottor Vincent Maida, professore associato del Division of Palliative Care at the University of Toronto per trovare un trattamento al suo dolore cronico. Precedentemente aveva fatto uso di farmaci e di oppiacei: i primi non portavano nessun miglioramento e i secondi gli stavano causando effetti collaterali. Hanno deciso quindi di iniziare una terapia a base di Cannabis. Il medico gli prescrisse la Marijuana da assimilare tramite vaporizzatore: la cura non solo apportò giovamento al dolore, ma gli permise di abbassare la quantità di oppiacei.
Successivamente il cancro gli causò una ferita sulla guancia che la erose, rendendo impossibile l’assunzione della Marijuana. Decisero quindi di applicare sulla ferita olio di Canapa 4 volte al giorno per un mese. Il dolore si affievoliva dopo 10 minuti e l’effetto durava per le due ore successive ma soprattutto, la dimensione del foro si era ristretta del 5%.
Solo uno studio finora prendeva in considerazione la possibilità che la Cannabis potesse trattare le ferite ed era inerente alle cellule dell’intestino e svolto in laboratorio.
Purtroppo l’uomo è deceduto dopo un mese dall’inizio della cura a causa di complicazioni del suo stato di salute, ma lascia dietro di sé un’importante testimonianza di quanto ancora ci potrebbe essere da scoprire sulla Marijuana.
 http://www.dolcevitaonline.it/la-cannabis-puo-guarire-le-ferite/

OSHO: Voglio che guardiate da ogni finestra possibile.

Domenica 5 febbraio 2017


Risultati immagini per osho

Non si sa mai da quale finestra si vedrà la luce, da quale finestra si vedrà la Luna. Non voglio trascurare alcuna angolazione, alcuna dimensione.
Le vostre domande aprono nuove dimensioni.
Ho pubblicato 500 libri, ma quello che volevo dire non l’ho ancora detto. Ci sto provando, sperando che in qualche modo, in qualche momento, che io lo abbia detto o no, lo udirete. Potrei non essere in grado di dirlo, ma solo di mostrarlo. E potreste non essere in grado di udirlo, ma di vederlo.
Mi viene in mente uno dei più grandi poeti indiani, Rabindranath Tagore, un premio Nobel. Ha scritto 6000 canzoni, poesie da cantare e mettere in musica. Non sono solo poesie da recitare, sono composte per gli strumenti musicali. Nella lingua inglese solo Shelley si avvicina un po’ a Rabindranath Tagore. Ha composto 2000 poesie che possono essere messe in musica, ma Rabindranath è molto più avanti: 6000 canzoni!
Quando Rabindranath stava morendo, erano presenti un suo amico e suo zio, un grande pittore, proprio come Rabindranath era un grande poeta. Il suo nome era Avanindranath Tagore. In questo secolo, in India, nessuno ha superato Avanindranath Tagore nella pittura. Avevano quasi la stessa età, entrambi erano vecchi.
Rabindranath stava morendo e Avanindranath gli disse: “Vedo lacrime nei tuoi occhi. Dovresti gioire perché lasci 6000 canzoni dietro di te. Non esiste un solo poeta, in qualsiasi lingua, che possa reggere il confronto. Puoi morire con dignità e orgoglio. Ritira le lacrime!”.
Rabindranath rispose: “Queste lacrime non sono quello che pensi. Non sono lacrime di disperazione, non sono lacrime di paura, non sono perché la morte è in arrivo. La ragione per cui piango è che ho cantato 6000 canzoni, ma la canzone che ero venuto a cantare, non l’ho ancora cantata. Ho cercato di cantarla di continuo, ma esce sempre qualcos’altro. Quella canzone rimane nascosta nel profondo della mia anima. Piango perché ci sono arrivato molto vicino. Questo non è ancora il momento per me di morire. Dio è assolutamente ingiusto con me. Tutta una vita di prove… Tutte quelle canzoni erano solo prove, scarti e la canzone che volevo cantare resta ancora da cantare…”.
Ma per me non sarà così. Canterò quella canzone! Cercherò di avvicinarmi a voi da ogni angolo, da tutte le dimensioni possibili, in ogni modo possibile e con ogni mezzo. La mia canzone non è fatta di parole, la mia canzone sono io! Voglio condividere tutto il mio essere con voi, per questo rispondo alle vostre domande.
Continua su Osho Times n. 234
Tratto da: Osho, Yakusan: Straight to the Point of Enlightenment #3

Graham Hancock: la civiltà perduta non era materialistica, conosceva l’essenza immortale

Sabato 4 febbraio 2017

“Credo che la civiltà perduta, nell’antichità preistorica, fosse una civiltà molto diversa dalla nostra, che non si occupava primariamente di cose materiali”.

