Ciò che il Tantra vuole chiarire

29 FEBBRAIO 2016

 
“Questo è ciò che il Tantra vuole chiarire: l’amore più basso, quello fisico, non deve essere negato, dev’essere trasformato nell’amore più alto. 
Il più basso va bene, se ci resti attaccato la colpa è solo tua… Hai mai visto uno spirito senza un corpo? Hai mai visto una casa senza le fondamenta?

Il più basso è il fondamento del più alto. Il corpo è la tua dimora, lo spirito vive nel corpo. Il più basso e il più alto non sono separati, sono gradini della stessa scala”. 
OSHO

Lo stato dell’estasi

27 FEBBRAIO 2016

 
La meditazione è solo una tecnica per raggiungere lo stato dell’estasi, lo stato di ebbrezza divina. E’ una tecnica semplice, ma la mente la rende molto complicata. La mente deve renderla molto complicata e difficile, in quanto le due realtà non possono coesistere. La meditazione è la morte della mente; naturalmente, la mente si oppone ad ogni sforzo teso verso la meditazione. 
L’osservazione è la chiave della meditazione. Osserva la tua mente. Non fare nulla. Limitati a osservare qualsiasi cosa faccia la mente. Non disturbarla, non prevenirla, non reprimerla; non fare assolutamente niente in prima persona. Limitati a essere un osservatore. E il miracolo dell’osservare, è meditazione.
Allorché ti limiti a osservare, pian piano la mente si svuota di pensieri. Ma non ti addormenti, al contrario divieni più sveglio, più consapevole. E con lo svuotarsi della mente, la tua energia diviene una fiamma di risveglio. Allorché la mente è assolutamente assente – se n’è andata del tutto, e non la riesci più a trovare da nessuna parte – per la prima volta, diventi consapevole di te stesso, perché la stessa energia che era assorbita dalla mente, non trovandola più, si ribalta su se stessa.
Grazie all’osservazione, la mente e i pensieri scompaiono. E il momento più estatico, si ha quando ti ritrovi pienamente all’erta, senza che esista in te un singolo pensiero… ma solo il cielo silente del tuo essere interiore.

 
Questo è il momento in cui l’energia si volge all’interno: questa inversione è improvvisa, è repentina! E quando l’energia si volge all’interno, porta con sé una gioia infinita. Quando la meditazione ritorna alla propria sorgente, esplode in una gioia immensa. Questa gioia, nel suo stadio supremo, è illuminazione.

OSHO

L’EBBREZZA DIVINA

26 FEBBRAIO 2016

 La meditazione è uno stato naturale dell’essere, uno stato che abbiamo perduto, e ritrovarlo è la gioia più grande della vita.

 Come parlare della meditazione? Che dire… di cosa si tratta? Cos’è la meditazione? È una tecnica che può essere praticata? È uno sforzo in cui ci si impegna? Qualcosa che la mente può realizzare? No, non è nulla di tutto questo.

Tutto ciò che la mente può fare non può essere meditazione: è qualcosa che va oltre la mente. In quella dimensione, è assolutamente impotente: non è in grado di penetrare la meditazione; là dove la mente finisce, la meditazione inizia.

È importante ricordarlo perché tutto ciò che facciamo, viene fatto attraverso la mente; qualsiasi cosa realizziamo, la realizziamo attraverso la mente. Quindi, quando ci rivolgiamo alla sfera interiore, di nuovo iniziamo a pensare in termini di tecniche, di metodi, di qualcosa da fare, semplicemente perché ogni nostra esperienza ci dimostra che qualsiasi cosa può essere fatta tramite la mente.

Certo, fatta eccezione per la meditazione, tutto può essere fatto dalla mente; tutto, tranne la meditazione, poiché non è una realizzazione: esiste già, è la tua natura. Non deve essere conseguita; deve soltanto essere riconosciuta, deve solo essere ricordata. È là, che ti aspetta: è sufficiente guardare dentro di sé, ed è disponibile. L’hai sempre portata in te.

La meditazione è la tua natura intrinseca: sei tu, il tuo essere, e non ha nulla a che vedere con ciò che fai. Non la puoi avere, né puoi non averla: non può essere posseduta. Non si tratta di un oggetto, sei tu, è il tuo essere.

