Gesù disse: “Signori, mia moglie”

 
 Massimo Mazzucco

Il ritrovamento del frammento di papiro copto, presentato pochi giorni fa alla stampa da Karen King, la ricercatrice della Harvard Divinity School, sta scatenando una sequenza di capriole verbali e di acrobazie logiche veramente divertenti.

Come noto, nel papiro si legge la frase: “Gesù disse loro: ‘mia moglie'”, parlando presumibilmente ai suoi discepoli.

Apriti cielo: se si scoprisse che davvero Gesù era sposato crollerebbe di colpo l’intera credibilità di una dottrina fondata sul celibato. Già nei Vangeli – per quanto ripuliti dai Padri della Chiesa – erano rimaste tracce di questa “moglie” che ogni tanto saltava fuori all’improvviso, ma la frase di questo ultimo ritrovamento non lascia più spazio ad ambiguità di alcun tipo: quando uno dice “Signori, mia moglie”, i casi sono due: o sta cercando di spacciare per consorte un viados con parrucca e tacchi a spillo, oppure quella è veramente sua moglie.

Ed è qui che inziano le acrobazie “interpretative” degli studiosi, a partire dalla stessa Karen King, per non dover ammettere quello che invece dovrebbe essere chiaro per chiunque. […]

Da un articolo della BBC leggiamo: “La King ha ripetutamente sottolineato che questo frammento non va considerato una prova che Gesù, il personaggio storico, fosse sposato”.

E chi doveva esserlo, se non il personaggio storico? La sua controfigura di Hollywood?

Fra l’altro, “personaggio storico” lo si diventa col passare dei secoli, ma i Vangeli descrivono la vita di una normalissima “persona” di quel tempo. Se uno dice “questa è mia moglie” vuol dire “questa è mia moglie”, no? …

“Il testo è stato probabilmente scritto secoli dopo la vita di Gesù – continua la King – e tutte le altre fonti storicamente affidabili tacciono sulla faccenda.” A parte che tutti i Vangeli sono stati scritti almeno 50 anni dopo la morte di Gesù (prima c’era solo la tradizione orale), ma non è che le cose cambino più di tanto, con il passare del tempo: una volta messi nero su bianco li si ricopia diligentemente, e nessuno si sognerebbe mai di cambiarne una sola virgola.

Anche la Bibbia, volendo, è stata tramandata per oltre 500 anni per sola tradizione orale, prima di venire definitivamente messa nero su bianco, ma se vai a confrontarla con un rotolo di Isaia trovato a Qumran – che ha fatto un percorso storico completamente differente – scopri che sono identici, parola per parola.

Quasi commovente, nel suo tentativo di “debunking”, lo sforzo della King per spostare il problema sul “dibattito” avvenuto nelle prime comunità cristiane riguardo al matrimonio: “Il frammento – dice la King – offre prove ulteriori che ci sia stato un forte dibattito fra i primi cristiani se Gesù fosse sposato oppure no”.

Veramente il frammento dice “Signori, mia moglie”. Casomai il frammento offre una prova che avessero ragione quelli che sostenevano che fosse sposato, non “che ci sia stato un forte dibattito.” Quello lo sapevamo già.

E’ come se qualcuno fra 100 anni trovasse la deposizione filmata di Mineta alla Commissione 9/11, e dicesse: “Questa deposizione dimostra che c’è stato un forte dibattito sul vero ruolo di Dick Cheney negli attentati dell’11 settembre”. Eh no, caro amico: quella deposizione dimostra che Dick Cheney ha dato un ordine di non intervenire. Che ci sia stato un forte dibattito lo sapevamo già tutti in partenza.

Altri “studiosi” ci vanno giù pesanti, senza stare troppo a guardare le sottigliezze. Jim West, pastore della chiesa battista del Tennessee, dice: “Una frase su un frammento di papiro non dimostra nulla. E’ solo una affermazione sospesa nell’aria, senza sostanziale contesto”. (Ricorda qualcuno?)

E’ quale contesto dovrebbe esserci, quando uno dice “Signori mia moglie”? Se la presenta “nel contesto” di una cerimonia a palazzo è valida, se invece la presenta in osteria non è più sua moglie?

Wolf-Peter Funk, esperto di lingua copta, ha detto: “Ci sono migliaia di frammenti di papiro su cui trovi scritte le cose più folli”.

Perchè i folli naturalmente sono sempre gli altri. Per certe persone, qualunque cosa non corrisponda al loro modo di pensare diventa automaticamente “una follia”.

