Tratak e Shaktipat

Ai tempi della primissima Pune, quando non esisteva ancora un vero e proprio ashram, Osho consigliava ai suoi discepoli di sperimentare, a livello individuale, ritiri in silenzio e tecniche di meditazione insolite, quali quella antica e potente del tratak, e utilizzava, con un numero ancora molto ristretto di persone, metodi tradizionali intensi e “dirompenti” come lo shaktipat (trasmissione di energia)… ecco una vivace cronaca di quei giorni nei ricordi di Krishna Prem

1974 Lonavla e Pune

Davanti allo specchio
Senza mai chiudere gli occhi, siedo davanti allo specchio illuminato da una candela, il mio volto riflesso che ondeggia, mutevole, rivelando facce, parvenze. E d’un tratto lo specchio è vuoto! Il volto che stavo osservando è sparito. Sto fissando il vuoto! Tengo gli occhi aperti per pura forza di volontà. Il corpo comincia a tremare, il cuore mi batte all’impazzata, il sudore mi scende dalla fronte mescolandosi alle lacrime prodotte dai miei occhi doloranti. Ma in un angolo imprecisato dentro di me si risveglia un ricordo: Osho che descrive questa tecnica, il tratak, e parla dello specchio che alla fine diventa vuoto. Esorta, una volta arrivati a questo punto, a non distogliere lo sguardo, a perseverare. E dice che sarebbero affiorati volti appartenenti a vite passate.
E succede in un istante. Nello specchio riappare un volto. Non è il mio, eppure sono io. I tratti del viso sono differenti – la forma degli occhi, il taglio della mascella – ma contengono anche un’inequivocabile qualità di me. Poi sparisce, solo per lasciare il posto al successivo. E prende il via il turbine. Appare un volto, riempiendo lo specchio per un istante, poi scolora, dissolvendosi in un altro. Sopracciglia che si assottigliano e si inarcano, poi si infoltiscono, pesanti sulla fronte. Attaccature dei capelli ora basse, ora alte. Barbe che si accorciano, poi si allungano. Occhi ora spalancati, ora ridotti a piccolissime fessure. Infine resta solo un volto, costante, a osservarmi dallo specchio. Un viso ovale, più vecchio del mio, dagli zigomi alti e la fronte liscia e piatta. La barba incolta e brizzolata che nasconde la bocca; gli occhi di un marrone orientale, liquido e profondo. Tibetano. Per qualche ragione il viso sembra tibetano. Immobili, riflettiamo l’uno il viso dell’altro, i nostri sguardi incollati.
Poi, ancora una volta, per una minima frazione di secondo, lo specchio torna a essere vuoto. E un attimo dopo guardo dritto negli occhi di un lupo che ringhia! I miei occhi si chiudono bruscamente. E rimango seduto lì, nella mia oscurità interiore, tremante.

Un me oltre me
Quando l’alba si inoltra lentamente sul pavimento di pietra il mattino seguente, il mio quattordicesimo di silenzio sulle colline di Lonavla (non lontano da Pune), ancora una volta all’hotel Tulsi Sadhana Kutir, sono già sveglio e fisso il soffitto. L’esperienza della notte scorsa mi ha turbato, risvegliando qualcosa di antico e dimenticato. Qualche ricordo passato è stato scosso dal suo torpore e mi tormenta, ma inutilmente poiché non ho alcuna abilità di riportarlo alla memoria. La mia mente coglie che lo specchio vuoto è l’intervallo, come quello tra l’acqua allo stato liquido e il ghiaccio, tra la crisalide e la farfalla. Attraverso il tratak sono piombato nel profondo dei recessi di un me che va oltre il me che conosco. Mentre faccio i bagagli per prendere il treno delle sette diretto a Pune rifletto sull’accaduto. Non riesco a comprenderlo, ma non posso negare di averlo vissuto: la notte scorsa ho assistito a altre reincarnazioni. Su questo non c’è dubbio. Posso vedere il filo, la linea temporale che cammina da una vita all’altra. C’è qualcosa di continuo che lega il qui ad altri luoghi, il tempo di adesso ad altri tempi, ed è tenuto nascosto dai vincoli della carne e da ciò che percepiamo come tempo.

Incontrare gli amici
Divy e Rani, appena tornati da Goa, sono già davanti al cancello d’entrata, quando arrivo con il rickshaw che ho preso alla stazione. Quattro braccia amorevoli mi avvolgono.
“Stai magnificamente!” grida Rani, esagerando come al solito. Divy si limita ad abbracciarmi forte, ridendomi sulla spalla. Avevo loro scritto che quando ero andato a Lonavla per il mio silenzio, Osho mi aveva suggerito di tornare a Pune quella domenica per una shaktipat che avrebbe condotto lui stesso. È oggi. Divy e Rani hanno programmato il loro arrivo appositamente per incontrarmi.
Vedo anche due dozzine o giù di lì di sannyasin raggruppati davanti al cancello in questa mattina d’aprile. Teertha e Vishnu, Prageet e Virag e altri mi danno il benvenuto… ci abbracciamo, felici di ritrovarci.
“Venite. Osho è pronto”, annuncia una voce dietro di me, inequivocabilmente mediterranea: Mukta. Ci conduce lungo il vialetto in ghiaia e intorno al retro della casa fino a un piccolo patio a mosaico di forma semicircolare. Al centro, accostata alla parete, c’è una poltrona vuota. A destra c’è una porta che conduce all’interno della casa. Dopo qualche attimo la porta si apre e Osho è lì in piedi con le mani giunte in namastè. Laxmi e Vivek lo seguono, sedendosi come al solito accanto a lui sul pavimento.

Shaktipat
Aveva spiegato la tecnica a un darshan due settimane prima: “Quando il maestro vuole aiutarvi” aveva detto “se ripulite il vostro canale energetico, il vostro passaggio, nel caso fosse bloccato, potrà semplicemente possedervi. Scenderà semplicemente in voi e la sua energia, che è di una qualità superiore, più pura, illimitata, passerà nei vostri canali energetici. Questi si apriranno e a quel punto la vostra energia potrà muoversi in loro più agevolmente. Tutta l’arte dello shaktipat consiste in questo”.

