Osho: Stabilire una connessione corpo-mente


Esercizi per il benessere e l’integrità

Io non seguo affatto l’orologio, ma sono arrivato a
comprendere il mio corpo; ho compreso i suoi bisogni.
Ho imparato molto, ascoltandolo. E anche se tu  
ascolterai, se diventerai attento al tuo corpo, inizierai
 ad avere una disciplina che non può essere
definita disciplina. Io non me la sono imposta con la
forza. Ho provato ogni sorta di cose nella mia vita.
Ho sperimentato in continuazione, per sentire dove  
Il mio corpo si sente a suo agio. Un tempo mi alzavo
molto presto, alle tre del mattino; poi alle quattro, in
seguito alle cinque. Ora, da anni, mi alzo alle sei. Ho
 osservato nel tempo cosa andava meglio per il mio
corpo. Si deve essere molto sensibili.
LE ORE DI SONNO
  
Oggi i fisiologi affermano che il corpo, nel sonno,
perde la sua normale temperatura, che scende di
due gradi, per circa due ore. Può accadere tra le tre e
le cinque, o tra le due e le quattro, o tra le quattro e
le sei, ma tutti i corpi perdono due gradi di temperatura
nella notte. In quelle due ore si ha il sonno
più profondo; se ti svegli nell’arco di quelle due ore,
per tutta la giornata ti sentirai disorientato. 
Potrai aver dormito sei, sette ore, non importa; se ti alzi
quando la temperatura è più bassa, ti sentirai stanco,
assonnato e svogliato per tutta la giornata. Sentirai
che ti manca qualcosa e sarai più disturbato. Il corpo si sentirà malaticcio.
 Se invece ti alzerai esattamente dopo due ore,
cioè al termine di quelle due ore, ti alzerai al momento
giusto. In questo caso ti sentirai assolutamente
fresco e riposato, anche se hai dormito solo quelle
due ore. Non sono necessarie sei, sette o otto ore di
sonno, se dormi solo le due ore in cui la temperatura
scende di due gradi, ti sentirai perfettamente riposato
e a tuo agio; per tutto il giorno ti sentirai colmo
di grazia, di silenzio, di salute, di benessere e
proverai un’intima sensazione di integrità.
  
Tutti dovrebbero osservare e scoprire dove cadono
quelle due ore. Non seguite alcuna disciplina esterna,
perché quella disciplina può essere valida solo per la
persona che l’ha creata. Qualche yogin si alza alle tre
 del mattino. Può andar bene per lui, ma se tutti i suoi
seguaci si alzassero a quell’ora, si sentirebbero intontiti per l’intera giornata.
  
A quel punto crederanno di non essere neppure in
grado di seguire una disciplina così semplice, per cui
si sentiranno in colpa. Si impegnano con tutte le loro
forze, ma non ce la potranno mai fare, per cui credono
che il loro maestro sia eccezionale, un grand’uomo:
non è mai intontito, ma solo perché l’ora in cui si alza è quella giusta per lui.
Devi sperimentare il tuo corpo, scoprirne il ritmo,
cosa gli va bene, cosa è giusto per te. Una volta che
l’avrai scoperto, ti sarà facile lasciargli spazio, e non
sarà una forzatura, bensì qualcosa in sintonia con il
corpo stesso. In questo modo, non c’è nulla che sembri
un’imposizione; non c’è lotta, non c’è sforzo. 
IL TUO CIBO
Osserva, mentre stai mangiando, che cosa ti è congeniale.
Le persone mangiano di tutto e poi si sentono
a disagio, di conseguenza la loro mente ne resta influenzata.
Non seguire mai la disciplina di qualcun
altro, perché nessuno è come te, per cui nessuno
può dirti cosa può andare bene per te.
 Ecco perché io do solo una disciplina, cioè la consapevolezza
di sé, la libertà. Ascolta il tuo corpo: in
esso c’è molta saggezza. Se lo ascolti, sarai sempre
nel giusto. Se non lo ascolti e continui a forzare le cose,
non sarai mai felice; sarai infelice, malato, a disagio
e sarai sempre disturbato, distratto e disorientato.
  