 Allorché si comprende cos’è la meditazione, ogni cosa diventa evidente. Altrimenti, puoi continuare a brancolare nel buio.

La meditazione è uno stato di chiarezza, non uno stato mentale. La mente è confusione, non è mai chiara, non lo può essere. I pensieri creano intorno a te delle nubi; sono nubi sottili che producono una nebbia in cui ogni chiarezza va perduta. Quando i pensieri scompaiono, quando intorno a te non esistono più nuvole, quando esiste nel tuo semplice essere essenziale, accada una chiarezza. In questo caso puoi vedere a distanze remote; puoi abbracciare l’intera esistenza; il tuo sguardo diventa penetrante e tocca l’essenza più intima dell’essere.

La meditazione è chiarezza, un’assoluta chiarezza di vedute: non puoi pensarci, devi lasciar cadere ogni pensiero. E quando dico: “Devi lasciar cadere ogni pensiero”, non aver fretta di concludere.

Io devo usare il linguaggio, ma se io dico: “Abbandona il pensiero”, e tu lo fai, mancherai il punto: di nuovo, ridurrai tutto a un fare.

‘Lasciar cadere il pensiero’ vuol semplicemente dire: non fare nulla. Siediti. Lascia che i pensieri sedimentino da soli; lascia che la mente decanti spontaneamente. Siedi semplicemente, fissando un muro, in un angolo tranquillo, senza fare assolutamente nulla.

Sii rilassato. Sciolto. Non fare alcuno sforzo. Non andare da nessuna parte. Come se ti dovessi addormentare, pur restando sveglio: sei sveglio e ti stai rilassando, ma tutto il corpo si sta addormentando. Dentro di te, resti attento, all’erta, mentre tutto il corpo entra in un profondo rilassamento.

I pensieri si acquietano da soli; non è necessario che balzi loro addosso, non occorre che tenti di fermarli. Immagina un torrente fangoso… cosa puoi fare per renderlo limpido? Entrarci e scuoterlo? Non faresti che peggiorare le cose.

No, dovresti semplicemente restare seduto sulla riva, in attesa. Non c’è nulla da fare: qualsiasi cosa tu faccia, non faresti che renderlo ancora più torbido. Siedi semplicemente sulla riva. Osserva, con indifferenza e, continuando a scorrere, il fiume porterà via le foglie morte, e il fango tornerà ad acquietarsi: dopo un po’ ti rendi conto che il torrente è tornato a essere limpido.

Ogni volta che un desiderio attraversa la mente, il torrente diventa fangoso. Dunque, siediti semplicemente. 
Non cercare di fare nulla. In Giappone, questo “semplice stare seduti” è chiamato Zazen; ci si siede semplicemente, senza fare nulla. E, un giorno, la meditazione accade. Non è che sia tu a cercarla, viene a te. E quando viene, la riconosci immediatamente: è sempre presente, ma tu non guardavi nella giusta direzione. Il tesoro è sempre stato presente, dentro di te, ma tu eri impegnato altrove: nei pensieri, nei desideri, in mille cose. Non eri minimamente interessato a quell’unica cosa… e si trattava del tuo essere!

Quando l’energia si rivolge alla sfera interiore – è ciò che Buddha chiama parabvrutti: il ritornare della tua energia alla fonte – all’improvviso consegui la chiarezza.

Allora, ogni cosa si schiude davanti a te.
OSHO

Non dimenticate mai la via

25 FEBBRAIO 2016

“Non dimenticate mai la via. È molto semplice: dalla mente al cuore,

dal cuore all’essere e dall’essere al puro spazio.

Questo puro spazio è il buddha.”

 Il nucleo essenziale del mio insegnamento è: nessun credo, nessun dogma, nessuna fede, nessuna religione, niente che sia preso in prestito. Puoi fare affidamento solo su ciò che hai sperimentato di persona; devi dubitare di tutto il resto. Proprio come le altre religioni trovano il loro fondamento nella fede, il mio è nel dubbio.

