Osho: La mancanza d’amore

29 GIUGNO 2016

Tutto ciò che è malato nell’uomo nasce dalla mancanza d’amore. Tutto ciò che non va nell’uomo è in qualche maniera collegato con l’amore: o non è stato capace d’amare oppure non è stato capace di ricevere amore. 

Non è riuscito a condividere il suo essere. Da qui la sofferenza che crea complessi d’ogni genere. Queste ferite interne possono venire a galla in molti modi: possono diventare disturbi fisici o malattie mentali – ma, di base, ciò di cui l’uomo soffre è la mancanza d’amore. 
Proprio come il cibo è necessario per il corpo, l’amore lo è per l’anima. Il corpo non può vivere senza nutrimento e l’anima non può vivere senza amore. In realtà, senza amore l’anima non nasce nemmeno – non arrivi nemmeno al punto di pensare alla sopravvivenza. Se non hai amato, non hai mai conosciuto la tua anima. Solo nell’amore arrivi a comprendere che sei più del corpo, più della mente.

Osho
 

OSHO La povertà non è spirituale, è brutta. E’ una ferita che bisogna curare.

28 Giugno 2016

La povertà viene considerata qualcosa di spirituale. Una vera sciocchezza. La povertà non è spirituale, è brutta. E’ una ferita che bisogna curare.
Osho Times, 84/2002, p. 20 – Osho, The Rebellious Spirit, #3

Io concepisco un mondo senza povertà, senza classi, senza nazioni, senza religioni, senza alcun tipo di discriminazione. Io concepisco un mondo unito, un’umanità unita, un’umanità che condivide ogni cosa – materiale e spirituale – una profonda fratellanza spirituale …
Osho Times, 84/2002, p. 23 – Osho, The Rebellious Spirit, #3

Il Buddha diceva – e lo ripeté in continuazione per quarant’anni – che si diventa qualsiasi cosa si pensa. Il pensiero determina tutto ciò che sei. Se sei finito, dipende dal tuo punto di vista: abbandona questa opinione e diventi infinito.
Osho, Yoga: la scienza dell’anima, p. 147, Mondadori

Un aspetto essenziale della meditazione è quello di guardare il lato buono delle cose, il lato buono delle persone, il lato buono degli avvenimenti, in questo modo sei circondato da tutto ciò che è buono. La tua crescita, circondato da tutte queste belle cose, è più facile.
Osho Times, 88/2002, p. 20 – Osho, Beyond Enlightenment #11

Dimentica per un momento la felicità, non è possibile conquistarla in modo diretto. Pensa
piuttosto a cosa ti piace, a che cosa ti diverte di più quando la fai: falla e lasciati assorbire; allora la
felicità sorgerà in te spontaneamente. Se ti piace nuotare, nuota e gioisci; se ti piace spaccare la
legna, spaccala e gioisci. Fà qualsiasi cosa ti piace fare e lasciati assorbire. Mentre sarai assorto in quel fare, improvvisamente sentirai accadere in te quell’atmosfera, la calda e soleggiata atmosfera della felicità. D’un tratto ti sentirai avvolgere dalla felicità.
Osho
Guarda certe persone: sono infelici perché hanno fatto compromessi su ogni punto, e non possono
perdonarsi di aver fatto quei compromessi. Sanno che avrebbero potuto osare di più, e invece hanno
dimostrato di essere dei vigliacchi. Hanno perso valore ai loro stessi occhi, hanno perso il rispetto
di se stessi. Ecco cosa fa il compromesso.
Osho

La via del Transurfer – https://faregruppo.blogspot.it

Osho: Il Terzo Occhio.

