Sacerdotesse e prostitute

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Tutto il mondo antico conosceva la prostituzione sacra o “ierodulìa”, esercitata da sacerdotesse ritenute trasmettitrici delle virtù fecondatrici divine: l’orgasmo era considerato il momento massimo di avvicinamento alla divinità. Collegi di prostitute sacre esistevano presso i templi babilonesi della dea Ishtar, definita essa stessa come “la grande puttana”. Sembra che fosse in uso anche la prostituzione sacra maschile.

Lo storico greco Erodoto attribuisce ai Babilonesi una norma che costringeva ogni donna, almeno una volta nella vita e prima del matrimonio, a prendere posto nel santuario di Ishtar per unirsi a uno straniero in onore alla dea. Erodoto aggiunge che le donne belle di solito stavano molto poco nel tempio, quelle brutte, mesi. Erice e Locri.

Per onorare la divinità dopo una vittoria, molti Greci donavano fanciulle al tempio di Corinto (con Erice e Locri l’“Amsterdam” dell’antica Grecia), dove lavoravano come prostitute centinaia di schiave.

Testimonianze di prostituzione sacra riguardano anche Palestina, Siria, Egitto, la Mecca (prima della predicazione dell’Islam). Il meretricio sacro scomparve con le religioni monoteistiche, ovunque tranne che in area indonesiana e in India, dove le Deva-Dasi (prostitute templari danzatrici, che gli esploratori portoghesi chiamarono baiadere) vennero abolite per legge solo nel 1950.

http://www.focus.it/cultura/storia/sacerdotesse-e-prostitute

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