LO SPREAD, IL CONTANTE E LE LOBBY DEL POTERE FINANZIARIO

OGNUNO VOTI CHI VUOLE

Le elezioni politiche dovrebbero essere un momento sempre positivo, visto che si tratta di esercitare il diritto democratico chiamato voto. Ognuno lo eserciti votando o non votando, e scegliendo liberamente, in caso di voto, il partito o il movimento che più gli aggrada e lo convince. Ho tra i miei lettori amici schierati su tutti i fronti e l’ultima cosa che cerco è proprio quella di schierarmi.

NON ESISTE DESTRA E SINISTRA

In una delle ultime apparizioni di Giorgio Gaber in televisione, il grande artista accennò, chitarra alla mano, un motivetto  che faceva “Ma cos’è la destra? E cosa è la sinistra?” Occorre dunque guardare alle cose concrete. Il mio blog parla di salute e di comportamento, argomenti che necessariamente si aggregano con l’economia e la politica. Starne del tutto fuori sarebbe assurdo, illusorio ed ipocrita.
Il non dire come la penso a livello personale, suonerebbe come una stonatura ed un lavarsi le mani.

STANNO SCOPPIANDO BOLLE CARICHE DI PUS

A parte le elezioni, poi, stanno succedendo diverse cose in contemporanea. Le dimissioni di papa Ratzinger, gli scandali Monte dei Paschi collegati alla Banca Vaticana IOR, da sempre nelle capienti mani dei Rothschild, gli scandali Finmeccanica. L’Italia, per quanto impoverita e dissestata da una serie di fattori, non è l’ultima ruota del carro, per cui gli occhi del mondo sono puntati su quanto accade al di qua delle Alpi.

CON DIO O CON SATANA?

Se uno legge “La storia dell’igienismo naturale” (da Pitagora alle scie chimiche), e alcuni articoli sul blog, tipo “Il frullatore Bilderberg”, capisce che non sto affatto dalla parte delle oscure manovre dei ladri finanziari, dei manovratori tedesco-americani, dei Monti, dei Draghi, dei Frattini, dei Fini e dei Casini, per dire alcuni nomi. Allora sto con Berlusconi? Come dire o con Dio o con Satana, dove non si sa chi sia divino e chi sia satanico?

CHI TIRA LE FILA? CHI HA IMPICCATO ROBERTO CALVI?

Chi manovra le cose e le coscienze in questo paese? Chi tira le fila in Italia non sono nemmeno i governi, visto che l’opposizione parlamentare governa a volte più dei premier che si alternano. In questo paese ci sono molti scheletri nell’armadio della politica. Banchieri impiccati sotto il ponte dei Frati Neri  (Blackfriars Bridge), e parlo di Roberto Calvi, ex presidente del Banco Ambrosiano, un orribile e spietato omicidio, tuttora misterioso dopo 22 anni (le prossime due udienze a Roma per il 15 e il 30/3/13 vedono imputati di omicidio Pippo Calò, Flavio Carboni, Ernesto Diotallevi e Manuela Kleinszig). E il processo ai veri mandanti?

I MALAFFARI E LE RUBERIE MILIARDARIE DI ROMANO PRODI E DELLA SGUAIATA “SINISTRA” DI DE BENEDETTI

Le cose peggiori però le ha realizzate un certo Romano Prodi, titolare della famigerata agenzia Nomisma, svenditore dell’IRI al suo alleato Carlo De Benedetti, dilapidatore storico del patrimonio nazionale. Capace di non finire mai nelle patrie galere, nonostante l’aver regalato alla FIAT debenedettiana l’Alfa Romeo per 1000 miliardi A RATE, contro i 2000 miliardi IN CONTANTI offerti dalla Ford e una cifra ancor maggiore offerta dai giapponesi della Toyota. Capace di regalare la SME, il più grosso gruppo alimentare dello stato (valore concreto di cassa e di titoli 3100 miliardi) alla Buitoni, sempre di De Benedetti, per la miseria di 393 miliardi.

SE SOLO SI APRISSERO I CONTI SEGRETI DELLA NOMISMA!

Capace di difendere i ladroni bancari del caso Parmalat. Specialista nel prendere dallo stato soldi a costo zero e nel far affluire nella Nomisma tangenti supermiliardarie. Capace di stendere tappeti rossi a George Soros, autore del più grande tentativo di affondare la lira! George Soros, il distruttore numero uno dell’export italiano verso l’Asia, in combutta con Bill Clinton nel luglio 1997, con la decapitazione delle Tigri Asiatiche e la speculazione contro l’ottimo e super-stabile Baht thailandese. Romano Prodi è stato persino capace di fargli assegnare una laurea honoris-causa dall’Università di Bologna.

SUCCHIATORE IMPAREGGIABILE DI RISORSE STATALI DA REGALARE AI COMPAGNI DI MERENDE

Che Romano Prodi fosse il primo in Italia a parlare di stop al danaro contante (estate 2011) non sorprende affatto. Con tutti i miliardi che ha sottratto alle casse dello stato, e finiti nei paradisi fiscali salvaguardati dai suoi preziosi sponsor e compagni di merende George Soros e Carlo De Benedetti, non ha certo bisogno di portarsi delle banconote in tasca quando gira. Silvio Berlusconi potrà anche non essere un santo. Ma cerchiamo di essere obiettivi, e di andare a fondo nelle cose.

OGNUNO SI FACCIA LE SUE OPINIONI

La verità la sta raccontando Beppe Grillo. La saggezza la sta esprimendo Roberto Maroni. Anche Di Pietro e Vendola esprimono punti di vista condivisibili. Non si capisce bene quali convergenze strane potranno mai accadere per rendere questo paese governabile. Più che un berlusconiano, sono un antiprodiano. Sono per un’Italia non schiava degli spread manovrati da Monti e da Draghi, servi di Rockefeller e delle banche ladre e fallimentari d’America. Sono contro il diktat delle lobby finanziarie che si appoggiano ai predoni rossi, falsi profeti di una sinistra ipocrita ed inesistente. Sono per una restituzione della dignità, dell’indipendenza e del diritto al lavoro a una nazione italiana stracarica di giovani disoccupati causati dai ladroni di ieri e di oggi, interni ed esterni alla catena delle Alpi.

VI OFFRO TRE DOCUMENTI MERITEVOLI DI ATTENZIONE

Conto zero e non ho nessuno alle mie spalle. Ho soltanto raccolto, per chi mi legge, i tre documenti più intelligenti e credibili di questi ultimi giorni, dove si parla contro la dittatura dell’Euro (professor Paolo Becchi, docente all’Università di Genova), contro la dittatura delle carte di credito obbligatorie (Maurizio Blondet, grande giornalista italiano), e contro la dittatura celata del prodismo. Ho soltanto inserito dei sottotitoli a ciascuno dei 3 documenti, per renderli, spero più comprensibili. Serve uno stato snello e amico, sgravato da assurde paghe e da parlamentari e dirigenti regionali-provonciali-comunali super-stipendiati e super-pensionati. Uno stato economico e risparmiatore e giammai uno stato di polizia tributaria.

Valdo Vaccaro

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CONTRO LA DITTATURA DELL’EURO

intervista a Paolo Becchi

di CLAUDIO COMINARDI, Palazzolo sull’Oglio

CONTRO LA DITTATURA DELL’EURO,  di Michela Apostoli e Laura Rolleri per Palazzolo 5 stelle

“La crisi”, termine a cui ormai chiunque è assuefatto, come ogni problema dovrà pur avere una soluzione (per quanto scomoda questa possa essere per la lobby del potere finanziario). Criticare lo stato attuale e le politiche di austerity dei governi europei senza proporre soluzioni a poco servirebbe. Poniamo quindi i dubbi che ci assillano al Professor Paolo Becchi, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Genova, che ci parla spesso tramite il blog di Claudio Messora.

I FALSARI AMERICANI STAMPANO E I FALSARI EUROPEI SCIMMIOTTANO

Nel sistema monetario su stampo della Fed americana, la moneta nasce dal debito, cioè la Fed stampa moneta in cambio di obbligazioni (debito) emesse dal governo americano. Per legge ciò non può accadere in Europa, ma Draghi, a capo della BCE, ha aggirato l’ostacolo dando liquidità alle banche all’1% e chiedendo loro di acquistare il debito dei governi. Quindi indirettamente la BCE ha agito come la Fed. È evidente come una moneta che nasce dal debito sia un concetto paradossale. La moneta dovrebbe nascere dall’economia reale. La moneta dovrebbe essere un mezzo di scambio di beni e servizi (dati i limiti del baratto). Questo meccanismo inoltre alimenta la spirale del debito delle nazioni, in costante aumento, debito che i governi fanno pagare all’economia reale attraverso tasse che finiscono ad organismi sovranazionali europei e da questi a banche finanziarie private, che si fanno ripagare il default speculativo finanziario dall’economia reale (cittadini, famiglie, imprese che lavorano, producono beni e servizi e pagano le tasse).

SI TRATTA DI REIMPOSTARE IL RAPPORTO TRA MONETA ED ECONOMIA REALE

Alla luce di questa distorsione dell’economia attuale, Lei come reimposterebbe il rapporto moneta/economia reale? Hai messo bene in luce l’attuale situazione. Un vero e proprio groviglio ormai difficile da dipanare. Come reimpostare il rapporto tra moneta ed economia reale? Beh, è una domanda che andrebbe rivolta a un economista più che a un filosofo del diritto come il sottoscritto. Anche se, per la verità, la mia impressione è che molti economisti oggi brancolino nel buio. Basti pensare a come di solito la crisi attuale venga presentata come una conseguenza dell’enorme indebitamento pubblico dei cosiddetti PIGGS ( Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna), considerati come Stati incapaci di controllare un’eccessiva spesa pubblica. Mentre l’enorme indebitamento pubblico in realtà è esploso perché gli Stati sono stati costretti ad intervenire per il salvataggio delle banche e della finanza privata. Si confondono gli effetti con le cause.

INDISPENSABILE SGANCIARCI DALL’EURO E TORNARE ALLA LIRA

E la causa di molte nostre sciagure è proprio una moneta: l’Euro, che è stata imposta ad economie molto diverse tra loro, con il risultato che oggi sta sotto gli occhi di tutti. I Paesi forti (la Germania) sono diventati ancora più forti e quelli più deboli, come il nostro, hanno perso di competitività, si sono ulteriormente indebitati. Ecco, io credo che la moneta, per poter ritornare ad esprimere i bisogni dell’economia reale di un Paese, dovrebbe essere la moneta di quel Paese. Al contrario di quanto avvenuto con l’Euro, che certo ha avuto un effetto positivo per la Germania, provocando per quel Paese una svalutazione competitiva, ma per noi è solo servita a far aumentare le importazioni e diminuire le esportazioni, con un peggioramento complessivo della bilancia commerciale. Tutto si potrà dire dell’Euro, tranne che la sua introduzione sia stata un bene per la nostra economia reale. Noi al momento siamo legati a una moneta troppo forte per la nostra economia e che pertanto la danneggia. È come agganciare la carrozza di un treno locale alla locomotiva di un Freccia Rossa. Se vogliamo uscire dalla crisi non possiamo far altro che sganciarci dall’Euro e ritornare alla vecchia ma pur sempre amata Lira.

MECCANISMI SOVRANAZIONALI E AUSTERITY METTONO IL PAESE IN GINOCCHIO

Specialisti di vario genere quali il Prof. di Economia Alberto Bagnai, il Nobel Nouriel Roubini, il giornalista Giulietto Chiesa, vedono nell’uscita dall’Euro, nel ritorno alla Lira e quindi nella svalutazione la soluzione. A riprova l’Argentina, che svalutò dopo la crisi speculativa di 10 anni fa, finisce oggi di ripagare i titoli Boden in valore dollaro ai suoi cittadini, a cavallo di una crescita costante decennale. Tuttavia scuole come quella di economia austriaca Ludwig Von Mises citano autori come il filosofo Immanuel Kant o Frédéric Bastiat per sostenere che la svalutazione porterebbe nel breve termine a un boom economico a causa dell’aumento delle esportazioni, ma nel medio-lungo termine a un ristagno a causa dell’aumento del costo delle materie prime e del lavoro per le aziende che ritornerebbero a non esportare. Sarebbe quindi necessaria un’ulteriore svalutazione. In sostanza con il boom delle esportazioni di fatto lo Stato italiano stamperebbe più Lire da “dare” agli acquirenti esteri per comprare beni italiani, il che equivarrebbe a stampare maggiore moneta su modello della Fed. Ma certo il perseverare della crisi attuale con meccanismi sovranazionali ed austerity non può essere sostenuto a lungo dall’economia reale.

SERVIRÀ SVALUTARE, DIMAGRIRE, E RICOSTRUIRE DALLE FONDAMENTA

Come gestire quindi un corretto ritorno alla Lira che alimenti crescita anche nel medio e lungo termine?
Per la verità pare che Nouriel Roubini abbia pian piano cambiato idea. Ogni uomo, dice Hobbes, ha il suo prezzo. Certo che certe giravolte fanno impressione. Non c’è dubbio che il ritorno alla Lira non sarebbe un’impresa facile, bisognerebbe farlo evitando quella spirale di attacchi di panico con l’assalto alle banche per ritirare i depositi, spiegando alla gente che non è la fine del mondo. Sarà inevitabile passare attraverso una svalutazione della nuova moneta, ma a parte i benefici immediati che potrebbe avere per le nostre esportazioni, non è affatto detto che questa si traduca in un insostenibile aumento dell’inflazione. Non si può neppure escludere che per proteggere l’economia interna siano necessarie misure di limitazione alla circolazione di merci e capitali. Inoltre credo si debba pensare a una riforma del settore finanziario, in modo che le risorse vengano dirottate dalla finanza all’economia reale.

SERVE IL RILANCIO DI UNA POLITICA BANCARIA NAZIONALE, AUTONOMA ED AUTOSUFFICIENTE

Uscire dall’Euro non basta se poi le banche continuano a fare attività di speculazione invece che aiutare le imprese in difficoltà. Uscire dall’Euro non basta se la Banca Nazionale continua a essere nelle mani della finanza privata. Occorre quindi come prima cosa superare il divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro, avvenuto all’inizio degli anni Ottanta. La Banca d’Italia dovrà tornare a svolgere il ruolo di acquirente di titoli di Stato eventualmente non assorbiti dal mercato. Insomma il nostro Paese ha bisogno di una politica economica che tenti almeno di accorciare le distanze tra finanza ipertrofica ed economia reale produttiva. Governare questo processo, questo è il compito dei prossimi anni. Ma le forze politiche attualmente in campo sono tutte (senza eccezioni) incapaci di farlo. Stanno solo diligentemente eseguendo i “compiti” che i centri di potere di Bruxelles e Francoforte e – non dimentichiamolo – anche Wall Street hanno loro imposto per difendere la moneta unica. Per Obama anche la semplice uscita della Grecia dall’Eurozona metterebbe a repentaglio la sua rielezione. Ecco perché i Greci almeno fino al 6 Novembre saranno costretti a rimanere nell’Eurozona pagando un prezzo altissimo: la perdita della dignità di un popolo.

MEGLIO UNA FINE SPAVENTOSA CHE UNO SPAVENTO SENZA FINE

Rimanere nell’Euro per i Paesi che sin dall’inizio sono stati indeboliti dalla sua introduzione significa esporsi ad un’agonia fatta di continue perdite e sacrifici, insomma una lenta morte. Noi italiani dovremmo fare la stessa fine dei greci? Non nascondo a me stesso le difficoltà dell’uscita dall’Euro, ma penso che sia “sempre meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine.”

IMPARIAMO DALL’ARGENTINA E DALLA STESSA ISLANDA

( LINK A VIDEO:
http://www.youtube.com/watch?v=BOPS234cjGYhttp://www.youtube.com/watch?v=yr0qwlEcGzM )
Svalutando, l’Argentina tutelò i cittadini e garantì la restituzione dei depositi in dollari entro 10 anni: i Boden che sono stati totalmente ripagati ad oggi. Passando alla Lira, il debito estero lo dovremmo ripagare in Lire (conveniente per noi, ma non per i creditori esteri che avendoci prestato ad es. 100 si vedrebbero restituire 70) o in Euro? Come tutelare i piccoli-medi investitori italiani (es: l’artigiano, il pensionato che ha BOT italiani)? Devo ammettere la mia incompetenza. Proverò a rispondere come posso. Uscendo dall’Euro il debito rimarrebbe in parte (quella parte posseduta dagli investitori stranieri) in Euro e di conseguenza con la svalutazione a cui andrebbe sicuramente incontro la nuova moneta questo comporterebbe un aumento del debito stesso. Proprio per questa ragione penso che una qualche forma di default sarebbe indispensabile. Insomma potremmo decidere di “ripudiare” una parte, cioè quella parte, del debito. Del resto un’esperienza di questo genere in area europea c’è già stata e non mi pare che l’Islanda sia sparita dalla cartina geografica.

I PASSAGGI DA UNA MONETA ALL’ALTRA IMPLICANO SOLO DEI CAMBIAMENTI DI PREZZO

Per quanto poi riguarda i titoli di Stato dei piccoli risparmiatori, questi sono già stati penalizzati dalla speculazione, ma non vedo perché verrebbero danneggiati dalla conversione dall’Euro alla nuova moneta. I titoli saranno semplicemente espressi nella nuova valuta. Quali difficoltà hanno avuto i piccoli risparmiatori nel passaggio dalla Lira all’Euro? Nessuna. Il problema è che andando al bar ed ordinando una tazzina di caffè invece di pagarla 1200 Lire d’improvviso siamo stati costretti a pagarla 70 centesimi (il 40% in più).

L’EURO NON CI AIUTA PER NIENTE AD ESSERE COMPETITIVI

Uno degli spauracchi sventolati dai sostenitori dell’Euro è la presunta impossibilità da parte dell’Italia tornata alla Lira di competere con nazioni come la Cina. Premesso che anche così l’Europa (con livelli di tassazione record come quello italiano) sembra fare ben poco contro un mercato del lavoro non tutelato, basato sullo sfruttamento dei minori e su turni di lavoro di 16 ore, secondo lei quali sarebbero i punti a favore di un ritorno dell’Italia alla Lira?

SE L’EURO CROLLA, CROLLA LA GERMANIA E NON L’ITALIA

Gli stessi punti per cui la Svizzera si tiene il suo Franco e l’Inghilterra la Sterlina, solo per fare due esempi. Non vedo proprio che differenza possa fare Euro o Lira rispetto alle sfide che ci pongono i cinesi. Debbo inoltre constatare che nell’attuale dibattito questo argomento non ha trovato largo credito. L’idea è semmai generalmente che un Paese piccolo fuori dall’Euro potrebbe essere schiacciato da quelli grandi. Il grosso comanda, il piccolo ubbidisce. Ma è proprio quello che succede già ora. Basti pensare alla Grecia. L’essere “piccolo” a volte ha anche vantaggi, quando il piccolo rifiuta di essere colonizzato ed è in grado di rivendicare la propria indipendenza. Tra l’altro c’è da tener presente che il problema della Cina non riguarda direttamente noi, ma semmai la Germania. Infatti se crolla l’Euro, è la Germania a veder compromesse le sue esportazioni. Avvantaggiata dai benefici della moneta unica, la Germania è divenuta l’interlocutrice privilegiata di Pechino. La metà delle esportazioni europee verso la Cina proviene infatti dalla Germania.

IL MOVIMENTO DI DECRESCITA FELICE

Le crisi sono sempre aperture al cambiamento. Nascono nuovi modelli economico-politico-sociali quali quello dell’Institute of New Economic Thinking, con esponenti quali Joe Stiglitz e Mauro Gallegati, che individua il problema dell’Europa nel costo del lavoro diverso tra nazioni e la soluzione in modelli economici basati su cultura, servizi, reddito di cittadinanza (welfare state), redistribuzione degli utili d’impresa; il movimento di decrescita felice di Maurizio Pallante; il Venus Project di Jacque Fresco, basato sulla tecnologia che determina abbondanza per tutti senza impatto ambientale ed estirpazione della scarsità, che in ogni società presente e passata ha portato a conflitti di potere e ricchezza e parallela povertà (NB: ad oggi ¾ del mondo sono poveri). Pensa che la società attuale sia pronta a compiere un salto di questo livello? Come crede insomma che in termini di politiche economiche reali si possa aiutarla a compierlo?

LA CRISI OFFRE L’OCCASIONE PER RIPENSARE AL MODELLO DI SVILUPPO

Non c’è dubbio che la crisi possa anche offrire un’occasione di ripensamento dell’attuale modello di sviluppo. È possibile uscirne compiendo un salto di qualità? Difficile dirlo, anche perché non dobbiamo dimenticare che la crisi globale attuale è anzitutto una crisi di valorizzazione del capitale e non è affatto chiaro come e se possa ripartire un nuovo ciclo di valorizzazione reale del capitale. Come bene aveva già visto Marx.( LINK AD ARTICOLO: http://www.byoblu.com/post/2012/08/14/Dobbiamo-vomitare-tutto.aspx?page=all). La crisi è connaturata al sistema capitalistico, ma ciò a cui noi però oggi assistiamo è il fatto che la crisi sembra essere diventata il modo d’essere del capitalismo.

TORNARE AL LOCALE E CONTRASTARE LA GLOBALIZZAZIONE

Quello che concretamente possiamo fare è contrastare il fenomeno della globalizzazione ritornando al “locale”. Favorire anzitutto capacità produttive locali, rilocalizzare le attività. Un esempio semplice riguarda i generi alimentari: consumare i prodotti delle nostre terre. E poi abbiamo bisogno di una nuova politica energetica che punti decisamente sulle fonti rinnovabili (di cui il nostro Paese è ricchissimo) e sulla geotermia, in modo da ridurre la nostra dipendenza dal petrolio e che favorisca politiche di risparmio energetico.

MEGLIO PUNTARE SULLA DECRESCITA E SULLA FRUGALITÀ

Del resto devo anche dire che nutro seri dubbi sulla “crescita” di cui oggi tanto si parla. “Austerity” e “crescita” mi sembrano due facce della stessa medaglia. Crescita per che cosa? Per ritrovarsi in un paio d’anni nella stessa merda? E se usassimo questa crisi per uscirne con una nuova idea di economia ecocompatibile che non ci spinga solo a produrre e consumare sempre di più e sempre più in fretta? Se vogliamo ragionare sul lungo periodo più che sulla crescita dovremmo puntare sulla “decrescita”, uno sviluppo sostenibile per il pianeta. Dobbiamo cambiare stile di vita, imparare a essere frugali. Per dirla con Hans Jonas: ” Per arrestare il saccheggio, la diminuzione delle specie e l’inquinamento del pianeta in pieno corso, per prevenire l’esaurimento delle sue risorse e persino una fatale variazione di clima provocata dall’uomo è necessaria una nuova “frugalità” nella nostra abitudine di consumo”.

L’ITALIA HA SUBITO UN GRAVISSIMO ATTENTATO SENZA PRECEDENTI, UN COLPO DI STATO FINANZIARIO

Il 25-26 Febbraio scorsi si è tenuto a Rimini, nel silenzio generale di stampa e mass media, un Summit nazionale MMT (Modern Money Theory) promosso in Italia dal giornalista Paolo Barnard, durante il quale i professori Michael Hudson, Stephanie Kelton, Marshall Auerback, William Black e Alain Parguez hanno fatto una singolare panoramica, molto interessante e a tratti spaventosa nella sua drammaticità, su quello che hanno definito essere un “colpo di Stato finanziario” del nostro Paese che sta pian piano portando ad un collasso economico senza precedenti, a meno che appunto non si ritorni alla sovranità monetaria.

IL PAREGGIO DI BILANCIO VISTO COME UNA FARSA

Dal canto suo come vede questa scuola di pensiero che ha contribuito a risanare l’Argentina e vanta come principi fondamentali, tra gli altri, il potere esclusivo di emettere valuta e le relative leggi in materia fiscale, l’aumento della domanda anziché la deregolamentazione per una politica sociale che miri alla piena occupazione e alla creazione di reddito per le famiglie e le imprese incentivando e NON tagliando la spesa pubblica, l’idea del debito come un qualcosa di logico ed indispensabile in un contesto in cui il pareggio di bilancio è visto come una farsa?

IL TENTATIVO KEYNESIANO NON PARE ADEGUATO ALLA SITUAZIONE

Devo ammettere che non so rispondere a questa domanda. La Modern Money Theory, che tra l’altro organizzerà alcuni importanti incontri a Rimini e Cagliari nel mese di Ottobre, è una scuola di pensiero che mi sembra cerchi di far valere nel nostro tempo una politica economica di tipo keynesiano e dunque di sostegno alla domanda interna, di ricerca del raggiungimento della piena occupazione e di redistribuzione dei redditi.Politiche espansive basate su forti interventi pubblici, che inevitabilmente comportano aumento di spesa per gli Stati. Negli anni seguiti alla fine della Seconda Guerra Mondiale questo ha funzionato. Può ancora funzionare questo oggi per il nostro Paese? Non lo so. La mia impressione è che la crisi attuale sia più complessa delle teorie che cercano di interpretarla.

COME VEDE IL NUOVO ORDINE MONDIALE?

Riagganciandoci all’informazione distorta che Tv e giornali offrono quotidianamente sull’attuale situazione economica e sociale a livello mondiale, a seguito della scomparsa degli Stati sovrani che vantavano le proprie radici nella democrazia e nel Parlamento, (ad oggi di fatto esautorati dalle direttive comunitarie europee), ed in considerazione della crescente perdita di fiducia nello Stato da parte dei cittadini, come vede la crisi sotto una chiave di lettura più maliziosa e diffidente? Nello specifico, che idea si è fatto del così detto Nuovo Ordine Mondiale?

PIÙ DISORDINE CHE ORDINE, CON UNA MONETA UNITARIA VANTAGGIOSA PER POCHI

Più che un nuovo ordine mondiale vedo un crescente disordine. Finita l’epoca della divisione in due blocchi, l’America è rimasta dominante. Ma nuove realtà si sono imposte nella storia: in particolare la Cina e l’India. L’Europa unita politicamente avrebbe potuto giocare un ruolo in questa nuova divisione della Terra, ma questa entità non è mai esistita. Ad unire 17 paesi è stata una moneta che alla fine si è rilevata vantaggiosa solo per pochi.

IL CONTROLLO DELLE VARIABILI FONDAMENTALI AFFIDATO AI BANCHIERI

Con l’Euro si è tolto agli Stati nazionali il controllo su alcune variabili fondamentali della politica economica (moneta, tasso di conversione, tasso di sconto) per affidarlo ad un gruppo di banchieri, ma la crisi attuale ha paradossalmente finito per rivitalizzare gli Stati. Questo spiega il ritorno alle identità nazionali e la richiesta di recupero della propria sovranità monetaria. Corsi e ricorsi: gli Stati nazionali che sembravano ormai finiti sono stati rianimati da un’Europa che – come appare sempre più evidente – è un’Europa di banchieri in cui i cittadini non si riconoscono più.

IMPRESE COSTRETTE AD EMIGRARE PER SOPRAVVIVERE

In un sistema in cui ormai la democrazia pare appunto sospesa, in cui le nostre aziende chiudono se non vengono trasferite selvaggiamente all’estero, un periodo in cui i leader politici sembrano non essere più interessati all’economia reale, e le banche commerciali risultano essere più tutelate di ogni singolo risparmiatore se non addirittura dello Stato stesso, come inquadra l’ipotesi che il Governo, non disponendo dei mezzi necessari per garantire il proprio debito, si veda “costretto” a svendere il nostro patrimonio storico-culturale a favore di una finanza che indegnamente si appropria del dominio pubblico?

SERVIREBBE UNA NUOVA RESISTENZA

( LINK AD ARTICOLO:
http://www.byoblu.com/post/2012/05/17/Uno-spavento-senza-fine.aspx )
Questo governo è nato “con un colpo di stato sobrio” guidato da Re Giorgio. Per l’amor di Dio, tutto è avvenuto nel rispetto della legalità, come nel rispetto della legalità è avvenuta la modifica della Costituzione ad opera del Parlamento con l’introduzione dell’obbligo di pareggio di bilancio. Mi viene in mente un romanzo di Brecht in cui alla fine il capo dei gangsters comanda ai suoi seguaci: “il lavoro deve essere legale”. La svendita del patrimonio pubblico è solo la ciliegina sulla torta. Del resto ci si può chiedere chi mai abbia oggi i soldi per comprare. Diciamolo con franchezza, il Parlamento e il Governo italiani sono andati persino al di là delle previsioni di Marx, non sono più i comitati d’affari della borghesia nazionale, prendono ordini dal potere sovranazionale di Bruxelles e Berlino e li eseguono. Ci vorrebbe una nuova Resistenza!

LA FREGATURA DEL MES, O DECRETO SALVA STATI

Di recente, sempre nel silenzio generale, è stato firmato il nuovo trattato Europeo, l’ESM. Cosa ne pensa di questa imposizione sovranazionale che di fatto riduce ulteriormente la nostra Costituzione incatenandoci per così dire ad un servilismo ossequioso nei confronti di un’Europa a cui facciamo solo comodo? Con il fiscal compact e con l’ESM (o MES, vale a dire il cosiddetto Fondo Salva Stati) si cerca di diminuire il debito pubblico facendolo pagare ai cittadini. Facciamolo invece pagare a chi ha generato questo debito: poteri forti, lobbies finanziarie, banchieri, speculatori. Il nostro Parlamento, ormai uno strumento che serve solo a ratificare decisioni già prese dal Governo dei banchieri guidato da Mario Monti, ha già approvato tutto. Il MES tuttavia è ancora appeso alle decisioni della Corte Costituzionale tedesca, ma è abbastanza improbabile che la Corte lo ritenga incostituzionale. Comunque la cosa la dice lunga su chi comanda l’Europa oggi e sul ruolo che ci è stato riservato.

UN DEMONIACO CONTRIBUTO DI 125 MILIARDI DI EURO DA PAGARE

In pratica con il MES noi ci indebitiamo ulteriormente (l’Italia dovrà contribuire complessivamente con 125 miliardi di Euro) e lo facciamo affinché, qualora se ne presentasse la necessità, l’organizzazione intergovernativa che dovrà gestire il MES (dotata di un potere immenso e non sottoposta ad alcun controllo democratico) ci possa prestare a chissà quali tassi d’interesse un po’ di quello che abbiamo versato. Dal momento che per pagare la prima tranche del versamento dovremo fare dei debiti, quel meccanismo non farà che indebitarci ulteriormente. E’ lo strozzinaggio perpetuo. Il trattato che ha istituito il fondo è costruito in modo tale da permettere allo strozzino di fare qualsiasi cosa senza essere mai chiamato in giudizio per quello che fa. Un tassello importante per la dittatura europea sui popoli, i quali saranno costretti a subire politiche di austerity sempre più rigide non già per rilanciare lo sviluppo, ma per pagare il Fondo Salva Stati. C’è qualcosa d’inspiegabile, di demoniaco, in quello che sta succedendo.

USCIRE DALL’EUROZONA PER PORRE FINE AL MASSACRO DELL’ITALIA

Alla luce di quanto emerso dalle risposte precedenti, se dovesse darci la Sua ricetta di base per l’uscita dell’Italia dalla crisi, cosa ci direbbe? È mia moglie che cucina benissimo, mentre io non ho nessuna ricetta da proporre. Scherzi a parte. L’uscita dall’Eurozona non è certo la soluzione di tutti i nostri guai, ma è una condizione necessaria per porre fine al massacro del popolo italiano, dopo avere assistito al massacro di quello greco.

NON C’È RIVOLUZIONE SENZA TEORIA

(LINK AD ARTICOLI:
http://www.byoblu.com/post/2012/09/06/Usciamo-allo-scoperto!.aspxhttp://www.byoblu.com/post/2012/07/28/Uscire-dallEuropa-si-puo!-Ecco-come.aspx?page=all)
Ma, ovviamente, l’Italia ha bisogno di altro. Anzitutto di una nuova classe dirigente. Dopo Mani Pulite abbiamo bisogno di un Parlamento Pulito. Tra pochi mesi due calvi si contenderanno l’uso del pettine, il pettine siamo tutti noi, ma soprattutto voi, giovani, avete una grande possibilità, quella di dare il pettine a chi ancora i capelli li ha. Come? Facendo sì che quel vostro movimento di opposizione che già esiste nel Paese, il Movimento Cinque Stelle, prenda posizione chiara ed esplicita sull’Euro in vista delle prossime elezioni politiche. Altrimenti il rischio è che quel movimento di lotta anti-sistema venga utilizzato come valvola di sfogo del sistema stesso. Insomma, da vecchio professore quale sono, consentitemi di dire: non c’è rivoluzione senza teoria. La rivoluzione della rete, l’idea di una democrazia diretta telematica può essere una grande risorsa per il futuro, ma ci vuole anche un programma contingente.

UN GRAZIE AL PROFESSOR PAOLO BECCHI

Un’ultima cosa, perché ho accettato questa intervista, rifiutandone molte altre? Perché ho sentito la voce candida e pura di una ragazza che me lo ha chiesto. Quello a cui andiamo incontro sarà inevitabilmente uno scontro generazionale, tra padri e figli. I padri con l’approvazione del fiscal compact e del MES, hanno abbandonato i loro figli a un futuro di infelicità e di miseria. Non dovevamo farlo, ma avevamo il diritto di farlo. Parole che infondono coraggio. Il futuro non ce lo possono togliere, come non ci possono negare la voglia di fare e la fiducia nei nostri progetti. Aggiungere altro sarebbe superfluo e ci limitiamo quindi a ringraziare il Professor Paolo Becchi per la sincera collaborazione

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BERSANI E LA GUERRA AL CONTANTE  Maurizio Blondet, gennaio 2011)

(www.effedieffe.com/index.phpoption=com_content&view=article&id=219625:bersani-fara-la-guerra-al-contante-opponiamoci&catid=83:free&Itemid=100021)

LE BANCHE SVEDESI CONTRO L’USO DI BANCONOTE E MONETE

Dall’estate le banche svedesi hanno messo in atto la più determinata offensiva ai pagamenti in contanti. Coadiuvate dalla rete di banda larga più avanzata del mondo e sotto la regia della Banca Centrale, Riksbank, tre delle quattro maggiori banche del Paese, ossia 530 delle 780 filiali, non accettano banconote in pagamento né pagano in contanti. Ormai 200 su 300 uffici della Nordea Bank, e tre quarti degli sportelli della Swedbank, fanno solo transazioni elettroniche. «Stiamo attivamente riducendo il contante nella società», vanta Peter Borsos, portavoce della Swedbank. I motivi proclamati dalla propaganda sono quelli che già conosciamo: non già che alle banche conviene prelevare una commissione da ogni transazione, questo no; i pagamenti elettronici sono più sicuri, riducono il pericolo di furti e rapine, e soprattutto – per toccare la corda «verde» della popolazione – «il trasporto del denaro su automezzi blindati produce centinaia di tonnellate di gas-serra. Noi soli della Swedbank emettiamo 700 tonnellate di biossido di carbonio per questo, con un costo per la società di 11 miliardi l’anno». Orrore, orrore.

LA POPOLAZIONE SVEDESE NON SEMBRA ABBOCCARE ALLE PROMESSE DELLA CASHLESS SOCIETY

Come resistere al richiamo alla responsabilità ecologista? Ristoranti di sushi ad Uppsala sono passati di botto al «no contanti». Le chiese luterane (sempre all’avanguardia del politicamente corretto) hanno approntato all’entrata impianti per raccogliere offerte ed elemosine, i kollektomat. Ma la cittadinanza, benché storicamente ligia, progressista e disciplinata, non sembra abboccare alle meravigliose promesse della «cashless society». L’anno scorso il valore delle transazioni in contanti è stato di 99 miliardi di krona, solo lievemente inferiore rispetto a un decennio prima.

LA GENTE CONTINUA GIUSTAMENTE A PRETENDERE BANCONOTE E LIBERTÀ DI GUADAGNARE E DI SPENDERE SENZA CONTROLLI, SPIONI E FICCANASO STATALI

I piccoli negozi continuano ad accettare pagamenti in contanti tra un terzo e la metà dei casi. Un’indagine sulla soddisfazione dei clienti delle banche condotto dallo «Swedish Quality Index» ha mostrato che i clienti sono, appunto, poco soddisfatti di quelle banche che praticano il «niente contanti».
Il guaio è che il passaggio al «niente contanti» non è stato reso obbligatorio, e il più grande istituto bancario del Paese, Handelsbanken, s’è dissociato dall’iniziativa, «vediamo arrivare clienti da altre banche», dichiara Kai Jokitulppo, il capo dei servizi privati del grande gruppo bancario. «Finché i nostri clienti chiedono banconote, è nostro compito, come banca, fornirle». Le 461 filiali della Handelbanken trattano banconote, tranne una decina, e la banca si propone di continuare a farlo nel 2013».

E’ UNA QUESTIONE DI LIBERTA’

La Svezia è all’avanguardia delle sperimentazioni sociali di marca «progressista»; negli anni ‘90 provò la legalizzazione degli stupefacenti, per poi tornare indietro quando l’esperimento rivelò un aumento disastroso del consumo tra i giovanissimi; il progressismo svedese non giunge fino all’accecamento ideologico. Per questo l’esperimento «no-cash» in corso è da seguire con attenzione. Perché certamente il prossimo governo Bersani-PD, con o senza Mario Monti, imporrà anche agli italiani fiere limitazioni all’uso del contante; più di quanto abbia già fatto Monti vietando i pagamenti oltre mille euro. Del resto, il «Contrasto all’uso del contante» è già scritto nella finanziaria di Monti, orwellianamente ridenominata «Decreto Salva Italia».