Il mio principio fondamentale è lo stesso su cui si basa la scienza: dubita, finché non trovi qualcosa nella tua esperienza di cui è impossibile dubitare. La scienza si muove verso l’esterno, io mi muovo verso l’interiorità. Questo movimento verso l’interno è ciò che chiamo meditazione. Per poterti muovere all’interno devi compiere tre semplici passi, e il quarto accade da solo.

– Il primo passo è osservare tutte le tue attività; quello è il tuo corpo e quelle sono le sue azioni: camminare, tagliare legna, attingere acqua dalla fonte. Rimani un testimone. Non agire da robot.

In secondo luogo, quando diventi capace di osservare il tuo corpo, di essere un testimone delle sue azioni, puoi fare

 – il secondo passo: osservare le attività della tua mente: pensieri, sogni, fantasie. Rimani un testimone, come se ti trovassi sul ciglio di una strada e, su questa strada, stesse passando una processione di pensieri. Tu non ne sei parte. Sei solo uno specchio che riflette, senza giudicare, perché uno specchio non ha giudizi. Col 100% di capacità di osservazione, ci sarà il nulla totale; questo è lo stato di non-mente, questa è la porta verso il terzo e ultimo passo.

 – Adesso osserva le emozioni più sottili, gli stati d’animo. I pensieri non sono così sottili. Gli stati d’animo, un’ombra di tristezza, una certa gioia.

 Il primo passo riguarda il corpo, il secondo la mente, il terzo il cuore. E quando puoi osservare anche il terzo, il quarto accade da solo. All’improvviso un salto quantico, e ti ritrovi proprio al centro del tuo essere, dove non c’è nulla di cui essere consapevoli. La consapevolezza è consapevole di se stessa, la coscienza è cosciente di se stessa. Questo è il momento dell’estasi suprema, del samadhi, dell’illuminazione, o comunque vuoi chiamarlo; in ogni caso questo è il momento supremo, al di sopra del quale non c’è nulla. 
Non c’è modo di andare oltre, perché dovunque tu vada al di là di esso, sarai comunque un testimone. Se inizi a osservare l’osservatore, non sei andato più in alto; sei sempre un testimone. Quindi l’osservazione è la fine del viaggio, sei arrivato a casa. Il mio insegnamento è tutto qui. È assolutamente scientifico. Non ha bisogno di fede, ciò che serve è sperimentare. Non chiedo a nessuno di aver fede in me. Chiedo solo di provare e sperimentare.

  
So che accadrà anche a te perché è accaduto a me, e io sono un essere umano normale proprio come te. 
 Non sostengo di essere un profeta o un salvatore o un’incarnazione di Dio. Non vanto alcuna capacità speciale. Sono proprio uguale a te. L’unica differenza è che tu stai ancora dormendo, e io sono sveglio. È solo una questione di tempo, prima o poi anche tu ti sveglierai. Quindi non c’è alcun bisogno di fare di me un oggetto di venerazione, non c’è bisogno di adorarmi. Se mi ami veramente, questo è sufficiente perché tu possa partecipare all’esperimento. Ti darò una garanzia: accade veramente. Ti posso dare un incoraggiamento, ma non sarò il tuo salvatore. Non mi prenderò la responsabilità, ma farò del mio meglio per scuoterti e far sì che ti svegli.
OSHO

Mentre mi ascolti metti da parte la tua mente

24 FEBBRAIO 2016

 
Ricorda: mentre mi ascolti metti da parte la tua mente.

Ascolta per la pura gioia di ascoltare,

come ascolti un uccello cantare,

come ascolti il vento tra gli alberi, solo così.

Non c’è alcun bisogno di preoccuparsi del significato.

In questo modo ti avvicinerai al vero significato.

