LE PROSTITUTE SACRE NEL MONDO ANTICO

Le prostitute Sacre nel mondo antico di Salvatore Brizzi
di Salvatore Brizzi
Iniziamo questo viaggio partendo dal significato della sessualità nel mondo antico. Innanzitutto chiariamo cosa intendo io per “mondo antico“. L’antica Roma? No. L’antica Grecia? No. Gli egizi? No. Atlantide e Lemuria? Forse qui cominciamo a esserci. Quando tratto di antichità mi riferisco sempre alla “storia prima della storia”. Immaginate un’antichità indefinita, quando le società erano ancora “tradizionali”. Per “società tradizionale”, in questo contesto, intendo semplicemente una comunità dove ogni ambito della vita sociale aveva come scopo l’evoluzione interiore dell’individuo, ognuno al suo stadio. In una società del genere l’economia, la politica, la scienza, l’arte, l’educazione… non procedevano “a caso”, senza una precisa linea guida, ma avevano tutte lo scopo di permettere e mantenere vivo il rapporto fra l’uomo e Dio.
Immaginate Il Signore degli Anelli o il fumetto Conan: in quale epoca erano ambientati? Diecimila anni prima di Cristo? Trattano di personaggi e di situazioni che non sono storici, è “pre-storia”. Non preistoria, ma proprio pre-storia. Quindi dei cicli storici precedenti a quello che stiamo vivendo oggi. Sappiate che ciò che noi consideriamo storia – e che ci viene insegnata a scuola – è solo la storia dell’ultimo ciclo in ordine di tempo, quello che è iniziato nel 3000 avanti Cristo circa, quando è nata la scrittura all’interno delle prime civiltà. Ma ci sono stati altri cicli precedenti a questo. Prima dei Sumeri non c’erano gli uomini primitivi – come si ostinano a insegnarci, nonostante emergano di continuo prove archeologiche della falsità di questo assunto – ma altre civiltà evolute in maniera diversa rispetto alla nostra. La famosa Età dell’Oro concerne uno di questi cicli passati.
Vorrei proprio che entraste in quest’ottica: una civiltà completamente diversa, evoluta in modo diverso. Non dico più evoluta, semplicemente evoluta in modo diverso: un’Età dell’Oro dove tutto veniva considerato sacro. Sto parlando di sacro, non di religioso: sono due cose ben diverse. Era sacro il mangiare, era sacro l’abitare, il vivere, il respirare, quindi era sacro anche il sesso.
Prostituzione sì, ma sacra
Di questa antica civiltà immaginatene i templi, le scuole e le sacerdotesse che insegnavano, che trasmettevano quella che era la sessualità sacra di allora, facendo da iniziatrici per i più giovani. I greci la chiamavano ierà porneusis (=prostituzione sacra), che naturalmente non è da intendere nel senso deviato di oggi. È un termine che nel tempo è stato completamente stravolto, tanto che oggi ha assunto un significato scomodo, qualcosa di sporco. Porneusis era la prostituzione, ierà era il sacro. Nella società odierna questi due termini sono in antitesi, ma nell’antichità non era così: non poteva esserci sesso se non all’interno della sfera del sacro. Il sesso veniva tenuto in grande considerazione, per cui venivano insegnati i segreti inerenti la gestione di questa potente energia. Non veniva lasciato tutto al caso e all’improvvisazione come oggi. Oggi ai giovani nessuno insegna cosa è il sesso, né dal punto di vista materiale, né da quello spirituale. Sull’argomento impera l’ignoranza più totale, in maniera tale che questa energia venga mal utilizzata e dispersa e un giovane non sappia mai di avere a disposizione dentro di sé un potere enorme.
Le sacerdotesse e l’istruzione sessuale
Le sacerdotesse rivestivano questo ruolo particolarmente delicato: si occupavano di istruire alla sessualità i giovani uomini e le giovani donne. Spiegavano che il sesso è legato alla trasmissione dell’Amore e non ha niente a che fare con lo sfregamento di due parti anatomiche e con il piacere fisico che ne deriva. Si prendeva la decisione di fare sesso come noi oggi prenderemmo la decisione di andare a messa; con l’intenzione di svolgere un rituale che permette l’avvicinamento a Dio. Per questo motivo esistevano anche rituali di gruppo, quelli che noi oggi chiameremmo volgarmente “orge”, ma che non avevano niente da spartire con le orge di oggi. Nel rapporto lo scopo non era l’orgasmo, ma l’avvicinamento a Dio di entrambi i partner. Qualcosa di molto lontano dall’idea che abbiamo oggi del sesso.
“Sacro” è tutto ciò che mi permette una crescita interiore. Sacro è tutto ciò che mi permette di avvicinarmi all’Uno. Sacro è ciò che mi riporta all’Uno da cui sono originato. Perciò si poteva mangiare in un modo che contribuisse a riportare l’essere umano all’Uno, mangiare con sacralità, mangiare in modo divino. Seguendo lo stesso principio, si poteva fare anche sesso in maniera divina, perché il sesso inteso in questo modo era parte di un percorso interiore. La cosa che più si avvicina oggi a questo concetto è il tantra. Allora non si chiamava ancora tantra, solo successivamente verrà codificato per come lo conosciamo oggi. Quindi sto parlando di un periodo precedente anche all’evoluzione tantrica. Una volta i ragazzini non dovevano, come oggi, fare da sé, fare da soli.
L’energia sessuale come tramite per arrivare a toccare il Divino
Nelle epoche passate l’istruzione sessuale era molto importante, perché si conosceva bene la forza di quest’energia. È una forza potentissima, è una forza che se indirizzata nel Cuore può realmente permettere di toccare il divino. Ovviamente non tutti sono pronti per operare in questa maniera con l’energia sessuale (ne parlo nel mio libro La porta del Mago), anzi, quasi nessuno lo è; per cui se nell’epoca moderna questa energia non viene utilizzata in maniera sacra, ma viene dispersa oppure serve a dare vita a nuovi bambini, un motivo c’è. Se determinati strumenti vengono messi troppo presto nelle mani di anime che non sono pronte, queste possono danneggiare se stesse gravemente. Se a quei tempi la sessualità era sacra, ciò accadeva perché quelle anime erano pronte per gestirla. Allora c’era qualcuno che di mestiere insegnava a questi giovani come comportarsi e cosa dovevano fare anche dal punto di vista tecnico.
Ciò che oggi chiamiamo tantra è stato un riemergere di alcuni insegnamenti ancora più antichi, che si perdono nella notte dei tempi. Il tantra sottintende una filosofia di vita, ti insegna persino a toccare l’altro e a respirare; è un sistema che ti permette di raggiungere un’affettività e una condivisione tali per cui il sesso diventa la cosa meno importante del rapporto. Più entri in quella che è la vera sessualità – nella sessualità spirituale – più l’atto in sé diventa un’appendice, l’aspetto meno essenziale, sebbene presente. La penetrazione diventa l’aspetto meno importante rispetto a ciò che c’è intorno, perché quello che c’è intorno è così gratificante che alla fine non ti ricordi neanche più cosa è successo e ti chiedi: “Ma l’abbiamo veramente fatto o no?”. L’abbiamo fatto, ma abbiamo vissuto tante di quelle cose che il momento dello sfregamento degli organi sessuali è passato in secondo piano. Nel tantra c’è questo, nella sessualità sacra anche. Ed è ciò che veniva insegnato a quei tempi dalle sacerdotesse del sesso.

Salvatore Brizzi

dalla Rivista l’arte di essere

OSHO: IL MIO METODO DI MEDITAZIONE

 

 

D.: Hai detto che il mondo intero è un caos. Cosa cerchi di creare nell’uomo, nel mondo?

R.: Semplicemente affermo che esiste una via per essere sani, dico che puoi uscire da questa pazzia creata in te dal passato.

D.: In che modo?