MARIO MONTI E LA SUPER-CORROTTA BANCA DEI COMPAGNI

La convergenza d’interessi fra le grandi banche, il professore e il Partito a questo fine sono patenti. Basti ricordare che il presidente dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, ha recentemente chiamato il contrasto al contante annunciato da Monti «una battaglia di civiltà». E chi è il presidente dell’ABI? Lo sapete: il compagno Giuseppe Mussari, già capo supremo del Monte dei Paschi di Siena. La banca dei compagni, che lui e loro hanno mandato in rovina utilizzandola come vaso della marmellata per le loro clientele, e che Mario Monti ha salvato in molti modi. Prima, esentando Montepaschi dal pagamento degli interessi che doveva sui Tremonti Bond, i 2 miliardi di euro che aveva ottenuto in prestito dallo Stato (e non ancora rimborsati), circa 200 milioni che grazie a Monti noi contribuenti non rivedremo più. Tassati per arricchire i banchieri.

4 MILIARDI DI IMU PASSATI NELLE TASCHE BUCATE DEL MONTEPASCHI

Non è bastato. In bancarotta, Montepaschi avrebbe dovuto rivolgersi al «mercato» per raccogliere 4 miliardi di fondi. Ma così facendo, le azioni in mano ai compagni del direttivo PD che possiedono la banca, si sarebbero diluiti, e il PD avrebbe perso il controllo assoluto della sua vacca da latte. Ma il «liberismo di mercato» ha incontrato un limite in questo caso. Il governo Monti ha versato a Montepaschi i 4 miliardi che gli servivano: come ha notato sarcastico Tremonti, è l’intero gettito dell’Imu sulla prima casa. Invece di impiegarlo per i tanti pressanti bisogni del Paese, dalla riduzione del debito alle pensioni degli esodati (ridotti in quello stato dalla Fornero), il governo «tecnico» ha semplicemente girato l’introito fiscale della patrimoniale alla banca dei rossi. Che è un buco nero da cui nulla sarà più restituito.

LA VERGOGNOSA SPOLIAZIONE DEL CETO MEDIO

Da qui si capisce che Bersani e il suo governo comunista, e i banchieri, abbiano il medesimo interesse all’abolizione del contante nelle transazioni, come ne hanno all’imposizione di una più feroce patrimoniale sui piccoli patrimoni visibili (immobili, conti bancari) per girarla ai grandi patrimoni finanziari dissestati. A questa spoliazione del ceto medio il PD porterà tutto il know-how propagandistico-incitante che ha affinato nei decenni in cui si chiamava PCI e dipendeva dall’URSS. «Lotta all’evasione», «colpire le grandi fortune», tutto ciò che invelenisce l’invidia sociale (molla primaria dell’elettorato di sinistra) sono i motivi che notoriamente vengono agitati.

DEMONIZZAZIONE DEL DANARO CONTANTE E DI CHI SE NE SERVE PER BISOGNI ESSENZIALI

Quando la sinistra sarà al potere, preso possesso di tutti i mezzi televisivi di propaganda (pardon, «informazione») di Stato, la demonizzazione del contante – e di chi lo usa – diverrà assordante.
Non si potrà più ribattere che il contante come mezzo di evasione conta poco, e solo il piccolo «nero» dei meccanici e degli idraulici, ma che il governo lascia impunita la grande evasione fiscale fatta per i loro clienti privilegiati, o per se stesse, dalle banche; sarete bollati come complici dell’evasione, gente che «non ama la nostra Costituzione». Provate a dire che il ministro Passera è indagato per una evasione miliardaria fatta quando era capintesta di Intesa, e fatta a forza di transazioni elettroniche all’estero, ciò che dimostra che l’evasione riesce meglio senza contanti. Passera indagato per frode fiscale. In quali mani siamo finiti!

HSBC E BUNDESBANK TRA LE BANCHE IPOCRITE

Il titano bancario anglo-americano HSBC è stato trovato colpevole (ancorché non processato, «per non destabilizzare il sistema») di aver riciclato almeno 7 miliardi di dollari dal cartello dei narcos messicani: ossia ha trasformato vagonate di contanti sporchi in bit elettronici candidi e profumati. Delitto che un divieto dell’uso del contante non avrebbe certo ostacolato. Persino la Bundesbank, ed è tutto dire, ha smentito i miti demonizzanti sull’uso del contante («insicuro, costoso, inquinante, pericoloso») in un recente seminario, riscoprendo l’acqua calda, cioè che «il pagamento in contanti è il più naturale» (e infatti in Germania l’80% degli acquisti avviene in contanti).

BERSANI E LA GUERRA AL CONTANTE, CON LA BENEDIZIONE DI PRODI

Ma tutte le obiezioni saranno inutili: il governo Bersani scatenerà la guerra al contante, indurirà la campagna già lanciata da Monti. Lo farà per molti motivi. Uno, perché questo è uno dei cavalli di battaglia ideologici delle sinistre, come le «nozze gay», e bisogna accontentare settori estremi, come la Gabanelli che hanno proposto di tassare l’uso del contante (perché già, occorre renderlo costoso come l’uso delle carte di credito: le banche lo chiedono).

COOPERATIVE ROSSE SIGNIFICA POLIPI DAI TENTACOLI ENORMI

Il secondo motivo attiene al fatto che il PD è il nucleo di grossi e concreti interessi, che «naturalmente» convergono con quelli dei banchieri. Chi crede Bersani «una brava» persona perché ha una faccia così e l’accento emiliano, tende a dimenticare che è il rappresentante e l’agente dei conglomerati d’affari detti Cooperative Rosse: polipi con tentacoli grossi e idrovori dappertutto, nella grande distribuzione come nella banche, nelle assicurazioni come nelle grandi opere e nei «servizi» sanitari.

UNA BECERA SINISTRA CAMPIONESSA IN EVASIONE FISCALE CHE PRETENDE DI DARE LEZIONI MORALI AL POPOLO ITALIANO

Tra parentesi, le COOP sono dei campioni di evasione fiscale: «legale», ovviamente, perché profittano di agevolazioni nate nel tempo in cui «cooperativa» voleva dire un gruppo di operai poveri e solidali, mica Unipol, Ipercoop e CMC. È interesse del PD sviare l’attenzione verso gli idraulici che fanno il nero. Finché siamo in tempo, opponiamoci. Converrà ricordare i motivi profondi per cui il sistema bancario vuole ad ogni costo abolire il contante. Ovviamente, nei miliardi di pagamenti in contanti le banche non ci guadagnano nulla, e vogliono trovare il modo di annullare questo «scandalo», vogliono estrarre la loro commissione dal caffè e cornetto mattutino, incettare il loro tributo dalla corsa in taxi e dalle verdure che compriamo al fruttivendolo.

LE BANCHE SONO SENZA CONTANTI IN QUESTA CASHLESS SOCIETY

Ma questo è solo il motivo più evidente. Molto più importante è il seguente. Imponendo la «cashless society», le banche si liberano del loro incubo secolare: la corsa agli sportelli. Le banche non hanno veramente in cassa i soldi che avete dato loro in deposito. Li hanno impegnati dieci o venti volte il loro valore, in «investimenti» vari e lucrano gli interessi su questa moneta fittizia. Il gioco regge perché la gente non conosce questo fatto – la frode fondamentale del credito frazionale – e crede che i suoi depositi «siano al sicuro in banca». Ma basta che spaventata da qualche crack la massa dei risparmiatori si presenti agli sportelli a reclamare i suoi depositi, e scopre che essi non ci sono più. Che la banca non ha nemmeno l’obbligo di restituirli, essendone diventata per il codice civile, la proprietaria. Ma la corsa agli sportelli rivela la frode fondamentale e scuote la cosiddetta «fiducia» nel sistema, in modo permanente.

TU PORTI CONTANTI E LA BANCA TI RIPAGA CON BIT ELETTRONICI

Nella cashless society, il problema è risolto. La banca può mancare di banconote in cassa, ma non è mai a corto di bit elettronici. Volete 10 mila euro? Oggi, chiamano il direttore, ti dicono che «è vietato», e se proprio insisti, ti dicono di passare «fra cinque giorni». Domani: pronti, i 10 mila euro sono già versati nel vostro borsellino virtuale, che può essere anche il vostro smartphone.
E qui si apre un altro grande business, in rapido sviluppo. Voi umani non siete capaci di vedere quei 10 mila euro in bit sul vostro smartphone. Ma li «vedono» le migliaia di sensori di cui presto saranno sparse le città, dai cartelloni pubblicitari alle entrate dei negozi: e faranno a gara per farveli spendere.

UN CONTROLLO FURIBONDO ED ESASPERATO

Passate accanto a un ristorante? Un SMS vi trilla: «Amico entra! Oggi lasagne al pesto, cima genovese e tiramisù alla pera!». Un manifesto della Toyota vi «sente», scruta il vostro borsellino, e vi invita all’acquisto dell’ultima utilitaria a «9.990 euro TAEG Zero». Qualunque entità economica o poliziesca vi segue passo passo, conoscendo perfettamente la vostra identità, la vostra posizione geografica, la vostra possibilità economica e la capienza del vostro protafoglio in bit.

SARA’ UN GIOCHINO PER I BORSAIOLI ELETTRONICI

Non ci credete? È l’esperimento in corso a Tokio, dove esistono già 650 mila carte (Edy Cards, le chiamano) che possono essere lette da sensori a distanza, WiFi. Queste carte hanno una inquietante caratteristica: che non c’è bisogno di strisciarle in una macchinetta, né di digitare un pin o una password per effettuare il pagamento. Ciò ha un vantaggio: salite in metropolitana, e il prezzo del biglietto vi viene detratto dal vostro smartphone automaticamente dal sensore appena passate la bussola girevole. Ciò ha anche uno svantaggio enorme: un buon gruppo di hacker può svuotarvi il borsellino elettronico senza che voi ve ne accorgiate. Nasce il borsaiolo elettronico, con la mano più leggera che si possa immaginare. Ecco il punto da tener presente quando la banca vi dice che il contante è esposto a furti e rapine, quindi non è sicuro. Coi bit, la banca si libera da questo rischio, e lo accolla a voi. Come fa sempre, del resto.

CI SONO ANCHE LE CARTE DI CREDITO SOTTOPELLE

Naturalmente al termine di questo «progresso» ci sono i chips RFID impiantati sottopelle, che fanno di voi un essere di cui chiunque lo voglia, e ne abbia i mezzi tecnici, saprà tutto di voi. Saremo alla società descritta dall’Apocalisse 13, in cui l’Anticristo o il suo portavoce «obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e gli schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome». Numero che, come sapete, è 666.

TUTTI NELLE MANI DELLA MONTIANA GOLDMAN SACHS

Sarete perfettamente trasparenti al potere, bancario o statale che sia (sempre più i due poteri coincidono, essendo ex funzionari di Goldman Sachs a governare in Occidente). È ciò che pretendono, del resto, i virtuosi cittadini che militano soprattutto a sinistra, gli innocenti, i puri angeli che proclamano: «Mi intercettino pure, non ho niente da nascondere, IO».

LA LIBERTÀ INDIVIDUALE SOTTO I TACCHI

Questi innocenti creano il clima, in cui chi non vuole essere intercettato al telefono o nella e-mail, viene bollato come sospetto, e oggetto di indagini poliziesche o tributarie. Una società in cui non sarà più possibile difendere il principio: «Non è affar vostro sapere come spendo i miei soldi, una volta che li ho guadagnati onestamente», perché ciò sarà visto come potenzialmente delinquenziale. Dove, cioè, è sospetto l’esercizio della volontà individuale – altro nome della libertà. La tecnologia fornisce i mezzi a questa società della trasparenza assoluta, voluta dagli «innocenti» fra noi. Una società di dossier, dove si accumuleranno i dati imbarazzanti per voi: quel giorno in cui siete andati fuori porta con l’amante invece che con la moglie, quel giorno in cui vi siete fatti visitare da uno specialista di un genere di malattie che non volete divulgare, eccetera, eccetera. Il «magistrato» Ingroia e la procura di Palermo si volevano tenere care le intercettazioni telefoniche tra Napolitano e Manini; eppure dicevano che in queste non si configurava alcun reato: e allora perché tenerle, se non per ricattare?

LA SOCIETÀ DELLA SORVEGLIANZA

Una società senza contanti è una società della sorveglianza totale e più intrusiva: via satellite, fibre ottiche, sensori e chips, sarete sempre allo scoperto. Nel romanzo 1984, il protagonista Winston poteva almeno sottrarsi allo sguardo del Grande Fratello dietro una nicchia del muro; qui, nessuna nicchia.
E qui veniamo al motivo più fondamentale per cui personalmente, benché non abbia «nero» da proteggere, sento un pericolo estremo nella cashless society: che in essa, nessun oppositore politico può più esistere.

QUESTA GENTE È OLTREMODO PERICOLOSA

Se disturbi il potere vigente, esso ti neutralizza in silenzio, senza spararti per la strada né arrestarti di notte; ti condanna senza processo e senza appello. Senza che nessuno lo sappia. Togliendoti i bit-denaro. Il monitor del Bancomat ti risponde: «Carta di credito non riconosciuta», e tu sei un paria. A poche ore dal prossimo pasto che non potrai consumare, alla fame che piega ogni velleità di resistenza. Nemmeno potrai più chiedere l’elemosina di un panino, o il prestito di un amico. Non avrai nemmeno i soldi elettronici per comprare un biglietto e saltare sul primo treno per la Svizzera, rifugio di perseguitati (se hai da mantenerti): Addio Lugano bella, mai più ti rivedrò.

QUESTA NON È SINISTRA MA ULTRA-DESTRA STALINIANA, SORVEGLIATRICE E CAMUFFATA DI OPERAISMO

Ora capite meglio la strana convergenza di interessi ed intese per cui il governo Bersani, in accordo con il tecnico Monti, e il sistema bancario, vuole abolire il contante. Non è solo che «la sinistra fa sempre il gioco del grande capitale, a volte perfino senza saperlo» (Spengler). È che vuole sorvegliarti. Vuole controllare cosa fai, come eserciti la tua privata volontà (altresì detta libertà), che il Partito trova indebita e illegittima. La sorveglianza totale è la sua passione e la sua ossessione; è nel suo DNA fin dai tempi in cui i comunisti non fingevano di essere altro che comunisti sovietici. Loro devono sapere tutto di te, tu non saprai nulla di loro: banchieri o partitanti, è lo stesso.

VORREBBERO TENERCI IN PUGNO, CONTROLLARE LA NOSTRA VITA ED ESPROPRIARE OGNI NOSTRO RISPARMIO

La società della trasparenza globale è a senso unico. Senza contanti, il Partito – e la Banca, o la banca-partito – ti tiene in pugno. Te e me, tutti noi. Se la prospettiva non vi piace, vi invito ad aderire all’iniziativa Contante Libero, una raccolta di firme in favore dell’uso e della circolazione del denaro contante, dunque per impedire alle banche e al governo di controllare la nostra vita e espropriare la nostra ricchezza, non solo materiale. Il manifesto dell’iniziativa si trova qui: Manifesto per il contante libero. Più in breve, 10 Punti per Il Contante Libero: 10 punti per il contante libero.

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RICORDIAMO CHI E’ VERAMENTE IL SIGNOR ROMANO PRODI

COMPLICITÀ TRA PRODI E DE BENEDETTI A PARTIRE DAL 1982

La ‘complicità’ (lo affermerà la stessa Magistratura) tra Romano Prodi e Carlo De Benedetti inizia nel luglio 1982, quando Prodi viene nominato presidente dell’IRI, il più grande ente economico dello Stato, in casa del suo storico compare Carlo De Benedetti (proprietario del gruppo Repubblica ed Espresso e di altre 30 riviste/quotidiani/settimanali/mensili in tutta Italia), nel caso di Repubblica addirittura De Benedetti ne è l’unico editorialista, quindi gli articoli se li scrive lui stesso (ci immaginiamo l’obiettività).

CANALIZZATORE DI ENTI PUBBLICI VERSO IL SUO ALLEATO STORICO

L’attività di Prodi dal 1982 al 2007 è stata concentrata principalmente in un solo unico compito, quello di svendere (o regalare) tutti gli enti pubblici dello Stato al suo alleato Carlo De Benedetti a un prezzo irrisorio con bandi truccati. De Benedetti, dal canto suo, si è poi puntualmente affrettato a rivendere immediatamente tali società al loro reale valore di mercato (di solito 20 volte il loro prezzo d’acquisto) a gruppi stranieri (o addirittura allo Stato stesso, che li ricomprava a prezzi folli), realizzando guadagni incalcolabili a danno degli italiani.

CONFLITTO DI INTERESSI, REGALI ALLA FIAT E 170 NOMINE FASULLE

Prodi, per 7 anni guidò l’ IRI dello Stato, concedendo tra l’altro incarichi miliardari alla sua società di consulenza “Nomisma”, con un evidente conflitto di interessi. Al termine di questi 7 anni il patrimonio dell’ IRI risultò dimezzato per la cessione di importanti gruppi quali Alfa Romeo e FIAT, dalla quale prese grosse somme di denaro in tangenti per la Nomisma, passando da 3.959 a 2.102 miliardi. La Ford aveva offerto 2.000 miliardi in contanti per l’Alfa Romeo, ma Prodi la regalò alla FIAT per soli 1000 miliardi a rate. Egli nel frattempo lottizzò ben 170 nomine dei quali ben 93 diessini.

DEMOLITORE IMPAREGGIABILE DEL PATRIMONIO ECONOMICO ITALIANO

Le privatizzazioni dell’IRI fatte da Romano Prodi sono state delle vere e proprie svendite del patrimonio economico italiano a gruppi privati della Sinistra (De Benedetti, Coop Rosse) complici del professore, anche se “svendere” un ente pubblico a un decimo del suo valore quando ci sono altri gruppi privati che offrono il doppio, più che una “svendita” è un regalo, o per essere ancora più precisi è una serie incredibile di furti colossali a danno dello Stato e degli italiani perpetrata impunemente per anni.

CIFRE IMPRESSIONANTI

Giocando sulle parole e sull’interpretazione dello statuto dell’Ente, Romano Prodi vantò utili inverosimili (12 miliardi e 400 milioni nel 1985). La Corte dei Conti, magistratura di sorveglianza, portò alla luce l’enorme falso in bilancio di Prodi: «Il complessivo risultato di gestione dell’Istituto IRI per il 1985, cui concorrono sia il saldo del conto profitti e perdite sia gli utili e le perdite di natura patrimoniale, corrisponde a una perdita di 980,2 miliardi, che si raffronta a quella di 2.737 miliardi consuntivata nel 1984». La Corte, inoltre, segnalava che le perdite nette nel 1985 erano assommate a 1.203 miliardi contro i 2.347 miliardi del 1984.

