Fiducia? What’s fiducia?

  Quindi improvvisamene gli attivisti del Movimento Cinque Stelle si sarebbero bevuti il cervello. Tutti insieme. Dopo avere combattuto per anni il Pdl e il Pd-L, dopo avere mandato “affa” tutto e tutti, improvvisamente, giunti nelle segrete stanze del potere, colpiti dall’ebrezza di qualche carica alla Camera o al Senato, sarebbero tutti per votare la fiducia a Bersani & Co. Ovviamente parliamo dello stesso Pd che ci ha regalato la tassa da 4 miliardi servita a pagare i conti di Monte dei Paschi di Siena, grazie al controllo capillare delle fondazioni bancarie e in cambio di agevolazioni di vario tipo e della stecca sugli stipendi degli uomini piazzati nelle posizioni chiave (vedi donazioni da quasi un milione di euro da parte di Mussari). E parliamo dello stesso PD che non ha mai fatto la legge sul conflitto di interessi ma che ha inciuciato con Forza Italia prima e con il Pdl poi. Ed è sempre lo stesso PD accanito europeista che va a chiudere la campagna elettorale a Berlino dopo avere votato e difeso ratifiche di trattati di sterminio di massa, come il Fiscal Compact e ilMes, e che è il più accanito sostenitore degli Stati Uniti d’Europa. Lo stesso PD che copia le parlamentarie di Grillo ma riserva i posti chiave per le solite Bindi & Co. Lo stesso Pd di Violante, di D’Alema, del Copasir, quello che mandava i cinesi a votare alle primarie in Campania, quello di “abbiamo una banca“, quello di Prodiche ci ha portato nell’Euro, quello della Goldman Sachs che lo sostiene apertamente, quello del golpe morbido di Giorgio Napolitano, quello che attraverso il leader Maximo lavorava da almeno due anni a un governo Monti e che ci ha preso per il culo (e continua a farlo) con la leggenda del Fate Presto e dellospread assassino, torcendo a proprio vantaggio la Costituzione, quello dellecommissioni bancarie ripristinate in men che non si dica, dopo che erano state azzerate insieme alle spese per i conti corrente dei pensionati (e si è capito poi perché). Quel PD lì, insomma…


 E questi duri e puri del Movimento Cinque Stelle, arrivati in Parlamento al ritmo di “vi apriremo come una scatoletta di tonno”, al primo canto delle sirene di gente corresponsabile di tutto questo sfascio, si metterebbero a invocare l’accordo, addirittura la fiducia, come un qualsiasi partitucolo da prima repubblica? Ma lo sanno questi signori che, se votano la fiducia, si rendono corresponsabili di tutto quello che farà dal giorno dopo il Governo di Bersani & soci? Lo sanno che questi sono vecchi squali della politica, controllano i ministeri e conoscono tutti i trucchi possibili per fare tutto l’ostruzionismo di questo mondo, per cui, conoscendo la tattica della melina meglio di chiunque altro, avendola praticata per intere legislature, prometteranno per l’ennesima volta di tagliarsi gli stipendi, di togliere i rimborsi e tutto il resto, ma poi troveranno tutte le scuse per ritardare fino ad arenare ogni progetto di legge del Movimento Cinque Stelle, mentre cercheranno di far passare nuove ignominie ai danni del popolo italiano, e queste ignominie ricadranno sulla testa del Movimento Cinque Stelle? Ma davvero il popolo del “tutti a casa” è diventato improvvisamente così accondiscendente, così stupido o così ingenuo?

 Forse. O forse no. Forse i titoloni dei giornali, quelli che parlano di base spaccata basandosi su qualche commento su un blog e su una petizione in rete – e sono gli stessi giornalisti che non sanno distinguere “Twitter” da “Tweet”, ripetendo grottescamente “ho letto un twitter di tizio e caio” ad ogni ospitata televisiva – sono solo l’ennesima strumentalizzazione giornalistica orchestrata dalla vecchia politica che cerca di tamponare l’ondata di cittadini all’arrembaggio delle istituzioni. 

 Forse questa Viola Tesi che all’improvviso spunta fuori dal nulla, con una petizione pro fiducia (pro Pd) in rete, guarda caso su un sito che nulla ha a che fare con il Movimento Cinque Stelle, raccogliendo magicamente decine di migliaia di firme, non è esattamente espressione della base del Movimento. Potrebbe mai esserlo una che fino a un paio di mesi fa almeno militava convintamente nella base del Partito Pirata? Lo stesso partito pirata che deve vedersela con quel Marco Marsili che proprio durante le scorse elezioni, sbugiardato da Anonymous o chi per essi,cospirava contro il Movimento Cinque Stelle cercando di distruggerlo?

Viola Tesi Partito Pirata

 Ed ecco, cliccando qui, una delle tante conversazioni che provano la sua partecipazione attiva nella base del Partito Pirata. Può una attivista convinta di un altro movimento, a uno o due mesi dalle elezioni, diventare come per magia espressione della base del Movimento Cinque Stelle ed essere rilanciata, in primis da Repubblica, il giornale della tessera numero uno del PD (De Benedetti), con la sua petizione pro Pd (adesso capite la ragione delle regole sulle candidature di Grillo)? E le 75mila firme raccolte, come per magia, in meno di 48 ore, sono della base del Movimento Cinque Stelle? Cosa dà cotanta sicumera ai signori giornalisti che fanno i titoli? Fanno le pulci a una che non conosce il numero esatto dei senatori della Repubblica, e poi sparano titoli così palesemente scollegati dai fatti (salvo poi venire a fare i sermoni ai blogger in rete se per caso non mettono le virgolette sul titolo di un post)? Già, perché è evidente che se una di un altro partito viene spacciata per una rappresentante della base del Movimento Cinque Stelle solo perché pubblica una lettera su un sito qualunque, con la stessa nonchalance si possono far votare decine di migliaia di militanti di un qualunque altro partito sotto a una petizione qualsiasi e poi spacciare le firme come la prova evidente che la base del Movimento Cinque Stelle (o quella dell’ultimo partito della Nuova Guinea) è compatta contro il suo leader. E si può perfino arrivare a colonizzare un intero blog, con iscrizioni mirate dell’ultima ora.

 Tant’è vero che alcuni, tra i firmatari, non si fanno neppure scrupolo di mascherare il fatto non solo di non essere appartenenti alla base del Movimento Cinque Stelle, ma neppure di essere espressione di quegli 8 milioni e mezzo di italiani che hanno condiviso e votato le proposte di Grillo:

 Firma petizione pro-fiducia 1
Firma petizione pro fiduca 2


 Cari “grillini” (a me questo termine potete passarlo): voi siete arrivati adesso con le valigie di cartone, ma questi conoscono l’arte di mettervelo in quel posto meglio di chiunque altro, avendo una lunga scuola alle spalle. Cercate di non farvi fregare e rimettete, con lucidità, ogni tassello al suo posto.