27 Giugno 2016

Come disidentificarti dai tuoi pensieri.
Chiudi gli occhi, poi focalizzali in un punto proprio al centro delle sopracciglia, come se stessi guardando quel punto con gli occhi. Dai ad esso la tua attenzione totale.
Al punto giusto, improvvisamente, i tuoi occhi rimarranno come attaccati. E se la tua attenzione è in quel punto, sperimenterai un fenomeno molto strano: per la prima volta vedrai i pensieri scorrere davanti a te e tu diventerai il testimone. È proprio come lo schermo di un film: i pensieri scorrono e tu li osservi.
Di solito non sei un testimone, sei identificato con i pensieri. Se c’è rabbia, diventi rabbia. Se un pensiero emerge, non sei un testimone, ma diventi tutt’uno con quel pensiero, t’identifichi e cominci a muoverti insieme ad esso. Diventi il pensiero, prendi la forma del pensiero.
Quando c’è sesso diventi sesso, quando c’è rabbia diventi rabbia, quando c’è avidità diventi avidità. Qualunque pensiero emerga, diventa identificato con te; non c’è discontinuità tra te e il pensiero. Ma se focalizzi la tua attenzione nel terzo occhio, di colpo diventi un testimone. Tramite il terzo occhio puoi vedere i pensieri scorrere come fossero nuvole in cielo, o persone che passano per la strada.”

Osho

Che cos’è il Terzo Occhio? Il Terzo Occhio o Ajna Chakra, conosciuto anche come occhio interno o sesto chakra, è situato in mezzo alle sopracciglia, tra gli occhi spostato un po’ più in alto. È collegato alla ghiandola pineale, che nella maggior parte delle persone è atrofizzata e dormiente.
Il Terzo Occhio è la sede della visione astrale. Aprirlo significa ottenere la facoltà della chiaroveggenza, la possibilità di vedere l’aura, ma anche visioni e precognizione e l’accesso ad una consapevolezza superiore. Questo chakra permette la visualizzazione e la proiezione di noi stessi nel futuro, la creazione di progetti, la creatività, la capacità di sviluppare percezioni extrasensoriali.

L’ESSENZA DELLA DOTTRINA DI ZELAND… IN POCHE RIGHE

26 GIUGNO 2016

Zeland si occupava di fisica quantistica fino alla caduta dell’URSS, poi si era dedicato all’informatica, e ora scrive i libri che insegnano agli amanti dell’esoterismo di essere persone positive capaci di realizzare i propri obiettivi.
Conduce una vita nascosta, vive in Russia. Nazionalità: russo al 75% ed estone al 25%.

– Imparate a godere il cattivo tempo, le code, il traffico, qualsiasi cosa negativa. Questa specie di masochismo schiarirà, gradualmente, il cielo sopra il vostro mondo. Dovete pensare solo a quale vantaggio avrete da una cosa spiacevole. Sarà proprio così: lo vedrete da soli.

– Quando smetterete di volere e avrete l’intenzione di avere, allora lo avrete.

– La cosa più difficile è sapere aspettare mantenendo la calma del padrone della situazione. Occorre superare la prova della pausa, quando nulla accade.

– Permettersi di essere se stessi significa accettarsi con tutta la sua imperfezione. Permettere ad un altro di essere se stesso significa togliere da lui le proiezioni delle proprie attese. Come risultato, la situazione quando uno vuole ciò che l’altro non accetta, si risolverà, non si sa come, da sola.

– Il miracolo accadrà solo se rompete lo stereotipo pensando non ai mezzi per raggiungere un obiettivo, ma all’obiettivo stesso.

– Se vi sembra di non essere di questo mondo, o vi sembra che ci sia qualcosa che non va in questo mondo, ottimo. Vi siete svegliati o quasi.

– Ciò che non dovete fare assolutamente è essere delusi della vostra vita. Non dovete pensare di aver fallito. A nessuna età lo dovete pensare. Niente è casuale in questa vita. E tutto deve ancora iniziare: a qualsiasi età, condizioni e circostanze.

http://faregruppo.blogspot.ro/2016/06/lessenza-della-dottrina-di-zeland-in.html

L’alimentazione secondo Osho

25 GIUGNO 2016

…le abitudini, anche alimentari, si modificano solo attraverso una crescita in consapevolezza.

Non credo nel vegetarianismo, perché non credo in niente. I miei discepoli sono vegetariani non perché seguaci di una setta, non perché fedeli a una dottrina. Sono vegetariani, perché le loro meditazioni li rendono più umani, più vicini al cuore, e così vedono la totale stupidità di coloro che uccidono esseri viventi per cibarsene. È la loro sensibilità, la loro consapevolezza estetica, che li rende vegetariani. Io non insegno il vegetarianismo: è una conseguenza della meditazione. Ovunque sia accaduta la meditazione, le persone sono diventate vegetariane; sempre, da migliaia di anni.

