Osho: La verità è qualcosa di assolutamente interiore

25 MAGGIO 2016

 
Affermo l’urgenza di un radicale cambio della mente! Nessun cambiamento che avvenga al livello superficiale del corpo potrà mai avere alcun valore reale. Il semplice cambiare il modo in cui ci si comporta non è sufficiente; infatti, senza una rivoluzione interiore non farai altro che ingannare te stesso.
D’altra parte, perfino le persone nelle quali affiora l’idea di cambiare se stesse, ben presto si preoccupano di cambiare i loro abiti e non il loro cuore. Questa è la soluzione estrema per ingannare se stessi; è davvero fondamentale esserne consapevoli, altrimenti perfino quel rinunciare sarà solo un evento esteriore. Il mondo è altro da noi, ma perfino rinunciarvi può essere un atto esteriore; in questo caso la tua vita andrà perduta lungo sentieri oscuri.
Non c’è dubbio che il sentiero del desiderio sia connesso all’ignoranza; ma se anche il distacco dai desideri materiali è qualcosa di esteriore, ci si ritroverà a percorrere nuovi sentieri lastricati con l’ignoranza.
La verità è che ignoranza e oscurità sono il risultato di una consapevolezza focalizzata su ciò che è al di fuori del proprio essere. E non fa alcuna differenza se l’oggetto della propria messa a fuoco estroversa è il mondo o la ricerca del Vero: se la mente è coinvolta nella sfera esteriore, sia che si indulga nei piaceri del mondo sia che vi si rinunci, la tua messa a fuoco resta comunque sull’esterno.
Se la mente è libera dalla dimensione esteriore, tornerà spontaneamente al centro dell’essere.
L’idea fallace che la sfera esteriore possa portare qualche frutto è il regno mondano, la comprensione che la sfera esteriore non darà mai alcun appagamento è il sannyas, ovvero la ricerca del Reale.
Ho sentito raccontare una storia…
In una città si ebbero due morti nello stesso giorno. Era una coincidenza davvero strana. Il primo era uno yogin e l’altra era una prostituta; entrambi lasciarono questo mondo lo stesso giorno e nello stesso momento. I due vivevano in case che si fronteggiavano: avevano vissuto una vita iniziata nello stesso momento e che si era conclusa nello stesso istante.
Quella coincidenza sorprese tutti in città, ma accadde qualcosa di ancor più sorprendente, che soltanto lo yogin e la prostituta conobbero. Non appena morirono, i messaggeri della morte scesero a prelevarli; però quegli inviati portarono la prostituta in paradiso e lo yogin all’inferno!
Lo yogin protestò: “Amici miei, indubbiamente dev’esserci un errore: perché portate la prostituta in paradiso e me all’inferno? A cosa è dovuta questa ingiustizia? Che malinteso è mai questo?”.
Gli inviati della morte ribatterono: “No, signore; non ci sono errori, ingiustizie o malintesi. Per favore, da’ uno sguardo verso la Terra per un momento”.
Lo yogin guardò e vide il suo corpo decorato con fiori che veniva portato alla pira funeraria ed era seguito da un’immensa processione: a migliaia lo accompagnavano al suono di un tamburo; e al crematorio era stata allestita una pira di legno di sandalo, appositamente per lui. Invece, sull’altro lato della strada giaceva ignorato il cadavere della prostituta: nessuno si degnava di portarlo via da lì, e cani e avvoltoi lo stavano assalendo, divorandolo.
Vedendo tutto ciò lo yogin disse: “La gente sulla Terra ha un senso della giustizia maggiore!”.
I messaggeri replicarono: “Accade perché quella gente conosce solo ciò che è successo esteriormente. La loro capacità di visione non va al di là del corpo; in realtà, ciò che conta davvero non è il corpo bensì la mente: nel tuo corpo tu eri un sannyasin, ma nella tua mente? La tua mente non ha forse sempre amato la prostituta? Non è forse vero che nella tua mente è sempre stata vivida l’idea che la musica e la danza che rallegravano la casa della prostituta fossero cose piacevoli, laddove la tua vita era del tutto priva di delizie?
“D’altro canto, quella prostituta non ha fatto che pensare a quanto dovesse essere estatica la vita di uno yogin. Di notte, quando tu cantavi inni devozionali, lei piangeva, persa nella sua malinconia. Da un lato il tuo ego si inorgogliva per essere un ricercatore del Vero, dall’altro lei diventava sempre più umile, martoriata dai suoi peccati. Tu ti indurivi sempre di più a causa della tua presunta conoscenza, e lei diventava sempre più morbida e ricettiva, consapevole della sua ignoranza.
Alla fine, tutto ciò che a te è rimasto è stata la tua personalità, divorata dall’ego, mentre la sua ne divenne completamente libera. Di fronte alla morte, tu avevi dentro di te soltanto ego e bramosia, mentre nella sua mente non c’era nulla di tutto ciò: la sua mente era colma della luce divina, di amore e preghiera”.
La verità della vita non dimora negli abbellimenti esteriori; dunque, che senso ha cambiare ciò che è esteriore?
La verità è assolutamente interiore, è totalmente dentro di te. Per scoprirla, si deve operare non alla circonferenza della personalità ma nel proprio centro: trova quel centro; se viene trovato, di certo verrà trovata anche la verità perché, dopo tutto, essa è nascosta nell’essere.
La religione non è un cambiamento alla circonferenza, è una rivoluzione dell’essere interiore.
La religione non è un atteggiamento esteriore, è un duro lavoro al centro del proprio essere.
La religione è un duro lavoro sul proprio essere. È grazie a quell’impegno che l’io viene distrutto e la verità viene conseguita.
Osho: Crea il tuo destino

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