 Voi, per la vostra storia e per la natura radicale delle vostre rivendicazioni, che sono quelle che gli italiani vi hanno chiesto esplicitamente di portare avanti, non potete votare la fiducia a un partito che si è reso corresponsabile dello stato in cui versa questo Paese. Tutt’al più, se proprio Pd e Pd-L ci tengono alla governabilità, possono sempre votare – loro – la fiducia al primo Governo targato Movimento Cinque Stelle.
Da questo link,http://www.byoblu.com/post/2013/02/28/Fiducia-Whats-fiducia.aspxUn lungo sogno: Fiducia? What’s fiducia?

Grillo scuote l’Europa

 
“Complimenti Italia!”. Secondo Simon Jenkins il risultato delle elezioni italiane è un trionfo della democrazia che farà uscire il paese, e l’Europa, dal dogma dell’austerità.
“Lo spettacolare vincitore dell’elezioni è Beppe Grillo, un comico pungente che ha un messaggio molto chiaro: l’austerità, l’euro e la corruzione sono la causa degli annosi problemi dell’Italia”.

Secondo Jenkins le prospettive per l’Italia sono due: “Se va bene uscirà dall’euro e s’incamminerà verso la ripresa economica; altrimenti rimarrà definitivamente nelle mani dei banchieri europei. In entrambi i casi il paese ricorderà questo momento. E anche noi”.

OSHO: CONSAPEVOLEZZA E RILASSAMENTO

 Primo passo: Osservare il quotidiano

Diventa consapevole di tutte le azioni quotidiane, le azioni di routine, e mentre stai facendo queste azioni, resta rilassato.

Non occorre che tu vada in tensione.

Se stai lavando il pavimento, a che ti serve essere teso? O mentre stai cucinando, a che ti serve essere teso?

Non esiste alcun momento nella vita che richieda tensione. Questa è dovuta solo alla tua inconsapevolezza e impazienza.

Non ho mai trovato nulla per cui ci voglia tensione – eppure ho vissuto in ogni modo possibile, con gente di tutti i tipi. Mi sono sempre chiesto: come mai sono così tesi? Sembra proprio che la tensione non abbia nulla a che fare con ciò che è fuori di te; è qualcosa che ha a che fare con te.

Puoi sempre trovare una scusa all’esterno, perché essere tesi senza una ragione sembra stupido. Trovi una razionalizzazione, una giustificazione all’esterno, in modo da spiegare perché sei in tensione.

Ma la tensione non è all’esterno, dipende invece dal tuo modo di vivere sbagliato.

Secondo passo: Accetta te stesso

Tu vivi in modo competitivo – questo crea tensione. Vivi facendo continuamente paragoni – questo creerà tensione. Pensi sempre al passato o al futuro, e manchi il presente che pure è l’unica realtà – questo creerà tensione.

Scopri qual’è il tuo talento. La natura non crea mai un individuo che non possegga qualche dono unico. Basta cercare un po’… Usa al massimo le qualità e il talento che hai, e l’energia impiegata nella tensione inizierà a diventare grazia e bellezza.

Terzo passo: Sii un artista dell’amore

Tutto ciò che fai, fallo con amore, con un’attenzione tale che persino la cosa più insignificante del mondo diventa un’opera d’arte.

Ti porterà grande gioia. Creerà un mondo privo di competizione e di paragoni. Darà dignità a tutti, ridarà loro l’orgoglio che le religioni avevano distrutto.

Qualsiasi azione fatta con totalità diventa una preghiera. –
Re Interiore: OSHO: CONSAPEVOLEZZA E RILASSAMENTO

Grillo e la riscoperta dell’umano

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 23.02.2013

   Tutti i giornali sono d’accordo: Grillo ha riempito con i suoi ragazzi la fatidica Piazza S. Giovanni. Sono giovani, sono inesperti, sono entusiasti: si torna a vivere. È questa l’umanità che ha fatto la storia: quella che si è lanciata nella vita ingenuamente, forte soltanto del proprio entusiasmo, della sicurezza che essere uomini significhi sognare, sperare, amare, godere, gioire, e credere di riuscirci lavorando strenuamente per realizzare il sogno.

  Siamo usciti, con questi sognatori, dall’incubo peggiore che gli Italiani si siano mai trovati a sperimentare, malgrado il loro lungo passato pieno di catastrofi: non avere un futuro. Non avere ciò che sostanzia, per ogni uomo, l’idea di futuro: che sarà bello, gioioso, nuovo, diverso, ricco di vita. Può forse il pareggio di bilancio, per quanto lo si prospetti come indispensabile, “costituire il futuro”? Può forse la Banca Centrale Europea, per quanti bond italiani sia disposta ad acquistare, vestire i panni della Fata Turchina? Basta, sì basta! Abbiamo assoluto bisogno di tornare a vivere la vita vera, quella che ha sempre reso ricchissimi gli Italiani anche quando erano poveri: la capacità di credere nel futuro, di lavorare per il futuro, nella bellezza della propria terra, nella fiducia del suo “stellone” gioioso e fortunato.

  Tutto questo è stato deliberatamente ucciso, seppellito nel mondo lugubre dei sacerdoti del denaro, sordi e ciechi di fronte a qualsiasi cosa che non sia l’accumulo delle proprie monete. Economisti e banchieri si sono impadroniti dell’Europa e hanno scelto l’Italia come centro sperimentale del proprio potere, dove cominciare a sostituirsi ai politici, ormai del tutto succubi e corrotti. Ci sono riusciti con tanta facilità da rimanerne stupiti essi stessi. Forse non avevano immaginato, pur nella loro immensa presunzione, che sarebbe bastato il tintinnio delle monete a farsi addirittura chiamare da politici e capi di stato per governare al proprio posto. Nel giro di un anno hanno costretto al suicidio 45 imprenditori. Un risultato davvero di tutto rispetto! L’Italia non è mai stato un Paese da suicidio, neanche in tempo di guerra. I membri del governo, però, sono rimasti impassibili. Sono dei “fannulloni” questi Italiani, purtroppo: sanno soltanto lamentarsi. Il giorno successivo al suicidio di un imprenditore Mario Monti è andato a consolare, non la famiglia disperata, ma i funzionari di Equitalia: quelli sì che sono dei solerti lavoratori!

  La verità è che con la tirannide dei banchieri-politici si è diffusa nell’aria la certezza della loro incancrenita disumanità. L’arido deserto della loro anima è incompatibile con la vita. Hanno ingoiato, distruggendoli, tutti i sentimenti, gli affetti, i valori, nei quali gli Italiani hanno creduto, e per i quali hanno lavorato e combattuto fin dall’inizio della loro storia. Tutto è stato azzerato, in nome del bilancio, in nome di una moneta. Perfino la Chiesa si è azzittita. Dopo aver sempre proclamato il primato dello spirito sulla materia, non ha avuto la forza di ribellarsi al primato del dio euro.