Non puoi uccidere gli animali per mangiarli, non puoi distruggere la vita. Quando hai a disposizione cibi deliziosi di ogni tipo, che bisogno hai di uccidere degli esseri viventi? Non c’entra niente con la religione. Si tratta semplicemente di sensibilità, di comprensione estetica.

Giainismo e Buddhismo sono le uniche religioni senza dio e senza preghiera, ed entrambe sono automaticamente diventate vegetariane.

Perché i miei sannyasin sono vegetariani? Non è la mia filosofia, è semplicemente una conseguenza. Non insisto su quello. Io insisto sulla meditazione. Sii più vigile, più silenzioso, più gioioso, più estatico, e troverai il tuo centro più profondo. Molte cose seguiranno per conto proprio… e quando accadono in questo modo, non c’è repressione, non c’è lotta, non c’è privazione, non c’è tortura.

Ma se vivi il vegetarianismo come una religione o una filosofia, desidererai continuamente la carne; avrai sempre in mente la carne, la sognerai, e il tuo vegetarianismo sarà solo un abbellimento per il tuo ego.

… se mediti arriverai a una nuova sensibilità – un nuovo modo di vedere le cose – e non potrai uccidere animali.

Hai mai notato come le società vegetariane abbiano i cibi più deliziosi? I buddhisti, i giainisti… hanno la migliore cucina del mondo, per la semplice ragione che attraverso la meditazione hanno dovuto abbandonare il consumo di carne. E hanno cominciato a sperimentare con questi cibi appetitosi, così da non sentire la mancanza dei piatti a base di carne. …

L’intero regno animale fa parte di noi, e anche gli alberi. Solo ora gli scienziati hanno concluso per certo che gli alberi sono parte degli esseri viventi. E non solo questo, ma che possiedono anche una grande sensibilità, molto più grande della tua. Hanno messo dei macchinari attorno agli alberi, inserito dei fili negli alberi – macchinari come un cardiografo, che mostra il battito del cuore, fa vedere il battito del cuore di un albero. E se qualcuno si avvicina per tagliare un albero, il tracciato del cardiogramma immediatamente impazzisce: l’albero ha davvero paura e trema. Non solo quell’albero, anche gli altri alberi intorno impazziscono, nonostante non stiano per essere tagliati. Ma qualcuno, un amico, sta per essere tagliato e lo sentono.

La cosa più strana che è stata scoperta dagli scienziati è che se la persona che si avvicina con un’ascia sta solo facendo finta – non ha veramente intenzione di tagliare l’albero – il grafico rimane stabile. Questo è qualcosa di incredibile, che gli alberi sappiano se un individuo intende tagliarli o sta solo facendo finta. Sono molto più sensibili di te. Tu non riusciresti a capirlo: se qualcuno ti si avvicina con una spada, non ti rendi conto se sta per colpirti o sta solo facendo finta, recitando. Non puoi capirlo attraverso la tua sensibilità. La ragione è che l’uomo ha vissuto per milioni di anni in modo così insensibile, che ha perduto una delle più grandi qualità del suo essere. La meditazione piano piano ti ridà la sensibilità; e un uomo che è arrivato all’estasi suprema della meditazione, è sensibile come ogni albero, animale, qualsiasi cosa in tutta l’esistenza.

È questa sensibilità a rendere vegetariana la mia gente. E si tratta di un guadagno, non di una perdita. Ti renderà anche più amorevole, più compassionevole, più sensibile, più in grado di apprezzare la bellezza.

Ti renderà consapevole di una grande musica: la musica che si sente quando il vento soffia tra i pini, o il suono dell’acqua che scorre… la musica che c’è in questo momento, in questo silenzio.

Il silenzio è la musica più grande. È senza suono, ma può essere percepito.

Non senti che silenzio c’è qui? Non senti che le persone qui sono un tutt’uno, vibrano allo stesso ritmo, i loro cuori battono allo stesso tempo? Il vegetarianismo è una piccola cosa. Noi dobbiamo creare un mondo di persone veramente sensibili, che possano apprezzare la musica, la poesia, la pittura, che possano comprendere la natura, che possano capire la bellezza umana, il mondo che le circonda: le stelle, la luna, il sole.