Il mio è stato un lungo esperimento. Ho mangiato
praticamente ogni tipo di cose, poi, piano piano, ho
 eliminato tutto ciò che non era adatto a me. Ora
mangio solo ciò che sento congeniale. La mia cuoca
ha dei problemi perché deve cucinare praticamente
la stessa cosa ogni giorno e non riesce capire come
posso continuare a mangiare e gustare sempre lo
stesso cibo. Va bene mangiarlo, ma gustarlo?
 Se è adatto a te, potrai gustare sempre e comunque
quello stesso cibo: per te non sarà una ripetizione.
Se non sarà la cosa adatta, saranno guai.
Di solito non puoi mangiare la stessa cosa ogni giorno;
la ragione non sta nel fatto che è sempre la stessa
cosa, bensì che quella cosa non va bene per te. Per
un giorno la tolleri, ma un giorno in più diventa
troppo. Com’è possibile tollerarla per sempre? Se
fosse adatta a te, non ci sarebbero problemi; potresti
vivere tutta la vita mangiando quel cibo e ogni giorno
lo godresti perché porta armonia. È semplicemente
il cibo giusto per te, è in armonia con te.
 NON IMPORRE LA MENTE AL CORPO
Continui a respirare; è sempre lo stesso respiro.
Fai il bagno: è sempre la stessa acqua. Dormi: è sempre
lo stesso sonno… ma tutto ciò è adatto a te, per
 cui non è una ripetizione. La ripetizione è un tuo atteggiamento.
Se vivi perfettamente in armonia con
la natura, non ti preoccupi del passato che se n’è andato,
non lo conservi nella mente. Non paragoni i
tuoi ieri con l’oggi e non proietti i tuoi domani. Vivi
semplicemente quieora, e godi di questo momento.
  
Godere il momento non ha nulla a che vedere con
cose nuove. Godere il momento ha certamente qualcosa
a che vedere con l’armonia. Potresti continuare
a cambiare cose nuove ogni giorno, ma se non sono
adatte a te, saresti sempre alla ricerca, andresti di
qua e di là, senza trovare alcun riposo.
  
Viceversa, qualsiasi cosa io faccia non è forzata: è
spontanea. Ecco come, passo dopo passo, sono diventato
consapevole delle necessità del mio corpo:
l’ho sempre ascoltato. Io non imporrei mai la mente
al corpo; fa’ altrettanto, e avrai una vita più felice e colma di beatitudine.
Osho: La verità che cura.

Robin Williams: Frasi.

Immagine di Robin Williams

“La cocaina è il modo che Dio usa per dirti che stai facendo troppi soldi.”

 Come ha detto Frost “Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta, ed è per questo che sono diverso”.

 “Ti viene data solo una piccola scintilla di follia. Non devi perderla.”

 “Nulla è difficile per coloro che hanno la volontà.”

 “A volte quando si perde si vince.”

 “Bere caffè decaffeinato è come masturbarsi con un guanto da forno!”

 “I maschi americani oggi sono spaventati da due cose: una donna col coltello e una col cervello.”

 Ridere non è solo contagioso, ma è anche la migliore medicina.”

Robin Williams

BOICOTTA I PRODOTTI TEDESCHI

I tedeschi sono nazisti nel DNA. Hanno tentato per tre volte di distruggere l’Europa e questa volta ci sono riusciti.
L’unico motivo per cui i tedeschi non sputano ancora sui cadaveri e le ceneri degli ebrei è perché le amministrazioni americane di Johnson e Nixon li costrinsero a pentirsi per motivi strategici (Israele). Ma i tedeschi sono nazisti nel cuore.

La Germania e i tedeschi sono nazisti nel DNA, oggi stanno condannando al martirio milioni di europei, e come se non bastasse li sfregiano pure chiamandoli ‘PIIGS’, maiali. Sono SS nel sangue, sono un popolo che deve essere fermato da una coalizione internazionale e messo sotto tutela ONU per sempre. Non smetteranno mai di provarci. Sono nazisti nati. 