Ora viene la cosa più divertente di tutte: perchè tutti questi studiosi, invece di arrampicarsi sui vetri per continuare a difendere a tutti i costi l’arcaico concetto di celibato, non vanno a leggersi il Vangelo ufficiale della Chiesa cattolica? Quello dovrebbe essere abbastanza “affidabile” come fonte storica, secondo loro, no?

Ecco, se lo facessero troverebbero ad esempio, nelle lettere di Paolo al figlio Timoteo (ho detto figlio? Ooops), quanto segue:

“Se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro. Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità,perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?”

Gentili signori “esperti” e “studiosi”: qual’è la parte di “vescovo” che non capite? Qual’è la parte di “sposato” che non capite? Qual’è la parte di “famiglia” e “figli” che non capite?

La Crepa nel muro: Gesù disse: “Signori, mia moglie”

Via libera ai medicinali gratuiti a base di cannabis..

 
 Il Consiglio approva all’unanimità la nuova legge, terzo in Italia a riconoscere la valenza terapeutica: la produzione a Rovigo.

VENEZIA – È arrivato il via libera dal Consiglio regionale veneto alla distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di preparati a base di cannabis. Il Veneto diventa la terza regione in Italia, dopo Toscana e Liguria, che dà attuazione concreta alle disposizioni ministeriali del 2007 che hanno riconosciuto la valenza terapeutica dei derivati dalla cannabis.
La legge, approvata all’unanimità, prevede non solo l’avvio sperimentale della distribuzione gratuita di questo tipo di farmaci negli ospedali e nelle farmacie, previa prescrizione medica, ma anche la produzione diretta tramite la stipula di una convenzione con il Centro per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura di Rovigo e lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (unici centri autorizzati in Italia alla produzione sperimentale) al fine di poter acquistare direttamente, al prezzo di costo, i cannabinoidi ad uso terapeutico.
Sino ad oggi, infatti, nonostante siano stati riconosciuti dalle tabelle ministeriali dal 2007, in Italia non ci sono produttori registrati di medicinali cannabinoidi: ospedali e farmacie possono quindi solo importarli dall’estero, su esclusiva responsabilità del medico richiedente, con lunghe attese per tempi e modalità di ordine e di consegna (circa sei mesi) e spese maggiorate da sette a dieci volte il costo effettivo del prodotto farmaceutico prescritto.
«Dotare il Veneto di questa legge è una scelta di civiltà – ha spiegato il relatore Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra) – che consentirà ai malati e al servizio pubblico della nostra regione di non dipendere esclusivamente dalle importazioni dall’estero per i farmaci cannabinoidi, con grandi risparmi di tempo e costi, riduzione degli enormi disagi ai quali sono sottoposti i malati che necessitano di tale tipo di farmaci». «Con questa legge – ha sottolineato Leonardo Padrin (Pdl), presidente della commissione Sanità e correlatore del provvedimento – il Veneto riconosce a tutte le persone il diritto di vivere senza sofferenze inutili e di ricevere cure adeguate ai loro problemi di salute e di relazione. Lo sviluppo della lotta al dolore e l’offerta di cure palliative e di fine vita sono una priorità del nostro servizio sanitario regionale». «L’utilizzo della cannabis a fini terapeutici in Italia – ha concluso Pettenò – deve superare ostracismi di tipo ideologico che associano questo tipo di cure all’abuso di stupefacenti e alla lotta contro le droghe». Farmaci e preparati galenici a base dei principi attivi contenuti nella pianta della cannabis sativa (la specie utilizzata in medicina) risultano efficaci nelle cure palliative e antalgiche: ne potranno quindi beneficiare in particolare i malati terminali, i malati di cancro per lenire gli effetti delle chemioterapie e radioterapie, i pazienti affetti da malattie croniche irreversibili, come SLA e distrofia muscolare, gli affetti da Alzheimer e da morbo di Parkinson.
I farmaci a base di cannabinoidi si dimostrano efficaci inoltre in oculistica per la cura del glaucoma, nel trattamento della nausea e del vomito in pazienti affetti da neoplasie, di patologie neurologiche e traumi cerebrali, nel trattamento dell’asma. Da sperimentazioni scientifiche risulterebbe inoltre che i cannabinoidi hanno proprietà di ridurre i dosaggi degli analgesici oppiacei, quali la morfina e i suoi analoghi, necessari a lenire il dolore nei malati oncologici sottoposti a trattamenti cronici, evitando così i fenomeni di assuefazione e di tossicità cronica.
In fase di prima applicazione sperimentale, per il 2012, la Regione Veneto stanzierà 100 mila euro per assicurare la gratuità dei farmaci. Una somma probabilmente insufficiente per garantire, a regime, l’erogazione gratuita dei farmaci cannabinoidi a tutti i potenziali utilizzatori: si calcola, infatti, che il costo annuo per curare cento malati di sclerosi multipla si aggiri sui 500 mila euro. L’approvazione della legge è stata salutata da un coro di consensi ‘bipartisan’.
Per Claudio Sinigaglia (Pd) rappresenta «uno strumento in più, meno invasivo di altri farmaci, da utilizzare nelle terapie del dolore». Per Antonino Pipitone (Italia dei Valori) l’impiego di farmaci cannabinoidi va considerato «un piccolo aiuto, alla stessa stregua dell’utilizzo di morfina e narcotici in medicina, per lenire alcune forme di dolore e alcune patologie». Anche Stefano Valdegamberi, capogruppo Udc, pur ribadendo la netta contrarietà del suo gruppo all’uso di sostanze stupefacenti a scopo ludico-ricreativo, si è detto favorevole all’impiego della cannabis in funzione antalgica e per cure terminali. Per Diego Bottacin (Verso Nord) «finalmente si recupera un anacronistico retaggio culturale verso la lotta al dolore». Concetto ribadito anche da Vittorino Cenci (Lega), che nell’autorizzazione della cannabis a fini terapeutici vede «un passo in più» nella lotta al dolore.

Informazione Consapevole: Via libera ai medicinali gratuiti a base di cannab…

Per le donne: sesso orale miglior antidepressivo

 
  Il sorprendente risultato di una ricerca della State University di New York
 Praticare con regolarità del sesso orale? Riduce sensibilmente il rischio di cadere in depressione. Ma non per gli uomini, bensì per le donne. Questo è quanto sostiene una ricerca della State University di New York, in cui si spiega che lo sperma maschile rappresenta il più naturale degli antidepressivi perché contiene, infatti, sostanze chimiche in grado di modificare positivamente l’umore femminile e al contempo, combatte attivamente l’insonnia. Secondo gli scienziati conterrebbe serotonina, melatonina, cortisolo e ossiticina, elementi che renderebbero migliore l’umore femminile. Lo studio ha inoltre stabilito che le donne che riescono a mantenere una certa stabilità sentimentale e che non usano alcun contraccettivo, godono di una maggiore rilassatezza interiore.
Altra Realtà: Per le donne: sesso orale miglior antidepressivo:

Riflessioni per un mondo migliore

 
 Ovvero: Solange si gratta la topa tutto il giorno.

1. Premessa. 2. Storicizzare e relativizzare il problema. 3. Riconoscere che questo sistema nuoce a tutti, massoni e non, potenti e non. 4. Capire che questo sistema è voluto da tutti noi, comprese le vittime e i loro familiari. 5. Iniziare ad applicare le regole che già esistono. 6. Togliere al potere le sue armi. 7. Piccole e grandi cose da fare. 8. Alcuni esempi di cose da non fare. 9. Riassumendo.

1. Premessa.
C’è una domanda che mi pongo da quando con le mie ricerche e il mio lavoro ho capito come è strutturato il sistema. Che fare?
E la stessa domanda mi viene rivolta da molti lettori, o da chi ascolta i convegni cui ho partecipato.
E spesso mi si accusa di terrorizzare i lettori, senza dare soluzioni. Qualcuno mi ha detto che leggendo il nostro sito, si perde ogni motivo di continuare a vivere.
Allora voglio provare a mettere per iscritto le mie riflessioni.

