Gestire il potere…

Bisogna prima preparare
le persone… non è mai stato fatto, ma siamo
ancora in tempo

Preziosi testi di Osho apparsi su Osho Times n. 207

“Una cosa è più che certa: i giorni dei politici sono finiti.
Che potere hanno i politici? Siamo stati noi a dare loro tutto il potere di cui si sentono padroni. E possiamo riprendercelo. Non è loro, appartiene a noi. Dobbiamo solo trovare il modo, perché dare potere è molto facile, ma riprenderselo è un po’ più difficile. Il potere è nostro, ma quella gente continuerà a conservarlo, se le masse continueranno a sostenerli e le masse possono essere convinte a fare qualsiasi cosa.”
Osho

Le persone che avranno il potere devono essere preparatea gestirlo.
Fino a oggi, per migliaia di anni, nessuno è mai stato educato in questo senso.
Se una persona vuole fare il pugile, non la buttate sul ring dicendole: “Datti da fare! Devi imparare”. Se una persona vuole diventare uno schermidore dovrà allenarsi per anni, altrimenti non saprà neppure tenere in mano la spada e le sarà impossibile usarla per combattere. Come prima cosa dovrà imparare a estrarla dal fodero e a tenerla in mano. Si dovrà allenare. Non date in mano una chitarra a qualcuno che non ne ha mai vista una, aspettandovi che suoni come un Mozart o un Ravi Shankar.

È proprio questo l’errore.
Avete mai preparato le persone che oggi sono al governo? Qualcuno ha mai pensato che le persone nelle cui mani è concentrato un potere tanto grande dovrebbero avere qualità particolari, che impediscano loro di abusare di tale forza? Non è colpa loro.
Ecco perché propongo che in ogni università nascano due nuove facoltà: la prima sarà un istituto per
la “deprogrammazione”. Chiunque con­segua una laurea dovrà, come prima cosa, ottenere anche un certificato da questo istituto che attesti
la deprogrammazione da cristiano, hindu, tedesco, americano, comunista, musulmano, o ebreo… che elimini qualsiasi altro “marchio di fabbrica” vi sia stato impresso. Sarà la prova che siete stati ripuliti da ogni immondizia, perché questo è stato finora il vostro problema.
Se avete creduto in qualcosa per cinquanta, sessant’anni, e a un tratto io dico che è solo un’assurdità, è inevitabile che vi irritiate, che vi irrigidiate, perché vorrebbe dire che per tanti anni siete stati degli stupidi. Ma se avete fegato e intelligenza, è ancora possibile uscire da questo baratro.
La mia religiosità non è altro che scienza della deprogrammazione.
E ricordate, non confondetela con
la deprogrammazione in voga in California, perché si tratta di ri-programmazione: se una persona sta fuggendo dal cristianesimo, viene ricondotta all’ovile! E la chiamate deprogrammazione?!
Deprogrammare vuol dire far sì che tu sia semplicemente privo di qualsiasi programma: privo di religione, razza, casta, nazionalità… sei lasciato in pace, ti è concesso di essere te stesso, di essere un individuo. Bastano quattro anni. La deprogrammazione non richiede molto tempo: bastano poche ore al mese, per quattro anni, e sei deprogrammato. E non sarà rilasciato alcun certificato di laurea se prima l’istituto di deprogrammazione non avrà dichiarato che non hai più “etichette”, che sei un semplice essere umano.

La seconda facoltà sarà l’istituto per la meditazione, perché la semplice deprogrammazione non è sufficiente. Questa ti ripulisce da ogni contaminazione, ma restare vuoti è difficile: presto torneresti a raccogliere im­mondizia. Da solo non saresti capace di imparare a vivere felice nel tuo vuoto interiore e l’arte della meditazione consiste proprio in questo. Per cui questo istituto ti fornirà l’aiuto della meditazione. Non sono necessarie cose complesse: sono le università e gli intellettuali che hanno la tendenza a complicare le cose! È sufficiente un semplice metodo di osservazione del proprio respiro: ogni giorno, per un’ora, dovrai andare in quell’istituto per stare semplicemente seduto in silenzio a osservare il processo della tua mente, mentre la tua attenzione resta focalizzata sul respiro. Non occorre fare nulla. Sii un semplice testimone, un osservatore, uno scrutatore, guarda il movimento della mente: lo scorrere di pensieri, desideri, ricordi, sogni e fantasie. Resta semplicemente distaccato, tranquillo, senza criticare, senza giudicare. Quando afferri il meccanismo, diventa la cosa più facile del mondo.
Per ciò che concerne la meditazione, vanno ricordate alcune cose essenziali: la prima è lo stato di rilassamento, privo di lotta, di controllo, di concentrazione. La seconda è l’osservazione attenta: sii testimone di qualsiasi cosa accada dentro di te. E come terza cosa, non sviluppare giudizi o analisi su ciò che succede. Sii un semplice osservatore.
Il corpo cambia, la mente cambia, le emozioni cambiano: solo il testimone resta sempre lo stesso.
Praticando l’osservazione, noterai che le nuvole dei pensieri e delle emozioni pian piano inizieranno a disperdersi, facendo apparire il vasto cielo azzurro del tuo essere interiore: proverai cosa sia andare al di là della struttura corpo-mente-cuore. E quando avrai sperimentato questo stato dell’essere, avrai assaporato la meditazione: e la meditazione è pace, gioia e appagamento.