Paolo Barnard

 http://altrarealta.blogspot.it/2015/07/boicotta-i-prodotti-tedeschi.html

Pa, nuova regola a 5 stelle No risultati? No bonus

euros.jpg Il MoVimento 5 Stelle ottiene una vittoria in commissione Affari costituzionali alla Camera, con un emendamento a firma Claudio Cominardi. Gli amministratori di società pubbliche partecipate che otterranno risultati negativi non riceveranno bonus. Parliamo di un ambito in cui si registra un buco nero da un miliardo e 200 milioni di perdite palesi (dati 2012) per oltre 10 mila partecipate, di cui 2000 con zero addetti – scatole vuote, costituite per le sole finalità della politica e che gestiscono i servizi solo attraverso subappalti – e almeno 3.000 con meno di 6 dipendenti. In circa la metà delle partecipate dei comuni, il numero dei dipendenti è inferiore al numero delle persone che siedono nei consigli di amministrazione. Il tutto senza considerare i costi pagati doppiamente dai cittadini in termini di tariffe maggiorate e mancanza di servizi adeguati. Attualmente il cosiddetto “trattamento economico variabile”, quello che comunemente viene chiamato “bonus”, di variabile non ha nulla, visto che è praticamente uno stipendio aggiunto. Certo. Una rendita di posizione. Ora non sarà più così.
L’emendamento prevede infatti l’erogazione dei bonus solo in base ai risultati economici ottenuti. Una società pubblica partecipata, infatti, non deve essere semplicemente un poltronificio che drena fondi pubblici, ma deve essere efficiente per davvero. Se i dirigenti vengono pagati in merito ai risultati ottenuti allora ci saranno miglioramenti nelle partecipate.
A questo serve il MoVimento 5 Stelle: a portare un po’ di buon senso nella gestione della cosa pubblica. Terremo il fiato sul collo del Governo che dovrà tradurre questo risultato nei decreti delegati.

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2015/07/pa-nuova-regola-a-5-stelle-no-risultati-no-bonus.html

Crea il Tuo Destino

Un libro più unico che raro: una raccolta di 59 parabole e storie scritte personalmente da Osho sui grandi temi della vita.

I libri di Osho già pubblicati sono solitamente trascrizioni dei suoi discorsi in pubblico che affrontano temi legati alla vita quotidiana di ognuno di noi, dalle questioni legate al mondo materiale alle tematiche relative alla ricerca spirituale e al raggiungimento dell’Illuminazione. Osho non ha tralasciato nulla in termini di tematiche “umane”; negli anni in cui ha risposto alle domande dei ricercatori, ha trattato qualunque argomento potesse aiutare l’uomo ad evolversi e ad espandere la propria consapevolezza.

In questo caso, invece, le storie presenti in Crea il tuo destino sono in via eccezionale scritte personalmente da lui, una vera rarità, e in esse si può cogliere una qualità ancora più sottile nel voler trasmettere a chi legge un messaggio di amore, freschezza e determinazione nell’attraversare le esperienze della vita.

I commenti di Osho poi stimolano profonde intuizioni ed esortano a giocare fino in fondo il “gioco della vita”, diventando sempre più consapevoli della piccola fiamma di eternità che ci portiamo dentro.

Un tono amichevole e appassionato, quello di Osho, come un amico che si siede accanto a noi a raccontarci una storia che nasconde un’immensa saggezza e che ci spinge ad aprire gli occhi e il cuore.

“Amico mio, guarda dentro di te. Liberati da tutto il fumo che avvolge la tua mente e vedi questa fiamma di consapevolezza. Eleva la tua visione al di là di ciò che in te è mortale, e riconosci l’immortale. Non esiste nulla di più prezioso di questo riconoscimento…” Osho

Chi non possiede il coraggio dell’insicurezza non potrà mai scoprire l’ignoto.

Svegliati e vivi! Svegliati e datti una mossa!”

Basandosi su miti, racconti, aneddoti, storie – molte tratte dalla sua stessa esperienza di vita, molte attinte dalle grandi tradizioni di saggezza dei tempi – Osho accompagna al risveglio di facoltà preziose, presenti in ciascuno di noi, prime fra tutte la consapevolezza, l’intuizione e l’abilità di comprendere. Il modo di procedere è simile a una passeggiata lungo i sentieri della propria dimensione interiore, là dove si intrecciano con il mondo, la vita quotidiana e i tanti impegni, le scelte e le responsabilità che costellano il nostro vivere.

Su quei crocevia si è invitati a sostare e l’apologo, la parabola, l’esempio edificante che Osho narra, scatenano intuizioni e bagliori davvero illuminanti, capaci di mostrare possibilità e potenzialità comunemente ignorate.