L’umanità ha perduto il suo cuore, e noi dobbiamo ridarlo… a chiunque lo rivoglia.

Osho, From Death to Deathlessness

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Osho: L’ego vuole ciò che nessun altro possiede


24 GIUGNO 2016

 Un multimilionario si stava facendo costruire un palazzo; e non appena fu terminato, lui si ritrovò moribondo. È ciò che accade spesso: la persona a cui viene costruito un palazzo spesso muore durante i lavori, prima di poterci vivere. Persone simili vogliono costruire un luogo dove vivere, invece stanno costruendo le loro tombe.
Era quello che stava succedendo: il palazzo era finito, ma il proprietario era prossimo alla fine. E quel palazzo non aveva confronti!
L’ego vuole ciò che nessun altro possiede; e solo per quello l’uomo perde la sua anima. L’ego, che è un fenomeno inesistente, può sperimentare la propria esistenza unicamente diventando il più importante; può sperimentare la propria esistenza solo primeggiando. Quel palazzo era senza paragoni da tutti i punti di vista – come bellezza, come stile e come comodità – ragion per cui il multimilionario era alle stelle per la felicità.
L’intera capitale parlava di lui, chiunque vedeva quel palazzo restava senza parole.
Alla fine, perfino il re venne a vederlo. Anche lui non riusciva a credere ai suoi occhi; al confronto, la sua reggia sembrava poca cosa. In cuor suo provò invidia, ma esteriormente iniziò a decantarlo e a lodarlo.
Il multimilionario fraintese la sua invidia, ritenendola un encomio e, provando riconoscenza per quegli elogi, disse: “È tutto dovuto alla grazia di Dio”, ma in cuor suo sapeva che tutto ciò era stato possibile grazie ai suoi sforzi.
Mentre salutava il re, sul portone gli disse: “Ho costruito solo un ingresso a questo palazzo. In una dimora come questa i ladri non possono entrare: chiunque entri o esca deve passare da quest’unico portone”.
Un vecchio che si trovava tra la folla, fuori dal portone, sentendo le parole del ricco, scoppiò in una fragorosa risata. Il re gli chiese: “Perché ridi?”.
L’uomo rispose: “Posso sussurrare il motivo solo nell’orecchio del ricco”. Poi si avvicinò al padrone di casa e gli sussurrò: “Ho riso perché ti ho sentito elogiare la presenza di un solo accesso al palazzo. In questo palazzo immenso quello è l’unico difetto: così la morte potrà entrare e portarti via. Se non avessi fatto fare quell’unico portone, il palazzo sarebbe stato perfetto!”.
Anche nella vita l’uomo costruisce palazzi; e in tutti esiste lo stesso difetto, ragion per cui nessuna casa si rivela il posto perfetto dove vivere. In tutte c’è come minimo un’entrata e quella porta diventa l’accesso per la morte.
D’altra parte, sarebbe forse possibile dimorare nella vita, senza che ci sia una porta per la morte? Sì, è possibile! Ma una casa simile non ha mura: ha solo porte su porte, e poiché ci sono solo porte, quelle soglie restano invisibili. La morte può entrare soltanto da una porta; là dove esistono soltanto porte su porte, una simile soglia non esiste.
L’ego crea mura nella vita. Poi, perché il sé possa entrare e uscire, fa come minimo una porta, e quella è la porta della morte. La casa dell’ego non può restare libera dalla morte: una porta resta sempre, e quella è la soglia di cui abbiamo parlato. Se non avesse quell’unica apertura, l’ego morirebbe, si ucciderebbe.
D’altra parte esiste una vita senza l’ego. Quella vita è immortale, perché non ha alcuna soglia da cui la morte possa entrare, e non ci sono mura che la circondano.
Là dove non esiste alcun ego, c’è l’anima. L’anima è sconfinata e senza fine, come il cielo; e ciò che è sconfinato e senza fine è immortale.
Osho: Crea il tuo destino

