Osserva gli intervalli


 Inizia a praticare questa semplice meditazione sul respiro.
 Siedi su un cuscino, in modo che le natiche siano
un po’ più in alto rispetto alle ginocchia. Poi fa’ in
modo che la tua spina dorsale sia diritta, assumi
una postura eretta. Come prima cosa scuoti il corpo,
 percepisci il punto in cui diventa perfettamente equilibrato, e fermati lì.
 Adesso inizia a muoverti in piccoli cerchi, rendili
sempre più piccoli e più piccoli ancora, semplicemente
per percepire il punto giusto, quello in cui dovresti
essere. Quando sentirai che questa è la posizione
più eretta per la tua spina dorsale, la posizione
più equilibrata, e tu sei perfettamente allineato e
connesso con il centro della Terra, muovi leggermente
il mento verso l’alto, in modo che le orecchie formino una linea retta, rispetto alle spalle.
 Chiudi gli occhi e inizia a osservare il respiro.
Come prima cosa l’inspirazione: inizia a sentire che
l’aria entra dalle narici. Poi scendi con essa fino in
fondo. Al fondo, arriverà un momento in cui l’inspirazione
è completa; sarà un attimo, un istante in
cui l’inspirazione è completa ed esiste un intervallo;
al termine inizia l’espirazione, ma tra l’inspirazione
e l’espirazione esiste un piccolissimo intervallo.
 Quell’intervallo ha un valore immenso: si tratta
del punto di equilibrio, della pausa. Poi, di nuovo,
torna ad affiorare, accompagnandoti all’espirazione,
affiora fino a che l’aria è tutta espulsa. Quello
stesso intervallo ritornerà all’altro estremo: l’espirazione
è completa e l’inspirazione deve iniziare; tra le due… di nuovo l’intervallo. Osservalo!
 Per un minuto o due, osserva semplicemente alcuni
respiri che entrano e che escono. Non devi respirare
in un modo specifico: è sufficiente respirare
in modo naturale. Non devi affatto respirare profondamente, né devi aggiungere alcunché: non devi affatto
cambiare la tua respirazione, devi semplicemente osservare.
 Dopo uno o due minuti, quando avrai osservato
il respiro che entra e che esce, inizia a contare. Parti
da uno, contando l’inspirazione. Non contare l’espirazione,
conta soltanto quando inspiri. Arriva fino a
dieci e poi torna a uno; di nuovo, arriva a dieci, e di
nuovo torna a uno.
 A volte potresti dimenticarti di osservare il respiro;
se accade, riporta la tua attenzione a quell’osservazione.
 A volte potresti dimenticarti di contare, oppure andare
oltre il dieci – contando: “Undici, dodici, tredici…”
– se accade, riprendi a contare da uno.
Occorre ricordare queste due cose. Prima di tutto,
l’osservazione; e in particolare gli intervalli, i due intervalli:
al culmine dell’espirazione e al termine del-
l’inspirazione. Quell’esperienza di intervallo sei tu,
quella è la tua essenza più intima, quello è il tuo essere.
 In secondo luogo, continua a contare, senza mai
andare oltre il dieci, poi ritorna a uno. E ricorda di
contare solo le inspirazioni.
 Queste due cose aiutano la consapevolezza. Devi
essere consapevole, altrimenti inizierai a contare le
espirazioni. E devi essere consapevole, perché devi
contare solo fino a dieci. Questi sono soltanto espedienti
per aiutarti a restare attento e presente, all’erta.
 Devi praticare questo esercizio per venti minuti;
puoi farlo per venti o trenta minuti, ogni giorno.
 Se questa meditazione ti diverte, continua a farla, lì
sarà di immenso aiuto… 
Osho