Graham Hancock, qui intervistato da Nick Polizzi, è stato in passato un giornalista per gli affari esteri del ‘The Economist’, ma da ormai 25 anni si dedica totalmente all’indagine dei misteri del nostro passato umano.
D:Pensi che le civiltà del passato fossero tecnicamente avanzate come noi oggi o forse di più? E nel caso, dove sono sepolti i loro computer? Dove è il computer di 18.000 anni fa? Quando pensiamo alla tecnologia, la raffiguriamo sempre in questo modo!
GH:La mia risposta è che se vogliamo veramente comprendere la storia, dobbiamo smettere di guardarla come in uno specchio. Invece, dobbiamo cominciare a guardarla come fosse una finestra dalla quale possiamo vedere ciò che è veramente accaduto, piuttosto che proiettare noi stessi nel passato. Non c’è nessuna ragione al mondo, perché una precedente civiltà dovrebbe aver seguito la stessa rotta tecnologica nostra. Anche se avesse avuto la capacità di fare questo, avrebbe potuto scegliere, per ragioni morali o altro, di confrontarsi con la sacralità della terra, per esempio, piuttosto che sfruttare la petrolchimica.
Noi abbiamo scelto di andare per questa strada, ma non c’è alcuna certezza che una civiltà precedente avrebbe fatto lo stesso. E nel percorso che abbiamo scelto di intraprendere, abbiamo posto grande enfasi sul vantaggio meccanico, cosa in cui siamo veramente bravi. Con questo facciamo cose incredibili. Ma forse in questo nostro processo, abbiamo ottenuto che scemassero altre facoltà della mente umana. Siamo diventati dipendenti dalla tecnologia meccanica e non conosciamo più le altre facoltà della mente umana,di cui si parla ripetutamente nelle tradizioni di tutto il mondo, come per esempio la telecinesi, che muove oggetti con il potere della mente, o la telepatia eccetera.
Può darsi che come esseri umani in generale, in passato, avessimo quelle capacità, ma le abbiamo perse, ci siamo addormentati. La nostra società ci ha cullati in uno stato di sonno. Siamo così orgogliosi della nostra tecnologia, così colpiti da ciò che ha saputo raggiungere, che abbiamo dimenticato cosa avremmo potuto fare se avessimo preso un’altra strada.
Penso che la civiltà perduta, nell’antichità preistorica, fosse una civiltà molto diversa dalla nostra e che non riguardasse primariamente le cose materiali. Piuttosto riguardava il far crescere e nutrire lo spirito umano, e questo viene riflesso anche nei miti. Quando la civiltà perduta di Atlantide, o come altro vogliamo chiamarla, si è allontanata da quella via, è piombata nel materialismo; quando si perde di vista l’obiettivo spirituale, ecco in quel momento, avviene il pericolo.
D:C’è la possibilità, secondo te, che membri di quella civiltà possano essere sopravvissuti ed essere tra noi?
GH:No, erano esseri umani proprio come noi. Sono nascosti tra noi in termini di idee, concetti… questo è ciò che è importante chiarire. Le idee sono ciò che vive o può vivere in eterno.È l’idea della civiltà perduta, dei maghi, degli dei, dei civilizzatori, che se ne andarono per il mondo cercando di tenere viva la fiamma della civiltà: quest’idea è molto forte nelle memorie dell’umanità e nessuna razionalizzazione o scetticismo scientifico potranno disfarsi di questo. Nei nostri cuori sappiamo tutti che è vero.
D:Tu affermi spesso che gli Egizi hanno impiegato le loro migliori menti, per 3000 anni, sul mistero della morte.
GH:Questo riguarda esattamente ciò di cui stiamo parlando ora, perché gli antichi Egizi furono gli eredi di una tradizione precedente. Credo si trattasse della tradizione di una civiltà perduta, la quale aveva come punto di attenzione principale le verità eterne e la possibilità di una vita edopo la morte e non le cose materiali e la vita fisica.
Ora, nella nostra società, quando parliamo di vita eterna o immortale, le persone cominciano a pensare in termini di transumanesimo: al fatto di installare degli oggetti nei nostri cervelli (un pensiero agghiacciante, orribile e repellente) o persino al fatto di fare un download della propria coscienza in una macchina. Che pensiero narcisistico è mai questo?
Abbiamo già un incredibile meccanismo di immortalità: la reincarnazione. Perché mai una persona dovrebbe diventare un transumanista e tenere lo stesso corpo per sempre o fare un download della sua coscienza in una macchina, quando il meccanismo della reincarnazione ci permette di vivere molte vite diverse, beneficiando dell’apprendimento di quelle differenti esperienze?
Ora ovviamente non posso provare che esista la reincarnazione, ma è molto probabile che essa sia una realtà. Penso fosse Voltaire che disse: “non è cosi improbabile che nasciamo due volte, anziché una sola”. E poi perché no? Ci sono molte prove per questo. E se la reincarnazione è possibile, allora noi non siamo i nostri corpi. Qualsiasi cosa siamo, comunque non siamo i nostri corpi… perché questi sicuramente muoiono.
C’è invece una parte immortale in noi, chiamiamola anima, essenza, spirito: questo è ciò che si reincarna. E io credo che la civiltà perduta fosse molto concentrata sull’essenza immortale dell’essere umano e che lo fu per un tempo molto lungo. Poi accadde, gradualmente, che ci si allontanò da questo e nel contempo si sviluppò il materialismo. Ma originariamente non era una società materialistica. Non dovremmo comunque aspettarci di ritrovare per forza tracce materiali riconoscibili, simile alla tecnologia che abbiamo creato noi nel 20º e 21º secolo.
D:Credi che le piante sciamaniche che fanno avere visioni, possano aver avuto un ruolo importante nello studio della morte nella cultura egizia?
GH:Sono certo che lo ebbero. Infatti gli antichi Egizi misero al lavoro per 3000 anni le loro migliori menti, sul mistero di ciò che ci accade quando moriamo e in quel progetto si servirono di un gran numero di “alleati vegetali”. Sappiamo che la Nymphaea Caerulea, il Loto Egiziano, è una pianta che dona visioni.