Osho: Di fronte all’ignoto


18 GIUGNO 2016
   
Ero seduto al capezzale di un uomo di ottantaquattro anni che stava morendo. Aveva tutti i malanni che una persona potrebbe avere, e tutti  insieme.  Da tempo era preda di un dolore insopportabile, alla fine aveva perso peso; ogni tanto sveniva. Da anni non si alzava più dal letto, la sua vita era dolore e soltanto dolore; ma perfino in quella condizione voleva vivere: neppure allora era pronto a morire.
Anche se la vita è diventata peggiore dell’inferno, nessuno vuole mai morire: come mai questa brama di vivere è così cieca e tanto inappagante? Ti costringe a lottare con le unghie e con i denti. In cosa consiste questa paura della morte? E come puoi aver paura della morte, se non l’hai neppure sperimentata? In realtà, si può solo temere ciò che si conosce, perché essere spaventati dall’ignoto? Rispetto all’ignoto si può solo avere un desiderio o una propensione a conoscerlo.
Ogni volta che qualcuno lo andava a trovare, quel vecchio piangeva: sciorinava lamentele su lamentele. Le lagne non muoiono, anche mentre si muore; forse fanno compagnia alla gente, anche dopo la morte.
Era disgustato da tutti i dottori, eppure ancora non aveva abbandonato la speranza: con l’aiuto di qualche amuleto ancora sperava di continuare a vivere.
Lo trovai solo e gli chiesi: “Vuoi ancora vivere?”. La domanda lo fece di certo sussultare, sicuramente pensava che gli avessi fatto una domanda infausta. Poi, con un dolore profondo disse: “Adesso rivolgo a Dio una sola preghiera: che mi porti via”. Ma la falsità di quelle parole era scritta su tutto il suo volto.
E mi venne in mente una storia…
C’era una volta un taglialegna. Era stanco, povero, infelice e vecchio. Non riusciva più a tagliare abbastanza legna per mantenersi; ogni giorno le sue forze scemavano. E al mondo non aveva nessuno.
Un giorno, dopo aver tagliato legna nella foresta, la stava raccogliendo in fascine e mormorava: “Neppure la morte viene a salvarmi da questa vita sofferta, in questa tarda età”. Ma non appena disse quelle parole, sentì la presenza di qualcuno, di fianco a lui; sulla spalla gli si posò una mano invisibile e gelata. Tutto il suo corpo e il suo respiro tremarono. Si voltò e non riuscì a vedere nessuno; ma anche così, di certo qualcuno era presente: sulla sua spalla sentiva il peso di una mano gelida.
Prima che potesse parlare, quel potere invisibile disse: “Sono la morte. Dimmi, cosa posso fare per te?”.
Il vecchio taglialegna ammutolì. Era inverno, ma il suo corpo iniziò a sudare copiosamente. In qualche modo riuscì a raccogliere il coraggio sufficiente per chiedere: “O divina, abbi pietà di questo poveretto. Che cosa vuoi da me?”.
La morte disse: “Sono qui perché ti sei ricordato di me”.
Il taglialegna raccolse tutte le sue forze e disse: “Perdonami. Ero sovrappensiero: saresti così gentile di aiutarmi a sollevare questa fascina di legna? Ti ho chiamato solo per questo e, in futuro, non ti chiamerò mai più; oppure, se per errore lo facessi, non occorre che tu venga. Grazie a Dio, sono molto felice”.
Quel vecchio stava pensando a questa storia, quando qualcuno entrò e gli disse: “È arrivato un sant’uomo. Si narrano molte storie sui suoi poteri miracolosi. Lo devo far entrare, così che ti veda?”.
Un lampo di speranza illuminò il volto di quel vecchio e a fatica si sollevò, dicendo: “Dov’è quest’uomo santo? Svelto, fallo venire! Dopotutto non sono così malato; in realtà, sono i medici che mi stanno uccidendo. Dio mi vuole salvare, ed è per questo che sono ancora vivo, malgrado tutti loro: chi potrebbe mai uccidere una persona che Dio vuole salvare?”.
A quel punto mi accomiatai. Ma non appena giunsi a casa, ricevetti la notizia che quel vecchio non era più in questo mondo.
Osho: Crea il tuo destino

Osho: Dov’è la felicità?

14 GIUGNO 2016

  Tu mi chiedi: “Dov’è la felicità?”.