R.: Semplicemente osservando come un testimone i tuoi processi di pensiero, questo è il mio metodo di meditazione. Non è una preghiera, perché non esiste un Dio da pregare: è semplicemente un sedersi in silenzio e osservare i pensieri che ti scorrono davanti; un semplice osservare senza interferire, senza nemmeno giudicare perché, nel momento in cui giudichi, hai perso la pura osservazione. Nel momento in cui dici: «Questo è bene, questo è male», sei già rimbalzato nel processo del pensiero.
Occorre un po’ di tempo per creare una distanza tra il testimone e la mente; una volta che questo stacco esiste, avrai una piacevole sorpresa: tu non sei la mente, sei il testimone, un osservatore. Questo processo di osservazione è la reale alchimia della vera religione poiché, via via che diventi sempre più profondamente radicato nell’osservazione, i pensieri iniziano a scomparire; e arriva un momento in cui non ci sono più pensieri. Tu esisti, ma la mente è totalmente vuota: questo è il momento dell’illuminazione. Questo è il momento in cui, per la prima volta, non sei più condizionato, sei sano: un essere umano davvero libero.


Tratto da: The Last Testament, Volume I, discorso # 1
 

Domare la mente e (occasionalmente) uscirne!


La mente umana non è altro che un biocomputer.
Quando nasce, il bambino non ha una mente, in lui
non c’è alcun chiacchierio. Occorrono circa tre o
quattro anni perché il meccanismo della mente si
metta in funzione. Ed è possibile vedere che le femminucce
parlano prima dei maschietti: sono dotate
di un biocomputer di migliore qualità.
 È necessario che il biocomputer si riempia di
informazioni: ecco perché, se cerchi dentro di te dei
ricordi infantili, ti troverai bloccato all’età di quattro
anni, se sei un uomo, e all’età di tre anni, se sei una
donna; oltre quel limite c’è il vuoto. Eri vivo, ti accadevano
molte cose, molti eventi, ma sembra che la
tua memoria non abbia registrato niente, perciò non
puoi ricordare. Ricordi con chiarezza solo a partire
dai tre o quattro anni in poi.
 La mente del bambino raccoglie le sue informazioni
dai genitori, dalla scuola, dagli altri bambini,
dai vicini, dai parenti, dalla società, dalle chiese…
trova sorgenti d’informazione tutt’intorno a sé: di
certo avrai osservato che i bambini piccoli, quando
iniziano a parlare, ripetono la stessa parola molte
volte. Che gioia! In loro un nuovo meccanismo ha
cominciato a funzionare.
 Quando riescono a comporre delle frasi, sono alle
stelle per la felicità, e continuano a ripeterle. Quando
poi iniziano a fare domande, le fanno su ogni argomento,
su ogni cosa. Ricorda: non sono le tue risposte
a interessarli! Prova a osservare un bambino
quando pone una domanda: non è interessato alla
tua risposta, perciò non dargli una risposta lunga e
complessa che hai appreso da un’enciclopedia. Il
bambino non è affatto interessato alla tua risposta:
gioisce semplicemente perché riesce a formulare una
domanda. In lui ha preso forma una nuova facoltà.
 Ragion per cui utilizza quei metodi per raccogliere
informazioni, in seguito comincia a leggere… entra
in possesso di un numero maggiore di vocaboli.
In questa società in cui il silenzio non paga, ma pagano
le parole, più sei colto e più avrai gratificazioni.
 Cosa sono i vostri leader? Cosa sono i vostri politici?
Cosa sono i vostri insegnanti? Cosa sono i vostri
preti, i vostri teologi e i vostri filosofi? Per dirlo
in breve: sono persone molto colte. Sanno usare bene
le parole: danno loro significato, sostanza, in modo
da impressionare la gente comune.
 Raramente ci si rende conto che la nostra società è
dominata da persone molto colte, dal punto di vista
verbale. Possono anche non conoscere nulla, possono
anche non essere sagge, possono anche non essere intelligenti;
un fatto è certo: sanno giocare con le parole.
È un gioco che hanno imparato a menadito; ed è
un gioco che paga in rispettabilità, denaro, potere sotto
tutti i punti di vista. Perciò tutti tentano questa
via e le menti si riempiono di parole, di pensieri.
 Puoi accendere o spegnere un computer, ma non
puoi spegnere la mente. Non esiste l’interruttore
della mente. Non esiste alcun accenno al fatto che
Dio, quando ha creato il mondo, quando ha fatto
l’uomo, l’abbia dotato di un interruttore per accendere
e spegnere la propria mente. Non esiste alcun
interruttore, quindi la mente umana chiacchiera dalla
nascita fino alla morte.
 Rimarrai sorpreso nell’apprendere che gli esperti
in computer e i conoscitori del cervello umano hanno
un’idea stranissima: se togli il cervello dalla scatola
cranica e lo mantieni in vita con mezzi meccanici,
continua a chiacchierare allo stesso modo. Non è
importante che non sia più collegato a un povero essere
umano – che soffriva per causa sua – nel cervello
i sogni continuano. Anche collegato a una macchina,
il cervello continua a sognare, a immaginare, crea
ancora paure, progetti, speranze e tentativi di diventare
questo o quello. Il cervello è totalmente inconsapevole
del fatto che ora non può più fare niente, perché
la persona che lo conteneva non c’è più.
 Puoi mantenere in vita un cervello per migliaia di
anni con mezzi meccanici; continuerà a chiacchierare
sempre delle stesse cose, chiuso in un circolo vizioso,
poiché non sarà più possibile insegnargli cose
nuove. Se fosse possibile, continuerebbe a ripetere
anche quelle.
 Negli ambienti scientifici prevale l’idea che sia
una grande perdita per l’umanità che il cervello di
un uomo come Einstein sia morto con lui. Se fosse
stato possibile mantenere in vita il suo cervello trapiantato
in un corpo, adesso continuerebbe a funzionare.
Einstein vivo o morto sarebbe un fatto assolutamente
irrilevante: il suo cervello continuerebbe 
a pensare alla teoria della relatività, ai sistemi piane-
tari e a tante altre teorie.
 L’idea degli scienziati è che le persone – come donano
il sangue e i propri occhi prima di morire – dovrebbero
cominciare a donare il proprio cervello, in
modo da poterlo conservare. Di fronte a cervelli speciali,
geniali, lasciarli morire è un vero spreco per l’umanità:
si potrebbero trapiantare.
 Qualche idiota potrebbe diventare un Einstein e
non lo saprebbe mai: nella scatola cranica non esiste
alcuna sensibilità, perciò potresti cambiare qualsiasi
cosa al suo interno, e la persona non lo saprebbe
mai. Devi solo anestetizzare una persona, poi puoi
cambiare tutto ciò che vuoi nel suo cervello – potresti
sostituirlo interamente -, quella persona si sveglierà
con un cervello nuovo, con un chiacchierio
nuovo, senza sospettare nulla dell’accaduto.
 Il chiacchierio è frutto dell’istruzione ricevuta; un’istruzione
fondamentalmente sbagliata poiché insegna
solo metà del processo mentale, cioè come far funzionare
la mente. Non insegna come fermare la mente affinché
l’uomo possa rilassarsi; visto che anche quando
l’uomo dorme, la mente continua a chiacchierare. Non
conosce il sonno. Se un uomo vive per settanta o per
ottant’anni, la sua mente continua a funzionare ininterrottamente.
Ebbene, è possibile insegnare, e apprendere,
come spegnere la mente, quando non è necessaria:
è ciò che chiamiamo meditazione.
 Questo processo è utile all’uomo in due modi: in
primo luogo gli da una pace e un silenzio mai conosciuti
prima, oltre a una familiarità con se stesso che
il continuo chiacchierio della mente rendeva impossibile;
quel chiacchierio perenne mantiene sempre
occupati.
 In secondo luogo da riposo alla mente. E una
mente riposata è in grado di funzionare con maggior
efficienza e in modo più intelligente.
 Quindi da entrambi i punti di vista – rispetto alla
mente e rispetto all’essere inferiore – si ottiene un
beneficio. Occorre semplicemente imparare come
far tacere la mente, come dirle: “Adesso basta, adesso
va’ a dormire. Io sono sveglio, non preoccuparti”.
 Usa la mente quando è necessaria; in questo caso
sarà fresca, giovane, piena d’energia e di vita; pertanto
le tue parole non saranno concetti morti, saranno colme
di vitalità, di autorevolezza, di verità, di sincerità e
di significato. Forse userai ancora le stesse parole, ma
la mente avrà tratto dal riposo un potere tale per cui
ogni tua parola risulterà appropriata e potente.
 Ciò che il mondo definisce carisma è solo una mente
in grado di rilassarsi, per raccogliere la propria
energia. Pertanto, le parole che usciranno da quella
mente saranno poesia e vangelo e tu non dovrai ricorrere
ad alcuna dimostrazione, ad alcuna logica: la tua
energia mentale sarà sufficiente per influenzare gli altri.
E tutti sanno da sempre che esiste qualcosa… sebbene
nessuno sia mai stato capace di definire esattamente
cos’è quel qualcosa che viene definito carisma.
 Forse per la prima volta, lo spiego io, perché lo conosco
per esperienza personale. Una mente che funziona
giorno e notte sarà inevitabilmente debole, ottusa,
non incisiva, bene o male riuscirà a trascinarsi.
Al massimo riesce a essere utile: quando vai a fare la
spesa, ti è utile; ma non riesce a esserlo più di tanto.
Ecco perché milioni di persone, che avrebbero potuto
avere carisma, rimangono povere e non incisive,
prive di qualsiasi autorevolezza, senza alcun potere.
Se fosse possibile – ed è possibile – far tacere la mente
e usarla solo all’occorrenza, agirebbe con una forza
travolgente: in quel caso accumula un’incredibile
quantità di energia, per cui ogni parola che formuli
adesso va diritta al cuore del tuo interlocutore.
La gente pensa che le menti delle personalità
carismatiche siano ipnotiche; non lo sono. Sono
soltanto molto potenti e molto fresche… simili a
un’eterna primavera. Questo per ciò che concerne la
mente. Per ciò che riguarda l’essere, il silenzio apre un
universo nuovo di eternità, di immortalità, di tutto ciò
che puoi pensare essere beatitudine e benedizione:
per questo insisto nel dire che la meditazione è la religione
essenziale, l’unica religione. All’uomo non occorre
nient’altro. Tutto il resto è un rituale irrilevante.
 La medita zione è l’essenza, l’essenza stessa della
religione. Non puoi toglierle niente.
 E mette a tua disposizione entrambi i mondi: il
divino, il mondo della divinità e in più questo mondo.
A quel punto non sei povero. Hai una ricchezza che
non deriva dal denaro.
 Esistono molti tipi di ricchezza e l’uomo ricco in denaro
si trova al gradino più basso sulla scala della ricchezza.
Lasciamelo dire: chi è ricco in denaro è l’uomo più povero
che ci sia. Visto dalla parte del povero , è l’uomo più ricco.
Visto dalla parte di un artista creativo – un ballerino o
un musicista o uno scienziato – è l’uomo più povero . Visto
dal punto di vista del risveglio supremo, l’uomo ricco
in denaro non può neppure essere definito ricco.
 La meditazione ti render à ricco in termini assoluti,
poiché ti darà il mondo della tua essenza più intima;
e ti renderà ricco in termini relativi, poiché sprigionerà i
poteri della mente nei talenti specifici che
ciascun essere umano possiede. Per esperienza so
che ciascun uomo nasce con un talento specifico e
qualcosa in lui mancherà sempre, se non vive quel
talento in pienezza. Quell’uomo continuerà a sentire,
in un modo o nell’altro, che qualcosa non è presente,
laddove dovrebbe esserlo.
 Fa’ riposare la tua mente, perché ne ha davvero bisogno!
Ed è veramente semplice: è sufficiente che tu
diventi un testimone; ne guadagnerai da entrambe le
prospettive.
 Piano piano, la tua mente imparerà a essere silenziosa.
E quando imparerà che stando in silenzio diventa
più potente, le sue parole non saranno più solo
parole: avranno una validità, una ricchezza e una
qualità che non avevano mai avuto prima; al punto
che colpiranno immediatamente il bersaglio, come
frecce. Le tue parole supereranno la barriera della
logica e raggiungeranno il cuore.
 Allora la tua mente sarà un servitore immensamente
potente nelle mani del silenzio.
 Allora il tuo essere sarà il padrone e il padrone
potrà usare la mente quando ne avrà bisogno e potrà
spegnerla quando non ne avrà bisogno. 
Osho: La verità che cura.

