Osho: Il peso dell’ego non permette di elevarsi


 16 Luglio 2016
 
Cosa può impedire all’uomo di raggiungere l’essenza divina? E cosa può tenerlo legato alla terra?
Qual è il potere che non permette al fiume della vita di raggiungere l’oceano?
Io affermo che è l’uomo in quanto tale: il peso del suo ego non gli permette di elevarsi. E non è la forza di gravità della Terra, bensì il peso del suo ego simile a una montagna, che non gli permette alcuna ascensione. Noi viviamo schiacciati dal nostro stesso peso, e perdiamo qualsiasi capacità di movimento. La Terra ha potere soltanto sul corpo – la sua gravità lo lega a sé – ma l’ego ha legato perfino l’anima a questa terra: il suo stesso peso impedisce all’anima di elevarsi verso i cieli, togliendole ogni potere.
Questo corpo è composto di terra, ne è un frutto e alla terra tornerà; ma, a causa dell’ego, l’anima viene deprivata dell’essenza divina. In questo modo è forzatamente obbligata a seguire il corpo, sebbene questo sia del tutto inutile.
Se l’anima non può conseguire l’essenza divina, la vita diventa un dolore intollerabile. Il divino è l’unico appagamento dell’anima; essa ne è la piena manifestazione, e ogni volta che quell’appagamento viene impedito, insorge una sofferenza atroce.
Quando il potenziale che il sé ha di diventare verità viene ostacolato, si ha dolore e sofferenza; e questo perché la piena manifestazione del sé è beatitudine.
Non lo riconosci? Non vedi questa lampada? È una lampada priva di vita, fatta di creta; ma la fiamma che racchiude è immortale. La lampada proviene dalla terra, ma la fiamma giunge dai cieli. Ciò che appartiene alla terra resta sulla terra, ma la fiamma si eleva continuamente verso il cielo ignoto. Il corpo dell’uomo è qualcosa di simile: è fatto di terra, ma la sua anima no. L’anima non è una lampada priva di vita, bensì una fiamma immortale; ma, a causa del peso dell’ego, anch’essa non si può elevare al di sopra della terra.
Solo coloro che sono, sotto tutti i punti di vista, liberi dall’oppressione dell’ego potranno progredire verso il divino che è l’esistenza.
Ho sentito raccontare una storia…
Su una montagna inaccessibile, sulla cima più alta, c’era un tempio d’oro dedicato a Dio. Il sacerdote di quel tempio era diventato ormai vecchio e aveva annunciato che la persona di maggior forza e potenza dell’intera umanità sarebbe stata riconosciuta come il suo successore. Non c’era riconoscimento più alto di quello, su tutta la Terra.
Il giorno stabilito, i candidati più validi iniziarono a salire la montagna. Chi avesse raggiunto il tempio per primo, posto in cima a quella montagna altissima, di certo avrebbe dimostrato di essere il più forte. Quando iniziarono la scalata, ciascuno dei contendenti portava sulle spalle un masso enorme, per mostrare la sua forza; ciascuno di loro portava un peso che tutti pensavano rappresentasse il loro vigore; la scalata era davvero impervia, e avrebbe richiesto un mese… c’era il rischio che parecchi concorrenti perdessero la vita.
Forse, proprio per questo sentivano un pungolo e una sfida: per migliaia di persone era la prova della loro fortuna e della loro capacità di resistenza. Con il passare dei giorni, parecchi scalatori vennero distanziati, qualcuno si perse tra crepacci e vallate con le loro pietre sulle spalle; altri, come risultato di quello sforzo, crollarono esausti e lasciarono questo mondo mortale, sempre portando le loro pietre. Ma, anche così, gli altri concorrenti, stanchi e indeboliti continuarono ad andare avanti, fermamente determinati a procedere. Chi ancora proseguiva non ebbe tempo di pensare a coloro che erano caduti, né aveva la forza di farlo.
Poi, un giorno, tutti gli scalatori si stupirono nel vedere una persona, che si erano lasciati alle spalle, che procedeva di gran carriera e li superava a gran velocità. Costui non portava alcuna pietra sulle spalle che rivelasse la sua forza: la mancanza di quel peso doveva essere il motivo per cui stava procedendo così spedito… di certo doveva averla abbandonata da qualche parte.
Tutti iniziarono a ridere della sua stoltezza; infatti, che senso aveva che qualcuno arrivasse in cima, privo di qualsiasi segno che rivelasse la sua forza?
Per cui, quando con estrema difficoltà e dopo fatiche penosissime, qualche mese dopo quegli scalatori arrivarono finalmente al tempio di Dio, non poterono credere ai loro occhi: videro che quell’uomo non particolarmente forte, che era arrivato al tempio per primo gettando via la sua pietra, era stato nominato sacerdote del tempio.
Prima che potessero lamentarsi per quell’ingiustizia, il vecchio sacerdote li accolse, dicendo: “Solo coloro che si sono liberati dal peso del loro ego hanno il diritto di entrare nel tempio di Dio. Questo giovane ha dato prova di una forza di tipo assolutamente nuovo. Il peso di una pietra, che simboleggia l’ego, non è in realtà una prova di forza.
E con profondo rispetto, vorrei chiedere a tutti voi: chi vi ha dato l’idea di dover trasportare delle pietre sulle spalle, prima di intraprendere questa ascesa? E quando l’ha fatto?”.
Osho: Crea il tuo destino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *