Gesù disse: “Signori, mia moglie”

 
 Massimo Mazzucco

Il ritrovamento del frammento di papiro copto, presentato pochi giorni fa alla stampa da Karen King, la ricercatrice della Harvard Divinity School, sta scatenando una sequenza di capriole verbali e di acrobazie logiche veramente divertenti.

Come noto, nel papiro si legge la frase: “Gesù disse loro: ‘mia moglie'”, parlando presumibilmente ai suoi discepoli.

Apriti cielo: se si scoprisse che davvero Gesù era sposato crollerebbe di colpo l’intera credibilità di una dottrina fondata sul celibato. Già nei Vangeli – per quanto ripuliti dai Padri della Chiesa – erano rimaste tracce di questa “moglie” che ogni tanto saltava fuori all’improvviso, ma la frase di questo ultimo ritrovamento non lascia più spazio ad ambiguità di alcun tipo: quando uno dice “Signori, mia moglie”, i casi sono due: o sta cercando di spacciare per consorte un viados con parrucca e tacchi a spillo, oppure quella è veramente sua moglie.

Ed è qui che inziano le acrobazie “interpretative” degli studiosi, a partire dalla stessa Karen King, per non dover ammettere quello che invece dovrebbe essere chiaro per chiunque. […]

Da un articolo della BBC leggiamo: “La King ha ripetutamente sottolineato che questo frammento non va considerato una prova che Gesù, il personaggio storico, fosse sposato”.

E chi doveva esserlo, se non il personaggio storico? La sua controfigura di Hollywood?

Fra l’altro, “personaggio storico” lo si diventa col passare dei secoli, ma i Vangeli descrivono la vita di una normalissima “persona” di quel tempo. Se uno dice “questa è mia moglie” vuol dire “questa è mia moglie”, no? …

“Il testo è stato probabilmente scritto secoli dopo la vita di Gesù – continua la King – e tutte le altre fonti storicamente affidabili tacciono sulla faccenda.” A parte che tutti i Vangeli sono stati scritti almeno 50 anni dopo la morte di Gesù (prima c’era solo la tradizione orale), ma non è che le cose cambino più di tanto, con il passare del tempo: una volta messi nero su bianco li si ricopia diligentemente, e nessuno si sognerebbe mai di cambiarne una sola virgola.

Anche la Bibbia, volendo, è stata tramandata per oltre 500 anni per sola tradizione orale, prima di venire definitivamente messa nero su bianco, ma se vai a confrontarla con un rotolo di Isaia trovato a Qumran – che ha fatto un percorso storico completamente differente – scopri che sono identici, parola per parola.

Quasi commovente, nel suo tentativo di “debunking”, lo sforzo della King per spostare il problema sul “dibattito” avvenuto nelle prime comunità cristiane riguardo al matrimonio: “Il frammento – dice la King – offre prove ulteriori che ci sia stato un forte dibattito fra i primi cristiani se Gesù fosse sposato oppure no”.

Veramente il frammento dice “Signori, mia moglie”. Casomai il frammento offre una prova che avessero ragione quelli che sostenevano che fosse sposato, non “che ci sia stato un forte dibattito.” Quello lo sapevamo già.

E’ come se qualcuno fra 100 anni trovasse la deposizione filmata di Mineta alla Commissione 9/11, e dicesse: “Questa deposizione dimostra che c’è stato un forte dibattito sul vero ruolo di Dick Cheney negli attentati dell’11 settembre”. Eh no, caro amico: quella deposizione dimostra che Dick Cheney ha dato un ordine di non intervenire. Che ci sia stato un forte dibattito lo sapevamo già tutti in partenza.

Altri “studiosi” ci vanno giù pesanti, senza stare troppo a guardare le sottigliezze. Jim West, pastore della chiesa battista del Tennessee, dice: “Una frase su un frammento di papiro non dimostra nulla. E’ solo una affermazione sospesa nell’aria, senza sostanziale contesto”. (Ricorda qualcuno?)

E’ quale contesto dovrebbe esserci, quando uno dice “Signori mia moglie”? Se la presenta “nel contesto” di una cerimonia a palazzo è valida, se invece la presenta in osteria non è più sua moglie?

Wolf-Peter Funk, esperto di lingua copta, ha detto: “Ci sono migliaia di frammenti di papiro su cui trovi scritte le cose più folli”.

Perchè i folli naturalmente sono sempre gli altri. Per certe persone, qualunque cosa non corrisponda al loro modo di pensare diventa automaticamente “una follia”.

Ora viene la cosa più divertente di tutte: perchè tutti questi studiosi, invece di arrampicarsi sui vetri per continuare a difendere a tutti i costi l’arcaico concetto di celibato, non vanno a leggersi il Vangelo ufficiale della Chiesa cattolica? Quello dovrebbe essere abbastanza “affidabile” come fonte storica, secondo loro, no?

Ecco, se lo facessero troverebbero ad esempio, nelle lettere di Paolo al figlio Timoteo (ho detto figlio? Ooops), quanto segue:

“Se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro. Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità,perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?”

Gentili signori “esperti” e “studiosi”: qual’è la parte di “vescovo” che non capite? Qual’è la parte di “sposato” che non capite? Qual’è la parte di “famiglia” e “figli” che non capite?

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