Per cui, da un lato l’istituto per la deprogrammazione ti ripulirà, ti svuoterà, ti renderà uno spazio libero; dall’altra l’istituto di meditazione ti aiuterà a godere del tuo nulla, del tuo vuoto… l’assoluto vuoto interiore, la sua pulizia e la sua freschezza. E man mano che ne godrai, avrai la sensazione che non è affatto privo di contenuto, è pieno di gioia. All’inizio sembra uno spazio vuoto perché sei abituato a vederlo pieno di un’infinità di sporcizia e, ora che è stata rimossa, ti sembra vuoto.
Assomiglia a una stanza arredata; l’hai sempre vista piena di mobili… poi, un giorno, entri e scopri che l’intero mobilio è stato portato via. Dirai: “Questa stanza sembra vuota”. Non è vuota, è semplicemente pulita. Per la prima volta la stanza è piena di spazio. Prima era ingombra, piena di cose inutili; ora è puro spazio.
Per godere del tuo vuoto interiore devi imparare la meditazione. Il giorno in cui una persona inizia a godersi il proprio vuoto, la propria solitudine, il nulla, è uno dei giorni più belli della sua vita, perché da quel punto in poi può vivere in meditazione: e con questo intendo dire vivere in amore, con presenza, essere un testimone.

Qualsiasi cosa fai, falla con gioia e totalità: come se in quel momento fosse la cosa più importante al mondo. Quando fai una cosa qualsiasi con tanta intensità, con tanto amore, con tanto rispetto, ne sei trasformato. E ciò che non ti trasforma, non è meditazione.
In tutte le religioni, invece di meditare si prega, ma quelle preghiere non sono altro che lamentele e richieste: non vi condurranno mai all’essenza più intima del vostro essere né a dimensioni di consapevolezza superiori; rimarrete gli stessi di sempre. Centinaia di cosiddetti insegnanti continuano a plagiare la gente in nome della meditazione; non insegnano altro che una disciplina della mente, attraverso la pratica della concentrazione. Ma la concentrazione è un fenomeno mentale che rafforza ancora di più la mente, mentre la meditazione, in breve, non è altro che la creazione di uno spazio vuoto tra te e la tua mente.

Ad esempio, la Meditazione Trascendentale, che è diventata rappresentativa di tutte queste cosiddette meditazioni: ti concentri su una parola, una parola sacra, e la ripeti il più velocemente possibile, senza lasciare un solo intervallo. Questo crea una forma di sonno volontario che procura un rilassamento del processo di pensiero. È un esercizio piacevole e alla fine avrai una sensazione di benessere. Non lo critico, ma per favore non chiamatelo meditazione e non definitelo trascendentale: sono parole sbagliate. Non è altro che un’autosuggestione ipnotica.
La meditazione ti renderà un essere umano nuovo, ti darà una consapevolezza nuova che non conoscerà paura né sarà rigida, avida, piena di odio. Non avrà emozioni o sentimenti oscuri, brutti, malati, nauseabondi. La meditazione conosce solo ciò che ti eleva, che ti porta sempre più in alto. A quel punto nessuno potrà più riprogrammarti; nessuno, nel mondo intero, sarà in grado di farlo.

Se l’istituto di meditazione non ti rilascerà il suo diploma, l’università non ti concederà la laurea. La laurea verrà solo quando avrai conseguito un certificato di pulizia da parte dell’istituto di deprogrammazione e un diploma da parte dell’istituto di meditazione. Dipenderà da te: potrai essere promosso in un anno, in due, in tre oppure quattro. Ma quattro anni basteranno e saranno d’avanzo: qualsiasi imbecille, se solo sta seduto un’ora ogni giorno senza far nulla per quattro anni, scoprirà inevitabilmente ciò che scoprirono Buddha o Lao-tzu, che ho scoperto io. Non è questione di intelligenza, di talento, o di genio. Si deve solo aver pazienza.
Quindi, prima dovrai ottenere un diploma, una laurea in meditazione, poi potrai ottenerne una in letteratura, in economia o in scienze. E sarà la stessa cosa se ti vorrai specializzare: prima dovrai ottenere una specializzazione in meditazione e di nuovo ti sarà richiesto di proseguire per altri due anni nell’istituto di deprogrammazione, in quanto non puoi essere lasciato a te stesso con tanta facilità.
Questi processi, di deprogrammazione e di meditazione, si sviluppano di pari passo. Un istituto continua a purificarti, a svuotarti; l’altro a riempirti, non di cose, ma di qualità: beatitudine, amore, compassione, un’incredibile sensazione di avere valore, senza alcuna ragione. Il semplice vi­vere, respirare, è una prova che l’esistenza ti considera degno di essere al mondo, che l’esistenza ti considera degno di essere qui: tu sei indispensabile all’esistenza.

Se una persona prosegue negli studi universitari, continuerà ad andare all’istituto di meditazione per un’ora ogni giorno e prima di ottenere la specializzazione negli studi scelti, dovrà ottenere quella in meditazione: questi saranno i documenti necessari per ottenere la specializzazione. E voglio che questo processo continui: se in­tendi ottenere un dottorato, dovrai fare altri quattro anni di deprogrammazione e di meditazione. Sono requisiti obbligatori per qualsiasi grado di studi; in questo modo, quando uscirai dall’università, non sarai solo una persona intelligente e istruita, sarai anche una persona che medita: rilassata, felice, silenziosa, tranquilla, in pace, capace di osservare, attenta, intuitiva. E non sarai più un cristiano né un hindu e non sarai più americano né russo: ti sarai liberato completamente da questi pesi.
In questo modo, mentre ricevi un’istruzione, al tempo stesso e in maniera molto sottile, ti prepari a gestire il potere, in modo tale che non ti possa corrompere e che tu non ne possa abusare.
Tratto da: Osho, La Grande Sfida, Bompiani Editore
http://www.oshoba.it/index.php?id=articoli_view_x&xna=74 

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