Avere chiaro il proprio Omega

 
Nell’alfabeto greco Alfa è la prima lettera, Omega l’ultima. Essi possono avere diversi significati analogici. Oggi voglio parlare in particolare della lettera Omega e delle sue applicazioni a nostro vantaggio nel processo di focalizzazione dei nostri obiettivi. Nella Vita è importante avere chiari i propri obiettivi al fine di concentrarvi le energie che permetteranno di raggiungerli.
Il problema è che molte persone avrebbero pure degli obiettivi ma non hanno sviluppato la capacità di mantenere l’attenzione focalizzata in direzione della loro realizzazione. In altre parole, queste persone tendono a perdere di vista, a non avere chiaro il proprio Omega.
Avere chiaro cosa si vuole realizzare, dove si vuole arrivare, nel corso della propria Vita è di FONDAMENTALE importanza al fine di non perdersi cammin facendo nei meandri insidiosi di una mente incontrollata. Tenere il proprio sguardo fisso all’orizzonte per non perdere mai di vista il proprio Omega ci consentirà di non perderci nelle nebbie delle indecisioni quando si naviga nel mare in tempesta agitato dalla nostra stessa paura di non farcela.
Manifestare con chiarezza i propri obiettivi è sicuramente il primo passo ma, per evitare di disperdere energie e risultare incoerenti, bisogna anche focalizzare la propria attenzione e gran parte della propria giornata in direzione dell’obiettivo stesso.
Vivere avendo chiaro il proprio Omega e mantenendo la propria attenzione COSTANTEMENTE focalizzata su di esso, ci consentirà di dirigere maggiori energie verso l’obiettivo prefissato avvicinandoci, al contempo, alla meta prestabilita. Tutto il resto verrà da se in quanto, come già sapete (vedi mio articolo La legge dell’attrazione), IL PENSIERO CREA LA REALTA’. Cos’è il pensiero? ENERGIA PURA CHE CONDENSA LA MATERIA.
Spetta a noi, ovviamente, decidere cosa fare materializzare nella nostra realtà attraverso il pensiero. Dopo aver conosciuto la potenza racchiusa dietro ad un pensiero, è necessario mantenere il proprio focus su di esso. Al resto ci penserà la legge dell’attrazione facendo sì che i pensieri ai quali abbiamo dato più energia si materializzino, facendoci ottenere ciò su cui ci saremo focalizzati in maniera prevalente.
Ecco perchè è così importante pensare nel modo giusto mantenendo, al contempo, la propria attenzione focalizzata sul proprio Omega! Solo in questo modo si eviteranno inutili dispersioni di energie nonchè “regali” indesiderati. Cosa volete di più dalla vostra Vita? Ve lo siete mai chiesti?
E’ importante porsi le giuste domande nella Vita, avendo coscienza che solo così si potranno realizzare i propri sogni. Le domande, infatti, aiutano a rendere chiari i propri obiettivi e a dirigere il proprio focus nella direzione giusta, quella che ci farà raggiungere il nostro Omega nel minor tempo possibile col minimo dispendio energetico.
Se, viceversa, non si hanno chiari i propri obiettivi nè, tantomeno, il proprio Omega, ci si sentirà svuotati quanto demotivati e si rischierà di rimanere fermi allo stesso punto per parecchio tempo, se non per tutta la Vita. Voi avete una Vita da sprecare? Spero di no! Mi auguro abbiate la forza di trovare le vostre motivazioni che vi spingano a raggiungere il vostro Omega per poter vedere finalmente realizzato ciò che vi sta più a cuore.
E’ tutto questione di strategia, non solo di focus. Bisogna cominciare col porsi la giusta domanda perchè, attraverso di essa, si stimolerà il proprio cervello a dare una risposta che verrà estratta dal proprio subconscio. E’ nel subconscio, infatti, che conserviamo i nostri sogni, i progetti che intendevamo realizzare fin da bambini e, in generale, tutto ciò che ci potrà dare il giusto stimolo per vivere e realizzare appieno le proprie potenzialità.
A ciascuno il proprio Omega quindi. Solo avendo chiaro il punto di arrivo si potrà conoscere l’esatta distanza percorsa fino a quel momento dal punto di partenza sprecando meno risorse energetiche possibili. Quando si crede in qualcosa, bisogna andare avanti per la propria strada senza sentire le altrui ragioni. Ricordatevi bene: CI SARA’ SEMPRE QUALCUNO CHE AVRA’ QUALCOSA DA RIRIDE, QUALSIASI AZIONE VOI COMPIATE. TANTO VALE FARE CIO’ CHE VI PIACE, LA GENTE AVRA’ COMUNQUE QUALCOSA DA OBIETTARE.
Una volta che ci si pone la domanda giusta e ci si focalizza sul proprio Omega, non si conosceranno ostacoli nè limitazioni di sorta in quanto, proprio in quel momento, si sarà attinto al massimo potenziale energetico disponibile ad ogni essere umano quando è in linea col proprio obiettivo. Buon focus e buona Vita!
Vincenzo Bilotta

http://vincenzobilotta.blogspot.it/2014/06/avere-chiaro-il-proprio-omega.html

AMA LE TUE EMOZIONI

L’unico problema con la tristezza, la disperazione, la rabbia, l’ansia e l’infelicità, è che vuoi sbarazzartene. Questo è l’unico ostacolo.
Sarebbe appropriato vivere con queste emozioni; sfuggire non è possibile. Esse sono le componenti della situazione in cui la vita può crescere e diventare integrata. Sono le sfide della vita. Accettale.
Sono benedizioni sotto mentite spoglie.
Se vuoi sfuggirle, se vuoi in qualche modo sbarazzartene, allora nasce il problema, perché quando vuoi liberarti di qualcosa non la guardi mai in modo diretto; a quel punto quella cosa cercherà di nascondersi, perché tu la condanni.
Andrà più in profondità nell’inconscio, si nasconderà negli angoli più oscuri del tuo essere dove non riuscirai più a trovarla. Si sposterà nella cantina del tuo essere, e lì si nasconderà.
Ma, naturalmente, più va in profondità e più problemi provoca, perché si mette ad operare da angoli sconosciuti del tuo essere e tu ti ritrovi completamente impotente.
Quindi la prima cosa è: non reprimere mai. La prima cosa è: ciò che è, è. Accetta e lascia che accada; lascia che appaia proprio davanti a te. In realtà, il solo affermare: “Non reprimere”, non è sufficiente.
Se me lo permetti, vorrei dire: “Fattela amica”. Ti senti triste? Fai amicizia con questa sensazione. Abbine compassione. Anche la tristezza ha un suo essere. Lascialo apparire, abbraccialo; siedi insieme a esso, e tienilo per mano. Sii amichevole. Amalo. La tristezza è bellissima! Non c’è nulla di sbagliato in essa. Che ti ha detto che c’è qualcosa di sbagliato nell’essere tristi? La tristezza può solo darti profondità.
La risata è superficiale, la felicità è solo a fior di pelle.
La tristezza arriva fino alle ossa, al midollo. Nulla va così in profondità come la tristezza. Quindi non preoccuparti. Resta con l’emozione, ed essa ti condurrà fino al tuo nucleo più profondo. Viaggerai su quest’onda e sarai in grado di apprendere alcune cose nuove sul tuo essere, cose che non avevi mai saputo prima
Quelle cose possono esserti rivelate solo in uno stato di tristezza, non in uno di gioia.
L’oscurità è anch’essa positiva, l’oscurità è anch’essa divina. Una persona che riesce essere paziente con la sua tristezza, all’improvviso una mattina scoprirà che la felicità sta sorgendo nel suo cuore da qualche fonte nascosta.
Quella fonte nascosta è l’esistenza.
Ti sei guadagnato la felicità se sei stato autenticamente triste; se sei stato autenticamente disperato, infelice, ti sei guadagnato il paradiso. Ne hai pagato il prezzo. Affronta la vita, confrontala.
Ci saranno momenti difficili, ma un giorno vedrai che quei momenti difficili ti hanno dato forza, proprio perché li hai affrontati. Erano necessari. Mentre li stai attraversando sono difficili, ma dopo vedrai che ti hanno reso più integrato.
Senza quei momenti non avresti mai trovato il tuo centro, le tue basi.
Fa’ che esprimere sia una delle azioni fondamentali della tua vita.
Se devi soffrire per questo, soffri pure,
ma non sarai mai un perdente.!!
Quella sofferenza ti renderà sempre più capace di goderti la vita, di celebrare la tua vita.