Si appoggia allo schienale della poltrona e ripiegando le mani in grembo ci osserva per un attimo. “Alzatevi tutti in piedi e sollevate le braccia in aria”.
Avendo ricevuto istruzione di portare un fiore con noi, così abbiamo fatto, e ora stiamo in piedi con le braccia distese, un fiore ciascuno nelle mani chiuse a coppa.
“Ora” dice “proiettate il vostro ego nel fiore”.
Cerco di gettare me nel fiore, di focalizzare la mia mente, la mia personalità, il mio ego, tutto ciò che conosco come “me”, nella calendula che ho in mano. E d’un tratto, non appena Osho chiude gli occhi, sono posseduto da un grande sussulto e il mio corpo comincia a tremare in maniera incontrollabile. Una corrente mi attraversa, dirigendosi verso l’alto e assestandosi nelle braccia. I palmi delle mani sono infuocati e il minuscolo fiore trema.
“Lasciatelo andare!” annuncia Osho. Non appena i fiori-ego raggiungono il pavimento l’aria si riempie di urla e grida catartici, assordanti quanto le meditazioni mattutine che facevamo di fronte a lui a Mount Abu. A Kaylash e a Goa avevo dimenticato che differenza potesse comportare la presenza del maestro. Questo shaktipat, questa pulizia, è un bagno di fuoco. Prosegue incessantemente facendosi via via più rumoroso, più intenso, eppure – a livello quasi insopportabile – senza mai giungere al culmine.
“Stop!”. La voce di Osho affonda nel caos come una spada. Ci fermiamo immobili, come fossimo un tutt’uno. È un oceano interiore. È il silenzio, la purezza e il mistero dello spazio…

Tratto dal libro di Jack Allanach (Swami Krishna Prem) Osho, India and Me, A Tale of Sexual and Spiritual Transformation

Se soffri di insonnia…

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 Stabilisci un’ora precisa in cui andare a dormire.
Se ogni sera vai a letto alle undici, fissa quell’ora.
La prima cosa è rispettare un orario, regolarmente;
in questo modo, il corpo entrerà molto presto in
un ritmo. Non cambiare quell’orario, altrimenti
confonderai il corpo: esiste un ritmo biologico e il
corpo ne ha persa ogni traccia. Ecco perché è importante:
se decidi di andare a letto alle undici, conserva
quell’orario; se lo fai, qualsiasi cosa accada dovrai andare a letto alle undici.

 Puoi anche decidere che sia mezzanotte: qualsiasi
sia l’orario che stabilisci, devi fare in modo che diventi regolare, questo è il primo passo.
 In secondo luogo, prima di andare a letto, danza
in modo sfrenato per mezz’ora; in questo modo permetterai
al corpo di scaricare tutte le sue tensioni. Se
soffri d’insonnia, di certo vuoi dire che ti porti a letto
tutte le tue tensioni, quelle tensioni ti terranno
sveglio. Pertanto, se stabilisci di andare a letto alle undici, alle dieci inizia a danzare.

 Smetti alle dieci e mezza; poi fa’ una doccia o un
bagno e rilassati con l’acqua per quindici minuti.
Permetti a tutto il corpo di rilassarsi. Prima danza,
in modo da scaricare tutte le tensioni, poi fa’ una
doccia calda: un bagno caldo è meglio, in questo
modo puoi startene sdraiato nell’acqua per quindici
o venti minuti e rilassarti. Infine mangia qualcosa:
qualsiasi cosa andrà bene, ma che non sia fredda; è
sufficiente un po’ di latte caldo, a quel punto va’ a
dormire. E ricorda: non leggere mai prima di addormentarti.

 Il tuo programma dovrebbe essere questo, e dovrebbe
durare un’ora: danza, fa’ un bagno, mangia qualcosa
– la cosa migliore è un po’ di latte caldo – e poi va’ a dormire.
 Non fare nulla: spegni la luce e mettiti a dormire.

Non preoccuparti se il sonno arriva o no; se non ti
viene sonno, resta semplicemente sdraiato in silenzio
e osserva il tuo respiro. Non metterti a respirare con
forza, altrimenti rimarrai sveglio. Lascia semplicemente
che il respiro sia così com’è, pacato, e limitati a
osservarlo: entra ed esce, entra ed esce… è un processo
così monotono che ben presto cadrai profondamente
addormentato. Qualsiasi processo monotono
avrà lo stesso effetto: il respiro è qualcosa di assolutamente
monotono, non cambia mai; esce ed entra, esce
ed entra… Puoi perfino usare le parole “Entra”,
“Esce”, “Entra”, “Esce”. Ripetile dentro di te: “Entra”
ed “Esce”, “Entra” ed “Esce”… diventerà una meditazione
trascendentale. E la meditazione trascendentale
è ottima per dormire, non per risvegliarsi!

 E se ancora il sonno non arriva, non alzarti. Non
andare al frigorifero per mangiare qualcosa, non
leggere, non fare nulla. Qualsiasi cosa accada, resta
semplicemente a letto, rilassato. Anche se il sonno
non arriva, il rilassamento è prezioso quanto il sonno;
lo è solo un po’ meno, tutto qui. Se il sonno ti da
il cento per cento di riposo, rilassarti a letto te ne
darà il novanta. Comunque non alzarti, altrimenti
disturberai quel ritmo; e nell’arco di qualche giorno
 vedrai che ti addormenterai senza problemi.
Al mattino, di nuovo, fissa un’ora in cui alzarti e rispettala.
 Stabilire degli orari permette al corpo di entrare
in uno schema e rispettarlo. Con i tuoi ritmi di vita
attuali tutto è letteralmente sottosopra. Dunque, se
decidi di alzarti alle sei, o alle sette, fissa questo orario,
usando una sveglia. Anche se non hai dormito
per tutta la notte, non importa; quando la sveglia
suona, devi alzarti. E durante il giorno non andare a
dormire, perché è così che hai turbato il tuo ritmo biologico.

 Ecco perché un giorno dormi un’ora e un altro
dodici. Se non fai qualcosa, il corpo come potrà acquisire
un ritmo? Quindi, non andare mai a dormire
durante il giorno, aspetta sempre la sera: va’ a letto
alle undici. Se dormi dalle undici alle sei, quelle sette
ore saranno più che sufficienti.

 Lascia che il corpo diventi letteralmente affamato
di sonno: anche se ti senti assonnato, fa’ una passeggiata,
leggi, canta, ascolta musica ma non andare a dormire fino all’ora prefissata.
 Resisti a questa tentazione, la cosa fondamentale
è riportare il corpo a un circuito ritmico.

 Osho

Il #Microcredito5Stelle c’è!