Ti racconterò una storia. Questa storia racchiude la risposta.
Un giorno i popoli di questo mondo si erano appena svegliati dal loro sonno quando udirono uno strano annuncio. Un simile proclama non era mai stato dato in precedenza. Nessuno comprese da dove provenisse questa comunicazione senza precedenti, ma le parole erano chiarissime. Forse provenivano dal cielo, o forse giungevano dalla dimensione interiore. Nessuno riconobbe la fonte.
“O popoli del mondo! C’è un dono gratuito di felicità fatto da Dio, è un’occasione unica che garantisce la liberazione da ogni preoccupazione e da ogni guaio. Oggi a mezzanotte, chiunque voglia liberarsi dai suoi problemi li deve riunire in un fagotto immaginario e li deve gettare fuori dal suo villaggio. E prima di tornare a casa, deve raccogliere qualsiasi felicità desidera in quella stessa sacca, e rientrare prima dell’alba; al posto dei suoi guai otterrà felicità. Chiunque si lascerà sfuggire questa opportunità, la mancherà per sempre: l’occasione è data adesso, perché l’albero dei desideri piegherà le sue fronde fino a terra, ma solo per una notte. Abbiate fede e raccogliete i suoi frutti, la fede porterà quei frutti.”
L’annuncio venne ripetuto per tutto il giorno, fino al tramonto. A mano a mano che la notte si avvicinava, perfino le persone più scettiche iniziarono a crederci: chi poteva essere così sciocco da lasciarsi sfuggire quell’opportunità? Ed esisteva qualcuno che non avesse guai e non desiderasse la felicità? Tutti alla fine iniziarono a fare un fagotto dei loro problemi, e tutti si preoccuparono di un’unica cosa: che nessuno dei loro guai venisse preservato.
Quando la mezzanotte fu vicina, tutte le case del mondo si erano svuotate e un numero sterminato di persone era in movimento, ciascuno con il proprio fagotto di guai, simili a file interminabili di formiche, diretti ai confini delle proprie città. E per evitare che i loro guai tornassero, si diressero sempre più lontano dai confini cittadini, per poi gettarli via; e come folli, tutti iniziarono con impazienza a raccogliere felicità, una volta che la mezzanotte fu passata.
Tutti si affrettavano, per evitare che l’alba sorgesse prima che un po’ di quella felicità fosse negletta: la felicità diffusa era immensa, e il tempo era limitato. Comunque, la gente si affrettò e tutti riuscirono a tornare a casa prima del sorgere del sole, dopo aver raccolto l’intero dono.
Arrivando a casa, rimasero allibiti, incapaci di credere ai loro occhi: al posto delle loro capanne, c’erano palazzi giganteschi che svettavano verso il cielo. Ogni cosa era rivestita d’oro, e da ogni dove la felicità si riversava su di loro: qualsiasi cosa avevano sempre desiderato era ora disponibile.
Quella fu la prima sorpresa, ma ce n’era una ancora più grande. Anche dopo aver scoperto tutto ciò, i volti delle persone non brillavano di gioia: la felicità dei loro vicini li addolorava. I loro vecchi guai erano scomparsi, ma adesso li avevano rimpiazzati con problemi e preoccupazioni del tutto nuovi e diversi. La situazione era cambiata, ma le menti delle persone erano le stesse, per cui tornarono a riempirle di infelicità. Il mondo era cambiato, ma la gente era la stessa; pertanto, ogni cosa tornò a essere quella di sempre.
Ovviamente, c’era una persona che non aveva accettato quell’invito a rinunciare alla propria sofferenza e a raccogliere felicità: era un monaco che viveva nudo. Egli aveva povertà, nient’altro che povertà, e compatendo la sua stoltezza, tutti gli avevano chiesto di unirsi a loro: lo stesso re stava andando a gettar via il suo fardello di guai, dunque era ovvio che anche lui dovesse andare.
Ma lui aveva riso e aveva detto: “Qualsiasi cosa si trovi all’esterno non è felicità. E dove potrei mai andare a cercare ciò che è all’interno? Io ho già fatto quella scoperta, dopo aver abbandonato qualsiasi ricerca”.
La gente aveva riso della sua follia e l’aveva compatito; l’aveva considerato uno stolto fatto e finito! E quando le loro capanne furono trasformate in palazzi e davanti alle loro porte trovarono gemme grosse come sassi, di nuovo chiesero a quel monaco: “Ti sei reso conto dell’errore che hai commesso?”.
Al che il monaco scoppiò a ridere e disse: “Stavo proprio pensando di fare a voi tutti la stessa domanda”.
Osho: Crea il tuo destino