OSHO

http://divinetools-raja.blogspot.it/2014/10/ama-le-tue-emozioni.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+RInteriore+%28R%C3%A8+Interiore%29

Sette esercizi quotidiani che ti manterranno in uno stato di vibrazione positiva.

1. Inizia ogni giornata dedicando almeno 5 minuti alla concentrazione della mente su desideri, obiettivi e intenzioni. Mettiti comodo, chiudi gli occhi e visualizza
tutti gli obiettivi e i desideri come se fossero già realtà. Senti davvero dentro di te le emozioni di quella realtà. Visualizza la giornata nel modo esatto in cui vorresti andasse.
2. Utilizza i tuoi strumenti ogni giorno. Libri che elevano l’animo, ascolto di musica che ti connette con il tuo Sè, diario della gratitudine, e affermazioni positive ti forniranno tutti un’ispirazione esteriore tangibile e sposteranno in maniera positiva il tuo campo energetico. Impegnati a utilizzare davvero questi strumenti quotidianamente, e applicali nella tua vita.
3. Inizia a prestare attenzione a quanto spesso durante la giornata hai delle risposte emotive che non sono allineate con il tuo scopo o con la creazione della vita che desideri. Ogni volta che ti accorgi di ciò, agisci. Cambia pensieri e sensazioni, rivolgendoti a quelli che costituiscono una controparte vibrazionale adatta a ciò che vuoi attrarre. Rimani concentrato sulle cose che ti arrecano gioia, e mantieni positive le tue aspettative.
4. Ricorda l’importanza della gratitudine e della riconoscenza in tutte le aree della vita. Prenditi del tempo, ogni giorno, per collegarti a Dio e a te stesso.
5. Intraprendi ogni giorno delle azioni che siano allineate con il tuo scopo, gli obiettivi e i desideri. Sii consapevole e attento. Agisci a seconda delle idee inspirate. Fidati delle tue emozioni e delle tue intuizioni. Presta attenzione e rispondi ai feedback che esse ti inviano. Fai ogni giorno dei passi avanti verso i tuoi sogni.
6. Riconosci che la Legge d’Attrazione opera nella tua vita. Riconosci le prove del suo effetto e ringrazia. Più lo farai, più essa funzionerà, semplicemente.
7. Rimani saldo rispetto al tuo scopo e alla visione che hai creato per il futuro, e aggrappati a essi con tutto te stesso. Mantieni ogni tua azione in allineamento con tuo scopo ultimo, e mantieni pure le tue intenzioni. Attrarrai cose incredibili e belle. Dunque, non temere, divertiti e sii disposto ad assumerti alcuni rischi. Punta in alto, e sappi che l’Universo ti sostiene in ogni modo.
Osho

La verità…. Una storia Sufi

Un uomo si presentò da Libnani, un Maestro Sufi, e fra i
due avvenne questo dialogo.
Uomo: “Desidero imparare. Vorresti insegnarmi?”.
Libnani: “Non sento che tu sappia come imparare”.
Uomo: “Puoi insegnarmi il modo per imparare?”.
Libnani: “Puoi imparare il modo per lasciare che io ti insegni?”.