Scaccia tutti i tuoi guai con una risata


 Siedi semplicemente in silenzio e crea un gorgoglio,
una risatina che ribolle nelle parti più profonde
del tuo essere; come se tutto il tuo corpo iniziasse a ridacchiare
o a ridere. Inizia a ondeggiare sull’onda di
quella risata e lascia che si diffonda dalla pancia a tutto
 il corpo: ridono le mani, i piedi… immergiti e lasciati
travolgere da quella risata incontrollata, folle. Per
venti minuti, continua a ridere. E se esplodi in una risata
fragorosa, lascia che accada. Se invece è una risata
silenziosa, lascia che si manifesti in silenzio; e se poi si
trasforma in una risata sonora, lascia che accada… in
ogni caso, per venti minuti continua a ridere.
 Poi sdraiati per terra o sul pavimento; sdraiati a
braccia aperte sul pavimento, con il volto rivolto
verso il suolo. Se fa caldo e lo puoi fare in giardino,
sul terreno, sarà di gran lunga più efficace. E se lo
puoi fare nudo, lo sarà ancora di più!
 Stabilisci un contatto con la terra, lascia che l’intero
corpo resti sdraiato al suolo, e senti semplicemente
che la terra è la madre e tu sei il figlio. Perditi in
questa sensazione… Venti minuti di risata, seguiti
da venti minuti di abbraccio con la terra, un profondo
contatto con il suolo: respira con la terra e sentiti
tutt’uno con essa. Noi tutti proveniamo dalla terra e
un giorno alla terra ritorneremo. Dopo venti minuti
di questo ricaricarsi energetico, poiché la terra ti
darà un’incredibile quantità di energia, danza per
venti minuti: l’energia accumulata sarà tale e tanta
che la tua danza avrà una qualità del tutto diversa
da quella cui sei abituato. Danza per venti minuti…
qualsiasi tipo di danza andrà bene. Metti una musica
qualsiasi e danza. Se ci sono delle difficoltà, se fa
freddo, puoi fare questo esercizio in una stanza. Se
invece è un giorno di sole e lo puoi fare all’aperto,
ma è molto freddo, copriti con una coperta.
Trova qualsiasi soluzione ma non interrompere
questa pratica, falla ogni giorno, e nell’arco di sei/otto
mesi vedrai accadere nel tuo organismo incredibili
trasformazioni spontanee. 
Osho: La verità che cura.

Ovunque vai io sono con te!