2. Storicizzare e relativizzare il problema.
Comprendere la realtà è brutto. Si sa. Svegliarsi fa male, perché sembra di essere capitati in un incubo orwelliano. Ma la realtà di oggi non è peggio di quella di un secolo fa, né di quella di 2000 anni fa.
Ai tempi dello stato assoluto il sovrano faceva il bello e il cattivo tempo; aveva lo ius primae noctis sulle donne che si sposavano; toglieva il 99 per cento delle tasse ai suoi sudditi, per fare le guerre; si uccideva chiunque si opponesse al sistema; si andava al rogo solo per aver detto che la Madonna non era vergine; si scatenava una guerra per motivi futili.
Oggi la situazione è cambiata, anche se di poco.
Anche oggi i potenti fanno il bello e il cattivo tempo; non hanno lo ius primae noctis sui matrimoni, ma comunque si scopano le donne che vogliono fare carriera politica o che vogliono entrare nel mondo dello spettacolo, e la novità è che oggi anche le donne che hanno potere costringono gli uomini a prestazioni sessuali, anche se è un fenomeno più raro (ovviamente ci sono anche gli uomini che costringono uomini e le donne che costringono donne).
Oggi le tasse non sono il 99 per cento, ma si avvicinano molto al 90, per mezzo di tutti i balzelli diretti e indiretti che spesso depredano il cittadino di quasi tutto.
I soldi servono ancora a fare le guerre, come un tempo, ma perlomeno per scatenarle devono trovare un pretesto (le inesistenti armi chimiche di Saddam, l’inesistente terrorismo islamico, l’inesistente bomba atomica dell’Iran, e via discorrendo).
2000 anni fa è stato crocifisso Cristo, e uccisero Socrate perché corrompeva i giovani. Oggi hanno avvelenato Osho e tentano di far fuori il Dalai Lama, senza riuscirci.
Hanno ucciso grandi nomi come Ghandi, Martin Luther King, Papa Giovanni Paolo I, e tanti altri, solo perché svegliavano le coscienze. E, per come la penso io, hanno ucciso De Andrè, Rino Gaetano e molti personaggi meno noti, solo perché non volevano sottomettersi al sistema e contribuivano anche loro a svegliare la gente.
La situazione è quasi identica, in fondo, ma è migliorata di poco. Rino lo hanno ucciso con un incidente, De Andrè con un tumore, Ghandi e Martin Luther King per mano di un “pazzo isolato” (in realtà pazzi sì, ma guidati dalla mano dei servizi segreti, che avevano come mandanti persone ben precise); per Papa Giovanni Paolo I hanno dovuto simulare una morte nel sonno, anche se a tale morte penso ci credano solo mio padre e mia nonna. Osho l’hanno avvelenato col tallio.
In altre parole: li hanno uccisi lo stesso. Ma almeno hanno dovuto fingere un motivo diverso.

Insomma. La situazione è cambiata in meglio, perché, almeno a livello teorico, i diritti dell’uomo, del fanciullo, degli oppressi, dei malati, dei detenuti, l’uguaglianza di ciascuno davanti alla legge, sono tutti diritti universalmente riconosciuti.
Certo, è solo un riconoscimento formale. Ma siamo già un passo avanti rispetto al passato, quando il riconoscimento non era neanche formale.
Il rapporto tra persone al potere e gente comune, un tempo, poteva essere riassunta con la famosa frase del marchese Del Grillo: io sono io e voi non siete un cazzo.
Oggi i potenti dicono la stessa cosa. Ma almeno, quando vengono pescati con le mani nel sacco, devono far finta di essere pentiti.
Arriverà poi, fra decenni, o secoli, il momento in cui i diritti verranno riconosciuti anche a livello sostanziale.
E, quando ce la prendiamo con la massoneria e con il suo potere pervasivo, occorre ricordare che tali diritti sono stati creati proprio dalla massoneria, in un lungo lavoro sotterraneo e segreto che è durato secoli. Un lavoro che parte almeno dai tempi di Dante (che, ricordiamolo, era un templare e un rosacroce) e che ancora oggi non è finito.
In altre parole… occorre ricordarsi che molte delle cose positive che abbiamo oggi le dobbiamo proprio alla massoneria; quando io pratico il buddismo, ad esempio, non posso fare a meno di pensare che questa pratica, che ha migliorato molto la mia vita, è stata importata in occidente proprio dalla massoneria.
Chi ha provato l’efficacia delle cosiddette medicine alternative deve sapere che molte di esse sono state praticate, per prime, dai Rosacroce del passato.
E molte scoperte scientifiche si devono ai Rosacroce.
Insomma: la massoneria, come tutti i fenomeni umani, dal marxismo al cattolicesimo, deve essere valutata nel suo complesso, ed è un fenomeno che non è negativo o positivo in sé, ma è fatto di luci e ombre, ove le ombre sono il peggio che si possa immaginare, ma dove le luci sono abbaglianti per quanto brillano.

3. Riconoscere che questo sistema nuoce a tutti, massoni e non, potenti e non.
Un’altra riflessione che faccio spesso è che questo sistema nuoce a tutti. E le cose cambieranno quando la gente prenderà coscienza del fatto che esso costituisce una gabbia non solo per il cittadino medio, ma anche per il potente; chi ha letto l’articolo di Solange su “Il prezzo del potere” sa cosa voglio dire.
I potenti sono sottoposti anche loro ad una serie di regole che li ingabbiano dentro schemi da cui non possono uscire, perché se provano a deragliare dalla strada prestabilita li ammazzano, o, nella migliore delle ipotesi, gli tolgono tutto ciò che hanno.
D’altronde la segretezza della massoneria, che è la sua vera forza ed è ciò che permette ad essa di coprire i crimini più innominabili, aveva un senso secoli fa, quando essa doveva resistere e sopravvivere all’arroganza e allo strapotere della Chiesa; ma in uno Stato veramente moderno e democratico, dove i diritti dell’uomo siano veramente rispettati, il vincolo di segretezza dovrà essere abbattuto.
Tra l’altro la massoneria è depositaria di una conoscenza e una cultura straordinarie, e lo studio di essa può davvero arricchire l’individuo oltre i limiti normalmente imposti dalla cultura tradizionale; purché però questo sapere sia prima o poi divulgato e messo a disposizione di tutti.