La verità non può essere insegnata… ma può essere appresa. E tra queste due affermazioni è racchiusa la chiave di qualsiasi comprensione. Perciò lasciate che mi ripeta: la verità non può essere insegnata, ma può essere appresa; perché la verità non è un insegnamento, non è una dottrina, non è una teoria, né una filosofia o qualcosa di simile.
La verità è l’esistenza. La verità è essere. Non si può parlare della verità. Se inizi a dire qualcosa sulla verità, cominci a girarle intorno: non farai altro che menare il can per l’aia, ma non raggiungerai mai il centro della verità. Quando fai una domanda sulla verità, già te la stai lasciando sfuggire: puoi incontrare la verità direttamente, non girandole intorno. Non esistono percorsi intermedi.
La verità è quieora. Solo la verità è. Non esiste altro. Perciò, quando sollevi una domanda sulla verità, la tua mente se n’è già allontanata: sei già altrove, non sei più quieora. La verità non può essere insegnata perché le parole non possono trasmetterla, sono impotenti. La verità è sconfinata, incredibilmente vasta, infinita; le parole sono molto, molto limitate: non puoi costringere la verità dentro le parole, è impossibile. E com’è possibile insegnare senza le parole? Il silenzio può essere un messaggio. Può trasmettere; può diventare il veicolo. Ma a quel punto la questione si sposta: non riguarda più il metodo adottato dal Maestro per insegnare la verità, bensì l’interessamento del discepolo ad apprendere la verità.
Se fosse un problema di metodo d’insegnamento, il Maestro farebbe qualcosa; ma le parole sono inutili – non si può fare niente con le parole. Il Maestro può rimanere in silenzio e trasmettere il messaggio da ogni poro del proprio essere, ma in questo caso il discepolo deve comprenderlo: da solo, senza alcun aiuto dal Maestro, il discepolo deve ricevere il messaggio. Ecco perché, nel mondo della religione, non esistono gli insegnanti, ci sono soltanto Maestri: l’insegnante è colui che insegna; il Maestro è colui che è. L’insegnante è colui che parla della verità, il Maestro è egli stesso la verità: voi la potete apprendere, ma egli non può insegnarla. Il Maestro può essere presente – aperto, disponibile – voi dovete berlo e dovete mangiarlo: dovete imbevervi di lui; ne dovete diventare pregni. Dovete assorbire. Maestro è colui che è diventato la verità ed è disponibile per tutti coloro che sono pronti ad assorbirlo. Per questo Gesù disse ai suoi discepoli: “Mangiatemi”. La verità può essere mangiata, ma non può essere insegnata. Puoi lasciare che arrivi a te, ma non può esserti inculcata con la forza: la verità è assolutamente non violenta, non bussa neppure alla tua porta – anche un semplice bussare sarebbe troppo aggressivo. Se sei disponibile, accogliente, se sei ricettivo, la verità è totalmente presente. Se sei chiuso, se non sei ricettivo, potrai cercarla per milioni di vite e continuerai a lasciartela sfuggire… ma la verità è sempre presente, è sempre stata presente. Non dovevi fare neppure un passo, non dovevi neanche aprire gli occhi. Non dovevi fare neanche un piccolo movimento per raggiungerla: la verità è sempre stata presente. Dovevi soltanto essere ricettivo.
La verità non può essere insegnata, tuttavia può essere appresa; pertanto, tutta l’arte consiste nel come diventare un discepolo. L’umanità si divide in tre parti. Una, la maggioranza, in pratica il novantanove per cento del genere umano, non si interessa mai della verità. Costoro rimangono immemori, sono completamente addormentati. Non indagano, vivono come sonnambuli. L’interrogativo: “Cos’è la verità?” non sorge mai in loro. Per la maggior parte dell’umanità è così. Costoro vivono nell’ignoranza, sono completamente inconsapevoli di essere ignoranti, e non soltanto sono inconsapevoli d’essere ignoranti, possono addirittura pensare e sognare di sapere. Fa parte del loro sonno: pensano di sapere, quindi che bisogno hanno di imparare? Distruggere il bisogno d’imparare: questa è la cosa migliore da fare per continuare a sentire di sapere già tutto. Così il problema di apprendere non esiste e quella gente non sente alcun bisogno di diventare un discepolo: è soddisfatta nella sua tomba. Sono persone già morte! Questa è la condizione della maggior parte dell’umanità: anche se ti avvicini a persone che appartengono a questo gruppo e parli loro della verità, rideranno. Diranno che parli di cose assurde, insensate; non solo: costoro negheranno addirittura l’esistenza di qualcosa come la verità, come Dio, come il nirvana. Se trasmetti loro il messaggio di un essere illuminato, replicheranno che un simile essere non è mai esistito, è impossibile che esista: “Noi rappresentiamo l’intera umanità!”.
Qualcuno chiese a Voltaire la sua opinione sull’origine della religione. Si dice che Voltaire abbia risposto: “La religione è nata il giorno in cui sulla Terra il primo ciarlatano incontrò il primo sciocco. Dall’incontro di quel ciarlatano con quello sciocco, nacque la religione”. La risposta di Voltaire contiene un elemento di verità. In un certo senso è vera, ma è vera non per la religione, bensì per le pseudoreligioni. La religione non è nata dall’incontro tra un ciarlatano e uno sciocco – le pseudoreligioni sono nate così – la religione è nata dall’incontro tra un Maestro e un discepolo. La religione è nata dall’incontro tra un essere che si è realizzato e un essere autenticamente alla ricerca della propria realizzazione: la religione è nata dall’incontro tra la verità e un discepolo. Purtroppo la maggior parte dell’umanità rimane totalmente inconsapevole, beatamente inconsapevole perché, quando nella vita dell’uomo non esiste alcuna indagine e non c’è ricerca, si vive una vita di agi, priva di sforzi; e l’uomo continua a cadere in basso, non si eleva mai verso l’alto: non raggiunge mai le vette. E questa umanità è immemore: non solo non sa, neppure ha mai sognato l’esistenza di picchi di esperienza, la possibilità di altitudini di estasi da raggiungere. Costoro rimangono in pratica allo stato animale: si mangia e si dorme, confinati alla sopravvivenza. Una vita di routine: si gira in tondo… si nasce, si vive, si mettono al mondo altri esseri umani, e poi si muore – e la ruota continua a girare: di nuovo si nasce, e di nuovo si ripete la stessa storia… ancora e di nuovo, fino alla nausea. Esiste poi la seconda parte dell’umanità, costituita dai pochi che indagano ma che non conoscono il modo per apprendere: costoro ricercano, ma non comprendono che questa ricerca necessita di una trasformazione interiore e che è attuabile solo attraverso una trasformazione interiore. È necessaria una mutazione interiore. In questa dimensione l’apprendimento non è come negli altri casi: è possibile imparare la chimica, la fisica, la matematica senza alcun cambiamento nella propria consapevolezza – non avete alcun bisogno di cambiare la vostra consapevolezza – così come siete, potete imparare. Viceversa, la religione è un apprendimento nel quale il requisito base è questo: prima di tutto cambia la tua consapevolezza! Prima ancora che l’apprendimento inizi, devi essere preparato a questo mutamento: è necessaria una lunga preparazione, senza la quale non puoi iniziare alcun apprendimento. La seconda parte dell’umanità indaga, ma non è pronta, perciò continua a girovagare fra teorie, ipotesi, proiezioni  mentali altrui, invenzioni di gente colta e verbalizzazioni, vagola tra filosofie e metafisiche: esistono migliaia di teorie disponibili per questo tipo di persone. È possibile scegliere: il mercato è vasto, si può continuare a saltare da una teoria a un’altra, perché nessuna teoria è in grado di offrire la risposta giusta. Nessuna teoria può offrirla, ragion per cui, se ti senti stufo di una teoria, ne scegli un’altra; se ti sei stancato di un insegnante, vai da un altro… e queste persone continuano a cambiare, diventando dei girovaghi.
