Il suono dell’esistenza

7 GIUGNO 2016
Quando sei assolutamente silenzioso puoi udirlo…

Preziosi testi apparsi su Osho Times n. 228


Domanda: Osho, negli ultimi due anni, in meditazione profonda, ho udito un suono. Assomiglia al suono del mare, come lontane onde oceaniche. Lo chiamo il “mio tono” e me lo godo, come segno dell’inizio del silenzio. Ma l’altra sera hai detto che è possibile udire il suono del sangue che circola. È questo che sento? Puoi darmi qualche suggerimento, oltre a osservare, che è ciò che ho fatto in questi due anni?

Osho: Bodhinavar, non è il suono della circolazione sanguigna. Quello può essere udito solo in una stanza assolutamente isolata da ogni genere di suono. Non c’è altro modo.
Il suono che senti è molto più importante. È il suono che gli antichi in Oriente chiamavano il suono dell’universo, il suono dell’esistenza. Lo hanno chiamato omkar. È il suono dell’Om e se ascolti attentamente udrai che la parola Om è ripetuta di continuo in quel suono. Om non fa parte di alcun alfabeto, è la sola parola al mondo che non appartiene a un alfabeto e che non significa nulla. Semplicemente richiama il suono dell’esistenza. Quando sei assolutamente silenzioso puoi udirlo.
Gli antichi saggi e i fisici moderni sono molto vicini su questo punto. La fisica moderna pensa che l’esistenza sia costituita da elettromagnetismo e che certamente il suono non è altro che una particolare onda elettromagnetica. I mistici dei tempi antichi pensavano che fosse l’esatto opposto. Pensavano che il suono fosse l’elemento costitutivo fondamentale dell’esistenza e che l’elettricità fosse una particolare onda sonora.
Quindi, in Oriente, è esistita una musica particolare che dà origine al fuoco. Se metti delle lampade spente intorno a un musicista quando suona una particolare raga, una scala particolare, arriva il momento in cui le lampade all’improvviso si accendono. Il fuoco può essere creato dal suono. Per questo i mistici hanno pensato che l’elettricità, il fuoco e qualsiasi cosa, non fossero altro che variazioni di onde sonore.
Entrambi sono d’accordo in un certo senso. I primi pongono l’enfasi sull’elettricità, gli altri sul suono, ma in profondità non c’è differenza, a parte il fatto che l’idea dei mistici che il suono sia il fondamento dell’esistenza è una visione più poetica, perché la musica diventa immensamente importante. Cantare diventa di immensa importanza e danzare diventa qualcosa di sacro.
Considerare l’elettricità come fondamento è un’idea molto prosaica, non molto poetica. Non puoi concepire che la musica, le canzoni, la danza, o la gioia siano fatte di elettricità! Comunque, in ogni caso, io preferisco l’approccio alla realtà dei mistici, dei poeti. Magari non è così aritmetico, così scientifico, ma è più poetico, più musicale, più artistico, più creativo. E per me la poesia è un valore più alto della scienza, la musica è un valore più alto della matematica, perché per me l’estasi è la sorgente e lo scopo supremo della vita.
Quindi ciò che senti è ciò che nel corso dei secoli hanno udito tutti coloro che hanno raggiunto un certo stato di silenzio. È il suono dell’esistenza, è il canto dell’esistenza. E mi chiedi se devi fare qualcos’altro oltre a osservare. No, qualsiasi altra attività disturberebbe l’osservazione. Osserva e basta, ma con più gioia, con più amore. Non osservare in modo arido, ma con più trasporto. Osserva come un poeta guarda l’alba, o come un pittore guarda un fiore, o come un amante guarda l’amato. 
Gli occhi devono essere pieni di gioia, raggianti, belli.
Quindi, Bodhinavar, ciò che stai facendo va bene, ma mettici più trasporto, più bellezza, come in una canzone… E il suono diventerà sempre più chiaro, così chiaro che tutto di te pulserà di quel suono. Ogni fibra del tuo corpo, ogni cellula della tua mente saranno nella danza.
Questo è il modo autentico di conoscere il mantra supremo. Ripetere Om, Om… è semplicemente stupido. Non devi affatto ripetere, devi essere assolutamente silenzioso e posseduto dall’esistenza, e poi è l’esistenza che ripete in te, in ogni fibra del tuo essere, il suono Om. Ed è così piacevole, così beato che non c’è paragone, in nessuna esperienza umana, che vada oltre l’estasi di questa danza dell’esistenza dentro di te. Si può dire che sia l’apice supremo dell’estasi.
È un buon inizio, vai avanti. Un po’ alla volta non udrai più il suono, ma diventerai il suono. Quella sarà la conclusione del viaggio, sarai arrivato a casa.
Tratto da: Osho, The New Dawn #27

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