4. Capire che questo sistema è voluto da tutti noi, comprese le vittime e i loro familiari.
Chiunque abbia qualche nozione base di psicologia, nonché del significato di termini come quello di “legge dell’attrazione”, comprendendo questa realtà da incubo, non può fare a meno di notare che spesso tale realtà è voluta dalle vittime stesse.
L’esperienza più significativa si ha nel parlare con le vittime, o con i familiari delle vittime.
Ogni qual volta parlo con una vittima, sia essa di una setta satanica, di un abuso giudiziario, o politico, oppure quando parlo con familiari, riscontro uno stato psicologico e un comportamento che non fa altro che rafforzare questi cosiddetti poteri occulti.
Racconto alcuni esempi.

Una mia assistita abusata da un gruppo satanico, mi telefona periodicamente raccontandomi minuziosamente tutti gli abusi subiti in passato e nel presente, e magnificando la potenza di questo guru che la possiede psicologicamente. Quando le dico che deve concentrarsi sulla soluzione, e non sul problema, lei insiste a descrivermi il problema.

Un’altra persona tempo fa lamentava di ricevere minacce di morte e attacchi psicologici da una setta satanica tutte le volte che si recava in un certo luogo da sola; quando le ho detto che, più che rivolgersi ad un avvocato, la prima cosa da fare era evitare di andare da sola in quel luogo, mi ha risposto che non poteva, perché quando si annoiava aveva pure il diritto di fare una passeggiata.

Un’altra persona venne da una città del nord poche settimane fa lamentando una serie di persecuzioni giudiziarie e lavorative oggettivamente molto gravi che duravano da anni; analizzata la situazione, gli ho consigliato prima di tutto di cambiare città. Per tutta risposta la moglie mi ha detto che volevano rimanere lì, e non avevano alcuna intenzione di cambiare posto, e non ha più risposto alle mie telefonate e alle mie mail (per giunta non pagandomi neanche la parcella).

In altre parole… in tutte queste situazioni è oggettivamente difficile dire che la persona non se la sia cercata e non se la cerchi.

Spesso, parlando con i familiari delle vittime, constato gli stessi atteggiamenti: non vogliono parlare, non vogliono capire, fanno calare una cappa di silenzio. Al massimo, vanno a parlarne alla televisione; cioè si consegnano in mano allo stesso potere che li ha messi in quella condizione.

Dopo le riflessioni negative passo ora alla parte pratica. Cosa possiamo fare?

5. Iniziare ad applicare le regole che già esistono.
Innanzitutto si potrebbe iniziare ad applicare le regole esistenti.
Le leggi che abbiamo sono mal fatte, sono imperfette, spesso sono anche confezionate per favorire il delinquente e non la vittima. Ma se si iniziasse ad applicare le leggi esistenti saremmo già un bel passo avanti. Perché il problema è che, oggi, non si applicano neanche le poche regole esistenti.
Se i concorsi pubblici selezionassero veramente la gente per merito, ad esempio, avremmo dei magistrati onesti e preparati, dei poliziotti che credono nel loro lavoro e non persone il cui unico scopo è portare a casa la stipendio per poter andare in vacanza d’estate e farsi una partita a pallone la domenica. Gli appalti pubblici costerebbero molto meno, e senza lo spreco di denaro pubblico avremmo strade efficienti, ospedali perfettamente funzionanti con la cura gratuita di patologie che oggi spesso non vengono curate, come quelle dentali e oculistiche; avremmo personale ben pagato, docenti universitari motivati, e l’economia decollerebbe offrendo posti di lavoro ad italiani ed extracomunitari.
Non sarebbe un mondo perfetto, certo; ma sarebbe già un bel mondo, dove saremmo felici di pagare le tasse per avere in cambio servizi efficienti e potremmo addirittura permetterci il lusso di fregarcene se le banche centrali sono in mano ai privati, perché esse agirebbero nel rispetto delle leggi, e quindi farebbero comunque meno danni di quanti ne fanno oggi.
Se le leggi venissero applicate veramente, oggi la mafia sarebbe sconfitta in pochi mesi, perché i dipendenti dei servizi segreti, i militari, e le forze di polizia, sono in numero tale e con mezzi tecnologici tali, per cui non ci sarebbe più spazio per l’illegalità. O perlomeno non nei limiti in cui c’è oggi.
Ecco. Un primo grandissimo passo avanti sarebbe applicare le leggi già esistenti.