Un vero nutrimento della nostra umanità, oggigiorno messa a dura prova da una crisi che sembra devastare il senso stesso del nostro essere al mondo. Qui, forse più che altrove, Osho si rivela una voce che risuona dentro di noi, e che fa affiorare le nostre più segrete aspirazioni.
Dal libro

Sii te stesso
Un giorno ero in una foresta. Era la stagione delle piogge e gli alberi sprizzavano di gioia. Chiesi ai miei compagni di viaggio: “Vedete quanto sono felici gli alberi? E perché mai? Perché sono finalmente diventati ciò che dovevano essere. Se il seme è una cosa e l’albero aspira a diventare qualcos’altro, nella foresta non ci sarebbe così tanta felicità; ma, poiché gli alberi non conoscono altri ideali, sono diventati ciò che la loro natura voleva che diventassero. L’appagamento esiste là dove lo sviluppo è in sintonia con la propria essenza e con il proprio essere. L’uomo è infelice perché lotta contro se stesso. Combatte contro le proprie radici ed è costantemente in lotta per essere diverso da ciò che è. In questo modo perde se stesso e perde anche quel paradiso che è un suo diritto naturale”.

Pace e quiete
Il desiderio è la vita della mente. La sete di essere qualcosa, di ottenere qualcosa, di arrivare da qualche parte sono le sue stesse fondamenta; ecco perché non si trova pace alcuna né nell’indulgere né nel rinunciare.
La pace esiste, ed esiste soltanto quando la mente non è presente: la presenza della mente implica l’inquietudine; l’assenza della mente è quiete. Là dove la mente non esiste, esiste ciò che è reale.

Vuoto
In profondità, dentro di sé, tutti soffrono di povertà interiore: quello stesso senso di vuoto è avvertito da chiunque. Ven­gono fatti sforzi per riempire questo senso di vuoto con conquiste nel mondo esterno; ma come si potrà mai riempire l’abisso del vuoto interiore con qualcosa accumulato all’esterno?

Svegliati!
La vita non può essere compresa solo pensandoci sopra, ma solo vivendola in pienezza; non esiste altro modo per conoscere il vero. Svegliati e vivi! Datti una mossa! La verità non è qualcosa di morto che si può trovare senza fare alcuno sforzo: è una corrente estremamente viva.

Una delle storie
Ho sentito raccontare una storia… Migliaia di anni fa, una città che aveva moltissimi templi dedicati alle divinità sprofondò nel mare. Le campane di quei templi sommersi ancora lanciano i loro rintocchi; forse, sono le onde a farle suonare, oppure sono i pesci che, nuotando tutt’intorno, muovono i battacchi. Quali siano le ragioni, quelle campane ancora suonano e perfino oggi quella musica dolcissima può essere udita dalla riva.
Anch’io volevo sentire quella musica, per cui sono andato in cer­ca di quella spiaggia e, dopo aver va­gato per anni, alla fine…

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PER VOI TUTTI

Cristina in cura al Cro di Aviano, prima di morire a 27 anni scrive queste toccanti parole, per voi tutti

“In questa lotta per la vita, mentre la gente comune si annoia nella sua povera vita ci siamo noi che vaghiamo in stanze colorate di ospedale ed incontriamo persone che condividono l’amore per quegli sprazzi di vita che gli sono rimasti, sorridono e gli occhi brillano con una luce unica di chi sa cosa vuol dire rischiare di perdere tutto per un destino beffardo e bastardo. L’importante è essere felice oggi, perciò riempi il cuore di gioia e fanne la scorta per quando le giornate saranno più grigie.

A te che ti svegli la mattina col broncio e senza un sorriso, a te che ti lamenti per gli impegni della giornata, per te donna che ti lamenti se non hai trovato il capo che cercavi, a voi lavoratori che la mattina sbuffate per andare a lavoro, per te che come hai due soldi devi assolutamente soddisfare ogni tuo desiderio spendendo ogni centesimo per poi lamentarti che non ci sono soldi…

A voi io auguro un buon giorno! Siete i ben accetti nel mio mondo dove la follia diviene quotidianità, dove la mattina ci si sveglia col sorriso si fanno i conti di ciò che ti fa male e si sorride al mondo, dove non si può lavorare perché il nostro lavoro ora è affrontare gli ostacoli, dove ogni mattina timbriamo il cartellino in ospedale per fare il mestiere più duro: il paziente. Dove vivere diviene la priorità, dove si fa amicizia con qualcuno che casualmente è inciampato nello stesso percorso e si comprende come la vita è fatta di cose povere e umili, dove si trova sempre un assoluto equilibrio, un senso di pace e di gratitudine verso una condizione che meno lo meriterebbe”.

http://altrarealta.blogspot.it/2015/07/per-voi-tutti.html

La distanza da Sé

Esiste uno spazio piccolissimo ma allo stesso tempo così difficile da colmare. Una distanza di soli pochi centimetri, quella che passa dalla testa al cuore, ma che racchiude un’infinità di tesori e segreti preziosi da tempo celati all’interno di ognuno di noi. Questa distanza è tutto ciò che ti separa da te stesso, dal tuo vero te stesso, quello che continui a cercare ancora là fuori nel mondo, tentando di mendicare approvazione, gratificazione e sicurezza, ma non c’è nulla che possa arrivare dall’esterno a colmare questa piccola/enorme lacuna, solamente tu lo puoi fare, tu e nessun altro per te.
Avere tutto, ma non se stessi

Gli esempi di questa evidenza li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. La storia più o meno recente pullula di persone che nella vita, hanno avuto tutto ciò che un essere umano possa desiderare a livello materiale, ricchezza, fama, successo, abbondanza di ogni bene di consumo, hanno avuto tutto e anche oltre, eppure hanno concluso la loro esistenza miseramente, soli, spesso stroncati da overdose letali di droga, da suicidi e da crisi depressive sconvolgenti. Perché? Ci chiediamo, come è possibile che persone che hanno tutto ciò che si possa desiderare, non riescano non solo ad essere felici, ma abbiano bisogno di stupefacenti per vivere e quasi sempre scendono in spirali di autodistruzione infernale, dalle quali non riescono ad uscirne vivi? La risposta, non è così semplice a prima vista, per una persona che ha sempre delegato il proprio stato emotivo all’esterno, agli eventi del Mondo, ma chi sa guardare un po ‘ oltre, non può fare a meno di notare che queste stars, queste persone di successo, hanno tutto meno che loro stessi, e non avere se stessi è l’evento più drammatico che un essere umano possa sperimentare durante questa vita.
Mendicanti seduti su uno scrigno d’oro

Tutte le problematiche che ci troviamo a dovere affrontare su questo piano di esistenza, hanno sfaccettature e sfumature molto dissimili, ma medesima origine, ovvero distanza, disconnessione, separazione dal proprio vero Io, dal proprio centro di equilibrio interiore, dallo scrigno colmo d’oro su cui trascorriamo tutta la vita mentre tentiamo di elemosinare felicità dal Mondo, senza renderci mai conto dell’enorme ammontare di ricchezza di cui siamo già in possesso e di cui nessuno potrà mai farci omaggio.

Non puoi acquisire qualcosa che già sei

Le cose vanno bene e sono felice, le cose vanno male e mi abbatto. Fintanto che il mio stato d’animo dipende totalmente dall’esterno sono un burattino alla mercè del destino, degli altri e del caso. Se qualcuno mi dà un tozzo di pane sono felice perché ceno, se qualcuno si rifiuta di darmelo sono triste perché dovrò digiunare. Così, anno dopo anno, incarnazione dopo incarnazione, finché non inizierò a rivolgere la mia attenzione verso me stesso, verso il centro di me stesso, quel punto che, nonostante i costanti mutamenti dell’esistenza fenomenica, riesce a mantenersi centrato ed in equilibrio, nonostante tutto e tutti. Quel luogo non può essere acquisito dall’esterno, non c’è nessuna ricchezza materiale che possa aiutarti a raggiungerlo, proprio perché esso è già presente dentro di te,rappresenta già ora la tua dimora interiore, devi solo riscoprirlo e ricordartene.
Le catene della materia