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“Gentile Luigi, stamattina sono stata in banca per l’erogazione del finanziamento. Sono molto felice, spero di riuscire ad investirli al meglio per la crescita della mia attività, e vi ringrazio ancora una volta per aver dato, a me come ad altri, questa importante opportunità.”
Antonella

“Antonella, la persona che ci scrive, è una giovane imprenditrice italiana che sta per aprire un negozio di prodotti biologici nel suo Comune e che assumerà nuovo personale. Lei non è dovuta scappare all’Estero per realizzare il suo progetto di lavoro, ma ha potuto restare in Italia. Come molti altri, anche lei aveva bisogno di liquidità per partire e ha potuto utilizzare i soldi del mio stipendio e di quello di tutti gli altri parlamentari M5S, italiani ed europei.
Come lei, tanti altri Italiani in queste ore, stanno accedendo per la prima volta ai fondi del Microcredito 5 Stelle per aprire una nuova impresa o innovarla. Noi non crediamo che questa sia l’unica soluzione per chi ha idee lavorative e le vuole realizzare. Crediamo che questo sia un nuovo modo di fare politica: risolvere in modo onesto e semplice problemi quotidiani. Crediamo che sia l’inizio di qualcosa di ancora più grande: cominciare ad avere lo Stato dalla tua parte. Ci sono ancora tante risorse a disposizione, le restituzioni dei nostri stipendi continuano. Per chi non ha potuto avere accesso fino ad ora, stiamo lavorando per semplificare ulteriormente la procedura. Stay Tuned”.
Luigi Di Maio

Mangia cibo gradevole

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 Esistono due tipi di cibo. Il primo è quello che ti
piace, che ti fa andare in deliquio, che scatena le tue
fantasie; nulla di male, ma è bene imparare un piccolo trucco per gestirlo al meglio.

Ci sono cibi che sono fortemente appetibili; ti attraggono
 non per il cibo in sé. Per esempio, entri in
un ristorante e vedi certi cibi, senti l’odore provenire
dalla cucina, ne vedi i colori e l’aroma ti avvolge; anche
se non stavi pensando al cibo, la tua attenzione
adesso è al massimo. Quel cibo non sarà nutriente,
non riflette alcun tuo desiderio reale: puoi mangiarlo
ma non ti soddisferà, non ti darà alcun nutrimento,
non ti sazierà. E il senso di appagamento è la cosa
più importante, qualsiasi altra cosa creerà un’ossessione.

 Medita semplicemente, ogni giorno, prima di
mangiare. Chiudi gli occhi e senti semplicemente
ciò di cui ha bisogno il tuo corpo, di qualsiasi cosa si
tratti! Senza vedere alcun cibo, senza avere di fronte
a te alcun alimento: senti semplicemente il tuo essere,
percepisci ciò di cui il corpo ha bisogno, sentilo semplicemente… a cosa aspira?

 Il dottor Leonard Pearson lo chiama “cibo che
mormora”, cibo che mormora verso di te. Va’ e mangiane
a volontà, ma non cambiarlo. Sempre il dottor
Pearson chiama gli altri alimenti “cibo che seduce”:
attira la tua attenzione quando te lo trovi di fronte;
in quel caso si tratta di un fenomeno mentale, non è affatto un bisogno.

 Se ascolti il cibo che ti mormora qualcosa, ne puoi
mangiare quanto ne vuoi, non ti arrecherà mai alcun
disturbo, poiché ti appagherà. Il corpo desidera
semplicemente ciò che è necessario, non desidera
mai altro: quel cibo sarà appagante, per cui non ne mangerai mai in eccesso.

 Il problema nasce quando mangi cibo che seduce:
vedi che è disponibile e ne sei attratto. Questi alimenti
 non potranno mai appagarti, poiché il corpo
non ne ha alcun bisogno. E poiché non ti appagano,
ti sentirai sempre affamato, insoddisfatto, per cui ne
mangerai di più; ma per quanto tu possa mangiare,
non ti appagherà mai, visto che non è mai stato un bisogno reale.

 Occorre appagare il primo tipo di desiderio, e il
secondo se ne andrà da solo. Purtroppo la gente non
ascolta mai il primo, per cui il secondo diventa un
problema: se la tua attenzione fosse rivolta al cibo
che mormora, il cibo che seduce non attirerebbe mai
la tua attenzione. Diventa un problema solo perché
hai dimenticato completamente come ascoltare il
tuo desiderio interiore: a tutti è stato insegnato a non ascoltarlo.

 L’educazione collettiva è fondata su regole fisse:
“Mangia questo, non mangiare quello” e il corpo
non conosce alcuna regola fissa. È stato scoperto
che, lasciando un infante da solo con del cibo, mangia
unicamente ciò di cui il corpo ha bisogno: questa
è stata una scoperta sorprendente. Ora sono state
fatte molte scoperte psicologiche importanti, e tutte sono letteralmente sorprendenti.

 Se un bambino ha qualche disturbo, che una mela
per esempio potrebbe alleviare, ebbene il bambino
mangerà quella mela, anche se avesse a disposizione
altri cibi. E ciò che fanno gli animali; solo l’uomo ha
dimenticato quel linguaggio. Se porti un bufalo in
un prato e lo lasci libero di pascolare, privilegerà solo
l’erba che mormora verso di lui, e quell’erba corrisponderà
al suo bisogno. Non lo puoi ingannare, viceversa
 l’uomo può essere ingannato facilmente.

 L’uomo è caduto ben al di sotto dei bufali. Non
potresti ingannare un asino: mangerà solo il suo cibo.
L’uomo viene continuamente ingannato: dalla
pubblicità, da insegne colorate, da programmi televisivi,
da film, siete continuamente assaliti e distratti
dal cibo che vi seduce. Se qualche ditta è interessata
a vendervi qualcosa, l’interesse è solo per il proprio prodotto, non per voi.
Se la Coca-Cola vuole venderti la sua bibita, non
si interessa ai bisogni del tuo corpo. Dovunque vai
trovi la Coca-Cola, sembra qualcosa di universale, la
trovi perfino in Russia. E dovunque quella bottiglia
ti chiama: “Vieni!” ed ecco che improvvisamente hai
sete… è una sete falsa! Non sto dicendo di non bere
la Coca-Cola: lascia solo che quella bevanda ti mormori… fissala come regola!

 Ci vorranno giorni, forse qualche settimana, prima
che tu riesca a sentire cosa ti attrae. Inizia a mangiare
a volontà il cibo che ti attrae, e non preoccuparti di ciò che gli altri dicono.
 E se ti senti attratto dai gelati, mangiali; mangiane
a volontà, fino a sentirti sazio; e vedrai che a un
certo punto ti sentirai sazio. Allora scomparirà il desiderio
di rimpinzarti; solo il senso di insoddisfazione
ti spinge a rimpinzarti anche quando non ce n’è
motivo. Dunque, il problema nasce solo se ti senti insoddisfatto.

 Pertanto, prima di tutto impara a vedere ciò che è
naturale, ci riuscirai perché l’abbiamo solo dimenticato, ma è presente nel tuo corpo.
 Quando ti accingi a fare colazione, chiudi gli occhi
e percepisci ciò che vorresti mangiare, qual è il
 tuo vero desiderio? Non pensare a ciò che hai a disposizione,
pensa semplicemente a ciò che desideri,
poi va’ a cercare quell’alimento. Mangiane a volontà;
per alcuni giorni non mangiare altro, e a quel
punto vedrai che nessun cibo ti seduce più.