6. Togliere al potere le sue armi.
L’altra cosa da fare è togliere al potere le sue armi.
Le armi del potere sono queste: la paura della morte; la paura della perdita economica; la paura del discredito; la paura per i familiari.
Occorre rendersi conto che il sistema ci assoggetta per mezzo di una serie di paure che sono perlopiù infondate.
Con una concezione della morte come un passaggio transitorio, una spiritualità che veda la vita come un mezzo, e non un fine, e con una diversa scala di valori, è possibile togliere al potere tutte le armi che ha.
Solo non avendo paura di perdere tutto, siano essi beni materiali o la vita, si può vincere il sistema.
In questo senso le risposte possono essere fornite da molte delle religioni esistenti o dai gruppi spirituali, quando ovviamente la spiritualità sia autentica, e non sia solo un vuoto formalismo che si nutre della paura della punizione e dell’inferno.
Tra l’altro, indagando il significato e i mezzi delle varie religioni, si troverà spesso una visione identica di fondo; addirittura i testi della Golden Dawn, mirano allo stesso scopo del Buddismo. Nel libro di Israel Regardie si trova scritto di praticare la meditazione perché con essa si raggiunge l’illuminazione e la buddità (immaginatevi infatti il colpo quando lessi questo passo per la prima volta; in altre parole stavo leggendo un testo fondamentale per capire la Golden Dawn, e mi ritrovo gli stessi concetti del buddismo che pratico io).
E credo che sia lo stesso concetto del mio amico prete, Don Giosi, che dice che un giorno, meditando, ha sentito Dio.
E penso che identico sia l’approccio dei testi di meditazione cabalistica con i nomi di Dio.
Strumenti diversi, per un fine identico.

7. Piccole e grandi cose da fare.
Se penso alle cose positive da fare mi vengono in mente poi in ordine sparso tante cose, piccole o grandi.
Ci sono quelli che lottano contro la mafia, quelli che organizzano convegni, che scrivono libri, che combattono per le strade ogni giorno, che indagano; ma anche quelli che si occupano dei poveri, dei cani abbandonati, di agricoltura biologica, di medicina alternativa, quelli che organizzano la banca del tempo, quelli che vanno ai convegni di Salvatore Borsellino, quelli che vanno alle marce della pace, quelli che fanno volontariato con la Caritas, quelli che buttano la tv e insegnano ai figli a stare senza, quelli che acquistano i prodotti al negozio anche se costa di più perché la grande distribuzione è in mano alla criminalità organizzata; in una parola, tutti quelli che lavorano per un mondo migliore fanno qualcosa per combattere il sistema.

8. Alcuni esempi di cose da non fare.
Quando penso alle cose da non fare, non mi vengono in mente coloro che hanno ucciso le coppiette del Mostro di Firenze. Non mi viene in mente Totò Riina, che è cresciuto in terra di mafia e si è limitato ad assorbire semplicemente dei valori contrari ai miei, vivendo la vita che il destino gli aveva consegnato.
Mi vengono in mente quelli che non vedono più in là del proprio naso. Quelli che pensano di aver capito tutto.
Quelli del Cicap di cui, sono sicuro, la maggioranza è in buona fede.
Mi viene in mente la mia ex collega di studio che butta fuori dallo studio Solange dicendo che è una che “si gratta la topa tutto il giorno” e, qualche tempo dopo, mi scriverà in una mail che “sono un fallito”.
Mi viene in mente mio padre che dice che il mio blog fa del male all’umanità perché diffonde terrore e dovrebbero chiudermelo, e che vota Berlusconi pensando che sia la salvezza dell’Italia.
Mi vengono in mente gli amici che mi dicono con aria di chi dice una cosa intelligente: “Posso darti un consiglio…? Cambia lavoro”.
Mi viene in mente il mio ex allievo ed ex collaboratore, che mi accusa di “non occuparmi più di diritto come una volta”, per stare dietro a cose che non servono a nulla dal punto di vista lavorativo.
Mi viene in mente una mia amica avvocato che parlava sempre di giustizia e legalità, ma un giorno ha detto di no ad una cosa importante perché ad occuparsi di cose troppo grosse poteva creare problemi alla carriera del marito magistrato.