Questa presa di coscienza non deve essere interpretata come ascetismo o rifiuto della materia, anzi, lavita materiale è un mezzo imprescindibile di cui doversi prendere cura, esso dev’essere plasmato in modo che ci sia di supporto e non di ostacolo. E’ inutile parlare di meditazione se non ho nulla da mangiare, poiché le necessità di sopravvivenza prevarranno ovviamente su quelle spirituali, ma ora, al giorno d’oggi viviamo nella situazione diametralmente opposta. Siamo schiavi della materia, siamo totalmente preda dell’illusione di questa realtà fenomenica, tentiamo di riempirci bulimicamente di oggetti di consumo, rapporti personali, distrazioni, dipendenze, nel tentativo di placare quella recondita angoscia interiore, quella consapevolezza viscerale che tutto ciò che crediamo di essere (corpo, mente, curriculum, status sociale ecc) e a cui dedichiamo la quasi totalità del nostro tempo e delle nostre energie, è un investimento in negativo, è un vuoto a perdere, ed è destinato a finire, lo dovremo un giorno lasciare qui, un giorno non esisterà più, si smarrirà nelle pieghe del tempo.
Il coraggio di diventare se stessi

Il consiglio che posso darti è quello di fermarti e guardare in faccia le tue angosce, finendola di mettere in atto vani ed inutili tentativi di distrazione, acquisendo il coraggio di riconnetterti conciò che non ha inizio e non ha fine, è qui, ovunque ed in nessun luogo, ciò che è stato, è e sarà per sempre: è tutto già dentro di te, ora, un immenso tesoro che giace da tempo immemore negli abissi del tuo essere e non attende altro che di essere riportato a galla

http://divinetools-raja.blogspot.it/2015/07/la-distanza-da-se.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+RInteriore+%28R%C3%A8+Interiore%29

Osho: Dal sentirsi soli all’essere soli


 La gente pensa che quando è sola dev’essere triste.
Si tratta di un’associazione assolutamente sbagliata,
è una falsa interpretazione, infatti tutto ciò
che è bello è sempre accaduto in solitudine; tra una
folla non è mai accaduto nulla. Nulla di ciò che è
trascendente è mai accaduto, se non quando ci si
immerge in un’assoluta solitudine.
 Purtroppo la mente estroversa ha creato tutt’intorno
una sorta di condizionamento, qualcosa che si
è cementato fortemente nella mentalità comune:
quando si è soli, ci si sente male. Ci si deve muovere,
 incontrare persone, poiché ogni felicità si prova
con la gente, in mezzo alla gente.
 Non è vero. La felicità che deriva dallo stare con
le persone è molto superficiale, e la felicità che accade
quando si è soli è incredibilmente profonda.
Dunque, inizia a deliziarti in essa!
 Il termine stesso “sentirsi soli” genera in te una
particolare forma di tristezza. Non definirla così,
percepiscilo come un “essere soli”; chiamala solitudine,
non isolamento. Parole sbagliate possono generare
difficoltà e complicazioni: definiscilo uno stato
meditativo – lo è! – e quando accade, godilo.
 Canta qualcosa, danza qualcosa, oppure siedi semplicemente
in silenzio di fronte a un muro e aspetta
che qualcosa accada. Rendi quel momento un’attesa,
e ben presto percepirai una qualità diversa.
 Non si tratta affatto di tristezza. Allorché avrai assaporato
gli abissi più intimi della solitudine, qualsiasi
relazione sarà superficiale. Perfino l’amore non
può scendere ad altrettanta profondità, perché perfino
in amore l’altro è presente, e la presenza stessa
dell’altro ti tiene vicino alla circonferenza, alla periferia.
Quando nessuno è presente, non esiste neppure il
pensiero di qualcun altro, e tu sei veramente solo, inizi
a immergerti e anneghi totalmente in te stesso.
 Non aver paura. All’inizio quell’affondare sembrerà
una morte, e ti sentirai circondato da una sensazione
di abissale tristezza; ti circonderà, perché
 hai sempre conosciuto la felicità solo con la gente, nelle relazioni.
 Aspetta semplicemente per un po’. Lascia che
quell’affondare scenda ancor più in profondità e vedrai
affiorare un silenzio, una quiete immobile che
ha in sé una danza… è un moto immobile interiore.
Nulla si muove, eppure tutto vortica freneticamente;
è un vuoto, eppure è assoluta pienezza.
 I paradossi si incontrano e le contraddizioni si dissolvono.
 Siedi in silenzio, rilassato eppure attento e presente,
poiché sei in attesa: qualcosa discenderà su di
te, sta per accadere! E quando ti siedi, siediti di fronte
a un muro. Il muro è qualcosa di splendido: non
c’è modo di spostarsi, non c’è nulla da guardare; di fronte a te solo il muro.
 Non devi andare da nessuna parte. Ricorda di
non mettere neppure un quadro su quel muro,
dev’essere un semplice muro bianco. Infatti, quando
non c’è nulla da vedere, piano piano ogni tuo interesse
nella percezione svanisce. Il semplice stare di
fronte a un muro vuoto fa affiorare dentro di te un
vuoto e un candore che lo echeggiano: parallelo a
quel muro, ne sorge un altro; fatto di non pensiero.
 Resta aperto e deliziati di tutto questo. Sorridi oppure,
a volte, mormora un motivetto e ondeggia. A
volte potrai ballare, ma continua a fissare il muro;
lascia che sia l’oggetto della tua meditazione.
 Si deve scendere a patti con la propria solitudine,
prima o poi. Allorché la fronteggi, quel sentirti solo
cambia il suo colore, la propria qualità; il suo sapore
 muta completamente; diventa un essere soli.
 In questo caso, non è affatto isolamento, è solitudine.
L’isolamento ha in sé un senso di infelicità; la
solitudine è un espandersi nella beatitudine.  
Osho: La verità che cura