REALIZZATORE DI PERDITE STRATOSFERICHE

Romano Prodi, davanti alle folle dei suoi fan (si sa, l’Italia non scarseggia in quanto a coglioni) tutt’oggi si vanta tantissimo che durante i suoi 7 anni alla presidenza dell’ IRI riuscì a far guadagnare utili stratosferici. La verità, come chiarito dalla Corte dei Conti, è che invece di utili stratosferici realizzo perdite stratosferiche, regalando il patrimonio dello Stato e degli Italiani ai suoi amici della Sinistra. Prodi uscì indenne dai processi perché le aziende erano S.P.A. di diritto privato e quindi i dirigenti non erano qualificati come pubblici ufficiali. Mani Pulite cambierà anche questo, per cui le società controllate da enti pubblici sarebbero state considerate tutte operanti nell’interesse pubblico, con le relative conseguenze per gli amministratori.

L’ITALIA STA PAGANDO ANCHE QUESTO, E SOPRATTUTTO QUESTO

La conferma di tutto questo si trova nell’indebitamento dell’Istituto, salito dal 1982 al 1989 da 7.349 a 20.873 miliardi (+184 per cento), e quello del gruppo IRI da 34.948 a 45.672 (+30 per cento). Perdite stratosferiche appunto. Lo stesso D’Alema, intervistato da Biagi in televisione, affermò che Romano Prodi, da lui scelto per guidare la coalizione contro Berlusconi, era un «uomo competente» perché quando lasciò l’IRI nel 1989 il bilancio dava un «più 981 miliardi». Fu facile confutare queste affermazioni, facendogli notare che la cifra reale, tenendo contro delle perdite siderurgiche transitate soltanto nel conto patrimoniale, era di «meno» 2.416 miliardi. Il buco reale non fu mai contestato dai diretti interessati.

ABILITÀ DEL RAGIONIER PRODI NEL PRENDERE IL SOLDO STATALE A TASSO ZERO, E NEL REGALARE LA SME ALLA BUITONI
La vera abilità di Romano Prodi è sempre stata di riuscire a prendere soldi dallo Stato a costo zero. La conferma ci viene da un articolo di Paolo Cirino Pomicino, nel quale rileva che dei 28.500 miliardi erogati dallo Stato a titolo di fondo di dotazione dalla data di nascita dell’IRI, Romano Prodi ne ottenne ben 17.500! Nel 1986, Romano Prodi, con un contrattino di appena 4 paginette (anziché centinaia come normalmente si fa) a trattativa privata, svendette il più grande gruppo alimentare dello Stato, la SME, alla Buitoni del suo amicone Carlo De Benedetti per soli 393 miliardi. La SME, già nelle casse aveva più di 600 miliardi di denaro liquido, ma il suo valore globale era di 3.100 miliardi.

NESSUN TRIBUNALE È STATO MAI CAPACE DI INCASTRARLO

A Prodi e De Benedetti fu dato torto in primo grado, in Corte d’appello e in Cassazione da ben 15 magistrati, all’unanimità. Il magistrato Saverio Borrelli del pool Mani Pulite di Milano, 6 anni dopo, incriminerà invece penalmente Silvio Berlusconi, per aver impedito (insieme a Ferrero e Barilla con una pubblica offerta d’acquisto enormemente superiore rispetto a quella di De Benedetti) l’ennesima svendita di Romano Prodi: la SME (un regalo di 3100 miliardi dello Stato) a Carlo De Benedetti, nonostante a questi due compari fosse stato dato torto in tutti e 3 i gradi di giudizio dal Tribunale di Roma e dal TAR del Lazio e nonostante Berlusconi e gli altri imprenditori non ci avessero guadagnato alla fine nulla.

NEL GIRO DI UNA GIORNATA IL PRESIDENTE SCALFARO (ALTRO BUONO!) GLI CANCELLÒ TUTTI I CRIMINI

Come presidente dell’IRI, svendette anche la Italgel alla Unilever, essendo contemporaneamente consulente di quest’ultima, nonostante quindi un conflitto di interessi evidente. Se l’IRI era, come in realtà era, un covo di corruzione senza limiti sarebbe stata giusto arrestare e processare Prodi, che la presiedette per 7 anni e non solo chi (Nobile) lo fece per soli 17 mesi. Durante Tangentopoli, Di Pietro stava per arrestare Prodi, ma lui se ne andò dritto a piangere (nel vero senso della parola) da Mancuso e dal presidente della Repubblica Scalfaro, il quale, come presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, riuscì a non farlo incriminare. Tutto in un giorno.

DIFENSORE DEI BANCHIERI-TRUFFATORI NEL CASO PARMALAT

Durante il suo Governo nel 1996 regalò 5.000 miliardi alla Fiat per fare una rottamazione. Durante i fallimenti Parmalat e Cirio, Prodi difese i banchieri che truffarono i risparmiatori e loro ricambiarono il favore con i loro giornali schierati. I PM dovrebbero usare lo stesso metro, lo stesso zelo sia con Fiorani che con Consorte; o, almeno, sullo stesso Fiorani credergli sempre o mai. Anche quando dice, e Boni conferma, d’aver dato 750 mila euro Palenzona (Margherita), che sono 15 volte di più di quanto dato (e rifiutato) dal leghista Giorgetti. Anche se il Corriere su Giorgetti ha fatto un titolo 15 volte più vistoso di quello per Palenzona.

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COMMENTO FINALE
Esprimo il massimo rispetto nei riguardi del Pontefice e dei Cristiani di fede Cattolica che lo seguono con trepidazione. Non so di certo il perché si è dimesso. Ma posso sicuramente immaginarlo. Anche per chi deve per forza essere di bocca buona, arriva prima o poi il rospo marcio che non può assolutamente andare giù e varcare la soglia dell’appetibile. Quando l’impregnazione tossica raggiunge i limiti di tolleranza, anche una piccola goccia è in grado di far traboccare il vaso.

Valdo Vaccaro
Valdo Vaccaro: LO SPREAD, IL CONTANTE E LE LOBBY DEL POTERE FINANZIARIO

ESICASMO; METODI

 Metodo Pseudo-Simeone

A Simeone il Nuovo teologo viene attribuito dalla tradizione un piccolo opuscolo dal titolo: Metodo della santa preghiera e attenzione e che invece sembra essere di un autore sconosciuto che una parte degli studiosi ha chiamato Pseudo-Simeone. L’autore inizia il suo scritto descrivendo tre metodi o forme di preghiera. Invita a scegliere quindi lo stato migliore al fine di raggiungere la sobrietà del cuore e l’attenzione. Infatti la preghiera e l’attenzione sono “vere e senza errore” solo quando “la mente, pregando, custodisce il cuore e ritorna sempre all’interno di questo e dal suo profondo fa risalire le sue domande verso il Signore. Allora la mente, avendo gustato quanto è buono il Signore, non è più espulsa dal soggiorno del cuore”. il transito della mente verso il cuore avviene soprattutto con l’invocazione del Nome di Gesù: “Quando la mente trova il posto nel cuore, vede subito quello in cui non avrebbe mai creduto: vede l’aria all’interno del cuore e se stessa tutta luminosa e piena di discernimento; appena spunta un pensiero, prima che si completi e prenda forma, lo scaccia e lo annienta con l’invocazione di Gesù Cristo. Allora la mente piena di risentimento nei confronti dei demoni, desta la collera secondo natura e colpisce, cacciandoli, i nemici spirituali. Il resto lo apprenderai con l’aiuto di Dio, nella custodia della mente, mantenendo Gesù nel cuore”.

L’autore consiglia infine UN METODO NATURALE PER L’INVOCAZIONE DEL NOME e la custodia del cuore: “Quindi, seduto in una cella tranquillo, in disparte, in un angolo, fa’ quello che ti dico: chiudi la porta, ed eleva la tua mente al di sopra di ogni oggetto vano e temporale. quindi appoggia la barba sul petto, volgi il tuo occhio corporeo, assieme a tutta la mente, nel centro del tuo ventre, cioè nell’ombelico. Comprimi l’inspirazione che passa per il naso, in modo da non respirare agevolmente ed esplora mentalmente all’interno delle viscere, PER TROVARE IL POSTO DEL CUORE ove sono solite dimorare tutte le potenze dell’animo. Dapprima troverai oscurità e una durezza ostinata, ma, PERSEVERANDO IN QUEST’OPERA NOTTE E GIORNO, troverai, oh meraviglia!, una felicità infinita.

Il METODO raccomanda, durante la ripetizione della preghiera “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me”, una posizione rilassata: “seduto in una cella tranquilla”; una disciplina della respirazione; una pratica immaginale alla ricerca del luogo del cuore nelle viscere: Sembra che questa tecnica avesse un preciso significato: “L’ombelico, secondo l’anonimo – che seguiva un’antichissima concezione già attestata nel Timeo di Platone – era la sede della concupiscenza. La trasmutazione che viene operata con questo metodo, il raffreddamento delle potenze dell’anima, non va intesa come repressione o annientamento di qualche parte, ma come UNA TRASFORMAZIONE DELLE DIVERSE COMPONENTI PSICHICHE. Di qui la necessità di una discesa nella zona ombelicale, per poi risalire nel luogo del cuore. Ma sarà proprio questa concezione a suscitare polemiche e difficoltà.

Tale metodo psicofisico sembra infatti mostrare più di una affinità con le tecniche yoga dell’estremo oriente sia di derivazione indiana (tanta induista), sia di derivazionetibetana e cinese (tantra buddhista, zen, taoismo) che mirano, appunto, alla trasformazione delle energie interne in vista dell’illuminazione e/o della lunga vita. La stessa alchimia occidentale, nel suo risvolto mistico-spirituale, opera con delle tecniche simili che mirano alla trasmutazione delle energie sessuali in vista del cosiddetto “corpo di luce”. Paralleli importanti si ritrovano, infine,
anche nell’ambito della mistica islamica (sufismo) sia sotto il profilo della tecnica (dihkr), che dal punto di vista teorico-concettuale.

La tecnica di Niceforo l’Esicasta

Nella seconda metà del XIII secolo, l’eremita Niceforo l’Esicasta è il primo che attesti un legame tra la preghiera di Gesù e una tecnica di respirazione. Dopo aver chiarito la funzione del cuore e i suoi rapporti con il respiro, egli insegna il raccoglimento dello spirito che devE essere introdotto nelle narici e spinto sin dentro al cuore contemporaneamente all’ aria inspirata. Quando lo spirito, placato, è entrato nel cuore, bisogna gridare dentro di sé: “SIGNORE GESU’ CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA’ DI ME!”.

Su Niceforo è degna di nota la testimonianza di san Gregorio Palamas: “Niceforo che aveva confessato la vera fede (antiunionista) e per questa ragione fu condannato all’esilio dal primo imperatore Paleologo che accettò il pensiero dei latini; che era di origine italica, ma riconosciuta l’eresia di quelle genti, raggiunse la nostra chiesa ortodossa…. qui venuto, adottò la vita più rigorosa, quella dei monaci, e scelse come abitazione quel luogo che porta il nome della santità, cioè l’Athos, casa della virtù, posta al limite del mondo e del soprannaturale. Dimostrò subito di saper obbedire sottomettendosi ai padri più eminenti, dopo un lungo tempo dette loro la prova della sua umiltà; allora anche lui ricevette da loro L’ARTE DELLE ARTI, cioè l’esichia come esperienza (Triadi II, 2,2). Nel suo celebre scritto sulla pratica esicastica, Trattato della sobrietà e della custodia del cuore, Niceforo invita i lettori ad imparare la TECNICA D’ORAZIONE e afferma: “Ritorna dunque, o più esattamente torniamo, cari fratelli, a noi stessi, rigettando col massimo disprezzo il consiglio del serpente [….].

Perché non vi è che un mezzo per accedere al perdono e alla familiarità con Dio; prima di tutto, ritornare per quanto è possibile in noi stessi”. Niceforo fa seguire poi un Elenco di brani patristici che invitano all’attenzione e alla custodia del cuore e nell’ultima parte dello scritto parla della preghiera e del METODO: “Prima di tutto la tua vita sia tranquilla, libera da ogni preoccupazione, in pace con tutti….Orbene: in quanto a te siediti, raccogli il tuo spirito, introducilo – lo spirito intendo – nelle narici; è appunto questa la via di cui si serve il respiro per arrivare al cuore. Spingilo, forzalo a discendere nel tuo cuore insieme con l’aria inspirata. Quando vi sarà, tu vedrai quale gioia ne consegue: non avrai nulla da rimpiangere… Fratello mio, abitua dunque il tuo respiro a non essere sollecito a uscirne. Agli inizi gli manca lo zelo… per questa reclusione e questo sentirsi alle strette. Ma una volta che abbia contratta l’abitudine, non proverà più alcun piacere a circolare al di fuori, PERCHE’ IL REGNO DI DIO E’ DENTRO DI NOI e a chi volge verso di lui i suoi sguardi e lo ricerca con preghiera pura, tutto il mondo esterno diviene vile e spregevole. Se fin dall’inizio riesci a penetrare con lo spirito NEL LUOGO DEL CUORE che ti ho mostrato, sia ringraziato Dio! Glorificalo, esulta e attaccati unicamente a questo esercizio. Esso ti insegnerà ciò che ora ignori. Sappi che mentre il tuo spirito si trova là, tu non devi né tacere né stare inerte. Ma non avrai altra preoccupazione che quella di GRIDARE: “SIGNORE GESU’ CRISTO, FIGLIO DI DIO, ABBI PIETA’ DI ME”.

Ma fratello mio, se malgrado tutti gli sforzi, non giungi a penetrare nei luoghi del cuore pur seguendo le mie indicazioni, fà come ti dico e, con l’aiuto di Dio, arriverai allo scopo. Tu sai che la ragione dell’uomo ha sede nel petto…. Dopo aver bandito da questo luogo ogni pensiero (lo puoi, basta volerlo), donagli l’invocazione “SIGNORE GESU’CRISTO ABBI PIETA’ DI ME” e costringiti a gridare interiormente queste parole, escludendo ogni altro pensiero. quando, col tempo, sarai reso padrone di questa pratica essa ti aprirà senz’altro l’entrata nel luogo del cuore.

All’esicasta dunque che vuole avvalersi di un metodo psicofisico nella sua vita di preghiera, Niceforo consiglia una strada che comprende una pluralità di esigenze: scegliersi una guida esperta; sedersi, creando calma, anzitutto fisica, in se stessi; concentrare l’attenzione sulla respirazione, costringere la mente a seguire il respiro che scende verso il luogo del cuore. Infatti la mente dispersa nelle cose esteriori può essere raccolta solo facendola scendere nel cuore, centro di tutto l’uomo. Quando la mente sarà discesa nel cuore, sgorgherà la preghiera. Il metodo d’altra parte non opera da solo. E’ per questo che Niceforo invita a legare ad esso la
recita interiore della preghiera di Gesù. Infatti è la ripetizione del NOME DI GESU’ la vera arma contro il demonio e l’autentica via per elevarsi all’amore e al desiderio di Dio. Tale metodo pur esprimendo una condizione della preghiera dell’esicasta, non ne costituisce né l’essenza né lo scopo.

La Preghiera del cuore, pur legata alla respirazione, non può tuttavia essere separata da una mistica sacramentaria e da una teologia della grazia.


Re Interiore: ESICASMO; METODI

Perchè Monti attacca Grillo, me lo spiegassero i complottisti.

 ItaliaDI ALESSIO MANNINO
ilribelle.com

Certo che ha un bel coraggio, il quisling Mario Monti, per affermare che con il “populismo” di Grillo si finisce come la Grecia.

Datemi pure del grillino, ma qui non c’è da difendere il leader del Movimento 5 Stelle (che l’altra sera a Trento ha parlato – finalmente – di riprenderci la sovranità monetaria), ma l’intelligenza di noi italiani da questo economista che per trent’anni non ha fatto altro che vivere all’ombra di governi responsabili del debito pubblico (commissione Spaventa 1988-89), di grandi industrie (Fiat, Coca Cola) e banche (Banca Commerciale Italiana, Goldman Sachs), dell’Eurocrazia (due volte commissario europeo), dei club esclusivi di strategie geopolitiche e affaristiche (Bilderberg, Trilateral), persino dell’agenzia di rating Moody’s, facendoci i predicozzi liberisti dal pulpito del Corriere della Sera per gestire per conto dei mercati occupanti e della signora Merkel il fallimento dell’Italia.

Se la Grecia, la magnifica e devastata Ellade culla d’Europa oggi è ridotta alla fame, con scioperi quotidiani e assalti alle banche, coi contadini organizzati che distribuiscono cibo alla popolazione, con un governo di centrodestra che manganella chi protesta e vuole imporre misure da regime dei colonnelli, se il popolo greco è economicamente alla rovina, questo si deve solo e unicamente alla politica bancocentrica di chi l’aveva governata, da destra e da sinistra, in nome della menzogna del libero mercato, col favore delle istituzioni internazionali, Ue Bce e Fmi, che poi l’hanno commissariata. Sentire Monti che dà la colpa ad un fantomatico populismo, parola vuota e mistificatrice, per gli errori ed orrori di quell’iper-liberismo mondialista di cui lui è sempre stato ed è fautore, è come vedere il carceriere che insulta il prigioniero perché si permette di desiderare la libertà.

La Grecia è stata la prima vittima dello strangolamento di intere nazioni sull’altare dei mercati. Beninteso: nel disastro, le responsabilità greche ci sono tutte. I governi di sinistra e di destra degli anni ’90-2000, lasciando intatti gli atavici problemi di corruzione, clientelismo ed evasione fiscale, hanno truccato i conti nascondendo il debito. Lo hanno fatto grazie alla solerte consulenza della onnipresente Goldman Sachs, che dal 2001 al 2004 ha rifilato i suoi bei bidoni finanziari tristemente noti come derivati, sottostando all’imperativo categorico dell’ingresso in Eurolandia, possibilmente per restarci nonostante un buco che già nel 2005 era cinque volte superiore alle statistiche ufficiali e venne coperto grazie alla banca d’affari americana.

L’associazione a delinquere è stata comune, tra finanza internazionale, classe politica locale e, naturalmente, la troika Ue, Bce e Fmi. I tre signori che mensilmente vengono in visita ad Atene per intimare i provvedimenti richiesti da creditori stranieri hanno progressivamente spolpato i Greci, che si son visti tagliare stipendi e indennità sia nel settore pubblico che nel privato, aumentare le tasse e le tariffe, farsi licenziare in massa, abolire i contratti sindacali nazionali e ora attendono massicce privatizzazioni e svendite (i Cinesi si pappano il Pireo, a quanto pare) che faranno perdere il lavoro ad altre decine di migliaia di poveri cristi.