Il problema della Rosa Rossa e del Nuovo Ordine Mondiale, non sono coloro che siedono ai piani alti. Quelli, come mi ha spiegato tempo fa un esoterista molto competente, sono al massimo qualche centinaio e starebbero tutti in un cinema.
E in effetti stanno come in un cinema, a vedere gli effetti del sistema, che procede in automatico, senza grosse spinte, grazie a noi.
Grazie a mio padre, ai miei ex colleghi di studio, ai miei familiari e ai miei amici.
Il sistema ha bisogno semplicemente della gente normale, rincretinita dai telegiornali e dai film, dal Grande fratello e dall’Isola dei famosi (io ora parlo così… ma devo ammettere che fino a pochi anni fa avevo il televisore anche in bagno, quindi appartenevo a questa categoria).
Quando hanno tentato di accopparmi, e il giorno dopo mi rendevo conto di essere scampato alla morte, al massimo mi sono fatto qualche giorno a letto con la febbre per la paura.
Ma è più difficile farsi una ragione di familiari che votano Berlusconi e di familiari che pensano che il problema sia tu, non il sistema in cui viviamo.
Quando penso a come risolvere il problema della Rosa Rossa, non penso a Pacciani, Narducci, Bush, i Rotschild e i Rockefeller.
Penso a me stesso che voto Pannella; a me stesso che se avessi letto dieci anni fa un mio articolo sulla Rosa Rossa avrei pensato “ma questo non sarà un po’ toccato?”; penso al mio migliore amico che mi dice che sono troppo suggestionabile; penso a tutti quelli che votano Berlusconi, penso a mio padre che non mi saluta, e alla mia collega che dice che Solange “si gratta la topa”.
Gli altri, quelli che comandano, si godono dalla loro poltrona la scena del film che va avanti in automatico, senza bisogno di molta fatica.

9. Riassumendo.
In sintesi si può fare questo.
Sapere che le cose da secoli stanno cambiando e nei secoli futuri cambieranno sempre più. Fare al meglio il proprio lavoro, qualunque sia, imparando a riconoscere le trappole del potere senza cascarci e insegnandole ai propri figli.
Vivere sereni, acquisendo una spiritualità autentica, sia essa buddista, cristiana, musulmana, o agnostica come quella degli arancioni di Osho e di molti seguaci della New Age come Patricia Cori, cercando la serenità dentro di sé, non al di fuori.
Fare qualcosa per migliorare il mondo, cominciando dall’ambiente attorno a noi.

Un lungo sogno: Riflessioni per un mondo migliore

CENTRATI NELL’HARA

 Hara
 Quando non hai niente da fare, siediti in silenzio e vai dentro di te, lasciati cadere nella pancia – proprio due pollici sotto l’ombelico – e rimani lì. Questo produrrà una perfetta centratura delle tue energie vitali. Devi solo guardarci dentro e si metterà in funzione, comincerai a sentire che la tua intera vita si muove attorno a quel centro. La vita ha inizio dall’hara e finisce nell’hara. Tutti i centri del nostro corpo sono distanti, l’hara è esattamente nel centro. Lì siamo stabili, in equilibrio… una volta diventato consapevole dell’hara, inizieranno ad accadere molte cose. Per esempio, più ti ricordi dell’hara e meno penserai. Il processo del pensiero diminuirà automaticamente, perché l’energia non andrà alla testa, andrà verso l’hara. Più attenzione dai all’hara e più scoprirai che in te sta formandosi una certa disciplina. Si produce in modo naturale, non deve essere imposta. Più sei consapevole del centro dell’hara, meno paura avrai della vita e della morte, perché esso è il centro della vita e della morte. Una volta entrato in sintonia con l’hara, potrai vivere coraggiosamente. Il coraggio nasce da lì – meno pensieri, maggiore silenzio, meno momenti incontrollati, disciplina naturale, coraggio, stabilità ed equilibrio.


fonte Osho Times febbraio 91


Centrarsi nell’hara

Sei in attesa che ti estraggano un dente del giudizio, oppure di quel colloquio di lavoro che potrebbe cambiare completamente il corso della tua vita. Hai la bocca secca e ti sudano le mani; non sei sicuro, nel caso la nausea che senti salire dallo stomaco aumentasse ancora, se le tue gambe ce la faranno a portarti in tempo alla toilette. Situazioni dei genere ti sono anche troppo familiari? Spesso ti sembra di cadere a pezzi? Questa tecnica può trasformare la tua vita. Sia che i venti del cambiamento ti facciano perdere del tutto la rotta, o ti portino solo un po’ fuori centro, questo ‘centrarsi nell’hara’ ha sicuramente il suo posto preciso fra i tuoi strumenti. L’hara è il punto energetico che si trova circa due dita sotto l’ombelico…

il centro dal quale entriamo nella vita e dal quale, morendo, usciremo dalla vita. Questo è così il centro di contatto tra il corpo e l’anima. La sera, quando vai a letto, sdraiati e metti entrambe le mani due dita sotto l’ombelico e premi leggermente. Poi comincia a respirare, profondamente, e sentirai quella parte salire e scendere al ritmo del respiro. Senti tutta la tua energia in quel punto, come se ti stessi restringendo sempre di più, sempre di più, fino a diventare tu un piccolo centro – un’energia molto concentrata.