D:Hai sperimentato su di te l’ayahuasca? E’ vero che aumenta le visioni interiori rispetto a ciò che accade quando moriamo e alla possibilità di reincarnarci?
GH:Di nuovo non posso provare che ciò sia corretto, ma posso solo dire che effetto questa pianta abbia avuto su di me. Le mie esperienze con l’ayahuasca, mi hanno fatto capire che tutto ciò che facciamo in questa vita, ha importanza. Tutto conta, tutto sarà pesato e considerato.
Ci viene data la preziosa opportunità di essere nati in un corpo umano. È un’opportunità molto rara nell’universo come tale… essere un essere umano, avere il potere di discernere ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è luce e ciò che è oscurità, la capacità di amare e purtroppo quella di odiare.
Tutte queste cose sono parte del miracolo di essere nati in un corpo umano. Dipende poi da noi vivere la portata di questo miracolo. Vogliamo spendere le nostre vite perseguendo obiettivi solo materiali? Se lo faremo non nutriremo quella parte non fisica di noi, sulla quale al contrario gli antichi Egizi erano molto concentrati.In realtà, è questa la ragione per cui non si trovano resti di case e di possedimenti personali. Non credo se ne preoccupassero molto. Verso al fine della civiltà egizia, Erodoto, visitò quel paese e li descrisse come gli individui più felici sulla terra. Erano stati felici per migliaia di anni e la loro felicità giungeva primariamente dall’essere concentrati sulla vita spirituale.

C’è, infatti, una verità fondamentale che emerge dalla civiltà egizia e da tutte le civiltà del passato, ed è che tanto più ci allontaniamo dall’amore, tanto più affoghiamo nel materialismo, e quindi tanto meno abbiamo la possibilità di compire la missione per cui siamo qui sulla Terra, cioè amarci reciprocamente.

http://compressamente.blogspot.it/2017/02/graham-hancock-la-civilta-perduta-non.html