Kirtan

13 OTTOBRE 2015

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È una danza accompagnata da canti festosi che viene inserita nel programma giornaliero delle quattro festività annuali dell’ashram.

Non prendete la religione sul serio. Potete cantare e danzare, non c’è bisogno di facce tristi. Troppo a lungo abbiamo vissuto nella tristezza. Guardate le vecchie immagini di Dio: è triste, e ha creato malinconia. Ora abbiamo bisogno di un Dio che danza e che ride.

Dovete danzare con spirito estatico. La vostra energia vitale deve essere un fluire di canti e di risate. Celebrate la vita.

Il Kirtan, preso come tecnica di meditazione, si compone di tre stadi di 20 minuti l’uno.

“Primo stadio:

Tenendo gli occhi chiusi, danza, canta e batti le mani. Lasciati coinvolgere totalmente.

Secondo stadio:

Sdraiati e rimani fermo in silenzio.

Terzo stadio:

Di nuovo balla e canta con totale abbandono. Dimentica te stesso. Lasciati andare.

La meditazione non è una cosa che fai al mattino e poi non ci pensi più per il resto del giorno. La meditazione è qualcosa che devi continuare a vivere in ogni momento della tua vita. Mentre cammini, mentre dormi, quando sei seduto, parli, ascolti: deve diventare un tuo « habitat ». Rimane sempre in meditazione chi è rilassato, chi si stacca dal passato a ogni istante. Non agire basandoti su delle conclusioni: queste conclusioni sono i tuoi condizionamenti, i tuoi pregiudizi, i tuoi desideri, le tue paure e via di seguito. In breve: ci sei tu di mezzo!

E tu indica il tuo passato; tu significa tutte le tue esperienze passate. Non permettere che ciò che è morto domini ciò che è vivo, non permettere che il passato influenzi il presente, non permettere che la morte annienti la vita: questo è meditazione. In breve: nella meditazione tu non sei presente. Ciò che è morto non controlla ciò che è vivo.

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