Basta che tu faccia questo esercizio per dieci, quindici minuti, e poi addormentati. Può succedere anche che scivoli nel sonno mentre lo stai facendo. Va molto bene, perché così la centratura resterà per tutta la notte. L’inconscio continuerà ad andare a centrarsi là.

Così per tutta la notte, senza saperlo, entrerai in molti modi in profondo contatto con quel centro.

Al mattino, appena ti accorgi che sei sveglio, non aprire subito gli occhi. Metti di nuovo le mani su quel punto, premi un po’, comincia a respirare profondamente, senti nuovamente l’hara.
Fallo per dieci, quindici minuti e poi alzati.
Ripetilo tutte le sere e tutte le mattine.
Entro tre mesi comincerai a sentirti centrato.
E’ veramente essenziale avere una centratura, altrimenti ci si sente frammentati, non interi. Proprio come in un puzzle – tanti pezzetti e non un insieme, non un tutto. E’ una brutta situazione: senza un centro si può anche tirare avanti, ma non si può amare.
Senza centro puoi continuare a ripetere le solite cose della tua vita, ma non sarai mai creativo. Vivrai al minimo. Il massimo non sarà alla tua portata. Solo centrandosi si può vivere al massimo, allo zenith, alla sommità, al culmine, e non c’è nessun altro modo per vivere una vita reale.OSHO

TRATTO DA: “A Rose is a Rose is a Rose”
Re Interiore: CENTRATI NELL’HARA

Osho.Sii, non cercare di diventare

 Dal libro di Osho.Il libro dell”alchimia interiore.
Una vera miniera d”oro di saggezza.

Tutti budda di tutti i tempi,hanno dato questo semplice insegnamento.
Sii e non cercare di diventare.
Tutta la tua vita è racchiusa in queste 2 parole,essere e diventare.
Essere è illuminazione,diventare è ignoranza.
Però ti hanno sempre insegnato,a diventare questo o quello.
La mente è tanto furba,le vie dell”ego cosi sottili,da trasformare in mete
Dio,  il Nirvana, e l”illuminazione.
Ma queste non sono mete da raggiungere,non le puoi raggiungere,
la mente tesa al raggiungimento,è l”UNICA BARRIERA.
Il Nirvana ,l”Illuminazione,la Verita,Dio,sono gia presenti.
Devi solo abbandonare la mente,tesa alla ricerca,
devi solo dimenticare l”idea di viaggiare,da questo punto a quello,
devi semplicemente rilassarti ed esistere,
allora realizzi ogni cosa.

Diventa passivo ,attento
all”improvviso troverai Dio nascosto in te.
TU SEI SOLTANTO UN NASCONDIGLIO Un lungo sogno: Osho.Sii, non cercare di diventare

Osho da un suo libro.MERAVIGLIA e MISTERO

 
  DOMANDA:Allora qual”è la via della conoscenza?

OSHO:E’ la MERAVIGLIA.

Lascia che il tuo cuore danzi unito a lei.
Sii colmo di meraviglia;pulsa insieme alla meraviglia,inspirala,espirala.
Perchè hai tanta fretta di avere delle risposte?
Non puoi lasciare che un mistero rimanga un mistero?
Il mistero ti controlla,il sapere trasforma te in un controllore.
Il mistero è infinito, non puoi possederlo,devi lasciarti possedere dal mistero-ecco la tua PAURA.
Puoi possedere il sapere,è tanto banale;puoi controllare il sapere.
La tentazione della mente-di ridurre in una domanda ogni meraviglia ogni mistero-è basata sulla PAURA.
Voi avete paura della forza tremenda della vita.
Da questa paura nasce la voglia di sapere.
Un sapere che vi protegga come un armatura.
Solo i codardi riducono in domande,la validissima capacita umana di meravigliarsi.
Chi è veramente audace accetta le cose come stanno.
Non trasforma le meraviglie in domande,bensi si tuffa nel mistero.
Non controlla il mistero,bensi  si lascia possedere.
La gioia e la benedizione di essere posseduto dal mistero,non hanno prezzo.
Questo è lo scopo più alto a cui si può aspirare.

Un lungo sogno: Osho da un suo libro.MERAVIGLIA e MISTERO