La seconda cosa: quando mangi, mastica bene; non
limitarti a inghiottire affrettatamente. Infatti, se si
tratta di un processo orale, se in bocca quel cibo ti
da piacere, perché non masticare di più? Se mangi
dieci bocconi di qualcosa che godi, masticandola
una sola volta; masticando ogni boccone dieci volte,
il tuo piacere verrà decuplicato a ogni boccone.

 Ebbene, quando mangi, mastica bene, poiché tutto
il piacere si trova al di qua della gola. Oltre, non
esiste alcun senso del gusto; dunque, perché affrettarsi?
Mastica di più, assapora di più. Fa’ di tutto
per rendere più intensa questa esperienza: prima di
mangiare qualcosa, annusala; godine il sapore, poiché
metà del gusto è formato dal sapore.

 Prendi tutto il tempo, fanne una meditazione.
Non preoccuparti se la gente penserà che sei impazzito.
Osserva semplicemente il cibo da ogni angolazione.
Toccalo a occhi chiusi, avvicinalo alle guance.
Sentilo in tutti i modi, torna ad annusarlo… poi
prendine un bocconcino e masticalo bene, godine al
massimo. Lascia che sia una meditazione. E vedrai
che una piccolissima quantità di cibo sarà più che
sufficiente a nutrirti, e in più ti darà un appagamento maggiore.
Osho 

Ancora per i fumatori

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 Vorrei suggerirti di fumare a volontà, fuma il più
possibile! Prima di tutto non è un peccato. Te lo garantisco
io, me ne assumo tutte le responsabilità:
prendo su di me quel peccato per cui, se incontrerai
Dio il giorno del giudizio universale, potrai semplicemente
dirgli: “È quel tizio là il responsabile!”. E io  
mi alzerò in piedi e lo confermerò, sarò un testimone
a tuo favore: tu non ne sei affatto responsabile!
Ebbene, non preoccuparti del fatto che sia un peccato.
Rilassati e non cercare di smettere, sforzandoti. No, non servirebbe affatto!
 Dunque, il mio suggerimento è questo: fuma, e
fuma quanto più ti è possibile. Soltanto, fallo meditativamente.
Se nello Zen è possibile bere il tè, facendone
una meditazione, perché non lo si può fare
con il fumo? E di fatto, il tè contiene lo stesso stimolante
contenuto nelle sigarette; è lo stesso eccitante,
la differenza non è granché. Fuma con meditazione,
fanne un atto profondamente religioso; rendila una cerimonia… sperimenta il mio metodo!
 In casa tua, crea un angolino dedicato solo al fumo:
un tempietto dedicato al Dio del fumo. E quando
vuoi fumare, come prima cosa inchinati al pacchetto
di sigarette; chiacchiera un po’ con le tue sigarette,
parla con loro. Chiedi: “Come state?”. Poi, molto lentamente,
tira fuori una sigaretta; fallo lentamente, il
più lentamente possibile, perché solo se ti muovi lentissimamente, potrai essere consapevole.
 Non farlo in quanto gesto meccanico, come fai
sempre. Poi tamburella la sigaretta sul pacchetto,
molto lentamente e fallo il più a lungo possibile:
non c’è alcuna fretta, neppure nel fare questo. Poi
prendi l’accendino e inchinati a lui: hai di fronte
grandi divinità, veri e propri dei! La luce è Dio, perché non dovrebbe esserlo l’accendino?
A questo punto inizia a fumare, molto lentamente:
considerala una meditazione buddhista. Non farla
come fosse una respirazione pranayama della tradizione
Yoga: rapida, veloce e profonda; muoviti
molto lentamente. Il Buddha dice di respirare naturalmente;
fuma dunque naturalmente, molto lentamente, senza fretta.
 Se fosse un peccato, andresti di fretta; se fosse un
peccato, vorresti finire il prima possibile; se fosse un
 peccato, non vorresti analizzarlo a fondo: continueresti
a leggere il giornale, mentre fumi. Chi vuole
scrutare a fondo un peccato? Visto che non lo è, osserva: osserva ciascuna delle tue azioni.
 Suddividi ogni azione in piccoli frammenti, così
da poterti muovere molto lentamente, il più lentamente
possibile. E rimarrai sorpreso: osservandoti
mentre fumi, fumerai sempre meno. E un giorno, all’improvviso… vedrai che è scomparso.
 Non hai fatto alcuno sforzo per smettere; è scomparso
spontaneamente. Accade perché, diventando
consapevoli di una routine, di un’abitudine meccanica,
di uno schema di comportamento inveterato e di
per sé morto, hai generato, hai sprigionato dentro di
te una nuova energia di consapevolezza. Solo quell’energia
ti può aiutare, nient’altro potrà mai farlo.
Questo processo non serve solo per il fumo, vale per
qualsiasi altra cosa, nella tua vita: non cercare di
cambiare te stesso facendo sforzi eccessivi. In questo
modo ti ritroverai con cicatrici profonde: anche
se cambi, il cambiamento sarà superficiale e da
qualche altra parte troverai un surrogato; dovrai
trovare qualcosa che sostituisca quella vecchia abitudine, altrimenti ti sentirai vuoto.
 Viceversa, quando qualcosa scompare spontaneamente,
solo perché sei diventato così silente e così
intimamente consapevole del suo essere qualcosa di
stupido, non occorre fare alcuno sforzo; e allorché
cade semplicemente, come fosse una foglia morta
che cade da un albero, non lascerà dietro di sé alcuna
ferita, né si lascerà alle spalle un ego.
 Se abbandoni un’abitudine con lo sforzo, prenderà
forma un grosso ego; inizierai a pensare: “Adesso sono
un uomo molto virtuoso, perché ora non fumo
più!”. Se pensi che fumare sia un peccato, è naturale,
è ovvio che, smettendo, penserai di essere un uomo molto virtuoso.
 I tuoi uomini ricchi di virtù sono tutti così: qualcuno
non fuma, qualcuno non beve, qualcuno mangia
solo una volta al giorno, qualcuno non mangia
la notte, qualcuno ha addirittura smesso di bere acqua
di notte… e tutti sono considerati grandi santi!
Queste sono ritenute qualità che danno a una persona
un odore di santità, sono grandi virtù!
 Abbiamo reso le religioni realtà così sciocche che
ogni loro gloria è andata perduta. La religione è diventata
stupida quanto le persone; e tutto dipende
dalla nostra attitudine: se pensi che qualcosa sia un
peccato, la tua virtù sarà l’esatto opposto.
 Voglio sottolinearlo con enfasi: non fumare non è
una virtù, fumare non è un peccato; la consapevolezza
è una virtù, l’inconsapevolezza è peccato. E
questa stessa legge è applicabile a tutta la tua vita.
Osho