  
Io non parlo con lo scopo che ordinariamente viene perseguito attraverso il parlare: l’indottrinamento – non è quello lo scopo dei miei discorsi. Non ho alcuna dottrina; i miei discorsi in realtà sono un processo di de-ipnosi. Ascoltandomi semplicemente, a poco a poco ti libererai da tutti i programmi in cui la società ti ha obbligato a credere. Se mi ascolti con il cuore aperto, con una ricettività colma di gratitudine, è inevitabile che accada. 
Ci sono stati molti ipnotizzatori, ma nessuno ha mai provato a usare l’arte del parlare come metodo di de-ipnosi. Può diventare una musica dentro di te, ti può rilassare, ti può rendere silenzioso, può dare un nuovo ritmo al tuo cuore… una nuova percezione della mia presenza, e della realtà. E io posso parlare di qualunque cosa. Non si tratta del fatto che io parli di queste cose; esse ne sono solo gli effetti. Io potrei parlare di A o B o C, che non hanno nulla a che vedere con la de-ipnosi. Il punto sta nel tuo modo di ascoltare. 
Se è giusto, allora qualunque cosa io dica rilasserà il tuo essere totalmente, e a poco a poco i tuoi condizionamenti cominceranno a svanire. E voglio che accada così. Non voglio ipnotizzarti – cioè renderti prima inconscio. In questo modo non è necessario renderti inconscio. Tu diventi più conscio, più sveglio. Per potermi ascoltare diventi conscio e attento. E il mio scopo non è insegnarti qualcosa, ma usare le parole come scusa per renderti consapevole e attento, in modo che tu possa toccare il superconscio dentro di te.
OSHO

Fuori dalla tribù

23 FEBBRAIO 2016

Verso la libertà dell’individualità
 
Da un prezioso testo di Osho apparso su  Osho Times n 225

Osho, 
tante cose che un tempo davano a una persona un senso di appartenenza stanno scomparendo: la tribù, la famiglia, il matrimonio… Persino l’amicizia. Cosa sta succedendo? E cosa succederà in futuro?
È bello ciò che sta accadendo, davvero meraviglioso. Sì, la tribù sta scomparendo. Così la famiglia, il matrimonio, l’amicizia… Va benissimo, perché ti lascia lo spazio per essere te stesso.
L’uomo tribale è solo un numero nel gruppo. È l’uomo più primitivo, il meno evoluto, più animale che umano. Vive solo come un numero nella tribù. È un bene che le tribù siano scomparse. 

La scomparsa della tribù ha dato vita alla famiglia. A quello stadio la famiglia è stata un grande vantaggio, perché la tribù era un fenomeno vasto, mentre la famiglia era una piccola unità. C’era più libertà nella famiglia che nella tribù. La tribù era dispotica e potente: la testa, il capo della tribù, deteneva ogni potere, anche quello di ucciderti. Esistono ancora alcune tribù in zone sottosviluppate, in India ce ne sono alcune. E le ho viste.

La famiglia è stata un’evoluzione, al tempo, perché ha reso le persone parte di un’unità più piccola, dando un po’ di libertà. E poi la famiglia ha cominciato a essere protettiva.
Ora anche la famiglia sta scomparendo, perché tutto ciò che è protettivo a un certo punto diventa proibitivo.
È arrivato il momento, la famiglia non è più protettiva, è proibitiva.
È stato un grande passo rispetto alla tribù, ora bisogna fare un altro passo. Dalla famiglia alla comune. 

La comune può darti tutta la libertà di cui hai bisogno, e tutta la protezione necessaria, ma senza proibire nulla.
Quindi sostengo che è un bene che la tribù è scomparsa e che la famiglia sta scomparendo.
Sì, ti mancherà perché sei assuefatto. Queste sono dipendenze…

La comune avrà una nuova e fresca salute psicologica. Ed è possibile solo in una comune, perché naturalmente il bambino avrà un padre e una madre, ma non saranno i soli “limiti” che avrà intorno a sé. All’interno della comune tutti gli uomini dell’età del padre saranno i suoi zii, e lo zio è una bellissima figura. Il padre è sempre un po’ ostile, perché quella è la sua funzione. Ha il potere e deve mostrarlo, deve imporre disciplina. E lo stesso vale per la madre, deve imporre la disciplina. Si preoccupa di cosa succederà al figlio o alla figlia se non adempierà all’ideale fissato dalla società. Lo fa con amore, ha buone intenzioni. Ma lo zio invece non impone nulla. E se ci sono tanti zii e tante zie, nasce un nuovo grande fenomeno: nella mente non porti più solo l’immagine di una sola persona. 