Rispondendo a una domanda,
Osho manda un messaggio
a tutti i suoi discepoli
lontani nello spazio e…
nel tempo

Testi inediti di Osho apparsi su Osho Times n 199

L’attesa è un grande mo­mento, perché è un tempo di prova, una prova della tua fiducia, del tuo amore. Un’attesa silenziosa è ciò che ho continuato a insegnare per tutta la vita. Non desiderare, aspetta!
Sono due dimensioni importanti. Quando desideri, diventi aggressivo, cerchi di afferrare, di prendere qualcosa. Nella vita di tutti i giorni esistono i desideri perché così tante persone sono in competizione e lottano per la stessa cosa; inoltre il mondo esteriore è il mondo della quantità. Niente è inesauribile, tutto, all’esterno, prima o poi finisce. Non è possibile aspettare perché, intanto che aspetti, qualcuno potrebbe prendere tutto.
Il mondo interiore è totalmente diverso: ogni desiderio è un disturbo, un ostacolo, perché nel mondo interiore sei solo e non esiste alcuna competizione. Nessuno cerca di sorpassarti, nessuno ti fa lo sgambetto.
E il mondo interiore è così delicato che, se ti capita di essere aggressivo, lo distruggi. È come essere aggressivi con una rosa: puoi raccoglierla, ma non sarà la stessa rosa che avevi visto poco prima danzare nel vento, sotto la pioggia, al sole… sarà qualcosa di morto… soltanto una cosa senza vita, un cadavere, un ricordo e niente più. E la realtà interiore è di gran lunga più delicata. Il desiderio stesso è sufficiente a impedire di arrivarci; serve un approccio completamente diverso… ed è l’attesa silenziosa.
L’ospite arriva!
Il padrone di casa deve solo essere paziente.
E nel mondo soggettivo della consapevolezza non c’è niente da afferrare. Non si tratta di quantità: è una qualità. Se aspetti in silenzio – senza alcun desiderio, nessuna aspettativa – arriva il momento in cui il tuo silenzio è così totale e la tua attesa così fresca, pulita che la porta si apre. E sei trasportato nel tuo più profondo, recondito spazio interiore, nel tuo tempio. Questo è sempre stato il mio insegnamento.
E questa è una buona opportunità per un’attesa silenziosa. Quando eri vicino a me eri così pieno di me, della mia presenza, delle mie parole che non avevi mai avuto modo di pensare all’attesa. Io ero lì, disponibile. Ora posso essere disponibile non all’esterno, ma soltanto dall’interno. È un grande incontro, di totale pienezza, di gioia infinita. Quindi, non ti disperare, non cadere nell’angoscia. Non credere di essere lontano da me.
Sei lontano solo quando non sei in silenzio. Sei lontano solo quando non è presente l’attesa, altrimenti sei molto vicino a me. Ovunque tu sia, il silenzio ti unirà a me e la tua attesa preparerà il terreno per l’incontro che è non fisico, è fuori dallo spazio, fuori dal tempo!
Usa questa opportunità. E ricorda sempre che qualsiasi cosa accada deve essere usata come un’opportunità. Non c’è nessuna situazione al mondo che non possa essere usata come un’opportunità. Ti senti triste perché sei lontano. Certo, è una reazione naturale, ma non è un uso attento di questa opportunità. Non sprecarla nella tristezza, altrimenti disperarti diventerà come un cancro  dell’anima. Sono stato con te abbastanza a lungo, è arrivato il momento per te di scoprire se riesci a stare con me anche in mia assenza, con lo stesso senso di celebrazione, per quanto difficile possa sembrare all’inizio. Scoprirai un’infinita pienezza e l’assenza non sarà più un’assenza; ti sentirai ricco della mia presenza ovunque sarai. È questione di un certo ritmo, di una sintonia… due persone possono sedersi vicine, con i corpi che si toccano ed essere lontane, lontane come stelle distanti; puoi trovarti in mezzo a una folla ed essere comunque solo.
Quindi la questione non è di vicinanza fisica, la questione è capire che cosa succede alla presenza di un maestro. Il tuo cuore inizia a battere esattamente al ritmo del cuore del maestro; il tuo essere inizia ad avere lo stesso canto del silenzio che ha l’essere del tuo maestro. Questi sono gli elementi che ti portano vicino a lui. Se riesci ad avere queste due cose, puoi trovarti anche su un altro pianeta, non farà alcuna differenza! Non è niente che abbia a che fare con la distanza.
Sei stato con me così tanto, sai perfettamente che cosa ti succede in mia presenza. Datti una possibilità: chiudi gli occhi, siedi in silenzio, aspetta che succeda la stessa cosa. E resterai sorpreso, ti accorgerai che non è necessario che io sia lì fisicamente. Il tuo cuore può battere con lo stesso ritmo: lo conosci. Il tuo essere può raggiungere le stesse profondità di silenzio e lì non esiste alcuna distanza. E non sei da solo, non ti senti solo. Certo, sei solo, ma questo essere solo ha una bellezza, una libertà, una profonda integrità e centratura in te stesso.

In Cina, Lao-tzu, un grande maestro,  è morto da ormai venticinque secoli, ma è rimasto un piccolo numero di suoi seguaci che non parlano mai di Lao-tzu al passato, ma al presente. Per loro, Lao-tzu non è lontano, perché riescono ancora a percepirne il ritmo, il silenzio, la bellezza, la pace. Che cos’altro serve?
Ramakrishna morì. In India, quando muore il marito, la moglie deve rompere tutti i braccialetti, togliersi tutti gli ornamenti, rasarsi completamente il capo, indossare solo sari bianchi. Un lutto che dura una vita, una dis­perazione infinita, l’inizio di un’in­tera vita in solitudine. Ma quan­do Ra­makrishna morì – alla fine del­l’800 – sua moglie, Sharda, si rifiutò di seguire quella tradizione vecchia di diecimila anni.
Disse: “Ramakrishna non può morire, almeno per me. Può essere morto per voi, ma per me è impossibile perché per me il suo corpo fisico non era più importante da tanto tempo. La sua presenza e l’esperienza, la sua fragranza, sono diventate una realtà e sono ancora con me! Fino a quando resteranno con me non spezzerò i miei braccialetti, non mi taglierò i capelli, non farò niente altro, perché per me è ancora vivo”.
La gente pensò che fosse impazzita: “Lo shock è stato troppo grande, non riesce a versare neppune una lacrima!”. Anche quando il corpo di Ramakrishna fu portato al crematorio, la donna non uscì di casa: stava preparando del cibo per Ramakrishna. L’uomo era morto – avevano portato il suo corpo al crematorio – e lei cucinava perché era ora di pranzo.
Qualcuno le disse: “Sharda, sei pazza! Hanno portato via il suo corpo”.
Lei rise e disse: “Hanno portato via il suo corpo, ma non hanno portato via la sua presenza, quella è diventata parte del mio essere. E non sono pazza. Morendo, in realtà, mi ha dato l’opportunità di sapere davvero se il suo insegnamento è entrato nel mio cuore, oppure no”.

Io ci sono per te, ovunque tu sia.
Io sono con te, dovunque tu vada.
È solo necessario che tu resti aperto, ricettivo, vulnerabile. 

 Osho tratto da:
1. The Path of the Mystic #28
 http://www.oshoba.it/sito_oshoba/index.php?id=articoli_view_x&xna=19

Di’ semplicemente sì


Dire no è la nostra attitudine fondamentale. Come
mai? Perché dicendo no ci si sente qualcuno. Poiché
può dire no, la madre sente di essere qualcuno: il bambino
viene negato, il suo ego è ferito e l’ego della madre
si sente appagato. Il no appaga fortemente l’ego; è
cibo per l’ego, ecco perché noi ci alleniamo a dire no.
 Spostati in qualsiasi campo della vita e troverai
ovunque persone che dicono no, perché dicendolo
sentono la propria autorità; sentono di essere qualcuno,
 solo perché possono dire no!
 Dire: “Sissignore” ti fa sentire inferiore; hai la sensazione
di essere un subordinato, un nessuno. Solo
se ti senti così, puoi dire: “Sissignore”.
Il sì è positivo e il no è negativo.
 Ricorda dunque questa verità fondamentale: il no
nutre l’ego; il sì è il metodo per scoprire il Sé. Il no
rafforza l’ego, il sì lo distrugge.
 In ogni occasione, come prima cosa metti a fuoco
se puoi dire sì. Se non puoi farlo, se ti è impossibile
dire sì, solo in quel caso di’ no. Ma la nostra comune
strategia è dire prima di tutto: “No!”; se è impossibile
dirlo, solo in quel caso, con un atteggiamento remissivo,
da sconfitto, ci abbassiamo a dire sì.
 Un giorno provaci, fa’ questo voto: “Per ventiquattr’ore
cercherò, in qualsiasi occasione, di iniziare dicendo
sì”. Osserva il profondo rilassamento che questa
attitudine ti da. Perfino nelle cose più comuni!
 Tuo figlio ti chiede di andare al cinema, e ci andrà
comunque; il tuo no non avrà alcuna efficacia. Anzi, se
gli dici no, è come se lo provocassi; renderà la cosa ancora
più allettante. Accade perché con quel no tu
rafforzi il tuo ego e stimoli anche tuo figlio a rafforzare
il suo. Farà di rutto per andare contro il tuo no; e conosce
le strategie per rendere il tuo no un sì, sa in che
modo trasformarlo. Sa che deve solo sforzarsi un po’,
insistere un po’ di più; alla fine il tuo no diventa un sì.
 Per ventiquattr’ore, cerca in ogni modo possibile
di iniziare con un sì. Proverai un’estrema difficoltà,
perché in quel caso diventerai consapevole che il no
si presenta per primo, immediatamente! In ogni cosa,
il no si presenta come prima opzione: è diventata
un’abitudine. Non usarlo, usa sempre il sì, e osserva
come ti rilassa.
 “Giusto modo di pensare” significa questo: iniziare
a pensare con un sì. Ciò non significa che non puoi
più utilizzare il no, significa soltanto che inizi sempre
con un sì. Osserva ogni cosa con una mente propensa
a dire sì; poi, se non è possibile altrimenti, di’
pure no. Ma se inizi con il sì, non troverai molte occasioni
per dire no; viceversa, se inizi con il no, non
troverai molte occasioni per dire sì. Il punto di partenza
determina il novanta per cento del percorso: il
modo in cui inizi, colora ogni cosa, perfino la meta!
 “Giusto modo di pensare” significa pensare, ma
utilizzando una mente bendisposta… pensa con una
mente propensa a dire sì! 
OSHO: La verità che cura.

