Osho: Nuota nel mare della verità

18 APRILE 2016

Non ricercare alcuna religione, ricerca te stesso. In quel caso la religiosità ti raggiungerà automaticamente.
La religione esiste forse nei testi sacri? No, la religione non esiste affatto nelle scritture: questi testi sono morti, e la religione è un’entità vivente… come potrà mai essere trovata nei testi sacri?
La religione esiste forse all’interno di organizzazioni? No, la religione non esiste neppure all’interno di sette o organizzazioni religiose. La religione organizzata si basa su principi, laddove la religione è una questione assolutamente individuale. Per conseguirla non è affatto necessario rivolgersi al mondo esterno, ci si deve immergere in se stessi.
La religione esiste nel nostro stesso respiro; tutto ciò che ci manca è la visione che permette di svelarla e di vederla.
La religione esiste in ogni goccia del nostro sangue; e a noi manca il coraggio e la determinazione di portarla alla luce.
La religione è presente quieora come il sole, ma occorre aprire i propri occhi!
La religione è vita, ma occorre uscire dalla tomba del corpo.
La religione non è qualcosa di amorfo, privo di vita; pertanto, non dormire: svegliati e datti una mossa! Chi dorme se la lascia sfuggire, chi si mette in cammino la realizza; e chi si sveglia la scopre.
Un re era alla ricerca della religione più grande del mondo. Era ormai cresciuto, passando dalla gioventù alla vecchiaia, eppure ancora non aveva concluso la sua ricerca. Ma come avrebbe mai potuto completarla? La vita è breve, e una simile ricerca è sciocca: anche se la vita non avesse fine, comunque la religione migliore non potrebbe essere trovata perché, in realtà, la religione è semplicemente religione, e ne esiste una sola. Pertanto, cosa potrebbe essere superiore o inferiore? Cosa potrebbe essere migliore o peggiore? Poiché non esistono molte religioni, la ricerca della religione migliore non può avere alcun successo: visto che non ne esistono così tante; anzi, ne esiste una sola, non ha senso fare confronti, né è possibile soppesarla, e neppure c’è un metodo che permetta di farlo.
Dunque, quel re era alla ricerca della religione più elevata, eppure viveva nello stato di irreligiosità più infimo. Infatti, visto che non riusciva a trovare la vera religione, non si era mai posto il problema di vivere una vita in sintonia con la religiosità.
C’è forse qualcuno che si incammini spontaneamente nell’oscurità e nell’ignoto? Nessuno si pone mai un simile interrogativo, rispetto all’essere irreligioso; ma quell’interrogativo si pone sempre in tutti, allorché ci si interroga rispetto alla religione. Nessuno pensa mai all’irreligiosità, né la si ricerca; anzi, è facile che tutti vivano una vita irreligiosa, mentre sono alla ricerca della religione. Molto probabilmente questa presunta ricerca è un modo di vivere orientato nella direzione opposta, rispetto a uno stile di vita religioso; e dunque è un modo per evitare di vivere religiosamente.
Nessuno disse mai al re queste cose. Gli studiosi, i santi e i filosofi delle diverse tradizioni religiose erano soliti andare da lui; e tutti discutevano tra di loro, mettendo in risalto i reciproci errori. Tutti cercavano di dimostrare che gli altri erano ignoranti; e il re godeva di tutto questo. Di conseguenza, la religione divenne un’illusione, qualcosa fondato sull’ignoranza ai suoi occhi; ragion per cui poté trovare una scusa per vivere una vita del tutto avulsa da qualsiasi spirito religioso.
Era difficile conquistare il re alla religiosità; e questo perché chiunque parteggi, a sua volta, non sta dalla parte della religione: gruppi, sette e istituzioni religiose non fanno altro che parteggiare per la propria causa; non hanno nulla a che vedere con la religiosità, non è possibile! Solo chi non ha nulla per cui parteggiare può essere religioso. Se non si lascia andare qualsiasi appartenenza, è difficile essere religiosi; in ultima analisi, le sette religiose sono nemiche della religiosità e parteggiano tutte per il suo esatto contrario.
Ragion per cui il re non riuscì mai a mettere fine alla sua ricerca: era diventato il suo divertimento. D’altra parte, alla fine anche quello stile di vita opposto alla religione iniziò a procurargli dolore, ansia e infelicità. A mano a mano che la morte si avvicinava e gli anni del tramonto della sua vita facevano capolino, la sua inquietudine aumentò. D’altra parte, anche così non era preparato ad accettare nulla come “superiore”, privo di qualsiasi errore implicito, tale da poter essere riconosciuto come la religione perfetta.