È un bene che la famiglia stia scomparendo. E con essa scompariranno le nazioni perché la famiglia è l’unità su cui si fondano le nazioni. E se ne andranno anche le cosiddette religioni, perché è la famiglia che impone religione, nazionalità e questo genere di cose. Se la famiglia se ne va, chi ti imporrà il cristianesimo, o l’induismo? Chi ti dirà che sei americano?
Quando la famiglia se ne andrà, se ne andrà anche gran parte del disagio psicologico, della follia politica. Devi essere felice che stia scomparendo.

Il matrimonio è un’invenzione contro natura. Ha tormentato l’uomo abbastanza a lungo. 
Ora le donne guadagnano, come gli uomini, e non hanno più bisogno di dipendere l’uno dall’altro. Una donna può non avere figli. O può fare l’inseminazione artificiale.
Il sesso e la procreazione non sono più così connessi. Puoi fare sesso senza dover anche subire di avere figli. 
La famiglia è assolutamente fuori moda. Il futuro è nella comune. Comune significa tanti individui indipendenti che non appartengono l’uno all’altro nei vecchi modi, la famiglia, la tribù, la religione, la nazione, l’etnia. No. Sono in relazione solo in un modo: sono tutti indipendenti. Rispettano l’indipendenza dell’altro e si aspettano lo stesso rispetto.

Questa è la sola relazione, la sola amicizia, l’unica forza che può diventare il cemento di una comune: il rispetto per l’individualità dell’altro, per l’indipendenza. Il modo in cui l’altro vive, il suo stile di vita, è assolutamente accettato e rispettato.
L’unica condizione è che a nessuno è permesso di interferire con l’altro in nessun senso. Quindi è un bene che tutto quel passato morto stia scomparendo, lasciandoci liberi di creare un uomo nuovo, una nuova umanità, un nuovo mondo...

Continua la lettura su Osho Times n. 225
Tratto da: Osho, From Personality to Individuality #1
http://www.oshoba.it/index.php?id=articoli_view_x&xna=180 

AMA TE STESSO

22 FEBBRAIO 2016

Questo è il vero interrogativo da porsi: “Come mai non siamo esseri che amano?”.

Non si tratta di amare questa persona o quell’altra, non è questione di amare l’amico o il nemico. La domanda è: “Sei in amore, oppure no?”. Ami il tuo corpo? Ti sei mai preoccupato di toccare il tuo corpo con una carezza amorevole? Ami te stesso? No, tutte le religioni ti insegnano a odiarti: tu sei una persona sbagliata e devi essere riaggiustata; sei un peccatore e devi diventare un santo. Come puoi amare te stesso? 
Non sei neppure in grado di accettarti. E queste sono le radici della tua realtà!

Io ti insegnerò ad amare te stesso. E se potrai amarti, se potrai gioire nell’essere te stesso, naturalmente il tuo amore continuerà a diffondersi; diventerà un’aura che ti avvolgerà, allora amerai i tuoi amici, e in un certo senso amerai anche i tuoi nemici… poiché, così come i tuoi amici ti definiscono, allo stesso modo anche i tuoi nemici ti definiscono.

Questa è una grande intuizione: allo stesso modo in cui i tuoi amici ti determinano, anche i tuoi nemici lo fanno… un’inimicizia lunga una vita è una relazione, è una relazione profonda. Pertanto, un uomo di comprensione amerà anche i suoi nemici; non per ragioni spirituali, ma per il semplice motivo che anche loro lo determinano, sono parte della sua esistenza. Senza di loro, esisterebbe un vuoto che nessun altro potrebbe colmare.

La questione non va posta nel modo in cui la pose Gesù. In quel caso si tratta di semplice egoismo: ama i tuoi nemici perché tu sei un essere spirituale superiore, mentre loro sono solo semplici esseri umani; pertanto, amali, dimostra loro il vero sentiero spirituale. Così non fai altro che appagare il tuo ego.

Anch’io ti dirò: “Ama il tuo nemico”, ma non per lo stesso motivo. Ti dirò: “Amalo, perché ti determina, è parte di te, così come tu sei parte di lui; non solo l’amico, anche il nemico è un’estensione del tuo essere”. Questo non ti rende “il più santo”, si tratta di una semplice comprensione di come opera la psicologia.

Ama te stesso! Ma puoi amarti solo se lasci cadere l’idea di essere un peccatore. E puoi lasciar cadere quell’idea solo se lasci andare l’idea che esista un dio.