  C’è stato, a Sanremo, il “segno” della morte della italianità, un segno che soltanto il pensiero musicale italiano poteva inventare: la deliberata, consapevole cacofonia della canzone Mononota.
Adesso, però, i giovani di Grillo hanno lanciato il grido della speranza: “Politici, andate a casa”. Per prima cosa, dunque, un Presidente della Repubblica che non appartenga ai partiti, che non sia né un economista né un banchiere, che non piaccia ai politici che non sia un fiancheggiatore dei politici, ma che rappresenti davvero gli Italiani, quello per cui tutto il mondo ha sempre apprezzato gli Italiani: l’arte, la poesia, la musica…

Ida Magli
23 Febbraio 2013 
http://www.italianiliberi.it/Edito13/grillo-e-la-riscoperta-dell-umano.html 

VOTO GRILLO

 ho deciso voto Grillo, stamattina ho ritirato la scheda elettorale che non usavo da decenni.
Ieri sera ho ascoltato il diretta streaming il comizio di Beppe Grillo, ho ascoltato
artigiani disperati per l’attuale situazione ,ho ascoltato i candidati del movimento ho ascoltato Grillo,
ho ascoltato Casaleggio ,ho ascoltato la gente del pubblico circa 800 000 persone, 150 000 erano in diretta streaming un evento mediatico unico al mondo, ho ascoltato e mi sono commosso.
Sono certo Grillo non si allera’ con nessuno della vecchia politica e i suoi propositi sono certamente interessanti e sinceri , alcuni esempi:

Reddito di cittadinanza per chi rimane senza lavora mille euro al mese per tre anni sia per ex dipendenti
sia per ex artigiani, imprenditori e commercianti

Taglio delle pensioni oltre i 4mila euro e revisione della riforma Fornero, con la pensione ad
anni 60, anche per lottare contro la disoccupazione giovanile.

Ridiscussione di tutti gli accordi con l’europa compresa l’attuale valore dell’euro per l’Italia

Referendum popolare per uscire dall’Euro

Taglio di tutti i finanziamenti e rimborsi elettorali ai partiti,taglio degli stipendi e bonus per tutti i politici e un bel redditometro per i politici per vedere quanto hanno rubato con restituzione del maltolto.

Questi mi sembrano i punti piu’ interessanti del Movimento 5 stelle , gente semplice,
capace e onesta, cittadini d’Italia, fratelli che lavorano per il bene comune
con un mandato per 2 sole legislature.

Per adesso il meglio che puo’ capitare all’Italia è la vittoria  completa del movimento
in caso contrario ci ritroviamo ancora con PD, PDL e MONTI insieme al governo
ad eseguire cio’ che chiede l’Europa.
a sfruttare ,Tartassare,umiliare e impoverire il popolo

la vecchia politica Martedi’ si svegliera’ in incubo

Antar Raja
Altra Realtà: VOTO GRILLO

La mia dichiarazione di voto.

di Sergio Di Cori Modigliani

Ci siamo, dunque.
Fra tre giorni si vota.
Mentre i consulenti dei partiti in lizza se ne stanno lì, arroccati nei loro castelli, facendo astrusi calcoli completamente avulsi dalla realtà autentica del paese, nel tentativo disperato di capire e comprendere quali alleanze fare o disfare per insistere nel disperato tentativo di salvaguardare le loro rendite di posizione acquisite, io cerco di capire quanti sono –in percentuale- gli italiani che allegramente si tufferanno nell’era del post-Maya.
Credo che sia stata la più squallida campagna elettorale mai vista in Italia, e questo lo hanno capito anche i sassi.
Non vale la pena neppure di commentarla.
Domani, all’ultimo momento, saranno capaci di inventarsi chissà che cosa pur di raggranellare qualche votarello unto e bisunto. Mi attendo ogni sorpresa.
Ma il re è ormai nudo.
Questo è un paese senza pudore e senza vergogna.
Basterebbe pensare che i due partiti politici che sommati rappresentano l’80% della classe politica dirigente nel nostro paese, nella disastrata regione Calabria, offrono allo sconcertato elettore la possibilità di scegliere tra Rosy Bindi e Domenico Scilipoti, capilista di PD e di PDL. In un paese normale, entrambi e per motivi diversi, dovrebbero prendere 0 voti.
Questo è un paese malato di Alzheimer socio-cultuale dove adesso fanno tutti a gara prospettando regali, offerte, proposte varie per “riformare” l’Italia, chi a destra, chi a sinistra, chi solidamente piazzato al centro pensando di fare il furbo.
Io voto M5s perché sono convinto che ormai sia troppo tardi per “riformare” l’Italia, come pensano loro.
Non c’è nulla da “riformare”
Non c’è nulla da aggiustare.
E’ come chiamare l’architetto per cambiare il colore delle pareti nel salone da ricevimento in prima classe, nel Titanic, dopo che è andato già a sbattere contro l’iceberg. Non serve a nulla. O meglio, non serve a evitare l’affondamento.
L’Italia deve ringiovanire, non fornire dei nuovi modelli di flebo a chi è già in coma.
L’Italia deve risorgere.
Noi italiani siamo fatti così, da bravi narcisisti vogliamo essere come Gesù, ma allo stesso tempo avendo la garanzia matematica -grazie a qualche conoscenza forte nell’aldilà-  che ci garantisca il fatto di evitare la crocifissione, la via crucis, le spine in testa, il dolore del trapasso.
Non è possibile.
Se un sistema marcio alle radici non viene prima buttato giù, non  è possibile rifondarlo.
La vecchia politica è allo stremo, in coma etilico, abbrutita dalla sbronza perenne bulimica della corruttela complice, ai danni della collettività, del popolo, degli esclusi da sempre, quelli che non sono rappresentati dalle oligarchie aristocratiche del privilegio costituito e garantito. E adesso reclama una trasfusione di sangue, una flebo alimentare, e proclama: “vi promettiamo che martedì 26 ottobre andiamo tutti all’anonima alcolisti”. Troppo tardi.
C’è chi è stanco della violenza degli ubriachi.
C’è chi è in grado di bersi un bel bicchiere di buon vino senza esagerare.
C’è chi ha mantenuto lo stato di sobrietà mentale, necessario e sufficiente, per comprendere che una nazione guidata da gente “ubriaca” non può che portarci allo scontro frontale.
C’è chi ha deciso di scendere dalla macchina e va a piedi.
Io sono sceso e voto per il movimento cinque stelle.
Il mio non è un voto di protesta, e chi lo sostiene non ha capito come stanno le cose.
Il mio è un voto di chi è perennemente scandalizzato da ciò che accade e ha bisogno urgente di presenze, non di assenze e di latitanze.
Questo è un paese senza.
Così ci hanno ridotto.
Ed è giusto che sia rappresentato a livello di massa da un movimento senza.
Come sostiene Beppe Grillo, il leader politico sceso in campo per sfidare gli alcolizzati dal potere, tanto per ricordare alla collettività da chi e come è composto il movimento:
Il MoVimento 5 Stelle è un movimento senza.
Senza contributi pubblici
Senza sedi
Senza strutture
Senza giornali
Senza televisioni
Senza candidati pregiudicati
Senza candidati presenti in passato in Parlamento
Senza faccioni civetta presentati come capilista in tutta Italia
Senza compromessi
Senza inciuci
Senza leader
Senza politici di professione
Senza corrotti
Senza tangenti
Senza responsabili regionali, provinciali
Senza capibastone
Senza candidati scelti dalle segreterie dei partiti
Senza candidati con un incarico attuale in Comune o in Regione
Senza alleanze con i partiti
Senza un passato di cui vergognarsi
Senza candidati fuori dalla propria circoscrizione elettorale
Senza ideologie
Senza assicurazioni
Senza banche
Senza respiro
C’est la difference.
Voto M5s perché ho voglia di un paese giovane, con attivisti che ci prospettano la sceneggiatura del film “Italia” più vicina a una commedia romantica della Hollywood anni ’30, come in “Mr. Smith goes to Washington” dove l’ingenuo e spaesato James Stewart sfida i grossi marpioni politicanti al congresso e li batte vincendo, nel nome di una ritrovata voglia di rappresentare gli interessi della collettività, che non piuttosto a un film horror degli anni’90 diretto da Wes Craven. Per non parlare dell’aggiunta, decisamente trash, degli apparenti antagonisti fascisti e comunisti: cariatidi battute dalla Storia ingozzate di demagogia spicciola buona ormai per i gonzi.
Voto M5s perché ho voglia che il paese si scrolli di dosso il peso della silenziosa (quanto censurata) guerra civile che ha insanguinato e distrutto l’Italia per 67 anni, quella tra la destra oltranzista e la sinistra serva, ben foraggiati entrambi chi dalla Cia chi dal KGB, abilmente trasformati in pseudo-democratici dopo il 1993, a conclusione della guerra fredda.
Voto M5s per mandare in pensione gli incompetenti, i miserabili piccolo-borghesi, i clientes di tutte le razze, con appresso tutte le loro numerose famiglie.
Spazio ai giovani (non solo in senso anagrafico), spazio a chi se lo merita, spazio a chi vuole riformare l’Italia, spazio a chi vuole una rivoluzione cuturale.
Votare per il M5s comporta un salto mentale politico evolutivo.
Vuol dire entrare nel post-Maya.
Vuol dire aprirsi alle categorie nuove dell’all inclusive, come nella pubblicità dei cellulari.
Vuol dire abituarsi al fatto di trovarsi insieme ebrei sionisti con la kippà in testa accanto ad antisemiti con un passato in Casa Pound, sostenitori della diversità multi-etnica accanto a chi odia gli zingari e gli emigrati, ex comunisti staliniani ed ex fascisti mussoliniani, settentrionali e meridionali, massoni e clericali, atei e credenti, maschi e femmine, vecchi e giovani, intellettuali colti e analfabeti arrabbiati, a condizione che tutti, ma proprio tutti NESSUNO ESCLUSO, accettino il principio del riconoscimento garantito della diversità, accogliendo, riconoscendo e comprendendo il bisogno di ogni fragile essere umano di conservare il proprio feticcio di provenienza famigliare, perchè siamo tutti niente di più che piccole formiche spaventate, bisognose di aggrapparsi ai simboli, alle bandiere, ai gonfaloni, agli striscioni, per sentirci parte di qualcosa. E se qualcuno si sente meglio perchè sopra al letto ha la foto di Stalin o di Mussolini, di Togliatti o della Vergine Maria, chi se ne importa, purchè sia chiaro che valgono quanto i santini che certe persone si portano dentro al portafoglio: emblemi di una superstizione necessaria per affrontare il dolore quotidiano dell’esistenza. E niente di più. Perché tutto ciò appartiene a un mondo reale che non esiste più. Il mondo vero, reale, quello del post-Maya ai suoi primi vagiti è un mondo all-inclusive, senza razzismi, senza prevenzioni, senza discriminazioni, senza stereotipi, senza antagonismi, perché punta all’armonia degli opposti, perché supera il divide et impera imposto dal Potere per fondare un’idea sociologica di carattere ecumenico: nessuno per nessun motivo deve essere mai escluso dall’accesso al mercato, dall’accesso all’istruzione pubblica, dalla copertura sanitaria, dall’abbraccio amichevole di una collettività che gestisce e amministra la cosa pubblica nel nome del bene comune.
La società post-Maya abbatte l’ego e trasforma l’idea di Cosa Nostra caratteristica di ogni lobby, di ogni mafia, di ogni setta, di ogni gruppo oligarchico in Casa Nostra: la società come luogo d’incontro che sintetizza le verità di ciascuno, chiunque egli/ella sia.
Voto per il M5s perché è post-ideologico.
E voglio che in parlamento ci vadano persone con una bella faccia pulita, gente che non ha promesso un bel nulla a nessuno, che non ha secondi fini, la cui unica grande ambizione –autentico collante del movimento- sia la gran voglia di dar voce alla richiesta del compianto giudice Paolo Borsellino quando nel giugno del 1992 ebbe a dire “chi sa parli e dica ciò che sa, questo è il momento” perché loro saranno presenti nelle commissioni parlamentari e ci racconteranno come stanno le cose, come violano la Legge, come rubano i soldi, come avviliscono il futuro delle giovani generazioni rendendolo nero, crudo e lontanissimo da vedere.
Tra chi vota per il M5s e i candidati che saranno eletti si è firmato un contratto sociale, è l’unica garanzia richiesta a gran voce.
Pretendiamo un regalo doveroso che vada a riempire il vuoto angosciante prodotto dalla classe politica italiana, ormai impresentabile perchè moribonda; un unico regalo vogliamo ed è ciò che chiediamo loro, convinti che ce lo daranno.
Regalateci la possibilità di poter andare ad Amsterdam, a Praga, a Barcellona, a Londra, a Berlino, a Copenhagen e a Bruxelles, consentendoci l’inusuale novità di poter dire a tutti “sì io sono un europeo italiano e sono orgoglioso di esserlo”.
Ridateci l’orgoglio di essere quel Bel Paese che eravamo e che saremo di nuovo se lo vogliamo.
Abbattiamo il sistema medioevale, rimbocchiamoci le maniche e attivamente ricostruiamo questa nazione dalle fondamenta, nessuno escluso.
Occupiamoci dell’Azienda Italia.
Fateci sentire in Europa cittadini di serie A.
Ridateci l’Italia che i marpioni ci hanno portato via nel nome del loro privato interesse di casta medioevale.
Io ci credo.
Per questo voto M5s.
Perchè guardo al futuro.
Alla vita dei miei figli, ci tengo.
Mandiamoli tutti a casa.
Perché, come diceva il titolo di un libro uscito più di venti anni fa “anche le formiche nel loro piccolo si incazzano”.

Sarebbe ora.Libero Pensiero: la casa degli italiani esuli in patria: La mia dichiarazione di voto.

Proposte-per-una-democrazia-diretta.

Paolo Becchi Democrazia Diretta

 di Paolo Becchi
 Ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Genova

  Il MoVimento 5 Stelle viene presentato ancora come espressione dell’ “anti-politica”. In realtà, questa campagna elettorale sta mostrando che esso è l’unica forza dotata di un programma politico, nuovo ed alternativo al sistema partitocratico. Mi soffermo qui solo su un punto decisivo. Il MoVimento 5 Stelle è l’unica forza politica ad aver posto come centrale la questione del rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta all’interno della nostra organizzazione politica ed istituzionale. Strumenti che dovranno portare ad un rafforzamento della democrazia fondata sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini.