Eppure, nonostante lo stato di mobilitazione permanente nella capitale (in cui vive il grosso degli abitanti del paese), nonostante quel magnifico striscione issato il 4 maggio 2010 sull’Acropoli occupata (“People of Europe rise up”, popoli d’Europa ribellatevi), nonostante l’umiliazione di aver perso la dignità di nazione sovrana, nonostante la rabbia che ogni tanto esplode prendendo a insulti o cacciando dai locali pubblici i politici, c’è un dato che rende la situazione psicologica di scoramento dei Greci: secondo un rapporto degli ispettori del lavoro del gennaio 2011, quando la crisi greca era già esplosa, solo lo 0,5% su 50 mila lavoratori dipendenti ha denunciato di non aver preso la tredicesima. Gli altri hanno chinato la testa e taciuto, per paura di perdere il posto di lavoro. Lo stesso per il pagamento dei contributi: solo un datore di lavoro quattro li paga. I suicidi aumentano. La gran parte di giovani non partecipa ai moti di protesta, ma si lascia vivere nell’apatia nelle numerose caffetterie oppure sogna di fuggire all’estero. La maggioranza della popolazione resta a favore dell’euro.

Il fatto è che «il cittadino si è abituato a collaborare con l’establishment corrotto pur di sopravvivere» (D. Deliolanes, “Come la Grecia. Quando la crisi di una nazione diventa la crisi di un intero sistema”, Fandango, Roma, 2011). Siamo al collaborazionismo con l’occupante straniero. Un male greco che è anche, purtroppo, italiano. Tanto è vero che in questa campagna elettorale, di Grecia non si parla. Non sia mai che il popolo diventi populista.
Un lungo sogno: Perchè Monti attacca Grillo,me lo spiegassero i co…

Lidia Undiemi: una eroina dei tempi moderni!

17 Maggio 2012 Scritto da  Fausto Carotenuto
burattini-e-marionetteLa forte lettera di dimissioni della Undiemi evidenzia come anche i falsi tribuni populisti dell’IDV siano in fondo al servizio dei soliti poteri centrali di controllo. Proprio per questo è stato loro consentito di diventare una consistente forza di opposizione – manipolazione.

Eh sì, perché il potere non si accontenta di controllare solamente i partiti di maggioranza, ma anche le opposizioni. Così a noi sembra di vivere in democrazia, ma siamo di fronte ad un teatrino messo su appositamente per illuderci.
Al tempo di veltrusconi si fece in modo che una legge di sbarramento eliminasse le sinistre dal Parlamento. Di Pietro and co. invece vennero “salvati” da Veltroni includendoli nelle liste dei Democratici, per uscirne subito dopo le elezioni. Dopo di che rimasero gli unici visibilissimi a fare opposizione dura a Berlusconi sui grandi media, e diventarono un partito importante. Di Pietro sposò tutte le casue che gli portavano voti di protesta. Era cementificatore e divenne ecologista, era nuclearista e divenne anti, eccetera…Tanto ormai verdi e sinistre erano stati eliminati dal Parlamento e lui rastrellava tantissimi voti di protesta.
Era vera opposizione o creazione strumentale di un consenso? Manipolazione elettorale?
burattiniLa lettera della Undiemi è una vera e propria “cartina tornasole” della non veridicità dei vertici dell’IDV. E allora per coerenza potremmo domandarci anche a cosa è servita Tangentopoli, dalla quale è uscito l’eroe Di Pietro. Ma ormai lo sappiamo: ad eliminare una parte degli ambienti politici che erano contrari alla svendita di sovranità nazionale al superstato centrale, come quelli intorno a Craxi ed altri. E dovremmo anche domandarci quali sono gli influssi degli ambienti gesuiti sul fedele e inaffondabile eroe palermitano Orlando, ora rilanciato a Palermo… Quello che assentiva con la faccia innocente alle giuste argomentazioni della Undiemi, ma poi faceva tutt’altro.
Tutto un teatrino di maggioranze e di false opposizioni messo su per noi, ma quando si parla di perdita della sovranità finanziaria e politica in favore dell’Europa, o di una superstruttura TAV fatta per stravolgere e centralizzare i territori e le società nazionali, allora sono tutti allineati. I servi dei poteri oscuri sono tutti sull’attenti ad obbedire ai poteri veri. Ed improvvisamente il gioco delle parti si appiattisce nel voto unico a favore non degli elettori, ma dei veri padroni.
Spesso non sanno quello che fanno, ma sanno benissimo a chi devono la loro carriera politica e non si azzardano a dire no. E nemmeno fanno troppe pericolose domande all’oscuro livello superiore. Si allineano disciplinati e basta, capaci di qualsiasi cosa…
Informiamo tutti, spieghiamo a tutti ed anche a loro quanto male fanno alla società, ma anche a se stessi ed alle loro famiglie svendendo la propria persona e la propria dignità in cambio di potere.
marionettePoveretti, non sanno quello che fanno…  E noi spieghiamolo, diciamolo ai quattro venti.
Per favorire la propria carriera stanno attuando dei piani che vogliono rendere tutta la società e loro stessi meno liberi e più schiavi di un potere centrale oscuro e vessatorio. Gli piace così tanto essere servi di poteri anticoscienza ed antiumani? Che li ripagano con effimeri, faticosi e sempre traballanti poteri materiali?
Se solo sapessero veramente come stanno le cose avrebbero una maggiore possibilità di prendere la strada giusta. La Verità li renderebbe più liberi…
Diffondiamo la Verità, almeno quel tanto che noi in buona fede e per amore della società umana abbiamo compreso!

A seguire l’accorata lettera di dimissioni dall’IDV della giovane economista Undiemi.

Si era fidata dei falsi tribuni… Ma se ne è accorta e non si è svenduta: una eroina dei tempi moderni!


“Di Pietro e Orlando, confessate ai cittadini il vostro appoggio al “governo della finanza”. Mi dimetto dai miei incarichi in IDV.”
By Lidia Undiemi
– 2 aprile 2012Posted in: In Italia dei Valori

Raccontate la verità, gli italiani hanno il diritto di sapere che Italia dei Valori sta appoggiando, soprattutto con il proprio silenzio, la proposta del governo Monti di trasferire 125 miliardi di euro (minimo) ad una organizzazione finanziaria intergovernativa, l’ESM, ambiguamente definita “fondo salva-stati”, che, fra immunità, esenzioni, condoni ed altri privilegi, si propone di concedere finanziamenti agli stati in difficoltà in cambio della possibilità di potere imporre “rigorose condizionalità” da far gravare sulle spalle del popolo.
Sapete benissimo che la ratifica del trattato ESM (non ancora in vigore) comporterà l’incremento delle politiche di austerity, ossia l’imposizione di ulteriori interventi “lacrime e sangue” che colpiranno soprattutto le fasce più deboli e che metteranno in crisi anche coloro che ancora oggi riescono ad arrivare a fine mese.
Un obiettivo politico che ovviamente travolgerà anche la vita dei vostri elettori, compresi quelli della sua amata Palermo, prof. Orlando.
L’IMU? L’art. 18? E’ solo l’inizio.
Per comprendere la pericolosità di tale scelta, basta semplicemente osservare ciò che è accaduto in Grecia. La Troika ha concesso i piani di salvataggio in cambio di una serie di richieste che per Atene si sono tradotti in cessione di sovranità. Si pensi alle condizioni imposte in materia di tagli alla spesa, ai dipendenti pubblici e alle pensioni. In tal senso, la politica nazionale diventa oggetto di contrattazione finanziaria.
Appoggiare questa idea di politica europea del governo Monti significa essere contro i lavoratori, gli imprenditori, i giovani, le donne, i bambini e gli anziani.
Lidia undiemi2Che senso ha “strapparsi i capelli” pubblicamente per dimostrare di essere contrari alla corruzione politica, al potere delle banche, alla riduzione dei diritti dei lavoratori e all’aumento delle tasse e, contemporaneamente, sostenere la creazione di una struttura sovranazionale che pretende di gestire le risorse dei cittadini godendo di immunità di giurisdizione ed altri benefici “di casta”. Tutto ciò agendo fuori dai canali democratici con lo scopo di lucrare sul debito pubblico imponendo ulteriori sacrifici agli italiani.
Chi si avvantaggerà dell’entrata in vigore dell’ESM? I poteri finanziari, in primis le banche.
Lo Stato in difficoltà potrà usufruire dei piani di finanziamento concessi dal “fondo salva-stati” soltanto se, oltre a cedere pezzi di sovranità riguardanti scelte di politica interna, si impegnerà a pagare un tasso di interesse il cui limite non è stato nemmeno definito nel trattato, e intanto le banche hanno ottenuto un trilione di euro dalla BCE all’1%. Poiché l’organizzazione intergovernativa si riserva la possibilità di attingere al mercato finanziario per potere a sua volta erogare il prestito allo Stato, chi garantisce che non saranno le stesse banche (con un guadagno “politico” netto di almeno il 3%), o addirittura la criminalità organizzata a lucrare, mediante i finanziamenti dell’ESM, sul debito pubblico e ad incidere sulle decisioni politiche della nazione debitrice?
E’ questa la vostra visione di cambiamento, di uguaglianza e di democrazia?
Perché IDV non ha sollevato tali questioni nelle sedi istituzionali competenti, considerato che il trattato è disponibile almeno dal mese di marzo del 2011? Il parlamento europeo si è già espresso a favore dell’ESM con 494 voti, non credo sia necessario aggiungere altro. Quello nazionale, invece, deve ancora decidere, ed è per tale ragione che, fra mille sacrifici, ho lavorato tantissimo per realizzare una mozione parlamentare che toccasse l’argomento. La richiesta è partita proprio da lei, prof. Orlando, e l’ho accolta con grande entusiasmo, anche perché è stata frutto di una lunga conversazione sulla politica internazionale. Fidandomi del suo atteggiamento propositivo ho elaborato la bozza finale, che sostanzialmente richiama il contenuto del dossier che ho successivamente realizzato per informare la gente. Da questo momento in poi il nostro dialogo si è praticamente interrotto e, qualche giorno dopo, il partito si è espresso sul fondo “salva-stati” con le mozioni di fine gennaio dove è stato omesso il contenuto del trattato ESM ampiamente argomentato nella mia proposta.
Ho scritto anche a lei, on. Di Pietro, chiedendole di sostenere questa battaglia, ma non ho ricevuto nemmeno una risposta, e non è la prima volta.
Tantissime altre persone di IDV conoscono la vicenda, anche perché, per fortuna, cittadini, associazioni, movimenti e mezzi di informazione hanno appoggiato la battaglia, comprendendola e condividendola.
Ho ricevuto da questo partito due incarichi (responsabile nazionale di una sezione del dipartimento Lavoro e responsabile regionale del dipartimento Lavoro Sicilia) che ho portato avanti gratuitamente e con grandi sforzi per circa due anni, seguendo importanti vertenze sul territorio nazionale.
Ho lavorato tanto, ma l’impegno non è stato ricambiato, e non mi interessa esporre in questo momento altre questioni, valide ma meno importanti dell’ESM.
Non meritavo un simile trattamento, e non lo meritano nemmeno i cittadini.
Lei, prof. Orlando, mi ha delusa più di tutti, perché possiede lo spessore culturale e politico per poter affrontare battaglie grandi come questa. Nonostante ciò, non penso che lei abbia agito in malafede, ma questo non giustifica la sua indifferenza, che abbinata alle sue capacità si trasforma in una colpa imperdonabile.
Ogni tanto penso a Scilipoti, e mi chiedo quali straordinarie capacità possieda quest’uomo per aver meritato di diventare parlamentare con IDV.
Mi auguro che vi fermiate a riflettere, da soli, sul fatto che qui c’è in gioco la vita di intere generazioni, compresi i vostri familiari.
Talvolta vi osservo, e vedo degli uomini talmente affannati a vincere le elezioni da perdere di vista se stessi e il vero significato della politica.
Mi dimetto.

Lidia Undiemi


Il reddito minimo garantito. Tutto quello che non si è mai detto


Un articolo del 2008, ma vale la pena di rileggerlo

di Gianni Perazzoli, da MicroMega 3/2005

1. Italiani/europei. Quello che sto per raccontare potrebbe suonare a molti incredibile. In Gran Bretagna a partire dai 18 anni chi non ha un lavoro e non ha risparmi per più di 12.775 euro ha diritto all’ Income-based Jobseeker’s Allowance, a circa 300-350 euro mensili per un periodo di tempo illimitato . A questa cifra si devono aggiungere l’affitto dell’alloggio (Housing Benefit) e tutta una serie di assegni per i figli. In Francia, invece, per avere diritto al Revenu minimum d’insertion (Rmi) bisogna aver compiuto 25 anni (non si applica la condizione dei 25 anni per i disoccupati con figli). Il Rmi prevede (nel 2005) l’integrazione del reddito a 425,40 euro mensili per un disoccupato solo, che diventano 638,10 euro se in coppia (proprio così, laicamente: couple); 765, 72 se la coppia ha un figlio, 893,34 per due figli e 170, 16 euro in più per ogni altro figlio. Una coppia con tre figli arriva quindi ad avere più di 1.150 euro di Revenu minimum d’insertion.
Nel nostro paese non si è mai saputo bene che cosa sia nella realtà dei paesi europei il reddito minimo. Non siamo consapevoli di rappresentare (in compagnia della Grecia) un’eccezione in Europa. Se ci fosse stata una volontà di occultamento di questa realtà, essa non avrebbe potuto raggiungere meglio il suo obiettivo. Ciò che in Europa è il minimo, la base, il punto di partenza, da noi costituisce l’oggetto di indagini sociologiche: ciò che dovrebbe costituire il punto di partenza di un programma di sinistra (che voglia proporsi almeno di recuperare il tempo perduto) rimane ancora da noi una realtà avvolta nelle ombre di un iperuranio di provincia.
Il reddito minimo è un sussidio riconosciuto a tutti come diritto soggettivo: ne beneficiano coloro che non hanno un lavoro o hanno un reddito basso. In Germania la riforma restrittiva introdotta nel 2005 indica che tra 16 e i 65 anni si può disporre dell’Arbeitslosengeld II di 345,00 euro al mese. In più i costi dell’affitto e del riscaldamento (Miete und Heizkosten). Riporto un esempio preso direttamente da un fonte ufficiale tedesca. Una famiglia composta da due figlie di 12 e 14 anni, nella quale il padre è disoccupato e la madre ha uno stipendio da un lavoretto part-time di 750 euro lordi e le due figlie 308 euro al mese di Kindergeld (che è un versamento che riguarda i figli), è considerata dalla riforma bisognosa di un incremento di reddito. Fatti i dovuti calcoli, questa famiglia ottiene un’integrazione del salario che la porta a disporre complessivamente di 1665 euro al mese netti .
Se questi dettagli sono poco noti, più noto è invece il racconto del rovinoso tramonto dello stato sociale europeo. Anche perché legioni di novelli Oswald Spengler, vedendosi troppo stretti nel ruolo di giornalisti, non perdono occasione per dimostrare il loro straordinario orecchio per ogni possibile accenno di Untergang : di declino, di decadenza. Di nuovo però ci si limita a rimanere nel generico, ai grandi scenari, e si trascurano i dettagli. Che però sono interessanti. Ad esempio, dopo la riforma restrittiva del 2005, i disoccupati tedeschi di lungo periodo non hanno più – in aggiunta al normale sussidio – i soldi per i mobili e per i vestiti. Non potranno neanche più usufruire del sussidio all’estero senza una ragione attinente alla ricerca di un lavoro (non possono andare, in altre parole, in vacanza con il sussidio).
Di qui la domanda spontanea: disoccupazione e precarietà significano la stessa cosa in Francia (o in Portogallo) e in Italia?
In Italia non solo non c’è niente di simile, ma – fatto questo da non sottovalutare – qui da noi riesce a molti già difficile credere a quanto appena letto. Gli increduli non si rattristino, ci siamo passati tutti: questo è il genere di informazioni più trascurate in assoluto dai nostri media. Così ci riesce difficile credere che in Spagna Zapatero progetti di portare il salario minimo interprofessionale a 600 euro per 14 mensilità, ma non facciamo alcuna difficoltà a credere che da noi si possa lavorare «regolarmente» in un call center per soli 300 euro mensili (o addirittura, come dimostra un’inchiesta del Manifesto, per 100 euro). Come si è potuti arrivare a questo?
A proposito di telefoni: in Francia, se siete disoccupati, «vous bénéficierez de la réduction sociale téléphonique» . Réduction sociale téléphonique? La «riduzione sociale sul telefono». Cielo! Ma questo, non sfugge a nessuno, che è linguaggio da centro sociale, da no global: possibile che i francesi siano giunti a tanto? Il loro welfare prevede non solo il fatto, ma persino l’espressione «riduzione sociale». Che rozzezza! E pensare che noi li immaginavamo dediti ai profumi e alla moda. La giustificazione addotta è che il disoccupato non deve isolarsi: il telefono gli serve anche per trovare un lavoro. Cari amici francesi, vi prendete troppo sul serio!

