76. DISSOLVITI NELL’OSCURITA’


“Quando piove, in una notte oscura, entra in quell’oscurità come la forma delle forme.”
Il simbolo di Dio è sempre stato la luce, semplicemente perché l’uomo ha paura del buio. Si tratta di un concetto umano, ma questa tecnica appartiene a una tradizione diversa. Osserva: l’oscurità è eterna. La luce va e viene, l’oscurità permane, non sorge e non tramonta. Non ha fonte alcuna: ciò che ha una fonte non può essere infinito, eterno. La luce implica disturbo: per questo non puoi dormire con la luce, crea una tensione. L’oscurità è totale rilassamento. Ma noi abbiamo paura dell’oscurità perché la luce ci sembra vita e l’oscurità morte. In realtà, l’oscurità sembra essere il ventre da cui ogni cosa sorge e in cui ogni cosa ricade. Gli esseni, la scuola esoterica nella quale Gesù fu iniziato, assunsero questo punto di vista. Di fatto, è qualcosa di molto significativo e di molto valido: se riesci ad amare l’oscurità, non avrai più paura della morte. Se riesci a entrare nell’oscurità, e ci riesci solo quando non hai paura, conseguirai un totale rilassamento. Con l’oscurità non esiste morte. La luce nasce e muore; l’oscurità semplicemente esiste, è imperitura. Alcuni passi preliminari per abbandonare ogni paura: siediti nell’oscu­rità, spegni ogni luce, senti il buio, lascia che ti tocchi, guardalo. Resta con gli occhi aperti in una stanza buia ed entra in comunione, senza fare nulla: ti si apriranno nuovi orizzonti, nuovi contatti. Tutte le forme sorgono dall’oscurità e in essa si dissolvono: Shiva invita a praticare questa tecnica nella notte più buia, quando neppure le stelle o la luna splendono, perché coperte dalle nuvole. Allora, sii un testimone di quelle tenebre e dissolviti in esse: è la forma di tutte le forme! Forse questa è una delle cause di tanta paura: in quel caso non sei definito, e non sai chi sei. Non puoi vedere il volto, non vedi il corpo, tutto si scioglie in un’esistenza senza forma. L’esistenza diventa vaga, e la paura ti afferra: ora non sai chi sei, l’io non può esistere, poiché non ha più definizioni. Mentre pratichi questa tecnica, resta a occhi aperti: fissa il buio. Sarà difficile, perché non ci sarà alcun oggetto da fissare, l’oscurità ti avvolgerà come un vuoto. Fissalo. Pian piano l’oscurità entrerà nei tuoi occhi, e allora tu entrerai in essa. Non sarà facile, ma se riesci a farlo avrà effetti miracolosi, magici. Vivendo con l’oscurità per tre mesi, un’ora al giorno, perderai ogni senso di separatezza, di individualità. Allora non sarai più un’isola, diventerai l’oceano. Ti fonderai con l’oscurità ed essa è oceanica: nulla è così vasto, nulla è così eterno. Dunque fissala, in modo che entri dentro di te. In secondo luogo: sdraiati nel buio e sentiti vicino a tua madre. L’oscurità è tua madre, la madre di ogni cosa. Pensaci: quando non esisteva nulla, dov’erano tutte le cose? Non potrai pensare ad altro che alle tenebre più fitte. E se tutto scomparisse, esisterebbero solo le tenebre. Ben presto inizierai a sentire il calore di quelle tenebre: quel ventre ti avvolge da ogni parte. La terza cosa: durante il giorno, qualsiasi cosa fai, porta dentro di te un po’ di quell’oscurità. Se lo farai, tutto il tuo corpo si rilasserà profondamente. Allora ti accorgerai che non puoi più andare in collera. Provaci: ogni tensione scomparirà. E il tuo sonno sarà più profondo, del tutto privo di sogni. 
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