Cos’è il sistema endocannabinoide

Il sistema endogeno di cannabinoidi, il cui nome deriva dalla pianta che ne ha portato alla scoperta, è forse il sistema fisiologico più importante per l’uomo nello stabilire e regolare il suo benessere e la sua salute.
I recettori per gli endocannabinoidi, ovvero per le molecole chimiche che vengono prodotte dal nostro corpo con una forma simile a quella contenute nella Cannabis, si trovano distribuiti in tutto il nostro corpo: si pensi che il CB1 è uno dei recettori più presenti nel SNC e la distribuzione periferica dei recettori cannabinoidi spazia tra cervello, organi, tessuti connettivi, ghiandole e cellule immunitarie ed in ogni tessuto il sistema endocannabinoide ricoprirà mansioni differenti ma l’obiettivo principale sarà sempre lo stesso: l’omeostasi, ossia il mantenimento di un ambiente interno stabile ed in equilibrio nonostante le fluttuazioni presenti nell’ambiente esterno circostante.
L’omeostasi viene così promossa dai cannabinoidi ad ogni livello della vita biologica, da quello cellulare, a quello dell’organismo, per arrivare possibilmente a quello comunitario ed oltre.
Per capirci prendiamo l’esempio dell’autofagia, un processo nel quale una cellula sequestra una parte del suo contenuto affinché venga auto-digerito e riciclato, che viene mediato dal sistema endocannabinoide.
Se questo processo serve a mantenere le cellule normali in vita, permettendole di raggiungere un equilibrio tra sintesi, degradazione, e successivo riciclo di prodotti cellulari, ha anche un effetto mortale per le cellule tumorali maligne, portandole a consumarsi autonomamente in un meccanismo di suicidio cellulare programmato o apoptosi.
La morte delle cellule cancerogene così promuove l’omeostasi e la sopravvivenza dell’organismo ad ogni livello.
Gli endocannabinoidi sono inoltre importanti neuromodulatori e permettono la comunicazione ed il coordinamento di diversi tipi di cellule tra di loro.
Nel sito di una ferita, ad esempio, moltissimi endocannabinoidi verranno rilasciati poiché questi riducono il rilascio di attivatori e sensibilizzatori dal tessuto leso, stabilizzano le cellule nervose per prevenire un’accensione eccessiva dei messaggi di dolore e calmano le cellule immunitarie circostanti così da prevenire il rilascio di sostanze proinfiammatorie.
Abbiamo quindi a che fare con 3 diversi tipi di meccanismi di azione su 3 diversi tipi di cellule con un singolo obiettivo: minimizzare il dolore ed il danno causato dalla ferita.

Cosa sono i recettori cannabinoidi

Urocordati, ascidiacei, i piccoli nematodi e tutte le specie vertebrate condividono tra loro la presenza di un sistema endocannabinoide come parte essenziale per la loro vita e per il loro adattamento ai cambiamenti ambientali.
Attraverso la confrontazione delle genetiche dei recettori cannabinoidi di diverse specie, gli scienziati oggi stimano che il sistema endocannabinoide si sia evoluto per la prima volta negli animali primitivi più di 600 milioni di anni fa.
Mentre può sembrare che la scienza oggi sappia molto in tema di cannabinoidi, la realtà è che i circa 20 mila articoli scientifici in materia hanno solamente iniziato a portare alla luce l’argomento.
Grandi vuoti ancora devono essere colmati, e la complessità delle interazioni tra i vari cannabinoidi, i vari tipi di cellule, di sistemi e di organismi, offrono nuovi spunti e modi di guardare alla fisiologia ed alla salute.
I recettori cannabinoidi sono presenti ovunque nel nostro corpo incorporati alle membrane cellulari che attraversano 7 volte con la loro forma a serpentina, e si crede che questi siano più numerosi di ogni altro sistema di recettori.
Quando i recettori cannabinoidi vengono stimolati, per esempio a seguito dell’assunzione di Cannabis, una pluralità di processi fisiologici prende il via.
Attualmente, due sono i recettori cannabinoidi individuati: i CB1, presenti prevalentemente nel sistema nervoso (dove sono i più abbondanti recettori accoppiati alle proteine G dell’SNC); ed i CB2, localizzati principalmente nel sistema immunitario e nelle strutture ad esso associate, oltre che una presenza di ambedue tra tessuti, gonadi, ghiande ed organi.
In molti tessuti infatti sono presenti entrambi i recettori CB1 e CB2, ognuno dei quali collegati a diverse funzioni e molti ricercatori, tra i quali Viola Brugnatelli e molti altri che investigano sui nuovi recettori, speculano sulla presenza di un terzo e quarto tipo di recettori cannabinoidi, il GPR55 e l’Abn-CBD.
Ciò che risulta importante per comprendere a fondo l’importanza di questo sistema è che gli endocannabinoidi sono sostanze prodotte in forma naturale dal nostro corpo per stimolare questi recettori, che sono così fondamentali per l’occorrere della vita che al cancellare la sequenza genetica che codifica il recettore cannabinoide, ottenendo pertanto una forma di vita priva di CB1 funzionanti ed un così chiamato “KO di Cannabinoide”, si previene lo sviluppo embrionale e la sopravvivenza dello stesso alla nascita.