I mangiatori di unghie a oltranza


Quando hai un eccesso di energia e non sai cosa
farne, inizi a mangiarti le unghie o a fumare sigarette.
È la stessa cosa, sia che ti mangi le unghie o che
fumi: inizi a farlo solo per tenerti impegnato con
qualcosa; altrimenti sentiresti un sovraccarico di
energia, qualcosa di eccessivo che non riesci a sopportare.
 E quando gli altri ti biasimano, dicendoti che sei
nervoso, ti senti ulteriormente represso: non sei
neppure libero di mangiarti le unghie! Sono le tue
unghie, e non ti viene permesso neppure di mangiarle…
a quel punto, le persone trovano stratagemmi
astuti, come masticare gomme.
 Si tratta di astute vie di fuga: nessuno obietterà
più di tanto. Paradossalmente, si obietta meno, se
fumi; eppure mangiarsi le unghie fa meno male; anzi,
non è affatto dannoso. È un piacere del tutto libero
da effetti collaterali; certo, è un po’ disgustoso, e
sembra un po’ infantile, ma è tutto qui! E tu ti stai
sforzando di non farlo…
 Devi semplicemente imparare a vivere in modo
un po’ più vitale, e tutte quelle cose scompariranno
dalla tua vita. Danza un po’ di più, canta un po’ di
più, nuota o va’ a farti una lunga passeggiata: usa la
tua energia in modo creativo.
 Passa da un livello minimo al massimo utilizzo
della tua energia vitale. Vivi la vita più intensamente.
Se fai l’amore, fallo in modo selvaggio, non come
un gentleman o una lady: quello è un modo di muoversi
al minimo.
 Una “lady” è una donna che vive al minimo; ovvero,
non vive affatto, finge soltanto! E così un gentleman…
sii selvaggio! E adesso non sei più un bambino,
per cui ti puoi permettere di fare tutto il
chiasso che vuoi, a casa tua: salta, urla, canta e muoviti
liberamente!
 Prova a farlo per alcune settimane e rimarrai sorpreso:
smetterai di mangiarti le unghie, quell’abitudine
scomparirà da sola. Adesso hai cose ben più interessanti
da fare, perché prestare tanta attenzione alle unghie?
 Ma ricorda: analizza sempre la causa e non preoccuparti mai troppo dei sintomi. 
OSHO: La verità che cura.

Virtù dell’Inutilità

 osho327
Non preoccuparti troppo dei fini legati all’utilità. Al contrario, ricorda in continuazione che tu non sei qui, in questa vita, per diventare qualcosa di utile, un bene di consumo. Non sei qui per essere qualcosa che serva – cio è al di sotto della tua dignità, è degradante. Non sei qui solo per diventare sempre più efficiente – sei qui per diventare sempre più vivo; sei qui per diventare sempre più intelligente; sei qui per diventare sempre più felice, per essere estaticamente felice.
Lao Tzu stava viaggiando con i suoi discepoli e giunsero in una foresta dove centinaia di taglialegna stavano abbattendo gli alberi, poiché si doveva costruire un palazzo molto grande.
Quasi tutta la foresta era stata tagliata, ma un albero restava in piedi, un albero maestoso con molti rami – così grande che migliaia di persone avrebbero potuto sedersi sotto di lui, alla sua ombra. Lao Tzu chiese ai suoi discepoli di andare a informarsi del motivo per cui quest’albero non era ancora stato tagliato, laddove l’intera foresta era ormai rasa al suolo.
I discepoli andarono e chiesero al capomastro: “Come mai non avete tagliato quest’albero?”.
Il capomastro rispose: “Quest’albero è assolutamente inutile. Non se ne può ricavare nulla perché ogni suo ramo è troppo nodoso. Nulla in lui è lineare. Non ne puoi fare pilastri, non ne puoi fare mobili. Non lo si può usare come combustibile, perché il suo fumo accecherebbe. Quest’albero è assolutamente inutile. Ecco perché è stato risparmiato”.
I discepoli tornarono da Lao Tzu con la risposta. Egli rise e disse: “Siate come questo albero, se volete sopravvivere in questo mondo – siate assolutamente inutili. In questo caso, nessuno vi farà mai del male. Se siete lineari, verrete tagliati, diventerete mobili nella casa di qualcuno. Se siete belli, verrete venduti al mercato, diventerete qualcosa di utile, un bene di consumo. Siate come quest’albero, assolutamente inutili. In questo caso, nessuno potrà mai farvi del male. Crescerete alti e maestosi, e migliaia di persone potranno riposarsi alla vostra ombra”.
Osho
http://www.visionealchemica.com/virtu-dellinutilita/ 