CURARE IL CHAKRA CON IL SUONO. IL MANIPURA

10 GIUGNO 2016
UN PROGRAMMA PER CURARE IL NOSTRO CHAKRA PIU’ IMPORTANTE – IL MANIPURA



Nel corso dei millenni il modello esoterico dell’organismo dato all’umanità dai Maestri aveva subito molte interpretazioni, con le immancabili alterazioni. Ma i chakra potrebbero essere diuefiniti così:
«I chakra sono i centri energetici che assicurano la ricezione, l’accumulo e la trasformazione dell’energia cosmica nell’energia vitale che alimenta tutti i corpi sottili dell’Uomo.»
Inoltre, in questa ottica IL CHAKRA RAPPRESENTA IL «GUSCIO» ENERGETICO DELL’ORGANO.
I chakra sono veri e propri DISPOSITIVI ENERGETICI. 
Trasformano l’energia del campo torsionale in quelle che serve all’organismo. Un chakra principale non solo fornisce l’energia per il funzionamento dei corpi sottili ma alimenta anche uno o più meridiani. I chakra insieme ai meridiani formano i CANALI ENERGETICO-INFORMAZIONALI DELL’ORGANISMO.
Quale chakra riveste il ruolo più importante? Vedi:
1 Muladhara 3%
2 Swadhisthana 8%
3 MANIPURA 82%
4 Anahata 1%
5 Vishiddha 2%
6 Ajna 1%
7 Sahasrara 3%
I nostri Chakra sono degli strumenti energetici creati dalla Mente Unversale che trasformano l’energia dello spazio in quella che noi siamo in grado di avvertire. Il Fegato (Manipura) è il principale fornitore dell’energia al corpo fisico. I
l 92% dell’energia del fegato vanno ai corpi non fisici (dall’eterico al psicometrico) e solo l’8% dell’energia che esso riceve va al corpo fisico; ora si capisce perché i traumi del fegato influiscono così tanto sullo stato dell’organismo: i corpi non fisici rimangono scoperti di energia.
Il Manipura è il nostro Sole interiore, tramite esso assorbiamo la forza vivificante del sole e stabiliamo un legame con il mondo fisico e con l’umanità. E’ anche il centro responsabile della nostra auto realizzazione, delle emozioni, della ricerca del proprio posto nell’Universo.
Quindi, nutriamolo e proteggiamolo!
Ripropongo qui il magnifico programma di Lenni Rossolovski per l’attivazione del 3° chakra. Dura solo 8 minuti.
Ascoltarlo può aiutare in tutti i problemi del tratto digerente, e non solo.

NON SOLO CROMOPUNTURA : CURARE IL CHAKRA CON IL SUONO. IL MANIPURA

Osho Chi sta badando al negozio?