Osho: Sprigiona il negativo


 All’inizio una storia d’amore è sempre splendida,
poiché non vi immetti le tue energie distruttive. All’inizio
vi coinvolgi solo le tue energie positive: entrambi
i partner riversano nell’amore le loro energie
positive, e la cosa procede in modo semplicemente favoloso.
 Con il tempo, piano piano le energie negative inizieranno
a straripare, non le puoi frenare per sempre;
e quando avrai esaurito le tue energie positive-
realtà minuscola, rispetto all’enormità del negativo!
L’energia positiva è solo una quantità infinitesimale,
pertanto, nel giro di qualche giorno, la luna di miele
finisce, a quel punto ecco erompere il negativo:
adesso l’inferno spalanca le sue porte, senza che tu
riesca a capire cos’è successo. Una relazione così bella… come mai sta andando a rotoli?
 Se resti consapevole fin dall’inizio, la puoi salvare.
Pertanto, riversa nella relazione le tue energie
positive, ma ricorda sempre che, prima o poi, il negativo
inizierà a entrare in gioco. E quando inizia a
subentrare, devi scaricarlo in solitudine.
 Va’ in una stanza, e sfogalo: non occorre scaricarlo sull’altra persona.
 Se provi l’impulso di urlare, di gridare, di sfogare
la tua rabbia, va’ in una stanza e urla, arrabbiati e picchia
un cuscino. Nessuno dovrebbe mai essere così
violento da tirare qualcosa contro un’altra persona.
 L’altro non ti ha fatto nulla di male, perché dovresti
lanciargli contro un oggetto? È meglio scaricare tutto
ciò che è negativo in un cestino della spazzatura.
 Se resti attento e consapevole, vedrai che lo si può
fare; e allorché avrai scaricato tutta la tua negatività,
ecco che di nuovo il positivo erompe maestoso.
 È possibile scaricare insieme al partner la negatività
solo in una relazione di lunga data, quando il
rapporto è diventato qualcosa di estremamente consolidato.
Ma anche in questo caso, dovrebbe essere  
fatto in quanto misura terapeutica: quando i due
partner sono diventati molto, molto attenti e presenti,
molto consapevoli e molto positivi; allorché si sono
consolidati come un unico essere, e hanno acquisito
la capacità di tollerare – e non solo di tollerare,
ma di usare la negatività dell’altro -, possono stabilire
un accordo: adesso si permetteranno anche di
essere negativi insieme, quale misura terapeutica.
 Anche in questo caso, suggerisco di lasciare che
sia qualcosa di molto cosciente, mai di inconscio; fate
in modo che sia qualcosa di assolutamente intenzionale.
 Stabilite che ogni sera, per un’ora, sarete negativi
l’uno nei confronti dell’altro; lasciate che sia un gioco.
Scegliete questa soluzione, anziché esserlo ovunque,
in qualsiasi momento della giornata.
 Le persone non sono molto consapevoli – non lo
sono mai per ventiquattr’ore filate -, ma per un’ora
potete decidere di esserlo: sedetevi insieme e siate
negativi. In questo caso sarà un gioco, assomiglierà
a un esercizio terapeutico. Al termine di quell’ora
avrete chiuso con tutta la vostra negatività, non ve
 la trascinerete dietro come un postumo, né la riverserete nel vostro rapporto.
Come primo passo, il negativo dovrebbe essere sfogato in solitudine.
 Come secondo passo, il negativo dovrebbe essere
sfogato in un momento specifico, in base a un accordo
tra i partner che permetta a entrambi, in quel lasso
di tempo, di scaricare la propria negatività.
 E solo come terzo passo si dovrebbe essere naturali:
a quel punto non sarà più necessario aver paura.
A quel punto potrete essere sia negativi sia positivi, ed entrambe le realtà saranno qualcosa di bello
Ma solo nella terza fase. Se, nella prima fase, a un certo punto inizi a sentire
che non affiora più alcun moto di rabbia… sei seduto
di fronte al tuo cuscino, da solo, nella tua stanza,
e non provi più alcun impulso collerico… per
mesi l’hai vista esplodere, ma quel giorno scopri che
non sopraggiunge; ha perso ogni significato e da solo,
nella solitudine della tua stanza, non riesci più
ad andare in collera, allora potrai dire che è finita le prima fase.
 A quel punto aspetta, attendi che anche per il tuo
partner quella fase sia conclusa: anche lui deve sentire,
e stabilire se quella fase è finita o no, per ciò che lo riguarda.
 Se è conclusa anche per lui, potete dare il via alla
seconda. Adesso, per un’ora o due, ogni giorno potete
decidere se farlo al mattino o alla sera – diventate negativi, fatelo deliberatamente!
 Si tratta di uno psicodramma, qualcosa di assolutamente
impersonale. Non colpite per ferire: colpite
ma tuttavia non volete ferire l’altra persona. In
realtà, vi limitate a scaricare la vostra negatività
non lo fate come un atto d’accusa rivolto al partner
 non gli dite: “Tu sei malvagio”, bensì: “Io sento che tu sei qualcosa di nocivo”.
 Non dite: “Mi hai insultato”, bensì: “Mi sento insultato”.
La cosa è totalmente diversa. Si tratta di un
gioco intenzionale: “Mi sento insultato, per cui sfogherò
la mia rabbia. Poiché sei la persona più vicina
a me, per favore lascia che ti usi come una scusa pei
esplodere!”. E il partner farà la stessa cosa.
 Di nuovo, verrà un momento in cui scoprirete che
questa negatività espressa intenzionalmente non
 avrà più alcuna sollecitazione interiore. Starete seduti
insieme per un’ora, senza che affiori nulla, né
in te né nel tuo partner: allora anche la seconda fase sarà conclusa.
 Adesso inizia la terza: e la terza fase dura tutta la
vita. Adesso siete pronti a essere sia negativi che positivi: potete essere spontanei.
Ecco in che modo l’amore diventa un matrimonio.
Osho: La verità che cura.