Ogni giorno, mi imbatto nel secondo tipo di persone: sono state in un ashram e in quell’altro, sono state da questo insegnante e da quell’altro, sono passate da un luogo all’altro. Niente le soddisfa, ma non sono consapevoli che il loro problema non è l’insegnante: manca loro la preparazione di base. Non sono ancora pronte a essere dei discepoli, e se non sei pronto a essere un discepolo, come puoi trovare il Maestro? La tradizione è questa: quando il discepolo è pronto, il Maestro appare spontaneamente. Non devi neppure cercarlo, il Maestro arriva a te. Nel momento stesso in cui un discepolo è pronto, immediatamente appare il Maestro. Voi tutti siete alla continua ricerca di un Maestro, e non compare mai: qualcosa è sbagliato dentro di voi. Qualcosa dentro di voi rende vani tutti i vostri sforzi: non siete pronti. Non potete incontrare un Maestro alle vostre condizioni: voi dovete soddisfare le sue; condizioni eterne, che non sono mai cambiate. Rimangono sempre le stesse: dovete imparare a essere discepoli. Questa seconda parte dell’umanità diventa una massa vagabonda di indagatori che non guadagnano mai molto. Diventano pietre che rotolano e che non raccolgono mai alcun muschio: continuano a rotolare da una teoria all’altra. Poi viene una terza parte, costituita da esseri umani molto rari, da eccezioni: la crema dell’umanità. Questa terza parte comprende coloro che cercano, che indagano, ma la loro indagine non è intellettuale, è totale. La loro indagine non assomiglia allo studio di qualsiasi altra materia: indagano in modo così totale, da essere pronti a morire per la loro ricerca. Sono pronti a cambiare tutto il loro essere, sono pronti a soddisfare qualsiasi condizione: anche se la morte fosse una condizione inderogabile, sono pronti a morire. A ogni costo vogliono conoscere cos’è la verità, vogliono essere nel mondo della verità e non vogliono vivere nel mondo delle menzogne e delle illusioni e dei sogni e delle proiezioni. Chi appartiene a questo terzo tipo può diventare un discepolo. E soltanto chi appartiene a questo terzo tipo, quando si sarà realizzato, potrà diventare un Maestro.
Ecco perché dico che la verità non può essere insegnata, ma può essere appresa: tutto dipende da voi. Un Maestro esiste. Si deve essere in sua presenza completamente svuotati da se stessi: questo è il significato della morte. Un discepolo arriva e muore davanti al Maestro: ecco cosa significa arrendersi. Egli arriva e lascia se stesso fuori dalla porta: dove lascia le proprie scarpe, lascia anche se stesso. Arriva dal Maestro completamente vuoto. Proprio in questo vuoto, la verità è possibile. Proprio in questo vuoto il Maestro comincia a fluire: diventa come una possente cascata d’acqua che precipita nella valle del discepolo. Dalle vette del proprio essere, il Maestro raggiunge le abissali profondità dell’essere del discepolo; e ricorda: il Maestro non fa niente. Accade semplicemente. Quando la valle è pronta, la cascata d’acqua precipita spontaneamente: l’essere del Maestro inizia a fluire nell’essere del discepolo. Non che il Maestro faccia qualcosa. Non che il discepolo faccia qualcosa. Nessuno dei due fa alcunché: il Maestro è alla presenza del discepolo e il discepolo è alla presenza del Maestro e il fenomeno accade spontaneamente. La fiamma del Maestro fa un balzo nel cuore del discepolo; ma il cuore del discepolo deve rimanere aperto e il discepolo deve rimanere vuoto: una semplice accoglienza. 24 Ecco perché continuo a ripetere che l’arte di essere un discepolo è l’arte di essere una consapevolezza femminile: ricettiva, accogliente, che non crea barriere, che non chiude le porte, che non cerca di mettersi in salvo e di essere al sicuro. Una consapevolezza che ha fiducia. Fiducia è la parola esatta; e nella fiducia la verità accade. Avere fiducia significa essere pronti a imparare. Certo, fiducia è la parola esatta: avere fiducia significa essere un discepolo. Se stai ancora pensando, allora cerchi ancora di controllarti; non ti sei arreso. Se stai ancora dicendo: “Questo è giusto e quello è sbagliato”, allora la tua mente è presente e tu appartieni alla seconda parte dell’umanità, non alla terza.
Adesso lasciatemi dividere di nuovo l’umanità in queste tre parti, partendo da una diversa prospettiva. La prima parte dell’umanità ha come propria anima il dubbio, e il dubbio è tanto forte da diventare quasi una fiducia nel dubbio, un credo nel non credere. Il dubbio è così forte perché la prima parte dell’umanità – la parte predominante, la maggioranza – non dubita mai dei propri dubbi: ha fiducia nel dubbio. Chi è assolutamente compenetrato nel dubbio, totalmente certo dei propri dubbi, rimane completamente chiuso: non apre neppure uno spiraglio. In questo caso essere un discepolo è qualcosa di estremamente remoto, persino diventare uno studente risulta difficile. Addirittura ti è impossibile accettare l’idea che qualcuno sappia più di te. Questa parte dell’umanità rimane sciocca, stupida. Sono persone che assomigliano a pietre senza vita, gelide come la morte, perché se l’energia dell’essere umano non si muove continuamente nell’ignoto, non si può essere vivi. Solo se ti muovi ogni giorno nell’ignoto, soltanto così sei vivo, palpitante: il tuo cuore pulsa e tu stai crescendo. La crescita avviene sempre dal conosciuto verso l’ignoto. La seconda parte dell’umanità è formata da coloro che indagano: i loro dubbi sono scossi, ma in loro la fiducia non si è ancora radicata. Non fanno più parte della maggioranza dell’umanità, si sono allontanati un pochino dalla maggioranza – ma anche questo poco è troppo per fare marcia indietro – però sono ancora nel limbo, sono sospesi proprio nel mezzo. Non hanno fiducia. La prima parte dell’umanità ha troppa fiducia nel dubbio, la seconda parte è arrivata a dubitare dei propri dubbi, ma in costoro la fiducia non è ancora nata. La terza parte dell’umanità ha fiducia nella fiducia: la loro fiducia è assoluta. Le persone appartenenti alla seconda parte vi definiranno ciechi. Shraddha, la vostra fiducia nella fiducia, apparirà loro come una cecità. La prima parte dell’umanità vi definirà folli. La vostra fiducia le sembrerà soltanto una follia: come può una persona raziocinante credere così totalmente? È impossibile. Ma per la terza parte dell’umanità, per coloro cui la fiducia è accaduta, la cecità sarà l’unica capacità di vedere. E per loro, la follia sarà l’unica cosa sensata. Queste tre diverse parti di umanità hanno linguaggi differenti: non comunicano mai fra loro. È un’eventualità pressoché impossibile, proprio come quando tu parli a qualcuno che non conosce la tua lingua e tu non conosci la sua – al massimo mediante i gesti diventa possibile un minimo di comunicazione, ma non di più.