2. Un ritardo surreale. Agli increduli si prepara però un nuovo colpo. Non è da oggi o solo da ieri che il reddito minimo garantito è una realtà per la Gran Bretagna, la Germania e i Paesi scandinavi. Basti dire che Eric Hobsbawm sostiene nel Secolo breve che il reddito minimo avrebbe avuto un ruolo nel rendere i soldati inglesi più attaccati alla loro patria e dunque anche più combattivi.
In forza di questa lunga tradizione, inoltre, e a dispetto del luogo comune del tramonto del welfare europeo, già nel lontano 24 giugno 1992 l’«Europa» aveva invitato gli Stati membri ad adottare il reddito minimo nei loro sistemi di welfare. Ma la questione, in Italia, non è mai assurta veramente alla dignità del pubblico dibattito. Questo fatto suscita stupore nello stupore. Una cosa infatti è nominare di sfuggita il reddito minimo d’inserimento, un’altra è spiegare bene che cosa è in Europa il reddito minimo d’inserimento. La raccomandazione 92/441 Cee sulla Garanzia minima di risorse impegnava già nel 1992 tutti gli stati membri ad adottare delle misure di garanzia di reddito come un elemento qualificante del modello di Europa sociale. Si apprende così che non c’è dunque solo Maastricht (e i fondi europei gestiti a pioggia). Ma vai a saperlo! Un’accelerazione di questa politica di sicurezza c’è stata nel 2000 con il vertice di Lisbona e di Nizza. Tanto per capire: anche il Portogallo e la Spagna hanno seguito la direttiva, mentre inadempienti sono rimaste l’Italia e la Grecia. E questo nonostante il fatto che, secondo un’indagine del Censis, ben il 93% degli italiani si dichiara favorevole ad «attivare un meccanismo di integrazione del reddito per disoccupati e percettori di bassi redditi» .
Molti non sanno che in Italia si è sperimentato una specie di reddito minimo d’inserimento in pochi comuni del Nord e in alcune zone della Campania. La sperimentazione ha avuto inizio con il governo Prodi, ed è stata interrotta dal governo Berlusconi. Solo in alcune zone della Campania è stata proseguita da Bassolino con i mezzi della Regione . Ma insomma, piccoli passi.
La Francia è arrivata molto in ritardo al reddito minimo rispetto all’Inghilterra o alla Germania: lo ha adottato “solo” a partire dal 1 dicembre 1988. Mitterand in persona ha presentato solennemente alla nazione francese l’adozione del Revenu minimum d’insertion social con una manifestazione alla Sorbonne, ad indicare il coinvolgimento del mondo intellettuale nella conquista di questo istituto . Da noi, quasi vent’anni dopo, se ne parla ancora tra addetti ai lavori. Un’inchiesta approfondita di carattere sociologico dovrebbe far luce sulle ragioni della perplessità italiana verso il reddito minimo. È possibile stilare una specie di casistica delle reazioni e delle obiezioni ricorrenti in Italia una volta che si sia posti di fronte a questa realtà. Dopo la meraviglia (la meraviglia davanti a una realtà condivisa da milioni di persone oltre le Alpi), la tendenza di solito è quella di ridurre l’ignoto al noto. Questa attitudine spontanea suggerisce sistematicamente di attribuire all’Italia una serie di difetti e problemi strutturali che renderebbero da noi impossibile qualcosa come il Rmi. Non ce lo meritiamo! Chi andrebbe più a lavorare? Oppure: aumenterebbe il lavoro nero! Ci dovrà pure essere, si pensa, una qualche Ragione Fondamentale che spieghi perché non si è adottato anche da noi il reddito minimo. È in sé, infatti, talmente poco credibile che possa non essere stata tenuta nel debito conto l’esperienza che hanno fatto gli altri paesi europei di problemi come la disoccupazione e la precarietà – che da noi sono gravissimi – che è comprensibile che si cerchi una Giustificazione.
Eppure, l’esperienza più che decennale degli altri paesi rimane come imbrigliata tra le vette alpine, e non riesce ad arrivare fin qui. Quello che si dice è poco, non ha colore né concretezza. L’idea che filtra da noi è che si tratti di misure dirette a contrastare la povertà, l’esclusione sociale. E qui immaginiamo, credo, delle situazioni limite: barboni, senza tetto. Per qualche oscura ragione non si distingue con chiarezza che il carattere universalistico di questi sussidi si rivolge per principio a tutti. Ma in Italia sembra quasi che solo con la giustificazione del soccorso dei poveri si possa accettare l’idea del reddito minimo. Le ragioni sono invece più complesse. Il reddito minimo è una delle ragioni che emancipa molto presto i figli dalle loro famiglie in molti paesi europei. I figli della mia padrona di casa in Inghilterra se ne andarono di casa raggiunti i 18 anni con il loro bravo reddito minimo. E la madre non se la passava affatto male: aveva un bel lavoro e una bella casa in uno dei migliori quartieri di Bristol. Certo, è vero, i suoi figli erano “poveri”, come sono “poveri” però la maggioranza dei diciottenni. Basterebbe riflettere sul fatto che hanno diritto al reddito minimo, in Gran Bretagna – come già detto – coloro che, oltre a non avere un lavoro, non superano i 12.775 euro di risparmi per capire che la parola “povertà” è equivoca. In Germania, come in Svezia, il 50% di coloro che ricevono il reddito minimo sono giovani sotto i 21 anni .
Una delle ragioni della freddezza italiana verso il reddito minimo è l’idea (diciamolo, detestabile e ridicola) che l’assistenza debba provenire dalla famiglia. In Inghilterra, invece, oltre al Child Benefit, «which is paid to parents», esiste l’Education Maintenance Allowance, il cui aspetto affascinante è di non essere un sussidio versato ai genitori ma ai figli, «direct into the students own bank account», nel loro conto bancario . In ogni caso, però, pur con tutta la nostra dedizione alla famiglia, noi spendiamo la metà di quanto spendono gli altri per la famiglia. In Francia le coppie (che lavorino o meno) con almeno due figli hanno diritto alle Allocations familiales: 115 euro al mese; con tre figli gli euro diventano 262 e se i figli sono più di tre a questa cifra vanno aggiunti 147 euro (per ogni figlio in più). Per quanto tempo? Fino al compimento del ventesimo anno di età. Come si ottiene il sussidio? Non occorre fare domande. Viene versato automaticamente. La Prestation d’accueil du jeune enfant (Paje) è invece un aiuto pensato per ogni nato, ma anche per ogni bimbo adottato o «accolto in vista dell’adozione»: varia da 138 a 211 euro. Per la baby sitter sono previsti altri soldi. Poi c’è la Allocation de rentrée scolaire: è concessa a chi non supera un certo reddito (16.726 euro l’anno per un figlio; 20.586 euro per due figli; 24.446 per tre figli). Ammonta a 257, 61 euro ed è versata a fine agosto per tutti i ragazzi che vanno a scuola. Serve per comprare libri, colori e quaderni. Anche per quanto riguarda l’affitto in Francia la condizione per usufruire dei contributi è che l’appartamento sia «decente e abbia una superficie minima, proporzionata al numero degli occupanti». Mancando queste condizioni, il disoccupato o chi ha un reddito basso, perde il diritto alla sovvenzione. Se poi si decide di ristrutturare il proprio alloggio, sia che si sia proprietari sia che si sia inquilini, si ha diritto al Prêt à l’amélioration de l’habitat, un prestito statale.
Persino con Margaret Thatcher al governo, il reddito minimo funzionava senza problemi. Questo lascia capire quanto bisogno abbiamo noi di “cose di sinistra”, se persino al tempo della Thatcher – almeno rispetto a queste questioni – gli inglesi stavano meglio di noi oggi. Non so quanti tra noi si rendano conto del fatto che la nostra situazione è imparagonabile a quella inglese, o francese, tedesca … perché è tra le peggiori in Europa: lo dice Eurostat. Da noi si trovano insieme questi fattori: maggior divario tra i redditi, maggior numero di disoccupati e precari, assenza totale di reddito minimo, affitti delle case alle stelle. Alla mancanza di un confronto positivo con gli altri sistemi europei ha contribuito anche un limite ideologico della sinistra italiana che si è trasformato in un limite cognitivo. La sinistra non poteva registrare dei fatti positivi in sistemi di cui si pensava comunque come alternativa. Ulteriore conseguenza è che, all’interno di queste analisi e delle relative categorie, tutte le vacche sono diventate nere: e si è persa l’individualità, l’assoluta specificità, del caso italiano.

3. Differenza tra indennità e reddito minimo d’inserzione sociale. Per non incorrere in equivoci e nelle trappole del gioco delle tre carte occorre distinguere indennità di disoccupazione e reddito minimo. Per il nostro discorso non interessa l’indennità di disoccupazione a favore di chi aveva un lavoro e lo ha perso, che esiste anche in Italia, ed è finanziata dai contribuiti sociali. Interessa, invece, il reddito minimo d’inserzione, che è finanziato nei paesi europei dalla fiscalità generale, e che in Italia non esiste.
La differenza è enorme. L’indennità di disoccupazione è un’assicurazione. Sicché, è vero che è prevista anche in Italia, ma attenzione: solo i lavoratori più «tipici» se la possono permettere, perché solo questi versano i contributi necessari. I precari, i lavoratori cosiddetti «atipici», coloro che ne avrebbero dunque più bisogno, non hanno, invece, alcuna indennità. Inoltre, l’indennità di disoccupazione dura (solo da pochissimo) un anno, dopo di che buona fortuna. Al contrario in Europa, il reddito minimo copre sia chi non ha ancora un lavoro sia chi ha perso il lavoro e non ha diritto all’indennità o perché l’ha esaurita o perché non ha versato i contributi. Nel Regno Unito la distinzione è chiara già nei nomi delle due diverse prestazioni: Contribution-based Jobseeker’s Allowance per l’indennità di disoccupazione e Income-based Jobseeker’s Allowance per reddito minimo garantito. Per la stessa ragione esiste l’Income support che è previsto, però, per chi lavora meno di 16 ore a settimana . Queste forme di sostegno del reddito, naturalmente, sono illimitate nel tempo.
Per avere l’indennità di disoccupazione in Italia occorrono almeno due anni di contributi, oppure 52 contributi settimanali negli ultimi due anni. In Francia per aver diritto all’indennità è necessario aver lavorato almeno 6 degli ultimi 22 mesi. L’ammontare dell’indennità viene stabilito con una media della retribuzione degli ultimi 12 mesi, secondo un sistema che salvaguarda i redditi più bassi. La durata dell’indennità varia da un minimo di 7 mesi ad un massimo di 60. A ciò si aggiungono circa 10 euro fissi al giorno, in determinate circostanze.
In Germania l’indennità di disoccupazione si chiama Arbeitslosenhilfe. Viene calcolata in base al netto dell’ultimo stipendio (il 60% e con figli il 67%), e non è una voce soggetta a tassazione. Fino al 2002 si aveva diritto alla sovvenzione dell’Arbeitslosenhilfe anche con un’occupazione di sole 12 ore alla settimana. Sarà sopravvissuta alla riforma restrittiva questa opportunità? Diciamo che per noi cambia veramente poco. La durata dell’indennità di disoccupazione varia dai 6 ai 32 mesi (per chi ha 57anni). Ma a partire dal 31.01 06 si porterà a 12 mesi con un massimo di 18 mesi per chi ha più di 55 anni. Dopo questi 12 mesi gli Arbeitslosen tedeschi dovranno accontentarsi dell’ Arbeitslosengeld II che di fatto è illimitata. Naturalmente, queste leggi si applicano anche agli stranieri che risiedono in Germania con regolare permesso di soggiorno. I siti ufficiali hanno immancabilmente apprestato delle spiegazioni per loro, traducendo la normativa in chiari punti in italiano, arabo, turco .
Un altro capitolo importante riguarda le condizione per ricevere il reddito minimo. Il disoccupato è aiutato a condizione che voglia lavorare in futuro. Ora c’è un problema che noi non ci poniamo. In Europa succede che il disoccupato possa ricevere delle offerte di lavoro addirittura dall’ufficio di collocamento. Non deve sfuggire un fatto essenziale: in queste nazioni imprevedibili e bizzarre, gli uffici di collocamento sono molto efficienti.
Ora la cosa essenziale è notare che il lavoro in ogni caso deve essere conforme alle qualifiche del lavoratore e può essere rifiutato senza perdere i vari sussidi qualora non rispondesse a queste qualifiche e se non rientrasse in determinati requisiti che sono definiti per legge. Ad esempio, se è troppo lontano dal proprio luogo di residenza. In Danimarca, a proposito di modello nordico, i disoccupati di lungo periodo hanno l’obbligo accettare il lavoro che l’ufficio di collocamento trova per loro, pena la progressiva diminuzione del sussidio.

4. Assenza dal dibattito pubblico. Lo si è detto, stupisce che una questione di grande rilevanza, come è, senza dubbio, quella del reddito minimo, non sia già da tempo un tema di pubblico dibattito e di pubblico dominio, ma rimanga un argomento confinato alle analisi sociologiche. Stupisce che la frase “il mercato del lavoro richiede oggi flessibilità” non si completi automaticamente con “e un reddito minimo garantito, come in tutti gli altri paesi europei”. Insomma, è un fatto politicamente rilevante che in Italia non sia abbia una rappresentazione adeguata di che cosa sia il reddito minimo in Europa. C’è poco da girarci intorno. È solo colpa dei mezzi di comunicazione di massa? Da quando, vent’anni fa, feci esperienza diretta di queste cose vivendo in Inghilterra, ho avuto sempre l’impressione che in Italia si vivesse chiusi in una sorta di realtà parallela incomunicante con il mondo circostante. Curiosamente, sappiamo tutto delle bizzarrie della monarchia inglese, grazie ai “gustosi” servizi dei tg nazionali: caccia alla volpe, monellate dei principotti, matrimoni e tradimenti, diari e scandali. Non interessa invece il fatto che, mentre disoccupazione e precarietà in Italia sono prive di una reale copertura che non sia la famiglia, in Inghilterra chi non lavora, chi ha un reddito basso, o anche solo un diciottenne con la chitarra in mano, viene spesato anche dell’affitto della casa.
Eppure, ben lungi dall’essere una fantasia di utopisti, il reddito minimo funziona piuttosto bene in Europa: tant’è vero che il problema della disoccupazione non è più, in queste remote nations of the world, quello dell’indigenza, ma quello di ridurre il rischio (comunque molto limitato) costituito dalla cosiddetta “trappola assistenziale” che spinge alcune persone a rimanere nell’assistenza piuttosto che a lavorare. Molti studi hanno però dimostrato l’ovvio, e cioè che in linea di massima rimangono nell’assistenza coloro che avrebbero avuto comunque bisogno di assistenza .
Ma il vero vantaggio del reddito minimo è che permette di ridurre il condizionamento della disoccupazione nella scelta del proprio futuro lavorativo. Il reddito minimo permette di guardare al lavoro sotto una prospettiva che è più legata alla scelta, che non alla necessità. Il problema del lavoro tende – in linea di massima – a riguardare più il ruolo sociale, l’aspirazione individuale che non la ricerca del pane quotidiano. Non è detto che una persona debba voler far il cameriere o l’operaio, a vita fino alla pensione. Una maggior mobilità unita a garanzie sicure può essere, almeno per qualcuno, un’occasione di migliorare la propria posizione. In Italia invece il mezzo (il lavoro) diventa il fine. Ed ecco la paradossale locuzione dei cosiddetti lavori “socialmente utili” oppure le più banali assunzioni clientelari. Il lavoro tende a confondersi con il welfare. È un errore dunque minimizzare l’assenza tutta italiana del reddito minimo come una banale diversità di interpretazione dello stato sociale. Questa mancanza sembra rivelare qualcosa di più importante, qualcosa che affonda le radici nell’impianto sociale e politico del nostro paese, ne rispecchia il carattere autoritario e clientelare, lontano da un modello anche solo “liberale”.
L’introduzione del reddito minimo non si scontra con insormontabili limiti economici. Lo dimostra il fatto che molti paesi lo adottano. Per certi versi (e sorvolando sulle differenze sul modo di intenderlo) il reddito minimo mette d’accordo economisti molto diversi tra loro. L’economista neoliberista e premio Nobel Milton Friedman ha sostenuto con forza negli Usa, oltre alla celebre «riduzione delle tasse», anche l’opportunità dell’introduzione del reddito minimo, portando dalla sua parte molti economisti. Dall’altra parte, però, sostenitore del reddito minimo è stato anche l’economista neokeynesiano, anch’egli premio Nobel, James Tobin. In Italia Tito Boeri è spesso intervenuto a sostegno dell’introduzione del reddito minimo nel nostro paese. Da un punto di vista filosofico Antonio Negri nel suo Impero ha sostenuto la fondatezza del reddito garantito in senso universale basandosi però ancora su un’idea di retribuzione (per un lavoro svolto ma non riconosciuto). Per il filosofo ed economista Philippe van Parijs (belga ma attualmente professore ad Harvard) e per il nutrito gruppo di economisti e intellettuali di ogni nazione europea riuniti nel BIEN, si dovrebbe andare addirittura oltre gli attuali sussidi di disoccupazione . Il Basic income, da riconoscersi a tutti, ricchi e poveri, occupati e disoccupati, vale semplicemente come principio di garanzia di libertà – della libertà di passare il tempo a fare il surf sulla spiaggia di Malibù come della libertà di lavorare. Per quanto possa sembrare strano, secondo van Parijs, questa soluzione costerebbe addirittura meno dell’attuale sussidio di disoccupazione ed eviterebbe il rischio della cosiddetta «trappola assistenziale», perché lavorare non significherebbe rinunciare al sussidio . La proposta del Basic income non può apparire nella sua giusta luce se non si tiene presente la realtà dei sussidi di disoccupazione in Europa. Il Basic income è per certi versi figlio dei sussidi di disoccupazione, ne rappresenta l’evoluzione, la radicalizzazione del principio. Si pensi per esempio al fatto che in Austria il reddito minimo è considerato chiaramente un diritto soggettivo . Naturalmente il dibattito teorico sul reddito minimo è molto ampio e complesso (ma qui non è questo che interessa): un altro punto di vista sulla questione è, ad esempio, quello di André Gorz .

5. L’etica protestante e lo spirito del welfare. L’idea dominante da noi è che in tema di welfare nessuno possa fare miracoli, con l’eccezione di alcuni paesi alieni, come la Danimarca, la Svezia, la Norvegia. Così, paradossalmente, l’esperienza scandinava ha avuto da noi l’effetto di nascondere tutto quello che avveniva nel resto d’ Europa. Gli scandinavi fanno miracoli, il resto del mondo è invece come noi. Proprio l’eccezionalità ha finito per suggerire che non sono paesi il cui esempio possa essere seguito. Sì è vero, hanno tante belle cose : ma sono pochi, hanno più risorse, sono protestanti e via discorrendo. Si tratta, come ricorda ad esempio Michele Salvati (MicroMega, 1/05 p. 48), di «paesi piccoli, socialmente molto omogenei, di cultura protestante, e con sindacati e partiti molto robusti, esempio di un modello ‘neo-corporativo’, (e dunque di élite colluse e autoreferenziali) di cui i politologi fecero un gran parlare alcuni anni addietro». Capisco il senso. Tuttavia, per autoreferenzialità neocorporative e collusioni partitiche noi non siamo da meno a nessuno, anche senza il welfare dei danesi. Il problema è che, indipendentemente dalla risposta che si possa dare al ruolo del protestantesimo nell’efficienza dello stato sociale, ad essere più avanti di noi non sono solo gli alieni scandinavi. L’Argomento demografico («sono pochi, dunque ricchi»); l’Argomento antropologico («i nordici sono rigidi, onesti e democratici per natura»); l’Argomento svizzero o elvetico («sono paesi chiusi che consumano in beata e piccina autarchia, misteriose risorse di cui solo loro dispongono») crollano di fronte alla Francia, alla Germania, alla Gran Bretagna, alla Spagna, al Portogallo, all’Austria. Crollano di fronte alle raccomandazioni inascoltate dell’Unione Europea. Anche l’Argomento autodenigratorio, semplice variante dell’Argomento antropologico («figurarsi in Italia che cosa succederebbe con il reddito minimo, nessuno lavorerebbe più o tutti lavorerebbero al nero»), vacilla se si considera che il reddito minimo è molto più trasparente delle pensioni di invalidità. E caso mai il discorso va rovesciato: proprio in un paese dove, come si dice, «la mafia trova lavoro», sarebbe opportuno asciugare il disagio sociale. Proprio in un paese disinibito al voto clientelare, sarebbe opportuno, contro le soluzioni discrezionali, fissare come diritto soggettivo il reddito minimo. Del resto è un discorso vecchio come il cucco. Il reddito minimo renderebbe gli individui meno dipendenti e più liberi: più liberi anche dai condizionamenti prodotti dalle nostre élite autoreferenziali a caccia di clientele e collusioni. Tra l’Eccezione nordica e l’Italia c’è un terreno intermedio: ed è a questo terreno intermedio che fa riferimento Jeremy Rifkin a proposito del Sogno europeo.
Nonostante si sia disposti a credere il contrario, l’Italia spende meno degli altri paesi in welfare. Non sempre i sistemi dei diversi paesi sono comparabili, ma un’idea generale i numeri la danno comunque. Secondo Eurostat l’Italia è tra i paesi Ue che dedicano meno risorse alla protezione sociale. In media, nel 2001 i Quindici dedicavano il 26,5% del proprio prodotto interno lordo (Pil) alle spese per la protezione sociale; percentuale che in Italia scende al 24,5% (undicesimo posto nell’Ue a 15). Il livello massimo si registra in Svezia (30,3%) ed il minimo in Irlanda (14,6%). L’Italia è in assoluto il paese che dedica la maggior parte delle risorse destinate alla protezione sociale alle pensioni (62,2% contro il 46,5% della media europea), ed è invece nelle ultime posizioni per la percentuale di risorse assegnate alle famiglie (4,1% contro 8%), ai disoccupati (1,6% contro 6,3%) e alle due funzioni alloggio ed esclusione sociale (complessivamente, 0,3% contro 3,6%).
Quante volte si è chiacchierato del problema del costo degli alloggi? Qui veramente i numeri parlano da soli. L’Italia spende un ridicolo 0,1%, mentre la Francia spende il 3,1% e l’Inghilterra il 5,5. Potrebbe far riflettere che a Portici c’è una densità di 13.322 abitanti per chilometro quadrato mentre a Hong Kong è di 6.314 . Proviamo a indovinare dov’è il problema?
Una società più giusta funziona anche meglio. Non è meno competitiva, ma più competitiva. Più giustizia (meglio che la Giustizia) coincide con più libertà. Lo dimostra anche il reddito minimo. In Europa chi non lavora temporaneamente può permettersi di aspettare, di cercare, di studiare e alla fine di trovare un lavoro più gratificante di quello che ha perduto. Il reddito minimo prefigura in questi paesi un rapporto con il lavoro diverso da quello a cui siamo stati abituati. La precarietà diventa anche un modo per guardarsi intorno e per scegliere. È una realtà della quale potrei portare molti esempi di amici e amiche francesi o inglesi … C’è chi con il reddito minimo ha potuto investire del tempo per la preparazione del concorso per insegnare nella scuola; chi ha potuto affrontare le incertezze della precarietà che comporta la carriera accademica. «Le Rmi» non ha permesso un periodo di vita nel lusso, ha però concesso loro il lusso di scegliere la propria vita. Al contrario, potrei fare il caso di una giovane studiosa italiana di manoscritti medievali, molto promettente, che oggi lavora come vigile urbano. A 28 anni, Guido partì per l’Inghilterra con alle spalle un corso di laurea in lettere non terminato e davanti il modesto progetto di imparare l’inglese per poi, forse, tornare in Italia. A 28 anni le opportunità gli sembravano (a torto) ristrettissime. Dopo aver studiato l’inglese in un bel college, pagando una quota ridotta del 75% in quanto disoccupato, si iscrisse all’università di Bristol. Gli riuscì poi di fare quello che in Italia non era riuscito a fare: laurearsi. E non 
solo. Lo lasciai che studiava l’inglese, lo ritrovai 15 anni dopo che insegnava all’università.
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GEORGE IVANOVICH GURDJIEFF