Osho: La prima e l’ultima volta


 Ricorda sempre una verità: ogni volta che sei con
una persona, questa potrebbe essere l’ultima volta
che vi incontrate. Non sprecare questa occasione
con cose banali; non scatenare complicazioni e conflitti privi di importanza.
 Quando la morte si avvicina, null’altro ha rilevanza.
Qualcuno fa qualcosa, dice qualcosa e tu vai
in collera… pensa semplicemente alla morte. Pensa
che quest’uomo morirà, o che tu morirai: che senso
potrà mai avere ciò che ti ha detto? E potrebbe anche
non aver voluto dire quelle cose, nel senso in cui
tu le hai interpretate: su cento casi, novantanove
volte si tratta solo di tue interpretazioni.
 E ricorda, ogni volta che ti trovi con una persona,
non è mai la stessa di prima, è cambiata completamente,
perché ogni cosa continua a cambiare: non ci
si può bagnare due volte nello stesso fiume, e neppure
si può incontrare due volte la stessa persona.
 Se vai a trovare tua madre, tuo padre, i tuoi fratelli,
le tue sorelle o gli amici, ricorda: di certo sono cambiati!
Nulla resta mai lo stesso di sempre. E tu sei cambiato,
non sarai mai lo stesso, né incontrerai mai le stesse
persone. Se ricordi queste due cose, tra di esse scorrerà
l’amore: incontra sempre una persona come se la
vedessi per la prima volta. E incontra sempre una persona come se la incontrassi per l’ultima volta.
Ed è proprio ciò che accade!
 In questo caso, il breve istante dell’incontro può
diventare un attimo di estremo appagamento. 
Osho : La verità che cura.