 È questa la vera rivoluzione, la vera sfida a cui il MoVimento è chiamato. Parlo di “rivoluzione”, perché la storia della nostra costituzione repubblicana è segnata proprio dalla sfiducia, espressa sin dalle sedute dell’Assemblea Costituente, verso la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica del Paese. La cosiddetta “democrazia dei partiti” è stata l’espressione più evidente di questa volontà di spostare la sovranità dal popolo ad un particolare soggetto politico, il partito appunto.

 Non posso ripercorrere, in questa sede, la storia dei dibattiti e dei progetti discussi dai Costituenti. Permettetemi solo di ricordare quali sono, oggi, gli strumenti di democrazia diretta presenti nella Costituzione e quali possibilità concrete si danno per il loro rafforzamento.

 Anzitutto, la cosiddetta iniziativa popolare. È prevista dall’art. 71 Cost., il quale prevede che “il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno 50.000 elettori, di un progetto di legge redatto in articoli”.

 Intervento diretto, popolare, nella formazione delle leggi, dunque. Senonché, questo articolo è rimasto sino ad oggi lettera morta. La proposta, infatti, segue l’iter legislativo ordinario, con due conseguenze: anzitutto, può tranquillamente non essere mai discussa in Assemblea; inoltre, qualora arrivasse ad essere discussa, potrebbe senza alcun problema essere modificata, o addirittura stravolta, nel gioco degli emendamenti.

 I costituenti capirono subito che l’iniziativa popolare esprimeva il diritto dei cittadini a deviare, sono le parole che allora furono pronunciate, «dalla linea direttiva politica approvata dalla maggioranza ed espressa dal Governo». È così, senza dubbio: sono iniziative, cioè, che il popolo assume di fronte all’inerzia del Parlamento e del Governo, esprimendo direttamente la propria volontà e le proprie esigenze.

 Occorre, allora, sottrarre al Parlamento, ed in particolare alle commissioni parlamentari, il potere di “bloccare” la proposta e di emendarla, obbligando l’Assemblea a votare direttamente sul testo come presentato entro un termine preciso e prestabilito. Credo non sia necessaria una modifica della Costituzione, ma sia sufficiente una modifica dei regolamenti parlamentari, da adottarsi a maggioranza assoluta dei membri di ciascuna Camera.

 Occorre istituire un iter obbligato per l’esame delle proposte di legge di iniziativa popolare. Sono state, nel corso del tempo, discusse diverse possibilità: dalla Commissione bicamerale Bozzi che, nel 1984, propose di rafforzare l’iniziativa popolare, sino a recenti progetti presentati da singoli parlamentari e senatori di diversi schieramenti. Ora, con il MoVimento 5 Stelle, sarà possibile dare finalmente battaglia.

 È la tempistica dei lavori parlamentari che dev’essere forzata. Bisognerà prevedere che, entro tre mesi dalla presentazione del progetto di legge, la proposta venga iscritta automaticamente all’ordine del giorno dell’Assemblea nella prima seduta successiva, per essere discussa nel testo presentato dai proponenti.

 Questa è, a mio avviso, la possibilità più concreta che esiste, all’interno del nostro ordinamento costituzionale, per aprire il passaggio verso la democrazia diretta. Se il MoVimento potesse assicurare un continuo dialogo con il popolo, un’attività continua di iniziative legislative provenienti direttamente dai cittadini, il Parlamento verrebbe finalmente costretto a discutere pubblicamente e a deliberare su progetti di legge popolari, e non su articoli ed emendamenti “negoziati” nei corridoi e nelle segreterie di partito.

 Fino ad oggi tutto ciò non è stato possibile per la debolezza, l’incapacità e la volontà contraria espressa dai partiti politici. Con il MoVimento 5 Stelle in Parlamento, avrà finalmente inizio un lavoro sotterraneo, che “scavi”, dentro i regolamenti parlamentari portando alla luce gli elementi di democrazia diretta. Dico questo ai giovani del MoVimento che entreranno in Parlamento. Vi accusano, ci accusano, di voler “stracciare” la Costituzione. Cercano di intrappolarvi così. Ma noi dobbiamo capire che il vero punto debole della “casta”, del regime dei partiti non è la Costituzione, ma un altro: è il controllo delle tempistiche dei lavori parlamentari. Date battaglia agli ordini del giorno, alla formazione dei calendari, al lavoro delle commissioni. E’ in questo lavoro di logoramento, in questo lavoro di tattica parlamentare, che si possono aprire le porte, dall’interno del sistema rappresentativo, alla democrazia diretta.

 Passo, ora, ad un altro articolo della Costituzione, l’art. 50, che prevede, invece, il cosiddetto diritto di petizione: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”. Non siano più all’interno dell’iniziativa per la formazione delle leggi. Come possiamo “utilizzare” questo strumento, affinché esso non resti lettera morta? È evidente che il singolo cittadino non può pretendere che le Camere adottino i provvedimenti da lui richiesti. Però si potrebbe pensare ad un obbligo, per le Camere, di esaminare e di deliberare sulle petizioni presentate da almeno un certo numero di firmatari, ed anche qui non servirebbe una modifica della Costituzione, ma solo dei regolamenti Parlamentari.

 Il diritto di petizione dovrebbe, pertanto, poter avere l’effetto di provocare pubbliche discussioni sulle questioni sollevate dai cittadini, promuovendo così il dibattito pubblico ed istituzionale ed assicurando un controllo diretto dei cittadini sui lavori parlamentari.

 Controllo che, oggi, non è più un’utopia, e trova nella “rete” il suo principale mezzo di realizzazione. La rivoluzione di internet permette finalmente di rendere attuale quel principio che, più di due secoli fa, Immanuel Kant aveva formulato ed espresso così: «Tutte le azioni relative al diritto di altri uomini, la cui massima non è compatibile con la pubblicità, sono ingiuste».

 La pubblicità, il diritto di ciascun cittadino ad accedere a tutta la documentazione e le informazioni riguardanti lo Stato e l’amministrazione, non è una semplice regola di buon andamento, come talvolta si dice: è il principio essenziale di ogni autentica democrazia. Principio che la rete rende ormai facilmente attuabile e realizzabile. La democrazia diretta passa non solo per l’iniziativa, dunque, ma anche per il controllo: un controllo senza nessuna restrizione, senza nessun limite. Su questo punto, il MoVimento può fare molto. Anche per rafforzare la diffusione di internet in Italia, ossia nel Paese che, rispetto all’accesso alla rete, è più in ritardo in Europa. In Italia solo metà della popolazione possiede un computer e l’accesso a Internet. Un ritardo che è il sintomo del livello di democrazia presente nel Paese. Un ritardo, quindi, che rivela un dato ed un problema politico, e non semplicemente “tecnologico” o “culturale”. Rivela il deficit di democrazia che il MoVimento è chiamato a colmare.

 Si deve, infine, passare agli strumenti referendari. Come saprete, la nostra costituzione – a parte i referendum consultivi che riguardano gli enti territoriali ed il referendum previsto per la revisione costituzionale – ammette unicamente il referendum abrogativo, peraltro escludendo che lo stesso possa avere ad oggetto una serie di materie, tra cui le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Su questo punto, il MoVimento dovrà dar battaglia, insistendo sulla necessità di una riforma costituzionale in materia referendaria. Aprire la strada ai referendum propositivi e senza quorum, ampliare quelli consultivi e rivedere i limiti che sono stati imposti allo stesso referendum abrogativo.