Ancora restava determinato e risoluto: fino a quando non gli fosse stato evidente in cosa consisteva la religione perfetta, non avrebbe fatto un solo passo verso di essa. E gli anni passarono, mentre quel re sprofondava sempre di più nel fango di una ricerca impossibile. La morte ormai aveva quasi raggiunto la sua porta.
Poi, un giorno, un giovane mendicante si presentò alla sua reggia e chiese l’elemosina; e, vedendo il re profondamente preoccupato, depresso e turbato, gliene chiese la ragione.
Il re replicò: “Come potresti mai aiutarmi, anche se te ne spiegassi il motivo? Neppure i grandi studiosi, i santi e i monaci pellegrini sono riusciti a darmi una mano”.
Al che il mendicante disse: “Non è possibile che la loro grandezza fosse in sé un ostacolo? E comunque gli studiosi non sono mai riusciti a fare nulla. Possono davvero i santi e i monaci, ritenuti tali soltanto per l’abito che portano, essere vettori della verità?”.
Il re guardò quel mendicante con maggior attenzione; scrutò nei suoi occhi, e vide che non aveva lo sguardo di un mendicante: quella luce poteva brillare solo negli occhi di un re.
E nel frattempo il mendicante tornò a parlare, dicendo: “Io non posso fare nulla. In realtà, io non esisto; d’altra parte, colui che esiste può fare moltissimo”.
Ciò che disse è davvero meraviglioso. Si poneva in modo assolutamente diverso dalle migliaia di presunti religiosi che si erano presentati e avevano cercato di convincere il re.
Il re iniziò a pensare, tra sé e sé: “Chi è mai quest’uomo, vestito con abiti così miseri?”. Ma poi, a voce alta disse: “Ho voluto cercare la religione più elevata, per rendere la mia vita religiosa; ma non è stato possibile, ragion per cui sono profondamente infelice. E adesso sto arrivando alla fine della mia vita; eppure ancora mi chiedo: qual è la religione più elevata?”.
Il mendicante iniziò a ridere fragorosamente e disse: “O Maestà! Hai voluto mettere il carro davanti ai buoi; ecco perché sei infelice. La vita non diventa religiosa dopo aver trovato la religione; la religione si trova solo quando la vita stessa diventa religiosa. E quale follia ti ha spinto a ricercare la religione più elevata? Il semplice ricercare la religione è sufficiente; soltanto la religione esiste. Di che religione superiore parli? Non ne ho mai sentito parlare: parole simili sono prive di qualsiasi significato; non occorre nulla che possa essere aggiunto per qualificare la religione. Esiste soltanto un unico cerchio: non c’è nulla di simile a un cerchio completo; infatti, qualsiasi cosa non sia un cerchio completo non è affatto un cerchio! Il semplice essere un cerchio presuppone la sua completezza; dunque, l’esistenza stessa della religione implica il suo essere imparziale e scevra da errori, come verità assiomatica. E chiunque venga da te per dimostrare che la sua è la religione più elevata o è pazzo oppure è un ipocrita: colui che sa conosce un’unica religione; ovvero la religiosità… non una qualsiasi religione”.
Il re rimase profondamente colpito e toccò i piedi di quel mendicante, che disse: “Per favore, lascia in pace i miei piedi. Non cercare di imprigionarli: io sono venuto qui per liberare i tuoi piedi. Per favore, esci e accompagnami sull’altra sponda del fiume che si trova fuori dal tuo regno. Là potrò indicarti con il mio dito la religione”.
Insieme raggiunsero la sponda del fiume. Le barche migliori vennero messe a loro disposizione, ma il mendicante iniziò a elencare in ciascuna una pecca. Alla fine il re perse ogni speranza e disse al mendicante: “O grande anima, dobbiamo semplicemente attraversare questo piccolo fiume; potremmo addirittura superarlo a nuoto… lasciamo perdere tutte queste barche! Vieni, raggiungiamo l’altra sponda, nuotando. Perché sprecare il nostro tempo?”.
Sembrava quasi che il mendicante stesse aspettando questa esclamazione, e disse al re: “Maestà, anch’io volevo dire la stessa cosa! Perché ti preoccupi tanto delle imbarcazioni che appartengono alle diverse sette religiose? Non è forse meglio per noi nuotare per giungere al divino? Di fatto, non esiste alcuna barca religiosa: le barche servono solo ai battellieri. L’unico modo è nuotare: la verità può essere trovata solo grazie ai propri sforzi. Nessun altro potrà mai donartela; occorre nuotare nel mare della verità direttamente, in prima persona. Non è possibile alcun sostegno, coloro che cercano un appoggio annegheranno nei pressi della riva; invece, chi ha il coraggio di nuotare in prima persona riuscirà ad attraversare… anche se, all’inizio, avrà un piccolo assaggio di cosa significhi andare a fondo!”.
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