 

Fissa la tua attenzione su te stessa.
Sii cosciente in ogni istante di ció che pensi, senti, desideri e fai.
Finisci sempre quello che hai iniziato.
Fai quello che stai facendo nel migliore dei modi possibili.
Non t’incatenare a niente che alla lunga ti distrugga.


Sviluppa la tua generositá senza testimoni.
Tratta ogni persona come se fosse un parente stretto.
Metti in ordine quello che hai disordinato.
Impara a ricevere, ringrazia per ogni dono.
Smetti di autodefinirti.
Non mentire né rubare, se lo fai, menti e rubi a te stessa.
Aiuta il tuo prossimo senza renderlo dipendente.
Non occupare troppo spazio.
Non fare rumore né gesti innecessari.
Se non la possiedi, imita la fede.
Non lasciarti impressionare da personalitá forti.
Non impossessarti di niente né di nessuno.
Distribuisci equitativamente.
Non sedurre.
Mangia e dormi lo strettamente necessario.
Non parlare dei tuoi problemi personali.
Non giudicare né discrimina quando non conosci la maggior parte dei fatti.
Non stabilire amicizie inutili.
Non seguire mode.
Non venderti.
Rispetta i contratti che hai firmato.
Sii puntuale.
Non invidiare i beni o gli esiti del prossimo.
Parla solo di ció che é necessario.
Non pensare nei benefici che ti procurerá la tua opera.
Giammai minaccia.
Realizza le tue promesse.
In una disputa, mettiti nei panni dell’altro.
Ammetti che qualcuno ti superi.
Vinci le tue paure.
Aiuta all’altro ad aiutare sé stesso.
Vinci le tue antipatie ed avvicinati alle persone che desideri rifiutare.
Trasforma il tuo orgoglio in dignitá.
Trasforma la tua collera in creativitá.
Trasforma la tua avarizia in rispetto per la bellezza.
Trasforma la tua invidia in ammirazione per i valori dell’altro.
Trasforma il tuo odio in caritá.
Non ti lodare né ti insultare.
Tratta ció che non ti appartiene, come se ti appartenesse.
Non lamentarti.
Sviluppa la tua immaginazione.
Non dare ordini solo per il piacere di essere obbedito.
Paga i servizi che ti danno.
Non fare propaganda delle tue opere o idee.
Non cercare di risvegliare negli altri, sentimenti verso di te come: pietá, simpatia, ammirazione, complicitá.
Non trattare di distinguerti per la tua apparenza.
Non contraddire mai, solo taci.
Non contrarre debiti, acquista e paga subito.
Se offendi qualcuno, chiedigli scusa.
Se l’hai offeso pubblicamente, scusati in pubblico.
Se ti rendi conto di aver detto qualcosa di sbagliato, non insistere in quell’errore per orgoglio e desisti immediatamente dai tuoi propositi.
Non difendere le idee antiche, solo perché fosti tu chi le enunció.
Non conservare oggetti inutili.
Non decorarti con idee altrui.
Non fotografarti insieme a personaggi famosi.
Non rendere conto a nessuno; sii il tuo proprio giudice.
Non definirti mai per quello che possiedi.
Non parlare mai di te senza concederti la possibilitá di cambiare.
Renditi conto che niente é tuo.
Quando ti chiedono la tua opinione su qualcuno o qualcosa, di solamente le sue qualitá.
Quando ti ammali, invece di odiare quel male, consideralo tuo maestro.
Non guardare con la coda dell’occhio, guarda fisso.
Non dimenticare i tuoi morti, peró riservagli un luogo limitato che gli impedisca invadere la tua vita.
Nel luogo in cui vivi, riserva sempre un posto a ció che é sacro.
Quando realizzi un servizio non risaltare i tuoi sforzi.
Se decidi lavorare per gli altri, fallo con piacere.
Se dubiti fra fare e non fare, rischia e fa’.
Non trattare di essere tutto per il tuo compagno; ammetti che cerchi in altri ció che tu non puoi dargli.
Quando qualcuno ha il suo pubblico, non accudire per contraddirlo e rubargli l’audience.
Vivi di soldi guadagnati da te.
Non ti invischiare in avventure amorose.
Non ti vantare delle tue debolezze.
Non visitare mai nessuno solo per riempire il tuo tempo.
Ottieni per distribuire.
Se stai meditando e arriva un diavolo, fai andare

fonte http://unlungosogno.blogspot.it/2012/03/testamento-di-gurdjieff.html#more


Caricato da  in data 10/mag/2008
Un semplice montaggio (fatto di contributi trovati in rete) su Georges Ivanovitch Gurdjieff (1866-1949), un personaggio davvero straordinario che mi ha ispirato non poco.

A tutti coloro che desiderano accrescere la propria consapevolezza individuale, consiglio di leggere -nell’ordine- i suoi tre libri:
1. I racconti di Belzebù a suo nipote;
2. Incontri con uomini straordinari;
3. Il mondo reale. 


BIOGRAFIA

George Ivanovich Gurdjieff nacque nel 1869 ad Alexandropol (Armenia russa) ed è uno dei pochi riconosciuti grandi maestri occidentali vissuti nel secolo scorso.

Dopo una giovinezza passata viaggiando e studiando culture diverse allora sconosciute, si dedicò interamente al lavoro sulla consapevolezza, intesa come mezzo per svegliare l’uomo dagli automatismi quotidiani per fargli riemergere potenzialità latenti.

Le sue conoscenze spaziavano dalla musica (compose numerosi brani) allafilosofia, ed utilizzava la danza come strumento di armonizzazione: scrisse anche numerosi testi che ancora oggi sono testi importanti per chiunque voglia intraprendere un cammino verso il risveglio interiore.

Gurdjieff ebbe l’opportunità di incontrare uomini straordinari dai quali acquisì la convinzione che qualcosa di vitale importanza mancava nella considerazione dell’uomo e del mondo nella letteratura e nella scienza europee. Era stato indirizzato agli studi di medicina e di teologia, ma l’insoddisfazione che provava per i limiti di quel tipo di educazione lo condusse a cercare altrove e per proprio conto.

Con un gruppo di “cercatori della verità” viaggiò per molti anni attraverso l’Africa, l’Asia e l’Estremo Oriente, raggiungendo luoghi la cui esistenza è insospettabile anche per i più accurati esploratori. Dove realmente riuscì a spingersi non è possibile dirlo, e anche quel che lui stesso rivela nel volume “Incontri con Uomini Straordinari” è velato a tal punto da metafore che le vaghe coordinate geografiche risultano impenetrabili.

Nel 1922 fondò l’Istituto per lo Sviluppo Armonioso dell’Uomo al Castello del Prieuré di Fontaineblau, nei pressi di Parigi. Qui il “lavoro su se stessi” da lui proposto prese una pianta stabile attirando, tra gli altri, diversi intellettuali e artisti europei. Organizzò una vera e propria comunità indipendente con coltivazioni, animali, svariate attività lavorative e speciali classi di esercizi per la “trasformazione delle energie” che consistevano nei famosi “movimenti” tratti da danze sacre e in conferenze sugli aspetti teorici del “lavoro”.

Nel 1924 organizzò in America un’altra branca dell’Istituto, dando per l’occasione una dimostrazione dei suoi “movimenti” accompagnati al pianoforte dalle musiche sacre elaborate assieme al musicista russo Thomas De Hartmann. Qui divennero suoi seguaci scrittori come Margareth Anderson, filosofi come Alfred Orage, che in quegli anni aveva fondato la rivista letteraria “The New Age”, architetti comeFrank Lloyd-Wright. Possiamo annoverare fra i suoi allievi famosi anche lo scrittore Louis PauwelsDorothy Caruso (consorte del noto tenore), la straordinaria scrittrice Katherine Mansfield e molti altri. Al ritorno rimase gravemente ferito (ma miracolosamente vivo) in un terribile incidente d’auto che lo costrinse ad interrompere il lavoro pratico al Prieuré per intraprendere la trasmissione scritta delle sue idee, che avrebbe preso poi la forma di opere come “I racconti di Belzebù al suo piccolo nipote”, il già citato “Incontri con Uomini Straordinari” e “La Vita Reale”.

Durante la seconda guerra mondiale continuò ad insegnare con gravi difficoltà ricevendo gruppi di allievi nel suo appartamento di Rue des Colonels Rénard; poi improvvisamente nel 1948 decise di riprendere l’attività più estesa: purtroppo un anno dopo sarebbe stato fermato dalla morte.


Gurdjieff era solito offrire cibi strani che non avreste mai mangiato.
Che avrebbero disturbato lo stomaco, creato disagio.

Quando viaggiava si portava dietro un camion di cibi strani. E i suoi discepoli avevano paura perchè li costringeva a mangiare così tanto da diventare una tortura.Dalle 8 di sera a mezzanotte, 4 ore erano dedicate al cibo e lui era sempre presente. Continuava a insistere, a incitarli. E nessuno poteva dire no. Li costringeva a bere una tale quantità di alcool che normalmente li avrebbe resi inconsci, ma lui continuava. Voleva creare disagio interiore e poi diceva: “Lasciate che il disagio sia. Ricordate! Siate svegli!” Continuava a versare da bere e diceva: “Ricordate! Ricordate! Siate svegli!”.

Gurdjieff voleva voleva immediatamente conoscere l’inconscio, perchè il vero lavoro va fatto lì. Non perdeva tempo con la mente conscia. Quella era una maschera!

Se arrivava un discepolo che aveva l’abitudine di mangiare poco Gurdjieff gli dava tanto da mangiare e se arrivava un discepolo che aveva l’abitudine di mangiare troppo lui lo metteva a digiuno.

Lui distorce i vostri vecchi schemi, perchè quando gli schemi vengono disturbati la vostra realtà viene a galla. E’ come cambiare marcia, quando passate da una marcia all’altra per un attimo siete in folle, nel mezzo, neutrale.

Se un giainista, che non ha mai mangiato carne in vita sua andrà da Gurdjieff, lui lo costringerà a mangiare carne. Questo significa distruggere la sua intera personalità. Per 50 anni non ha mai mangiato, nè toccato, forse nemmeno visto, carne. Ora tutta la sua personalità si rivolterà Avrà la nausea. La sola idea gli metterà la nausea. Se una persona è costretta a mangiare carne, immaginate in che subbuglio si troverà. Sarà sottosopra, sarà la distribuzione di tutti i suoi modellidi comportamento. Vomiterà, si ammalerà, avrà forse la febbre, avrà degli incubi, ma questo distruggerà tutti i comportamenti appresi e tornerà a essere come un bambino. E da lì il lavoro può iniziare.

E se una persona è abituata a mangiare carne e a bere Gurdjieff lo metterà a dieta vegetariana. E gli dirà di non bere, lo costringerà a essere il più “santo” possibile.

La tecnica è la stessa, disturbare il passato, mettere le cose sottosopra in modo che la facciata non funzioni più e la maschera possa essere tolta e la realtà possa essere vista.

Attraverso questi disagi si crea una cristalizzazione interiore. Ti integri, diventi “uno”. E per questa unità, questa integrazione alchemica gli alchimisti usano la parola “oro”. Il metallo più vile è stato trasformato in uno più prezioso. Ora sei oro.

NamastèRe Interiore: GEORGE IVANOVICH GURDJIEFF

E Beppe Grillo scoprì il Basic Income (Reddito D’E…

 
 di Salvatore Perri

Mi ha molto impressionato sentire Beppe Grillo parlare di Reddito D’Esistenza, dopo che per mesi i suoi cavalli di battaglia in campo economico erano l’uscita dall’Euro o la Decrescita.

Ma in questa battaglia di civiltà, combattuta fino ad oggi in Italia solo dagli studiosi del Basic Income Network e da alcuni movimenti della c.d. “sinistra estrema”, più siamo e meglio è. Pertanto approfitto della nuova popolarità di un argomento relegato solitamente al margine del dibattito, per riproporre il mio contributo del Luglio 2012 che serve a sfatare alcuni dei luoghi comuni sul Basic Income.

L’ora del Basic Income

di Salvatore Perri 

La profonda crisi economica odierna viene combattuta con armi spuntate dal governo Monti e con scarsissima lungimiranza dalle istituzioni europee. Le alternative al disastro non si limitano, tuttavia, a proposte estemporanee di uscita dal sistema solare o di ritorno all’età della pietra. Esistono strumenti per la politica economica che sono in grado di ripristinare un sistema economico con un maggior livello di equità senza passare per l’abbandono degli attuali livelli di benessere collettivo. Uno di questi, largamente studiato ed applicato all’estero, è il “Basic Income” (letteralmente reddito di base o tradotto in italiano come Reddito d’Esistenza).

Il Basic Income, a cui farò riferimento, è una somma monetaria assegnata dalla fiscalità generale  o in modo universalistico o ad un gruppo di individui che rientrino in determinate categorie, ad esempio reddituali.
Dal mio punto di vista il modo più efficiente per discutere brevemente questo strumento è quello di rispondere alle più comuni obiezioni errate che emergono nel dibattito, successivamente elencherò alcuni dei possibili benefici per il “sistema Italia”, rinviando per una trattazione sistematica ed analitica del tema agli scritti di Andrea Fumagalli.

1.     L’attribuzione di una somma di denaro ad una tale platea di individui è impossibile dati i vincoli di bilancio. Falso, secondo alcune stime, portare il reddito delle persone residenti in Italia al di sopra della soglia di povertà costerebbe all’anno 11 Mld di Euro, circa 1/3 delle manovre estive di Tremontiana memoria. In politica economica c’è sempre una scelta, si tratta solo di investire in modo diverso soldi che vengono spesi comunque.

2.     Pagare i disoccupati li disincentiva a cercare lavoro. L’obiezione è corretta ed anche anglosassone, ma applicata all’Italia è priva di senso. I disoccupati italiani sono in larga parte giovani (nel sud) donne e di lunga durata (anche quando non lavorano nel settore sommerso). Attribuire un reddito, ad esempio di 600 euro mensili, non disincentiverebbe il disoccupato a lavorare per raggiungere soglie più alte, disincentiverebbe esclusivamente lo sfruttamento del lavoro, l’abuso di contratti precari, le simulazioni contrattuali. Il lavoratore avrebbe un’altra scelta, mentre alle imprese irregolari verrebbe a mancare lo strumento con il quale fare concorrenza sleale a quelle regolari.

3.     Una tale forma di retribuzione è improduttiva, le stesse somme potrebbero essere utilizzate per incentivare le imprese a creare lavoro vero. Per rispondere a questa obiezione bisogna discutere che cosa è produttivo e cosa non lo è, nell’esperienza italiana in particolare. Nella definizione di Fumagalli il Basic Income è una retribuzione per tre tipi di attività che gli individui già fanno, ma che non possono scambiare. La cura (di se stessi e degli altri non autosufficienti), il consumo e tutte quelle tipologie di lavoro intellettuale, artistico ed immateriale, che non determinano un ritorno economico (studenti, studiosi ed artisti tra gli altri). Il consumo è produttivo in modo indiretto, in quanto fornisce la giustificazione a produrre un determinato quantitativo di merci che altrimenti non verrebbe prodotto, non stiamo parlando di beni di lusso ma di “consumo autonomo” necessario per vivere nell’accezione Keynesiana. Senza la domanda l’offerta è priva di senso e cessa di essere, generando nuova disoccupazione. Il Basic Income frena questa dinamica molto più dell’incentivo alle imprese. Quando i mercati sono saturi e non ci sono prospettive di profitto le imprese non investono, forzarle a farlo non ha senso. L’Italia, ed il sud in particolare, ha sperimentato flussi di incentivazione all’impresa probabilmente senza eguali nella storia del mondo moderno, i risultati sono sotto gli occhi di tutti, ed in particolare della magistratura, sarebbe ora di cambiare approccio.

4.     Il Basic Income è incompatibile con il libero mercato. In un qualsiasi manuale di Economia, sin dagli albori dell’Economia Politica, nell’analisi dell’equilibrio di scambio, si sottolinea che l’equilibrio efficiente a volte può non essere equo. Per rendere equo l’equilibrio di mercato si può agire sulla dotazione dei fattori, appunto sul reddito di base degli individui, che è quello di cui stiamo parlando.