Cosa sono i cannabinoidi

Le due molecole di endocannabinoidi meglio studiate e comprese attualmente sono l’Anandamide (dal Sanscrito, beatitudine, felicità) e il 2-AG (2-arachidonilglicerolo).
Questi vengono sintetizzati su richiesta da parte di derivati dell’acido arachidonico sulla membrana cellulare ed hanno un effetto locale ed una breve vita prima di essere degradati dall’enzima idrolasi delle ammidi degli acidi grassi (FAAH) e dalla monoacilglicerolo lipasi (MAGL).
Dato che chimicamente gli endocannabinoidi sono eicosanoidi (acidi grassi ossidati), durante il simposio dell’International Cannabinoid Research Society del 2014 è stato proposto il cambio della nomenclatura da “endocannabinoidi” a “eicosanoidi” con l’obbiettivo di prevenire lo stigma nei confronti di terapie che hanno come target il sistema cannabinoide, ma che chiaramente si allontanano dalla componente ricreativa della Cannabis.
I fitocannabinoidi sono sostanze prodotte dalle piante capaci di stimolare i recettori cannabinoidi.
La maggior parte dei fitocannabinoidi sono stati isolati a partire dalla Cannabis Sativa, ma anche in altre piante officinali, come l’Echinacea Purpurea, sono stati individuati cannabinoidi non psicoattivi.
Il Delta-9-tetraidrocannabinolo, o semplicemente THC, è sicuramente il più psicoattivo e famoso di questi elementi, ma altri cannabinoidi come il cannabidiolo (CBD), il cannabinolo (CBN) ed altri cannabinoidi acidi, stanno oggi attirando l’attenzione dei ricercatori e dei pazienti per le loro plurime proprietà curative.
Di particolare interesse risulta il fatto che anche la pianta di Cannabis stessa utilizza i cannabinoidi per favorire il suo benessere e per la prevenzione di malattie.
I cannabinoidi infatti hanno proprietà antiossidanti che svolgono un’azione protettiva nei confronti delle foglie e delle infiorescenze della pianta dalle radiazioni ultraviolette: i cannabinoidi, neutralizzando i pericoli dei radicali liberi generati dai raggi UV, proteggono le cellule.
Negli esseri umani i radicali liberi causano invecchiamento, cancro, ostacolano e sbilanciano i processi di guarigione e possono portare ad una vasta gamma di patologie, da quelle neurodegenerative a quelle autoimmuni e gli antiossidanti presenti nelle piante sono stati a lungo
promossi come supplementi naturali per la prevenzione dei danni da radicali liberi.
Viola Brugnatelli


Il succo di Cannabis cruda.

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La pianta di Cannabis non può che meravigliare per le sue innumerevoli proprietà e prodotti che possono essere generati da questa.
Non si può negare che negli ultimi anni le ricerche e le pubblicazioni in materia pian pianino stiano aumentando e nuove informazioni riguardanti tanto gli aspetti industriali quanto quelli terapeutici della pianta vengono a galla, lasciando spesso a bocca aperta anche gli stessi appassionati, attivisti, ricercatori e pazienti di Cannabis.
Erano circa 3 anni fa quando dagli Stati Uniti giunsero le prime informazioni, le prime testimonianze di pazienti che riportavano effetti benefici in seguito all’assunzione della pianta di Cannabis fresca, cruda, sotto forma di succhi: allora si trattava di qualcosa che andava in totale controtendenza rispetto alle tradizionali forme di assunzione della Cannabis terapeutica, che generalmente veniva assunta tramite vaporizzazione o ingestione delle infiorescenze femminile secche e curate.
Analogamente a quanto accade con la frutta e la verdura, come ad esempio con le pesche, le pere, le fragole, le arance, l’ananas, le zucchine, le carote, i pomodori e via dicendo, dalle quali si ottengono succhi di frutta e centrifugati da bere, preservando tutte le proprietà organolettiche di questi e potendone assumere grandi quantità in pochi sorsi, anche per la Cannabis il discorso vale, dalla quale si potrà ottenere il succo di Cannabis cruda.
La pianta di Cannabis produce più di 421 componenti chimici, dei quali per il momento un’ottantina sono stati classificati come fitocannabinoidi che vengono sintetizzati ed immagazzinati dalla pianta principalmente nelle sue infiorescenze e nelle sue foglie sotto forma acida.
Di fondamentale rilievo per scopi terapeutici risulta il fatto che mentre la pianta di Cannabis è in vita, fresca, la maggior parte del famoso D9-THC, il cannabinoide responsabile dell’effetto psicotropo della pianta, viene immagazzinato sotto forma acida (D9-THCA), che si caratterizza per essere priva di effetti psicotropi. Dal momento in cui la pianta viene raccolta ed inizia a seccare, lentamente il processo di decarbossilazione, che porta alla trasformazione del D9-THCA non psicoattivo al D9-THC psicoattivo, prende il via. Tale processo inoltre accelererà e si concluderà una volta che la pianta verrà esposta ad una fonte di calore rilevante, come ad esempio all’atto di
essere fumata, vaporizzata, o cotta per essere ingerita. Al suo stato naturale, crudo, la Cannabis non risulta essere psicoattiva.
Le foglie e le infiorescenze di Cannabis in natura possono essere raccolte come si raccoglierebbe qualsiasi ortaggio dall’orto casalingo, assieme ai pomodori, ai broccoli, ai cetrioli, alla lattuga, alla rucola, al basilico e via dicendo per farne una splendida insalata, o trasformata in succo con un procedimento a freddo tramite estrattore, ricchissimo di cannabinoidi nella loro forma acida, quindi privo di effetti psicotropi ma ricchissimo di proprietà terapeutiche.
La Cannabis infatti risulta essere un naturale concentrato di composti antibiotici, antifungini, antivirali, antiossidanti, antinfiammatori, immunoregolatori e antiproliferativi, oltre ad avere funzioni analgesiche, antiemetiche, antiepilettiche, antipsicotiche e ansiolitiche. Svolge inoltre un’azione benefica per la formazione ossea, contro la psoriasis, per la riduzione dei danni provocati da ischemia cerebrale, per la fatica cronica e le malattie neurodegenerative, per il diabete e la riduzione del peso per la sua capacità di soppressione dell’appetito e, nel suo stato fresco e crudo, non veicola alcun effetto secondario psicoattivo, rendendola così sicura persino per i bambini.
The Raw Study si propone come il primo studio clinico Europeo sulla Cannabis cruda come nutraceutico per il trattamento e la cura della Sclerosi Multipla Ricorrente Remittente. Il progetto nasce dalla responsabilità etica di scienziati e medici di rispondere con dati oggettivi alle Associazioni di Pazienti ed è interamente indipendente da sponsors, basandosi sul lavoro volontario e su finanziamenti privati.
Lo studio potrà così permettere, oltre all’osservazione rigorosa dei cambiamenti oggettivi e soggettivi dei sintomi, ai marker immunitari della patologia prima e dopo l’utilizzo di cannabinoidi acidi in forma di succhi di Raw Cannabis, di osservare altre pratiche di medicina complementare largamente utilizzate dai pazienti di Sclerosi Multipla, quali un cambio di alimentazione ad alto contenuto vegetale, un’aumento di esposizione solare quotidiana per aumentare i livelli di Vitamina D ed un approccio al benessere psico-fisico del paziente grazie ad un setting naturale, attività
ricreative, comunitarie, meditative e di respirazione oltre che esercizi di yoga e tai chi.

Una tecnica per fumatori

 Succhiarsi il dito è meglio che fumare; facendolo,
sarà più facile smettere di fumare.
 È bene comprendere una cosa fondamentale: se ti
succhiavi il dito e hai smesso di farlo, in seguito hai
deciso di fumare, in quanto surrogato.