 È opportuno, qui, analizzare brevemente una questione che si è di recente discussa, e che ha suscitato diverse polemiche: quella del possibile referendum popolare sull’Euro, ossia sulla decisione, da parte dell’Italia, di restare o uscire dalla moneta unica europea. Problema “scottante”, non c’è dubbio. Con l’attuale disciplina costituzionale, non potrebbe mai realizzarsi un referendum abrogativo sull’Euro: non soltanto, infatti, l’art. 75 della Costituzione vieta esplicitamente che possa svolgersi un simile referendum sulle leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali ma, secondo una consolidata interpretazione della Consulta, non sarebbe mai possibile interferire, attraverso referendum, con l’ambito di applicazione delle norme comunitarie e con gli obblighi assunti dall’Italia nei confronti dell’Unione Europea. Niente referendum abrogativo, quindi.

 Quanto all’ipotesi di un referendum consultivo, la Costituzione lo ammette soltanto in casi limitati (articolo 132), che non riguardano in alcun modo le questioni monetarie o dei rapporti con l’Europa.

 È pur vero, però, che esiste un precedente in una materia analoga. Nel 1989, infatti, con legge costituzionale (3 aprile 1989, n. 2), fu indetto un “referendum di indirizzo” (ossia consultivo) sul conferimento di un mandato al Parlamento Europeo per redigere un progetto di Costituzione Europea (fu un plebiscito a favore dell’Europa, con l’88% dei sì). Fu necessaria, allora, una legge di iniziativa popolare promossa dal Movimento Federalista Europeo – successivamente sostituita dalla proposta di legge costituzionale presentata dal Partito Comunista – la cui approvazione richiese la doppia lettura in entrambi i rami del Parlamento, secondo l’iter necessario per le leggi costituzionali.

 La Costituzione non prevede, nella sua lettera, un’ipotesi simile, ma nell’89 i partiti furono concordi nell’approvare questo strumento atipico (il “referendum di indirizzo”) mediante una legge costituzionale ad hoc, formalmente “in deroga” o “rottura” di quanto previsto dall’art. 75 della Costituzione, per legittimare con il ricorso al voto popolare l’accelerazione del processo di integrazione europea. Vi fu, allora, una «temporanea “rottura della Costituzione”», che servì a consentire agli italiani di esprimere direttamente la propria posizione su una decisione fondamentale per lo Stato e la sua sovranità.

 Occorre, allora, evidenziare due elementi essenziali. Anzitutto, la nostra stessa storia repubblicana ha conosciuto – e non si vede perché ciò non possa ripetersi – “rotture” della lettera della Costituzione dirette a consentire al popolo di esprimersi direttamente su temi che mettevano in discussione alla radice la sua stessa sovranità. Si potrebbe, pertanto, lavorare per una nuova legge costituzionale ad hoc che consenta ai cittadini di esprimersi direttamente sulla possibile uscita dell’Italia dall’Eurozona. C’è, però, un secondo aspetto che va sottolineato. Anche nel 1989, il referendum fu soltanto “di indirizzo”, ossia meramente consultivo: il suo risultato non avrebbe, cioè, vincolato in alcun modo il Parlamento, il quale sarebbe stato libero di adottare una decisione anche in contrasto con la volontà popolare. In questo modo, tuttavia, si tradisce il significato del referendum su temi di decisiva importanza. La decisione diretta dei cittadini deve vincolare il Parlamento ed il Governo, i quali non possono ignorarla o trascurarla.

 Il MoVimento 5 Stelle dovrà, pertanto, insistere per garantire ai cittadini, anche mediante l’adozione di una legge ad hoc (la cui formazione richiederebbe, in ogni caso, le maggioranze previste per la modifica della Costituzione) la possibilità di referendum vincolanti, che siano in grado di imporre la volontà popolare nelle materie in cui si vede direttamente coinvolta la sovranità del popolo.

 Chiudo questa breve parentesi, per ricordare l’ultimo tipo di referendum previsto nel nostro attuale ordinamento, che è quello di revisione costituzionale. La nostra Costituzione prevede, infatti, che, in caso di legge costituzionale approvata a maggioranza non di 2/3, ma assoluta, la legge possa essere sottoposta a referendum quando, entro tre mesi dall’approvazione, lo richiedano 500.000 elettori, oppure 1/5 dei membri di ciascuna Camera, o, infine, 5 consigli regionali.

 Il popolo dovrebbe essere sovrano soprattutto con riferimento alla sua costituzione. La disciplina della “revisione” costituzionale dovrebbe, in questo senso, essere riscritta, secondo due principi fondamentali. Anzitutto, quello secondo il quale ogni modifica della Costituzione deve essere – qualsiasi sia la maggioranza raggiunta in Assemblea – sottoposta al giudizio del popolo, con un referendum pertanto obbligatorio, e non puramente facoltativo. Inoltre, la revisione della Costituzione dovrebbe poter essere disposta direttamente dal popolo stesso, oltre che dall’iniziativa parlamentare.

 Referendum, diritti di iniziativa e diritti di revisione. Sono questi i tre strumenti che il MoVimento dovrà cercare di rafforzare, per poter innestare in questo Paese quanti più possibili elementi di democrazia diretta che consentano la partecipazione attiva di tutti i cittadini alla cosa pubblica. In Italia c’è al momento una Destra, un Centro, una Sinistra: sono loro l’antipolitica e lo stanno dimostrando. Poi c’è la nuova, vera, politica, quella del MoVimento 5 Stelle, che, quale sarà l’esito delle elezioni, rovescerà il Parlamento come un calzino.
http://www.byoblu.com/post/2013/02/20/Proposte-per-una-democrazia-diretta.aspx

ARRENDETEVI !!!

 Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà. Il vostro tempo è finito, non abusate della fortuna che vi ha assistito finora. Di voi, ormai, nelle piazze, tra la gente, si parla al passato, come di persone estinte. Quando apparite in televisione scatta l’insulto che equivale al vilipendio di cadavere. Quello che stupisce è la vostra folle ostinazione a non farvi da parte come se foste investiti da una missione divina. C’è in ciò qualcosa di patologico, che richiede l’intervento di uno psichiatra, ma anche di triste, come la recita di un vecchio senza voce e malfermo sulle gambe nella parte dell’attor giovane o come l’aria di Memory cantata dalla cadente Grizabella in Cats “Touch me/ It’s so easy to leave me/ All alone with the memory/ Of my days in the sun”. I manifesti con le vostre facce nelle strade sembrano annunci mortuari svolazzanti, con qualche tocco di colore. Vi muovete nelle piazze vuote, nei teatri pieni di comparse, negli studi televisivi intervistati da vostri dipendenti, enunciate promesse che non potrete mai mantenere, né avete intenzione peraltro di farlo. Nessuno, tra coloro che vi è vicino, ha il coraggio di dirvi che è finita, che è finita male, e che voi, da qualunque punto si voglia considerare: economico, sociale, politico, amministrativo, siete dei falliti.
Gli italiani sentono, come guidati da un istinto animale, di essere a un bivio e che continuare con voi è un suicidio. Vi hanno perdonato tutto, al di là della decenza, ma ora non vi possono condonare anche il fallimento di una Nazione. Dovete rendervene conto, dovete andarvene prima di essere cacciati dalla rabbia popolare, è un consiglio amichevole quello di dirvi “Arrendetevi”. Questo ventennio è stato un Vietnam per gli italiani, ma voi avete ancora la possibilità di salire sull’ultimo elicottero come gli americani sui tetti di Saigon nel 1975. Siete terrorizzati, in preda di attacchi d’ansia al pensiero di perdere il potere, di qualcuno che potrà rovistare nei vostri cassetti, capire, scoprire, denunciare. Vi consiglio comunque uno, due, tre, cento passi indietro. Se anche vinceste queste elezioni avrete solo rimandato il cambiamento, durerete un anno, forse meno, ha senso? Fate unapubblica ammissione di colpa e chiedete agli italiani di perdonarvi. Arrendetevi. La vostra stessa presenza è diventata insopportabile. Il vostro tirarvi fuori da ogni responsabilità, lo scuotere le piume e minacciare come dei guappi, lo stalking a cui sottoponete gli italiani sono al di là di ogni sopportazione. Arrendetevi. Non potrete dire che non vi ho avvisato.


fonte Beppe GrilloAltra Realtà: ARRENDETEVI !!!

Un “Grillo”per la testa

 

di Marco Stugi

Il 25 febbraio si avvicina a grandi passi.
Le dichiarazioni dei diversi leader politici non riescono a invogliare al voto.
Si susseguono i sondaggi elettorali che vogliono ancora in vantaggio il PD, che  a seconda degli scandali (MPS), o delle dichiarazioni più o meno opportune dei suoi antagonisti, accresce o diminuisce il vantaggio.
Di conseguenza, in questa campagna elettorale entra un po’ di tutto: il Milan che acquista Balotelli, Monti che dichiara che Berlusconi compra voti, la Meloni che si vergogna di essere stata parte del PDL, la Santanchè che gli risponde per le rime ricordando che grazie a papi bunga-bunga lei ricoprì la carica di vicepresidente della camera ecc..ecc…
La confusione regna sovrana e come ci viene giustamente ricordato qui, tutti i sondaggi pre-elettorali sono taroccati o, nella migliore delle ipotesi, fatti male, e servono unicamente a far parlare i media e cercare di distogliere i votanti. La novità più importante in questa tornata elettorale è certamente rappresentata dalla presenza del Movimento 5 stelle.
Data la scarsa presenza sui media nazionali e nel panorama televisivo degli esponenti di questo Movimento, la stampa usa fare analisi con molta oculatezza, inserendo qua e là considerazioni su fatti e personaggi.
Il dibattito intorno ai grillini, si fa comunque sempre più accesso e mentre ci avviciniamo alle elezioni, compaiono analisi, con il chiaro intento di dubitare degli stessi.
È il caso di questo articolo, pubblicato pochi giorni fa, su un grande sito di informazione web, che parlava in maniera al solito molto critica della figura di Casaleggio.
Questo celebre manager, cui si è affidato Beppe Grillo, per pubblicizzare la sua immagine e farsi aiutare a costruire quella grande rete web-mediatica, con la quale è riuscito a coinvolgere tanti ragazzi, viene certificato come un pessimo manager.
All’inizio della sua carriera professionale era amministratore delegato di Webbeg Spa (Olivetti), in seguito ceduta a Telecom di Colannino, in attese che Tronchetti Provera tornasse a essere azionista di maggioranza.
In breve tempo la Webbeg accumulò un pesantissimo deficit di bilancio e il suo amministratore delegato (Casaleggio) fù rimosso.
Segue tutta una serie di considerazione e analisi circa il coinvolgimento di giovani nel “sistema Casaleggio”, in seguito, esportato nei Meet-Up di Grillo.
In sintesi dei giovani di belle speranze e con un innato senso di giustizia, sono coinvolti, offrendogli un ruolo partecipativo e divulgativo.
Insomma la solita “solfa”: a ciascuno si affida un ruolo, ma poi a decidere sono altri.
Un’altra analisi sicuramente ben articolata è quella che appare su Micro Mega a firma di Vladimiro Giacchè, il quale ne analizza in sintesi il programma.
Sedici punti, nei quali si toccano (lui forse direbbe si sfiorano) i bisogni dei cittadini.
Reddito di cittadinanza, o sussidio minimo garantito, ingresso alla rete gratuita per tutti, taglio dei finanziamenti ai partiti, informatizzazione della scuola e di tutta la rete pubblica in modo da snellirla e “risparmiare, ” referendum sull’euro e molto altro.
In quest’articolo l’obiettivo è di analizzare un programma politico che presenta molti punti condivisibili, ma che offre anche diverse contraddizioni: si propone un referendum sull’euro senza fare riferimento ai tecnicismi che l’hanno reso disastroso e ciò potrebbe essere un’arma a doppio taglio, si parla di reddito di cittadinanza che è un qualcosa di diverso da un sussidio ecc.ecc…
Queste sono soltanto due delle analisi (certamente ben articolate) apparse “criticamente” sul web.
Tralasciando le illazioni complottiste, circa l’appartenenza di Grillo alla massoneria, o la sua indole nazista (dopo che era apparso sul suo blog un banner che promuoveva un incontro di Forza Nuova), in questo momento, il suo movimento è certamente il più criticato (e temuto) da tutte le parti politiche.
Queste elezioni politiche assumono un ruolo importantissimo, poiché giungono in un momento di totale rottura.
L’Europa versa in una crisi profonda, oltre a piccoli giochi istituzionali, con i quali i vari paesi dell’Unione in uno spirito assolutamente “anticomunitario”, cercano di raccogliere piccoli vantaggi per i loro stati nazionali, non si vede un’uscita dal tunnel dell’austerità, anzi, la riduzione del bilancio Europeo, lascia presagire nuovi e pesantissimi tagli nei singoli paesi.
Le elezioni politiche italiane rappresentano anche uno spartiacque, con il quale affossare definitivamente lo Stato, nei luoghi comuni del “ci vuole più Europa per migliorare le politiche nazionali”, (come con questi bilanci?) o quello di dare via a un nuovo processo, che ci possa portare fuori da questo contenitore, alimentando cosi, quella vena di scetticismo che lentamente si sta divulgando tra la gente circa l’eurosistema.
Se si vanno ad analizzare gli obiettivi elettorali, a cominciare proprio dalle forze di centro sinistra (Pd+SEL) in nessuna di queste si mette in discussione “l’Euronecessità”.
Alcuni giorni fa Vendola (certamente il più a sinistra dentro le coalizioni maggioritarie) dichiarava:
La vera posta in gioco delle elezioni italiane è l’Europa. «L’Italia è una pedina fondamentale dello scacchiere europeo, e se il centrosinistra vincerà con pienezza di numeri cambierebbe l’assetto continentale, con un asse dei progressisti tra l’Italia e la Francia di Hollande».Potremo finalmente cominciare a mettere in discussione l’egemonia del polo consevatore incarnato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Un’egemonia che con le politiche di austerità ha prodotto drammatici effetti nel Vecchio Continente: 30 milioni di disoccupati.
E poi aggiunge:
La crisi non è un gioco dell’oca e non torneremo al punto di partenza» 
Con queste parole e questi obiettivi Vendola, intende vigilare sulla politica italiana e creare un nuovo asse grazie al quale applicare delle politiche sociali e uscire dalla morsa dell’austerità.
Purtroppo Vendola, che adesso si dichiara progressista, dimentica, o soltanto non vuole affrontare per luogo comune o incompetenza, che le politiche europee, di cui l’asse Franco-Tedesco si sono giovate (in particolar modo la Germania) in modo da rafforzare la propria economia, sono dovute proprio al gioco dell’oca.
Optimal currency area, questa è la denominazione di una cosiddetta area economica, che per relazioni commerciali, coinvolgimenti culturali, quindi per una sua apparente “omogeneità”, è indotta ad unirsi in un area monetaria unica.
Questo è quello che è successo all’Europa, alla quale è stata imposta prima Maastricht, con un pesante vincolo economico da non sforare (il 3%), poi una moneta unica legata a un tasso fisso (ogni moneta sovrana avrebbe avuto pari valore rispetto all’euro) ed infine il Fiscal compact, gabbia di bilancio che ne impone il pareggio. Questa progressione si è resa necessaria per accedere a una presunta “area valutaria ottimale,” non giustificata dai fatti e dalla storia stessa, che vede molti paesi nell’area Euro divergere per fiscalità, struttura politica e cultura.
Come naturale che fosse, i paesi più deboli strutturalmente ne hanno pagate le conseguenze e ora, i luogo comunisti di sinistra, improvvisati progressisti, ci vengono a raccontare che per rifondare l’Europa sarà sufficiente creare un asse socialista, in modo da contrastare le politiche liberiste della destra Europea.
I vincoli di bilancio e le aree ottimali, (Oca) non si raggiungono o superano, con i luoghi comuni di concedere, più risorse al sociale, quando qualunque economista sarebbe in grado di spiegare, che nelle condizioni di politica monetaria attuale è impossibile farlo.
Lo diceva Stiglitz, lo ripeteva Kruger, l’ha detto Mundell e lo ripete tutti i giorni Bagnai.
Il gioco dell’Oca è stato dunque decisivo e contrariamente a quanto dice Vendola ci ha condotto nuovamente al punto di partenza, anzi forse ancora più indietro, poiché abbiamo un tasso di disoccupazione, il più alto dal 1990 e tutto ciò è dovuto alle politiche di moderazione salariale, che attraverso la precarizzazione selvaggia, hanno fatto sì che gli stati nazionali controllassero l’inflazione, tutto ciò grazie all’imposizione di una moneta unica, di un cambio fisso e di tassi d’interesse gestiti e controllati dalle banche private il tutto nel nome del pareggio del bilancio.
È facile dire bisogna investire di più nel welfare, ma voglio capire come riuscirà a fare questo Vendola, quando nessuno in Italia vi è riuscito dall’entrata dell’euro in poi.
Concordo con Vladimiro Giacchè quando dice che neanche Grillo affronta adeguatamente il tema Euro e se non ci sarà una giusta informazione circa i meccanismi indotti dalla moneta unica, rimarrà vano.
Gli unici che accennano alla sovranità monetaria e ai problemi indotti dalla moneta unica sono appunto Grillo (vedere questo video) e Forza Nuova che lo pone come punto di rilievo del suo programma elettorale, forse unico motivo per cui Grillo è stato accostato, a questo gruppo.
Lasciare spazio su temi di grande importanza, quali la sovranità monetaria a Forza Nuova, significa auspicarsi una deriva nazionalista, non affrontarli adeguatamente a sinistra è qualunquismo, udirlo accennare invece da chi, (Grillo) in anni di percorso si è voluto distaccare da ogni influenza politica, mi suscita curiosità.
Durante il corso della mia vita ho perso molto tempo, dietro le false speranze sventolate dalla politica, in particolar modo di sinistra, alla quale faccio riferimento e dove al dunque ho visto sempre rincorrere spenti luoghi comuni, lasciando abbandonati coloro che ne avevano bisogno, quindi, mi posso permettere di sbagliare ancora una volta, perlomeno lo farò con chi non ha insudiciato i muri di casa mia e soprattutto ha cercato di iniziare un processo di democrazia partecipativa (meglio le parlamentarie che le primarie) che seppur non sarà mai veramente tale, in questo momento, sembra esserne il più vicino.
Per questo motivo, per gli amanti del complotto, per le frottole che mi ha raccontato Berlusconi da anni, per una Chiesa che più che alle anime ha pensato ai soldi (Ior), per D’Alema che se ne va in giro su Icaro, per Veltroni che non nomina mai il nome dell’avversaria e soprattutto per la speranza che questa classe politica possa essere cacciata via, Io voterò:
“Movimento a 5 stelle”.
Ps: Non è reato dichiarare il proprio voto, quindi anche quelli che voteranno PDL, PD, FN e altro ancora sono pregati di dichiararlo e non nascondersi in pieno stile Democristiano, come avvenuto per anni in Italia, dichiarandosi nelle chiacchiere da bar per il Pd, per poi votare PDL o viceversa. Cambiare idea è lecito, nascondersi è perfido.
Buon voto a tutti.