Se esiste un dio, tu sei un peccatore, non puoi essere null’altro. Se esiste un dio, tu sei inevitabilmente un peccatore. Tu sei stato espulso dal regno di Dio, e verrai riammesso solo se diventi ubbidiente, così ubbidiente da perdere la tua individualità in nome di un dio ipotetico che non hai mai visto e che non vedrai mai.

Le tue religioni non ti permettono di amare te stesso, poi però parlano di tutte quelle stronzate sull’amare i propri nemici e sull’amare i propri vicini. Ma osserva questa evidenza: se non riesci ad amare te stesso, non potrai mai amare nessun altro nel mondo intero. Quell’energia d’amore deve sorgere dal tuo cuore, e laggiù è seduto un peccatore, condannato in modo assoluto, in attesa di essere gettato nelle fiamme dell’inferno.
OSHO: IN AMORE VINCE CHI AMA

Non posso dirti cos’è l’amore, ma…

21 FEBBRAIO 2016

Amato Maestro, sento che noi tutti usiamo la parola amore come una parola qualsiasi, senza sapere veramente in cosa consista. Puoi per favore parlare di cos’è realmente l’amore?

Hai ragione. La gente usa la parola amore esattamente come una parola qualsiasi: una parolaccia per di più, perché parlare di desiderio sessuale sarebbe offensivo.

Se dici a una donna: “Ti desidero”, non puoi aspettarti che ti rispetti. Ti dirà: “Mi desideri? Ma vattene!”, se però le dici: “Ti amo”, allora tutto va bene.

Nel profondo della tua mente è semplice desiderio sessuale, la spinta biologica a usare la donna; ma una bella parola nasconde la cruda realtà. Il problema è che le persone non sono consapevoli di cosa sia l’amore, per cui non ingannano solo gli altri, ingannano se stesse: anche loro pensano che sia amore.

L’amore richiede una consapevolezza immensa, l’amore è l’incontro di due anime e la sessualità è l’incontro di due corpi. La sessualità è animale, l’amore è divino. Ma fino a quando non sai di essere un’anima, non puoi comprendere l’amore.

Non posso dirti cos’è l’amore, ma posso dirti come trovare la tua anima. Questo è il mio lavoro: aiutarti a meditare, a diventare più consapevole, in modo che un po’ alla volta cominci a vedere che non sei solo il corpo, che non sei nemmeno soltanto la mente; c’è qualcos’altro nascosto dietro a tutto questo, e quello è la tua vera vita.

Quando diventerai consapevole della tua vera vita, del tuo essere, conoscerai la gioia di essere così straripante d’amore da volerlo condividere con qualcuno che sia ricettivo, disponibile, pronto ad aprire il proprio cuore.

L’incontro di due consapevolezze è amore. Scopri la tua consapevolezza e scoprirai cos’è l’amore.

È un’esperienza e non c’è modo di parlarne, non più di quanto abbia già fatto. L’incontro di due consapevolezze che si fondono l’una nell’altra porta il più grande orgasmo che l’universo conceda; ma prima devi allontanarti dal corpo, dalla mente e dal cuore e raggiungere il centro stesso del tuo essere.

Una volta raggiunto il centro del tuo essere, troverai che l’amore si irradia da te. Non è qualcosa che devi fare: è come se il sole si fosse alzato e i fiori si fossero aperti, riempiendo l’aria della loro fragranza.

L’amore è una conseguenza della meditazione. Solo chi medita sa cos’è l’amore.