La morte non è un nemico

 osho mondo
Osho sulla morte…
Osho, sono un medico… nel mio lavoro, nella mia attività esiste un rifiuto intrinseco ad accettare la morte, la malattia e la sofferenza umana. Quindi, in profondità, un rifiuto ad accettare la vita o l’esistenza così come sono. C’è un desiderio molto profondo di correggere alcuni dei meccanismi della natura. Tutta la mia attività professionale è spinta dalla paura, una profonda paura personale della malattia, della sofferenza e della morte. Non so come considerare il mio lavoro nella prospettiva del ‘Tutto’.
Questa è una domanda significativa, che nasce da un atteggiamento sbagliato della medicina occidentale. In Oriente abbiamo una visione completamente diversa: l’approccio alla medicina è diametralmente opposto. Dovrai comprendere alcune cose.
La domanda dice: “Nel mio lavoro, nella mia attività esiste un rifiuto intrinseco ad accettare la morte, la malattia e la sofferenza umana”.
Ora, è necessario fare una distinzione. La malattia, la sofferenza sono una cosa, la morte è tutt’altra cosa. Nella mente occidentale la malattia, la sofferenza e la morte sono una cosa sola, arrivano in un’unica confezione. Il problema nasce proprio da qui.
La morte è bella; la sofferenza, la malattia non lo sono. La morte è bella. La morte non è una spada che recide la tua vita, è un fiore, il fiore più bello, che sboccia all’ultimo istante. È la vetta. La morte è il fiore sull’albero della vita. Non è la fine della vita ma il suo crescendo. È l’orgasmo supremo. Non c’è nulla di sbagliato nella morte, è bellissima – ma devi sapere come vivere e come morire.
C’è un’arte di vivere e c’è un’arte di morire, e la seconda ha molto più valore della prima. Tuttavia puoi conoscere la seconda solo quando hai conosciuto la prima. Solo chi sa come vivere nel modo giusto sa come morire nel modo giusto. Allora la morte è una porta per il divino.
Quindi, come prima cosa per favore tieni la morte da parte. Preoccupati solo della malattia, della sofferenza. Non occorre che lotti contro la morte. È questo che crea problemi nella mente occidentale, negli ospedali e nella medicina occidentale. La gente lotta contro la morte. Ci sono persone negli ospedali che vegetano soltanto, sono vive solo grazie alle medicine. Grazie al sostegno medico la loro morte viene rimandata… A volte sono in coma – e una persona può essere in coma per mesi o anni. Ma a causa di questo antagonismo verso la morte, questo è diventato un grosso problema per la mente occidentale: cosa fare quando una persona è in coma e non ne uscirà mai, e tuttavia può essere mantenuta in vita per anni? Diventerà un cadavere, un cadavere che respira, ecco tutto. Non sarà vivo, potrà solo vegetare. Che senso ha? Perché non permettergli di morire? Perché c’è la paura della morte. La morte è il nemico – come si può arrendersi al nemico, alla morte?
Quindi c’è grande controversia nella mentalità medica occidentale: Che fare? Si può permettere che la persona muoia? Si può lasciare che decida se vuole morire? Si può permettere alla famiglia di decidere se farlo morire? Perché a volte la persona è inconscia e non può decidere da sola.
È giusto aiutare qualcuno a morire? Nella mente occidentale nasce una grande paura. Morire? Vuol dire assassinarlo! La scienza esiste per mantenerlo in vita.
Ma questo è stupido! La vita in se stessa non ha alcun valore se non c’è gioia, se non c’è danza, se non c’è creatività, se non c’è amore – la vita in se stessa non ha significato. Vivere soltanto, e nient’altro, è senza significato. Arriva il punto in cui uno ha vissuto abbastanza, il punto in cui morire è naturale, in cui morire è bello. Proprio come, quando hai lavorato tutto il giorno, arriva il punto in cui ti addormenti. La morte è una specie di sonno – un sonno più profondo. Nascerai di nuovo con un nuovo corpo, con un meccanismo nuovo dotato di nuove caratteristiche, di nuove possibilità, di nuove sfide. Questo corpo è vecchio e bisogna lasciarlo. È solo la tua abitazione.
…la morte non è una nemica ma un’amica. La morte ti dà riposo. Sei stanco, hai vissuto la tua vita, hai conosciuto tutte le gioie che si possono conoscere nella vita, la tua candela si è completamente consumata. Ora vai nell’oscurità, riposa per un po’ e poi potrai nascere di nuovo. La morte ti darà una vita nuova, più fresca. Quindi la prima cosa è: la morte non è una nemica.
La seconda è: la morte è la più grande esperienza della vita, se riesci a morire consapevolmente. E puoi morire consapevolmente solo se non ti opponi ad essa. Se ti opponi, sorgerà un grande panico, una grande paura. Quando sei così spaventato che la paura diventa intollerabile, esiste un meccanismo naturale nel corpo che rilascia delle sostanze che ti rendono inconscio. C’è un punto al di là del quale non è possibile sopportare, perdi coscienza. Quindi milioni di persone muoiono inconsciamente e mancano un momento importante, il più importante di tutti. È samadhi, è satori, è la meditazione che ti accade. È un grande dono.
Se rimani vigile puoi vedere che non sei il corpo… Sarai costretto a vederlo, perché il corpo scompare. Riuscirai facilmente a vedere che non sei il corpo, che sei separato. Poi vedrai che sei separato anche dalla mente. Allora la mente scomparirà. Alla fine sarai solo una fiamma di consapevolezza, e questa è la più grande benedizione possibile.
Quindi la prima cosa: non pensare alla morte negli stessi termini in cui pensi alla malattia e alla sofferenza.
La seconda cosa: la malattia e la sofferenza sono un male perché accadono solo quando non sei naturale. Qualcosa è andato per il verso sbagliato. La salute è naturale, la morte è naturale, ma la malattia non lo è. La malattia è solo un’indicazione che qualcosa non va nella tua natura. Ad esempio, hai mangiato troppo e hai mal di stomaco. Il dolore non è naturale: hai fatto una cosa innaturale. Non hai dormito per due o tre giorni, perché correvi dietro ai soldi… oppure eri candidato in una elezione e non riuscivi a dormire, o non avevi abbastanza tempo per dormire. Ora la tua testa… come se volesse scoppiare. Ma questo è solo un sintomo. La natura ti sta dicendo: ‘Torna da me. Ti sei allontanato troppo’. Molte malattie si presentano solo quando siamo in qualche modo persi rispetto alla natura. Se l’uomo vivesse naturalmente non ci sarebbero malattie. E la natura è così gentile che non grida, anzi bisbiglia. La natura è molto silenziosa, la sua è una voce sottile, delicata. Continua a dirti: ‘Non farlo, non farlo, non farlo’, e continua a sopportare. C’è un punto oltre il quale non può più sopportare e scoppia la malattia.
Cosa deve fare il medico? In Oriente il medico non combatte la malattia, non gli si chiede di distruggere la malattia. Il medico deve solo riportare la persona alla natura.
Il medico non corregge la natura, corregge l’uomo. È una prospettiva completamente diversa. Il medico non corregge la natura, la natura è sempre corretta. Ma a volte l’uomo può sbagliare, perché è libero. Il medico corregge l’uomo.
Il medico non va contronatura, ma riporta le persone alla giusta via… e ricorda sempre che un medico non guarisce mai, non può guarire. Può solo far sì che la forza guaritrice diventi disponibile per il paziente. È il Tutto che guarisce, non il medico e nemmeno la medicina. La medicina e il medico e l’ospedale servono a riportare la parte più vicina al Tutto, dove la guarigione può accadere. Medico e medicine sono solo degli strumenti.
Sufis: The People of the Path, Vol 2 #6
Non negare la morte
È un esperienza necessaria
La morte è il punto in cui il sapere fallisce e ti apri all’essere – questa è stata l’esperienza buddhista nei secoli. Buddha consigliava ai suoi discepoli, quando qualcuno moriva, di andare a vederlo e di osservare il corpo mentre bruciava sulla pira: ‘Meditate là, meditate sulla nullità della vita.’ La morte è il punto in cui il sapere fallisce e quando fallisce il sapere, fallisce la mente. Quando la mente fallisce c’è la possibilità che la verità penetri in te. Ma la gente non lo sa. Quando qualcuno muore, non sapete cosa fare, vi sentite in imbarazzo; viceversa, quando qualcuno muore è un grande momento per meditare.
Penso sempre che ogni grande città avrebbe bisogno di un ‘Centro della Morte’. Quando qualcuno sta morendo, quando la sua morte è davvero imminente, dovrebbe essere trasferito nel ‘Centro della Morte’. Dovrebbe essere un piccolo tempio nel quale la gente, seduta intorno al moribondo, possa entrare in profonda meditazione e aiutarlo così a morire e tutti dovrebbero unirsi all’essere che scompare nel nulla. Quando qualcuno scompare nel nulla si sprigiona una grande energia. Si sprigiona l’energia che gli apparteneva e che lo circondava. Se siete intorno a lui in uno spazio di silenzio, potete fare un’esperienza intensissima. Nessuna sostanza psichedelica potrebbe darvi questa esperienza. Il morto sprigiona naturalmente una grande energia: se siete in condizione di assorbire quell’energia potete condividere con lui una specie di morte. E potete sperimentare l’assoluto – la sorgente e la meta, l’inizio e la fine.
‘L’uomo è l’essere attraverso il quale il nulla entra nel mondo’, afferma Jean-Paul Sartre.
Heidegger, e così pure Kierkegaard, affermano che il nulla crea spavento. Questa è soltanto la metà della storia: infatti queste due persone sono soltanto dei filosofi – ecco perché in loro crea spavento.
Se interrogate Buddha, Mahakashyapa, Nagarjuna, se interrogate me, ottenete la visione che la morte crea spavento soltanto se osservata in modo parziale, ma se osservata in senso assoluto, totale, la morte risulta la liberatrice da ogni timore, da ogni angoscia, da ogni ansia, vi libera dal samsara.
Cominciate a meditare sulla morte. Ogniqualvolta sentirete avvicinarsi la morte, entrate in essa – attraverso la porta dell’amore, attraverso la porta della meditazione, attraverso la porta di un moribondo. E se in un giorno qualsiasi – e quel giorno arriverà – sarete in punto di morte, ricevetela con gioia, come una benedizione. Se riuscirete a ricevere la morte con gioia, come una benedizione, raggiungerete la vetta più alta della vita, perché la morte è il crescendo della vita. La morte nasconde in sé il massimo dell’orgasmo, perché in essa è nascosto il massimo della libertà.
La morte significa che tu fai l’amore con il divino, oppure che il divino fa l’amore con te. La morte è l’orgasmo cosmico, totale. Perciò abbandona tutte le idee che hai sulla morte – sono pericolose. Ti rendono un antagonista rispetto alla massima esperienza che è necessario tu viva. Se mancherai l’esperienza della morte, rinascerai un’altra volta. A meno che non impari il modo per morire, rinascerai ancora e ancora e ancora. Questa è la ruota, samsara, il mondo. Una volta che avrai conosciuto il massimo orgasmo, per te non sarà più necessario rinascere: scomparirai e rimarrai in quell’orgasmo per sempre. Non rimarrai tu, non rimarrai come un’entità, non rimarrai definito e identificato in qualcosa. Rimarrai come Tutto, non come una parte.
Tratto da: Osho, Il Sutra del Cuore, Ed del Cigno
http://www.visionealchemica.com/11687/