Sondaggi esteri

Sondaggi esteri Grillo al 42% da http://24italia.it/completa.php?titulo=6552

Esito del sondaggio in Italia : Movimento 5 Stelle al 42 %.

Esito del sondaggio in Italia : Movimento 5 Stelle al 42 %.
La situazione politica italiana è estremamente confusa e complessa, soprattutto se vista da paesi esteri.Ci sono giunte moltissime email sia in Italia ma anche qui all’estero per fare chiarezza sul fenomeno Grillo e sulle sue reali quote politiche.Spinti da non deludere i nostri ormai numerosi lettori abbiamo dato incarico ad una nota agenzia di sondaggi estera di farne uno su un campione di 10.000 individui dislocati in tutta Italia.
L’esito ci letteralmente stupito in quanto nettamente in contrasto rispetto ai vari sondaggi nazionali che solo recentemente stanno cominciando a dare un piccolo rilevo a tale nuovo fenomeno politico. Tale esito trova però riscontro nel gran numero di lettori che ci chiedono di fare luce su una situazione da loro percepita distante dalla realtà.Infatti molti di loro non riescono a trovare una spiegazione razionale sufficientemente valida che chiarisca come sia possibile che nonostante molti amici, conoscenti e parenti parteggino per il Movimento Cinque Stelle, quest’ultimo sia così basso nei sondaggi e così poco citato. Al fine di non deludere i nostri lettori vi comunichiamo che il risultato dei sondaggi è stato che Grillo è il primo “movimento” politico in Italia con un netto 42%. Staccando di netto tutti gli altri partiti compreso il PD. Trova conferma anche dalle nostre reti sociali qui in Italia.

Un lungo sogno: Sondaggi esteri