9 GIUGNO 2016

 
Questa è la storia di un viaggio. Un gruppo di donne e di uomini anziani stavano partendo per un pellegrinaggio. Un santo li accompagnava e io ascoltai ciò che diceva, spiegando loro cosa succede dopo la morte: “Ciò che accade al termine della vita dipende da cosa l’uomo stava pensando nell’ultimo istante. Chi si prende cura di quegli ultimi momenti si è preso cura di ogni cosa; e morendo ci si deve ricordare il nome di Dio. Sono esistiti peccatori che nell’istante della morte si sono ricordati il nome di Dio e oggi si stanno godendo i piaceri del paradiso”.
Il discorso del santo stava producendo l’effetto desiderato: quei vecchi si avviavano verso un pellegrinaggio, l’ultimo della loro vita, e i loro cuori erano felici di sentire quanto volevano che fosse detto loro: “In realtà, il problema non è riferito alla vita, bensì alla morte. Per liberarsi dai peccati di un’intera vita, è sufficiente ricordare il nome di Dio, anche solo per “errore” e nel loro caso non era neppure per errore, perché avevano deciso di compiere quel pellegrinaggio. Ovviamente erano felici, e di conseguenza si stavano anche prendendo ottima cura del santo.
Io ero seduto proprio di fronte a loro e, sentendo le parole del santo, scoppiai a ridere; al che quel sant’uomo mi chiese furioso: “Non credi nella religione?”.
Gli domandai: “Dov’è la religione? Qui circolano solo le monete della miscredenza, un’irreligiosità mascherata da religione; e di fatto sono soltanto le monete false che pretendono la fede: là dove un’intelligenza lucida e obiettiva non le sostiene, ecco che viene pretesa la fede. La fede uccide l’obiettività; d’altra parte, né i ciechi sono pronti ad accettare la loro cecità, né i fedeli sono pronti ad ammettere di essere seguaci ciechi.
La cospirazione tramata da gente cieca e pronta a sfruttare ha praticamente tagliato le radici stesse della religione. Esiste una rappresentazione della religione ed esiste la pratica religiosa: hai mai pensato a ciò che stavi dicendo a questi vecchi? ‘Non importa come sia stata la loro vita, ciò che conta è che i loro pensieri siano puri alla fine.’ Può esistere qualcosa di più falso? Se hai un seme dell’albero del neem, l’albero potrà solo essere un neem – e tu vuoi raccogliere dei manghi? Soltanto l’essenza della vita che si è vissuta può comparire di fronte alla consapevolezza, al momento della morte. E cos’è la morte? Non è forse il culmine e l’appagamento della vita stessa? Come potrà mai essere qualcosa di diverso dalla vita? Non ne è altro che un’estensione: è solo il frutto della vita.
Nessuna delle altre fantasie potrà mai funzionare. Per esempio, si narra di Ajamil, un peccatore che al momento di morire chiamò suo figlio Narayan, e poiché in questo modo pronunciò uno dei nomi di Dio, pur involontariamente, divenne libero da tutti i suoi peccati e conseguì la suprema liberazione.
Cosa inventerà mai la mente di un uomo che ha peccato? E di certo esisterà sempre qualcuno che sfrutterà quella gente terrorizzata. In verità, esiste davvero un nome di Dio? La rimembranza del divino è soltanto uno stato d’animo dell’essere: la condizione interiore in cui l’ego viene dissolto, quello è il giusto stato dell’essere per ricordare il divino. Solo chi continua a scuotersi via la polvere dell’ego, nell’arco di tutta la sua vita, alla fine potrà trovare il limpido specchio dell’assenza di ego. E questo non può accadere pronunciando semplicemente un nome per sbaglio.
Se qualcuno ritiene per errore che un nome sia quello di Dio, e per errore continua a vivere la propria vita con questo malinteso, vedrà la sua esistenza colmarsi sempre più di inconsapevolezza, e non di divina consapevolezza. La mera ripetizione di una parola non risveglia la consapevolezza, la mette a dormire.
Non sappiamo come mai Ajamil stesse chiamando il figlio Narayan, la spiegazione più credibile è questa: sentendo di essere alla fine della sua vita, voleva passare al figlio qualche affare lasciato in sospeso. Infatti, gli ultimi momenti sono soltanto l’essenza di ciò che è stata tutta la tua vita, e di come apparirà di fronte alla tua consapevolezza”.
A quel punto narrai a quella gente una storia…
Un mercante era steso sul suo letto di morte. Intorno a lui erano seduti tutti i membri della sua famiglia, in preda al più profondo sconforto. All’improvviso il vecchio aprì gli occhi e chiese, con ansia stringente: “Mia moglie è qui?”.
La donna disse: “Sì, sono qui”. “E il mio primogenito?”
“Ci sono anch’io.”
“E gli altri cinque figli?” “Siamo qui anche noi!” “E le mie quattro figlie?”
“Ci sono anche  loro,  non  preoccuparti.  Per favore, resta sdraiato e riposati” disse la moglie. “Ma che dici?” esclamò il vecchio moribondo, cercando di alzarsi. “Se siete tutti qui, chi sta badando al negozio?”
Osho Crea il tuo destino