LA QUINTA TECNICA

 OshoNamaste
Quando Pitagora, uno dei maggiori filosofi greci, arrivò in Egitto per entrare in una scuola, una scuola esoterica segreta di misticismo, venne rifiutato e Pitagora era una delle migliori menti mai generate. Non riusciva a capire. Fece domanda diverse volte, ma gli venne detto che, se non fosse passato attraverso un particolare addestramento di digiuno e respirazione, non sarebbe stato ammesso alla scuola. Si dice che Pitagora abbia risposto: “Sono venuto per la conoscenza, non per una sorta di disciplina”. Ma le autorità della scuola dissero: “Non possiamo darti della conoscenza a meno che tu non sia diverso. E, in realtà, non siamo affatto interessati alla conoscenza, siamo interessati all’esperienza reale. Nessuna conoscenza è tale se non è vissuta e sperimentata. Perciò dovrai fare quaranta giorni di digiuno respirando continuamente in un determinato modo, con una particolare consapevolezza su particolari punti”.
Non c’era altra via, perciò Pitagora dovette sottoporsi a questo addestramento. Dopo quaranta giorni di digiuno e di respirazione, consapevole, gli fu permesso di entrare nella scuola. Si dice che Pitagora affermò: “Non state ammettendo Pitagora. Sono un uomo diverso, sono rinato. Avevate ragione e io avevo torto, perché prima il mio intero punto di vista era intellettuale.  Con questa purificazione il centro del mio essere è cambiato: dall’intelletto è sceso al cuore. Ora posso sentire le cose. Prima di questo addestramento potevo capire solo con l’intelletto, con la testa. Non sarà una filosofia, ma piuttosto, un’esperienza, sarà esistenziale”.
Qual era l’addestramento cui si sottopose?
Questa quinta tecnica è quella che fu data a Pitagora. Venne data in Egitto, di fatto la tecnica è indiana. La quinta tecnica di respirazione è la seguente:
“L’attenzione tra le sopracciglia, lascia che la mente preceda il pensiero.
Lascia che la forma si riempia con l’essenza del respiro fino alla sommità della testa e lì piova come luce”. Questa tecnica fu data a Pitagora, che la riportò in Grecia e, così, divenne il principio, lo strumento che diede vita a tutto il misticismo occidentale. Analizziamola.
“L’attenzione tra le sopracciglia…”. La fisiologia moderna, la ricerca scientifica, afferma che, tra le due sopracciglia, si trova una ghiandola e che questa è la parte più misteriosa di tutto il corpo: è detta ghiandola pineale, ed è il terzo occhio dei tibetani: shivanetra, l’occhio di Shiva, nel Tantra. Tra i due occhi c’è un terzo occhio, che esiste ma non è attivo.
E’ lì: può funzionare in qualsiasi momento, ma non funziona spontaneamente, per aprirlo si deve fare qualcosa. Non è cieco, è semplicemente chiuso. Questa tecnica serve ad aprirlo. “L’attenzione tra le sopracciglia…”. Chiudi gli occhi, poi falli convergere proprio nel mezzo delle sopracciglia, focalizzati esattamente nel mezzo degli occhi chiusi, come se guardassi esattamente nel mezzo, con entrambi. Dagli totale attenzione. Questo è uno dei metodi più semplici per essere attenti. Non puoi prestare attenzione a nessun’altra parte del corpo così facilmente: questa ghiandola assorbe l’attenzione con estrema facilità. Se le dai tutta la tua attenzione, gli occhi verranno ipnotizzati dal terzo occhio. Si fissano, non si possono muovere.
Questo terzo occhio è un magnete naturale, attiva l’attenzione, la forza. Ecco perché in tutto il mondo questo è uno dei metodi più usati. E’ il più semplice per addestrare l’attenzione: non sei solo tu che cerchi di essere attento, la ghiandola stessa ti aiuta, è magnetica, la tua attenzione viene spinta con forza verso di essa: viene assorbita. Nelle antiche scritture tantriche si dice che l’attenzione è cibo per il terzo occhio. Non è difficile: occorre solo conoscere il punto giusto; per trovarlo, devi lasciare che gli occhi chiusi si muovano esattamente nel mezzo, tra le due sopracciglia, finché non percepisci quel punto magnetico: allora, immediatamente gli occhi si fisseranno; quando sarà difficile muoverli, saprai di aver colto il punto giusto. “L’attenzione tra le sopracciglia, lascia che la mente preceda il pensiero…”. L’attenzione che ne seguirà ti farà sperimentare per la prima volta uno strano fenomeno: percepirai i pensieri correre di fronte a te; diventerai un testimone.
Sarà come essere di fronte a uno schermo cinematografico: i pensieri scorrono e tu sei un testimone. Generalmente non è così: ti identifichi sempre con i tuoi pensieri. Se c’è rabbia, diventi rabbia. Se un pensiero ti tocca, non sei testimone: diventate tutt’uno, ti identifichi con il pensiero, e ti muovi con esso.
Diventi il pensiero, ne assumi la forma. Quando c’è sesso, diventi sesso; quando c’è rabbia, diventi rabbia; quando c’è avidità, diventi avidità. Ti identifichi sempre con ogni pensiero che ti tocca. Non mantieni mai alcuna distanza tra te e il pensiero. Ma focalizzati sul terzo occhio, e all’improvviso diventerai un testimone. Tramite il terzo occhio puoi vedere i pensieri correre come nuvole nel cielo o come persone che si muovono per la strada. Ora, se c’è rabbia, puoi vederla come un oggetto.  Ora non senti più che tu sei arrabbiato. Senti di essere circondato dalla rabbia – una nube di rabbia è sorta intorno a te – ma tu non sei la rabbia, e se non lo sei, la rabbia diventa impotente. Non può influenzarti; non ne vieni intaccato. La rabbia verrà e se ne andrà, e tu rimarrai centrato in te stesso. E così, non ti identificherai più con i sentimenti negativi.
Quando quindi, l’attenzione è focalizzata al centro del terzo occhio, tra le sopracciglia, all’improvviso diventi un testimone, ma è vero anche il viceversa, ossia che se riesci a non identificarti con qualsiasi cosa accada, sarai automaticamente nel terzo occhio. E avrai un potere immenso, non sarai più schiavo degli istinti, sarai un individuo veramente libero. E la seconda conseguenza nell’essere nel terzo occhio, sarà che potrai sentire la vibrazione sottile e delicata del respiro, potrai percepire la forma del respiro, l’essenza stessa del respiro. La scienza stabilisce che respiriamo aria nella forma combinata di gas, ma il Tantra afferma che l’aria è solo un veicolo, di fatto tu respiri prana, vitalità. L’aria è solo il mezzo, il contenitore materiale; il prana è il contenuto, ed è qualcosa di sottile, di non materiale. Questo contenuto veniva definito “orgone” dallo psicologo tedesco Wilhelm Reich.
I suoi effetti possono essere percepiti. Quando sei con una persona molto vitale, sentirai sorgere in te una certa vitalità. Se sei con una persona molto malata, ti sentirai succhiato, come se ti venisse sottratto qualcosa. Perché ti senti così stanco quando vai all’ospedale? Vieni succhiato da ogni parte. L’intera atmosfera dell’ospedale è malata, lì tutti hanno bisogno di più energia, di più prana. Perciò se ti trovi lì, all’improvviso il tuo prana comincia a fluire fuori di te. Perché a volte quando sei in mezzo a una folla ti senti soffocare? Perché il tuo prana viene succhiato. Quando sei solo sotto il cielo mattutino, sotto gli alberi, all’improvviso senti in te una vitalità: il prana.
In particolare, il prana fluisce e defluisce in modo immediato e totalizzante, al contatto con la vostra Fiamma Gemella. Se essa prova malessere, ne sarete investiti, se essa nel profondo versa in armonia, tutto vi sembrerà ancora più armonioso e dopo il contatto sarete raggianti. Esistono delle testimonianze risalenti all’antico Egitto, secondo le quali alcuni individui hanno sperimentato il fluire del prana, senza la penetrazione dell’aria, rinchiudendosi in samadhi sotterranei.
“Lascia che la forma si riempia con l’essenza del respiro fino alla sommità della testa… “. E quando arriverai a sentire l’essenza del respiro, il prana, immagina semplicemente che la tua testa sia ricolma di quell’essenza. Immagina solamente. Non occorre alcuno sforzo. Quando sei focalizzato al centro del terzo occhio, ed immagini qualcosa, la cosa accade, lì per lì. Normalmente, la tua immaginazione è solo impotente: continui a immaginare e non accade nulla. Ma a volte,senza saperlo, nella vita comune, si verificano degli eventi dettati dall’immaginazione: stavi immaginando qualcosa a proposito di un tuo amico e all’improvviso qualcuno bussa alla porta.
Stavi “pensando”, immaginando una canzone alla radio, cambi stazione e la trovi. Dici che è una coincidenza che l’amico sia arrivato o che la canzone sia alla radio. A volte l’immaginazione funziona proprio come coincidenza; ma ora cerca di ricordare ogni volta in cui accade che senti la tua immaginazione diventare realtà, e analizza l’intera situazione; ritirati nell’interiorità e osserva. In un certo momento la tua attenzione deve essere stata vicina al terzo occhio. Quando ero bambina, mi capitava sempre di dire “ti immagini se…” e la cosa si verificava davvero. Tutti abbiamo questa capacità, in molti è completamente latente. Ogni volta che si verifica questa coincidenza, sembra tale perché non conosci la scienza occulta. Senza saperlo, la tua mente si deve essere spostata vicino al centro del terzo occhio. Se la tua attenzione si trova nel terzo occhio, la semplice immaginazione è sufficiente per creare qualsiasi fenomeno.
“Lascia che la forma si riempia”. Ora immagina che questa essenza stia colmando tutta la tua testa, in particolare la sommità del capo, il shasrara, il centro energetico più alto, e non appena te lo immaginerai si riempirà. “Lì” – alla sommità della testa – piove come luce”. Il prana piove dalla sommità della tua testa come luce. E “accadrà” che piova luce: quella pioggia di luce ti rinfrescherà, ti farà sentire completamente rinato, rinnovato. Questo è il significato della rinascita interiore. Perciò due cose: primo, focalizza nel terzo occhio, l’immaginazione diventa potente, efficace.