 OSHO: IN AMORE VINCE CHI AMA

Dare amore: un nuovo inizio

20 FEBBRAIO 2016



Si deve imparare ad amare di più. Voi tutti volete essere amati: questo è un inizio errato. È qualcosa che ha avuto inizio nell’infanzia… i bambini piccoli non possono parlare, non possono agire, non possono dare: possono solo ricevere. L’esperienza d’amore di un bambino consiste soltanto nel ricevere amore – dalla mamma, dal papà, dai fratelli, dalle sorelle, dai parenti, dagli ospiti, dagli estranei –, il bimbo riceve continuamente amore da chiunque.
Quindi, la prima esperienza che penetra e si stabilizza nel suo inconscio è questa: egli deve ricevere amore. I guai nascono perché ogni essere umano è stato un bambino e ogni bambino ha bisogno di ricevere amore: nessun essere umano ha mai iniziato la propria vita in un altro modo. Pertanto, ogni essere umano chiede e pretende:
 “Dammi amore”, ma non trova nessuno che glielo possa dare, perché tutti hanno iniziato la loro vita nello stesso modo!
Quindi dovete stare attenti e diventare consapevoli, così che quella situazione – verificatasi all’inizio della vostra vita – non diventi lo stato prevalente e costante della vostra mente.
Anziché chiedere: “Dammi amore”, comincia ad amare. Dimentica il desiderio di “ricevere amore”, dona semplicemente amore… e ti garantisco che riceverai in cambio moltissimo amore. 
Ma non dovrai pensare al desiderio di “ricevere amore”; non dovrai stare attento – neppure indirettamente, di straforo – per vedere se stai ricevendo amore, oppure no: basterebbe questo guardare con la coda dell’occhio per disturbarti. Donare amore è sufficiente; infatti, amare è bellissimo, ricevere amore non è altrettanto bello. Questo è uno dei segreti.
Amare è l’esperienza davvero più bella: ti fa sentire un imperatore. Essere amato è un’esperienza minima, ed è l’esperienza del mendicante. Non essere un mendicante! Perlomeno in amore, sii un imperatore; perché ciò implica una qualità inestinguibile, presente dentro di te: puoi continuare a dare quanto vuoi. Non ti devi preoccupare che l’amore si possa esaurire, non pensare che un giorno ti ritroverai a dire: “Dio mio, non ho più amore da dare a nessuno!”.

L’amore non è una quantità, è una qualità, ed è una qualità di tipo particolare: cresce quando la si dona, e muore se la si trattiene; se sei avaro nel dare amore, in te l’amore muore. Sii un vero scialacquatore! E non

preoccuparti mai… non chiederti: “A chi darò il mio amore?”. Questa è l’idea di una mente avara: “Darò il mio amore solo a chi ha particolari qualità”.
Non ti rendi conto che hai tantissimo da donare… sei come una nuvola carica di pioggia. La nube non si cura di scaricare la pioggia qui piuttosto che là, la scarica ovunque: sulle rocce, sui giardini, nell’oceano. Vuole soltanto scaricarsi: dopo aver scaricato il proprio peso, si sentirà libera!
Quindi il primo segreto è questo: non chiedere amore e non aspettare l’amore, pensando che amerai quando qualcuno te lo chiederà. Donalo!
Da’ il tuo amore a chiunque, anche a un estraneo. Il problema non è che tu debba dare qualcosa di estremamente prezioso: tendi semplicemente la tua mano in modo amichevole, con la predisposizione ad aiutare, è sufficiente. Tutto ciò che fai, nelle ventiquattr’ore, devi farlo con amore; allora il dolore che avverti nel cuore scomparirà. E poiché sarai tanto amorevole, molta gente ti amerà. È una legge di natura: si riceve ciò che si dà. Di fatto, si riceve molto più di quanto si dà.
Impara a dare e troverai che tantissime persone – gente che non ti aveva mai guardato prima e non si era mai occupata di te – diventeranno amorevoli nei tuoi confronti.
Il problema è che tu hai un cuore pieno d’amore, ma sei stato avaro e l’amore è diventato un peso nel tuo cuore: invece di lasciar sbocciare il tuo cuore, l’hai trattenuto; pertanto, quando vivi un momento in amore, quel peso scompare. Ma perché solo per un momento? Perché non farlo accadere in ogni momento? E non parlo solo di esseri viventi: puoi perfino toccare una sedia con mano amorevole. Amare dipende da te, non dall’oggetto del tuo amore.
In questo modo ti ritroverai in un profondo rilassamento, scomparirà il tuo sé – quello è il peso – e ti dissolverai nel Tutto. Il tuo è di certo un disagio, nel senso letterale del termine: dis-agio. Non è una malattia, quindi nessun medico può aiutarti; è semplicemente una tensione nel tuo cuore, che vuole dare molto di più.
OSHO: IN AMORE VINCE CHI AMA

Comprensione e accettazione

19 FEBBRAIO 2016

È difficile restare sempre e continuamente aperti e disponibili. A volte sarai aperto e a volte chiuso; ma non è una cosa di cui preoccuparsi: quello è un ritmo, del tutto simile al giorno e alla notte. Nello stesso modo in cui di giorno i fiori si aprono e di notte si chiudono, così come inspiri ed espiri, non puoi restare aperto e disponibile ventiquattr’ore al giorno.