I Sufi affermano che soltanto la terza parte dell’umanità può imparare: i Maestri Sufi sono molto selettivi. È molto difficile essere accettato da un Maestro Sufi, è davvero molto difficile; egli erige intorno a sé ogni sorta di ostacoli. Primo: un Maestro Sufi vive in modo così comune da non farti neppure sospettare di essere davanti a un Maestro; vive in modo assolutamente normale. Per esempio, il Maestro può essere un fabbro, un calzolaio, un tessitore di tappeti, un macellaio o un falegname – un uomo che appartiene all’autentico mondo ordinario. Tu non puoi sospettare che l’uomo che fabbrica e che ripara le tue scarpe sia un Maestro; egli non suscita alcun sospetto: questo è il modo per proteggersi da coloro che non sono pronti, ma che pensano di esserlo. In questo modo egli si protegge dagli intrusi. Non vedrai mai un Maestro Sufi andare alla moschea, al tempio o in un luogo pubblico per pregare. No, egli prega quando tutti sono profondamente addormentati, nel cuore della notte. È possibile che anche sua moglie non sospetti che quest’uomo sia un illuminato: non permettere ad alcuno di saperlo fa parte del metodo Sufi. Gesù deve aver vissuto con dei Sufi, in Egitto: nella Bibbia riporta qualcuno dei loro insegnamenti. Uno di questi è il seguente: “Non permettere che la tua mano sinistra conosca ciò che fa la tua mano destra”. Questa è una tradizione Sufi: vivi completamente nell’oscurità. In questo modo nessuno sa che sei un Maestro e gli intrusi non arriveranno; gli pseudoricercatori non busseranno alla tua porta. E gli sciocchi non abuseranno del tuo tempo e della tua energia. Secondo: se in qualche modo vieni a sapere dell’esistenza di un Maestro Sufi, dovrai aspettare per anni al suo fianco, come un apprendista, ma non per apprendere la meditazione: se è un calzolaio, per anni tu dovrai imparare a fabbricare scarpe. E i Maestri Sufi assegnano compiti gravosi: potranno passare dieci, dodici anni e tu semplicemente lavorerai sulle scarpe, non farai che fabbricare scarpe e il problema della tua presenza non sarà mai sollevato, a meno che, un giorno, il Maestro stesso non ti chieda: “Perché sei venuto da me? Cosa vuoi?”. Ti osserverà, starà con te. In questo stare insieme qualcosa in te crescerà sempre più, mediante un metodo davvero indiretto, per esempio, fabbricando scarpe: è una meditazione, perché il Maestro dice al discepolo di svolgere soltanto il compito che gli ha assegnato; non ha il permesso di pensare. Ricorda: se lavori con le mani, molto probabilmente la mente rimarrà disoccupata, vacante. Se lavori con la mente, naturalmente le possibilità diminuiscono, perché la mente deve pensare. I Sufi lavorano con le mani: tessono tappeti, fabbricano scarpe, fanno lavori di falegnameria o di qualsiasi altro genere, lavori sempre manuali. Le mani e la testa sono due poli opposti: se la tua energia si muove verso le mani, la mente si calma sempre più. Se per anni – dodici anni è un lungo lasso di tempo! – lavori semplicemente con le mani, dimentichi completamente la mente. Non ti è necessaria e diventa disoccupata, non funzionante; e questo è ciò che occorre a un discepolo: la sua mente deve essere in uno stato di non funzionamento. I pensieri dovrebbero fermarsi. La mente dovrebbe diventare simile a una nonmente – non colma di pensieri, di sogni o di idee: completamente vuota. Mentre il discepolo è apprendista e lavora facendo scarpe, il Maestro continua a osservare cosa sta accadendo nella mente del discepolo: la sua energia si muove completamente nelle sue mani? Adesso anche gli psicologi riconoscono che l’uomo che fa lavori manuali usa la stessa energia togliendola alla mente. L’energia è sempre la stessa. La mano destra è unita alla parte sinistra del cervello e la mano sinistra è unita alla parte destra del cervello. Prova a fare questo esperimento: ogni volta che senti di avere troppi pensieri, tanti da non riuscire a fermarli, strofina con forza una mano con l’altra, fino a renderle bollenti; all’improvviso ti renderai conto che la mente si è fermata e adesso l’energia circola nelle mani. Per le persone che non riescono a dormire questa è la miglior medicina che si conosca, migliore di qualsiasi tranquillante: chiudi semplicemente gli occhi e strofina le mani, fino a sentire che diventano sempre più calde – che lo strofinio le rende bollenti – vedilo anche con l’immaginazione: le mani diventano sempre più calde. Quando saranno caldissime, la tua testa diventerà fresca. La testa e le mani sono i due poli opposti. Le mani dovrebbero essere calde e la testa dovrebbe essere fresca. Ma quando hai troppi pensieri, la tua testa sarà calda e le mani fredde; questo è malsano. Ti stai avviando verso  la pazzia: arriverà il momento in cui la tua mente comincerà a funzionare per proprio conto, sarà sconnessa dall’intero corpo. Ecco cos’è la pazzia: una parte di te è diventata autonoma, una parte è diventata un dittatore. In Giappone, i Maestri Zen continuano a lavorare con le mani. E i Maestri Sufi, nei Paesi musulmani, continuano a lavorare con le mani: fare qualcosa con le mani è sempre bello; fa scendere l’energia, dall’alto della mente giù nel corpo. Se continui a lavorare per anni con le mani, diventi senza mente. Rimane la parte fisica della testa, ma la parte energetica, la parte pensante scompare: si diventa nonmente. Un discepolo deve rimanere con il Maestro per anni. È difficile, a meno che tu non abbia fiducia; infatti, chi può dire se quest’uomo è un Maestro oppure no? Chissà se si è realizzato o no? Come puoi giudicare? Ma se hai fiducia, a poco a poco accade un’affinità interiore con il Maestro. Un’affinità interiore che accade, a volte, solo tra amanti; ma che accade raramente, perché gli amanti non si arrendono mai. Gli amanti ne parlano, dicono di essersi arresi, ma non si arrendono mai. In realtà, dicendo di essersi arresi, possono tentare di manipolare l’altro: la resa può essere soltanto un trucco. Tra amanti la lotta è continua. Di rado, ma a volte accade, se due amanti sono realmente in amore, accade un’affinità. Da qualche parte diventano unità: nell’esistenza nasce un ponte. I corpi rimangono due, ma le loro fiamme interiori si avvicinano talmente da diventare una. In amore accade raramente e solo per pochi istanti; poi le fiamme si dividono di nuovo, tornano di nuovo unite e si dividono un’altra volta. E continua così. Viceversa, quando questa intimità accade tra un discepolo e un Maestro, poi continua a crescere: i loro esseri si avvicinano sempre di più, finché arriva il momento in cui all’esterno esistono due corpi, ma da qualche parte nel mondo interiore gli esseri non sono più due. Il balzo, il salto della fiamma è accaduto. Imparare da un Maestro significa apprendere come essere con lui. Imparare da un Maestro significa apprendere come non essere con te stesso.
L’apprendimento religioso ha una dimensione totalmente diversa rispetto agli altri apprendimenti e alle altre discipline. Nelle altre discipline, tu rimani sempre lo stesso e inizi ad accumulare informazioni: se vuoi imparare la geografia, vai da un insegnante e apprendi. Tu rimani sempre lo stesso, in te continuano ad aumentare solo le informazioni; diventi sempre più colto, ma il tuo essere, la tua qualità di essere, il tuo stato dell’essere rimangono gli stessi. Quando vieni da un Maestro per apprendere la religione, o la verità, allora tutto cambia: in te non c’è alcun accumulo d’informazioni, né un aumento del tuo sapere, in te accade una crescita dell’essere. Tu non saprai di più, ma sarai di più. La tua memoria non sarà accresciuta dall’esercizio, niente affatto; viceversa il tuo stesso essere, il tuo vero essere, diventerà più centrato e silenzioso, estatico. La religione è l’apprendimento dell’essere. Tutti gli altri apprendimenti sono solo un addestramento della memoria. Tutte le altre discipline vi danno un sapere. La religione vi dà la conoscenza, non il sapere: vi dà conoscenza, cioè la capacità di vedere e l’immensa energia per essere.