 Fumare non è il tuo problema reale, sei impotente
al riguardo. Per quanto ti sforzi, non riuscirai mai a
smettere perché, in primo luogo, non è il vero problema;
il problema reale è un altro. Hai cambiato la
messa a fuoco, sostituendo il problema: quello reale
è stato messo in disparte, e uno falso l’ha sostituito.

Adesso non puoi fare nulla al riguardo.
 Il mio suggerimento è questo: scordati completamente
il problema del fumo e inizia a succhiarti il
dito. Non preoccuparti: è qualcosa di bello, è semplicemente
meraviglioso; non c’è nulla di male a farlo e non è affatto dannoso.

 Inizia a succhiarti il dito e, quando inizierai a farlo,
smetterai di fumare. A quel punto avrai la conferma
di essere sul sentiero giusto; quindi, per qualche
mese, continua a succhiarti il dito, facendolo
questa vecchia abitudine, perpetrata negli anni – fumare -, cadrà completamente.
 Succhiati il dito per sei, nove mesi; e non ti vergognare,
perché non c’è nulla di male a farlo.

Dunque, la prima fase di questo metodo è questa:
smetti di fumare e, anziché fumare, succhiati il dito.
Lasciati regredire, torna all’infanzia e, dopo sei o nove
mesi, quando la voglia di fumare sarà completamente
scomparsa, sostituita dal succhiarti il dito, inizia a bere
latte tiepido ogni sera, utilizzando un biberon, lo
stesso che si usa per i neonati… fallo ogni sera.

 Goditi la tettarella, come fosse il seno di tua madre
e non vergognarti. Ogni sera, con regolarità, per
quindici minuti, goditi questo succhiare: ti darà un
 sonno incredibilmente profondo.
 Poi va’ a dormire e resta semplicemente sdraiato
con il tuo biberon. E al mattino, appena sveglio, non
appena apri gli occhi, di nuovo riprendi il tuo biberon e succhia un po’ di latte tiepido.

 Anche durante il giorno, per due o tre volte… non
devi bere molto latte, è sufficiente berne un pochino.
 Dunque, come prima cosa si deve lasciar perdere
la sigaretta, passando al dito; poi anche la suzione
del dito dev’essere lascia cadere. A quel punto ritorna
al seno, in questo caso usa una tettarella artificiale,
e vedrai che a quel punto ogni cosa sfumerà fino a scomparire.

Dopo qualche giorno, sentirai che non è più necessario…
all’inizio berrai dal biberon quattro, cinque
o sei volte al giorno, poi tre, poi due e infine
una… un giorno, all’improvviso, sentirai che non è
più necessario. Ma questo è il processo per spezzare quell’abitudine.

Se lotti contro il fumo, non riuscirai mai a smettere
di fumare. Milioni di persone ci provano, senza mai
riuscirci, e non ci riusciranno mai perché non seguono
l’intera procedura corretta: si deve procedere in
modo estremamente scientifico, si deve arrivare alle cause che si trovano alla radice.

 E la causa alla base è questa: ti è mancato il seno
materno. Non hai potuto averlo quanto avresti voluto.
Quel desiderio è sospeso su di te, non è scomparso;
e con quel desiderio, qualcosa del bambino
insoddisfatto ti accompagnerà sempre. Pertanto, fumare
 non è il vero problema: quel bambino insoddisfatto sarà sempre presente.

 Nel momento in cui affronti l’intero problema nel
 modo giusto, per la prima volta scoprirai di essere
cresciuto. Allorché quel bambino insoddisfatto scomparirà,
e scomparirà il desiderio di succhiare il seno
materno, all’improvviso percepirai un rigurgito di
energia: qualcosa che era ingabbiato è stato liberato. Sarai diventato un adulto.

 Quando ne conosci le cause, le puoi tagliare alla
radice. Senza conoscere quella radice, potrai continuare
a lottare con le ombre, ma rimarrai sconfitto; non potrai mai vincere.

Dunque, fissa un programma della durata di un anno.
 In questo caso, non solo scomparirà la voglia di
fumare; il processo trasformerà anche te. Qualcosa
di radicale, una nota di fondo fondamentale che ti
portava a trattenerti, scomparirà. Il tuo corpo diventerà
più sano e la tua mente diventerà più affilata, lucida e intelligente.
Crescerai da ogni punto di vista…



Osho: La verità che cura. Una farmacia per l’anima

INTERVISTA A GRILLO

Il vecchio esempio dello stolto che guarda il dito e non la luna che indica è una fotografia dell’Italia. Vengono presi in esame solo gli effetti senza mai esaminare le cause, né tanto meno denunciarle per non spiacere a nessuno. Gli effetti vengono poi chiamati “emergenze” e il gioco è fatto. Appaiono così come meteoriti cadute improvvisamente dal cielo, eventi imponderabili, quando invece si potevano tranquillamente evitare. L’ “emergenza” profughi sembra sbucata fuori dal nulla, ma al di là della questione umanitaria, che va affrontata, nessuno ne denuncia apertamente le cause che risalgono alla destabilizzazione del Nord Africa e del Medio Oriente da parte delle potenze occidentali. Chi ha bombardato la Libia? USA, GB e Francia e anche noi grazie all’augusta benedizione di Napolitano. Chi ha distrutto l’Iraq e non è poi stato capace di insediare un governo che potesse se non governarlo almeno limitare i danni? Gli Stati Uniti. In Afghanistan, stessa storia statunitense con l’Italia nella parte degli ascari. Quanto ci costa la nostra presenza in Afghanistan? Gli americani stanno per sbaraccare e a noi toccherà la parte dei giapponesi sperduti nelle isole del Pacifico dopo la Seconda guerra mondiale. In Siria, incubatrice dell’ISIS, ci sono tutti. Nessuno nel governo e nelle varie istituzioni che si alzi in piedi e dica mai più guerre, mai più acquisto di cacciabombardieri, che condanni l’industria delle armi (soprattutto la nostra: un business che non conosce crisi e che consente all’industria militare di affermarsi tra le prime cinque produttrici al mondo. Tra il 2008 e il 2009, quando tutti i settori produttivi del made in Italy registravano tassi di crescita negativi, l’export di armamenti è cresciuto del 74%. ). Meglio la retorica dell’accoglienza senza accollarsi alcuna colpa per l’esodo biblico che è in atto e che nessuno sa dove ci porterà.
Tumori, un male che deriva anche dall’inquinamento ambientale di cui Governo e partiti non si curano. E’ ormai un’epidemia. Chiunque conosce una famiglia che ne è colpita. Invece di intervenire sulle cause si costruiscono nuovi ospedali (una manna per le Regioni) e si prescrivono farmaci costosi a carico del SSN o, sempre più spesso, del paziente. Gli inceneritori sono una delle principali cause dell’inquinamento. Il Governo avvia 12 nuovi inceneritori in 10 Regioni invece di un serio piano per la differenziata e per la diminuzione dei contenitori di plastica. Quanti ammalati di cancro avrà sulla coscienza? Gli inceneritori si aggiungono ai 42 già in funzione e a sei autorizzati ma in via di costruzione. Il testo è stato inviato ai governatori regionali: verranno bruciate 2,5 milioni di tonnellate di spazzatura in più, +37% rispetto a oggi. Il ministro Galletti ha convocato una riunione tecnica per il 9 settembre: “Bisogna fare presto”. Chiamate il TSO.
Intanto Pisapippa si è portato avanti con il lavoro con il taglio di 1.000 alberi centenari per agevolare i cantieri a Milano, una delle città più inquinate d’Europa. Tirate un bel respiro.
Beppe GRILLO