E non cercare di farlo, altrimenti la cosa ti creerà infelicità, e nell’infelicità ti chiuderai ancora di più. L’infelicità porta sempre e soltanto chiusura.

Ciò che occorre è una profonda comprensione di questo ritmo: ci si apre, ci si chiude; sei aperto, sei chiuso… lo si deve accettare! In realtà non si tratta di opposti, bensì di realtà complementari. La chiusura ti prepara per tornare a essere aperto, essere aperto ti prepara a chiuderti di nuovo; altrimenti ti stancherai.

Pensa se i tuoi occhi fossero fissi, senza alcun battito di ciglia. Non ci facciamo attenzione, ma non fanno altro che chiudersi e aprirsi; farlo li rende limpidi e freschi, li mantiene giovani, vitali e mai stanchi.

Inoltre, questo processo è anche un continuo ripulirsi: quando sei aperto, si raccoglie inevitabilmente della polvere, la stanchezza prende il sopravvento, sei preso dalla fatica. Quando sei chiuso, a riposo, in silenzio, ecco che ti rivitalizzi.

Certo, esiste anche una specie di apertura che si mantiene nell’arco delle ventiquattr’ore, ma non è un elemento proprio alla mente, è qualcosa al di là della mente.

All’inizio devi trovare un equilibrio rispetto alla mente, poi un giorno anche quello diventerà possibile; ma è qualcosa di trascendente. In quel caso non esiste alcun ritmo, tutto resta sempre acquietato. Non lo puoi neppure definire un’apertura, non ha senso definirla così, perché non esiste più alcuna chiusura.

Si tratta di un fenomeno del tutto differente: esisti semplicemente, né aperto né chiuso. Accadrà anche quello, sarà un accadere… ma non è qualcosa a cui puoi aspirare! In questo momento, ciò che occorre, ciò che è d’obbligo, è accettare il ritmo del positivo e del negativo.

A volte ti ritroverai in una profonda intimità e a volte ti ritroverai lontanissimo. A volte ti ritroverai a essere sempre più vicino e dunque felice ed estatico, a volte sarai lontanissimo e scollegato, e la cosa ti renderà infelice. Ma nel momento in cui comprendi che si tratta di un ritmo, di un fenomeno naturale proprio alla mente, allora non ci saranno più problemi: ti rilasserai.

Inoltre, ricorda una cosa: non decidere mai nulla quando ti trovi nella fase negativa. È l’unica cosa da fare: non prendere mai decisioni quando sei nella fase negativa, altrimenti te ne pentirai; e non è il caso di creare rimpianti.

Si deve decidere solo quando ci si trova in una fase positiva. Nello stesso modo in cui prendi decisioni durante il giorno, e la notte dormi profondamente – ragion per cui non ci sono decisioni da prendere – decidi sempre quando sei felice, aperto, fluido.

In quel caso le tue decisioni saranno giuste; non potrai decidere nulla di sbagliato, in quei momenti è impossibile farlo.
Quando sei negativo, apatico, triste, depresso, ricorda quest’unica cosa: non decidere! Lascia che quel momento passi. Accettalo, è parte della natura; ma non decidere mai nulla in quei momenti.

Le persone fortunate sono quelle che hanno imparato questo trucco: decidere nei momenti di positività; e le persone infelici sono quelle che, in un modo o nell’altro, continuano a cadere nella trappola di prendere decisioni quando si trovano in uno spazio di negatività.

Quella è l’unica differenza tra la fortuna e la sfortuna. E chiunque può essere fortunato! Si tratta solo di un cambiamento, di un piccolo cambiamento. Ma quella piccolissima differenza fa un’enorme differenza nella vita: è la differenza che fa la differenza!

OSHO: IN AMORE VINCE CHI AMA