(Tratto da Osho La Magia del Semplice Bompiani Editore)
http://www.oshoba.it/oshotimes/index.php?option=com_content&view=article&id=278&Itemid=67

11 Promesse che Devi Fare a Te Stesso


Quando si diventa il migliore amico di se stessi, tutto diventa più facile.

La vita non è sempre e soltanto arcobaleni e farfalle, lo sappiamo bene. Può essere molto difficile a volte.

E nei momenti più duri, spesso l’unica persona su cui puoi fare realmente affidamento sei tu stesso. In queste circostanze hai bisogno di esprimere il meglio che è in te e per riuscirci devi essere in grado di trovarti in equilibrio, in perfetta sintonia con il tuo io, con i tuoi valori e con i tuoi obiettivi.

Prometti a te stesso di non arrenderti di fronte agli ostacoli, di combattere, di ridere più forte e più a lungo e di affrontare a viso aperto le avversità che si presenteranno lungo il tuo percorso.

Fai queste promesse a te stesso, e mantienile sempre.

1. “Prometto di non utilizzare il passato contro me stesso.”

I tuoi problemi, le tue debolezze, le tue battute d’arresto, i rimpianti e gli errori possono essere i tuoi migliori insegnanti, se sei disposto ad imparare. Non temerli, lascia che ti illuminino la via con le lezioni che ti impartiscono, ogni giorno. Prendi tutto come un’occasione di apprendimento. Se sei pentito di alcune delle decisioni che hai preso in passato, non essere duro con te stesso. A quel tempo hai fatto del tuo meglio prendendo la decisione che ritenevi più appropriata sulla base delle conoscenze che avevi. Se oggi forse faresti una scelta diversa e’ perché nel frattempo sei cambiato tu, le tue conoscenze e il mondo che ti circonda. Il tempo e l’esperienza sono un modo meraviglioso di aiutarci a crescere e imparare a fare scelte migliori per noi stessi e per coloro a cui vogliamo bene.

2. “Prometto di assumermi la piena responsabilità della mia vita.” 
Forse dalle persone che gravitano intorno a te sei abituato a sentire che se le cose non vanno per il meglio la colpa e’ dei genitori, degli insegnanti, del governo, della società e cosi’ via, ma la colpa non e’ mai di noi stessi, vero? Le cose a mio avviso non stanno propriamente in questo modo. Sei non sei soddisfatto della piega che ha preso la tua esistenza, la responsabilità è soltanto tua. Perché se davvero vuoi cambiare, se davvero vuoi realizzare qualcosa di diverso, tu sei l’unica persona che può farlo accadere. La mossa da compiere e’ nelle tue mani, e’ una responsabilita’ tua e di nessun altro.