5.     Un tale esborso monetario farebbe aumentare il debito pubblico. Probabilmente lo farebbe diminuire. Una spesa pubblica finanziata con imposte (già versate) ha un effetto comunque positivo sul reddito. Questo tipo di aumento di spesa si concretizzerebbe in un aumento dei consumi (perché gli individui con un reddito basso consumano in proporzione di più di quelli con un reddito alto). L’aumento dei consumi fa aumentare le entrate fiscali. Il reddito complessivo finale sarà più alto, cosa che aiuta la sostenibilità del debito. Attualmente la caduta dei consumi, e del reddito, rende necessarie manovre sanguinose sul piano dei tagli che si rivelano inutili perché la caduta dei consumi fa diminuire le entrate e vanifica i risparmi di spesa. La ripresa dei consumi interromperebbe questo circolo vizioso.

Come già detto, ed entrando nell’elenco dei possibili benefici, una tale politica garantirebbe una base di consumo e quindi di produzione, indipendente dalle variabili finanziarie e dallo spread, in quanto composta da esclusivamente da domanda interna.
Il peso della clientela, come forma di esercizio del potere politico-massonico-mafioso, sarebbe notevolmente ridimensionato, si passerebbe dal sistema di oggi basato sui privilegi ad un sistema basato sui diritti.
Il Basic Income sarebbe un potente disincentivo alla criminalità, in quanto il diritto a riceverlo potrebbe essere legato alla condotta, cioè esso potrebbe essere revocato come pena accessoria a causa di condanne penali.
Sarebbe garantito realmente il diritto allo studio universitario anche agli studenti svantaggiati, i quali potrebbero anche proseguire gli studi post-laurea, ipotesi oggi ascrivibile alla fantascienza, aiutando concretamente la competitività del sistema paese dato l’attuale livello medio di istruzione.
A medio termine le spese sanitarie dovrebbero ridursi, in quanto una maggiore cura personale garantita dal Basic Income, ridurrebbe i fattori di rischio per le fasce meno abbienti della popolazione che altrimenti si scaricherebbero sul servizio sanitario nazionale.
Si ridurrebbe l’emigrazione forzata e con essa il degrado demografico relativo allo spopolamento dei piccoli centri con benefici per la coesione sociale.
In conclusione, una tale forma di intervento caratterizzerebbe un paese come “avanzato” in termini di civiltà, non a caso ne la Grecia ne l’Italia hanno forme di sostegno al reddito di questo tipo. La Germania ce l’ha, probabilmente hanno fatto i conti meglio di noi.
“Impunito” il Blog di Salvatore Perri: E Beppe Grillo scoprì il Basic Income (Reddito D’E…

Tocchiamoci

 

08/02/13

CHE TIPO DI CONTATTO FISICO PIACE ALLE DONNE?

DORMIRE INSIEME

“Il mio amante e io stiamo molto vicini fisicamente anche se non abbiamo rapporti molto spesso. Dormiamo nudi e abbracciati tutte le notti, facciamo la doccia insieme, ci baciamo, ci abbracciamo,ci accarezziamo, ci tocchiamo, ci morsichiamo sempre.”

“Mi piace molto toccarci,dormire vicini e svegliarci la mattina dopo ancora insieme. Uniti. Ho dormito in questo modo con due miei grandi amici, ed è stato meraviglioso.”

“Le carezzze sono molto importanti. Dormo rannicchiata insieme alla mia migliore amica e lo facciamo da sei anni, anche se non abbiamo alcun rapporto sessuale(per decisione sua non mia).”

“Adoro abbracciare e toccare completamente una persona. Adoro rannicchiarci insieme a letto schiena contro torace. Mi piace moltissimo dormire con la mia bambina, stringerci, strofinarle la schiena o farmela strofinare da lei.”

STRINGERSI FORTE

“Stare sdraiati ben stretti dà una sensazione meravigliosa-una specie di abbraccio di tutto il corpo. Mi piace stare sdraiati in questa posizione con i due corpi che si toccano tutti.”

“La mia migliore esperienza sessuale è stata un lungo abbraccio con un ragazzo della mia età (ho sedici anni) con molto calore. Non è stata una cosa tanto sessuale,quanto un’espressione di grande felicità.”

“E’ bello stare nudi insieme,il contatto completo,dalla testa alla punta dei piedi!”

“L’abbraccio che coinvolge tutto il corpo per me è molto importante. E’ bello stare nuda distesa contro il corpo nudo del mio compagno – mi piace soprattutto avere tutta la parte davanti del mio corpo contro la sua.”

“Mi piacerebbe stare nuda insieme con la mia amica anche lei nuda. Potremmo stare distese l’una contro l’altra e schiacciarci forte.”

BACIARSI

“Tonnellate di baci sono le cose che piacciono a me.”

“Baciarsi e guardarsi negli occhi,strofinare il viso contro il suo viso. Molte carezze su tutto il corpo -fianchi, schiena, stomaco, gambe, vulva, vagina, clitoride. Comunicazione verbale.”

“Una volta il mio amante mi ha detto che voleva passare tutta una giornata a farmi quello che normalmente avrei fatto io – da quando mi alzavo a quando sarei andata a letto. Incominciò a lavarmi i denti e la faccia e poi a spazzolarmi i capelli e a vestirmi. Un’esperienza meravigliosa,non la dimenticherò mai per tutta la vita. Non ho mai passato momenti così intimi con un essere umano in vita mia,e adesso stiamo ancora insieme. Mettiamo le dita e la lingua in tutti i posti del corpo dell’altro e cerchiamo di stare fisicamente più vicini che possiamo. E’ un compagno meraviglioso.”

“Le esperienze migliori della mia vita sono state quelle sessuali, erotiche, ma non genitali; sono attimi di sguardi, di comprensione segreta, istantanea, “cosmica”, con le persone che ho amato…”

SHERE HITE -Il Primo Rapporto Hite,un’inchiesta sulla sessualità femminile

In questo periodo mi chiedo sempre più frequentemente quanto siamo libere e liberi di vivere il contatto fisico con le altre persone, quanto ce lo permettiamo, quanto finiamo per aderire alla norma, ai comportamenti normati e soprattutto quanto liberando questa energia, questo amore, tantissimi malesseri potrebbero essere curati senza quella valangata di sostanze chimiche che ingeriamo ogni giorno per star bene, star male, dimagrire, ingrassare, piangere, ridere, vivere e sopravvivere

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La verità su Grillo, Casaleggio e Nuovo Ordine Mondiale. Ma ne siamo proprio sicuri?

 
 
 
 
 

 

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montaggio_casaleggio
L’articolo si fa simpaticamente beffa di tutti coloro che cadono nella trappola della campagna anti-grillo, sulle basi di notizie riportate da testate nazionali e STRANAMENTE E INEDITAMENTE anche da blog di “complottisti” che si trovano stranamente d’accordo con la stampa di regime finanziata dai partiti. Personalmente mi chiedo che cosa ci sia dietro  questo e non dietro Casaleggio… leggere per credere… – Luca Rivoli
Prima di prendere una decisione che riguarda il nostro futuro è importante informarsi molto bene.
Quindi cosa fare riguardo al Movimento 5 Stelle e a Beppe Grillo? Molti sono indecisi, soprattutto dopo gli ultimi scandali partendo dal fuori onda di Favia sino all’analisi dei retroscena ai livelli alti del movimento.
Come ben sappiamo la stampa di regime non ci offre grande scelta di informazione, essendo di parte e finanziata proprio da quel sistema che noi cittadini vorremmo combattere. Anzi, spesso la stampa, i media, sono una prolunga mediatica dei partiti stessi. Preso atto di questo non ci rimane che attingere da coloro che si impegnano, senza avere nulla in cambio, pur di fornire informazioni inedite che nessuno ci darebbe mai.
Guardandomi in giro ho scovato dei blog che si potrebbero quasi definire clandestini. Guardate cosa abbiamo scoperto riguardo Grillo e Casaleggio, blog per blog.
ATTENZIONE!!! INFORMAZIONI INEDITE!!!

La Stampa – http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=305&ID_articolo=208&ID_sezione=693
Casaleggio & poteri forti. E’ lui stesso a smentire le voci in questo senso in una lettera al Corriere della sera, nel 2005. Da dove vengono queste voci? Dai soci della società, in particolare uno, Enrico Sassoon (già giornalista del Sole24Ore e direttore di varie riviste economiche) che ha da tempo  legami con l’American Chamber of Commerce, sorta di lobby volta a favorire i rapporti delle corporation Usa in Italia.
Repubblica – http://www.repubblica.it/mobilerep/sera/2012/09/07/news/un_visionario_di_successo_le_imprese_del_guru_casaleggi-42137958/
Le voci sui suoi presunti collegamenti con i poteri forti da dove nasce? Il presidente della Casaleggio Associati è Enrico Sassoon. Giornalista, dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole-24 Ore, è amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby “con lo scopo – si legge nel sito – di sviluppare e favorire le relazioni economiche, culturali e politiche tra gli Stati Uniti d’America e l’Italia, di promuovere e tutelare gli interessi dei propri associati nell’ambito dell’attività di business tra i due Paesi e di diffondere tra i propri associati le informazioni relative alla propria attività”.
Il Foglio –http://www.ilfoglio.it/soloqui/14838

I colleghi, rimasti fino a oggi ai vertici della Casaleggio, sono Enrico Sassoon (giornalista del Sole 24 Ore poi amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce e responsabile de “L’impresa-rivista Italiana di Management” e di “Mondo economico”); Luca Eleuteri, allora giovanissimo braccio destro di Casaleggio, e Mario Buccich, uomo di comunicazione che, raggiunto al telefono il giorno prima dell’uscita sul Corriere della lettera di Casaleggio, dice di non voler “commentare” nulla delle voci su Casaleggio. Il quadro dirigenziale della Casaleggio si completa oggi con il figlio di Gianroberto, ma è la figura di Sassoon che scatena la fantasia dietrologica della rete: l’aver guidato l’American Chamber of Commerce porta a Sassoon l’eterno sospetto di essere l’uomo segreto delle multinazionali, legato per vie traverse all’Aspen Institute, a Giulio Tremonti e perché no, per altre vie traverse, al Mario Monti che Grillo prende di mira al grido di “Rigor Montis” (spunta sempre una Goldman Sachs, nei post anti Casaleggio).
Nel 1998 Sassoon è amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia e il cui presidente è tuttora il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci. Proprio nel consiglio di amministrazione dell’American Chamber of Commerce in Italy si comprende quale sia uno dei fattori di successo nelle relazioni della Casaleggio Associati. Oltre a Paolucci compaiono nel 1998 altri personaggi di grande spessore. La lista pubblicata al momento della nomina di Sasson vedeva, fra gli altri: Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea Srl; Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia; Massimiliano Magrini, country manager Google Italia; Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato Ibm Italia Spa; Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset Spa; Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s; Massimo Ponzellini, presidente Impregilo Spa; Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney Co. Italia Spa; Dario Rinero, presidente e amministratore delegato Coca-Cola Hbc Italia Srl; Cesare Romiti, presidente onorario Rcs.
Anni dopo, quel nodo resta irrisolto. E’ il proprietario della Casaleggio Associati, società che si occupa di comunicazione e marketing, presieduta dal giornalista economico Enrico Sassoon. Gestisce il blog, la rete dei meet-up, pubblicazioni e tournée. Secondo alcuni sarebbe il proprietario occulto del simbolo del Movimento, ma Grillo ha smentito con durezza: “E’ mio, basterebbe una verifica per evitare figure di merda…”.
Enrico Sassoon è direttore responsabile del mensile di management Harvard Business Review Italia (rivista edita da StrategiQs Edizioni, di cui è co-fondatore e amministratore delegato), Presidente di Leading Events (The Ruling Companies Association) e Presidente di Global Trends, società di studi, ricerche e comunicazione. E’ inoltre Board Member e Presidente del Comitato Affari Economici di American Chamber of Commerce in Italy e Board Member e di Aspen Institute Italia.
Dal 1998 al 2006 è stato Amministratore delegato della American Chamber of Commerce in Italy. Dal 1999 al 2005 è stato Presidente della Procos (sistemi informatici gestionali). Dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole 24 Ore, ha ricoperto numerosi incarichi, prima come Inviato Speciale, poi come Direttore responsabile delle riviste Mondo Economico, L’Impresa e Impresa Ambiente. Dal 2005 al 2008 è stato Direttore responsabile della rivista online Affari Internazionali.
Enrico Sassoon, primo e più importante socio della Casaleggio, siede fianco a fianco con certi personaggi. Che poi sono gli stessi componenti dell’Aspen Institute Italia, think tank tecnocratico, diretta emanazione del gruppo Bilderberg. Quando il Sistema si organizza è capace di tutto: persino di creare un Comitato Esecutivo Aspen formato – oltre che da Enrico Sassoon della Casaleggio – anche da Mario Monti, John Elkann, Romano Prodi, Giulio Tremonti, tutti componenti italiani del Bilderberg.
Lo so cosa state pensando: “ma che coraggio hanno questi blog nel raccontare ciò che la stampa di regime ci nasconde”. Si, sono molto coraggiosi, bisogna dar loro atto di questo. Perchè la stampa di regime, si sa, riporta solo ciò che fa comodo al potere, al sistema.
Ma blog clandestini e coraggiosi a parte, ci siamo chiesti, esistono anche uomini che dal basso si stanno ribellando a questi massoni di Grillo, Casaleggio e Sassoon? Ebbene si. Uomini ovviamente sconosciuti, non certo uomini di potere. Uomini che rischiano la vita per dire quello che nessuno ha il coraggio anche solo di pensare, uomini che morirebbero pur di salvare il Popolo italiano. Vi faccio l’esempio di un ragazzo di nome Martin Schulz che da grande vorrebbe fare il Presidente del Parlamento Europeo. Sentite cosa dice questo ragazzo comune:
“Quando i politici vanno a vedere una commedia penso sia meno pericoloso di quando i comici diventano politici. Grillo è un classico fenomeno di protesta che non mi pare né molto democratico, né molto trasparente. Non ha uno statuto per il suo movimento. Non si sa come lavora. Lo fa anonimamente e su internet. Non è disposto a discutere e non rappresenta una cultura democratica tradizionale. Dire sempre no a tutto senza dire a favore di cosa si è non è un’opzione. E dire usciamo dall’euro e torniamo alla lira io penso che sia pura ciarlataneria”
Esistono poi altri cittadini comuni che stanno combattendo contro il M5S. E’ il caso di due coraggiosi ragazzi, Mario Monti e Giorgio Napolitano, che si stanno unendo in liste civiche in modo da poter combattere, a livello anche europeo, il diffondersi di questa setta guidata da Grillo-Casaleggio-Sassoon.
Vi proponiamo un video di un ribelle di origine campana il quale si schiera apertamente contro Beppe Grillo e Casaleggio. Da quanto ho capito il prossimo autunno/inverno tornerà molto agguerrito con altri video (garantiamo che questo ragazzo si è sempre impegnato per dare un’informazione seria ai cittadini, mai di parte e sempre onesto)
Questi blog clandestini, come questi cittadini eroici, utilizzano una tecnica rivoluzionaria per trasmettere le informazioni in maniera corretta riguardo i personaggi indagati. Ho imparato delle cose interessanti che voglio condividere con voi lettori:
Per giudicare una persona bisogna riportare frasi estrapolate dal conteso e, soprattutto, indagare sui collegamenti alla persona sino anche al quarto grado. Esempio: per giudicare Grillo bisogna fare le pulci a un suo collegamento, come Casaleggio, e verificare se questo collegamento a sua volta è collegato con personaggi che possono avere contatti con la massoneria. D’altronde la massoneria è un fenomeno talmente inesistente che sarà impossibile venga fuori un qualche collegamento, anche nel caso di titolari di importanti aziende.
Concludendo, se volete sapere la verità sul M5S dovete rivolgervi ad organi di informazione slegati dal sistema, essere aperti di mente perchè vi renderete conto di essere in pochi. Non date retta a quanto vi viene propinato dai soliti giornali.
Un consiglio: se vi rendete conto di pensarla esattamente come viene riportato dai media (e non come i blog coraggiosi sopra) molto probabilmente siete stati manipolati, ci siete cascati e sappiate che “nessuno è immune alla manipolazione di massa, nemmeno gli addetti ai lavori”.

LETTERA AGLI ITALIANI DI BEPPE GRILLO

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“L’Italia deve diventare una comunità, nessuno deve essere lasciato indietro. E’ intollerabile, inumano, vedere le file di esodati, sfrattati, disoccupati alle mense della Caritas mentre chi ha sprofondato il Paese nella miseria si muove con la scorta, l’auto blu, senza alcuna preoccupazione economica. I partiti sono i primi responsabili di questa situazione, hanno occupato lo Stato, lo hanno svenduto, spolpato da dentro. Ora, queste persone si presentano, grazie ai giornali e alle televisioni che controllano, come i salvatori della patria, proprio loro che l’hanno affossata, usata per i loro interessi.
L’Italia ha le tasse tra le più alte del mondo, uno dei maggiori debiti pubblici, un tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, che ha fatto emigrare in pochi anni un milione e mezzo di ragazzi italiani, diplomati, laureati con il sacrificio dei loro genitori.
E’ ora di dire basta, questa commedia deve finire o finirà il Paese. Non abbiamo più tempo, dobbiamo mandarli tutti a casa. Tutti coloro che fanno parte di questo marcio sistema, devono andarsene, sparire, ma prima devono giustificare il loro eventuale arricchimento. Io non chiedo il tuo voto, non mi interessa il tuo voto senza la tua partecipazione alla cosa pubblica, il tuo coinvolgimento diretto, se il tuo voto per il M5S è una semplice delega a qualcuno che decida al tuo posto, non votarci. Questo Paese lo possiamo cambiare solo insieme, non c’è alternativa. Usciamo dal buio e torniamo a rivedere le stelle. Lo Stato deve proteggere i cittadini o non è uno Stato, per questo va istituito il reddito di cittadinanza. Io sono Stato, tu sei Stato, noi siamo Stato. Riprendiamoci l’Italia.” Beppe Grillo
20 punti per uscire dal buio:
  1. Reddito di cittadinanza
  2. Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa
  3. Legge anticorruzione
  4. Informatizzazione e semplificazione dello Stato
  5. Abolizione dei contributi pubblici ai partiti
  6. Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni
  7. Referendum propositivo e senza quorum
  8. Referendum sulla permanenza nell’euro
  9. Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese
  10. Unasolaretetelevisivapubblica,senzapubblicità,indipendentedaipartiti
  11. Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato
  12. Massimo di due mandati elettivi
  13. Legge sul conflitto di interessi
  14. Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica
  15. Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali
  16. Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza
  17. Abolizione dell’IMU sulla prima casa
  18. Non pignorabilità della prima casa
  19. Eliminazione delle province
  20. Abolizione di Equitalia

dal sito Beppe Grillo Altra Realtà: LETTERA AGLI ITALIANI DI BEPPE GRILLO