IL TAGLIO DELLA CLITORIDE

“Poi toccò a me. Ormai ero terrorizzata.
– Quando avremo tolto questo “kintir” (clitoride) tu e tua sorella sarete pure.- Dalle parole della nonna e degli strani gesti che faceva con la mano, sembrava che quell’orribile kintir, il mio clitoride, dovesse un giorno crescere fino a penzolarmi tra le gambe. Mi afferrò e mi bloccò la parte superiore del corpo … Altre due donne mi tennero le gambe divaricate. L’uomo che era un cinconcisore tradizionale appartenente al clan dei fabbri, prese un paio di forbici. Con l’altra mano afferrò quel punto misterioso e cominciò a tirare…Vidi le forbici scendere tra le mie gambe e l’uomo tagliò piccole labbra e clitoride. Sentii il rumore, come un macellaio che rifila il grasso da un pezzo di carne. Un dolore lancinante, indescrivibile e urlai in maniera quasi disumana. Poi vennero i punti: il lungo ago spuntato spinto goffamente nelle mie grandi labbra sanguinanti, le mie grida piene di orrore … Terminata la sutura l’uomo spezzò il filo con i denti…Ricordo le urla strazianti di Haweya, anche se era più piccola, aveva quattro anni, scalciò più di me per cercare di liberarsi dalla presa della nonna, ma servì solo a procurarlo brutti tagli sulle gambe di cui portò le cicatrici tutta la vita.
Mi addormentai, credo, perché solo molto più tardi mi resi conto che le mie gambe erano state legate insieme, per impedire i movimenti e facilitare la cicatrizzazione (dato che c’è stata una perdita di sostanza, clitoride e piccole labbra, le gambe legate insieme permettono la cicatrizzazione, ma la cicatrizzazione avviene in retrazione. Non c’è più tutto il tessuto necessario perché le gambe possano essere divaricate completamente. Nessuna farà più la spaccata. Anche dare un calcio a un pallone può essere impossibile, come andare a cavallo o, nei casi più gravi, nuotare a rana. Nei casi più gravi, dove infezioni riducono ulteriormente il tessuto, le donne non possono più divaricare le gambe per accovacciarsi e urinare e, dove non esistono water, devono urinare dalla posizione in piedi con l’orina che scola tra le gambe, scola un filino alla volta, una goccia alla volta.) Era buio e mi scoppiava la vescica, ma sentivo troppo male per fare pipì. Il dolore acuto era ancora lì e le mie gambe erano coperte di sangue. Sudavo ed ero scossa dai brividi. Soltanto il giorno dopo la nonna mi convinse a orinare almeno un pochino. Oramai mi faceva male tutto. Finché ero rimasta sdraiata immobile il dolore aveva continuato a martellare penosamente, ma quando urinai la fitta fu acuta come nel momento in cui mi avevano tagliata. Impiegammo circa due settimane a riprenderci. La nonna accorreva al primo gemito angosciato. Dopo la tortura di ogni minzione ci lavava con cura la ferita con acqua tiepida e la tamponava con un liquido violaceo, poi ci legava di nuovo le gambe e ci raccomandava di restare assolutamente ferme o ci saremmo lacerate e allora avrebbe dovuto chiamare quell’uomo a cucirci di nuovo. Lui venne dopo una settimana per esaminarci. Haweya doveva essere ricucita. Si era lacerata urinando e lottando con la nonna…L’uomo ritornò a togliere il filo dalla mia ferita. Ancora una volta furono atroci dolori per estrarre i punti usò una pinzetta. Li strappò bruscamente mentre di nuovo la nonna e altre due donne mi tenevano ferma. Ma dopo questo anche se avevo una ruvida spessa cicatrice tra le gambe che faceva male se mi muovevo troppo, almeno non fui più costretta a restare sdraiata tutto il giorno con le gambe legate. Haweya dovette attendere un’altra settimana e ci vollero quattro donne per tenerla ferma… Non dimenticherò mai il panico sul suo viso e nella sua voce…Da allora non fu più la stessa…aveva incubi orribili. La mia sorellina un tempo allegra e giocosa cambiò. A volte si limitava a fissare il vuoto per ore. (svilupperà una psicosi) … cominciammo a bagnare il letto dopo la circoncisione.”

– Hirsi Alip

Sebbene non sia in nessuna sua parte richiesta dal Corano, l’infibulazione è però una pratica che si può riscontrare in alcuni paesi, in tutto o in parte islamici (essenzialmente la parte meridionale dell’Egitto, Sudan, Somalia, Eritrea,Nigeria, Senegal, Guinea), dove viene consigliata come sistema ritenuto utile a mantenere intatta l’illibatezza della donna.

In Somalia, una donna non infibulata viene considerata impura; pertanto, non riesce a trovare marito e rischia l’allontanamento dalla società

effetti dell’infibulazione ; I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Le puerpere, le vedove e le donne divorziate sono sottoposte a reinfibulazione con lo scopo di ripristinare la situazione prematrimoniale di purezza. I rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. L’asportazione totale o parziale degli organi genitali femminili esterni è praticata con lo scopo di impedire alla donna di conoscere il piacere durante il rapporto sessuale e come forma di controllo del desiderio sessuale femminile.
BOLDRINI: MIGRANTI SONO AVANGUARDIA DEL NOSTRO FUTURO STILE DI VITA
presto lo stile di vita dei migranti sara’ il nostro stile di vita, (wow ma che fortuna e che onore)
infatti In Italia 40mila bambine sono state sottoposte a infibulazione i dati risalgono al 2012 e sono in aumento 
Eh si certo abbiamo molto da imparare dalle tradizioni dei migranti, secondo la Boldrini sono gli Italiani che devono integrarsi  con usi e costumi dei migranti AZZZ la lungimiranza e l’intelligenza politica di questa donna è sorprendente
Antar Raja