3. “Prometto di parlare a me stesso in modo gentile e incoraggiante.”
Aspetta un momento: che cosa hai appena detto a te stesso? Si trattava di parole di incoraggiamento, come faresti con un amico? Oppure si trattava di osservazioni sprezzanti o giudizi taglienti che non riserveresti neppure al tuo peggior nemico? Ogni giorno ciascuno di noi in modo estremamente silenzioso parla con se stesso. E una parte di noi crede ciecamente a ogni singola parola di ciò che ci diciamo. Quindi presta attenzione e domandati sempre: “Se avessi un amico che mi parlasse sempre nello stesso modo in cui io parlo a me stesso in questo momento, per quanto tempo ancora permetterei a questa persona di essere mio amico?” 

4. “Prometto di ascoltare ciò che il mio cuore e il mio istinto mi comunicano.”
Quando qualcosa ti sembra giusto, con tutta probabilità cio’ significa che si tratta di qualcosa di giusto per te. E se nel profondo senti che qualcosa non va, probabilmente si tratta di qualcosa che non va bene per te. Presta attenzione ai tuoi sentimenti più autentici, e segui dove ti conducono. Quando segui la tua voce interiore, anche quelli che prima semravano dei muri diventano delle porte pronte ad aprirsi.

5. “Prometto di vivere la vita che sento essere giusta per me, non la vita che sembra essere giusta per gli altri.”

Concediti il permesso di seguire il percorso che ti rende felice. E renditi conto che alcune persone nella tua vita si dissoceranno da alcune tue scelte; semplicemente non approveranno, ma anche questo è OK. A volte, quando ti impegni a creare la tua felicità, finisci per scontrarti con le percezioni degli altri. A volte, quando si guadagna qualcosa di grande, si deve lasciare andare qualcos’altro . E a volte questo ‘qualcosa’ è un rapporto che vuole solo che tu faccia quello che vogliono gli altri, non cio che tu desideri.

6. “Prometto di non alimentare i rapporti che compromettono il mio benessere.”

La maggior parte delle persone entra nella tua vita anche solo per un breve periodo di tempo semplicemente per insegnarti qualcosa. Vengono e vanno e fanno la differenza. E va bene che non siano più nella tua vita. Non tutte le relazioni sono durature, ma le lezioni che puoi trarre da queste relazioni potrai portarle con te per tutta la vita. Se si impara ad aprire il cuore e la mente, chiunque, comprese le persone che alla fine non saranno più nella tua vita, ti può insegnare qualcosa di utile.

7. “Prometto di non consentire a nessuna situazione di togliermi in modo permanente il mio sorriso.”

Anche quando i tempi sono duri, prendi un momento di pausa e ricorda chi sei. Prenditi un momento per riflettere sulle cose che hanno un significato reale e duraturo nella tua vita. Focalizzati su ciò che rende la tua vita più piacevole e ricca di significato, su ciò che hai conquistato e difeso con i denti. Nulla in questo mondo è più bello e potente di un sorriso che ha lottato tra le lacrime. Chiunque può essere felice quando i tempi sono facili. Ci vuole una forte consapevolezza e una salda armonia interiore per sorridere in situazioni in cui ci sarebbe da piangere. Non importa quanto tempo ci vuole, andrà meglio. Vai avanti. Le situazioni difficili alla fine ti renderanno più forte.

8. “Prometto di apprezzare e celebrare la mia vita.”
Troppe persone sopravvalutano quello che non sono e sottovalutano quello che sono. Non essere uno di loro. Prendi una boccata d’aria fresca. Il passato è dietro di te. Concentrati su ciò che puoi fare oggi, non su ciò che avresti potuto o dovuto fare ieri. Ricorda, per tutto quello che hai perso, hai guadagnato qualcos’altro. Apprezza quello che hai e chi sei oggi. La vita non deve essere perfetta per essere meravigliosa. Conta le tue benedizioni, non i tuoi problemi. Non costa nulla essere positivi, e cambia le cose per il meglio. I tuoi pensieri sono sotto il tuo controllo, quindi fanne buon uso per dare alle tue azioni e alla tua vita un potente vantaggio.

9. “Prometto di usare le mie capacità per fare la differenza.”

Il modo più comune con cui le persone danno via il loro potere è pensare che non ne abbiano alcuno. Non fare questo. Il mondo ha bisogno di te. In un mondo pieno di dubbi, è necessario il coraggio di sognare. In un mondo pieno di rabbia, è necessario il coraggio di perdonare. In un mondo pieno di odio, è necessario il coraggio di amare. In un mondo pieno di sfiducia, è necessario il coraggio di credere. E una volta che lo farai, ti accorgerai di avere quel potere che una volta pensavi ti mancasse.

10. “Prometto di dedicarmi alla mia crescita personale.”

Tutto ciò che vale la pena fare, vale la pena farlo bene. E l’eccellenza non è mai un caso. E’ il risultato di alta focalizzazione, sforzo concentrato, direzione intelligente, esecuzione abile, e la visione di vedere gli ostacoli come opportunità. E’ anche importante notare che l’eccellenza non può essere giudicata in termini assoluti, sulla base dei traguardi raggiunti o mancati, ma va valutata misurando la distanza percorsa dal punto in cui hai iniziato. Tutto sta nell’essere diligente e fare progressi – si tratti di un passo avanti o di una lezione imparata, giorno dopo giorno.
11. “Prometto di abbracciare i cambiamenti che so essere per me necessari.”
La vita è un gioco di equilibrio tra lo stare fermi e il lasciarsi andare – tra il rimanere fermo e l’andare avanti. Ci sforziamo di fare le scelte giuste, ma come facciamo a sapere quando è veramente il momento di dare una direzione diversa alle nostre vite? I segni non sono sempre facili da decifrare, ma ci sono e tu lo sai. Le relazioni, il lavoro, e anche le città in cui viviamo hanno una data di scadenza. A volte ci aggrappiamo a ciò che non funziona per paura che non saremo in grado di adattarci ai cambiamenti necessari. E così il risultato è sempre lo stesso: più dolore, frustrazione e rimpianti costanti. Cerca di essere più intelligente di tutto ciò. Abbraccia i cambiamenti che sai di aver bisogno di fare.