Una cosa fondamentale: prima di praticare queste tecniche, sii puro. Per il Tantra la purezza non è un concetto morale, la purezza è importante, perché se sei focalizzato nel terzo occhio e la tua mente è impura, la tua immaginazione può diventare pericolosa: pericolosa per te e per gli altri. Se pensi di ferire qualcuno, se questa idea è nella mente, il solo immaginarlo può ferire. Ecco perché si insiste così tanto sull’essere puri. A Pitagora fu detto di sottoporsi a un digiuno, a una particolare respirazione – questa respirazione – perché qui si viaggia su un terreno molto pericoloso. Perché ovunque esiste potere esiste pericolo, e se la mente è impura, non appena avrai potere i tuoi pensieri impuri se ne impadroniranno immediatamente. Mi preme dire che la quinta tecnica ha come applicazione pratica la stessa ipnosi. Quando qualcuno viene ipnotizzato, e gli viene detto di concentrare lo sguardo su un punto particolare: una luce, un punto sulla parete, o qualunque altro oggetto, esterno o interno (per esempio, un’onda energetica che fluisce all’interno del corpo), in tre minuti la sua attenzione interiore comincia a fluire verso il terzo occhio; ogni cosa che l’ipnotista dirà, sarà immediatamente verificata. Ecco perchè l’ipnosi è il mezzo curativo più potente ed efficace. Se l’ipnotista dicesse “ora ti stai addormentando profondamente”, ti addormenteresti profondamente… se ordinasse a una tua malattia di scomparire, essa scomparirebbe  immediatamente.
Milton Erickson, l’ipnotista psicoterapeuta più famoso dei tempi moderni, curò da solo diverse patologie, sperimentando “in itinere” i poteri dell’ipnosi. Mettendoti in mano un sasso l’ipnotista potrebbe dire: “Questo nella tua mano è fuoco”, e tu sentiresti un calore intenso; ti scotteresti la mano, non solo nella mente, ma di fatto. La tua pelle si brucerebbe veramente e proveresti una sensazione di bruciore. Che cosa succede? Non c’è alcun fuoco. C’è solo un comunissimo sasso, freddo. Come è possibile? Sei focalizzato nel centro del terzo occhio, la tua immaginazione riceve suggestioni dall’ipnotista ed esse diventano realtà. Non giocate mai con l’ipnosi da soli, se non sapete come utilizzare questo strumento e, se anche apprendeste i suoi meccanismi, non utilizzatela su altri se non avete l’assoluta certezza che la vostra mente sia lontana da ogni coinvolgimento verso essi. Rischiate altrimenti di perdervi in essa e negli effetti che le induzioni possono comportare… questo vale in modo assoluto se l’ipnosi è di tipo regressivo: non praticatela se avete l’impressione che quell’anima sia karmica e se non avete la certezza di essere perfettamente equilibrati per sostenere ogni reazione.
Nel terzo occhio, quindi. immaginazione ed attuazione non sono due cose distinte: l’immaginazione è il fatto. Immagina, ed è così. Non c’è frattura tra il sogno e la realtà. Per chi è centrato nel terzo occhio, i sogni diventeranno reali e l’intera realtà diventerà semplicemente un sogno, perché quando il tuo sogno può diventare reale sai che non esiste una differenza fondamentale tra sogno e realtà. Perciò quando Shankara dice che questo intero mondo è solo un sogno del divino, non è una proporzione teoretica, non è un’affermazione filosofica, è piuttosto l’esperienza interiore di colui che è focalizzato nel terzo occhio.
Immagina semplicemente che l’essenza del prana stia piovendo dalla sommità della testa, proprio come se fossi seduto sotto un albero e stessero piovendo fiori, oppure come se fossi sotto il cielo e improvvisamente da una nuvola cominciasse a piovere, o di mattina fossi semplicemente seduto e il sole sorgesse e i raggi cominciassero a riversarsi su di te. E’ sufficiente immaginare, e immediatamente quella pioggia accade: una pioggia di luce che cade sulla sommità della tua testa. Questa pioggia ti ri-creerà, ti farà rinascere. Ti sentirai bene, e rinato.
Tratto da: Il libro dei segreti di Osho
 http://www.visionealchemica.com/la-quinta-tecnica/